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  • Captain America 2: rompiamoci i coglioni insieme!

    L'arresto di Captain America vignetta sugli agenti della Crusca
    Introduzione

    Qui a Doppiaggi Italioti il film Captain America 2 sta diventando un po’ l’emblema dei brutti doppiaggi degli ultimi anni, in parte per la stronzaggine di lasciare quel “Captain” non tradotto (causa tra l’altro di molti sputi in faccia al momento della pronuncia) e in parte per l’eccesso di termini che sono stati sciaguratamente lasciati in lingua originale. A molti, questo TERZO articolo potrà sembrare un vile accanimento su un doppiaggio che non infastidirà le masse più giovani e forse lo è un accanimento… anzi nessun forse, è un accanimento a tutti gli effetti! Ne voglio punire uno per educarne tanti. Questo film rappresenta tutto ciò che non si dovrebbe fare con un adattamento italiano. Capito Disney Character Voices International Inc.? Capito Dubbing Brothers Inc.? Capito Marco Guadagno? A chi di voi dovrei rivolgermi?

    Premessa

    Nei film doppiati lo spettatore italiano non dovrebbe mai avere coscienza, neanche per un solo istante, di quale sia la lingua parlata dai personaggi. I concetti dovrebbero arrivare direttamente al cervello dando così l’illusione di sentire ciò che i personaggi di un altro paese dicono, pur non conoscendo la loro lingua. Questo non vale solo per l’Italia, se gli americani si guardano Schindler’s List sentiranno i personaggi che parlano inglese ma lo spettatore sa inconsciamente che i veri protagonisti avranno parlato polacco nella realtà. Nei doppiaggi fatti bene vi arrivano al cervello solamente i concetti, così come arrivano al pubblico parlante altre lingue in altre parti del mondo. Tutta questa fine illusione crolla quando si riempie il film di termini anglosassoni tanto inutili quanto fugaci, ci si perde a pensare “cos’è che ha appena detto?” oppure “e che significa questa parola?”. L’effetto è quello di una supercazzola alla Amici miei: ti disorienta, fai finta di aver capito e vai avanti col tarapia tapioco.

    Mi spiego ancora meglio: pensate ad un qualsiasi film della vostra infanzia, prendo come esempio il target di quelli nati negli anni ’70-’80. Avrete quasi certamente visto La storia infinita e ricorderete il Fortunadrago. Quando il Fortunadrago si presenta come tale, non è che pensate “ah già, siamo in presenza di un film doppiato perché in tedesco il nome vero è Glücksdrachen“. Invece questo è esattamente ciò che accade in Captain America 2 (e molti altri film moderni) dove viene deciso di non tradurre alcuni termini, un esempio tra tanti è quello della frase “Non mi avevi detto che era un Pararescue“. Questa frase è l’equivalente, nella Storia fantastica, di sentire il Fortunadrago che dice “avere un Glücksdrachen con te è il solo modo di andare in missione, andrà tutto bene. Non arrenderti e la fortuna verrà da te“.

    Tutto ciò che tu fa è male” (cit.)

    Come visto nei precedenti due articoli (Captain America 2: brrr… l’inverno dell’italiano e Captain America: non ci resta che piangere) questo film pecca nel suo adattamento italiano sotto ogni punto di vista, si salvano soltanto le interpretazioni dei doppiatori professionisti ma buone voci su un copione di merda finiscono soltanto per essere sprecate. Facciamo la spunta dei problemi prima di passare alle minuzie che non avevo trattato nei precedenti articoli:

    • Titolo lasciato in inglese
      Captain America
      c’è
    • Sottotitolo lasciato in inglese
      The Winter Soldier (che il 99% degli italiani pronunceranno così come lo vedono scritto)
      c’è
    • Grado militare lasciato in inglese
      “Captain” che sentiamo anche nei dialoghi italiani
      c’è
    • Parole lasciate in inglese nonostante ne esista una nota traduzione italiana
      Carrier al posto di portaerei
      c’è
    • Parole lasciate in inglese senza lo sforzo di trovare una traduzione italiana
      “Non mi avevi detto che era un pararescue
      c’è
    • Sigle anglosassoni non spiegate
      Come “bomba EMP”.
      c’è
    • Riferimenti alla cultura americana e per molti di noi sconosciuti
      il suggerimento scherzoso di iscriversi all’Ultimate Fighting.
      c’è
    • Incoerenza nella scelta tra termini inglesi e italiani
      A volte si parla di Capitano a volte di Captain.
      c’è

     

    Tutti i problemi di questo adattamento

    In questo ultimo articolo voglio proprio eviscerare l’adattamento di questo film una volta per tutte e dunque ecco a voi tutte le minuzie che non vi avevo detto sul doppiaggio italiano di Captain America: The Winter Soldier. E poi basta, non se ne parla più! Lo prometto. Per l’occasione mi prodigherò persino in suggerimenti per un adattamento migliore.
    I neo-snob italioti che l’inglese è più “cool” si fermino qui e non leggano oltre. Per tutti gli altri… iniziamo:

    Sbiriguda, come se fosse antani per lei. Supercazzola in bocca a Captain America della Marvel doppiato con abbondanza di parole inglesi

     

    Para-che? Pararecue

    Captain America: In quale unità stai?
    Sam Wilson: cinquattottesima pararescue.

    Le prima di tante supercazzole presenti nel film [la sua pronuncia è “pàra-rèschiu”]. Sparata poi in questo modo c’è da chiedersi se gli italiani dovrebbero già conoscere o capire al volo questa parola? È certo che in molti non saprebbero neanche come scriverla. Già potete immaginarvi il pensiero di colui che adatta quando si viene a trovare davanti alla compagnia “Pararescue” dell’aviazione americana: “è il nome proprio di un corpo militare, va lasciato così“. Il problema è che, a differenza dei Marines, nessuno in Italia lo ha mai sentito nominare prima, ecco quindi che viene a crearsi inutile confusione dove l’orecchio italiano percepisce “pàra-” ma non lo intende come diminutivo di “paracadutisti” come farebbero gli americani, bensì come sinonimo di “pseudo-“. La parola “rescue” poi non è nota a nessuno a meno che non appia scritta, forse. Ecco dunque il mio suggerimento per un adattamento più comprensibile (in questo caso un suggerimento vale l’altro, basta che ci si faccia capire).

    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: In quale unità stai?
    Sam Wilson: cinquattottesima aerosoccorritore.

    Avete visto? C’è una traduzione persino di “pararescue”. Chi l’avrebbe mai detto. Passiamo oltre…

    Il back up dell’hard drive de tu nonna

    Captain America: Che cosa fai?
    Natasha Romanoff : Un backup dell’hard drive. Sempre meglio avere delle copie.

    Vi ricordate che Captain America è stato scongelato di recente dagli anni ’40? Il capitano potrà sicuramente comprendere backup perché in inglese è un termine comune ma l’illusione svanisce quando lo sentiamo anche nei dialoghi doppiati in italiano. Per noi backup è un termine molto recente, copia o copia di salvataggio avrebbe risolto l’inghippo, invece no, meglio tenere sempre a mente che state guardando un film dove le voci sono state sostituite nella vostra lingua in uno studio di registrazione. Addio magia del cinema.
    Hard drive è anche peggio! Per anni questo componente è stato conosciuto come disco rigido, solo successivamente è divenuto noto nella sua abbreviazione anglosassone hard disk (da “hard disk drive” o HDD). Troppo inglese in troppe poche parole e rivolte alla persona sbagliata, ovvero uno che fino all’altro ieri combatteva contro i nazisti negli anni ’40 e gli spettatori che, in teoria, non dovrebbero rendersi conto che il film è stato tradotto e doppiato (per i motivi spiegati nella premessa).

    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: Che cosa fai?
    Natasha Romanoff: Una copia di tutti i dati. Sempre meglio andare sul sicuro.

     

    Helicarrier

    Nick Fury: Questo è il progetto Insight. Tre helicarrier di nuova generazione sincronizzati con una rete di satelliti da rilevamento.

    Primo problema: dalle casse audio esce la parola insight e la mente italiana sente inside. Già qui sarebbe stato ideale tradurre/adattare il nome del progetto Insight dato che non si tratta di nessun progetto realmente esistente e quindi non ha necessità di rimanere in inglese. Ma i copioni originali sembrano essere sacri oltre ogni ragionevole dubbio.

    Il secondo problema sono gli helicarrier. Fino a “heli” ci arriviamo, del resto viene dal greco ἕλιξ [helix] che vuol dire spira, spirale, e lo troviamo in parole come “elicottero”. Carrier invece è la portaerei, che è un termine fin troppo noto in italiano. Vi suona male “eliportaerei“? A me suona peggio “helicarrier“, guarda un po’! E vi garantisco che sentirete la parola “carrier” dozzine e dozzine di volte.

    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Nick Fury: Questo è il progetto Insight. Tre eliportaerei di nuova generazione sincronizzate con una rete di satelliti da rilevamento.

    (ho lasciato il nome del progetto Insight come in orignale ma, come dicevo, sarebbe ideale un suo adattamento.)

    Capitani quando pare a loro

    Nick Fury: e credo che tu non potrai non rispettare il programma, Capitano.

    Ah, quando volete voi lo chiamate Capitano, in altri momenti invece è Captain? CANAGLIE!

    Un simbolo per la nazione, un eroe per il mondo. La storia di Captain America è fatta di onore, coraggio e sacrificio.

    Questo è uno degli altri momenti. La regola generale, se di regola si può parlare, è che quando viene nominato come “personaggio/simbolo” allora è “Captain America”. Se ci si riferisce soltanto all’effettivo rango di Steve Rogers allora può essere tranquillamente “capitano“. L’idea più stronza mai sentita da tanti anni a questa parte e un paradosso di quanto si è costretti a stare attenti al marketing al di fuori del film più che all’adattamento.

    Basta supercazzole. Vignetta su Captain America Winter Soldier

    Ultimate Fighting

    Sam Wilson: Tu vorresti congedarti?
    Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    Sam Wilson: Ultimate Fighting?

    E gli spettatori italiani dissero: “eh? cosa?”

    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Sam Wilson: tu vorresti congedarti?
    Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    Sam Wilson: Wrestling?

    E gli spettatori italiani avrebbero almeno sorriso, i più avventurosi si sarebbero lanciati in adattamenti ancora più spinti tipo “lotta greco-romana” (sempre con in testa l’obiettivo di strappare una risata) ma Wrestling è già un buon compromesso. Invece ci becchiamo l’ennesima supercazzola, l’Ultimate Fighting. Il tempo che ci mettete per trovarla su Wikipedia e l’effetto della battuta è già svanito. Questo argomento è già stato affrontato in un precedente articolo.

    Propulsione offline

    Voce computer: Sistema di propulsione offline.

    “…va bene, dai Evit, adesso esageri! “Off-line” fa parte anche dell’italiano”. Indubbiamente! È che a questo punto del film sono già così saturo di inglese inutile che anche offline infastidisce un po’. Fosse stato il solo termine anglosassone del film non avrei certamente battuto ciglio. Invece adesso già pondero su alternative come “sistema di propulsione disattivo“. Quale significato profondo avrebbe stravolto un “disattivo” al posto di “offline”? Nessuno. Nessuno, cazzo!
    (Difatti nella versione ispanica era desactivados)

    Soldati d’inverno quando pare a loro

    Natasha: …siamo precipitati in un dirupo. Riuscì a salvarlo ma il soldato d’inverno era là.

    Ah, quindi il Captain America del titolo rimane in inglese anche nei dialoghi mentre il Winter Soldier viene tradotto? Andiamo bene!

    Il drive

    Natasha: Il drive ha un reindirizzamento “livello 6”.

    Dedicato ai non-più-giovani: con “drive” nel film ci si riferiva ad una banalissima “memory stick” o “penna USB”. Il termine italiano che traduce “drive” è “unità di memoria di massa”. Ovviamente, dato che “drive” è un termine importato dall’inglese e sempre più comune nella nostra lingua, direi che non è di uso improprio in questo caso, ma vista la esuberante abbondanza di termini in inglese durante l’intero film direi che si poteva optare per un approccio più nazionalistico. Quindi mi da fastidio anche drive perché si tratta dell’ennesimo caso di: “usiamo l’inglese che tanto anche in italiano si dice drive, c’è scritto su uichipidia, e poi è più cool“. Più in là nel film il Capitan Rogers dirà “cosa c’è sul drive?“. Forse sul drive c’è il dizionario inglese-italiano/italiano-inglese che avevate lasciato a casa!

    Natasha: Lancio un programma tracer. L’ha sviluppato lo SHIELD per rintracciare dei software infetti ostili. Perciò se non riusciamo a leggere il file forse possiamo scoprire da dove è venuto.

    A tracer la vena sulla mia fronte potrebbe scoppiare quindi lo ignoro (la prima volta al cinema manco l’avevo sentita questa parola, l’ennesima supercazzola. Sono quei casi in cui essere bilingue è uno svantaggio perché spiazza ritrovarsi l’inglese così, a cazzo). Passiamo invece a software e file. Lo so, lo so, lo so! Sono termini usati anche in italiano ma l’abuso di inglese nel resto della pellicola rende fastidioso persino questi! Se non ci fosse stato quel “tracer” sarebbero rimasti totalmente invisibili.
    Inoltre mi sarei aspettato una qualche battuta di Captain America (questo dalla sceneggiatura originale, non certo dai doppiatori) dove si evidenziava come egli non capisse niente di tutto questo gergo moderno, un po’ come John McLane in Die Hard 2 si trovava in difficoltà persino dinnanzi ad un fax (data: 1990). Invece niente, possibilità comiche sprecate perché altrimenti gli adolescenti di tutto il mondo potrebbero non identificarsi con il protagonista. Ma questo esula dal tema dell’adattamento italiano, ritorniamo a noi.

    Basta inglesismi inutili!

    Citare (male) altri film

    Natasha davanti ad un vecchio monitor di computer: vogliamo giocare? …Lo dicevano in un film molto popolare.
    Captain America: Lo so, l’ho visto.

    I traduttori invece evidentemente non lo hanno rivisto. L’allusione era a Wargames – Giochi di guerra (1983) e la battuta non era “vogliamo giocare?” bensì “vogliamo fare una partita?“. Ho controllato il labiale e ci poteva anche stare. Sospetto semplicemente che non abbiano capito quale film venisse citato in quella scena, ma la citazione di Pulp Fiction non l’hanno mancata, quella no.

    Ridaje con pararescue:

    Natasha: non mi avevi detto che era un pararescue.

    Per i motivi detti sopra e in un predecente articolo il mio doppiaggio/adattamento suggerito è:

    Natasha: non mi avevi detto che era un aerosoccorritore.

    (mi piace anche aviosoccorritore, fate vobis)

    Bypassare scansioni DNA

    Captain America: Useremo lui per bypassare le scansioni DNA e accederemo agli helicarrier.

    Che fine hanno fatto termini come “eludere” ed “aggirare”? Specialmente quando non si parla né di un circuito elettrico (in quel caso parleremmo di una “derivazione” al posto di “bypass”) né di una sostituzione di un tratto di vaso sanguigno (bypass è noto soltanto in ambito medico praticamente). Inoltre quello “scansioni DNA” mi sembra troppo una traduzione diretta di “DNA scans” ma non infieriamo ulteriormente.

    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: Useremo lui per eludere le scansioni DNA e accederemo alle eliportaerei.

    Soluzione elegante, no? Sembra una frase italiana e non una traduzione diretta.

    Tetrodotoxin B

    Natasha: Ho visto l’operazione, il cuore non batteva più.
    Uomo misterioso: Tetrodotoxin B, rallenta il battito fino a uno al minuto.

    Sapete, traduttori, la tetrodotossina è molto nota in medicina e in particolare in fisiologia. Detta così, in inglese, mi ricorda il fantomatico “Trioxin gas” del Ritorno dei morti viventi… Ah no, aspettate, perché persino quello era tradotto in italiano (come Triossina)! E pensare che quella era una sostanza immaginaria, mentre la tetrodossina esiste realmente. Quindi perché non tradurla? Forse perché il supervisor americano avrà detto ai traduttori/doppiatori “awanagana, questa me la lasci alla americà“.

    Blade server di targeting

    Donna qualsiasi: quando gli helicarrier raggiungeranno quota 900 metri, si triangoleranno con i satelliti Insight e diventeranno dei carri armati volanti.
    Nick Fury: dobbiamo intercettare quei carrier e rimpiazzare i loro blade server di targeting con i nostri.
    Donna qualsiasi: uno o due non basteranno, dobbiamo collegare tutti e tre i carrier perché funzioni.
    Nick Fury: dobbiamo neutralizzare tutti quelli a bordo dei carrier, inserire questi blade server e forse, dico forse, riusciremo a salvare...

    wat? meme

    Visto cosa avete combinato a lasciare tutti questi termini in inglese? Carrier, blade server, targeting… tutte queste parole anglosassoni in un’unica frase, sparate a mitraglietta sul pubblico italiota TA-TA-TA-TA-TA!!! Ma vi siete bevuti il cervello?

    Come dissi nella prima recensione, questa parte del film fu così veloce e piena di supercazzole in inglese che persino sul momento fu difficile fare il punto di ciò che era stato detto solo pochi secondi prima.
    Inoltre, da quando in quando targeting rimane all’inglese invece di essere tradotto in “puntamento“? Ma chi è che il responsabile (anzi l’irresponsabile) di queste scelte? Non voglio credere che sia Marco Guadagno, non voglio proprio crederlo! Qui c’è lo zampino pesante, anzi la zampa d’orso bruno marsicano di qualche supervisor americano che impone delle scelte insensate in sala di doppiaggio. Ma dategli un calcio in culo quando vi chiedono di recitare una frase dove su 5 parole 3 sono in inglese!

    [La frase originale era: we need to breach those carriers and replace their targeting blades with our own.]

    Eccovi dunque il mio doppiaggio/adattamento suggerito:

    Nick Fury: dobbiamo penetrare in quelle portaerei e rimpiazzare le loro unità di puntamento con le nostre.

    Ditemi se questa frase non vi sembra di più umana comprensione, pur senza detrarre niente dal significato originale della frase.

    I-EM-P

    Uomo: molto presto un’arma radiologica distruggerà Mosca o una bomba EMP friggerà Chicago [EMP letto all’inglese, ovvero I-EM-PI]

    Dovremmo sapere cosa sia una bomba i-em-pi? Ve lo spiego io ma non dovrei perché questo è compito del dialoghista… la bomba EMP sarebbe una “bomba elettromagnetica” o “a impulso elettromagnetico” (dall’inglese ElectroMagnetic Pulse o in breve E.M.P. appunto).

    Vediamo cosa dicevano in Matrix (1999) di questo genere di dispositivo…

    TANK: Tutto spento. I.E.M. armato. E pronto.
    NEO: I.E.M.?
    TRINITY: Impulsi elettromagnetici. Distruggono ogni circuito elettrico nell’onda d’urto. L’unica arma che abbiamo contro le macchine.

    Tutto chiaro Trinity, grazie. Erano tempi in cui ancora si adattavano i dialoghi dei film per un pubblico italiano.

    Link satellitare

    Uomo: siamo a 900 metri. Prossimità link satellitare.

    Oh davvero? Link satellitare? Collegamento satellitare è un termine vetusto? Avrete capito che a questo punto tutto ciò che è stato lasciato in inglese mi fa innervosire per l’inutile eccesso, non per mie propensioni nazionalistiche. Sapete tra l’altro cosa dicevano in inglese al posto di “prossimità link satellitare”? Dicevano “Satellite coming on-line now“, quindi questa parola “link” non è neanche nel copione originale. Si sostituisce inglese con inglese adesso? È l’inglese per il gusto dell’inglese? Qui sta il problema principale del film, un uso assolutamente smodato della lingua inglese che si intromette in un copione tradotto nell’ottica che se una cosa la dici in inglese ha un sapore diverso, migliore. Questa ingiustificabile filosofia di adattamento dovrebbe essere assolutamente bandita.

    Mi sono dimenticato di citare il caso del taccuino dove appare Vasco Rossi, i mondiali di calcio e le finali di Formula 1… i curiosi troveranno tutti questi scabrosi dettagli nel mio precedente articolo. Per quanto mi riguarda ho terminato con Captain America e con il suo non-adattamento, se alcuni miei punti di vista vi sono sembrati esagerati è perché questo film è esasperante a sentirsi, con i loro blade server e i loro carrier, e i Captain che a volte sono capitani altre volte no, i winter soldier, i tracer… (respiro profondo). Consideratelo uno sfogo di parte e niente di più.

    Adesso attendiamo Avengers 2 che, sono sicuro, non ci deluderà… purtroppo.

  • TITOLI ITALIOTI: Noah cioè Noè. Una riflessione sui nomi lasciati in inglese

    Noah meme dal film con Russell Crowe
    Che ci sia un piano ben strutturato per far passare i supereroi nei cinema italiani con il loro nome inglese (Spider-man, Captain America, The Avengers, etc…) sembra essere cosa ormai consolidata. L’effetto di questi titoli lasciati in inglese (e lasciati in inglese sono spesso anche i nomi che sentiamo nel doppiaggio, disgraziatamente) è estraniante per lo spettatore italiano che l’inglese non lo sa.

    I neo-snob italioti in parte apprezzano il sentirsi vomitati addosso una valanga di vocaboli, lasciati in inglese forse per questioni di marketing (o forse soltanto perché in inglese è più cool), in parte però disprezzano il doppiaggio in sé, vivendo così in un mondo tutto loro dove gli piacerebbe che i film fossero sempre in lingua originale ma sottotitolati, altrimenti non capirebbero niente. [Nota: non sapere l’inglese è più che lecito, dire di saperlo quando le conoscenze sono scarse (ma sopravvalutate) è da capre ignoranti.]

    I pochi che l’inglese lo sanno anche troppo bene invee soffrono per gli improvvisi cambi di registro dove all’interno di una frase compare, in modo del tutto arbitrario, una parola in inglese laddove non se l’aspettavano minimamente; questo provoca un tilt di pochi millisecondi, quanto basta per far fallire l’illusione del doppiaggio ed estraendoli completamente dall’esperienza cinematografica. [è chiaro di cosa parlo?]
    Il resto degli italiani subisce e basta, senza sapere bene perché. Perché al cinema esce un film che parla di Noè e si chiama Noah? La risposta, tanto semplice quanto insensata, è questa: perché in inglese il film si chiama “Noah”, testoni!

    La stupidità di lasciare i titoli dei film sempre e comunque in inglese è palese quando poi una giornalista del TG1 ci presenta questo film chiamandolo “Noà”, a dimostrazione che è inutile lasciare i titoli in inglese se poi la gente comune non sa neanche come pronunciarli. Per vostra curiosità personale Noah si legge “nòa” e non “noà”.
    Resta da vedere se anche nel film doppiato avranno l’ardire di chiamare il personaggio con il nome di NOAH! In tal caso ne sentirete riparlare in questo blog. Forse.

    Piccola curiosità sul doppiatore di Russell Crowe

    Luca Ward non doppia Russell Crowe nel film (nonostante lo abbia doppiato nel trailer); a detta sua non c’entra né la Universal, né lui, né Russell Crowe, ma qualche intrigo di palazzo qui in Italia. C’è anche da dire che come voce del drago nel film Lo Hobbit: La desolazione di Smaug Luca Ward era riuscito solo a metà, l’altra metà a mia modesta opinioneera mal recitata, amatoriale quasi… quindi boh, godetevi Russell Crowe con la voce di Fabrizio Pucci per ora. Luca Ward sembra quasi che si sta adagiando troppo sugli allori, del resto il Gladiatore era pur sempre 14 anni fa e L.A. Confidential ben 17 anni fa!

  • TITOLI ITALIOTI: La serie di Bruce Lee

    Jackie Chan meme my brain is ful of fuck

    Sapevo che questa “meme” un giorno sarebbe tornata utile…

    La distribuzione internazionale dei film di arti marziali dall’oriente è rObA dA pAZzi! Difatti sono impazzito nello scrivere questo articolo e se trovate degli errori ve li tenete perché non lo voglio più rivedere questo argomento che tra l’altro mi fu richiesto anni e anni fa (scusate il ritardo ma era veramente una ricerca faticosa da intraprendere). Pensate che mi sono anche avvalso di un foglio Excel per capirci qualcosa. Tra un po’ tiravo fuori una lavagna alla Ritorno al futuro. Anche la mia testa, come quella di Jackie Chan nell’immagine quassù, è piena di esclamativi “FUCK!”.

    L’uscita di film di arti marziali nei paesi “occidentali” (non solo l’Italia) è sempre stata soggetta alla moda passeggera e alla fantasia dei distributori, ottenendo un effetto straniante nello spettatore che, confuso dai titoli, può affidarsi unicamente alle raccomandazioni di amici esperti in materia o, in decenni più recenti, alle informazioni depositate su internet. All’epoca in cui uscivano invece dovevi solo andare al cinema e nella maggior parte dei casi venir fregato da titoli truffaldini.

    La lista di film con Bruce Lee usciti in italia e i loro titoli italioti

    Nella lista di Bruce Lee qui stilata per voi troverete l’anno di uscita a Hong Kong (con titolo “internazionale”) seguito dal titolo italiano e l’anno di uscita in Italia. Al contrario delle mie solite lamentele sui titoli italioti qui non mi lamento tanto della mancata o errata traduzione dall’inglese perché non avrebbe  molto senso in questo caso, trattandosi di film orientali. Quindi godetevi semplicemente le perle di fantasia dei distributori nostrani e la tempistica delle uscite cinematografiche che hanno portato a paradossi del tipo che il primo film della serie esce come sequel…

    1971 – Fists of Fury/ The Big BossIl furore della Cina colpisce ancora (uscita italiana: aprile 1973)

    Il furore dalla Cina colpisce ancora locandina italiana e internazionale
    Come potete immaginare leggendone il titolo, questo film è uscito in Italia solo dopo il successo internazionale e italiano del suo seguito, ovvero…

    1972 – Fist of Fury/The Chinese ConnectionDalla Cina con furore (uscita italiana: febbraio 1973)

    Dalla Cina con furore locandina italiana e internazionale
    Capostipite di una serie inesistente dato che “Dalla Cina con furore” e “Il furore dalla Cina colpisce ancora” hanno in origine titoli diversi, trame diverse, personaggi diversi… insomma sono film non legati tra di loro. Questa è la pellicola che in Italia ha spalancato le porte ai film di Bruce Lee. Per vostra curiosità, il titolo americano The Chinese Connection deriva dal film Il Braccio Violento della Legge che in inglese si chiama The French Connection. Viene da pensare quali simili titoli avrebbero avuto il coraggio di sfornare in Italia negli anni ’70, forse qualcosa del tipo “il braccio violento di Chen“.

    1972 – Way of the DragonL’urlo di Chen terrorizza anche l’Occidente (uscita italiana: dicembre 1973)

    L'urlo di Chen terrorizza anche l'occidente locandina italiana e internazionale
    Questo titolo continua una serie (inesistente) basata su un certo personaggio “Chen” che porta terrore ovunque urlando. Apparentemente in Italia tutti i personaggi di Bruce Lee erano chiamati “Chen”, come se adesso rinominassimo tutti i personaggi di Harrison Ford “Indiana Jones“. Avremmo dunque cose tipo La frusta di Indiana Jones terrorizza anche la galassia (per Guerre stellari).

    Per vostra informazione esiste anche un “L’urlo di Chen terrorizza tutti i continenti” (uscita italiana agosto 1974) dove, come ha scritto qualcuno sul forum Filmbrutti, non c’è nessun Chen, nessun urlo e nessun continente. È ambientato invece nel solito medioevo orientale (ovvero probabilmente il 1700) e vi lascio con la trama descritta dall’utente barbarians89 del suddetto forum:

    Trama….. . . . (????) Due fricchettoni (tra cui uno vestito di rosa che va in giro a combattere con solo una frusta!) cercano un bandito che era appena stato fatto evadere, per farsi dire dove aveva nascosto il suo tesoro.
    Ovviamente i duelli sono infarciti di acrobazie inutili… salti di 9 metri toccando per terra con la punta del piede… insomma tutto ciò che ci rende felici e che ci fa dire questo è un FILMBRUTTO!
    Consigliato per l’autopunizione.

    1973 – Fist of Unicorn/Bruce Lee and IIl vendicatore dalle mani d’acciaio (uscita italiana: agosto 1973)

    Il vendicatore dalla mani d'acciaio locandina italiana e internazionale
    Il bello di questo film è che Bruce Lee appare in una sola scena, come comparsa, ed era pure un errore. Lee in quel film era semplicemente il coreografo delle sequenze d’azione, un giorno per sbaglio è finito nell’inquadratura e così adesso ci ritroviamo Bruce Lee sulla copertina di molti DVD. Il film in realtà è dell’amico di infanzia di Bruce Lee, uno dal nome d’arte “Unicorn Chan“. Ma allora non avrebbe avuto senso associarlo alla serie “L’urlo di Chen…” visto che siamo qui a imbrogliare gli spettatori? La locandina italiana inganna sin dalla prima frase: “RITORNA BRUCE LEE”! Ritorna, sì, ma come maestro coreografo.

    1973 – Enter the DragonI 3 dell’Operazione Drago (uscita italiana: novembre 1973 e marzo 1974)

    enter the dragon / i tre dell'operazione drago, locandina italiana e internazionale
    Se conoscete il film saprete allora che il titolo italiano è un buon titolo e si adatta perfettamente al film. Difatti la trama ruota intorno a tre personaggi (uno di questi interpretato da Bruce Lee) che giocano a fare James Bond ed hanno il compito di infiltrarsi nell’isola-fortezza del “Dr. Male” di turno con la scusa di un torneo internazionale di arti marziali, in questo modo sono garantiti allo spettatore i tanto agognati sganascioni mentre vengono a fondersi il genere spionaggio alla 007 con il cinema di Hong Kong. Ha tutte le ragioni insomma per chiamarsi “Operazione Drago“, difatti all’epoca andava di moda intitolare i film del genere spionaggio con la parola “operazione”.

    Questi fin’ora elencati sono i film che realmente hanno avuto Bruce Lee come attore (se vogliamo ignorare quello in cui appare per un secondo, tra la folla), fino a questo punto ho evitato tutti quei titoli che invece sfruttano materiale di repertorio rubato ad altri film. Per evitare che anche la vostra testa si riempia di FUCK come quella di Jackie Chan vi ho fatto questo riassuntino:

    Lista cronologica di uscite cinematografiche dei film di Bruce Lee
    Film post-mortem

    Dopo la morte di Lee nel luglio del 1973 è iniziato lo sfruttamento del suo nome (e/o della sua immagine) per dozzine e dozzine di pellicole fino agli anni ’90, in taluni casi utilizzando anche materiale di repertorio. Era del resto un decennio in cui si poteva questo ed altro!
    Vi cito alcuni titoli:

    1976 – Exit the Dragon, Enter the TigerEsce il drago, entra la tigre (uscita italiana: gennaio 1979)

    Entra Pierino, esce Gastone. Brutto il titolo e brutto il film. Vi ricorda per caso “La tigre e il dragone” (2000), che in inglese era Crouching Tiger, Hidden Dragon? A me no. Star del film: un certo Bruce Li.

    1978 – Game of DeathL’ultimo combattimento di Chen (uscita italiana: agosto 1978)

    C’è proprio una passione tutta italiana nel dare una sensazione di “fine” ai titoli, con l’aggiunta del fatidico “ultimo” (!) o “finale” (!!!). D’altra parte è anche comprensibile dato che Bruce Lee era già morto nel 1973 e questo “Game of Death” venne creato usando gli spezzoni che Lee aveva cominciato a girare già prima di Operazione Drago. La continuità di questa pellicola, se di continuità si può parlare, è “garantita” da:

    1. un attore che sostituisce Bruce Lee ma che non gli assomiglia per niente (e indossa sempre occhiali da sole per arginare il problema);
    2. dal riciclo di scene prese da altri film di Bruce Lee (e persino riprese del vero funerale di Lee, scelta di dubbio gusto);
    3. dal ridoppiaggio di battute delle scene riciclate (questo in italiano per fortuna non si nota grazie al doppiaggio);
    4. da effetti speciali anni ’50… ehm, ’70.

    La parola “garantita“, come avrete inteso, è chiusa tra molte virgolette perché ovviamente le scene dove non appare il vero Bruce Lee sono palesi.

    Bruce Lee and fake bruce lees
    Curiosità: in questo film Bruce Lee indossa la famosa tuta gialla con strisce nere, riportata poi alla notorietà tra le nuove generazioni grazie a Kill Bill di Quentin Tarantino.

    1981 – Game of Death 2L’ultima sfida di Bruce Lee (uscita italiana: agosto 1982)

    Questa ricorda molto “L’ultima pazzia di Mel Brooks” (titolo originale: Silent Movie) in cui l’attore diventa più importante del film stesso. Un’altra spiegazione è che ormai “Bruce Lee” era diventato un titolo onorario, alla stregua di “Cesare” o di “Khan”. Anche qui vengono usate controfigure e spezzoni di altri film fino alla morte del personaggio; da quel momento il fratello del personaggio prende le redini della storia, comodo no? Non so perché dovrebbe quindi chiamarsi l’ultima sfida di Bruce Lee ma è certo che avrebbero avuto problemi nel chiamarlo “L’ultimo combattimento di Chen 2” per non cadere in titoli alla Ennio Annio come “Il veramente ultimo combattimento di Chen”. Il film non ha niente a che vedere con il precedente “Game of Death” e anche in inglese è propinato come sequel (apocrifo) pur di venderlo agli appassionati. A questo punto io lo avrei chiamato “Il fratello più furbo di Bruce Lee“.

    Altri film di Bruce Lee senza Bruce Lee

    Dato che ormai in Italia il nome di Bruce Lee era sinonimo di arti marziali, negli anni ’70 i distributori non si sono fatti scrupoli a ficcarcelo come il prezzemolo in moltissime altre pellicole di Hong Kong (di solito le più scadenti o invendibili) e così abbiamo avuto:

    L’emulo di Bruce Lee (Killer in the Dark, 1973. Uscita italiana novembre 1975) – questo addirittura non è neanche un film di arti marziali vero e proprio, bensì sembra essere un thriller in salsa “giallo” come anche il titolo internazionale suggerisce “Killer in the Dark“.

    Bruce Lee Superdrago, uscito in Italia nel 1977 (Bruce Lee, Superdragon, 1976). Star del film un certo Bruce Le, attore protagonista di numerose altre pellicole intitolate “Bruce Lee qualcosa” e che sono proseguite durante tutti gli anni ’80 pur avendo perso qualsiasi contatto con il tarapia tapioco, ehm, volevo dire con il vero Bruce Lee, nonostante le locandine continuassero a suggerire diversamente.

    Il precedente titolo fa pendant con Bruce Lee Supercampione, del 1976 e uscito in Italia nel maggio 1980. Ma a questo punto posso dirvi che ho l’espressione fissa di Jackie Chan dell’immagine iniziale; questo è stato l’articolo più pesante che sia mai stato costretto a scrivere. Quindi concludo con Il colpo maestro di Bruce Lee (1979), senza Bruce Lee ovviamente, dove…

    … la trama sfiora la pazzia pura!
    Due combattenti del kung-fu (tanto per cambiare) durante un combattimento vengono amputati rispettivamente uno delle braccia l’altro delle gambe. Fin qui quasi nulla di strano se non per il fatto che i due, fatto incredibile, si mettono uno sulle spalle dell’altro e si uniscono tipo transformer per combattere i nemici che hanno causato la perdita dei loro arti! Pazzia pura!


    Doc Brown spiega la cronologia dei film di Bruce Lee

  • Captain America 2: brrr… l’inverno dell’italiano

    Locandina italiana di Captain America The Winter Soldier

    Il poster “italiano” del film

     

    Primo problema: il titolo

    Vi ricordate quando tre anni fa parlai (uff, vola il tempo!) dell’oscenità di lasciare “Captain” in inglese sia nel titolo che nei dialoghi del film? Ci fu di cui lamentarsi all’epoca ma pensai che perlomeno il sottotitolo era stato tradotto in italiano, da “first avenger” a “primo vendicatore”. Almeno qualcosa di italiano c’era nel titolo! Quello accadeva nel primo film.

    Captain America: The First Avenger ⇒ Captain America – Il primo vendicatore
    Captain America: The Winter Soldier ⇒ Captain America – The Winter Soldier

    Con il secondo film si perde anche la continuità con il sottotitolo, adesso lasciato in inglese pure quello. I DVD/Blu-Ray di questi due film avranno proprio un bell’aspetto sugli scaffali degli appassionati!
    In un mondo ideale, anzi negli anni ’80, lo avrebbero certamente intitolato “Capitan America e il soldato d’inverno“, ma siamo nel 2014 e qualcuno poi se ne lamenterebbe sui social media. In inglese è più cool. Poi vanno a Londra con Ryanair e non sanno ordinare una Coca Cola, ma procediamo…

     

    Secondo problema: ci risiamo con l’inglese ovunque!

    Nick Fury all'ospedale in Captain America The Winter Soldier con vignetta sull'eccesso di inglese
    Sono al cinema con la mia partner Christine (nome di fantasia, la privacy inglese è sacra nel Regno Unito). Christine è una ragazza britannica, ormai capisce la nostra lingua abbastanza bene da non avere troppi problemi a vedersi film al cinema in italiano, inoltre le piace il doppiaggio italiano in generale e se la trama si complica troppo a livello linguistico le spiego brevemente cosa sta succedendo e il film prosegue senza problemi (praticamente l’opposto dell’esperienza di Leo Ortolani). Nei primi 20 minuti del film avviene la nostra prima interazione che non fosse a base di “cara, passami il paninazzo salsiccia-e-cime di rapa” oppure “vuoi degli anacardi?” (perché io vado al cinema come ad uno stravagante picnic):

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO:
    – Tu vorresti congedarti?
    – No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    ]

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO: Ultimate Fighting?]
    crunch cr…
    Evit: che ha detto?
    Christine: Ultimate Fighting.
    crunch… crunch…
    Evit: Christì… ma cos’è l’ultimate fighting?
    Christine: è tipo cage fighting.
    Evit: eh?
    Christine: immagina il wrestling, ma per davvero, in un gabbione.
    Evit: Ah, come nel film Virtuality con Russel Crowe?
    Christine: What film???
    Evit: Virtua…ehm Virtuosity. Virtuality è il titolo italiano.
    Christine: Mai sentito. Zitto che non mi fai capire niente, mangiati i pop corn and shut up!
    crunch, crunch…
    crunch, crunch…
    Evit (tra sé e sé): dopo me lo cerco su Wikipedia.
    crunch, crunch…

    In questa epoca lo spettatore medio italiano deve affidarsi alla presenza di uno straniero vicino a sé per capire i riferimenti che vengono vomitati in lingua inglese. OK, lo so che ci sarà qualche espertone di combattimento che mi verrà a dire “ma Evit… ma come? Tu quoque? Non sai cos’è l’Ultimate Fighting Championship? È un famosissimo evento sportivo trasmesso in tutto il mondo… etc“. Sì sì, adesso lo so anche io, grazie a Wikipedia. Il problema sta proprio qui! La battuta si perde perché il riferimento è poco noto al pubblico italiano in generale.

    Spiego la scena: Capitàn America riflette sulla possibilità di abbandonare il suo “lavoro” ma ha dubbi riguardo a che cos’altro potrebbe fare nella vita. Con la risposta “datti all’Ultimate Fighting” in pratica gli viene suggerito (per scherzo) di dedicarsi alla carriera di lottatore professionista. Tutto qui. Anche se avesse detto wrestling, per quanto errato rispetto alla frase originale, avrebbe portato a termine la battuta. Invece no, lasciate “ultimate fighting” che mio padre ultrasessantenne sicuramente capirà al volo (ironico). Dite che il film non è per un ultrasessantenne? Errato, se ne vede più lui di me. Non ci sono mica più i sessantenni che hanno combattuto nella prima guerra mondiale e sembrano dei novantenni.

    Del resto si chiama adattamento proprio perché si dovrebbero adattare riferimenti culturali in modo che le frasi abbiano lo stesso impatto nel pubblico italiano così come in quello americano pur senza stravolgere completamente la battuta originale. Nel 2014 non c’è più bisogno di adattare niente a quanto pare, tanto ve lo cercate su Wikipedia in diretta, sul vostro cellulare. Portatevi l’iPad al cinema, così leggete anche meglio. Ignorante tu, Evit, a non sapere cosa sia l’Ultimte Fighting.
    Me tapino!

    Chi avesse lamentele in merito (e ci sono in giro quelli che dicono “e ringrazia che te lo doppiano pure, Evit, non dovrebbero fare manco quello! Almeno così lasciano i riferimenti originali. Ignorante chi non li capisce. Solo in Italia stiamo messi così! Va’ che in Olanda sottotitolano tutto e tutti conoscono l’inglese!“) si vada a guardare Demolition Man in inglese quando Stallone va a mangiare da “Taco Bell”. Oh, scusate, dimenticavo… non conoscete “Taco Bell”!? Fa niente! Neanche la regina Elisabetta lo conosceva, infatti nel Regno Unito (e in altri paesi europei) se lo sono fatti doppiare con una battuta alternativa in cui si parla di “Pizza Hut” (battuta poi tradotta così anche in italiano, con tanto di Ferruccio Amendola che aggiunge “me la faccio volentieri una bella capricciosa” e noi italiani ce la ridiamo di gusto esattamente come gli americani con la loro versione). Se Demolition Man fosse stato tradotto adesso, nel 2014, avreste certamente udito il riferimento (non adattato) a “Taco Bell” e avreste quasi potuto percepire l’adattatore ai dialoghi che da dietro lo schermo vi fa l’occhiolino come a dire, sottovoce, “raga, siamo nel 2014… andatevelo a cercare su uicchipedia! Così dopo non mi devo sentire le lamentele dei marmocchi che se lo vedono in DVD e vanno sui forum a piangere dicendo che la battuta originale non era così e che li dovrebbero impiccare quelli che adattano i film in italiano“.
    Buon Dio, sono finito a parlare di Demolition Man. Ritorniamo a noi

    Pararescue battuta in Captain America The Winter Soldier
    Non avrete mica pensato che i termini in inglese si limitassero a “Captain” e all’Ultimate Fighting Championship… oh, come siete ingenui!

    [DALLO SCHERMO: Non mi avevi detto che era un pararescue.]
    Christine: Un che?
    Evit: ha detto “un pararescue”.
    Christine: e che cos’è?
    Evit: immagino qualche reparto di paracadutisti che operano nelle operazioni di soccorso. Sono sicuro che Wikipedia ci illuminerà… aspetta che guardo, ah ecco! GUARDA!
    Christine: Shhhhhh! E spegni ‘sto coso, che dai fastidio agli altri!

    Il film prosegue con i soliti “Captain” alternato a “capitano”, sempre per ricordarci che siamo in mano a scelte linguistiche decise negli States e poi ad un certo punto mi è piombata addosso una scarica di inglese che non può non strappare lo spettatore fuori dall’esperienza cinematografica. Era una cosa del tipo:

    [DALLO SCHERMO: blade server… blà-blà-blà… carrier… blà-blà-blà… bersagli insight…]
    Christine: Blade server? Eh? Per un attimo mi sono dimenticata di stare guardando un film in italiano. Cos’erano tutte quelle parole inglesi una dopo l’altra?
    Evit: Mi hanno perso ad helicarrier. (che poi era la portaerei volante, ma lasciamo perdere.)

    Ho capito solo successivamente che “insight” si riferiva al nome di un certo progetto facente parte della trama, anche se non viene mai presentato formalmente allo spettatore, il “progetto Insight“, anzi scusate, in un attimo di defaiance stavo quasi per sostituirmi agli adattatori, il “project insight“. L’ho capito dopo ma solo perché appariva scritto fugacemente su un monitor, nel film. Riguardo alla lista di termini anglosassoni potrei sbagliarmi su alcuni, perché nel giro di pochi secondi ne sono stati sparati così tanti che un po’ confusione era inevitabilmente subentrata. Frustrato torno a guardare il film sperando di potermelo godere in pace senza dover sentire altre inutili nefandezze e per fortuna, per lungo tempo, questo non accade (salvo i soliti “Captain, aiutaci tu!“, in forte contrasto con altre frasi tipo “chiedetelo al Capitano!“)… poi verso la fine, quando stavo per rilassarmi, speranzoso che non ci sarebbero state altre parole in inglese… BOOM!]

    [DALLO SCHERMO: Una bomba EMP]
    Evit si alza dalla poltrona: QUESTA LA SO!!!
    Christine: Shhhhhhhhh!!!!!!! E siediti!
    Evit: EMP! Questa la so! L’hanno spiegata nel film Matrix.

    Nel 1999 ancora le spiegavano le sigle inglesi.


    Concludiamo…

    Ebbene queste erano tutte le frasi non tradotte del film Captain America – Il soldato d’inverno The Winter Soldier. Titolo che ovviamente nel trailer italiano per la televisione viene pronunciato in maniera maccheronica: “SOLDIER” invece di “SOLGER” (ˈsōl-jər); a riconferma che dovrebbero tradurli e basta che tanto poi non sanno neanche pronunciarli.
    Siamo molto lontani dai livelli di Pacific Rim, ma il problema persiste. Se distribuite i film in italiano, adattateli pure in italiano, altrimenti lasciateli in inglese e sottotitolateli per gli appassionati della lettura. Le vie di mezzo non funzionano.

    Riguardo la trama del film non voglio assolutamente dirvi niente, il rischio spoiler è troppo alto. Siamo molti passi avanti rispetto a quella patacca mostruosa e cartonesca del primo film con un nemico che usciva direttamente da I dominatori dell’universo, anche se purtroppo non mancano le scopiazzature da dozzine di altre pellicole e serie TV.
    Visivamente abbiamo scene che ricordano Brazil, Atto di Forza, Capitan Harlock, Eagle Eye, la serie televisiva Lost, Mission Impossible, etc…; poi abbiamo una trama rubata a piene mani dalla serie Person of Interest, per dirne una. Vuol dire che è un brutto film? Assolutamente no, l’antipasto in attesa di “Avengers 2” (altro titolo che poteva tranquillamente diventare “I vendicatori“) è più che digeribile, il suo adattamento però potrebbe rimanervi incastrato tra i denti.

    Coincidenze? Captain America paragonato a Capitan Harlock

  • I paesi che si affacciano sul Pacifico… (Pacific Rim)

    Pacific Rim locandina di film pornografico omonimo

    NOT ACTUAL POSTER

    OK, titolatori italiani… Che diavolo è il “Pacific Rim”? Avete gettato completamente la spugna? Non ci date nemmeno un sottotitolo tipo “robottoni contro mostri”? Esigo un qualcosa di italiano in un titolo così generico e così anonimo alle orecchie italiote!
    Pacific Rim locandina italiana
    Letteralmente “anello del Pacifico”, Pacific Rim si riferisce ai paesi che si affacciano su questo oceano e che nel film erano vittime di titanici mostri alieni che lì vi apparivano grazie ad un portale inter-dimensionale denominato “la breccia”.

    Ma basta con le spiegazioni e diciamo cosa non va con l’adattamento italiano di questa pellicola: il film vomita continuamente parole anglosassoni senza motivo tormentando le mie povere orecchie! Quasi come se gli adattatori avessero gettato completamente la spugna, esattamente come i titolatori!

    Riporto qui un dialogo dai primi 5 minuti di film, non scherzo:

    -Scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci, quello che chiamiamo drift.
    Attivare il drop, signor Choi.
    Drop attivato signore. Marshal Pentecost a rapporto.
    Pronti per il drop
    Rilascio per il drop
    Gipsy Danger, pronti per il drop.

    Samuel Jackson da Pulp Fiction che sfida a dire drop un'altra maledettissima volta
    [drop significa semplicemente “lancio” in gergo militare, deriva dal fatto che la capsula con i piloti dei robot venisse letteralmente “sganciata” all’interno della testa del robot. Niente di inarrivabile]

    Gypsy Danger, qui parla il Marshal Stacker Pentecoste.

    e poi ancora Marshal qui e Marshal lì… Ma Marshal è un nome o un titolo? Inizialmente mi veniva da pensare ad un nome visto che era in inglese, solo successivamente si capisce che si tratta del grado militare visto che dicono “il Marshal” e che, tra parentesi, in italiano non significa “maresciallo” bensì “comandante in capo” (o Generale). Purtroppo questo grado detto in inglese viene ripetuto continuamente durante tutto il film, tanto per ricordarci che siamo in presenza di una pellicola tradotta nello stile di questo decennio. Questa pagina web conferma ciò che ho supposto, cioè che “Marshal” è proprio il grado militare del personaggio [“Stacker Pentecost was a Marshal in the Pan Pacific Defense Corps“].

    Marshal” non è il suo nome! Perché dunque me lo lasciate in inglese come avete fatto con Captain America? Canaglie! Cos’è questa nuova moda di non tradurre i gradi militari? Vogliamo ri-titolare “Salvate il private Ryan“?

    Vignetta con Marshal Pentecoste che scorreggia e fa un drop nelle mutande
    L’adattamento di questo film è di Fabrizio Manfredi che conoscevo meglio come doppiatore (Fry in Futurama è uno dei suoi tanti personaggi), ma non per lavori di adattamento. Posso solo sperare che l’inutile persistenza di termini inglesi non tradotti sia stata un imposizione dall’alto e non una sua scelta.
    I termini in inglese purtroppo non finiscono qui, ne manca ancora uno alla lista: quando uno scienziato, dopo essersi connesso al cervello di uno dei mostri, scopre che questi sono stati inviati da creature aliene che hanno creato quei mostri ad hoc per distruggere l’umanità, suddetto scienziato esordisce con:

    Questi esseri, questi Master sono dei colonizzatori.

    I creatori dei mostri sono subito definiti come “master“!? Cosa sono, dei master universitari? Questa parola non viene mai più pronunciata per il resto del film, era troppo chiedere che venisse tradotta/adattata? Perché tutto è in inglese, anche le cose stupide? Perché queste insensate imposizioni sugli adattamenti italiani? (per presunte che siano, non voglio credere che un adattatore italiano “scelga” di lasciare termini banali in inglese). Vi piace “dominatori” al posto di “Master”? Così era in “I dominatori dell’universo” (Masters of the Universe, 1987). È un’idea. Se ne possono pensare tante prima di arrendersi a lasciarli come “Master”.

    Drift” è l’unico termine che avrei accettato in inglese poiché si riferisce ad un elemento della trama inventato ed è subito spiegato in maniera piuttosto chiara “E scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci. Quello che chiamavamo drift.” e poi “ll drift… Due piloti mescolano le menti attraverso i ricordi con il corpo di una macchina gigante“.

    Un termine in inglese sì, può andare anche bene, ma a dozzine no! Ripetuti poi fino alla nausea.

    Nausea da eccesso di inglese
    In breve, una traduzione da bocciare. Non si può sentire “Marshal” al posto di “Generale” ogni due minuti, né “drop” ripetuto un milione di volte nei primi 10 minuti del film. Adesso che mi sono sfogato vado a “dropparmi” sul divano, “drifto” tra i cuscini e vaffanculo!

    Maresciallo Rocca

  • TITOLI ITALIOTI (26^ puntata) – Fantascemenza Part Deux


    Rieccoci ad un’altra puntata della rubrica titoli italioti, ancora una volta incentrata sui film di fantascienza. Se volete leggere il precedente episodio di “fantascemenza” potete trovarlo qui. Nonostante l’ironica “vignetta” d’apertura questa volta sono stato molto meno critico del solito, lo so, mi sto ammorbidendo. Comunque tra film noti e i meno noti eccovi altri titoli italioti personalmente selezionati per voi:
    Fortress (1992) –> 2013 – La Fortezza

    Come dissi una volta, in Italia è, anzi era, tradizione aggiungere al titolo un anno del futuro. Questa è stata tradizione comune dagli anni ’60 fino agli anni ’90! Se al titolo non era premessa una data futuristica non eravamo contenti. Difatti, l’anno (spesso si trattava di poco prima o poco dopo il fatidico 2000), è sempre stato usato per indicare il genere fantascientifico. Suddetta abitudine viene in alcuni casi usata anche nei titoli inglesi ma mai è stata tanto prolifica quanto in Italia.
    Come al solito divago e ancora non ho detto niente riguardo 2013 – La Fortezza. Che dire… la data futuristica (almeno fino all’anno prossimo) era, diciamo, necessaria. Un titolo come “La Fortezza” da solo non sarebbe stato indicativa per il pubblico italiano che, ammettiamolo, nella stragrande maggioranza dei casi non si interessa di cinema e se lo fa si interessa solo in maniera superficiale (questo lo dico senza alcun disprezzo ma come dato di fatto), quindi un titolo deve già poter indicare il genere agli italiani così da permettere una rapida scelta del film senza doversi informare troppo, abitudine molto pratica. Ben vengano dunque queste alterazioni titolistiche, alla fine hanno un loro scopo e riescono nel loro intento (nel Regno Unito per esempio questo film non è noto come in Italia e io do la colpa proprio all’assenza del “2013” nel titolo).
    L’unica cosa “italiota” di questo titolo è il fatto che il film si svolga nel 2017 e non nel 2013, anche se devo ammettere non ricordo alcun momento del film in cui viene dichiarata una data specifica quindi qualche giustificazione ce l’hanno.

    E’ curioso come il titolo italiano del suo ignominioso seguito, Fortress 2 (2000), si sia invece allontanato da quello del primo film con un anonimo “La fortezza: segregati nello spazio” che non suggerisce né che ne sia un seguito di 2013 – La Fortezza né che i due film siano in qualche modo legati tra loro (eccetto per la faccia di Lambert in copertina). Sottotitolo apparte, che può anche essere accettabile, sicuramente avrebbe avuto più senso un titolo come “La Fortezza 2” oppure “2020 – La Fortezza 2” (il film mi pare si svolga 7 anni dopo).
    Virtuosity (1995) –> Virtuality

    Credo che questo sia uno dei rari titoli “italiani” (nonostante faccia uso dell’inglese) ad avere più senso di quello originale! Banale ma attinente. Credo anche di essere uno dei pochi al mondo che se lo guarda ogni volta che passa in TV nel periodo estivo. A Russell Crowe si addice la parte del cattivo. Da notare la frase di lancio anche in questo caso più azzeccata in italiano “La realtà virtuale non è più un gioco” al posto di “La giustizia ha bisogno di un nuovo programma“.
    DeepStar Six (1989) –> Creatura degli Abissi

    Simile a Leviathan (entrambi del 1989) ma di qualità nettamente inferiore. L’ennesimo tardivo sfruttamento del concetto di Alien, ben dieci anni dopo il film di Ridley Scott. Per anni ho confuso i due film (Leviathan e Creatura degli Abissi) per colpa di questo generico titolo che potrebbe valere per entrambi. Inoltre la scelta di traduzione del titolo secondo me doveva essere inversa, ovvero avrebbero fatto meglio a tradurre Leviatano e lasciare DeepStar Six in inglese, questo perché nel primo il nome “Leviathan” (pronunciato “levaiatan” anche nel doppiaggio) è il nome di una nave russa che gli americani trovano sul fondo del mare, dato che tale nome era in cirillico e viene tradotto a voce non capisco perché abbiano optato per dirlo all’inglese “levaiatan”. Nel secondo caso, “DeepStar Six”, si tratta del nome della stazione sottomarina dove si svolgono gli eventi, per tanto potevano lasciarla non tradotta anche se possiamo ammettere che “Creatura degli abissi” sia un titolo molto più immediato.

    Entrambi sono da non confondere con Alien degli Abissi, sempre del 1989, la solita vaccata italiana mirata a fare soldi facili fallendo miseramente come sempre. Anche qui da non confondersi con La Cosa degli Abissi (The Rift, 1990) di produzione USA/Spagna, anche questo una boiata pazzesca.
    Gattaca (1997) –> Gattaca – La porta dell’universo

    Sono passati molti anni da quando vidi questo film ma non ricordo alcuna porta dell’universo. Si, il film parla anche di una missione spaziale a cui il protagonista vuole partecipare ma secondo me i distributori hanno meschinamente cercato di sfruttare l’immenso successo di Stargate di pochi anni prima; difatti “la porta dell’universo” a stento riguarda Gattaca e come sottotitolo è del tutto futile. Insomma in Gattaca – La porta dell’universo non c’è alcuna porta dell’universo come in Pandorum – L’Universo parallelo non c’era alcun universo parallelo, o almeno cosi mi dicono quelli che hanno visto il film. In realtà su Wikipedia viene spiegato che “Il titolo del film si riferisce ad una condizione psicologica a cui sono soggetti gli astronauti che viaggiano nello spazio profondo“. In Portogallo hanno un titolo identico: Pandorum – Universo Paralelo. Ammetto che possa essere un po’ fuorviante.
    Una nota sul titolo di Gattaca: GATTACA deriva da una combinazione “leggibile” di sigle di basi azotate che compongono il DNA. Questo l’ho letto su Wikipedia altrimenti non ci sarei mai arrivato, infatti nel 1997 mi domandavo che cavolo significasse il titolo e che cosa avesse a che fare col film. Una scelta quanto mai infelice per gli italiani ai quali il titolo al massimo può solo ricordare qualcosa che si avvicina ad un felino. Magari in qualche dialetto regionale “gattaca” vuol dire proprio “gattaccia”. Che Uma Thurman fosse la “gattaca” del titolo? La domanda nel 1997, ovvero prima di Wikipedia, era lecita. A causa del titolo per anni non mi interessai mai a questo Gattaca… a riprova che i titoli hanno la lo importanza culturale e governano la scelta di interessarsi o meno ad un film.
    The Fly (1958) –> L’Esperimento del Dottor K

    Difficile capire che La Mosca di Cronenberg del 1986 sia un remake di questo film, purtroppo il titolo italiano (L’Esperimento del Dottor K) è molto meno esplicito dell’originale (The Fly) seppur devo ammettere rimanga piuttosto accattivante e tipico dell’era in cui fu girato.
    Il seguito, The Return of the Fly (1959), ha mantenuto se non altro la sua forma italiana venendosi a chiamare La Vendetta del Dottor K. I riferimenti vengono tuttavia a mancare nel terzo capitolo della serie Curse of the Fly (1965) che abbandona il “dottor K” in favore di una traduzione tardivamente attinente: La Maledizione della Mosca; a questo punto sarebbe stato meglio una maledizione del Dottor K.
    E’ un titolo italiota perché nella trama del film non si parla di nessun Dottor K, lo scienziato in questione si chiama invece Andrè Delambre.

  • TITOLI ITALIOTI (25^ puntata) – Horrore!

    È un po’ di tempo che non mi dedico ai titoli italioti, eh? Lo so, vi sono mancati. Ebbene riecco l’ennesimo episodio di questa rubrica e parliamo nuovamente di film dell’orrore, anzi, titoli dell’orrore!
    In realtà questi non sono tanto male, ma la battuta scontata era quasi d’obbligo.

    Body Bags (1993) ⇒ Body Bags – Corpi estranei

    Locandina italiana e inglese di Body Bags corpi estranei 1993 di John Carpenter
    Non ho mai capito bene perché abbiano distribuito questo film con questo strano nome che preserva il titolo originale (per altro incomprensibile per chi non conosce l’inglese, cosa abbastanza comune nel ’93) e aggiunge un sottotitolo che c’entra poco con la trama: “corpi estranei”.

    Il film è un horror a tre episodi presentati dal regista John Carpenter nelle vesti di un “ospite” dell’obitorio, un po’ come lo scheletrino de’ I racconti della cripta. Il primo episodio di questa antologia è uno “Scream” ante litteram, il secondo parla di un miracoloso trattamento anti calvizie (che ovviamente sfocia nell’orrido) e il terzo con Mark Hamill (ex-Luke Skywalker di Guerre stellari) che riceve un occhio nuovo dopo un incidente, l’inconveniente è che l’occhio trapiantato apparteneva ad un assassino e così Mark Hamill comincia a vedere la realtà con gli occhi di un serial killer che si impossessa di lui. Insomma, se il “corpi estranei” potrebbe incastrare con il secondo e con il terzo episodio, con il primo invece non c’entra una mazza. Evidentemente c’è stata la volontà di fare un doppio senso tra “corpi” inteso come oggetti (estranei) e “corpi” inteso come cadaveri… che lascia un po’ il tempo che trova.

    Per la cronaca i “body bags” sono i sacchi di plastica con i quali vengono trasportati i cadaveri all’obitorio. Mi suggeriscono nei commenti che si traducono come “sacchi da cadavere”, o anche “sacche per cadaveri”, ed evidentemente queste definizioni come sottotitoli non hanno convinto il distributore italiano. Credo che “Body Bags – Sacchi da cadavere” o “Body Bags – Sacche per cadaveri” avrebbero potuto funzionare tranquillamente e sarebbe stato certamente più sensato di “corpi estranei”. [NdA: Grazie a Giuseppe Benincasa per la traduzione dei sacchi]

    Plan 9 from Outer Space (1959) ⇒ Piano 9 da un altro spazio

    Locandina di Plan 9 from outer space, in Italia intitolato Piano 9 da un altro spazioMi viene in mente il cosiddetto “oltrespazio” di cui si parlava in Ghostbusters. “Da un altro spazio”? Ma quanti spazi esistono? Per definizione è solo uno.
    E il titolo italiano non arriva neanche dagli anni ’50, il film in Italia è arrivato soltanto in VHS (sottotitolato) ma non è chiaro quando sia comparso questo “Piano 9 da un altro spazio”, a stento possiamo considerarlo come una traduzione “ufficiale” perché, benché venga riportata in vari siti come Comingsoon e FilmTV, in realtà non ho trovato altre tracce della sua esistenza (forse da qualche trasmissione televisiva?). Il Mereghetti – Dizionario dei film 2000 lo riporta con il suo titolo originale. Quindi il dubbio resta… chi lo ha tradotto in quel modo?

    Riguardo al titolo stesso, ho il forte sospetto che abbiano tradotto “outer” come “altro”, il che sarebbe un’interpretazione per somiglianza, decisamente errata. Gli americani dicono spesso “outer space” che in realtà è traducibile semplicemente come “spazio” o, come andava di moda dire nella fantascienza tradotta, l’oltrespazio. Infatti, in inglese, quell’outer dà una valenza ancora più fantascientifica che indica un origine molto distante dalla Terra, ma in realtà non vuol dire niente di più del semplice spazio “extraterrestre”.

    Terror House (1972) ⇒ A cena con la signora omicidi

    Locandina del film A cena con la signora omicidi (1972) Un apprezzamento per questo titolo italiano, molto carino e riuscito meglio del film stesso, che purtroppo non è all’altezza delle aspettative.

    No, non è il seguito di La signora ammazzatutti. A cena con la signora omicidi è un film del 1972 conosciuto in America con molti titoli (e già questo è un pessimo segno): Terror HouseTerror at the Red Wolf InnTerror on the MenuClub Dead… e chi più ne ha! Da non confondere con Terror House che invece è il titolo americano per Quella villa in fondo al parco, film italiano del 1988 (uno di quelli con la casa di Psycho in copertina).

    Il film è pressoché sconosciuto, e non a caso. Il titolo italiota funziona meglio di tutti gli svariati altri titoli “originali” indicando chiaramente una commedia nera. Un buon titolo sprecato su un film mediocre.

    Waxwork 2 – Lost in time (1992) ⇒ Waxwork 2 – Bentornati al museo delle cere

    Titoli di apertura di Waxwork 2 lost in time
    Il bello questo film, seguito di Waxwork – Benvenuti al museo delle cere [dove il museo delle cere ESPLODEVA sul finale], è che non c’è nessun museo delle cere, quindi non si capisce bene perché in italiano ci sia un “bentornati”. Il film anzi è ben diverso dal primo e in qualche modo può ricordare alla lontana più L’armata delle tenebre rispetto ad un generico horror che si svolge in un museo delle cere (o forse è solo la presenza di Bruce Campbell che fa scattare questo collegamento). Non è neanche propriamente un horror, ma forse è meglio classificabile come appartenente al genere fantastico e persino della commedia. Per anni è stato impossibile da reperire in italiano e ne ricordavo soltanto una visione in videocassetta registrata dalla TV negli anni ’90. Lo ricordo con più affetto del primo film.

    Bruce Campbell in Waxwork 2Secondo WikipediaIl film è conosciuto in Italia anche con i sottotitoli Scomparsi nel tempo, Illusione infernale e Persi nel tempo” (in realtà era il primo Waxwork ad avere anche il titolo di “Illusione infernale”, ma lo sappiamo che Wikipedia non è infallibile). È evidente che nominare il museo delle cere era un po’ illusorio per il pubblico e non mi sorprende che abbia avuto altri titoli alternativi. Sempre su Wikipedia è presente anche una critica italiana al film, segno che comunque non sono il solo al mondo ad averlo visto doppiato! Negli anni ’90 lo si poteva trovare a noleggio (e forse passava pure su Italia1), ma non sono assolutamente certo che sia mai stato pubblicato in home video.

    Maximum Overdrive (1986) ⇒ Brivido

    Locandina italiana di Brivido di Stephen King, in originale Maximum Overdrive
    La storia di questo film è tratta da un racconto breve di Stephen King chiamato in italiano “Camion” (“Trucks” in originale) e parla di una misteriosa forza aliena che muove qualsiasi macchina sulla terra (dal tostapane ai camion per l’appunto) con lo scopo di uccidere tutti gli umani, così da consentire agli alieni di appropriarsi del pianeta. Nel film, i protagonisti si rifugiano in un autogrill assediati da tir assetati di sangue che non li lasciano andar via.

    Se non sbaglio, ma potrei sbagliarmi poiché non sono una cima in motori d’auto, il titolo in inglese fa riferimento appunto ai motori (l’overdrive dovrebbe essere un dispositivo legato al cambio delle marce).Seppur sia per me un po’ dubbio il significato del titolo originale, quello del titolo italiano è quanto di mai più random potevano inventarsi… “Brivido”! Un titolo che volendo si adatta praticamente a qualsiasi film horror o anche thriller! Non è neanche un film che dà poi tanti brividi a dir la verità; piuttosto è a metà tra l’avventura e l’horror ma di horror ha davvero poco (eccetto alcune scene truculente ma girate in maniera così esagerata da essere comiche per gli standard moderni); personalmente lo considero un film di avventura/thriller con un tocco di fantascienza. In italiano… Brivido, brr!
    Una piccola curiosità, in questo film recita Yeardley Smith, l’attrice che da la voce americana a Lisa Simpson)

    Termino l’articolo con qualcosa di più moderno che ho visto di recente in TV…

    P2 (2007) ⇒ -2 Livello del terrore

    Locandina di P2, in italiano -2 livello del terrore
    È ovvio che lasciare in italiano il titolo “P2” poteva far pensare ad un film sulla massoneria italiana e in ogni caso sarebbe stato poco indicativo, del resto anche in inglese è un titolo poco memorabile (come il film stesso). Oltre al cambio di “P2” in “-2”, anche l’aggiunta di un sottotitolo si rende necessaria e giustificata; difatti con la parola “livello” del sottotitolo si può capire oltre ogni ragionevole dubbio che quel “-2” non faccia parte di un’operazione matematica ma del piano “-2” (così come in Italia è indicato sulla pulsantiera degli ascensori). Quindi si tratta di un semplice ed efficace adattamento culturale, non c’è da urlare “bastaaaaaaaaaaaa!” in questo caso. Un buon titolo.

  • Titoli solo apparentemente italioti

    Leggo spesso di gente che si lamenta di “titoli italioti” senza tuttavia conoscere l’inglese:
    Il titolo che mi viene subito in mente è Death becomes her, tradotto in Italia come La morte ti fa bella, un titolo soltanto apparentemente italiota. Difatti il verbo “to become” al transitivo è usato per dire “ti dona”, “ti sta bene” o “ti si addice”. Vi faccio un esempio: “quell’abito le dona” = “that dress becomes her”. Geniale tra l’altro la trovata di tradurre il “to become” come “ti fa bella” (invece che “ti dona”) visto che nel film la bellezza eterna era l’ossessione delle protagoniste.
    Quindi basta elencare La morte ti fa bella come esempio di titolo italiota perché l’unica cosa di cui è esempio è quello di una scarsa conoscenza dell’inglese. Eppure compare spesso in liste improvvisate di titoli di cui gli italiani si lamentano pensando che sia uno dei tanti pessimi esempi.
    Questo film è anche un ottimo esempio da usare contro gli accaniti sostenitori dell’idea che i titoli dovrebbero lasciarli interamente in lingua originale, infatti dimostra perfettamente come moltissimi italiani avrebbero subito pensato a traduzioni errate come “la morte diventa lei“(?) o peggio.
    Del resto non sempre l’inglese è facile come appare a molti. Mi riferisco specialmente ai giornalisti che si improvvisano traduttori, come quelli che per primi tradussero sciaguratamente “wild parties” (dai file Wikileaks su Berlusconi) come “festini selvaggi”.
    Ma si sono mai fermati a riflettere sul fatto che la definizione di “wild parties” origina dall’impossibilità degli americani di tradurre con una sola parola il termine italiano di “festini”? Non avrebbero potuto usare semplicemente “party” al posto di festini, da qui la necessità di essere più specifici. Essendo però alcuni giornalisti italiani dei mentecatti con Google alla mano (e molti altri dei semplici pappagalli), sono finiti tutti per diffondere l’idea che gli americani definissero le feste del Berlusca dei “festini selvaggi” (o “party selvaggi”), una definizione che non ha alcun senso (è come dire “un’orgia orgiastica”, non ha senso), come del resto non avevano alcun senso tante altre definizioni wikileaksiane che vennero tradotte dai nostri giornalisti in maniera molto maccheronica. Sembra quasi il gioco del telefono senza fili, siamo partiti da festini->wild parties->party selvaggi->festini selvaggi(?). Non sorprende affatto la dichiarazione di Berlusconi che disse “Non so neanche che cosa siano i festini selvaggi“. Effettivamente non lo sa nessuno! I giornalisti che vivono nel loro mondo dell’inglese improvvisato hanno invece pensato che con quella frase Berlusconi stesse negando l’esistenza di festini, era probabilmente il “selvaggi” che l’aveva confuso… non lo sapremo mai.
    E poi giù a ruota altri politici che usavano questa definizione di “party selvaggi”… Rosy Bindi espresse “vergogna per quei party selvaggi” che violavano la Costituzione. Indubbiamente sono stati una vergogna ma c’è stata anche la violazione della lingua italiana e lo stupro del buon senso nel parlare, c’è stato un abuso dell’innocente Google Translator e una sevizia dell’inglese, ci hanno svergognato l’italiano! Qualcuno pensi ai bambini che imparano l’anglo-càfone dalla TV! Qualcuno pensi ai bambini!!! (cit.)
    Scusatemi per la digressione.
    Cambiando genere di titoli apparentemente italioti…
    Altri titoli che sembrerebbero (!) tipicamente italioti, ovvero inventati di sana pianta dai distributori italiani e che non hanno niente a che vedere con il film, alle volte si scoprono invece avere una ragion d’essere… ovvero quando assumono il titolo che il film avrebbe dovuto avere in origine:
    58 Minuti per morire è il titolo con cui uscì “Die hard 2 – Die harder” in Italia. La domanda lecita è perchè 58 minuti? Il film è tratto dal romanzo “58 Minutes” di Walter Wager, ovvero il tempo a disposizione dell’eroe prima che dei terroristi facciano cadere l’aereo su cui si trova la moglie. Curioso notare come in Canada sia conosciuto come “58 minutes pour vivre” (invece che “per morire” come il titolo italiano)… in Canada guardano al bicchiere mezzo pieno evidentemente.
    Rimane inventato di sana pianta il primo film della serie, Trappola di cristallo (Die Hard), nome di pura invenzione che ricorda (volutamente) Inferno di cristallo, film a cui Die Hard rende del resto molti omaggi.
    Trovate maggiori informazioni riguardo la serie Die Hard in questo vecchio post.
    Concludo con un film più recente: Mia moglie per finta (titolo originale Just Go With It) che ha tale titolo in quanto originariamente avrebbe dovuto chiamarsi “Pretend Wife“. Se n’è crucciato qualcuno in questo articolo nei cui commenti troverete accorate lamentele. Ve ne cito un paio che mi hanno divertito:

    Ma questi titoli sono una vergogna, sono ridicoli, bastaaaaaaaaaaa!! […] L’autore ha scelto un titolo perchè bisogna cambiarlo?? allora perchè non cambiano anche il senso del film o doppiano diversamente il finale cambiandone il senso già che ci sono?” (NdA: purtroppo a volte succede anche questo!).

    Un altro commento dice:

    Traducendolo in questa frase assurda e ridicola, “Mia moglie per finta”, che non ha nessuno spessore, si banalizza il film“.

    Evidentemente il film era già banale in partenza visto che gli americani stessi stavano per optare per una cosa simile, salvo poi cambiare idea all’ultimo momento.
    Insomma basterebbe una preliminare occhiata su imdb.com prima di gettarsi nel ridicolo di commenti simili. Il titolo originale era “Mia moglie per finta” (Pretend wife)… che poi gli americani l’abbiano cambiato all’ultimo non vuol dire che sia colpa della distribuzione italiana che vuole inventarsi titoli scemi a tutti i costi. Almeno non in questo caso!
    Il messaggio che ho voluto trasmettere con questo articolo mi sembra piuttosto ovvio ma lo lascio interpretare a voi, cari affezionati lettori. Per chi si è sentito chiamare in causa non temete, le vostre colpe sono già perdonate… è il perseverare che è diabolico. “La morte ti fa bella” è una splendida traduzione, non vi fate infinocchiare da chi improvvisa liste senza conoscere l’inglese.

  • Dredd – la legge sono io


    Vi siete mai soffermati a riflettere sul titolo di Sylvester Stallone Dredd – La legge sono io (titolo originale Judge Dredd)? Per carità, il titolo funziona molto bene (forse infinitamente meglio di “Giudice Dredd”) ma usare una citazione del film per il sottotitolo non è un po’ come dire: “Rocky – Adriana!” oppure “Rocky III – Non fa male! Non fa male!” o ancora “Guerre Stellari – la forza sia con te“?

    Ahh come mi manca quella fantascienza mediocre anni ’90!

  • TITOLI ITALIOTI (23^ puntata) – Hitchcockate

    Dopo lunga… lunghissima attesa ecco finalmente il completamento di questo episodio della rubrica titoli italioti dedicato ai film di Hitchcock. In ordine cronologico vi presenterò alcuni dei suoi film con i titoli italiani comparati a quelli originali come è ormai consuetudine per questa mia rubrica. Spero dunque che vi piaccia questa piccola rassegna.

    Inizio subito con i titoli italiani che a me piacciono meno o nei quali ho comunque trovato qualche piccola magagna di cui voglio lagnarmi:

    Stage Fright (1950) ⇒ Paura in palcoscenico

    Una traduzione migliore sarebbe stata “paura da palcoscenico” (o “panico da palcoscenico”, proprio questo vuol dire “stage fright”). È ovvio che il titolo inglese gioca sul doppio senso e spero soltanto che il cambiamento di “da” con “in” sia voluto e non casuale. Pignoleria mia? E vabbè concedetemelo!

    Strangers on a train (1951) ⇒ Delitto per delitto – L’altro uomo

     

    Ho sempre trovato stravagante la scelta di dare a questo film un doppio titolo italiano. Originariamente il film fu distribuito come “L’altro uomo“, titolo non all’altezza dell’originale, né tanto meno del film stesso. Una nuova versione del film (in cui sono state aggiunte scene originariamente censurate), disponibile in DVD, ha portato invece ad un nuovo titolo: Delitto per delitto – L’altro uomo.

    Devono aver deciso di lasciare l’altro uomo come sottotitolo per non fare confusione con la precedente distribuzione del film ma trovo che “Delitto per delitto” fosse già sufficiente di per se. È segno comunque che evidentemente, col senno di poi, devono aver capito che “l’altro uomo” era un titolo piuttosto inadatto.

    Il titolo originale, Strangers on a train, significa semplicemente “sconosciuti su un treno” ma “delitto per delitto” mi sembra proprio una bella trovata (per capirlo bisogna ovviamente aver visto il film), peccato sciuparlo con inutili aggiunte. Dubito che molti si sarebbero lamentati del cambio radicale di titolo visto che quel “l’altro uomo” non ha mai avuto senso.

    Dial M for Murder (1954) ⇒ Il delitto perfetto

    Qualcuno su Wikipedia ha spiegato questo titolo meglio di quanto possa fare io, eccovene dunque un estratto:

    Un telefono nero è la prima inquadratura del film. Poi i titoli di testa scorrono su un disco telefonico molto grande, fatto costruire appositamente da Hitchcock: spicca il tasto 6 dove compare al posto del gruppo di lettere MNO un’unica M rossa: è l’anticipo della telefonata del marito, segnale atteso dal sicario per ucciderne la moglie, ed è una doppia allusione al nome del quartiere londinese “Maida Vale” dove si trova la casa dei protagonisti e alla parola “Murder”, assassinio. L’immagine traduce letteralmente il titolo inglese Dial M for Murder che in italiano può corrispondere a “telefonata per un omicidio“.

    Non posso che concordare con l’affermazione che il titolo in italiano potrebbe corrispondere a “Telefonata per un omicidio“. Chiunque lo abbia pensato dovrebbe lavorare alla distribuzione cinematografica italiana, possibilmente andando a sostituire gente che intitola “Prom Night” come “Che la fine abbia inizio” (vedi qui).

    • Curiosamente il remake del 1998 si intitola A perfect murder (in italiano Delitto perfetto con un articolo determinativo in meno rispetto a quello originale). Per coincidenza dunque il titolo italiano del ’54 e quello del remake quasi coincidono.
    • Curiosità numero due: il film fu uno dei primi tentativi di 3D con lenti polarizzate ma venne proiettato prevalentemente in 2D. Ebbe successo in 3D soltanto quando questa tecnologia venne riproposta negli anni ’80.
    • Curiosità numero tre: gran parte delle locandine italiane riportano il titolo “delitto perfetto” mentre “il delitto perfetto” l’ho trovato in una sola locandina italiana (nell’immagine a destra). Il titolo ufficiale rimane comunque “il delitto perfetto”.
    • In un episodio di Halloween dei Simpson viene meno la citazione a Hitchcock nella storia intitolata “Digita Z per Zombi”, ovvio rimando a “Dial M for Murder”.

    The wrong man (1956) ⇒ Il ladro

    Non condivido questa scelta italiota, “il ladro” è troppo generico, non mi avrebbe mai invogliato ad andare al cinema. Se non si voleva optare per “l’uomo sbagliato” allora “Scambio di persona” sarebbe stato un titolo altrettanto valido e peraltro molto hitchcokiano. Da notare la locandina originale in cui Henry Fonda sembra un po’ disperato (come un uomo innocente scambiato per un ladro) mentre la locandina italiana riflette invece il nostro titolo mostrando un Henry Fonda che si gira per vedere chi gli ha poggiato una mano sulla spalla in stile “ti ho riconosciuto mascherina!”.

    Vertigo (1958) ⇒ La donna che visse due volte

    Essendo stato introdotto a molti dei film di Hitchcock in primis in lingua inglese, per molti anni ho conosciuto soltanto il titolo originale di questo “Vertigo” (ovvero “vertigine” o “vertigini”). Onestamente non so cosa pensare di questa donna che visse due volte. È molto misterioso e certamente fa un riferimento alla trama anche se personalmente non ci vado matto.

    Originariamente si sarebbe dovuto chiamare From among the dead (titolo del romanzo da cui è tratto D’entre les morts) e il libro in Italia fu pubblicato solo dopo l’uscita del film e intitolato La donna che visse due volte. Una dozzina d’anni prima era uscito il film Laura che fu intitolato “Vertigine” in italiano ed è possibile che volessero evitare confusioni con quello e con molti altri titoli simili, negli stessi anni infatti c’era anche “Marjorie Morningstar” con Gene Kelly che fu intitolato Vertigine. Lo stesso titolo veniva dato anche a “Puttin’ on the Riz” con Fred Astaire di cui abbiamo una parodia in Frankenstein Junior). Sono tutte supposizioni ovviamente, potevano anche pensare “ce ne sono tanti di “Vertigine”, uno più uno meno…!”. Il motivo di questo titolo è dunque molto dibattuto.

    Di questo (e di altri film di Hitchcock) ne fa un’ottima parodia il film di Mel Brooks Alta Tensione (High Anxiety, 1977) che personalmente trovo essere una delle commedie più divertenti di Brooks anche se tra le meno note al grande pubblico. Ricevette anche l’apprezzamento di Hitchcock stesso.

    Psycho (1960) ⇒ Psyco

    Quell’acca in meno… vuoi mettere! Ma la ipsilon rimane, un titolo italianizzato soltanto a metà. Non perdetevi tante altre chicche su Psycho in questo vecchio post.

    Altri titoli italiani alterati degni di nota

    Il peccato di Lady Considine (Under capricorn, 1949), Notorious – L’amante perduta (Notorious, 1946) la cui aggiunta di un sottotitolo “non mi garba”, lasciare il titolo originale poteva essere una valida opzione, o anche soltanto “l’amante perduta”. Io ti salverò (Spellbound, 1945), a proposito devo rivelare il mio odio per i titoli che iniziano con “io ti…”. Corrispondente 17 (Foreign correspondent, 1940) un titolo molto italiota che condividiamo con la Francia, non mi è noto se il numero 17 fosse realmente nel film ma sembra tanto un’italianata basata sull’inconscio timore verso il numero 17 (che nei paesi anglosassoni è invece legato al numero 13). Amore e mistero (Secret agent, 1939) e i famosi 39 scalini (39 steps) conosciuto come Il club dei 39 ed intitolato I 39 scalini soltanto nei remake del ’53 e del ’78.

    L’utente Watkin ci ricorda anche del titolo alterato più fuorviante di tutti:

    Hai dimenticato il titolo hitcockiano più scandaloso! “Torn Curtain”, ovvero la cortina (di ferro) infranta: il film parla di due scienziati americani che riescono a oltrepassare la cortina di ferro sovietica, rubare dei segreti scientifici e tornare indietro… e in italiano è diventato “Il sipario strappato”, senza che ci sia nessun sipario o teatro nel film.

    I titoli alterati in meglio

    Più accettabili sono invece le variazioni su questi altri titoli:

    The Ring (1927) –> Vinci per me!
    titolo che trovo molto bello ed evocativo in italiano. Pollice in su.

    Champagne (1928) –> Tabarin di lusso
    un titolo che per il livello culturale d’oggi richiede il dizionario per essere compreso. Tutto sommato il titolo originale poteva funzionare bene anche in Italia ma voglio “premiare” l’inventiva.

    Lifeboat (1944) –> Prigionieri dell’oceano
    Una traduzione pedissequa (“scialuppa di salvataggio”) probabilmente non sarebbe stata altrettanto accattivante. Vada per i “prigionieri dell’oceano”.

    Rope (1948) –> Nodo alla gola
    Anche qui una traduzione diretta del titolo inglese sarebbe stata molto poco significativa (“fune”). Il titolo italiano non è neanche campato in aria dato che il film inizia letteralmente con un “nodo alla gola”, ovvero un omicidio commesso con una fune (la “rope” del titolo inglese) stretta al collo. Direi che sia più che adatto come traduzione.

    Rear Window (1954) –> La finestra sul cortile
    Difficile convincere la gente che la finestra era semplicemente “sul retro” ma visto che nel film la finestra dà effettivamente su un cortile interno trovo che l’alterazione sia pienamente giustificata ed è oramai così radicata nelle orecchie italiane che qualsiasi altra variazione risulterebbe orribile.
    Esiste anche un remake di questo film datato 1998 con Daryl Hannah e Christopher Reeve che ricordo essere un film molto mediocre in cui più che godersi la trama si provava soltanto molta pena per il povero Reeve ormai ridotto ad interpretare se stesso. Il titolo del remake rimase anche in italiano “La finestra sul cortile” a differenza dei remake degli anni 2000 per i quali invece tendono ad inventarsi nuovi titoli che spesso nemmeno ricordano il film originale.

    The trouble with Harry (1955) –> La congiura degli innocenti
    Qual è dunque il problema di Harry? Il problema di Harry è che è morto e tutti sembrano avere idee diverse su cosa farne del cadavere. Il titolo italiano è una valida alternativa… alla luce della trama.

    North by North-West (1959) –> Intrigo internazionale
    Lo ammetto, questo titolo ha molto più senso in italiano. Si potrebbe al massimo obiettare che sia un po’ troppo banale e dozzinale ma è certamente “immediato”. L’origine del titolo originale pare che sia da ricercare in una citazione di Shakespeare quando Amleto dice:

    I am only mad north by northwest. When the wind is southerly I know a hawk from a handsaw.

    In italiano si trova tradotto come:

    Io non sono pazzo che a nord-nord-ovest; quando il vento è dal sud, io conosco un falco da un airone.

    Quindi volendo essere fedeli al citazionismo si sarebbe potuto chiamare Nord Nord-Ovest. Un titolo che, come ho scritto, ha molto poco senso. Funzionerà in inglese forse ma non in italiano, non tutti i titoli possono avere traduzioni dirette, checché se ne dica.