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  • RAI MOVIE: IL CINEMA IN LINGUA ORIGINALE

     

    Dal sito dell’ufficio stampa RAI arriva il seguente comunicato
    Rai Movie, il canale dell’offerta digitale Rai dedicato al cinema, propone il martedì in prima serata, una rassegna di undici film trasmessi in lingua originale inglese sottotitolati in italiano. “Original Versione”, questo il nome della rassegna,  risponde alla crescente voglia di “ascoltare” i film in versione originale ed è pensata per un pubblico dinamico, curioso e sempre più stimolato dai nuovi modi di fruire il cinema, ma, soprattutto, un’imperdibile occasione per ascoltare le voci di Colin Farrell, Charlize Theron, James Franco, Sienna Miller, James Caviezel, Salma Hayek, Donald Sutherland, Michelle Pfeiffer, Kim Basinger, Woody Harrelson, Dennis Hopper e tanti altri. I titoli proposti sono di recente produzione e spaziano fra i diversi generi cinematografici: dalla commedia al thriller, dal dramma all’action. Nel cartellone di Original Version sono previsti,  il martedì alle 21.00,  i seguenti titoli:
    Martedì 27 settembre : “Ask the Dust” (Chiedi alla polvere, 2006) con Colin Farrell, Salma Hayek, Donald Sutherland
    Martedì 4 ottobre:  “Long Weekend” (Long Weekend, 2008) con James Caviezel
    Martedì 11 ottobre:  “Camille” (Camille, 2008) con James Franco, Sienna Miller
    Martedì 18 ottobre: “Things to Do Before You’re 30” (Cose da fare prima dei 30, 2005) con Dougray Scott, Billie Piper
    Martedì 25 ottobre: “While She Was Out” (Legittima offesa, 2008) con Kim Basinger
    Martedì 1 novembre: “Game of Death” (Game of Death, 2010) con Wesley Snipes
    Martedì 8 novembre: “Even Money” (Even Money, 2006) con Kim Basinger, Forrest Whitaker
    Martedì 15 novembre: “Sleepwalking” (Sleepwalking, 2008) con Charlize Theron, Woody Harrelson, Dennis Hopper
    Martedì 22 novembre: “The Cake Eaters” (Le vie del cuore, 2007) con Kristen Stewart, Elizabeth Ashley
    Martedì 29 novembre: “New York Stories” (New York Stories, 2007) con Nick Nolte, Woody Allen, Mia Farrow, Carole Bouquet
    Direi meglio tardi che mai… ma soprattutto beati quelli che hanno Rai Movie! Nella mia regione, tra le ultime in lista per il passaggio al digitale, non abbiamo il lusso di poterci vedere Rai Movie (se non in streaming via internet).
    Peccato che la lista di titoli sia la meno promettente di sempre. Long Weekend? Ma quella boiata era su Rai4 questo luglio e non me la rivedrei MAI!
    L’iniziativa è lodevole ma credo che alla gente interessi vedere “i classici” piuttosto che film nuovi ma a buon mercato (e quindi mediocri). Mettete in lingua originale Star Wars (1977), Pulp Fiction, Goodfellas (Quei bravi ragazzi), Taxi Driver, A Clockwork Orange (Arancia Meccanica), etc… e vedrete come schizzano gli ascolti. Cavoli persino un Harry Potter farebbe il botto di ascolti… invece no, continiuamo a finanziare con il canone RAI vari quiz televisivi in cui si regalano decine di migliaia di euro ogni singolo giorno a dei mentecatti.
    Da notare che non è chiaro se il titolo della rassegna sia Original Versione o Original Version. Entrambi i nomi vengono usati nel comunicato.

  • Ma che fine hanno fatto le scritte sul Muro? (The Wall)

    Copertina del film Pink Floyd The Wall con volto che urla "no!" e vignetta che elenca sottotitoli presenti sul DVD tranne l'italiano
    Mi stavo riguardando alcuni pezzi del film Pink Floyd “The Wall” che ho in DVD; vado a mettere i sottotitoli in italiano e scopro che non ci sono! Prendo il DVD, guardo il retro… no, niente sottotitoli italiani… ora che guardo meglio l’intera copertina è in inglese… ora che guardo ancora meglio mi accorgo che è un DVD import dal Regno Unito!!!

    nooooooooooooooo!

    Ma allora che diavolo di fine ha fatto la versione sottotitolata che passava in TV negli anni 90?” mi domando senza risposta! Ben presto scopro che non solo non esiste una “release” italiana di questo film, ma che nemmeno quella import dal Regno Unito è più tanto facile da trovare in Italia… difatti la si trova soprattutto su eBay ai soliti prezzi fuori dal mondo come soltanto i venditori italiani sanno fare (20-30 euro+spedizione) e da poche altre parti (l’unico che ho trovato più economico è su www.inandout.at). Io ricordo di averlo acquistato con i punti Esselunga alla sua uscita sul mercato italiano.

    Scena dal film The Wall di Alan Parker, martelli animati che marciano
    La beffa è che sul DVD italiano i sottotitoli disponibili sono: inglese, francese e spagnolo.
    Peccato che molti italiani non possano godere di questo film di Alan Parker, se non come un lungo film musicale intermezzato da scene di dialogo; eh sì, perché questo è proprio un film, non uno di quei DVD con le riprese di qualche concerto. Soltanto che mancando la sottotitolazione italiana viene meno la comprensione del film, almeno per una gran percentuale di potenziali spettatori nostrani. Rimane un film di nicchia per pochi fan ma non dovrebbe.

    Per i possessori del DVD sappiate che ce l’hanno messa in quel posto perché una versione sottotitolata passava in TV tanto tempo fa (se non ricordo male la possedeva la vecchia e cara Tele Monte Carlo, TMC).
    Anche la recente “limited edition” che vendono sempre nel Regno Unito è purtroppo esente da sottotitoli italiani. Non rimane che dispiacersi per l’occasione mancata. Il film è di grande valore culturale ed è uno scempio che sia venduto in Italia alla stregua del DVD di qualche concerto.

    Come al solito i consumatori italiani sono visti in questa ottica:

    Scena da The Wall dei Pink Floyd, bambini in fila con indosso maschere

  • Per fortuna non sono il solo ad infastidirsi…

    Chi mi legge spesso avrà notato come ogni tanto mi scagli contro l’uso a sproposito di parole anglosassoni in campo giornalistico, un fenomeno crescente sia in TV che sui giornali e che personalmente e vivamente detesto.
    Mi sono inbattuto in un articolo di Patrizio Nissirio (corrispondente da Londra per l’agenzia ANSA, esperto di cultura popolare e di massa degli Stati Uniti) sul portale Treccani.it che ha saputo mettere in parole tutta la frustrazione che provo ogni volta che in TV sento parlare di “rumori” (rumors), di Ministero del Welfare, utility car… etc!
    Vi invito dunque a leggere questo articolo intitolato “Giornalisti, ‘falsi amici’” (clicca sul titolo per aprire il collegamento) di cui qui riporto soltanto alcune citazioni che mi sono piaciute particolarmente:
    In una sottomissione culturale non richiesta, alimentata dalla falsa percezione di partecipare così ad un qualche “giro” internazionale, l’italiano viene stravolto con una pioggia di parole inglesi o calchi dell’inglese. Con un risultato: quello di ledere una lingua e promuovere una conoscenza presunta e spesso immaginaria dell’altra, il tutto arrecando grave danno alla chiarezza del discorso.
    Nel giornalismo italiano, in particolare televisivo, l’uso inappropriato, scorretto ed esagerato di parole in inglese si inserisce in un impoverimento generalizzato e in una banalizzazione della lingua utilizzata. Se si ha occasione, si confronti la cifra linguistica di un programma giornalistico o di intrattenimento odierno con quella di programmi degli anni Sessanta o Settanta. Quella televisione era fatta in larga misura da intellettuali attivi nel giornalismo (Andrea Barbato, Sergio Zavoli, per fare due esempi illustri), da comici dalla proprietà di linguaggio straordinaria (Walter Chiari). Quella di oggi ha in larga misura come protagonisti personaggi formatisi nel mondo televisivo, e quindi portatori di una lingua molto più elementare, piatta, ed omogeneizzata.
    “Senza dimenticare le colpe gravissime del doppiaggio di film e telefilm americani, spesso con traduzioni sbagliate e approssimative, che hanno fatto sì che in decine di telefilm i protagonisti mangiassero la pizza con i peperoni, che non esiste: esiste invece la pepperoni pizza, dove pepperoni è un salame piccante simile alla soppressata calabrese, di origine italoamericana.”
    “Qualcuno, nel para-inglese giornalistico, è un fans (plurale!) di questo o quell’artista, mentre una certa scoperta scientifica viene definita eccitante, con un calco sbagliato su exciting (‘entusiasmante’), e una linea telefonica riservata diventa dedicata, quando il traduttore all’impronta ricalca fedelmente e acriticamente la parola dedicated. Dilaga, intanto, l’uso di bipartisan, che fatalmente viene pronunciato com’è scritto, invece che nel modo corretto “baipartisan”.”
    “«Non si tratta quindi – prosegue Scarpa – di una difesa ad oltranza dell’italiano, che sconfina in un nazionalismo linguistico di stampo francese ma, per dirla con Cortelazzo […], di “un giustificato fastidio per l’inerzia e l’incuria con cui molti, anche tra coloro che scrivono per professione, usano la lingua e di un rifiuto di quell’eccessiva spinta all’esterofilia che ha coniato (molti) anglicismi adattati”».
    In Palombella rossa (1989) Nanni Moretti aggrediva la giornalista che gli parlava di trend negativo, tuonando: «Trend negativo? Ma come parli? Chi parla male pensa male. Le parole sono importanti».
    Difficile non condividere anche questa riflessione.

  • Fastidi quotidiani


    Ad imitazione di usanze comunicative moderne (Facebook) condivido con voi lettori un fastidio momentaneo e in ultima analisi di poca importanza.
    Poco fa ho udito un giornalista televisivo parlare di RUMORI, inteso come “RUMORS” ovvero “dicerie“, “pettegolezzi” o “voci di corridoio“. Insomma una caduta clamorosa sul più noto dei “falsi amici” (false friends). Ma questa gente non rischia un licenziamento? E’ pur vero che la parola “rumore” ha anche il significato di “pettegolezzo” (fonte Zingarelli) ma è da intendersi come “fatto clamoroso che desta scalpore” non certo come sinonimo di pettegolezzo/diceria da usare in QUALSIASI caso. In italiano si può dire “Wikileaks ha fatto molto rumore per nulla“. Ma non che “secondo alcuni rumori del calciomercato il Roma si comprerà Alvarez“. E’ evidente che l’origine bastarda di questo “rumori” è “rumors“, non certo una ricercatezza letteraria del giornalista sportivo di turno.
    (post inviato da iPad®)
    Scherzavo riguardo all’iPad! E chi se lo può permettere? Non mi sono ancora venduto un rene per comprarmene uno!

  • Quei "deliziosi" GNOCCHI DI LICHENE!

    Marshmallow abbrustoliti sul fuoco del campeggio, chiamati gnocchi di lichene nel film Ghostbusters
    Per decenni ci siamo chiesti “ma che diavolo sono questi cavolo di Marshmallow di cui parlano in ogni film americano?”. Appena capito che si tratta di quei tubetti (apparentemente fatti di zucchero) bianchi e rosa, morbidi, che al supermercato nessuno compra… era doveroso sollevare un sopracciglio di disappunto.

    In Italia sono importati da decenni ma ben pochi italiani se li sono mai filati più di tanto. Decisamente le caramelle meno interessanti dal carretto dei dolciumi dei luna park. Negli Stati Uniti hanno invece la stessa fama che avevano in Italia gli ovetti Kinder (i Kinder Sorpresa, a proposito li fanno ancora?).

    La prima volta che sentii parlare di questi Marshmallow è stato nel film degli Ghostbusters –Acchiappafantasmi (1985) dove un malaugurato pensiero di Dan Aykroyd fa si che un malefico Dio ittita si presenti nella forma ormai facente parte della cultura popolare, quella dell’uomo della pubblicità dei Marshmallow, lo Stay Puft marshmallow-man.

    Stay Puft Marshmallow Man, l'uomo della pubblicità degli gnocchi di lichene. Scena dal film Ghostbusters - Acchiappafantasmi
    Storicamente in Italia vengono prima conosciuti con i fumetti di Snoopy e Charlie Brown in cui si parla dei Marshmallow arrostiti sul fuoco da campeggio (uno stereotipo proprio dei Marshmallow) e alla loro prima apparizione (dal 1963) vennero tradotti con un nome di fantasia: toffolette. Nome carino, fantasioso ma anche piuttosto misterioso. I lettori italiani di Peanuts si saranno spesso chiesti che diavolo fossero queste toffolette e dove acquistarle. (Tra i traduttori di Peanuts figura anche Umberto Eco, che sia stata una sua idea?)

    Snoopy che abbrustolisce i Marshmallow anche noti come Toffolette
    Vent’anni dopo, la generazione successiva a quella dei primi lettori di Peanuts avrebbe ritrovato i dolci Marshmallow nel film Ghostbusters ma con un’altra traduzione. Nella versione doppiata in italiano, Dan Aykroyd descrive i Marshmallow come “gnocchi di lichene“. In realtà i licheni non c’entrano proprio niente, al massimo avrebbe dovuto dire gnocchi di malva. Difatti l’altea comune, della famiglia delle Malvaceae, era usata originariamente per produrre questi dolciumi. Il loro nome deriva proprio dal nome comune che ha questa pianta (Marshmallow appunto), un accostamento di “marsh” (=palude, l’ambiente in cui cresce questa pianta) e “mallow” (=malva).

    Dovremmo forse chiamare i Marshmallow “dolcetti di malva palustre”? No, per carità! Prima di tutto perché non se li comprerebbe nessuno e poi perché “Marshmallow” ormai è praticamente un marchio registrato ed ogni volta che i doppiatori cercano di tradurre la parola si hanno sempre risultati disastrosi. Tra l’altro i Marshmallow sono secoli che non li fanno più con l’estratto di malva palustre. Come ogni alimento moderno che si rispetti adesso sono prodotti in maniera industriale, non contengono alcuna sostanza benefica e fanno felicissimi i dentisti. (sarei più curioso di provare invece quelli fatti con estratto di malva che indubbiamente avranno avuto anche degli effetti benefici sulla salute (vedasi le proprietà terapeutiche dell’altea comune).

    Ritornando brevemente agli gnocchi di lichene dei Ghostbusters, bisogna specificare che, al contrario della malva, il lichene non è neanche una pianta. Mi domando sinceramente come gli sia venuto di descriverli come “gnocchi di lichene”. Che abbiano creduto davvero che si trattasse di questo? Era pur sempre il 1984 e non c’era certo Wikipedia a portata di mano, qualche scusante quindi gliela darei ai traduttori.
    La frase originale era:

    We used to roast StayPuft marshmallows by the fire at Camp Waconda

    Tuttavia sarebbe risultata poco comprensibile al pubblico italiano (una frase densa di riferimenti alla nostalgia americana legata ai campeggi estivi, dove una delle abitudini più comuni era quella di abbrustolire i Marshmallow sul fuoco) quindi i doppiatori optarono per la seguente frase:

    non c’è niente di più soffice e dolce di quei candidi gnocchi di lichene.

    La frase italiana mantiene un tono nostalgico anche se sembra più una stravagante passione privata del personaggio di Dan Aykroyd verso questo prodotto immaginario piuttosto che un qualcosa con cui tutti gli spettatori dovrebbero avere familiarità. Difficile immaginare come altro avrebbero potuto tradurla negli anni ’80.

    Una volta li ho comprati per curiosità e li ho messi nel latte come vidi fare nei Simpson (a ripensarci… che idea stupida!), alla fine mi sono ritrovato con una cosa che era praticamente latte e pezzi di gomma perché non sapevo che il latte andava prima riscaldato, nei Simpson non lo specificavano. Credo sia stata la peggiore colazione di sempre. Non ho provato ad abbrustolirli sul fuoco ma direi che mangiarmi caramellacce gommose bruciacchiate non è il mio sogno nel cassetto. In campeggio al massimo abbrustolirei delle salsicce, altro che dolciumi da fiera di paese.

  • Quei nomi italioti… Una storia di nomi alterati per il doppiaggio italiano

    Non è infrequente che nella traduzione dall’inglese all’italiano il nome di alcuni personaggi possa essere alterato. La ragione è da ricercare prevalentemente in quella cultura italiana un po’ nazionalistica, retaggio di inizi novecento e protrattasi fino alla fine degli anni ’70 e primi anni ’80, in cui non era insolito adattare non solo il linguaggio ma anche il nome dei personaggi in modo da renderli più pronunciabili e/o memorabili ad un pubblico quasi completamente a digiuno di inglese.

    Seppur questa abitudine stia andando a scomparire (talvolta per andare all’esatto opposto con un uso del’inglese a sproposito e in maniera eccessiva), resiste tenacemente in molte serie televisive e nei cartoni giapponesi, anche se per motivi diversi. Qui vediamo difatti la creatività adattata al lucro. Spesso per vendere meglio una serie televisiva in Italia se ne cambiano trama, personaggi, religione, riferimenti e quant’altro (si! Sto parlando del caso “La Tata” su cui un giorno ritornerò).

    Fin ora ho parlato di questo argomento soltanto “en passant” ma ecco un post ad hoc. Riporto alcuni esempi di cambiamento di nome che ho in mente:

    Alterazione dei nomi nei Simpson

    Moe diventa Boe costringendo continuamente a sostituire l’insegna del suo bar nella versione italiana.
    Nomi alterati che invece non mi disturbano più di tanto sono:
    il commissario Winchester (in inglese Wiggum, originato dal cognome della madre di Matt Groening), la Prof.ssa Kaprapall (geniale alterazione dell’originale Krabappel che in realtà non fa riferimento né a capre né a “palle”, quindi decisamente più divertente in italiano. Carino l’accostamento di “capra” e “palla” usato per un’insegnante. Un nome direi quasi dickensiano). Spada, Secco Jones e Patata (originariamente Dolph, Jimbo Jones e Kearny. In italiano al posto dei nomi gli sono stati dati dei soprannomi che si adattano bene ai personaggi, Patata ha la testa rasata, Secco è allampanato e Spada, immagino perché ha l’aspetto di un fighetto)
    Otto Disc (in originale “Otto Mann“. Ha un suo senso che si chiami Otto Disc quindi il suo nome in italiano non mi dispiace)

    A meno che non mi sia dimenticato qualcuno non dovrebbero esserci altri nomi alterati. Quindi il danno si limita solo a Boe tutto sommato. Per altro vedi mio precedente post Simpson Pro e Contro

    Alterazione dei nomi nella saga di Alien

    Il nome del personaggio interpretato da Sigourney Weaver, “Ripley” viene pronunciato “RàIPLEI” nel primo Alien, per poi riprendre la sua forma consueta di “RìPLI”. Questi eccessi di pronunce inglesi sono sempre molto balzani e fastidiosi, come quelli che pronunciano “Predator” come predèitor. Le inconsistenze nella pronuncia dei nomi tra il primo e il secondo film non si limitano a questo, difatti in Aliens – Scontro finale quando Ripley parla del defunto Kane in italiano il nome è pronunciato Krane (letto “crein” invece che “chein”), se non lo ripetesse due volte di fila lo si noterebbe a stento!

    Visto che siamo in tema fantascienza, ritorno brevemente sulla pronuncia di “predator”: è su youtube che ho sentito alcuni italioti pronunciare “Predator” come predèitor. ERRORE!!! In originale lo si pronuncia esattamente come è scritto. Altrimenti perché non pronunciare Alien come alàien? Scusate se mi ci impunto ma mi fanno innervosire quelli che fanno recensioni in italiano facendo finta d’essere colti ed esperti nell’uso dell’inglese riempiendoci di inutili parole anglosassoni per darsi un qualche spessore e poi cascano come pere cotte su cose così banali. Basta guardarsi un trailer di uno dei tanti film di Predator per accertarsi della pronuncia se proprio ci tenete tanto. Forse dire semplicemente “predator” sembrava troppo… “italiano”?

    Nomi alterati nella saga di Harry Potter

    Se l’alterazione di certi nomi e cognomi può far sollevare un sopracciglio di disappunto a coloro che hanno letto i libri di questa saga in inglese, è chiaro che queste scelte sono proprio da ricondurre al pubblico di destinazione di questi libri (vi ricordo che erano nati come libri per bambini) e in realtà nell’argomento dell’italianizzazione di alcuni di questi nomi non mi ci immischio nemmeno. Tra scelte azzeccate e altre molto meno, questo è il link Traduzione_in_italiano_di_Harry_Potter su Wikipedia (ora non più disponibile ma ancora visionabile su Internet Archives), dove potrete trovare la lista “nomi originali vs. nomi italiani” insieme ad altre infelici scelte di traduzione.

    Inoltre non trascurate la voce “Harry Potter” sulla nonciclopedia che, oltre a dare un’immaginaria traduzione del nome di Harry Potter (Arrigo Giacomo detto er Pentolaio, nome d’arte di Enrico Vasaio per gli amici Harry James Potter), indirettamente dà un’idea di quanto siamo stati fortunati che i personaggi principali non abbiano ricevuto la stessa italianizzazione dei cognomi toccata invece a tutti gli altri personaggi. Una possibilità tutt’altro che remota!

    Nomi alterati in Ghostbusters 2

    Nel film “Ghostbusters” il personaggio di Bill Murrey, Venkman, viene pronunciato “Venkman” nel primo film e “Vinkman” nel secondo. In inglese “Venkman” si pronuncia così come si scrive.
    Quella di Ghostbusters II non è l’unica peculiarità di pronuncia. Nello stesso film il nome della nave Titanic invece che “taitanic” (all’inglese) oppure “titànic” (all’italiana) viene detto con la C finale pronunciata come in Greenwich o John Malkovich. Diventa così “tìtani-č” con l’accento sulla prima i ad aggravare il tutto (tra le varie pronunce possibili, sicuramente la più balzana!). Considerato il significato originale di “TITANICA” la pronuncia all’italiana dello sfortunato transatlantico non può che finire con una C pronunciata come come in “picnic”. Se dire “titanič” non è proprio un errore (perché contemplato da qualche dizionario), è sicuramente tra le pronunce meno usuali.

    Nomi alterati ne’ La Famiglia Addams

    Il personaggio più amato di sempre è certamente “Mano” che in inglese non si chiama “Hand” ma “Thing” (Cosa). Il che ha creato qualche conflitto con un altro personaggio, il Cugino Coso (o Cugino It, originariamente Cousin Itt). Onestamente trovo più divertente e appropriato il nome di “Mano” rispetto a “Cosa”. Nel film “Il Silenzio dei Prosciutti” il piede che esce dalla scatola a imitazione di Mano degli Addams viene chiamato in inglese “Smelly Thing” e in italiano “Piede puzzolente“, mantenendo la battuta in riferimento agli Addams in entrambe le lingue. A proposito c’è da dire che il Silenzio dei Prosciutti ha pressappoco le stesse battute sia in inglese che in italiano e lo so che lo odiano tutti quel film ma come parodia di Psycho secondo me è la migliore  con la scena più memorabile di tutte le parodie di Hitchcock: l’omicidio dell’investigatore privato che cade dalle scale per un infinità di tempo.

    Alterazione dei nomi in Psycho (1960)

    Rimanendo in tema di Hitchcock, la celebre vittima uccisa sotto la doccia si chiama Marion e la pronuncia in inglese è Màrion anche se in italiano il nome è pronunciato Mariòn. Immagino che la paura dei traduttori fosse quella che all’orecchio degli spettatori italioti quel Màrion potesse suonare troppo come Mario (tipico nome da idraulico coi baffi), il che sarebbe risultato alquanto spiacevole. Col senno di poi, però, quel Mariòn suona un po’ sciocco.

    Alterazione dei nomi nei film di Arma Letale

    Nella serie Arma Letale il nome del personaggio di Danny Glover, il sergente Murtaugh, viene pronunciato “martaf” nel primo film e “martag” nei seguenti tre. Il problema è che in inglese la pronuncia, come spesso accade, risulta molto ambigua in quanto viene pronunciato come “marta’ ” (con finale tronco). Che non si siano accordati sulla pronuncia italiana tra il primo e i seguenti film è tuttavia fastidioso.

    I nomi alterati di Ritorno al Futuro

    In Ritorno al Futuro, come già mi pare di aver detto (e come è ormai stranoto a TUTTI), Marty McFly assume l’alias di “Levi Strauss” anche se in originale era Calvin Klein (marca evidentemente non molto nota in Italia all’epoca). Lo aggiungo in questa lista perché a tutti gli effetti “Levi Strauss” è in qualche modo un personaggio del film.

    C’è un mio breve post su Ritorno al Futuro in questo stesso blog (seguite questo link).

    L’ispettore Callaghan

    nella quale, come ho già detto qui, il cognome del protagonista è stato alterato da Callahan in Callaghan per favorirne la pronuncia italiana. Negli anni ’70 veniva data molta attenzione alla pronuncia, per facilitare la comprensione di un pubblico italiano non abituato a nomi stranieri. Solo tre anni prima di Harry Callahan/Callaghan, nel film Disney Un maggiolino tutto matto (The Love Bug, 1968), i doppiatori avevano grossi problemi nel pronunciare il cognome Douglas, che oggi invece daremmo per scontato.

    Nomi alterati nella vecchia saga di Guerre Stellari

    Vi stavate chiedendo perchè non la nominavo, eh? Beh credo che tutto quello che ci sia da dire sulle alterazioni dei nomi di questa saga sia già stato ampiamente trattato in questo articolo del sito di guerrestellari.net (leggete questo link una volta per tutte!). Anche io accennai qualcosa a riguardo nel mio primo post su questo blog. Per concludere e farla breve, concordo praticamente in pieno con le osservazioni di Lorenzo Frati.

    A tutti gli italioti adolescenti che vengono a conoscenza di Guerre stellari guardandosi prima gli episodi I, II e III e che corrono sui forum a scrivere che “Ian Solo” in realtà era originariamente “Han Solo” (!!!!!!!!!!), come se questo fosse il crimine peggiore mai commesso nella storia dei doppiaggi in italiano, vi invito a leggere quell’articolo di Lorenzo Frati che illustra bene il motivo dietro l’italianizzazione di alcuni nomi. Poi chiedete a papà di farvi vedere i vecchi Guerre stellari (in inglese o in italiano, come preferite) e infine buttate i nuovi episodi che non sono buoni manco come sottobicchieri.

    Nomi alterati in Via col vento

    Non posso non citare il caso “Via col vento” che uscì in Italia con molti doppiaggi (forse un giorno gli dedicherò un articolo a posta) ma che certamente il primo rimase tra i più memorabili con nomi italianizzati alla maniera fascista (ma pratica nota da molto prima di Mussolini) come già lo furono personaggi del calibro di Giulio Verne (Jules Verne), Carlo Linneo (Carl von Linné) e Tommaso Moro (Thomas Moore). È mio dovere far notare che è proprio questa “filosofia” che diede il via al doppiaggio.

    Ad ogni modo in Via Col Vento abbiamo “Charles Hamilton” che diventa “Carlo Hamilton“, “Frank Kennedy” diventò “Franco Kennedy” e “Lydia Wilkes” che fu chiamta “India” (alé! Viva la fantasia). Ultimo ma certamente non meno importante, Scarlett O’Hara che diventò immancabilmente e memorabilmente “Rossella O’Hara“!

    Successivi ridoppiaggi riportarono ad una traduzione più fedele e soprattutto con i nomi originali, tutti eccetto quello di Rossella, ormai diventata troppo famosa con quel nome… e francamente ce ne infischiamo, purché non si sentano cose come Franco Kennedy e Carlo Hamilton altrimenti voglio anche il presidente degli Stati Uniti Giovanni Fitzgeraldo Kennedy, la moglie Giacomina Kennedy e la presunta amante Marilina Monroe!

  • Quelle parole insopportabili…

    Questa è una lista di alcuni forzati inglesismi che i traduttori rischiano disgraziatamente di far diventare parte dell’italiano di tutti i giorni; alcuni di questi sono molto comuni soprattutto nelle serie tv:
    “Maschio alfa” (alpha male) invece di “maschio dominante”
    La parola italiana “dominante” offre già di per sé la spiegazione del suo significato. Nel campo dell’etologia si definisce “alfa” quell’animale che occupa il ruolo di “capo” in un gruppo di simili (comportamento molto comune tra i mammiferi); in generale è quello che per primo ha diritto di mangiare e di accoppiarsi in quanto più forte e affermato individuo del gruppo. Questo cosiddetto “maschio alfa” lo abbiamo sentito nominare spesso da quegli ignoranti dei giornalisti che, nell’assai poco scandaloso caso di Wikileaks, si improvvisarono anche traduttori con risultati tragici; difatti nel sentire Putin esser definito come “maschio alfa” la maggior parte degli italiani rimase un po’ perplessa; il termine in italiano è piuttosto settoriale e non certo d’uso comune (come se adesso chiamassi le mandorle “amigdale” o se sostituissi la parola “luce” con “radiazione”… “mi metto gli occhiali da sole perchè questa radiazione mi abbaglia!”, “accendi la radiazione, non si vede niente in questa stanza buia”). Avremmo avuto una qualche reazione nel sentir dire invece che Putin era considerato “maschio dominante”; definizione che certo avrebbe avuto un qualche senso e ci avrebbe dato un’idea di quanto fossero fesse alcune di quelle relazioni inviate dagli ambasciatori statunitensi (roba da rotocalco da parrucchiera; indubbiamente meritati quegli stipendi da 6-10.000 euro al mese dati agli ambasciatori per fare del gossip da quattro soldi!).
    Questa del maschio alfa è una delle tante concezioni sociali legate unicamente alla cultura americana dove piace fare paralleli tra animali selvatici che inseguono gazzelle nella savana e mammiferi che cacano nella tazza del cesso, equiparandoli. In alcuni casi questi concetti sono spinti verso una deprecabile quanto inutile “etologia sociale” in cui il maschio alfa è inteso come l’individuo di maggior successo nella società (in un mondo capitalista e arrivista); lo stesso individuo che magari allo stato selvatico si dovrebbe accontentare degli avanzi della gazzella, quelli lasciatigli dal branco.
    Quindi se in America definire un individuo come “alpha male” ha un suo senso (per quanto linguisticamente e culturalmente sciocco), in Italia anche a tradurre bene il termine “alpha male” come “maschio dominante”, questa definizione, quando applicata ad una persona, lascia il tempo che trova! Mi auguro di non sentire più sciocchezze come “maschio alfa” e spero che il termine “maschio dominante” rimanga giustamente relegato ai documentari di SuperQuark sui leoni del Serengeti e non usato per descrivere capitani d’industria o personaggi molto autoritari.
    “Caucasico” (caucasian male) invece di uomo “bianco”
    In italiano non ha senso dire caucasico a meno che non si parli di una persona che viene dalla regione del Caucaso! La vogliamo finire col tradurre “caucasian” con “caucasico”? Davvero non sopporto più di sentirlo. In italiano semplicemente non ha senso ed è stupido che ci venga propinata questa baggianata ad ogni scienti-poliziesco che vediamo in TV. Purtroppo di recente l’ho sentito anche nei telegiornali RAI e la cosa è gravissima! Roba da licenziamento in tronco, da cacciare fuori a pedate il giorno stesso. Nello stesso articolo che ho ritrovato online sul sito del TG1 si legge “si stanno setacciando gli archivi dei Cold Case per vagliare analogie con casi analoghi“. Evidentemente il giornalista era patito/a di serie TV americane. Ci vorrebbe una punizione medievale per questi professionisti che diffondono ignoranza così gratuitamente.
    Di traduzioni errate dalle serie TV si parla anche in questo divertente articolo.
    “Computers”
    Nei doppiaggi talvolta si sente parlare di computers. E’ una regola grammaticale che le parole straniere non abbiano il plurale. Difatti in Italia non guidiamo camions, non guardiamo films, le star del cinema (non stars) non hanno molti fans ma molti “fan”. Non beviamo nei bars né ci ubriachiamo nei pubs, non prenotiamo dei tickets né ci piacciono i leaders. Guerre Stellari ha tre prequel ma non tre prequels.
    Per lo stesso motivo “The Simpsons” in Italia sono stati intitolati “I Simpson” (e non “I Simpsons“) e “Family Guy”, per fare un parallelo con i Simpson, si chiama qui da noi “I Griffin” (e non “I Griffins“).
    Inoltre TUTTI sanno oramai che spesso termini medico-scientifici (ma non solo) vengono maltradotti: i soliti esempi stranoti sono nitrogen che diventa nitrogeno invece di azoto (vedi Alien, 1979 e moltissimi, innumerevoli altri film), scalpel diventa scalpello invece che bisturi, il Castor Oil dei cartoni dovrebbe essere olio di ricino e non Olio di Castoro (questa mi ha sempre fatto ridere), silicon non è silicone ma silicio etc etc… questa lista ormai la sapete tutti no?
    Fanno ridere poi i finti saccenti, i furbèga masticabrodo, che vanno a farsi delle sciocche ricerche sul vocabolario (rispolverato soltanto per l’occasione e magari unico “libro” in casa) per sostenere pubblicamente (sentendosi anche molto scaltri) che la parola nitrogeno esiste come locuzione arcaica e che di conseguenza la traduzione “nitrogen = nitrogeno” non è del tutto errata, anzi addirittura benvenuta! Beh, cari miei nitrogenisti, nel film o cartone che sia, parole inglesi come silicon o nitrogen non sono oscure e arcaiche ma di conoscenza molto comune che chiunque può comprendere anche non conoscendo gli arcaismi della propria lingua, quindi tradurre nitrogen come nitrogeno sarebbe comunque un errore anche supponendo per assurdo che il traduttore abbia volutamente scelto di usare una parola arcaica della lingua italiana. Se in originale non era una parola arcaica non si capisce perchè lo possa essere nella traduzione italiana.
    Altrimenti, seguendo un simile ragionamento potremo aspettarci di sentir tradotta la storia di Dickens “A Christmas Carol” come “Una Caròla di Natale“. Il film “A Letto Col Nemico”, perchè non chiamarlo “Nel Talamo Col Nemico“? Perchè non tradurre “desktop” come “deschetto”? Il film di animazione “Cattivissimo me” sarebbe indubbiamente traducibile come “Reprobo me“!
    La colpa di questi errori molte volte sta nelle traduzioni fatte a tamburo battente, in fretta e furia, perchè oggi giorno il tempo è denaro, tutto deve essere fatto in grosse quantità e con poca cura, senza contare che i fan italiani delle serie televisive americane esigono prodotti doppiati il più presto possibile così da godersi una visione quasi in contemporanea con l’uscita in America (salvo poi lamentarsi che la serie in lingua originale era molto meglio sotto tutti i punti di vista).
     

  • SPECIALE TITOLI ITALIOTI – La casa de' "La Casa"

    Titolo italiota con locandina italiota

    LA CASA (1981)
    La Casa (The Evil Dead) di Sam Raimi in Italia oltre ad avere un titolo differente dall’originale ha anche una copertina tutta italiana (o italiota dovrei dire) che niente ha a che vedere con il film in questione.
    Questo è il luogo dove si svolge il film, una baracca nei boschi…

    Questa la copertina italiana…

    Questa la casa di Psycho, evidente ispirazione poiché è assolutamente identica dal primo all’ultimo dettaglio.

    Ignoro totalmente il perché, il quando, il dove, il come… di questo poster. Mi pare che ancora una volta i distributori italiani abbiano giocato sporco cercando di attirare più pubblico possibile suggerendo un film totalmente differente grazie a copertine e titoli fuorvianti. Addirittura con la madre di Norman Bates alla finestra… insomma, o l’avete riciclata questa copertina o l’avete copiata, in ogni caso non centra assolutamente niente con il film pubblicizzato che invece si svolge in una baracca sgangherata.

  • Quelle parolacce intraducibili…

    Portafoglio di Samuel Jackson in Pulp fiction con la dicitura Bad Motherfucker

    S. L. Jackson: Adesso voglio che tu guardi in quel sacco, e trovi il mio portafogli.

    Tim Roth: E qual è?

    S. L. Jackson: Quello con la scritta “brutto figlio di puttana”!

    Talvolta lo si è sentito tradotto alla lettera ma per fortuna sono rarissimi i casi in cui “motherfucker” viene tradotto in questo modo. Copioso nei film di Tarantino ma non solo. La celebre frase di Bruce Willis in Die Hard è “Yippee ki-yay, motherfucker” tradotto come “Yippy-ya-ye, pezzo di merda”. Sul portafoglio di Samuel Jackson in Pulp Fiction appare la scritta “BAD MOTHERFUCKER”.

    Questo improperio a dir poco Freudiano non ha una corrispondenza nella nostra lingua e perciò offre una vasta gamma di possibili traduzioni:

    • pezzo di merda
    • stronzo
    • figlio di puttana
    • stronzo figlio di puttana (per aumentare la dose)
    • bastardo
    • etc…

    Qualsiasi insulto italiano sembra quasi un complimento se comparato con il significato dell’offesa originale la quale raggiunge livelli di volgarità impensati e impensabili in Italia.
    In italiano la sacra figura materna non si tocca, ragione per cui non esiste una corrispondenza diretta, è una di quelle parolacce intraducibili, non direttamente almeno, e che quindi è ovvio che cambi da film a film a seconda della situazione, del contesto.