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  • Category Archives: Critiche varie
  • Non avete mai sentito parlare del Falcone Millenario? Shame on you!



    Quando ho letto questa frase sulla versione romanzata di Guerre Stellari ho avuto la stessa reazione di Obi Wan Kenobi. Ma cominciamo dal principio…

    “NOVELIZATION”… MA CHE E’?

    Sapete quei mercatini che si trovano nelle città balneari italiane del centro italia dove accanto al banco ricolmo di attrezzature militari dall’ex-unione sovietica (in realtà robaccia prodotta in Cina) c’è sempre, ma dico sempre, almeno un banchino che vende libri usati a 1-3 euro? Quei banchini sono la cosa che più adoro dell’andare in vacanza. In uno di questi, anni fa, acquistai in un sol colpo la versione romanzata di Guerre Stellari e di Alien (entrambi scritti da Alan Dean Foster) spendendo 2 euro in totale. In inglese si chiamano “novelization“, in italiano “trasposizione letteraria” e sono forse più celebri all’estero che in Italia. In pratica sono romanzi che si basano sulla sceneggiatura dell’omonimo film e che escono in concomitanza con quest’ultimo (o persino prima!). Adesso non se ne producono più di questi libri (nessuno legge più) ma negli anni ’70-’80 andavano molto di moda.

    “NOVELIZATION”… MA A CHE PRO?

    Se pensate che leggersi un libro basato su un film sia inutile (avete già visto il film no? Perché rileggersi la stessa storia?) sappiate di essere in grave errore. Il bello di queste trasposizioni letterarie è che di solito venivano scritte mentre il film era ancora in lavorazione, quindi si basano quasi interamente sulla sceneggiatura piuttosto che sul prodotto “visivo” finale. Il vantaggio di ciò è che questi libri contengono quasi sempre scene tagliate o battute leggermente alterate… altrimenti come credete fosse possibile che negli anni prima di Internet i fan di Guerre Stellari potessero sapere di scene tagliate che Lucas ha tirato fuori solo adesso, nel 2012? La risposta è: proprio grazie alle trasposizioni letterarie.
    L’unica pecca relativa alle “novelization” è che non tutti sono capaci di scrivere una buona trasposizione, fin ora ho letto soltanto le opere di Alan Dean Foster (che è uno scrittore molto capace) ma ce ne sono altri a dir poco dozzinali; ad esempio mi capitò di sfogliare l’adattamento letterario de’ I Predatori dell’Arca Perduta che ho chiuso con rabbia dopo le prime due righe, questo perché lo scrittore, invece di farne una “trasposizione letteraria”, aveva optato per una “trasposizione grafica” dove venivano descritti come prima cosa i vestiti del protagonista, il cappello in particolare. Foster è invece un genio, uno che riesce a scrivervi di Alien senza mai descrivere l’alieno e, nonostante ciò, mantenere viva l’attenzione fino all’ultima riga (difatti lo scriveva mentre il film era ancora in lavorazione e l’alieno non era visibile a nessuno eccetto che a Ridley Scott e l’artista Giger, la sceneggiatura inoltre non lo descriveva). Non solo questo, ma Foster ha l’ardire di infilare nel romanzo anche questioni e riflessioni non trattate nel film e che rendono il libro stesso appunto un “libro” e non una cronaca delle scene del film. Questo è il genio, scrivere la storia di un film senza cadere nell’errore di descriverlo in maniera visiva. Il libro è un mezzo che non deve essere visivo, per quello basta il film.

    PERLE RARE


    Ebbene qualche tempo fa mi sono finalmente letto Guerre Stellari, pubblicato nel 1977 da Oscar Mondadori. Pensavate di consocere Guerre Stellari e invece ecco che Foster vi catapulta in una versione letteraria inaspettatamente gradevole e non priva di sorprese, anzi densa di elementi e dettagli nuovi anche per i conoscitori del film di lunga data come me.
    Ah, so che state pensando “ma lì c’è scritto che l’ha scritto George Lucas! Non Alan Dean Foster“, ebbene Lucas da megalomane che è sempre stato ha voluto il suo nome anche sul libro perché, dice, “è un’idea sua“, anche se la penna non lo è. Ditemi voi. Invece chissà perché nella versione romanzata di THX 1138 (anche questa ben scritta, opera di Ben Bova e ben tradotta in italiano per Urania) e degli stessi seguiti di Guerre Stellari il suo nome non appare.
    Comunque, ritornando all’adattamento letterario di Guerre Stellari, la curiosità maggiore è stata la sua traduzione italiana evidentemente realizzata prima del doppiaggio italiano, indipendentemente (o almeno in parte). L’adattamento ne è risultato infatti diverso seppur in maniera “curiosa”…

    TANTO TEMPO FA, IN UN’ITALIA LONTANA LONTANA…

    I nomi sono rimasti identici a quelli originali, quindi abbiamo Han Solo e non Ian Solo, Darth Vader e non Darth Fener, R2-D2 al posto di C1-P8 etc. Questo non scioccherebbe minimamente se poi non leggessimo altri nomi tradotti in italiano come ad esempio il “Falcone Millenario” (Millennium Falcon, rimasto invariato nel doppiaggio dato che è il nome di una nave). Altre cose hanno invece trovato un adattamento parallelo: “sand people” per esempio è stato tradotto come “insabbiati” al contrario dei “sabbipodi” del doppiaggio (devo ammettere che è carino anche quello di “insabbiati”).
    Poi arriviamo alla nota dolente, arriviamo fino alle radici stesse del mio blog…
    Quando ho iniziato a leggere il libro e ho visto che i nomi erano riportati all’inglese mi sono detto: “ah, una traduzione indipendente… beh, almeno per la versione letteraria AVRANNO azzeccato correttamente questa guerra dei cloni! Devono averlo fatto!”…

    PORCA PUTTANA!


    Sorpresa sorpresa… non ci azzeccarono! Anche qui c’è un grave errore, “Clone Wars” è stato infatti tradotto come: le guerre di Clone.
    Cioè possiamo presumere che ci sia un pianeta o un sistema nella galassia che si chiama Clone e sul quale si sono combattute tante guerre intergalattiche, un po’ come secoli fa quando paesi in guerra si davano appuntamento su determinati campi di battaglia per decidere il possesso di altre regioni (diverse e lontane da quelle in cui si combatteva). Oppure potremmo pensare che ci fosse un tizio di nome Clone, signore della guerra, che ha dato battaglia a mezza galassia?
    Lasciatemi esclamare un liberatorio: MA CHE CAZZO!!!
    “Clone wars” tradotto come “guerre di Clone”? Ma se fosse stato veramente “guerre di Clone” in inglese avrebbe letto “the Wars of Clone”. La Guerra delle due Rose si chiama di fatti The Wars of the Roses, non “the Rose Wars”. Clone wars, cazzo, è così difficile comprenderlo correttamente? La guerra… dei cloni. E’ così difficile??? LO E’ DAVVERO PER UN TRADUTTORE PROFESSIONISTA???
    Similmente noterete in un immagine successiva come anche “Jedi knight” sia stato tradotto come “cavaliere di Jedi”, anche qui si potrebbe obiettare che “Templar knights” si traduca come “cavalieri templari” e non “cavalieri di Templar”, e i “Teutonic knights” non sono “i cavalieri di Teutone”. Per il resto, il libro è tradotto molto bene.

    OBI WAN NON MENTE

    Cambiando argomento, ho altre curiosità per gli interessati… eccovi l’ennesima conferma che l’idea di Darth Vader come padre di Luke Skywalker arrivò soltanto nella scrittura del secondo film (L’Impero Colpisce Ancora) e non faceva già parte di una pianificatissima trama dove tutto era già stato deciso quasi scena per scena dai tempi del college come ci vorrebbe farci credere Lucas a posteriori nelle sue architettatissime interviste:

    Obi Wan non vuole mentire a Luke e gli dice che il padre di Luke fu fu tradito e assassinato da Darth Vader. Vienicelo a ridire dopo aver visto L’Impero Colpisce Ancora.

    NUOVE TRADUZIONI NUOVI ORRORI

    In occasione dell’imminente minaccia fantasma, nel 1999 vengono ripubblicate in un unico volume le tre trasposizioni della vecchia trilogia con notevoli alterazioni della trama e dei dialoghi in modo da far combaciare meglio le battute con il copione del film, eliminado cose scomode come Obi Wan che sostiene di dire la verità riguardo al padre di Luke e cose del genere. I nomi vengono riportati alla loro versione italiana. Addio ai dialoghi ben scritti di Alan Dean Foster e benvenuti nuovi dialoghi sciattamente ricopiati pari pari dal film e dove Obi Wan fa persino riferimento ad un mynock, quelle creature che rosicchiano il Millennium Falcon nell’impero colpisce ancora. Non ci credete? Mi avete letto fino ad ora e ancora non mi credete? Io parlo sempre “fonti alla mano”. Ecco qui:

    La versione italiana ha un diverso traduttore rispetto ai precedenti e ovviamente una nuova traduzione dove Clone Wars diventa (finalmente) Guerre dei Cloni… peccato che “Episodio II: L’Attacco dei Cloni” parlerà invece di una “Guerra dei Cloni” al singolare (come è giusto che sia). Quindi a tutti gli effetti non c’è NESSUNA traduzione italiana in cui “Guerra dei Cloni” venga tradotta correttamente: il film si parla di Guerre dei Quoti, nella trasposizione letteraria del 1977 di Guerre di Clone, nella riedizione del 1999 di Guerre dei Cloni.

    Se vi siete interessati alla versione romanzata di Guerre Stellari recuperatevi la versione Mondadori del 1977 (non costano molto su ebay), è una buona lettura estiva. Evitate ovviamente la riedizione moderna che proprio come i film ha subito numerosi ritocchi che l’hanno rovinata. Obi Wan che parla di Mynock… quella non gliela perdono! Viva gli insabbiati, abbasso le Guerre di Clone.
    Vi lascio con la copertina del mio PRIMO articolo su questo blog:

  • Quando l'idiozia diventa slogan


    “Spending review”… se lo sento un’altra volta impazzisco! SPENDING REVIEW?
    Tra l’altro era la parola inutile di qualche settimana fa, mi sa che è diventata la parola del mese. Adesso “spread” è troppo banale, così banale che hanno cominciato a spiegarne anche il significato in italiano, tanto ormai l’effetto “noi-lo-sappiamo-e-voi-ignoranti-no!” tipico dei giornalisti incompetenti è passato.

  • Addotti = abducted? Le traduzioni ignoranti


    Più passa il tempo e più diventa usuale l’abuso dell’inglese nella nostra televisione e che spesso sfocia anche in un uso sconsiderato dell’italiano, con termini ritradotti ad orecchio ma inesistenti nel vocabolario.
    Mentre sento sempre più frequentemente l’espressione mission di un’azienda (in parole povere l’obiettivo dell’azienda) letto all’italiana con le esse ben scandite, ovvero così come si scrive, invece che “mìscion”, noto che si aggiungono anche nuovi termini di pura fantasia al lessico comune. Avevo forse già parlato delle varie automobili o dei telefonini definiti come “performanti” invece che “prestanti” (fate un salto su youtube e sentitevi una qualsiasi recensione di un telefonino o videogioco, oppure guardatevi una puntata qualsiasi di TG2 Motori dove l’ignoranza incalza). Performante non esiste sul dizionario. Punto. Volete dire che da una buona performance? Ovvero delle buone prestazioni? Se proprio volete dirlo in una parola sola dite almeno prestante, non inventatevi nuovi vocaboli.
    Oltre alla MISSION c’è anche la VISION di un’azienda. Anche qui spesso pronunciato all’italiana, il che mi fa provare sempre un po’ di compassione verso questi imprenditori e loro dipendenti zelanti che vogliono usare l’inglese a tutti i costi per “apparire”, invece di impararlo veramente ed “essere”.
    Di recente ne ho sentite anche di peggiori, prima tra tutte: la parola “addotto” usato al posto di “rapito” (dal termine anglosassone “abducted”), con ovvio riferimento ai rapimenti alieni. Per me addurre vs. abdurre erano soltanto termini anatomici ma dopo una breve ricerca nei siti italiani di appassionati del mistero e in particolare dell’ufologia mi si è aperto un mondo sull’uso sconsiderato della lingua italiana a sciommiottaggio di quella inglese, un fenomeno purtroppo tipico di certi settori che ovviamente si basano in gran parte su una letteratura americana. L’ufologia difatti, essendo basata in gran parte su libri scritti negli Stati Uniti, trova facile appiglio nell’uso delle parole direttamente dall’inglese (abducted, abductions, UFOs, etc… basta guardarsi Voyager o Mistero per sentirne una cornucopia), stessa cosa avviene in economia, biochimica e altri settori nei quali l’Italia pubblica poco e male (non che mi auguri ad un aumento di pubblicazioni di ufologia!). Ho la sensazione che il motivo di questo abuso dell’inglese (in ufologia così come in economia) sia da ricercare nell’ormai storica formula del “se lo dici in inglese suona può professional” e, sebbene nella settorialità l’uso di termini inglesi sia ancora ancora giustificabile e a volte anche necessaria, resta indegna la traduzione per assonanza (abducted=addotto, performing=performante).
    Altre parole abusate e spesso errate nel contesto in cui vengono più comunemente usate: governance, devolution, welfare, authority (adesso anche in italia siamo pieni di “authority”), bipartisan, premier, rating, spread, manager, off-shore, speaker, stage (con le sue varie interpretazioni di pronuncia una peggio dell’altra), staff, leasing, pricing (anche questa sempre più comune), restyling (non di rado associato a licenziamenti in massa), ticket (adesso per segnalare un problema si “aprono i ticket”) e varie altre obbrobriosità.
    Se vi interessa l’argomento non perdetevi altre mie precedenti critiche sul misuso dell’inglese:
    Per fortuna non sono il solo ad infastidirsi
    Fastidi quotidiani
    Quelle parole insopportabili

  • Ipotetica discussione nell'Italia del futuro

    Una conversazione immaginata in un Italia dove è stata ipoteticamente abolita la traduzione di TUTTI i titoli stranieri, come alcuni estremisti del caso vorrebbero; vediamo se potrebbe funzionare:
    – L’hai visto Män som hatar kvinnor?
    – No ma ne parlano tutti, com’era?
    – Mmh, insomma.
    – So che c’è anche un sequel… mi pare si chiami Flickan som lekte med elden.
    – Ah già, nah mi è bastato il primo. Ci sarebbe anche Luftslottet som sprängdes ma non mi interessa.
    – Ho sentito che hanno fatto un remake americano di Män som hatar kvinnor. Si chiama The Girl with the Dragon Tattoo. Ti rendi conto?
    – Figurati, era meglio lasciare il titolo originale, questi americani stanno sempre a cambiare i titoli!
    – Si infatti. Che altri film ti piacciono?
    – Mi è piaciuta molto la rivisitazione di Macbeth che ha fatto Kurosawa, Kumonosu-jō, però di norma preferisco film molto più commerciali come Die unendliche Geschichte.
    – Beh quello lo conoscono tutti dai. Per rimanere in Asia a me è piaciuto molto il famoso Wo hu cang long.
    – Anche quello era abbastanza commerciale, io invece ho comprato di recente Der Untergang, il film che parla degli ultimi giorni di Hitler, mi hanno detto essere un bel film.
    – Non è proprio il mio genere. Io vado per le commedie americane, la mia preferita è Death Becomes Her.
    – E che significa?
    – “La morte diventa lei”, credo.
    – Giusto.
    – Meno male che i titoli li lasciano in lingua originale, te li immagini tradotti?
    – Aborro la sola idea.
    – Va bene, adesso torno a guardare la TV, c’è un horror chiamato P2, chissà di che parla. Ciao.

  • L'anatomia umana secondo i traduttori (Radio Killer, 2001)

    Scena del film Radio Killer in cui il poliziotto indica la mandibola ma nel doppiaggio italiano parla di mascelle
    È possibile che molti di voi non conoscano il film Radio Killer (Joy Ride, 2001) che al contrario di quanto possa far credere il titolo italiano è molto più thriller che horror. Non è ben chiaro perché certi film diventino subito noti mentre altri, seppur buoni, passino in sordina… comunque, qualche giorno fa mi sono rivisto con piacere questo Radio Killer.
    Non ve ne parlo per lamentarmi del titolo italiota, che tra l’altro non mi dispiace nonostante sia un titolo inglese che sostituisce un titolo in inglese (abitudine di solito deprecabile) e neanche ho da lamentarmi del suo adattamento che non aveva alcunché di sbagliato… semmai devo lamentarmi (di qualcosa uno si deve pur lamentare, no?) dell’uso dell’italiano riguardo ad una singola parola pronunciata diverse volte nel film.

    Mascelle per mandibole

    Nel film viene ripetuto mascella tre (o più) volte riferendosì però alla mandibola. Questo è un errore comune per molti e una volta sola sarebbe anche perdonabile ma se deve essere ripetuto per diverse volte nello stesso film è basilare controllare prima, non vi pare?
    A scopo didattico insegno un po’ di anatomia sul mio blog:
    immagine anatomica del cranio con varie componenti ossee indicate, mascella e mandibola tra queste
    Come è possibile vedere, la mascella (o osso mascellare) è parte integrante del cranio e su di essa si trovano i denti dell’arcata superiore. Non è un osso mobile.
    La mandibola invece è un osso mobile, articolato con l’osso temporale. Sulla mandibola si trovano i denti dell’arcata inferiore.
    Secondo il poliziotto interpellato nel film, la vittima di questa scena “non ha più le mascelle, gliel’hanno strappate via” (in originale: ripped his jaw… clean off).
    Scena del film Radio Killer, una vittima di Chiodo Arrugginito a cui è stata trappata la mandibola anche se l'adattamento italiano parla di mascelle
    A quanto sembra di vedere però direi che sia la mandibola ad essere stata strappata via, non “le mascelle” che, essendo parte del cranio, non si può dire che possano essere “rimosse”. Tra l’altro non so neanche perché abbiano scelto il plurale per mascella… sì, è costituita da due ossa fuse insieme ma proprio per questo si usa il singolare.
    Che mascella per mandibola lo dicano comunemente molti italiani a digiuno di anatomia umana non mi scandalizza affatto (basti pensare agli attori con in volto molto squadrato e zigomi prominenti che vengono definiti “mascelloni”), al massimo mi limito, con delicatezza, a correggerli. Persino il dizionario inglese-italiano non aiuta: se cercate “jaw” è probabile che vi dica “mascella”, in realtà nell’inglese comune si indica con “jaw” sia la mascella che la mandibola, quest’ultima indicata anche come “lower jaw”. Ma che tali errori dell’italiano siano perpetrati da chi traduce film per il grande pubblico è piuttosto scoraggiante. Questo non vuol dire non saper tradurre, vuol dire non sapere l’italiano e continuare a diffondere ignoranza e confusione invece di approfittare dell’occasione per correggere modi di dire sbagliati.
    Più in là nel film l’assassino spiega cosa fanno ai corpi non identificati e, tanto per ribadire il fatto, ritornano queste fantomatiche mascelle:

    Fanno così, tagliano via tutte le dita. Tutte e dieci. E strappano via le mascelle. Tolgono via le mascelle alle persone… e poi mettono tutto in un vaso.

    In inglese la parola era nuovamente “jaw” (inteso come “lower jaw” ovviamente), neanche al plurale dunque. Per il resto niente da obiettare, l’adattamento del film è azzeccato: il soprannome di “caramellina” è memorabile tanto quanto il suo corrispettivo inglese “candy cane” (bastoncino di zucchero).

    Un titolo inglese con varianti… in inglese

    DVD britannico con titolo RoadkillUna nota sul titolo del film. Quello originale era “Joy Ride”, ovvero qualcosa di simile a “viaggio di piacere”, che è del resto quello che facevano i protagonisti prima che si trasformasse in un incubo. Nel Regno Unito invece è stato distribuito al cinema con un titolo diverso “Road Kill” (che vi tradurrò molto liberamente come “vittime della strada”), difatti nel Regno Unito il “joy ride” è quello che fanno i delinquenti che rubano automobili per farci un giro e poi le abbandonano una volta che il divertimento è terminato (come del resto faceva il protagonista di Arancia Meccanica insieme ai suoi drughi). A volte l’inglese stesso necessita d’essere adattato. Seppur dal significato diverso, il titolo italiano suona molto simile a quello britannico Road Kill–>Radio Killer e finisce per essere alla fin fine quello che preferisco.
    Per vostra informazione esiste anche un Radio Killer 2 – fine della corsa (Joy Ride 2 – Dead End) ma fa pena perché perde la sua veste da thriller per diventare un banale e noioso “slasher movie”. Nel primo i momenti “orridi” erano invece limitati a quello delle “mascelle” strappate (la scena raffigurata qui sopra) e qualche sobbalzo dovuto a telefoni particolarmente squillanti.

  • Titoli solo apparentemente italioti

    Leggo spesso di gente che si lamenta di “titoli italioti” senza tuttavia conoscere l’inglese:
    Il titolo che mi viene subito in mente è Death becomes her, tradotto in Italia come La morte ti fa bella, un titolo soltanto apparentemente italiota. Difatti il verbo “to become” al transitivo è usato per dire “ti dona”, “ti sta bene” o “ti si addice”. Vi faccio un esempio: “quell’abito le dona” = “that dress becomes her”. Geniale tra l’altro la trovata di tradurre il “to become” come “ti fa bella” (invece che “ti dona”) visto che nel film la bellezza eterna era l’ossessione delle protagoniste.
    Quindi basta elencare La morte ti fa bella come esempio di titolo italiota perché l’unica cosa di cui è esempio è quello di una scarsa conoscenza dell’inglese. Eppure compare spesso in liste improvvisate di titoli di cui gli italiani si lamentano pensando che sia uno dei tanti pessimi esempi.
    Questo film è anche un ottimo esempio da usare contro gli accaniti sostenitori dell’idea che i titoli dovrebbero lasciarli interamente in lingua originale, infatti dimostra perfettamente come moltissimi italiani avrebbero subito pensato a traduzioni errate come “la morte diventa lei“(?) o peggio.
    Del resto non sempre l’inglese è facile come appare a molti. Mi riferisco specialmente ai giornalisti che si improvvisano traduttori, come quelli che per primi tradussero sciaguratamente “wild parties” (dai file Wikileaks su Berlusconi) come “festini selvaggi”.
    Ma si sono mai fermati a riflettere sul fatto che la definizione di “wild parties” origina dall’impossibilità degli americani di tradurre con una sola parola il termine italiano di “festini”? Non avrebbero potuto usare semplicemente “party” al posto di festini, da qui la necessità di essere più specifici. Essendo però alcuni giornalisti italiani dei mentecatti con Google alla mano (e molti altri dei semplici pappagalli), sono finiti tutti per diffondere l’idea che gli americani definissero le feste del Berlusca dei “festini selvaggi” (o “party selvaggi”), una definizione che non ha alcun senso (è come dire “un’orgia orgiastica”, non ha senso), come del resto non avevano alcun senso tante altre definizioni wikileaksiane che vennero tradotte dai nostri giornalisti in maniera molto maccheronica. Sembra quasi il gioco del telefono senza fili, siamo partiti da festini->wild parties->party selvaggi->festini selvaggi(?). Non sorprende affatto la dichiarazione di Berlusconi che disse “Non so neanche che cosa siano i festini selvaggi“. Effettivamente non lo sa nessuno! I giornalisti che vivono nel loro mondo dell’inglese improvvisato hanno invece pensato che con quella frase Berlusconi stesse negando l’esistenza di festini, era probabilmente il “selvaggi” che l’aveva confuso… non lo sapremo mai.
    E poi giù a ruota altri politici che usavano questa definizione di “party selvaggi”… Rosy Bindi espresse “vergogna per quei party selvaggi” che violavano la Costituzione. Indubbiamente sono stati una vergogna ma c’è stata anche la violazione della lingua italiana e lo stupro del buon senso nel parlare, c’è stato un abuso dell’innocente Google Translator e una sevizia dell’inglese, ci hanno svergognato l’italiano! Qualcuno pensi ai bambini che imparano l’anglo-càfone dalla TV! Qualcuno pensi ai bambini!!! (cit.)
    Scusatemi per la digressione.
    Cambiando genere di titoli apparentemente italioti…
    Altri titoli che sembrerebbero (!) tipicamente italioti, ovvero inventati di sana pianta dai distributori italiani e che non hanno niente a che vedere con il film, alle volte si scoprono invece avere una ragion d’essere… ovvero quando assumono il titolo che il film avrebbe dovuto avere in origine:
    58 Minuti per morire è il titolo con cui uscì “Die hard 2 – Die harder” in Italia. La domanda lecita è perchè 58 minuti? Il film è tratto dal romanzo “58 Minutes” di Walter Wager, ovvero il tempo a disposizione dell’eroe prima che dei terroristi facciano cadere l’aereo su cui si trova la moglie. Curioso notare come in Canada sia conosciuto come “58 minutes pour vivre” (invece che “per morire” come il titolo italiano)… in Canada guardano al bicchiere mezzo pieno evidentemente.
    Rimane inventato di sana pianta il primo film della serie, Trappola di cristallo (Die Hard), nome di pura invenzione che ricorda (volutamente) Inferno di cristallo, film a cui Die Hard rende del resto molti omaggi.
    Trovate maggiori informazioni riguardo la serie Die Hard in questo vecchio post.
    Concludo con un film più recente: Mia moglie per finta (titolo originale Just Go With It) che ha tale titolo in quanto originariamente avrebbe dovuto chiamarsi “Pretend Wife“. Se n’è crucciato qualcuno in questo articolo nei cui commenti troverete accorate lamentele. Ve ne cito un paio che mi hanno divertito:

    Ma questi titoli sono una vergogna, sono ridicoli, bastaaaaaaaaaaa!! […] L’autore ha scelto un titolo perchè bisogna cambiarlo?? allora perchè non cambiano anche il senso del film o doppiano diversamente il finale cambiandone il senso già che ci sono?” (NdA: purtroppo a volte succede anche questo!).

    Un altro commento dice:

    Traducendolo in questa frase assurda e ridicola, “Mia moglie per finta”, che non ha nessuno spessore, si banalizza il film“.

    Evidentemente il film era già banale in partenza visto che gli americani stessi stavano per optare per una cosa simile, salvo poi cambiare idea all’ultimo momento.
    Insomma basterebbe una preliminare occhiata su imdb.com prima di gettarsi nel ridicolo di commenti simili. Il titolo originale era “Mia moglie per finta” (Pretend wife)… che poi gli americani l’abbiano cambiato all’ultimo non vuol dire che sia colpa della distribuzione italiana che vuole inventarsi titoli scemi a tutti i costi. Almeno non in questo caso!
    Il messaggio che ho voluto trasmettere con questo articolo mi sembra piuttosto ovvio ma lo lascio interpretare a voi, cari affezionati lettori. Per chi si è sentito chiamare in causa non temete, le vostre colpe sono già perdonate… è il perseverare che è diabolico. “La morte ti fa bella” è una splendida traduzione, non vi fate infinocchiare da chi improvvisa liste senza conoscere l’inglese.

  • Quei trailer italioti


    Qualcuno di voi avrà notato che a volte i trailer cinematografici vengono presentati con un doppiaggio provvisorio che differisce notevolmente dal lavoro finale. Da fan della serie Guerre Stellari vi posso dire che nel 2005 c’era un’aspettativa incredibile per Episodio III – La Vendetta dei Sith, difatti tutti ci aspettavamo (invano) che l’ultimo film avrebbe salvato l’intera nuova trilogia e nell’attesa scaricavamo i trailer via internet sperando di carpire quanti più segreti possibili… in un’epoca quando Youtube era solo agli albori e Facebook in Italia non lo conosceva nessuno. Ma basta perdersi nei meandri della memoria!

    Nel primo trailer di Episodio III pubblicato in italiano e che scaricai nel 2005 la prima cosa che colpisce è la recitazione doppiatori. In particolare una frase di Palpatine (un signore oscuro “travestito” da ingenuo primo ministro):
    Palpatine: Il lato oscuro della forza è la via per accedere a molti poteri da alcuni considerati… innaturali.
    Skywalker: E’ possibile apprendere questi poteri?
    Palpatine: Certo, ma non da un Jedi.
    Quest’ultima è la frase incriminata poiché pronunciata con una nonchalance quasi fosse un pettegolezzo da due soldi (mentre si tratta di un momento fondamentale del film), manco gli avessero chiesto una trivialità del tipo: da queste parti si trova la mozzarella buona? Certo, ma non da Sergio!
    Non so come altro descrivevi questa divertente quanto mai improvvisata interpretazione del personaggio di Palpatine quindi ve la lascio vedere coi vostri occhi:

    http://www.youtube.com/watch?v=Jj9nU_lJxgs
    (al minuto 0′ 16″)

    e qui troverete il confronto fra il trailer e la versione finale del film
    http://www.youtube.com/watch?v=quBNigIiHBg

    Ringrazio l’utente SWXit che mi ha permesso di recuperare questa introvabile clip subito tolta di mezzo dopo l’uscita del film e che purtroppo persi proprio lo stesso anno nel “Grande Crash del 2005” (proprio così chiamai la triste perdita di un mio hard disk sul quale conservavo molte rarità che solo in parte riuscii a salvare).

  • Zabaione o aranciata? (Una poltrona per due, 1983)


    Nel film Una Poltrona Per Due (Trading Places, 1983), uno dei film classici del periodo natalizio, c’è una battuta che purtroppo viene leggermente alterata in italiano e anche il modo in cui è recitata non aiuta a renderla memorabile come lo era originariamente. Sia chiaro che adoro questo film sia in italiano sia in inglese, anzi forse lo guardo più volentieri in italiano, quindi si tratta proprio di un cavillo che però mi è tornato alla mente riguardando il film in TV durante questi giorni di festa.
    Originale
    Louis
    : My God! The Dukes are going to corner the entire frozen orange juice market!
    Ophelia: Unless somebody stops them…
    Coleman: …or beats them to it. [tutti si voltano verso il mite maggiordomo Coleman, sorpresi del suo inaspettato suggerimento]
    Coleman: Egg nog?
    Italiano
    Louis
    : Mio Dio! I Duke potrebbero controllare tutto il mercato del succo d’arancia congelato!
    Ophelia: Si, se qualcuno non li ferma…
    Coleman: …o li batte in volata! [tutti si voltano sorpresi]
    Coleman: Aranciata signori?
    Non capisco perché eggnog, un prodotto natalizio molto consumato negli Stati Uniti che si avvicina fondamentalmente al nostro zabaglione, sia stato tradotto come aranciata. Prima di tutto l’aranciata non mi sembra una cosa da offrire a Natale, in secondo luogo il maggiordomo in quella scena ha in mano una zuppiera piena di liquido denso, simil-zabaione appunto. Quindi che tipo di aranciata dovrebbe essere? Un’aranciata andata a male? Posso solo pensare ad esigenze di sincronia con il labiale ma perché proprio l’aranciata? Che abbiano voluto associarla all’aranciata calda, una bevanda natalizia assai poco comune che è sì speziata ma non alcolica? Il nesso in realtà dovrebbe essere proprio con la trama, incentrata sulla speculazione in borsa sul succo d’arancia congelato ma come battuta è un po’ piatta secondo me, proprio per l’assenza di un riferimento culturale a tema che la renda memorabile.
    Difatti, se la battuta può sembrare superflua a coloro che non ricordano bene il film, sappiate soltanto che la si può facilmente trovare nella lista delle citazioni cinematografiche più celebri per gli americani. In inglese, detta in quel modo e in quel particolare momento, fa ridere ogni volta. È una delle frasi del film che più viene ricordata, mentre in italiano, vi devo dire la verità, non mi era mai rimasta impressa.
    L’eggnog è anche presente in un altro film natalizio più celebre forse nel mondo anglosassone che in Italia: National Lampoon’s Christmas Vacation (1989), noto da noi come Un Natale Esplosivo (effettivamente sul finale c’è anche un’esplosione). In questo film viene invece chiamato zabaione come è lecito che sia.

  • "Original versione" di Rai Movie giunge al termine


    Ebbene questa esperienza RAI per farci “assaggiare” il cinema in lingua originale giunge al termine. L’ultimo appuntamento domani sera con New York Stories e se non c’è altro in TV forse me lo guarderò.
    Posso solo sperare che questa breve avventura Rai venga ripetuta e che magari diventi un appuntamento fisso tutto l’anno ma con titoli ben più allettanti. Non mi stancherò mai di ribadire che hanno fatto una scelta di film pietosa. Se volete che qualcuno si interessi almeno mettete qualcosa di allettante per un vasto pubblico. Lo so che i nuovi film costano ma almeno un vecchio film di Spielberg, un Elizabeth, uno Shakespeare in Love, un Full Monty, qualcosa di noto insomma. Non robaccia di terza categoria come “Long Weekend” (tra l’altro assai povero di dialoghi) oppure robetta come “The Cake Eaters” (“Le Vie del Cuore” in italiano secondo il sito della Rai).