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  • STAR WARS: Episodio I (1999) – L’adattamento fantasma

    Copertina dell'articolo di doppiaggi italioti su Star Wars Episodio 1 - La minaccia fantasma
    La maratona Star Wars come Lucas comanda, comprendente video con i nostri commenti al film e articoli sull’adattamento italiano della saga più famosa di Gesù, non può che cominciare con il primo episodio (non cronologicamente parlando), il film che dio Lucas, Grande Procrastinatore, scrisse poco prima della data fissata per l’inizio della produzione, in un frenetico fine settimana a base di caffeina che avrebbe fatto impallidire persino l’Evit del liceo con le sue versioni di latino e i suoi compiti di matematica svolti nei ventiquattro minuti che ci metteva l’autobus per arrivare a scuola. Come tutti i procrastinatori incalliti, anche Lucas, arrivata la domenica, raccontava al produttore Rick McCallum, suo padre putativo, di aver già finito i compiti per l’indomani così da potersi dedicare un po’ ai cazzi suoi. “Hai già finito la sceneggiatura per domani? La Fossati lunedì ti interroga”.
    La media del 9 su cui campava di rendita da quasi 15 anni non poteva che infondere fiducia, ma se nel 1997 McCallum avesse avuto un figlio come me non si sarebbe fatto certo abbindolare dalla più ingenua e trasparente delle stronzate che Lucas gli propinava per tranquillizzarlo… ad un mese dall’inizio delle riprese: Non ti preoccupare papà, lo sto scrivendo dal 1994. È praticamente finito!

    George Lucas ride delle sue malefatte
    Il problema di Lucas è che dopo un ventennio di lodi si era davvero convinto di essere bravo in tutto e che il successo della saga fosse esclusivamente merito suo, dimenticando però che i precedenti film erano sempre stati un lavoro di gruppo in cui lui era riuscito a dirigere egregiamente (questo non glielo si può proprio negare) i tanti professionisti creativi (e non degli umili sottoposti) di cui si era circondato, molti dei quali lui non aveva neanche inserito nei titoli di coda. Solo dall’epoca di Internet questi nomi cominciarono ad apparire come “uncredited” su IMDb! Lucas il generoso.
    Inoltre, fino a Il Ritorno dello Jedi gli era sempre stata accanto la moglie che lo faceva desistere dall’introdurre delle stronzate colossali (o dal tagliare momenti belli e memorabili) e gli montava i film in modo che anche il genere umano potesse apprezzarli. Non a caso ha vinto anche un Oscar per questo. Lei.
    Quindi diciamo che il nostro Georgie boy in un bel periodo della sua vita si è trovato nelle condizioni ideali per creare la saga più celebre che potesse mai nascere dal vedersi negati i diritti di Flash Gordon.

    Barack Obama consegna una medaglia a George Lucas

    Non pensavamo che il meme “date una medaglia a quell’uomo” si riferisse PROPRIO A QUELL’UOMO!

    In quel lontano 1997 (oh, vent’anni fa!) uno dei tanti professionisti che Lucas mai degnò di uno spazio nei titoli di coda, prima di uscire dall’ufficio del sommo sbattendo la porta, gli avrà urlato “ah, e così hai fatto tutto tu? Allora, Episodio 1, SCRIVITELO DA SOLO!“. SBAM!
    E immagino che Lucas a quel punto avrà assunto un’espressione pressoché identica a quella di chi ricevette l’incarico di adattarli per il doppiaggio italiano.
    Pressappoco questa:

    Reazione di Fantozzi impaurito

    Ma non son pratico io…

     

    Un adattamento che levati… cioè, levatemelo proprio davanti.

    A prescindere da quale sia la vostra personalissima opinione su come dovrebbe essere adattato un film di Star Wars o, più latamente, su cosa dovrebbe essere il doppiaggio in generale, la versione italiana di questo film vi farà arrabbiare.
    Il ritorno ai codici originali dei robot R2D2 e C3PO (fu-C1P8 e fu-D3BO) ormai non fa neanche testo, tanto lo sappiamo che la Lucasfilm nell’ultimo ventennio ha sempre premuto affinché fossero riportati alla loro forma originale… così da risparmiare sull’etichettatura dei giocattoli eh, mica per chissà quale decisione artistica.
    No, niente di tutto ciò. Qui la questione da cui partire è molto, molto più semplice e cioè che l’inglese bisogna saperlo. Punto.
    Battle_Droid_Army

    La “droide-armata” dei miei stivali

    In lingua italiana, l’espressione “la droide armata” vi fa pensare ad un robot dall’aspetto femminile che imbraccia un’arma o, piuttosto, ad una traduzione un po’ troppo letterale di “the droid army”? Non vorrei essere in malafede, eh! Magari era un rispettoso omaggio alle mode linguistiche degli anni ’70, le stesse che ci portarono parole come “stella-pilota” (ci ritorneremo a tempo debito) ma anche “pornodivo”.
    la droide armataLa creazione di parole composte può risultare elegante se partiamo dalla fusione di un sostantivo con un suo aggettivo, come nel caso della blindocisterna di Mad Max: Fury Road, cioè una cisterna [sostantivo] blindata [aggettivo]; è una parola inventata ma di immediata comprensione e molto evocativa, non a caso fu approvata dal regista stesso, George Miller — e qui potremmo anche tirare fuori la storia delle “vere” intenzioni dell’autore che non sono state tradite dal doppiaggio, visto che è sempre la preoccupazione di molti — ma ciò che trovo sia più importante, e ragione del successo di questa scelta di adattamento, è che “blindocisternasembra una parola nata in italiano e non ha il sapore di una traduzione diretta, per questo funziona!
    Lo stesso non si può dire di “la droide-armata” che, al contrario, risulta goffa e inusuale in un contesto che non necessita di alcuna inusualità. La “droide-armata” può ricordare piuttosto la parlata dei britanni in Asterix e la pozione magica (Astérix chez les Bretons, 1986) che nel doppiaggio italiano invertivano aggettivi e sostantivi ricalcando quindi la struttura grammaticale inglese. Solo che lì era una trovata sensata e persino comica nel contesto di quell’opera, in Star Wars Episodio 1 –  La Minaccia Fantasma del 1999 invece suona forzata e innaturale, poco conta che sulla carta sia scritto con un trattino tra le due parole.
    Per fortuna i battle droids non sono diventati battaglia-droidi, perché se volessimo seguire lo stesso ragionamento di “droide-armata” non si può arrivare altro che lì. Possiamo domandarci a questo punto perché l’armata dei gungan non si chiami “la gungan-armata”. Tecnicamente ineccepibile, c’è il trattino che la rende legale!

    sw_legal0
    Non starò neanche a sottolineare come sarebbe più naturale tradurre “droid army” con “esercito droide” ma, sulla carta, tradurlo come armata, tecnicamente e nel contesto del film non è un errore, quindi sorvolerò.
    Persino i fan più leccalucas del web non avrebbero il coraggio di tradurre droid army come “droide-armata”! Infatti, quando riempiono quelle paginate enciclopediche dedicate al mondo fittizio del loro universo fantasy preferito, la riportano sempre come “armata droide”, mai “droide-armata”.
    Visto? Avete fatto vergognare persino quelli che credono che gli Star Destroyer debbano essere tradotti come distruttori di stelle.
    Anche se da Wikipedia lo avete corretto dopo la pubblicazione del mio articolo, ce ne ricordiamo benissimo qui… su Rieducational Channel!

    Guzzanti nei panni di Vulvia che esclama "su rieducational channel"

     

    Brutti presentimenti

    Che ci fosse poca familiarità con la saga da parte di chi ne ha curato l’adattamento potrebbe venire in mente quando scopriamo che battute celebri della trilogia originale sono state alterate significativamente fino a diventare irriconoscibili, come ad esempio “I have a bad feeling about this” che qui, in bocca al giovane Obi Wan, diventa “ho un presentimento negativo“, già di per sé un modo inusuale di esprimersi rispetto al più naturale “ho un brutto presentimento” ma soprattutto rispetto alle tante altre versioni sentite nei precedenti film.
    Nella trilogia originale infatti non c’è mai stata una rigorosa continuità nell’adattamento di questa espressione che variava da “ho una strana sensazione, come un presentimento” di Luke quando si avvicinano per la prima volta alla Morte Nera, al “ho un gran brutto presentimento” di Jan Solo nello schiacciatore di rifiuti (e forse questa è in assoluto la più celebre e memorabile di tutte), al “c’è qualcosa che non mi piace” di Leila nell’interno dell’asteroide in L’Impero colpisce ancora, fino al “C1P8, ho un brutto presentimento, lo sai?” di D3BO nel Ritorno dello Jedi.

    L’assenza di continuità con la traduzione di questa espressione che ritorna sempre nella trilogia originale è data dal fatto che l’adattamento veniva svolto come sembrava più opportuno nel contesto della scena, del resto si tratta di un’espressione un po’ più flessibile in inglese di quanto non lo sia in italiano. Possiamo incolpare Maldesi e De Leonardis di non averci reso partecipi di una battuta ricorrente nell’intera trilogia originale? Certamente. Perché allora, nel caso di Episodio 1, l’ennesima variante sulla traduzione dovrebbe essere additata come errore più grave degli altri?
    È fisiologico che un film come Episodio 1, prodotto a 15 anni di distanza dall’ultimo film della saga più popolare del mondo, contenga omaggi voluti e strizzatine d’occhio ai tre film di culto che successivamente avrebbero anche portato alla proposta di creare una pseudo-religione. Quindi non sorprende che la prima frase del film pronunciata da un personaggio già noto della trilogia storica, Obi Wan, sia stata piazzata lì per far drizzare subito le orecchie a tutti i fan: I have a bad feeling about this.

    In Italia questo però non accade perché, invece di ripescare una delle varianti già sentite nella vecchia trilogia, si è optato per traduzione completamente nuova e onestamente anche poco credibile nel parlato quotidiano, per altro molto lontana dall’informalità della frase in lingua inglese. Difatti Obi Wan non si esprimeva in modo per niente ricercato con quel suo “I have a bad feeling…”, anzi, niente di più colloquiale! Parlavamo di “intenzioni tradite”, ed eccole qui. Altro che Vader⇒Fener!

    obi wan ha un brutto presentimento sull'adattamento italiano di Star Wars episodio I la minaccia fantasma
    La scelta più logica nel contesto di questo film sarebbe stata quella di ripescare “ho un gran brutto presentimento” di Jan Solo in Guerre stellari (1977) dal momento che era l’unica traduzione veramente memorabile di tutte le nostre versioni preesistenti… che poi è esattamente ciò che è successo in Episodio II e in Episodio III dove la frase del 1977 ritorna come traduzione stabile di “I have a bad feeling about this”. Ma guarda un po’!
    È chiaro che per fare le scelte giuste in fase di adattamento non basta avere solo uno splendido curriculum ma è necessario anche conoscere il materiale di partenza, oppure essere affiancati da un buon supervisore che lo conosca per voi e vi sappia guidare in un lavoro certamente delicato. Ma evidentemente i supervisori della Fox erano troppo impegnati ad imporre la riappropriazione dei nomi originali dei robot per preoccuparsi anche che battute riconoscibilissime dai fan fossero adeguatamente rappresentate nel nuovo film e che la pronuncia dei nomi fosse corretta. Palpatain vi dice niente?

    Le cattive traduzioni si vedono dai titoli di inizio

    Titoli di inizio di Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma

    Forse sono corso troppo avanti parlando della prima frase del film adattata male, in realtà abbiamo delle piccole perle già dai titoli di inizio al primo minuto, quando i Cavalieri Jedi invece di essere “guardiani della pace e della giustizia nella galassia” vengono “inviati segretamente nella Galassia“.

    Testo originale Testo tradotto Come sarebbe dovuto essere
    The Supreme Chancellor has secretly dispatched two Jedi Knights, the guardians of peace and justice in the galaxy, to settle the conflict Il Cancelliere Supremo ha inviato segretamente nella Galassia due Cavalieri Jedi, i guardiani della pace e della giustizia, per risolvere il conflitto. Per risolvere il conflitto, il Cancelliere Supremo ha inviato in segreto due Cavalieri Jedi, guardiani della pace e della giustizia nella galassia

    I Cavalieri Jedi non erano stati mandati in nessuna galassia, bensì erano i guardiani di pace e giustizia nella galassia. E in più c’è da chiedersi, dove sono finiti i puntini di sospensione finale che caratterizzano tutti i film di Star Wars?

    Titoli di inizio di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma a confronto, inglese versus italiano

    È vero che in inglese ce ne sono anche troppi (quattro puntini di sospensione invece dei tradizionali tre) ma ormai sono una caratteristica nota. Nota ai fan, nota alla Lucas Film, ma evidentemente non a chi ha lavorato ai testi adattati in italiano. Qui infatti è dove il controllo qualità dovrebbe farsi vivo e invece…! I supervisori della Fox o della Lucas Film dov’erano? È una domanda che ci chiederemo spesso.

    Roba da poco? Che ne dite allora di AREAZIONE al posto di AERAZIONE?

    Frase del film: Sono saliti nel condotto di aerazione

    Signore, sono saliti nel condotto di areazione.

    Da sentire per credere. Questo doppiaggio sprizza ignoranza da tutti i pori. Ma l’importante è che i nomi dei droidi rimangano quelli all’inglese, continuiamo a ripetercelo.

    Russi nello spazio e altre scemenze linguistiche

    Propaganda sovietica per la corsa allo spazio

    i cattivi spaziali

    Il comico accento russo dei neimoidiani (quelle facce da pesce lesso della Federazione dei mercanti) è stato spesso soggetto di critiche tutte italiche dove si accusano i doppiatori nostrani per colpe che non gli competono (come vedete non sono di parte e quando c’è da difendere la categoria lo faccio).
    È vero che in originale l’accento è palesemente “asiatico” (e per “asiatico” in inglese si intende del “sud-est asiatico”) e non russo, ma è comunque altrettanto stupido. Questo ci tengo a sottolinearlo, qualora pensaste che in lingua inglese qualsiasi stronzata abbia connotati da perfezione linguistica inarrivabile. Ebbene, non vi fate fare fessi! I neimoidiani in inglese parlano né più né meno che con un accento asiatico stereotipato, da immigrato cinese o, alla peggio, come quello di vietnamiti e coreani trapiantati in America, quindi tanto imbarazzante quanto la nostra versione “sovietica”! Anzi, direi che in lingua originale sia anche più vergognoso. Un accento russo in italiano risulta meno offensivo di un qualunque “liso flitto”, quindi dovremmo solo ringraziare chi ha optato per questa alterazione.

    neimoidians

    La qualità dei dialoghi originali.

    Quella dei bottegai vietnamiti dello spazio non è stata l’unica scelta linguistica infelice di Lucas. Quando è andato a creare l’universalmente odiato Jar Jar Binks, il nostro Dio barbuto ha dichiarato di essersi ispirato al linguaggio ancora in formazione di suo figlio Jett che all’epoca aveva sei anni, come se la quota di infantilità nel film non fosse già stata raggiunta e superata. Questa almeno è la sua versione/scusa ufficiale tirata fuori dopo aver capito di aver fatto una gaffe imbarazzante, l’ennesima. Perché nella realtà dei fatti il risultato finale è che Jar Jar, in inglese, parla con un linguaggio cosiddetto “ebanese” (Ebonics), cioè un inglese parlato con accento da afroamericani, in particolare quelli di origine caraibica.

    jar jar binks rasta

    Rasta Binks

    Pensare di dovermi occupare dell’adattamento italiano di un personaggio simile, lo ammetto, non mi farebbe dormire la notte!
    Domanda: è peggio seguire la direzione del presunto “inglese infantile” basandosi sul modo di parlare dei bambini di lingua italiana oppure perseguire la strada dell’infelice “linguaggio da negro”?
    Se ignoriamo frasi come “ora ci fanno bua” (realmente presenti nel film) in realtà nessuna delle due strade è stata intrapresa (per fortuna…?). Infatti, più che usare un linguaggio infantile, Jar Jar in italiano parla una sorta di esperanto, che concettualmente non ha alcun senso. Qualcuno lo identifica in realtà con l’europanto, ma sempre insensato è.
    Il linguaggio tradotto di Jar Jar (e della sua specie in generale) infatti possiede sonorità prevalentemente ispaniche con alcuni elementi presi direttamente dal francese o dall’inglese e potremmo chiederci che cosa dovrebbero rappresentare in un contesto come quello di Guerre stellari? Certo, sempre meglio di un “bongo, bongo, bongo, Jar-Jar stare bene solo al Congo” ma, nella logica del doppiaggio, parole francesi, inglesi e spagnole che cosa dovrebbero rappresentare? È uno dei rari casi moderni dove probabilmente è stata calcata anche troppo la mano sull’inventiva, laddove un “italiano semplificato” unito alla voce scema sarebbe stato già più che sufficiente.

    Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma - Obi Wan alla guida del bongo

    Autogol di Lucas al 18° minuto

    In nessuna era del doppiaggio sarebbe stato ben accetto che, in un opera del genere, frasi come “’tis a hidden city” diventassero “è la city nascuesta”, così come “more, did you spake?” non è salutare che venga adattato come “altri, tu a parler?” o ancora che “dis way” diventi “da esta parte”.
    Tu in big guaio esta volta, traduttore, in maxi-big guaio! Sono frasi del film, non me le sto inventando io.
    Grazie a questa colorita scelta di adattamento, la scena dei jedi davanti al re dei gungan, più che appartenere a Guerre stellari, sembra piuttosto avvicinarsi a Ace Ventura – Missione Africa (e non sto neanche esagerando).

    Boss Nass da Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma

    Obi Wan – Missione Africa

    Entrare ancor più in dettaglio nel linguaggio di Jar Jar e dei gungan sarebbe poco salutare per me (e per voi), basti pensare che la 3^ pers. sing. dell’indicativo del verbo essere a volte è espressa con “è”, altre volte con “es”, quindi manca anche di coerenza interna oltre che di coerenza logica in generale e di comprensibilità. Infatti in italiano capisco un decimo delle scempiaggini che dice Jar Jar. Certe espressioni come ad esempio “male-dùcat!” (traduzione di “how wude!”, cioè la versione stupida di “how rude!”) le ho scoperte spulciando un trascritto dei dialoghi per me altrimenti inintelligibili.
    Inoltre, a prescindere dai problemi della traduzione italiana, nella logica infantile del film, i gungan parlano in questo modo anche tra di loro, come se non avessero una lingua propria. Ma ha senso? Qualsiasi cosa che riguardi Jar Jar ha senso? Rispondo citandolo: a bien pensar, no!
    Chi si lamenta dei dialetti italiani nei Simpson o di Fritz il pornogatto dovrebbe letteralmente armarsi di fronte alla lingua parlata da Jar Jar Binks. D’altro canto però non posso neanche consigliarvene una visione in inglese perché non saprei se sia più stupido sentire “ex-squeeze-me” al posto di “excuse me” oppure la sua pleonastica espressione di ribrezzo: “cacche puzza“. Sono dialoghi del film, non mi sto inventando niente.
    Proseguiamo, okydey?

    Jar Jar Binks mostra il pollice in su di OK

    Scurrilità e diossidi

    Considerazioni preliminari a parte (sì, quella che avete appena finito di leggere era solo l’introduzione!), andiamo a vedere i dialoghi che già dai primi minuti offrono fin troppi spunti di riflessione. Ci viene da pensare ad esempio che i jedi fossero dei volgarissimi bestemmiatori da competizione visto che Qui-Gon Gin (cit.) percepisce un grande timore da parte dei lombrichi sovietici neimoidiani nei confronti di una vertenza commerciale che lui definisce “triviale”:

    Sento che hanno una paura sproporzionata da(lla?) trivialità di questa vertenza commerciale.

    Il primo significato di “trivialità” è quello di “condizione e caratteristica di ciò che è o è considerato triviale, cioè volgare, grossolano, scurrile“. Quindi le vertenze commerciali di Lucas potrebbero ricordare un campionato di rutti alla fiera di Reggiolo più che una delicata contesa legale tra senato galattico e federazione dei mercanti.
    Una cosa tipo così…

    È chiaro che chi è andato a tradurre “trivial” dall’inglese si sia appoggiato al secondo significato italiano di triviale, quello inteso come sinonimo di “banale” (ed indicato nei dizionari come calco dall’inglese) ma che sarebbe bene usare solo in ambiti molto specifici e settoriali, come nella critica letteraria e in matematica. Non nelle dispute galattiche.
    Un utile suggerimento che non troverete nei libri ma che i bravi insegnanti di inglese trasmettono ai propri studenti è che se il dizionario riporta due possibili traduzioni di una parola, il più delle volte la scelta più corretta ai fini di una traduzione è quella che ricorda meno la parola da tradurre (es. se cercate la traduzione di “porto” troverete sia “harbor” che “port”. Nella maggior parte dei casi la scelta adatta per la vostra traduzione non sarà mai “port”). Se siete neofiti della traduzione fate tesoro di questa semplice ma validissima indicazione e non prendete mai esempio da La minaccia fantasma. Mai.

    Così come per triviale, e facendo brevemente un salto in avanti nel film, troviamo la frase “Our fate is in your hands” tradotto come “La nostra fede è nelle tue mani“. Incredibile che in un prodotto di tale entità si possano trovare errori simili. Da quand’è che fate (sorte, destino, fato) si traduce in… fede? È come tradurre cold con caldo perché ci si avvicina. Se non ci credete la trovate a 1 ora e 41 minuti circa, quando la regina Amidala supplica Boss Nass di aiutarli. E in quella scena la regina Amidala era molto lontana dalla cinepresa, la scusa del labiale non regge e non reggerebbe neanche su un primo piano.

    Ma ritornando a “trivial” tradotto come “triviale” di inizio film, potremmo domandarci se anche “la franchigia”, citata in tre scene su quattro, non sia una traduzione un po’ troppo maccheronica di quel “trade franchise”. Ma voglio sorvolare perché siamo soltanto al 4° minuto di film e ne rimangono altri 136!

    Jar Jar Binks in Star Wars Episodio 1 sente puzza

    La trivialità di questo film

    Visto che sembra piacciano molto i calchi dall’inglese, permettetemi di essere “anale” nell’affrontare la questione di una parola usata al 5° minuto per descrivere un fittizio gas mortale: il “diossido!“. Mi sono sempre chiesto: ma diossido di… cosa?

    La parola “diossido” (o biossido) indica un composto chimico formato da un atomo (da specificare) legato a due atomi di ossigeno. Possiamo avere ad esempio un diossido di carbonio (nome comune: anidride carbonica) o anche di qualcos’altro, ma questo qualcos’altro va comunque sempre specificato. Ammesso e non concesso che Qui-Gon volesse tenersi generico sull’elemento che lega i due atomi di ossigeno — identificando così un diossido di qualcosa che non ha ritenuto importante specificare — dobbiamo comunque ammettere che questo cavaliere Jedi ha poteri assai particolari se è in grado di analizzare la struttura molecolare e dare la giusta nomenclatura IUPAC al primo gas che vede pompato nella stanza! Chiamava forse l’acqua “monossido di diidrogeno” per farsi bello davanti agli amici?
    In inglese questo problema non esiste dato che il gas viene chiamato con il nome fittizio di “dioxis” che, sì, ricorda la parola “dioxide” (diossido) ma, forse, ancor più quella di “dioxin” (diossina). Nelle fasi di adattamento questo sarebbe stato il momento giusto per sfoderare un po’ di inventiva e non il libro di chimica.
    (Il gas “dioxis” ha anche la sua pagina su Wookipedia, ovviamente.)

    Scena di Star Wars Episodio 1: Gas dioxis pompato nella stanza

    Dopo la gara del rutto, quella della faciolata

    Poco dopo (al minuto 7) sentiremo parlare anche di quei fantomatici condotti di areazione, invece che di aerazione. Sono cose che si imparano molto presto alla scuola dell’obbligo ma, così come la trama del film, anche il suo doppiaggio non ottiene la licenza elementare.

    Roger-roger

    Roger, roger” è ciò che dicono i droidi della federazione dei mercanti in risposta a degli ordini e probabilmente è anche l’espressione più stupida mai partorita dalla mente di George Lucas in tutta la storia della saga, dopo ex-squeeze-me, s’intende. Ancora più sciocco però è che “roger, roger” non sia stato neanche adattato in italiano.
    Roger” è uno dei tanti elementi del gergo militare (ormai in disuso dal 1957 e sostituito con “Romeo”) usati nelle comunicazioni via radio, un’istruzione che in italiano ha un’equivalenza con “ricevuto” (tutt’ora in uso). Non mancano i casi nella storia del doppiaggio in cui “roger” è stato lasciato invariato con cognizione di causa, in Arma letale (1987) ad esempio, Riggs (Mel Gibson) diceva “roger, Roger!” per sfottere il collega di nome Roger (Danny Glover) ma, fateci caso, al momento della battuta è già chiaro a tutto il pubblico italiano che si tratta di un gergo da procedura radiotelefonica grazie ad una scena precedente in cui Riggs ne faceva uso in una conversazione via radio con la centrale. Una gag simile fu completamente alterata neanche sette anni prima, nel film L’aereo più pazzo del mondo (1980).

    Ma vogliamo soprassedere dando “roger” per facente parte delle conoscenze dell’italiano medio? OK, facciamo finta che lo sia e passiamo a chiederci perché i droidi della federazione dicono sempre “roger” due volte? La doppia conferma aveva la sua importanza in un mondo analogico delle trasmissioni radio a lunga distanza, soggette a disturbi di tutti i tipi, in cui una singola parola ricevuta poteva risultare troncata o troppo distorta per esser compresa, così veniva ripetuta due volte per sicurezza: roger-roger.

    Robot della federazione che dicono "roger roger"

    Se già ci domandavamo perché dei robot trovino che interagire tra loro in maniera verbale, lenta e spezzettata sia più efficiente di una trasmissione digitale non sonora, dovremmo a maggior ragione domandarci perché debbano anche confermare due volte “roger” come se stessero comunicando da due navi disperse nel Pacifico quando invece si trovano a soli trenta centimetri di distanza l’uno dall’altro in un corridoio vuoto e silenzioso.
    Era forse il caso di trasformarlo in un semplice (ma correttissimo) “ricevuto” regalandoci così un copione un po’ meno stupido, ma non abbiamo avuto questo privilegio. Con questo film siamo condannati in tutti i modi possibili.

    Pilota che dice "roger, comandante" in Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma

    “Roger, comandante.”

    E come pensate che sia stato adattato quel “roger” negli episodi II e III? Con “ricevuto”, ovviamente.

    Manufatti e misfatti

    Quando traduciamo un testo e ci ritroviamo davanti a parole apparentemente insensate c’è sempre da domandarsi: qual è il contesto? Qual è il senso di quella parola nel contesto?
    È una semplice regolina ignorata nella scena della trasmissione olografica del senatore Palpatain Palpatine in cui il segnale viene disturbato secondo i dettami della scuola di Aldo, Giovanni e Giacomo. Chi ha prestato attenzione fino al nono minuto di film può facilmente intuire dalle parole spezzettate di Palpatine che nella scomparsa degli ambasciatori Jedi dev’esserci lo zampino della federazione dei mercanti. Questo almeno è ciò che si capisce in inglese. In italiano si aggiunge una stonatura di cui solo Google Translate del 2006 sarebbe fiero…

    Ologramma del senatore Palpatine da Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma

    It must… handiwork… negotiate… ambassadors…
    Dev’essere… manufatto… negoziare…. amba-tori…

    Manufatto? Ma che c’entra?
    In questo caso “ad opera di” sarebbe stata una scelta migliore, ma questo lo si può comprendere soltanto dal contesto. Non biasimo però chi, alla traduzione, possa essersi distratto già al 9° minuto di film a causa di un’eccessiva (quanto poco interessante) dialettica burocratica inutile. Eppure bastava chiedersi: che c’entra adesso un manufatto con la storia degli ambasciatori e dei negoziati? Che c’entra con tutto ciò che abbiamo visto fin’ora? La stessa parola “zampino” da me invocata prima sarebbe stata un’ottima alternativa.
    Ho sentito qualcuno dire “controllo qualità”? Ma no, scherzate!? Assicuriamoci solo che C1P8 venga chiamato R2D2, questo è veramente importante!
    Per fortuna ogni tanto il film ci regala ancora piccoli sussulti di dialoghi più ricercati:

    Ologramma di Palpatine che impartisce ordini

    Io ho fatto impaniare il Senato nelle procedure. Non avranno altra scelta che accettare che voi controlliate il sistema.

    Un tantino ricercato per essere una traduzione di “bogged down” (arenare, impelagare, impantanare) ma lo sapete che ho un debole per un lessico meno banale, specialmente se in bocca ai personaggi giusti… ed un vecchio stregone malvagio che insidia la capitale della galassia in veste di senatore mi sembra proprio il personaggio giusto.
    Peccato che neanche un minuto dopo il Q.I. del film torna sotto terra quando ci regala frasi del calibro di “ciao pischellos!” (hello, boyos!) ed il ritorno di maledùcat che toglie la voglia di vivere in qualunque lingua lo stiate guardando.

    Jar Jar Binks che esclama "ciao pischellos!"

    Ciao pischellos!

    Prometto che da ora in poi non nominerò più frasi di Jar Jar, tanto il resto dei dialoghi si tagliano già le palle da soli. Ci sarebbe infatti da domandarsi perché una delle tecnologie più memorabili della saga, l’iperguida (hyperdrive), sia chiamata iperpropulsore per il resto del film.
    Entrambe le traduzioni sono equivalenti, non si discute, ma ancora una volta si abbandona la familiarità di un lessico stranoto in favore di parole alternative che non fanno drizzare le orecchie al pubblico italiano come invece succede con i dialoghi originali. Eppure nelle stesse scene si parla anche di “tremito nella Forza”, quindi la scelta di tenere alcuni elementi storici e di ritradurne altri è deliberata. Evidentemente era giunta l’ora di cambiare iperguida in iperpropulsore e che i gran brutti presentimenti diventassero presentimenti negativi.
    Ma bando alle ciance e veniamo agli sgusci. So che siete qui per questo.

    Sgusci da corsa

    Scena del film Star Wars Episodio 1 La minaccia fantasma: Anakin su uno sguscio da corsa
    20 anni fa mi chiesi: sgusci? Perché sgusci? Perché… sgusciano via?”. Seppur dubbia, in qualche modo questa traduzione è rimasta impressa. Podracing (in originale) non è altro che l’ennesima banale scusa di Lucas per propinarci ancora una volta una delle sue più grandi fissazioni… le gare automobilistiche!
    Ogni singolo film di Lucas ha un qualche tipo di gara automobilistica ad alto rischio, da quelle in American Graffiti, che ricalcavano in maniera autobiografica il suo breve passato da adolescente borghese annoiato che gareggia con gli amici nelle strade di provincia (l’equivalente americano di quelli che in Italia impennavano col Piaggio Ciao praticamente), a L’uomo che fuggì dal futuro che, guarda caso, finisce con un inseguimento in auto da corsa (la Lola T70), mettiamoci anche la corsa d’attacco alla Morte Nera di Guerre stellari, l’inseguimento nella foresta sulle “speeder bike” del Ritorno dello Jedi, le gare di sgusci di Episodio I, l’inseguimento in volo su Coruscant in Episodio II, etc, etc… ne citerei molti altri ma la filmografia di Lucas si ferma praticamente qui.
    Podraces sono letteralmente “gare di navicelle”, navicelle che i francesi ad esempio hanno chiamato module de course o proto-jet. Pod (capsula, navicella) vuol anche dire “baccello”, forse da lì l’idea di far riferimento ad un qualche tipo di guscio che… sguscia… via? Boh! Qualunque sia stato il processo mentale all’origine di questa scelta, che vi piaccia o meno, ammetterete che “sgusci da corsa” sono una soluzione che rimane impressa. Lascio ad altri il piacere di giudicarla in positivo o in negativo, ma in questi tempi di inglese eccessivo anche il solo aver provato ad adattarlo è degno di nota.

    Proseguiamo, okey-dey?

    Paninari galattici

    Watto che dice "Trucchi di mente non attacca con me, solo money."

    Trucchi di mente non attacca con me, solo money.

    Mi piacerebbe potervi dire che si tratta di dialoghi inventati da me per fare una battuta, invece sono veri dialoghi del film in italiano. Chi non ha mai visto il film (beate le vostre anime innocenti) si starà chiedendo perché lasciare “money” in inglese? Boh. Faceva ridere… suppongo(?).

    Scena di Watto che dice: No money, no ricambi, no niente.

    No money, no ricambi, no niente.

    Non state ridendo? Lo ha detto due volte.
    A dare voce a quello stereotipo volante di Watto, avaro mercante e schiavista, c’è l’eccelso Angelo Maggi che forse ricorderete in altri ruoli come il commissario Winchester dei Simpson oppure come Tom Hanks dell’ultimo decennio. Maggi ci regala un’interpretazione di una comicità pari all’originale e che non necessiterebbe di alcun tipo di no money, no party per farci sorridere. Eppure qualcuno deve averla ritenuta una buona scelta, deve averci trovato una sua logica… una logica che a me sfugge. Mi sfugge il motivo sensato che giustificherebbe la trasformazione di una frase da un inglese standard (“money” parola comune) ad un italiano non standard (“money” come traduzione di “money”).

    Mind tricks don’t work on me. Only money.
    Trucchi di mente non attacca con me, solo money.

    No money, no parts, no deal.
    No money, no ricambi, no niente.

    Se questo modo di esprimersi può andar bene per un tormentone pubblicitario (o tra pretenziosi colleghi d’ufficio del nord Italia) non è certamente un modo di tradurre che può andare bene in un film di questo genere. Per sfizio ho proposto questi dialoghi e la loro traduzione alla linguista Licia Corbolante di Terminologia etc. senza dirle però da dove venissero. È stata molto significativa la sua risposta:

    Non ha minimamente senso, ma che film è? Traduzione in crowdsourcing?

    Licia Corbolante

    Non credo che la battuta successiva potrà farle cambiare idea, quando Watto propone di dividere la vincita… “fifty-fifty”.

    Watto che dice "no money, no party"

    Questa battuta non era nel film ma ci manca poco

    Forse però sto sbagliando tutto e sto giudicando questo adattamento in un’ottica completamente errata. Sto considerando La minaccia fantasma come un qualsiasi film del 1999. Il suo è sì un adattamento pieno di insensatezze e stupidaggini ma forse è proprio l’adattamento che si merita, il più adeguato a ciò che vediamo scorrere davanti ai nostri occhi!
    Perché quando Jar Jar Binks si piega in avanti verso il culo del diplodoco e quest’ultimo gli scoreggia in faccia, perché mai dovremmo dire che è il doppiaggio a sbagliare nell’aggiungere la battuta “cacche puzza” (assente invece in inglese)? Simili licenze artistiche sono forse da considerare errore o sono perfettamente in linea con ciò che passa sullo schermo?

    Jar Jar Binks che odora una scoreggia

    “Cacche puzza!”

    A questo punto ho cambiato idea. Mi scuso per averne analizzato l’adattamento come se fosse l’adattamento di un film normale, per un attimo mi ero dimenticato che stiamo parlando di un film scritto nel fine settimana che include un personaggio chiave per la storia… no, ma che dico, UN INTERO POPOLO DI GUERRIERI (!) che parlano come bambini di 6 anni! Vi rendete conto dunque che l’adattamento italiano di questo film, così com’è, errori, scemenze e tutto, è l’unico adattamento possibile.

    Gungan che dice "ora ci fanno bua" in una scena di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma

    “ora ci fanno bua”

    Vi starete chiedendo… e allora quelle battute non in linea con i precedenti doppiaggi?
    Sicuramente un tocco di genio! Così non rischiamo di confonderci le idee e riusciamo da subito a separare anche a prima vista i film belli da quelli scemi (suggerimento per riconoscerli subito: quelli scemi sono nati con titolo in inglese: Star Wars).

    Scena di Star Wars episodio 1 la minaccia fantasma. Jar Jar Binks e Boss Nass

    “Jar Jar porta nu e di Naboo together.”

    E allora mi direte: e quel Palpatine pronunciato Palpatain invece che Palpatin?
    Filologicamente accurato! Secondo quanto si dice, Lucas avrebbe ammesso che l’ispirazione per quel nome venne dal film Taxi Driver del suo “amico” Martin Scorsese (con Marcia Lucas al montaggio) dove il personaggio del candidato alla presidenza si chiama Charles Palantine (pronunciato “pàlantain”). Il nome del senatore Palpatine della saga di Guerre stellari spuntò fuori per la prima volta lo stesso anno di Taxi Driver, nella novelization di Guerre stellari scritta da Alan Dean Foster nel 1976, basata sugli appunti che gli passava Lucas.

    E allora quelle parole in inglese infilate quasi a caso nell’adattamento italiano?
    Non usate a caso, bensì con cognizione di causa! Sono un omaggio ai doppiaggi dei film di Mel Brooks. Ricordate il “of course? Di corsa!” da La pazza storia del mondo? Stessa cosa. L’unica differenza tra i due registi è che Brooks non aveva mai messo tante battute sulla cacca e sulle scoregge in un solo film…

    Jar Jar Binks pesta la merda

    “Cacche cac-che schifo!”

    …ma soprattutto Brooks non avrebbe mai immaginato che Lucas stesso potesse batterlo in demenzialità. A Brooks rimane solo la consolazione di aver ridicolizzato la saga con più largo anticipo.

    Anakin Skywalker concepito dai midichlorian

    La reazione di tutti noi al cinema.

    Quindi a ben pensare è il miglior adattamento di tutta la trilogia prequel. Un adattamento pieno di scemenze per un film pieno di scemenze. Ciucciatevelo così com’è.
    Concludo con la mia nuova citazione preferita riguardo a La minaccia fantasma.

    Commento di Licia Corbolante sull'adattamento di Star Wars Episodio 1 la minaccia fantasma


    Link attinenti

  • Ghostbusters II – Il sequel del Puzzaware

    Scena di Ghostbusters II dove i protagonisti dicono do-re-Egon ma nella vignetta alterato in do-re-Evit

    [Per i nuovi lettori, io sono “Evit” e questa è un’altra analisi d’adattamento cinematografico con vignette autoreferenziali.]

    Se siete tra i fan che amano Ghostbusters II tanto quanto il primo e non avete mai capito perché nel resto del mondo questo film venga bistrattato in tutti i modi, vi propongo la mia personalissima teoria: sono i dialoghi in italiano che lo migliorano. Potrei anche chiudere l’articolo qui.
    A ben vedere, il secondo film (in italiano) risulta citabile quasi quanto il primo e, per una commedia, la riuscita delle battute (ve ne cito una a caso, a memoria, senza sbirciare: “mio padre dice che vendete fumo e merda, è per quello che siete finiti zampe all’aria“) è forse ancora più importante della trama stessa, trama che difatti in “GBII” consiste nel riproporre in modo più o meno identico (o al massimo in modo speculare) gli stessi elementi del primo film, seguendone la struttura.

    ghostbusters 2 similarities

    E noi ci lamentavamo di Star Wars 7!

    Quindi capisco e accetto tutte le critiche che vengono mosse a questa pellicola, sono tutte lecite. Ciononostante, come commedia funziona molto bene a prescindere dall’essere un vergognoso clone del capostipite. Almeno in italiano. Se vogliamo partire proprio dalla frase da me citata a memoria:

    gb2_1

    doppiaggio:
    -Mio padre dice così, che vendete fumo e merda.
    -C’è molta difficoltà a credere nel paranormale.
    -No, lui dice che vendete fumo e merda, è per quello che siete finiti zampe all’aria.

    originale:
    -My dad says you’re full of crap.
    -Some people don’t believe in us.
    -He just says you’re full of crap, that’s why you went out of business.

    Oggi come ci verrebbe proposto un dialogo simile? Ma alla lettera, ovviamente! “Vendete fumo e merda” tornerebbe ad essere “dite solo stronzate” e invece di finire “zampe all’aria” avrebbero semplicemente “fatto fallimento”. Ammetterete che una traduzione diretta, benché più fedele (alla lettera ma non nelle intenzioni), risulti meno spassosa e ancor meno memorabile. Doppiato oggi questo film otterrebbe la stessa tiepida reazione che il film ha sempre ottenuto nei paesi di lingua inglese… fan sfegatati esclusi, s’intende. Quelli amerebbero anche uno spin-off sul criceto di Peter Venkman.

    Proprio per questo, Ghostbusters II è il film ideale per riproporre una domanda che da sempre accompagna gli adattamenti linguistici in ogni campo: quanto è lecito alterare il testo originale? Ed è lecito proporre (in una commedia) battute “migliori” di quelle in lingua originale?
    Mettete su il caffè, è una cosa lunga.

    ghostbusters 2 vigo

    La faccia di chi ha già capito che tipo di articolo sarà.

    Se oggi stesso poneste questa stessa domanda ad un qualsiasi professionista, questi vi risponderà che no, non è lecito alterare il testo originale! In parte perché, attualmente, nel mondo dell’adattamento per il cinema, salvo isolati casi, non vengono effettivamente concesse simili libertà (non è detto che questo sia un male ma neanche necessariamente un bene) e in parte per evitare che l’interlocutore si faccia un’idea sbagliata qualora non abbia familiarità con lavoro di traduzione e di adattamento. Difatti, rispondendo di sì, l’italiano medio andrebbe subito a pensare a cose come Flash Gordon con i suoi scioperi dei sindacati, l’uso dei dialetti in Fritz – il pornogatto e le battute dozzinali di Bombolo in Monty Python e il Sacro Graal. La verità è che tutti gli addetti ai lavori sanno benissimo che tradurre è un po’ tradire (una frase fatta del settore) ma a domanda diretta non lo ammetterebbero mai pubblicamente, per evitare fraintendimenti.

    Quanto alla domanda se sia lecito nel genere comico/commedia proporre battute italiane più divertenti di quanto lo siano quelle originali per il pubblico di lingua inglese… credo che in risposta a questo ci sia la memorabilità delle tante commedie americane degli anni ’80 le cui versioni italiane, ancora oggi, non vengono rinnegate neppure dai tanti che si oppongono al doppiaggio a trecentosessanta gradi, quelli che “tutti i cinema dovrebbero proiettare solo in lingua originale sottotitolati” ma che poi Una poltrona per due se lo riguardano ogni santo Natale rigorosamente in italiano.

    “Ma quelli erano doppiati bene” è una delle giustificazioni più frequenti alle personalissime eccezioni alla regola, ma ciò che sfugge ai più è che, piuttosto, erano adattati molto bene! Perché, pur tradendo qui e là, erano riusciti a strappare la risata al pubblico negli stessi punti in cui ridevano gli americani e a volte anche in momenti inediti ma con battute comunque attinenti alla psicologia dei personaggi che le pronunciano… perché un Edgar Hoover citato in Ghostbusters (1984) non avrebbe avuto alcun impatto sugli italiani rispetto ad un Adolfo Hitler e l’impatto di una battuta in una commedia deve avere la priorità sulla fedeltà al testo; perché dire un bel twinkie invece che un bel plum cake non avrebbe suscitato una singola risata ma soltanto confusione; perché dire di essersi venduti la cassa del fondo cassa per indicare che gli acchiappafantasmi fossero al verde fa più ridere di aver speso quello che avanzava dal fondo cassa, così come “ma questa è la fiera del precotto!” è una soluzione più comica di “guarda quanto cibo spazzatura!” ed è comprensibile che questa battuta venga pronunciata proprio da un pagliaccio come il Dott. Venkman (Bill Murray). In sostanza, perché è così che si adattano i film e non fissandosi su una traslitterazione diretta di tutti i riferimenti a scapito dell’efficacia delle battute che, nel genere commedia, ripeto, sono basilari (Benvenuti a Zombieland, ce l’ho con te). Non siamo davanti ad un libro in cui si può mettere una nota a piè di pagina, da consultare a piacimento interrompendo momentaneamente la lettura… questo è cinema.

    ghostbusters 2 tribunale

    Ottimo Evit, non breve ma affossante.

    E dopo tutto questo bel discorso arriviamo a Ghostbusters II che in quanto ad adattamento è francamente un bel casino!
    Benché sia mia convinzione che i dialoghi italiani migliorino il film, non si può dire che il suo adattamento sia privo di difetti o di scelte bislacche. Non tutte le ciambelle riescono col buco, è vero, ma finché l’impasto è dolce, il tutto rimane comunque commestibile. I pregi di questo adattamento saranno sufficienti a coprirne le falle? A chi dare la colpa di eventuali mancanze?
    Puntiamo subito il dito su qualcuno…

    Ghostbusters 2 - lionello

    Per entrambi i film rimane il dialoghista Sergio Jacquier (così dice il Genna, sull’archivio SIAE c’è scritto “Debora Jacquier” per entrambi i film) ma cambia il direttore di doppiaggio. A Maldesi del primo Ghostbusters succede Oreste Lionello che nel precedente film interpretava soltanto il vicino rompiscatole, Louis Tully (Rick Moranis).
    La bravura di Lionello dietro al microfono è assolutamente indiscussa, sia chiaro, ma in merito al suo lavoro come direttore di doppiaggio le mie sicurezze vacillano, a partire dalle scelte bislacche che sentiamo in diversi momenti, e dico bislacche perché sembrano essere alterazioni dei dialoghi prive di una comprensibile motivazione dal momento che non svolgono alcuna funzione di adattamento culturale ma sembrano solo fini a sé stesse. È chiaro che non è possibile determinare a posteriori chi tra dialoghista e direttore di doppiaggio sia responsabile di questa o quella singola scelta ma, essendo il direttore di doppiaggio colui che orchestra tutta l’opera e, pur nel rispetto dei ruoli da lui assegnati, mantiene (in teoria) il diritto di avere l’ultima parola sulle singole scelte finali, viene automatico identificare questa figura come la responsabile di qualsiasi guaio.

    I problemi con questo film iniziano dalla primissima battuta che udiamo nel film e che mi tormenta da tempo! La prima voce che sentiamo è quella di un signore che, adirato, si lamenta per una multa (ma la macchinaaaah!). La stessa voce la troviamo sul guardiano del museo che sostiene che il programma televisivo di Venkman fosse secondo soltanto a “Vermi preziosi, un programma di pesca” (aggiunta comica in sostituzione di Bassmasters dell’originale, da noi sconosciuto). La stessa voce ritorna chiaramente anche come il signor Fianella della compagnia dei telefoni che interrompe le operazioni di scavo degli acchiappafantasmi sulla First Avenue (ma che mi racconta-aaaah, i cavi telefonici sono là!), personaggio che poi ritroviamo nella scena del tribunale ma con un’altra voce, quella del tenente Colombo!

    ghostbusters 2 voce

    Non vi basta? Successivamente sentiamo la stessa identica voce sull’autista che impreca contro quel “salame” di Louis Tully che era rimasto imbambolato in mezzo alla strada. Se fosse stata una voce meno caratteristica sarebbe più difficile farci caso e invece, sotto la direzione di Lionello e con la stessa voce che appare su più personaggi anche di primo piano, la città di New York sembra essere improvvisamente molto molto piccola e questo è un po’ un peccato (per quanto quella voce sia molto comica, su questo non si discute).

    Ad oggi il nome del doppiatore non è reperibile né su internet né sui titoli di coda del film ma lo abbiamo ritrovato in tantissimi altri film (quasi tutti doppiati dalla CVD), quasi sempre nel ruolo di personaggi di sfondo con una o poche battute, da Scuola di Polizia (era il capo di Mahoney all’inizio del film) e Scuola di Polizia 3 (una voce dalla TV che dice “sei morto piedipiatti!” e il signore che si rifiuta di spegnere il sigaro dicendo “vai a cagare, lo spengo quando voglio”) a film italiani come Zucchero Miele e Peperoncino, fin’anche a Guerre Stellari! Il mio collaboratore Leo infatti lo ha riconosciuto anche come la voce dell’ammiraglio Ackbar nel Ritorno dello Jedi, anche questo non elencato su internet (o elencato erroneamente e non presente nei titoli di coda della pellicola 35mm), come dimostrato da queste recentissime schermate dei maggiori siti di riferimento sui doppiatori:

    Il pezzo mancante del puzzle ancora una volta ce lo fornisce un amico fraterno di questo blog, l’utente “Swann” del forum DVDessential che ne ha svelato l’identità “in esclusiva web”. Se avete idea di chi possa essere la voce misteriosa fatecelo sapere nei commenti. Proprio a questo proposito non perdetevi il concorsone “indovina il doppiatore” alla fine dell’articolo dove troverete anche una collezione di clip video da ascoltare per provare ad indovinare il nome del doppiatore misterioso. In palio una maglietta del blog Doppiaggi Italioti.

    ghostbusters 2 concorso

    Se al riciclo dello stesso doppiatore su QUATTRO ruoli diversi ci aggiungiamo anche quei momenti non doppiati, come nell’esclamazione “whoa!” di Dan Aykroyd in tribunale, le urla e le risate nella medesima scena (cose minori, s’intende), così come altri piccoli momenti simili, è comprensibile che qualche spettatore italiano possa avere l’impressione di un doppiaggio eseguito a risparmio, anche se probabilmente così non è stato, e questo è un po’ un peccato.

    Non che far doppiare ruoli molto piccoli allo stesso doppiatore sia di per sé un’operazione deprecabile a prescindere. Abbiamo già visto casi in cui questo era fatto in modo invisibile o quasi, come in Il silenzio degli innocenti dove Tonino Accolla si accollava (questo gioco di parole non morirà mai, abituatevi) ben tre ruoli, idem con Fabrizio Pucci che aveva tre ruoli in Trappola di cristallo, oppure come accadeva in Fuga da New York dove ci vuole un orecchio assai fine per accorgersi che alcune delle voci nella folla durante la scena della lotta sul ring appartengono al medesimo doppiatore (Carlo Valli) che dà la voce al protagonista! Insomma, che un doppiatore copra più ruoli non è cosa nuova, né strana. Lo diventa però se l’interpretazione è palesemente identica in tutti i ruoli interpretati. E questa in Ghostbusters II è così facile da riconoscere che adesso che ve l’ho fatta notare darà fastidio anche a voi! Non ditemi grazie tutti insieme.
    Proseguiamo dunque con le scelte bislacche, molte delle quali sono già stranote ai fan degli acchiappafantasmi ma che per alcuni potrebbero risultare nuove.

     

    L’eroe anni ’80 che tutti i bambini desiderano

    ghostbusters 2 triman

    TRI-MAN!

    Benché molti appassionati soffrano di pareidolia acustica quando si parla dei dialoghi dei film di Ghostbusters e sentano “He-Man” nella battuata “ma io credevo che venisse Tri-Man!” (in originale “I thought it was gonna be He-Man“), è anche vero che fenomeni simili si verificano quasi sempre in presenza di battute italiane senza senso, quindi non datevi la colpa, è il vostro cervello che, comprensibilmente, cerca di trovarne uno per correggere frasi insensate, e così vi fa udire “He-Man”.

    L’esempio più lampante di questo fenomeno è l’esultazione di Jim Carrey in The Mask, “spumeggiante!”, che si è scoperto poi essere in realtà “sfumeggiante!” (questo è stato confermato dal dialoghista italiano, non me lo invento io). È chiaro che l’origine del rifiuto mentale al sentire una effe in sfumeggiante sta nel fatto che sfumeggiante come esclamazione non ha alcun senso, così la mente di tutti gli italiani ha deviato sulla prima parola simile che nel contesto avesse più senso e nel nostro caso era solo questione di una consonante: spumeggiante! Che poi diciamocelo, spumeggiante è una scelta di gran lunga più sensata di sfumeggiante, parola che suppongo volesse collegarsi in qualche modo allo “smokin’!” di Carrey, che tradotto alla lettera vuol dire “fumante” ma essendo un’espressione idiomatica (vuol dire “da urlo!”), non necessita, anzi, non deve essere tradotta alla lettera, quindi non c’era bisogno di far nessun riferimento a fumi o a sfumi, qualunque cosa essi siano. La pareidolia acustica nel caso di The Mask correggeva ciò che per me è una discutibile scelta di adattamento e a volte basta una consonante diversa per trasformare discutibili scelte in ottimi e memorabili adattamenti.

    Nel caso di Ghostbusters II posso solo considerare fortunati coloro ai quali il cervello ha rielaborato l’informazione acustica da Tri-Man in He-Man perché vi permette di percepire una versione più corretta e sensata rispetto a noi altri. Vi invidio.
    Tale discorso vale a meno che i bambini alla festa non si aspettassero questo personaggio della Marvel…

    Copertina del fumetto Marvel TRIMAN, da Tri-man lives
    …ma ne dubito. O forse era l’uomo-albero, Tree-Man? Non lo sapremo mai.


    Le alterazioni di cui potevamo fare a meno

    Esempi di alterazioni altrettanto immotivate non mancano in questo film, a partire dal nome di Venkman che, senza alcun motivo apparente, in questo film diventa Vinkman (altri strascichi dalla serie animata o semplice scelta arbitraria? Non ho la pazienza di verificarlo) fino a Louis Tully (Rick Moranis) che propone di giocare a formica contro draghi invece che a Super Mario Bros., e qui siamo quasi alla stregua di un doppiaggio televisivo dove non si vogliono nominare prodotti commerciali i cui diritti magari sono in mano a canali concorrenti. Dunque dopo He-Man che diventa fantasiosamente Tri-Man, anche Super Mario viene cassato. Al contrario di alterazioni dei dialoghi mirate alla più vasta e immediata comprensione, come lo erano le battute su Hoover che diventa Hitler nel primo Ghostbusters, qui alcune delle alterazioni vengono a snaturare il copione originale senza apparente motivo: lo spettatore italiano si chiede infatti cosa possa essere il gioco “formica contro draghi” o chi sia mai questo agognato Tri-Man, mentre il pubblico americano di ragazzini all’epoca esultò internamente al grido di “ha nominato qualcosa che conosco!”. Forse Sergio Jacquier (ai dialoghi) non credette nella longevità del brand di Super Mario e si inventò un gioco inesistente e anche un eroe inesistente con la speranza forse di mantenere la battuta fresca nei secoli? Purtroppo oggi, nel 2017, stiamo ancora qui a chiederci cosa sia formiche contro draghi mentre per gli americani la battuta rimane comunque culturalmente attuale. Nel caso di He-Man forse ci ha visto bene, ma non è questo il punto.
    I guai di Ghostbusters 2 non finiscono qui. Rimaniamo con Louis e Janine…

    Ghostbusters 2 rita hayworth

    Evit, magna e zitto!

    Louis: No. That’s Rita Hayworth. She was married to Citizen Kane while they were doing this thing. Then right after they finished, she dumped him for some polo player. I don’t why beautiful girls love horses so much. Do you love horses?

    Doppiaggio: No, quella è Rita la rossa, che si sposò con Orson Kafka mentre lui girava Le Giarrettiere all’Atomica. Dopo che ebbero finito a Shanghai lo piantò per un giocatore di polo, non so perché le donne amino tanto i cavalli, tu ami i cavalli?

    Questa frase così adattata funziona soltanto sulla carta, quando la andiamo ad analizzare punto per punto (cosa che farò), ma in un dialogo veloce si trasforma in un delirio insensato di parole a caso e ciò che era di immediata comprensione in inglese diventa un pastrocchio di riferimenti difficili da seguire in italiano.
    Ghostbusters 2 rita hayworth2Si inizia con “quella è Rita la rossa” che descrive Rita Hayworth (effettivamente nota per i suoi capelli rossi benché castana di nascita), già qui il pubblico più giovane che non ha familiarità con la Hayworth potrebbe pensare che Louis stia descrivendo un personaggio del film alla TV e non che stia parlando proprio dell’attrice. Con un più semplice e diretto “quella è Rita Hayworth” il fraintendimento sarebbe stato facilmente scongiurato.

    Nella frase che segue Louis identifica Orson Welles chiamandolo “Citizen Kane” (Quarto potere in italiano), per il pubblico americano lo sforzo di comprensione non esiste visto che Quarto potere è radicato nella cultura popolare americana e penso anche i bifolchi che vivono con 2 dollari al giorno nel delta del Mississippi sanno che il “cittadino Kane” fosse interpretato da Orson Welles e a lui si riferisca. In italiano quel “citizen Kane” diventa “Orson Kafka“. Chi, per ragioni anagrafiche o culturali, non si era già perso per strada a quel “Rita la rossa”, avrà certamente qualche difficoltà ad intuire che “Orson Kafka” stia ad indicare proprio Orson Welles. Perché mai Kafka, vi chiederete? “Semplice”, per via del film Il processo (1962) diretto da Orson Welles! Le intenzioni di chi ha adattato il dialogo sono chiare, il risultato meno. Infatti, se i proletari della periferia di Detroit dall’alto della loro quinta elementare stanno seguendo senza problemi questo dialogo, comprendendone tutti i riferimenti, in Italia ci vorrebbe un esperto di cinema niente male per riuscire a cogliere tutte le strizzatine d’occhio di cui le sole due prime frasi sono infarcite… ma anche i più colti cascherebbero alla successiva quando “while they were doing this thing” (traducibile con: “quando stavano girando questo film“) diventa “mentre lui girava Le Giarrettiere all’Atomica“. Un titolo di pura invenzione che suppongo volesse aggiungere commedia ad una sequenza dalla traduzione già abbastanza confusionaria.

    Non contenti(!), nella frase successiva si aggiunge ulteriore marasma con quel “dopo che ebbero finito a Shanghai“. Il riferimento adesso è proprio al film che stavano guardando, La signora di Shanghai (1947), che ovviamente non fu girato a Shanghai quindi al massimo avrebbe dovuto dire “dopo che ebbero finito con Shanghai” o “sul set di Shanghai” (o anche meglio “dopo che ebbero finito di girare questo film”), tempi permettendo.
    Insomma, l’intera frase è puro lionellismo “a bischero sciolto”, come si dice a Firenze e come forse avrà anche pensato il dialoghista fiorentino Jacquier, sempre che non fosse proprio lui a proporre simili cambiamenti.
    Se vi sentite un po’ confusi è normale. Per la cronaca, adesso vi tradurrò io il testo di quella sequenza così potrete capire quanto era semplice e quanto invece è stato complicato inutilmente nel doppiaggio:

    No. Quella è Rita Hayworth. Si sposò con quello di “Quarto Potere” mentre giravano questo film. Poi, subito dopo la fine delle riprese, lei lo piantò per un giocatore di polo.

    diventato poi

    No, quella è Rita la rossa, che si sposò con Orson Kafka mentre lui girava “Le Giarrettiere all’Atomica”. Dopo che ebbero finito a Shanghai lo piantò per un giocatore di polo.

    (In realtà il matrimonio tra Orson Welles e Rita Hayworth non durò soltanto quei pochi mesi di riprese della Signora di Shanghai come crede Louis e la relazione con il giocatore di polo è in riferimento a Porfirio Rubirosa. Una piccola curiosità che elargisco gratis)

    Orson Welles e Rita Hayworth nel 1947 sul set di La signora di Shanghai. Nella vignetta Welles dice: Rita, ma che cavolo sta dicendo Oreste? Con riferimento a Oreste Lionello
    Infine, per finire la lista di alterazioni non giustificate, quando Sigourney Weaver viene bloccata da un tubo di plastica posseduto da Vigo, in italiano urla “tagliatemelo!” mentre in inglese ordina a Bill Murray di portare via il bambino (“Get him away!“), cosa che infatti fa subito, andandolo a nascondere. Difficile indovinare se ci fosse stato un errore di comprensione a monte del processo di traduzione oppure se si tratta di una scelta fatta in sala di doppiaggio. In ogni caso si tratta di un’altra alterazione inutile che non intacca il film ma che ho il piacere di farvi notare.


    Battute che forse non capirete

    “Brainiac” diventa “Crappenstein” (allora, Crappenstein?), parola inventata che unisce “crapa” (scherzoso per “testa”) e “Frankenstein”, tanto fantasiosa quanto bizzarra se ascoltata con orecchie moderne (so che i più giovani di voi avranno pensato subito alla parolaccia inglese “crap” e invece!). Ci saremmo accontentati anche di un semplice “geniaccio” ma tant’è! Più difficile da capire è il perché qualche esame ginecologico alla madre diventi il test dell’espansività alla madre. O meglio, lo si può capire “a posteriori”, conoscendo dove voleva andare a parare la battuta originale, molto più diretta: vorrei fare degli esami ginecologici alla madree chi no?. Nei dialoghi italiani si è optato per qualcosa di più sottile ma non altrettanto comprensibile e forse un pochino più spinto: io farei il test di espansività alla madre -- e chi no?.

    Uno scambio di battute fuorviante in italiano avviene poi quando gli acchiappafantasmi visitano il museo per misurare l’attività paranormale: Venkman interroga Janosz in merito alle sue origini ed egli risponde “the Upper West Side” (che in italiano diventa “Harlem alta“), a quel punto Egon interviene dicendo “ambiente estremamente attivo“. Ho sempre creduto, e non penso di essere il solo, che Egon si riferisse ad Harlem definendola come un’area urbana ad alta attività paranormale, e che quindi questo ponesse dubbi su Janosz stesso (in qualche modo). La scelta delle parole, il modo di recitarla e i tempi della battuta non lasciano molto spazio ad altra interpretazione… in italiano. Invece in inglese è chiaro che Egon stesse parlando della stanza del museo che stavano sondando con la loro attrezzatura: “the whole room’s extremely hot, Peter” (l’intera stanza ribolle, Peter).
    È certamente possibile che quel “ambiente estremamente attivo” non sia altro che la traduzione della frase originale, se accettiamo che la parola “ambiente” faccia riferimento a “the whole room” e che “estremamente attivo” sia la traduzione di “extremely hot”, ma queste sono tutte valide considerazioni che è possibile fare solo con il testo originale a portata di mano, confrontando parola per parola. Come accadeva nel caso di “Orson Kafka” però, anche qui si tratta di scelte che funzionano sulla carta ma che diventano fuorvianti nella loro messa in atto. A meno che non fosse effettivamente intenzione del dialoghista quella di cambiare l’intera battuta in modo che anche lo scambio con Egon ruoti intorno alle origini di Janosh.  Del resto la frase sull’origine di “Jangi” non era necessariamente alla portata di tutti, infatti gli americani ridono al fatto che Janosh dichiari di venire dall’Upper West Side perché conferma la nozione che New York sia un melting pot di culture diverse e che il pregiudizio di Venkman, il quale sospettava un’origine estera di Janosz solo in base al suo accento e nome, fosse infondato. Ultimo ma non meno importante, l’upper west side era anche il quartiere a maggiore diversificazione etnica, dove i nuovi arrivati in città che cercavano occupazione nel settore artistico prendevano casa ed era anche il quartiere con il maggior numero di bar per omosessuali. Per Venkman (e per gli spettatori) si abbatte un pregiudizio e se ne crea subito un altro: se Janosh è effettivamente newyorkese, dove altro poteva vivere se non nell’Upper West?
    Come avrete capito da questa lunga spiegazione di una battuta che dura 3 secondi, c’è molto dietro quello scambio di frasi che può arrivare ad un americano ed è proprio quello che c’è dietro che crea l’umorismo. Agli italiani, al nominare l’Upper West Side, di certo non sarebbero arrivati alle orecchie con così tanti sottintesi.

    Dunque è possibile intuire perché il riferimento geografico all’Upper West Side sia stato alterato verso uno più noto (la malfamata Harlem) ma rimane poco chiaro se quel “ambiente estremamente attivo” sia effettivamente un fuorviante adattamento di “l’intera stanza ribolle, Peter” oppure una continuazione della battuta su di una Harlem infestata dai fantasmi, un concetto che può fa ridere se chi lo dice è Egon il quale, con cotanta serietà, ce la descrive da un punto di vista inedito e insospettato. Forse ai troppi omicidi ad Harlem corrispondono troppi fantasmi in circolazione? Oppure è l’odio che c’è nel quartiere ad aumentare la melma psicomagneterica e conseguentemente i fenomeni paranormali nella zona?

    Il sindaco nel film Ghostbusters II che dice: psico-cosa?

    Psico-cosa?

    A proposito di melma psicomagneterica, in inglese entrambi i film presentano la parola “slime” (=melma, bava) ma, se nel primo “slime” e sue derivazioni descrivevano soltanto il residuo ectoplasmatico inerte lasciato dai fantasmi quando questi attraversavano la materia, nel secondo film viene anche usata per descrivere qualcosa di completamente nuovo, ovvero quel liquame generato da Vigo che aumenta di volume all’aumentare delle emozioni umane negative e che, superato un certo livello, porta al manifestarsi dei fantasmi. La parola “slime” in originale descrive dunque due concetti completamente diversi ma il doppiaggio italiano ci salva (forse involontariamente) da eventuali dubbi: se nel primo film si parlava di “inzaccheratori” e di “smerdare” (he slimed me! / mi ha smerdato!), nel secondo la distinzione tra residuo ectoplasmatico e il nuovo “slime” umorale è chiara ed inequivocabile proprio grazie alla scelta di far riferimento al nuovo “slime” con una parola inedita: “melma”. Una scelta forse dettata più dalla poca versatilità delle precedenti opzioni nel nuovo contesto ma che alla fine funziona meglio che in inglese. L’uso di “zacchera” ritorna brevemente solo sul finale quando Janosh, risvegliandosi, si domanda perché gocciolasse di zacchera (dripping with goo).


    Sul cast di doppiaggio

    Chi mi conosce sa che sul mio blog parlo prevalentemente di adattamento e raramente mi sbilancio a dare opinioni sull’interpretazione o la scelta di voci. Sarà probabilmente una blasfemia per qualcuno se vi dicessi che per molti anni (prima del mio interesse per il doppiaggio) non mi sono mai accorto che dal primo al secondo film fossero cambiati i doppiatori di ben due acchiappafantasmi su quattro (Egon e Winston), così come le voci di Janine, del sindaco e persino di Dana (Sigourney Weaver)! La sostituzione dei doppiatori, qualunque ne sia il motivo, evidentemente è stata svolta con una certa cura ed una buona dose di rispetto verso le precedenti interpretazioni.
    Alla luce delle tante sostituzioni, trovo singolare invece che la voce di Bill Murray sembri appartenere ad un film completamente diverso, tanto da aver creduto (da bambino) che potesse trattarsi di un doppiatore differente. La voce invece è sempre in mano ad Oreste Rizzini ma l’interpretazione ricorda molto più alcuni dei suoi Michael Douglas che quel Bill Murray di cinque anni prima. Qui parlo solo di impressioni personali ovviamente ma di tutti i personaggi, inclusi quelli che hanno subito un cambio di doppiatore, Venkman rimane l’unico “stonato” per me. Con questo non voglio dire che sia un’interpretazione inferiore, solo un po’ distante da quella del primo film.

    Rimanendo sul tema delle personalissime opinioni, prima di tornare a cose più concrete come traduzioni e adattamento, vorrei scagliare una pietra anche in favore di Janosh (o “Janosz” in inglese, prima ho usato entrambe le grafie volutamente), perché voglio sottolineare quanto Luca Lionello, figlio del direttore di doppiaggio, sia assolutamente azzeccato su questo personaggio e quindi sono ben disposto ad ignorare il fatto che sotto la direzione di Oreste ci sia mezza famiglia Lionello. Qualsiasi battuta di Luca diventa memorabile, l’accento di origine incerta è ideale nel contesto del film e la voce somiglia molto a quella originale… insomma, complimenti. Quando le raccomandazioni italiche funzionano!

    Scena di Ghostbusters 2 dove Ray abbraccia Janosz

    Io e Luca Lionello, se ci conoscessimo


    Alterazioni necessarie

    Ho voluto prima elencare gli esempi peggiori così da toglierceli subito di torno ma a questo punto devo anche sottolineare che i dialoghi di Jacquier non mancano di brillare in molti altri punti, specialmente in quanto a comicità di determinate scelte lessicali e nelle necessarie alterazioni di riferimenti culturali a noi sconosciuti.
    I riferimenti pubblicitari a noi ignoti facenti parte di battute umoristiche sono proprio l’esempio lampante di ciò che è necessario cambiare in un buon adattamento se non si vogliono tradire completamente le intenzioni del dialogo originale. Sembrerebbe un paradosso ma non lo è. Mantenere invece degli sconosciuti riferimenti alla cultura popolare americana fa sì che questi diventino un elemento di disturbo nei dialoghi italiani, cosa che ovviamente non erano per il pubblico di destinazione originario. Avremmo dunque spettatori di paesi diversi che percepiscono la medesima battuta in modo diametralmente opposto, questo è esattamente ciò che il doppiaggio non si propone di fare.

    Scena di Ghostbusters 2 momenti di melma

    Cin-cin!

    It’s slime time! (nel doppiaggio “momenti di melma!“) riprende lo slogan pubblicitario “it’s Miller time!” già usato nel primo film come celebrazione in seguito alla presunta sconfitta di Gozer (per gli americani è sinonimo di è tempo di festeggiare… con birra). Nel primo film era stato reso comicamente con la memorabile “ancora una volta venimmo, vedemmo… e senza indugio la fottemmo” che si rifaceva ad un’altra precedente e riuscitissima battuta del film (prima o poi parlerò anche del primo, non temete). Anche in Ghostbusters II si è badato prima di tutto al contesto e la nuova traduzione, “momenti di melma”, funziona altrettanto bene nel contesto. Vi ho già detto di quanto siano più importanti cose come IL CONTESTO e l’efficacia di una battuta in un film del genere commedia rispetto al preservare pedissequamente tutti i riferimenti pubblicitari che non fanno neanche parte della nostra cultura popolare? L’esempio dei “wonton” nei dialoghi italiani del recente Ghostbusters (2016) forse ci possono far immaginare una traduzione moderna della battuta qui presa in esempio: “È l’ora di farsi una Miller”.

    Sempre in tema di riferimenti pubblicitari modificati per un audience non americana, Venkman promette alla statua della libertà un weekend a Las Vegas con il Colosso di Rodi, invece del Jolly Green Giant dei dialoghi americani; sempre Venkman poi cita lo slogan pubblicitario “there’s always room for Jell-O” (=c’è sempre spazio per il Jell-O), slogan che dal 1964 è entrato nella cultura popolare americana così come qui è successo per alcuni slogan nostrani, ed è chiaro che non è cosa da tradurre alla lettera. Così in italiano Venkman coglie la palla al balzo per fare una rima dal sapore pubblicitario: – “Odio la gelatina. – Ma fa bene alla pancina e felice la mammina.”.
    Tradurre una battuta del genere alla lettera sarebbe un tradimento dei dialoghi originali ancora più grave, chi non capisce questo non ha capito assolutamente niente di che cosa sia l’adattamento. Non c’è sempre spazio per il Jell-O quando si parla di doppiaggio.

    Bill Murray in Ghostbusters 2 che dice: Ma fa bene alla pancina e felice la mammina

    Ma c’è sempre spazio per il buon Adattament-O

    Questo secondo film a ben vedere è stracolmo di prodotti pubblicitari, nominati o anche solo mostrati, che ad una visione in lingua inglese possono sembrare persino eccessivi. Del resto il film, triste a dirsi, è stato poco più che una bieca operazione commerciale per sfruttare l’onda di successo che la serie animata stava avendo già da diversi anni, una popolarità che faceva vendere giocattoli e gadget a non finire e che influenzò molte scelte del film: via i baffi di Winston perché nel cartone non li aveva, capelli rossi pazzi alla segretaria perché così era nel cartone, le gag di Slimer, etc…; trovo che sia un sollievo dunque che durante il pilotaggio della statua della libertà la frase I don’t think they make Nikes in her size diventi pantofole della sua misura non credo ne facciano, detto da Egon mentre tiene in mano un joystick della Nintendo. Come dicevo, il film è letteralmente la più vergognosa delle commercialate. Se non ve ne siete mai accorti è perché eravate troppo giovani, come me. Poi però si cresce e anche sentir citare “Super Mario Brothers” nei dialoghi originali comincia a sembrarci una scelta molto paracula. Forse è davvero meglio l’inaudito “formica contro draghi” dopotutto. Forse.

    Scena di Ghostbusters 2, Janosz in veste di fantasma rapisce il bambino

    Così Evit vi ruba l’infanzia

    Tornando ai prodotti commerciali sconosciuti, quando i due improbabili baby-sitter dichiarano di aver messo a dormire il bebè dopo avergli dato della “French bread pizza” fanno inorridire il pubblico americano che si immagina un infante alle prese con un simile alimento nocivo. Si tratta infatti di un terrificante cibo spazzatura che altro non è che un connubio tra una baguette e la pizza surgelata, da riscaldare al microonde e inutilmente dannoso per denti e gengive dato che la crosta della baguette diviene molto dura con la cottura. In Italia è stato sufficiente fargli dire che gli avevano messo un po’ di pizza nel latte per far inorridire qualsiasi mamma (e italiano in generale… quale umano metterebbe la pizza nel latte?). Il risultato finale è identico, si ride per lo stesso identico motivo (un alimento inadatto ad un infante somministrato da baby-sitter improvvisati) ma non per la stessa identica cosa (pizza nel latte al posto della “French bread pizza”). Cosa che non sarebbe stata possibile mantenendo “French bread pizza” nei dialoghi italiani come, ad errore, si tende a fare oggi nei prodotti doppiati che puntano più alla fedeltà delle singole parole a scapito dell’immediatezza delle battute. Questo è un chiaro esempio di adattamento vs. traduzione diretta.

    Testa di defunto nella scena della metropolitana in Ghostbusters 2

    Un consumatore abituale di “french bread pizza”

    Esempi simili sono disseminati un po’ ovunque in tutto il film. Quando Venkman chiede se il tostapane animato dalla melma sappia anche imitare Michael Jackson, in originale si riferiva ad Emmylou Harris. Capite che se avesse detto Emmylou Harris anche in italiano ci saremmo persi su riferimenti a noi non familiari, eppure ad un film doppiato oggi difficilmente sarebbero concesse simili libertà, tanto il pubblico può andarselo a controllare su Wikipedia e le rare volte che si fa uno strappo alla regola e si propongono alternative “localizzate” capita che magari si sia trattato di scelte pescate da un concorso indetto via Facebook che ci ha portato ad un “Captain America” che sfodera un taccuino dove ha annotato di andarsi ad aggiornare su Vasco e Valentino Rossi, o i mondiali di calcio Italia-Germania. L’apice massimo della deficienza.

    Qualcuno si chiederà perché allora io ritenga giustificata la presenza della parola “marshmallow” nel doppiaggio di Ghostbusters (1984). Fino ad ora ho precisato che stiamo parlando di una commedia, particolare essenziale per comprendere l’intero discorso, e che molti dei nomi e dei marchi alterati per il doppiaggio sono parte integrante di brevi battute volte unicamente a strappare una risata. La cantante Emmylou Harris, la “French bread pizza”, la gelatina instantanea “Jell-O”, il Jolly Green Giant, etc… sono tutti accomunati dall’essere parte integrante di battute che risultano tali soltanto se conosciamo il prodotto citato. Una battuta sul tostapane che balla come Michael Jackson fa ridere soltanto se sappiamo già chi sia Michael Jackson senza doverci pensare troppo su e, come abbiamo visto nel caso della birra Miller, il tipo di alterazione deve tener conto anche del contesto per funzionare. I marshmallow citati nel primo Ghostbusters non fanno parte di alcuna battuta e conoscere il prodotto dolciario a priori non è essenziale perché non deve strappare nessuna risata (a differenza del “Twinkie” ad esempio). I dialoghi di quel film ci dicono che lo “Stay Puft Marshmallow Man” è l’uomo della pubblicità dei marshmallow, quindi un personaggio immaginario di un prodotto che passa in TV. Altro non serve sapere per capire il perché della forma comica e amichevole del gigantesco mostro apparso per demolire New York.

    Contesto e scopo della frase sono le colonne portanti dell’adattamento. Al contrario di “Twinkie”, “Marshmallow” ha ragione d’esistere nei dialoghi italiani di Ghostbusters proprio per via di questi due capisaldi che spesso vengono ignorati da coloro che si lamentano superficialmente di questa o quella traduzione e che pensano all’adattamento per assoluti. “Tutti i riferimenti dovrebbero essere sempre tradotti” oppure “nessun riferimento dovrebbe essere mai e poi mai alterato”… sarebbe bello se il mondo fosse così semplice. Lasciare tutti i riferimenti culturali inalterati a priori è un modo di lavorare che può andar bene per chi sottotitola per DVD e Blu-Ray e non ha libertà artistica di “adattare” per il pubblico di destinazione, non certo per il doppiaggio di commedie in cui le battute devono essere tanto istantanee quanto quelle in lingua originale.

    Altri esempi di buone alterazioni riguardano i riferimenti geografici ignoti.
    La sensitiva ospite al programma di Venkman, Mondo medianico (The World of the Psychic), sosteneva che, come aveva già spiegato a suo marito, un alieno l’aveva avvicinata mentre era sola al bar dell’hotel Royal a Brooklyn e che l’aveva convinta, forse grazie ad un dispositivo di controllo mentale, a seguirla nella sua stanza d’albergo dove le fu rivelata la data della fine del mondo (“per San Valentino, mazzata!”). Lo sguardo comico di Bill Murray conferma ciò che tutti noi stavamo già pensando riguardo alla storia dell’alieno che abborda le signore al bar di un hotel e le porta nella propria stanza. Per gli americani c’è un piccolo dettaglio che rende il tutto ancora più palese: il bar non era quello dell’hotel Royal a Brooklyn bensì si trattava di un Holiday Inn a Paramus, nel New Jersey. Se già Brooklyn non era il top del romanticismo negli anni ’80, il nome “Royal” poteva per lo meno suggerire che si trattasse di un hotel di lusso, mentre per il pubblico americano un Holiday Inn nel New Jersey poteva solo far pensare, senza ombra di dubbio, al luogo ideale per un atto di infedeltà coniugale.

    Scena di Ghostbusters 2, Venkman guarda nella telecamera

    Lo sguardo che conferma il nostro presentimento

    L’alterazione italiana rimane comprensibile dal momento che negli anni ’80 nessuno conosceva gli Holiday Inn, né tanto meno Paramus in New Jersey, ma soprattutto non avrebbe avuto idea di cosa questi dettagli potessero implicare. Si suppone che “Royal” sia stato scelto come nome plausibile per un hotel e che entrasse anche bene nel labiale. Del resto la storia della signora era già comunque sufficientemente chiara a tutti.
    Se può interessarvi una scappatella nel New Jersey, sappiate che l’Holiday Inn dove potrete essere abbordati da un “alieno” al bar si trova su Prospect street, di fronte all’Ikea di Paramus. Google Maps vi aiuterà certamente nella vostra ricerca di vita aliena.

    Foto recente di Dan Aykroyd con dei dischi volanti alieni di sfondo

    Dan, li stai cercando nel posto sbagliato!

    Vogliamo tornare al discorso dei brand? Altro ottimo adattamento comico è quello della “serata buffet al Sizzler”. Il Sizzler era una catena di ristoranti che si elevava di poco sopra al fast-food e che, proprio per colpa della qualità dei loro buffet, assunse presto una pessima nomea per finire poi “zampe all’aria”; il messaggio implicito è che i nostri eroi fossero vestiti da poveri che vanno a mangiare spazzatura. Una battuta che sarebbe stata incomprensibile, così quel “all-you-can-eat barbecue rib night at the Sizzler” diventa “un déjeuner alla mensa stradini“.

    ghostbusters 2 mensa

    L’eleganza è per un déjeuner alla mensa stradini?

    Da applauso.
    Una battuta simile oggi sarebbe diventata quasi certamente “l’eleganza è per una cena buffet all’all-you-can-eat del Sizzler?”, ci scommetterei quello che volete (con le mie scommesse vinte però ci perdiamo tutti).
    Non dimentichiamoci anche il “povero Oscar”, a cui avevano “dato un nome da statuetta” (splendida battuta italiana) ma a cui in originale era “ti hanno dato il nome di un hot dog“. Se avete dovuto cliccare sul link per capirne il riferimento vuol dire che l’alterazione italiana era assolutamente necessaria.

    Altre piccole chicche sono ad esempio il negozio di libri dell’occulto di Ray, in inglese abbreviato in Ray’s Occult e che in italiano diventa l’occultoteca (tradotto oggi sarebbe banalmente “L’Occulto di Ray”), oppure il giudice soprannominato “the hammer” che in italiano diventa “il bisonte”, descrivendone la sua apertura mentale. Quando Ray parla della storia di Vigo “E neanche morì di vecchiaia! Fu avvelenato, pugnalato, impalato, impiccato, sbudellato, affogato e squartato.“, Peter risponde memorabilmente con “ed è guarito?” mentre in inglese diceva soltanto “ouch!” (equivalente del nostro “ahia!”).

    Successivamente, quando gli acchiappafantasmi vengono portati di forza in un ospedale psichiatrico, sentiamo le seguenti battute:

    – Well, it’s gonna come back!
    – Ma non conoscete il detto “Dio ripaga il sabato”?
    – All we wanna do is help!
    – Aiutatevi che noi vi aiutiamo!

    Scena in Ghostbusters 2, Peter Venkman e Ray in camicia di forza
    Il proverbio citato in maniera errata da Ray (quello corretto dovrebbe essere “dio non paga il sabato”) indica l’inevitabilità di una punizione (divina) che presto o tardi arriverà. Il riferimento ovviamente è all’imminente ritorno di Vigo e, sebbene si punti all’esagerazione rimarcata da Winston che tira fuori un altro pseudo-proverbio (“aiutatevi che noi vi aiutiamo”), le intenzioni finali della scena sono mantenute: è comico che gli acchiappafantasmi, pur dicendo il vero, peggiorino la loro situazione di TSO.
    Comunque, tutto questo parlare ma ancora non ho parlato di lui…

    Scena da Ghostbusters 2, il quadro di Vigo il carpatico e Janosz che lo invoca
    …di Viiiigo!

    “Ragazzi azzurri”, arlecchini e carpatici

    Take a look, it’s not Gainsborough’s ‘Blue Boy’ there. He is Vigo!
    Da uno sguardo, quello non è ‘Arlecchino’ di Picasso, lui è Vigo!

    In un’Italia stracolma di artisti memorabili, è facile che i nostri concittadini possano non aver mai sentito parlare del pittore inglese Gainsborough (1727-1788) e del suo dipinto “ragazzo azzurro“, eppure nella cultura anglosassone gode di una certa notorietà, grazie anche alle numerose ristampe che, già negli anni ’20 del ‘900, lo fecero diventare il fiore all’occhiello della National Gallery di Londra nonché uno dei ritratti più popolari nel Regno Unito! Tanto che quando nel 1921 venne acquistato da un magnate delle ferrovie americane per 700 mila dollari del tempo (il quadro più costoso dopo Madonna col bambino di Leonardo!), si levò un grido di protesta da parte del popolo britannico che non accettava che il proprio ragazzo azzurro abbandonasse la madrepatria. Ciononostante, nel 1921 arrivò negli Stati Uniti entrando a far parte della cultura americana, già nel 1929 diventa protagonista di un film di Stanlio & Ollio (Blue Boy, un cavallo per un quadro) e nel 1989 viene citato proprio in un prodotto della cultura popolare americana, Ghostbusters 2, dove Janosh fa notare che i nostri protagonisti non hanno a che fare con l’innocente ragazzo azzurro di Gainsborough, ma con Vigo, flagello della Carpazia e travaglio della Moldavia. Ironicamente ma non casualmente i due ritratti hanno una posa e uno sfondo praticamente identico e se volete un’altra curiosità, Django in una sequenza di Django Unchained vestiva proprio come il ragazzo azzurro! Tanto per farvi capire quanto, ancora oggi, quel quadro influenzi la cultura popolare americana.

    Essendo questa della ragazzo azzurro una battuta (anche ben riuscita) che affonda le radici nella cultura di lingua inglese, è chiaro che non poteva essere riportata tale e quale in italiano. Nella nostra versione si fa riferimento ad un “Arlecchino di Picasso“. Di Arlecchini di Picasso in realtà ce ne sono tanti, il dialogo doppiato dunque lascerebbe intuire che quello di Vigo non sia un quadro qualsiasi ma in realtà la battuta in italiano fa ridere proprio per la scelta del soggetto, Arlecchino, dal momento che Vigo è esattamente l’opposto dell’immagine mentale che potremmo farci pensando ad un “Arlecchino” qualsiasi, così come del resto l’innocenza del ragazzo vestito d’azzurro era l’opposto della figura del despota, quindi la battuta italiana funziona anche non avendo familiarità con i lavori di Picasso, né sapendo che ce ne sono più di uno, risultando così a portata di tutte le età e, curiosamente, funziona meglio della battuta originale visto che, per quanto parte della cultura popolare americana, comunque ci sarà pur sempre una fetta di America che non conosce Gainsborough e il suo ragazzo azzuro e che quindi non capirà quella battuta. Vi avevo già detto che questo film funziona meglio in italiano, vero? Questo mi porta al prossimo paragrafo…

    Alcune delle battute più riuscite in italiano

    È più bello terminare con delle note positive e quindi ecco alcune delle tante battute più riuscite in italiano come avevo suggerito dalla mia introduzione. Questa non è altro che una piccola selezione tra le tantissime che questo film ha da offrire.
    ghostbusters 2 short but pointless

    Ottimo, Louis. Breve ma affossante.

    (Originale: Very good, Louis. Short but pointless = breve ma inutile)

    ghostbusters 2 due in cassetta

    Due in cassetta. Siamo forti. Noi redivivi e loro redimorti.

    Questa battuta non solo riporta una rima ma è anche più attinente alla trama di quanto lo fosse la rima originale (two in the box, ready to go. We be fast and they be slow) dato che viene enunciata alla fine di una cattura che li avrebbe riportati in affari. A dirla tutta la battuta originale è piuttosto pietosa, poveri acchiappafantasmi, che cosa vi fanno dire!
    ghostbusters 2 birba

    Tocca a lei, birba!
    (originale: you’re next, bubbles!)

    Qui ho sempre pensato che Venkman incitasse il giudice a fare la prossima mossa (ovvero decidersi ad annullare la diffida che gli impediva di utilizzare gli zaini protonici e cacciare fantasmi), in realtà in inglese è chiaro che stesse terrorizzando il giudice dicendogli che sarebbe stato lui la prossima vittima, dal momento che l’avvocatessa dell’accusa era stata appena trascinata via dai fantasmi dei fratelli Scoleri a cui il giudice aveva “fatto dare la sedia”.
    La battuta in italiano in questo caso è divertente tanto quanto quella originale, il soprannome “bubbles” dovrebbe indicare l’irascibilità del giudice che “ribolle” come una pentola d’acqua sul fuoco. In quegli anni poi c’era anche Bubbles, la scimmietta di Michael Jackson che, come tutti gli scimpanzé, per via della sua crescita in cattività, era diventato aggressivo. In entrambi i casi “birba” sopperisce adeguatamente alla necessità di una parola breve che inizi per “b” e che stia ad indicare il carattere incazzoso del giudice.
    Ma non è tutto qui!

    Hold it right there, deadhead!
    You want a baby? Go ahead and knock up some willing hellhound, otherwise I’m giving you three to get back in that painting where you belong!

    Fermati lì, iettatore
    Vuoi un bambino? Ingravidati qualche diavolessa compiacente. Ti do tempo fino al tre per tornare in quel tuo brutto quadro da rigattiere.

    È proprio vero che sono le piccole cose a fare la differenza. L’offesa “dead-head” (letteralmente “testa di morto”, versione edulcorata di dick-head/testa di cazzo, probabilmente in riferimento alla leggenda delle ultime parole di Vigo, pronunciate prima che la sua testa morì) diventa “iettatore”; “hellhound” (un demone dalla forma canina come Cerbero – un invito di Ray a scoparsi un cane, né più né meno) diventa più sensatamente una “diavolessa” e, infine, il “quadro a cui appartieni” diventa comicamente “quel tuo brutto quadro da rigattiere”. Le intenzioni offensive di Ray sono pervenute ma in maniera più memorabile in italiano, iettatori e rigattieri infatti sono tutti elementi inconsciamente familiari e meno banali di “un quadro a cui appartieni” o di una qualsiasi offesa inventata sul momento, come “testa di morto”. Venkman poi continua le offese a Vigo apostrofandolo con l’offensivo “bonehead” (=tonto, idiota, testone) che si trasforma quasi fantozzianamente in un magnifico “coglionaccio!”. Quando mai sentirete offese così ben “localizzate” come queste?

    Quale soluzione elegante poi ci ritroviamo tra le mani quando “pitiful half-men” (letteralmente “miserabili mezz’uomini”) diventa “voi omuncoli”, oppure quando la metafora del “come poliziotto in una fabbrica di ciambelle” diventa per noi “come un piranha in una piscina affollata”, un adattamento che tiene conto dell’esistente distanza culturale nei modi di dire e nell’immaginario popolare tra Italia e USA (i nostri poliziotti non sono famosi per mangiare ciambelle, in America invece è praticamente una figura iconografica pop). Stesso per “does anyone speak English?” (usato per sottolineare ironicamente che nessuno capiva ciò che gli acchiappafantasmi stessero dicendo) che diventa “non c’è qui un interprete arabo?”. Chi tra un briefing ed un’apericena si è dimenticato l’italiano e i suoi modi di dire, vi ricordo che esiste un detto nostrano, “parlare arabo”, che significa parlare in modo incomprensibile (ed è spesso usato ironicamente). Anche qui, come in molti precedenti esempi, il contesto è essenziale.

    Poi ci sono le alterazioni che sulla carta non dovrebbero funzionare eppure funzionano:

    Suo padre puzza? Tuo padre era del Puzzaware?

    originale: Did his father stink? Daddy was smelly?

    Insomma, avevo iniziato a scrivere di questo film in modo un po’ alterato e mi sono addolcito man mano che riscoprivo le tantissime battute ben riuscite del doppiaggio italiano. Ciò che adoro da sempre dei lavori di Sergio Jacquier è la ricchezza e la ricercatezza dell’italiano usato nei dialoghi che ben si addice a personaggi come Egon e Ray con il loro linguaggio scientifico e para-scientifico, dove persino un “she’s twitching” (=sta fremendo. “Twitch” è un muoversi nervosamente) diventa “eppur si muove”, del resto erano pur sempre ex-docenti universitari. Così un precursory medical examination (alla lettera: “esame medico preliminare”) diventa un “esame clinico cursorio“; uno “stool sample” (campione di feci) diventa uno “scampolo delle feci” (i pratici link sono lì per arricchire il vostro vocabolario, a piacimento); lo Slinky (tipico giocattolo che ciascun americano ha posseduto almeno una volta nella vita) viene contestualizzato alla realtà italiana con un misirizzi (per i più anziani che mi leggono era il vostro “Ercolino sempre in piedi”) e, invece di aver “raddrizzato” la molla Slinky, Egon in italiano estrasse il piombo dal misirizzi. Sono entrambe a loro modo comiche, il riferimento va in entrambi i casi a giocattoli noti nei rispettivi paesi di riferimento e con cui lo spettatore del 1989 aveva familiarità. L’azione dell’Egon bambino in entrambe le lingue era volta allo sciupare un giocattolo che lui non percepiva come tale, così da sottolineare comicamente quanto anormale fosse stata la sua infanzia.

    Al contempo, i dialoghi di Jacquier risultano in alcuni punti troppo ricercati per il loro stesso bene, con le intenzioni di certe battute che risultano comprensibili solo dopo un’analisi testuale dei dialoghi originali (Orson Kafka), e a volte sono addirittura fuorvianti come abbiamo visto nella scena della Harlem estremamente attiva. Questo è un difetto già visto in alcuni momenti di altri suoi adattamenti, come ad esempio in Aliens, di cui ho già scritto in passato. Potrei estendere i miei dubbi persino sulla strumentazione tecnica degli acchiappafantasmi che è stata ovviamente tradotta. Abbiamo ad esempio il gigameter che diventa gargarometro (o garganometro? Boh) e lo spectral analyzer diventa lo spettronzolizzatore (???). È solo la mia impressione o c’era una volontà di inserire parole semi-comiche anche qui?

    Tutto ciò che tu fa è male. Voglio che tu sa ciò.

    Per concludere (complimenti a chi è arrivato fino in fondo!), come qualità di doppiaggio Ghostbusters II è in generale molto altalenante con dialoghi mediamente migliori e memorabili di quelli originali ma che in alcuni momenti sono appesantiti da scelte bislacche, da alcune battute forzate, Venkman che diventa Vinkman, pronunce insolite sebbene tecnicamente non errate (come il Tìtanič) e reinterpretazioni di difficile comprensione.
    Allo stesso modo procede la recitazione: impeccabile per gran parte del cast, con un gruppo di doppiatori che, opinione personale, sono stati sostituiti in maniera pressoché invisibile anche ad una visione ravvicinata dal primo film, con recitazioni eccezionali (a volte è anche solo il modo in cui viene detta una frase che fa ridere), affiancate però da un Venkman Vinkman che non sembra ritornare con la stessa interpretazione del primo film (qualcuno mi ha detto di aver avuto la stessa sensazione sul personaggio di Louis), oppure dalla voce riciclata 2-3 volte di troppo (a proposito di voce riciclata, non dimentichiamo il concorsone Doppiaggi Italioti a fine articolo!) con tanto di sig. Fianella che prima, in strada, parla come un vecchio rimbambito e poi successivamente, in tribunale, sfoggia la voce del tenente Colombo! (Non si erano accorti che era lo stesso personaggio? Boh.) Ed aggiungiamoci pure quei brevissimi momenti neanche doppiati (per risparmiare? Boh), avremo così il quadro completo. Se gran parte delle alterazioni sono benvenute, anzi, sono da annali della traduzione audiovisiva, per altre non possiamo che domandarci: perché? Boh.

    È un doppiaggio che, mi dispiace dirlo, un po’ puzza. È del Puzzaware. Da Doppiaggi Italioti per oggi è tutto. Bau bau!
    ghostbusters 2 bau bau

    .


    CONCORSO “INDOVINA LA VOCE”

    Nell’articolo ho puntato il dito contro una fantastica voce da caratterista che però viene riciclata un po’ troppe volte durante il doppiaggio di Ghostbusters II. Questa voce non è segnalata da nessuna parte perché prima d’ora nessuno si era preoccupato di indagare su chi fosse, eppure l’abbiamo sentita in svariati film, quasi sempre su personaggi con una sola o poche battute. Se ci tenete a vincere una maglietta del blog non vi resta che indovinare chi è. Troverete una clip video è in fondo all’articolo.
    Premio in palio: una maglietta ufficiale del blog Doppiaggi Italioti con banner stampato come quella che appare in questa foto.

    IMG_3452

    Fabrizio Mazzotta, nostro testimonial involontario dal 2014

    Regolamento: i partecipanti, senza limite di tempo, potranno scrivere nei commenti a questo articolo il nome del doppiatore che credono di aver riconosciuto. Potete tentare quante volte volete, sparatene il più possibile. Vince colui o colei che nella cronologia dei commenti ha nominato il doppiatore prima di tutti gli altri. Per praticità, faranno testo soltanto i commenti pubblicati in coda a questo articolo, non quelli su Facebook, Twitter o Google+.
    È consentito farsi aiutare da gente del mestiere. Anche doppiatori professionisti possono partecipare al concorso se proprio ci tengono ad avere una maglietta del blog.

    Consegna del premio: la t-shirt in palio verrà preparata e spedita entro due mesi dalla conferma del vincitore senza alcun costo per il ricevente. Il vincitore dovrà indicarci la taglia richiesta e fornirci un indirizzo per la spedizione. La combinazione di colori potrebbe variare in base alla disponibilità.

    Ecco una clip con tutti i momenti doppiati dalla voce misteriosa

    ________________
    AGGIORNAMENTO
    La voce jolly presente su questi quattro personaggi secondari di Ghostbusters è di FRANCESCO DI FEDERICO. Lo stesso doppiava anche l’ammiraglio Ackbar in Il ritorno dello jedi che non figura da nessuna parte sul web (che ne dite di questa esclusiva “doppiaggi italioti”?) ed era anche la voce di Hordak in He-Man come riportato su Antonio Genna. Era anche la voce del maestro nella serie animata “C’era una volta l’uomo” (nel primo doppiaggio CVD-RAI), come correttamente identificato dal nostro Leo. Francesco Di Federico era una abituale presenza nei doppiaggi CVD specialmente negli anni ’80. Questa una sua ricca scheda su un celebre archivio di doppiatori. Per l’occasione rispolvero il mio meme preferito…

    aggiornare-il-genna

  • "Nome in codice? Rogue Uno" – L’adattamento italiano di Rogue One

    rogueone_logo
    La cosa più liberatoria dello sbattersene di come dagli anni 2000 espandano una trilogia iniziata alla fine degli anni ’70 e finita agli inizi degli anni ’80 è che si comincia anche a fregarsene della qualità dell’adattamento italiano e del doppiaggio. Ed eccoci qui a parlare dell’ennesimo “Star Wars” della Disney.
    C’è poco da girarci intorno, anche Rogue One prosegue lo stesso adattamento italiano che avevamo già trovato in Episodio VII… i nomi che compaiono nei titoli di coda sono infatti sempre quelli ma se avevo fatto un lungo articolo in merito a Star Wars 7 – Il Risveglio della Forza e al suo adattamento “da videogioco”, non credo che Rogue One meriti la stessa energia.

    Adattare senza adattare, a Disney Story

    I problemi sono sempre gli stessi: in una saga in cui si aggiungono sempre più episodi che vanno a disporsi prima e dopo gli eventi di quei tre film su cui si regge tutta questa baracca e in cui è palese lo sforzo da parte degli attuali possessori dei diritti nel cercare di realizzare nuovi film che si integrino senza soluzione di continuità con quelli girati quasi 40 anni fa, è curioso che la stessa attenzione non venga data anche ai dialoghi tradotti.

    Già con Episodio III ci fu un veto aziendale sull’opzione, per altro intelligente, suggerita dal direttore di doppiaggio (Francesco Vairano) di aggiungere una piccola battuta in cui si ordinava il cambio di matricola dei due famosi droidi, così da unificare anche nel doppiaggio italiano due trilogie già di per sé difficili da percepire come un tutt’uno. Ma evidentemente all’epoca i piani erano altri, la Lucasfilm nella prima metà degli anni 2000 già bramava di far ridoppiare la trilogia classica così da riprendere pienamente in mano le redini di un universo fatto soprattutto di nomi stampati su confezioni di giocattoli e prodotti videoludici da localizzare grazie all’ausilio rapidi e quindi economici sistemi automatizzati, croce e delizia dei traduttori professionisti.

    I marchi registrati hanno la precedenza sulla traduzione

    Quando i titoli dei film diventano marchi registrati e quando i nomi dei personaggi sono poco più che loghi intorno ai quali tradurre dialoghi in centinaia di altre lingue, così da semplificare la vita a chi si occupa di tradurre per i mercati esteri milioni di prodotti di consumo, è chiaro che si semplifica tanto la vita anche agli strateghi del marketing di un’azienda multimilionaria… ieri la Lucasfilm post-1997, oggi la Disney, la quale già da decenni ci propina nomi come Aladdin ed Hercules (e più recentemente Rapunzel) in quanto marchi registrati di un vasto franchising e non per via di qualche contorta aspirazione didattica mirata ad insegnare l’inglese all’estero, né tanto meno per uno zelante rispetto artistico verso la scelta dell’autore nella creazione dei suoi personaggi, come qualcuno ingenuamente potrebbe credere.

    Scena di Rogue One: A Star Wars Story, con Donnie Yen che impugna un bastone circondato da soldati imperiali. La vignetta fa dire a Donnie Yen: ora iniziano le mazzate. Il soldato risponde: posa il bastone, Evit. Sei vecchio.
    Se questo mese, come è capitato di fare a me, andaste al cinema in Spagna ad esempio, ci trovereste un film dallo spiccato senso artistico non appartenente al genere “di questo ne facciamo sequel fino al 2046”, come ad esempio Arrival di Villeneuve. Film simili vengono ancora distribuiti con titoli tradotti (La Llegada) mentre Star Wars sarà Star Wars ovunque, in Spagna come in Italia, come in Turchia… né più né meno come per i McDonald’s.
    Anche il nuovo McRogueOne arriva in Italia con gli ingredienti già assaggiati nel doppiaggio di Episodio VII diretto da Cosolo: “Veider” non ve lo toglie più nessuno e poco importa se quando li andrete a guardare in ordine “cronologico” (Ep.1⇒Ep.9) vi ritroverete il Fener di Episodio III seguito da “Veider” in Rogue One, poi si ritorna a Fener della trilogia classica (4⇒6) ed infine di nuovo “Veider” nella trilogia Disney (7⇒9, si presume che anche i futuri episodi 8 e 9 cadranno nella trappola dei nomi originali a tutti i costi).

    Ma se, come sembra, l’unica preoccupazione è quella di riportare i nomi alla sacralità dell’originale allora, forse, cara Disney, sarebbe il caso di ridoppiare proprio tutto, dal 1977 al 2005, e togliersi il pensiero. Pensate che ne sarei contrario? Io attendo quel giorno più di qualsiasi altro, sarà il giorno del vero trionfo! Così anche nei vecchi film, in cambio della correzione di un paio di errori storici (rimando a futura data l’analisi degli adattamenti della trilogia classica), potremo finalmente goderci le più deliziose perle del peggior inglesorum che va di moda in questi anni: via quindi i folgoratori, o fulminatori che dir si voglia, e ben vengano i blaster, perché la giustificazione degli sprovveduti è che così già viene riportato da tanti anni in dozzine di videogiochi derivativi e che ormai i fan “ci sono abituati”… un modo di pensare l’adattamento (e persino la propria lingua) che è proprio delle menti più piccole.

    Scena da Rogue One dove compare una giovane Mon Mothma, nascosto in secondo piano c'è un anziano con la barba che rappresenta Evit l'autore di questo articolo

    Evit è evidenziato da un cerchio rosso.

    Ben vengano (sono ironico) gli Star Destroyer al posto dei “caccia stellari”, abbreviativo di “cacciatorpediniere” ovviamente, altra definizione che sentiamo nella trilogia classica. In Rogue One si opta per menzionare il marchio registrato invece di proporre alcun adattamento, così dopo aver visto il film potrete ordinare a colpo sicuro i giocattoli su Amazon senza il rischio di confondere un caccia monoposto della ribellione con un caccia(torpediniere) stellare dell’impero. Un gran bel vantaggio.

    È esemplare come su Wikipedia Italia qualcuno ci renda partecipi della sua ignoranza quando scrive impunemente:

    Star Destroyer: nel doppiaggio italiano chiamato “Caccia Stellare” o “Torpediniera Stellare”, sebbene la traduzione letterale sia “Distruttore Stellare”.

    Star Destroyer descritto su Wikipedia come Distruttore stellare

    ad imperitura memoria

    Come se “distruttore stellare” fosse la traduzione corretta, alla lettera! Alla lettera un bel cavolo, “destroyer” in inglese è una classe di navi che in italiano si traduce proprio, manco a dirlo, come cacciatorpediniere. E qui riciclo una mia vecchia battuta, consentitemelo… quella del volete raccontarla proprio a De Leonardis (dialoghista della vecchia trilogia) che prima di diventare adattatore aveva studiato all’Accademia Navale per seguire le orme del padre ammiraglio? Se vi sembra che dire “cacciatorpediniere” sia un italiano un po’ da pezzenti e che non c’entri molto con l’avventura spaziale di Guerre Stellari o che travisi il significato originale, consiglio a voi e ai più ferventi curatori di pagine di Star Wars su Wikipedia di non frenare la vostra voglia di approfondire la conoscenza della lingua inglese (se di voglia ne avete) fermandovi alla superficialità del “so l’inglese perché gioco ai videogiochi e guardo film sottotitolati da quando avevo tot anni” perché potreste scoprire di credere di sapere bene una seconda lingua ma di dare molto per scontato, è così che si giunge alla mentalità di subalternità culturale di chi pensa che in inglese è tutto più “cool” e alle figure di merda su Wikipedia.

    A chi vende McRogueOne andrà certamente bene che Star Destroyer rimanga invariato anche in italiano, serve così una doppia funzione: facilita operazioni di marketing su scala globale e in più, per le piccole menti italiche che pensano di sapere la lingua inglese, suona come un DISTRUTTORE DI STELLE, vuoi mettere? Molto più imponente! Molto più cool.

    Gag di Guzzanti nei panni della presentatrice Fulvia che dice: distruttori di stelle, su rieducational channel.

    Adattare senza coerenza, a Disney Story

    Inutile dunque aspettarsi che l’adattamento di Rogue One nella nostra lingua da subumani possa proporre una traduzione per quella corvetta “hammerhead”, qualsiasi traduzione risulterebbe troppo… “pizza e mandolino”, secondo alcuni. Anzi, a ben pensarci, perché nel doppiaggio si parla di “corvetta”? Non dovrebbe essere anche quella all’inglese, “corvette”? Se il cacciatorpediniere rimane “destroyer” non si capisce perché altre classi di navi si debbano tradurre, ma del resto parliamo di adattamenti Disney-Cosolo e abbiamo già visto che non brillano per coerenza interna. Forse della corvetta non ci sono dei giocattoli in vendita quindi non c’era bisogno di lasciarla in inglese? Oppure si è voluto tradurla perché corvette ricordava troppo un’automobile? Eppure non dovrebbe essere un problema quando poi si fa credere che un destroyer possa essere un DISTRUTTORE.

    Ma è rincuorante sapere che nell’adattamento per il cinema si continua a preferire una coerenza con i videogiochi e le serie animate, piuttosto che con gli altri titoli con cui questi film dovrebbero integrarsi.

    CGI Tarkin is not amused, meme. Rogue One

    Questa battuta ve la traducete da soli.

     

    Le tanto lamentate voci nel doppiaggio di Rogue One

    Parlando solo brevemente del doppiaggio e della scelta delle voci, è curioso leggere una marea di critiche sulle interpretazioni o sulla scelta dei doppiatori, scatenatasi da subito su internet prima ancora di vedere l’originale e quindi non basate su un confronto ma su una sensazione. Per carità, le scelte bislacche ci sono sempre state da quando esiste il doppiaggio e non nego a priori che le lamentele possano essere in parte fondate, ma qui voglio porre una domanda provocatoria: non sarà che la recitazione del doppiatore, se fatta troppo a fotocopia di quella originale, possa essere la causa principale delle sempre più numerose lamentele mosse da subito, all’uscita dalla sala cinematografica, contro il doppiaggio e la scelta dei doppiatori?

    Forse sapete già che, per varie concause (più o meno comprensibili), il doppiaggio italiano moderno tende ad essere una fotocopia (in quanto a espressività e spesso modo di recitare) delle interpretazioni originali (per lo meno di quelle americane). Se questo a molti potrà sembrare un vantaggio incredibile, in realtà porta con sé un grosso problema: l’espressività di altri popoli non è sempre equiparabile alla nostra.
    “Voci assurde… voci tremende…”, esclamazioni elargite un po’ gratuitamente (spesso seguite da un “devo ancora rivederlo in inglese ma…”) che sottolineano come certi modi di recitare di attori di altre culture non siano sempre immediatamente “trasferibili” al modo di recitare italiano, e così a molti spettatori italiani, giustamente, risultano istantaneamente… strani.

    Dunque, siete proprio sicuri che ciò che a pelle vi dà fastidio siano davvero le interpretazioni dei doppiatori quando vi lamentate delle… voci? Io non ne sarei così sicuro. Un doppiatore che fa voci “strane”, oggi, di solito lo fa perché deve imitare ciò che ha sentito nel film in lingua originale, non c’è né tempo né l’intenzione di fare in altro modo e di reinterpretare più di tanto. Se proprio volete lamentarvi subito di qualcosa quando uscite dal cinema allora consiglio piuttosto di lanciarvi contro la pratica di proporre la fotocopia di recitazioni estere che non sempre viene accettata dalle nostre orecchie perché proviene da una cultura che, globalizzazione e tutto, non ci appartiene.

    Whitaker in Rogue One, la vignetta legge: il cattivo con la voce grassa. Un omaggio a CarlettoFX dei Gem Boy che parlava del cattivo con la voce grossa

    Planet-killer non si traduce come Pianeta killer… e altri ridicoli errori nell’adattamento di Rogue One

    Nome in codice? Rogue Uno (cit.)

    Piccole note positive (ogni tanto arrivano anche quelle), ho sentito nominare una “camera di equilibrio” e, visto l’andazzo, temevo quasi potessero mantenere il termine “airlock”, come successe con Interstellar (uno dei suoi pochi errori). Ma airlock in questo caso non è un marchio registrato e non aveva esigenze di labiale quindi abbiamo avuto il lusso di sentirlo nominare nella nostra lingua. Wow, mi state proprio viziando!

    Le note positive sono poche in realtà, inutile sottolineare i tanti calchi dall’inglese come il “serve una mappa – vuoi che non ne troviamo una per terra? (???), l’espressione sarcastica really? che diventa “davvero?” (quando uno “scherziamo?” sarebbe subito più comprensibile), oppure ancora il “fatelo!” (do it!) del crudele ufficiale imperiale che ordina l’esecuzione sommaria della madre della protagonista (non è spoiler se accade nei primi 90 secondi di film). Dico che è inutile sottolinearli perché cose simili ormai sono all’ordine del giorno, non una peculiarità di questo film in particolare (sebbene qui abbondino più del solito), ma questi due o tre valgono da esempio per tanti altri.

    There is no try, just do it. Meme del video motivazionale di Shia La Beouf che compare a Luke Skywalker come fantasma mentre Luke cerca di sollevare l'X-Wing dalla palude
    Nel film si sentono anche delle frasi familiari come “iniziare ignizione preliminare” e “iniziamo la corsa d’attacco“, frasi prese pari pari dal doppiaggio dell’originale Guerre Stellari del 1977, un simile rispetto delle fonti è quasi comico all’interno di un adattamento come quello di Rogue One (e di Episodio 7 prima di esso) dove vengono meno forse i riferimenti più importanti alla trilogia storica, come il nome di Fener, ma anche i blaster, etc… tutto tranne la Morte Nera però. La Morte Nera, per qualche non ben precisato motivo, può rimanere Morte Nera e non torna ad essere Death Star™, né viene ritradotta più “fedelmente” in Stella della Morte come magari qualche estremista potrebbe esigere. Io propongo Mortestella™, non credo che sfigurerebbe vicino ad altre scelte di adattamento del calibro di “a planet killer” che in Rogue One viene tradotto alla lettera come “un pianeta killer” (e qui forse la parola “distruttore” sarebbe tornata utile per davvero). Non mi resta che da chiedere… a quando “cold” tradotto come “caldo”?

    Certo è facile dire a posteriori che il “pianeta killer” si riferisce alla Morte Nera in quanto piccolo “pianeta” che “uccide”, ma l’originale “planet killer” è un “distruttore di pianeti”, letteralmente un ammazzapianeti e non un “pianeta che ammazza”, tutt’altra cosa. Giusto giusto quelle regole DI BASE dell’inglese che imparano i bambini già dalle elementari insomma, mica chiediamo tanto.

    Scena in Rogue One della Morte Nera che spara il suo raggio della morte sul pianeta Jedha

    Ammazzapianeti-pianetammazza is the new “allacciascarpa-scarpallaccia”

    Ironia a parte, voglio sottolineare che anche “pianeta killer” è comunque funzionale alla trama, è un’alterazione accettabilissima e sicuramente un’ottima scelta sia per il labiale che per i tempi della battuta. Se esagero il tutto è solo per sottolineare quanto sia assurda l’idea stessa di un esasperato rispetto delle fonti a scapito della continuità con un precedente film (quello del 1977) che cronologicamente si pone CINQUE MINUTI DOPO gli eventi di questo Rogue One… quando poi senza criterio si può decidere di ignorare il “sacro testo originale” dicendo ad esempio “un pianeta killer” oppure preservando il nome “Morte Nera” mentre tutti gli altri nomi sono già stati riformati.

    Inoltre è detestabile la svolta anglofona che ha preso l’adattamento della serie da quando è in mano a Cosolo/Disney, un adattamento che non fa alcuno sforzo di amalgamarsi con i doppiaggi precedenti se non in un paio di “copia e incolla” d’ufficio mentre calca la mano con anglicismi superflui e fuori luogo che già ci era toccato sopportare nel genere western con Django Unchained e che in generale dimostrano un’incapacità di discernere tra forestierismi utili o insostituibili e quelli invece superflui o addirittura dannosi nel contesto dell’opera che si traduce/adatta.
    Comunque, da colui che in un western ha il coraggio di proporre “wanted, dead or alive” tradotto alla lettera come “wanted, morto o vivo”,  non risulta difficile pensare che possa aver realmente considerato “un pianeta killer” come la giusta traduzione di “a planet killer”, ma chi può dirlo. Del resto, ho già fornito io stesso un’ottima scusa per salvare la dignità di quella scelta… una critica più magnanima di questa non credo ci possa essere, sarà il periodo di Natale che mi addolcisce.

    Chiudo con una frase di questo Rogue One che trovo molto ironica nel contesto di questo adattamento scriteriato e allo stesso tempo molto significativa:

    “La chiamiamo La Morte Nera, non c’è nome migliore”

    Obama mic-drop meme

    BUON 2017

  • Independence Day: Rigenerazione – L’adattamento italiano che non risorge

    Independence day rigenerazione, locandina con vignetta che chiede rigenerazione di cosa?
    No, seriamente, rigenerazione di cosa? Quando sono uscito dal cinema il mio iniziale dubbio sul titolo era ancora lì. Rigenerazione di cosa? Apriamo il dizionario:

    1 Azione e risultato del rigenerare o del rigenerarsi, spec. di tessuti animali o vegetali distrutti: la r. dei tessuti consente la cicatrizzazione delle ferite
    SIN. riproduzione

    Mmh, non ricordo tessuti animali distrutti che venivano rigenerati.

    2 Rinvigorimento: un buon farmaco ricostituente è quello che ci vuole per la tua r.
    || fig. Rinascita, rinnovamento spirituale e morale: r. dal peccato; r. civile e morale del popolo

    Mmh, sicuramente gli alieni avranno avuto un rinnovamento morale e spirituale pensando di poter riprendere la Terra ma non mi sembrava proprio un elemento così importante da dedicargli il titolo del film.

    3 RELIG. Stato di grazia spirituale che si ottiene, per i cattolici mediante il battesimo, per i protestanti attraverso l’accettazione del vangelo

    Che gli alieni tornino sulla Terra per essere battezzati? Hanno trovato il Vero Dio? Ma sono protestanti o cattolici?

    4 TECN. Trattamento di una sostanza logorata o alterata dall’uso al fine di riportarla alla sua primitiva efficienza: sottoporre un materiale al processo di r.

    Mmh, no.
    Insomma il sottotitolo tradotto in italiano non ha senso. Vediamo cosa significa “resurgence“:

    Rinascita, ripresa, ritorno, revival.
    Es. “Le cause di questo ritorno della malaria sono riconducibili all’uomo”

    Insomma, è uno di quei casi dove  persino un banalissimo “Independence Day – Il ritorno” avrebbe avuto più senso, perché è esattamente ciò che significa resurgence.
    Independence Day – Rigenerazione è un titolo incomprensibile prima di andare a vedere il film e resta incomprensibile anche dopo averlo visto. Paradossalmente, il titolo sarebbe stato più chiaro a molte più persone se fosse rimasto in inglese, non pensavo che avrei mai potuto arrivare ad un’affermazione simile.
    Anche la trama ufficiale del film è stata riportata ovunque con un ingenuo errore di traduzione:
    ingenuity tradotto come ingenuità invece di ingegnosità
    Se il film in italiano inizia con queste premesse, l’adattamento di Marco Guadagno, colui che vedo come il yes-man dei grandi distributori americani (sua la firma sull’adattamento di Captain America: Winter Soldier), non delude, regalandoci un prodotto perfettamente in linea con altri pasticci moderni.

    adattamento italiano di Independence Day 2

    L’adattamento… se di adattamento si più parlare

    È chiaro ormai che chi lavora ai cosiddetti blockbuster (non la catena di negozi), in primis il direttore di doppiaggio e il dialoghista, ha spesso le mani legate da scelte che altri fanno per loro e che gli vengono imposte.
    Quindi non mi sorprende affatto la presenza dell’ennesimo termine immodificabile per questioni di marketing (o qualunque altro inutile motivo ne sia la scusa): la nave “harvester” deve rimanere così anche in italiano, punto. Senza contesto, senza spiegazioni. I ragazzini giocano ai videogiochi e sanno già che cosa significa (forse), non rompete le scatole voi vecchiardi che nel 1996, già da adulti, avete visto Independence Day, cazzi vostri che in vent’anni non vi siete aggiornati e non avete ancora capito che l’inglese può capitarvi tra capo e collo in qualsiasi momento mentre parlate in italiano con altri italiani (si percepisce la mia ironia? Bene). Dagli Stati Uniti dicono che non si può cambiare perché harvester è già un marchio registrato ed è un peccato sprecarlo adattandolo con altre parole non di proprietà intellettuale della Fox, e poi i cartonati delle action figures sono già in stampa con quella parola… insomma va lasciata così anche in italiano.

    Idem con la parola “blaster” eh, basta lamentarsene! E poi ha già un precedente famosissimo e innegabile con Star Wars 7 – Il risveglio della forza, quindi ormai è una parola con pedigree, accettabilissima in qualsiasi contesto sebbene in Italia non la usi nessuno nel parlato quotidiano. Troglodita chi non la accetta. Torna a zappare, Evit, che hai osato parlar male dell’adattamento di “Star Wars 7”.

    Foto di una mietitrice

    L’harvester con cui Evit torna alla terra

    E pensare che avevo iniziato a guardare il film con pieno ottimismo verso l’adattamento italiano! Ci avete voluto lasciare i motori con il fusion drive? Benissimo! Tanto ci fanno vedere subito in cosa consiste (una specie di spintona come l’iniezione di protossido di azoto per le auto – vedi Fast & Furious, Mad Max) e il contesto aiuta. I dialoghisti italiani, per testare le vostre conoscenze di inglese, insieme a fusion drive ci lasciano anche l’hard drive, cioè due tipi diversi di drive, entrambi facilmente sostituibili con eleganza in lingua italiana ma perché sforzarsi, giusto? Il primo inteso come “spinta”, il secondo drive invece lo conoscete già, è l’abbreviazione di “hard disk drive” che oggi non va più di moda chiamarlo hard disk ma si è deciso di cambiare tipo di abbreviazione colloquiale e adesso è hard drive. Sì, l’interrogazione finale verterà anche su questi argomenti.

    Come sempre, e non mi stancherò mai di dirlo, è il contesto che rende un termine inglese accettabile in un film e di dubbio gusto in un altro. Volete chiamare le armi aliene blaster anche in italiano? Bene, ho capito che oggi in italiano non si adatta più niente (a volte non si traduce nemmeno più) e in questo film tale scelta è comunque meno grave che in Star Wars 7 dove la tecnologia che sentiamo nominare aveva già un adattamento stranoto per il quale uno spettatore potrebbe anche esigere una cosetta da niente che forse avrete sentito nominare qualche volta, mi pare si chiami CONTINUITÀ. Nel precedente Independence Day non si parlava delle armi aliene (sono una novità di questo nuovo capitolo) quindi c’è stata carta bianca sull’adattamento di questo termine e, in linea con lo stile moderno, non si è adattato il termine. OK. Vedete che non sono così vetusto? Mi va bene, mi va bene.

    Va bene, va tutto bene!

    Va bene, va tutto bene!

    Passiamo alla prossima lamentela da vetusto pedante quale sono.

    Le informazioni contenute nell’hard drive di un misterioso dispositivo alieno, si poteva tranquillamente dire che fossero contenute nella sua memoria ad esempio, che poi è la soluzione più elegante a prova di obsolescenza tecnologica ma anche in questo caso vaaaaaaa bene! Va tutto bene! Si è deciso di lasciare hard drive? Bravi! Mi va bene, mi va bene, mi va be-ne [tic nervoso agli occhi]! Ma il problema in quella frase è un altro. In inglese lo scienziato parla di “proverbial hard drive” che non è, come invece hanno avuto il coraggio di tradurlo, adattarlo e doppiarlo: “il suo famoso hard drive“. Quella è la traduzione a cui potrebbe giungere chi traduce con google. Chi conosce veramente l’inglese invece riconoscerebbe che “proverbial” è usato in maniera insolita per indicare una cosa che non è propriamente un hard disk come lo intendiamo noi ma che di fatto lo è, quindi era un hard disk “di fatto”, il suo “cosiddetto” hard disk, non certo un hard disk “famoso”! Ma che cazzo stiamo sentendo?

    A concentrarsi solo sulle parole inglesi ci si dimentica che le frasi italiane dovrebbero avere anche un senso. Nessuno infatti durante tutto il film aveva sentito parlare dell’hard disk di quel marchingegno alieno, quindi l’hard disk non aveva nessuna reputazione e nessuna fama, viene letteralmente introdotto dal nulla come “il famoso hard drive”. Prego, gettate cacca in direzione dello schermo.

    Reazione di Jeff Goldblum in Independence Day 2

    La mia reazione

    Vogliamo ritornare a parlare della nave harvester? No? E invece sì.

    Ricordate quando parlavo del contesto? Di come certe scelte possono essere ancora accettabili e altre meno, di come ad esempio blaster è ancora accettabile qui in Independence Day ma non altrettanto accettabile in Star Wars 7, ricordate? L’ho detto un attimo fa.
    Ebbene, “nave harvester” qui non ha alcun senso, porcaccia di quel dio alieno infame!

    Spieghiamo brevemente il contesto: un misterioso dispositivo tecnologico alieno (che ricorda la nave di 2001: Odissea nello Spazio e mille altri film di fantascienza dal 1968 fino a Oblivion passando per la Guida Galattica per Autostoppisti) ascoltava le conversazioni umane decifrandone il linguaggio in modo da poter finalmente comunicare con noi in maniera comprensibile, nel nostro caso doveva parlare agli americani, quindi in lingua inglese. Semplice, no? Logica vuole che in questo complesso mondo del doppiaggese si trasli tutto ciò alla lingua italiana. Semplice, no? No. La scelta di fargli dire “nave harvester” è insensata nel contesto.
    Abbiamo dunque un alieno che decifra la lingua inglese (per noi doppiato in italiano) e, una volta acquisita, si rivolge agli scienziati parlando loro in inglese, che viene giustamente doppiato per noi in italiano ma con una commistione di italiano e parole anglosassoni? Ma che cazzo stiamo sentendo?

    La reazione dell'attore Brent Spinner in Independence Day 2

    La mia reazione

    Sulla carta, l’ordine dei supervisori americani “harvester ship deve rimanere nave harvester” è purtroppo quanto di più ordinario avvenga nel doppiaggio italiano di questi tempi, almeno per i grandi film hollywoodiani, ma in certe occasioni (come questa) va proprio a stridere con l’intero concetto di adattamento introducendo un vero e proprio cortocircuito di insensatezza. Non aiuta che lo stesso androide alieno insista su questo concetto parlando anche di regina harvester nella nave harvester. Bleah! Abbiate pietà di noi poveri spettatori italioti.

    La regina aliena in Independence Day 2

    La regina dei raccolti

    E dire che stavano andando così bene, con il programma di difesa Earth Space Defense tradotto in italiano (Difesa Spazio-Terra o qualcosa del genere) e con un cast di doppiatori niente male a parte il droide-palla alieno che sembrava l’annunciatrice sarcastica del videogioco Theme Hospital, ma in generale tutti capaci; per eventuali lamentele sulla piattezza di alcune interpretazioni rifatevela con lo stile di interpretazione-fotocopia che per svariati motivi impera da una quindicina d’anni.

    Nota curiosa: il ragazzo che interpreta il figlio di Will Smith sembra sia riuscito a riprodurre molto bene il modo di recitare di Will Smith, una piccola accortezza da parte dell’attore di cui ovviamente non avrete neanche il minimo sospetto guardandolo in italiano, ma ci sono qui io a togliervi dubbi e interrogativi che non sapevate neanche di avere.

    La prima mezz’ora insomma procede senza problemi lessicali, poi si comincia con piccole cose come “la devastazione sull’East Coast sarà incalcolabile” e “iniziare il countdown simultaneo” che da sole non danno alcun fastidio sebbene siano di facile traduzione e lasciare questi termini in inglese non porta nessun significato addizionale (cioè, lo fate tanto per! E vabbè, se è di moda… contenti voi). Peccato però arrivare a fine film con qualche calco dall’inglese di troppo, un paio di enormi scelte insensate e quella idiozia dell’hard disk famoso, roba che non sentivamo più da decenni, da epoche passate in cui comunque l’errore umano non era facilmente risolvibile con una ricerca su internet perché internet non c’era, oggi invece si può e in tempi inferiori al minuto… sempre a patto di sapere cosa si stia cercando. È quello il guaio, la ricerchina su internet aiuta fino ad un certo punto, oltre c’è bisogno di gente che l’inglese lo conosca per davvero. Lo stesso vale per altre lingue.


  • L'adattamento di "Star Wars – Il Risveglio della Forza" è goffo e erratico come un blaster!

     

    Risvegli

    Non ho mai avuto contatti con Carlo Cosolo, autore dei dialoghi italiani e della direzione del doppiaggio di questo nuovo film di “Star Wars”, quindi premetto di non sapere con certezza cosa (o chi) abbia influenzato l’adattamento di questo Episodio VII, tuttavia è logico che chi firma dialoghi e direzione doppiaggio finisca in qualche modo per essere la persona contro cui puntare un eventuale dito.

    E dito dovrà essere puntato per questo Risveglio della Forza.

    poster il risveglio della forza

    Guarda quanti colori!


    Non parlerò della trama né delle mie impressioni del film (di quello forse arriverà un video), qui tratterò unicamente dell’adattamento italiano, come da tradizione del blog. Vi chiederete: qual è l’entità del danno?
    Iniziamo da lontano.
    lukeguerrestellari
    Tanti anni fa c’era Guerre Stellari e c’era un suo adattamento a cura di De Leonardis e Maldesi, due che intesero subito che l’opera di Lucas non fosse mera fantascienza, non parlava del futuro dell’umanità, bensì che si trattasse di un fantasy con ambientazione spaziale. Del resto, il “tanto tempo fa…” chiarisce dai primi secondi del film il tono favolistico della storia.
    I due si apprestarono ad “adattare” (tenete ben presente questa parola) questa opera né più e né meno come si adattano i prodotti del genere fantasy, e quindi con alcuni nomi che rimangono in originale, alcuni nomi che vengono alterati e, perché no, a volte anche italianizzati: pensate a Pipino del Signore degli Anelli. Bene, se non vi dà fastidio quello non può darvi fastidio nemmeno Leila al posto di Leia; se non vi ha fatto infuriare Grampasso al posto di Strider, sempre nel Signore degli Anelli, non può farvi infuriare neppure C1-P8 al posto di R2D2… gli esempi potrebbero andare avanti virtualmente all’infinito e non solo limitati al Signore degli Anelli, è così per qualsiasi favola e racconto fantasy. Potremmo fare lo stesso discorso con Biancaneve e i sette nani.
    È possibile dibattere fino alla nausea di questa tematica ma il succo della questione è questo: se il fantasy lo si guarda o lo si legge in italiano bisogna saper accettare una certa “fantasia” anche nell’alterazione dei nomi, alterazione che ha sempre uno scopo, quello di rispecchiare il più possibile l’effetto che il suono di certi nomi ha sulla mente dello spettatore. Se R2 in inglese si pronuncia “artoo” (artù), questo aiuta, quasi in maniera vezzeggiativa, a far adorare il personaggio, un robot la cui matricola pronunciata ad alta voce sembra quasi un simpatico nome, è quasi “arturo”, che carino. Se R2 lo pronunciamo in italiano rimane ERRE DUE che non ha alcun impatto emotivo, al contrario invece della scelta di De Leonardis/Maldesi di rinominarlo C1 (ciuno), che poi ritorna in scene come “Artoo-Detoo! It’s you! It’s you!” che diventava “Ciuno? Ci-uno pi-otto, stai bene! Non sei rotto!” mantenendo la rima e l’emozione.
    L’alterazione del nome porta lo stesso effetto emotivo allo spettatore americano che lo chiama Artù e a quello italiano che lo chiamerà Ciuno, simpatia verso il personaggio. Se prendete il Signore degli Anelli troverete una lista molto più lunga di esempi simili che, mi pare, nessuno abbia mai contestato, né per il libro né tanto meno per il film.
    Yavin_base_briefing_room
    Voler controbattere questo concetto vuol dire essere in antagonismo con l’intero concetto di adattamento nel doppiaggio in generale (che è pur sempre una rispettabile scelta individuale se fatta con coerenza) e, come dico spesso, chi ha modo di guardarsi i film in lingua originale è SEMPRE invitato a farlo.
    Io che non so una parola di tedesco, ahimè, non potrò mai venire a sapere della gioia infinita che si prova leggendo (e guardando) La Storia Infinita in tedesco (forse dovrei chiamarla Die unendliche Geschichte), così da poter scoprire i veri nomi di tutti i personaggi così come furono originariamente concepiti e con le loro intrinseche implicazioni emotive date dalla scelta lessicale di ciascuno di essi!

    Insomma, se sapete una lingua straniera a livello madrelingua e non vi importa niente delle versioni italiane, è lecito dare per scontato che non vi importi neanche di lottare contro questa o quella scelta di adattamento italiana. “In inglese è meglio” non dovrebbe essere neanche un’argomentazione da presentare quando si parla di doppiaggio, adattamento, etc… .
    Fatte queste dovute precisazioni, torniamo a noi, a Guerre Stellari e al nuovo Star Wars.
    niennunb
    La cosa più grave che si poteva fare con la nuova serie è quella di alterare i nomi di personaggi stranoti. Ebbene sì, è stato fatto e voglio tirare anche a indovinare sui possibili motivi di questa operazione:
    1) cedere alle richieste dei fan più chiassosi “sull’internet”, quelli che aprono gruppi Facebook su gruppi Facebook richiedendo che i nomi non vengano cambiati perché l’originale è mejio (ma che poi senza l’ausilio dei sottotitoli non riescono neanche a seguire un film in lingua originale);
    2) cedere alle richieste della Disney che così risparmierà $3 l’anno in inchiostro grazie alla rimozione di quella seconda “L” dalle confezioni dell’action figure di Leila.
    3) o possibilmente entrambi, cioè che sia la Disney stessa ad essere stata influenzata dai soliti percentili chiassosi che si danno tanto da fare su internet per lamentarsi di cose che percepiscono come sbagliate, ognuno poi a modo suo, senza molto criterio, senza una base culturale alle spalle e, spesso, senza neanche una buona conoscenza della lingua inglese (necessitare di sottotitoli in inglese per capire tutto ciò che viene detto nel film in lingua originale, mi dispiace ma non qualifica come “buona conoscenza della lingua”).
    Non so cosa spinga ad alterare parzialmente l’adattamento del seguito di una serie storica, di cui fan conoscono il nome di ciascun personaggio, oggetto, concetto e creatura aliena a memoria! Fatto sta che siamo in presenza di un adattamento inconsistente, a volte inesistente, a tratti direi demenziale. È giunta l’ora di tirare fuori un’abusata gif animata, perché vi potrebbe tornare utile più e più volte. O forse è solo come mi sento io, sapete che tendo ad esagerare…
    Darth-Vader-gif
     

    Le NON traduzioni e i NON adattamenti

    Cosa può portare a pensare che “blaster” possa essere lasciato in lingua inglese? Cosa può mai indicare la parola “blaster” ad un generico pubblico italiano? Una sabbiatrice forse? Certamente niente di più che “quella specifica arma che appare in Star Wars“?
    La parola è introdotta con la frase…

    Sottoponi il tuo blaster a ispezione.

    …aprendo così la strada ad una sequela di “sai sparare? – Blaster soltanto.” e “porte anti-blaster“.
    La parola in sé, in originale, indica qualcosa “che spara”. To blast away vuol dire spazzar via, tanto per capirci. È una parola piuttosto forte. Un americano che sente chiamare un arma laser come “blaster”, gli associa subito concetti ben precisi e familiari. In italiano, nel 1977, si optò per tradurlo con “fulminatore” (o in alcuni casi “folgoratore”).

    “Non è goffa o erratica come un fulminatore… è elegante invece, per tempi più civilizzati.”

    Obi Wan, 1977

    Che vi piaccia o no la scelta lessicale di “fulminatore” o “folgoratore” (io la trovo perfetta), possiamo in ogni caso affermare che di scelta lessicale si tratta! La parola “blaster” non porta alcun concetto alla mente dello spettatore italiano, come invece la porta al pubblico americano, per questo motivo non si tratta di un adattamento… e non è neanche una traduzione! Non è niente. È una non-traduzione.

    I nomi

    Come accennavo e come forse molti di voi già sapranno, i nomi di questo Risveglio della Forza sono stati lasciati in inglese ignorando lo storico adattamento. Quindi Ian resta Han, Leila resta Leia, C1-P8 resta ERRE-DUE DI-DUE, etc, etc…
    I droidi li avevamo già trovati nella nuova trilogia (episodi I-III) con i nomi originali e tutti si aspettavano che il direttore di doppiaggio e dell’adattamento inserisse una frase del tipo “cancella la memoria e cambia la matricola a questi droidi” sul finale di Episodio III, cosa che era effettivamente nelle intenzioni del direttore di doppaggio Francesco Vairano e che non gli fu permesso dalla Lucasfilm la quale, suppongo, all’epoca già progettava di ridoppiare i vecchi film, tanto per dimostrare ulteriormente quanto poco rispetto Lucas abbia per i suoi stessi film (e lo si era già capito dalle demenziali alterazioni introdotte negli anni dallo zio Jorge).
    Quindi cerchiamo di capire la logica di questo adattamento… Han, Leia ed il più bello di tutti, Dart VEIDER (un nuovo personaggio?), sono pronunciati all’inglese e le sigle (R2D2 etc) rimangono quelle originali (pronunciate logicamente in italiano). Fin qui vi seguo. Blaster abbiamo detto che rimane blaster perché gnegné… Poi però arrivano i Wookie che mi pronunciate uòki come nella trilogia storica e non wùki all’inglese? Le “razze” dunque rimangono con la pronuncia del vecchio adattamento. Quelle si adattano e i nomi no? Mmh, OK… però Chewbacca rimane all’italiana? Sono un tantino confuso.

    Vader_Lando

    C’è una logica nella scelta di adattamento o si procede a caso? Quello che piace in inglese rimane in inglese, quello che piace meno si adatta? Blaster è più cool?
    A questo punto sono stato quasi sorpreso nello scoprire che Stormtrooper sia stato lasciato come “assaltatore”, che gli X-Wing siano rimasti “Ala-X” (non era tra le traduzioni più lamentate dagli sciocchi?), che Chewbecca sia pronunciato come nella vecchia trilogia (dov’è la coerenza nel “Veider” sì ma “Ciubàca”/”Ciùwi” no?) e che The Death Star sia rimasta La Morte Nera. Sono venute meno le palle sul momento di cambiare Death Star in qualche nuovo abominio (Stella della Morte?) oppure quando si era paventata l’opzione di lasciarla direttamente in inglese? Blaster è meglio in originale ma Death Star no? Com’è che Death Star va bene tradurla Morte Nera? Perché “nera” poi? Che c’entra il nero? Non era grigia? (le mie domande sono volutamente provocatorie e ironiche, per chi non mi conoscesse).
    Del resto, della coerenza nei riferimenti ai precedenti film a chi potrà importare? Se Dart Fener diventa Darth “Veider” tra una trilogia e un’altra, a chi importerà mai? I tempi erano proprio maturi per lanciarsi nella traduzione di The Death Star come La Stella della Morte o, ancora meglio, lasciarla in inglese… MUAHAHAWANAGANA!!!

    Altre traduzioni dubbie

    Per coronare questa torta di incoerente diarrea, la ciliegina arriva anche con un paio di termini di per sé accettabili in una normale traduzione di un normale film ma non in un fantasy, per quanto tecnologico e “spaziale”. Parlo di quando C3PO, ehm, scusate, D3BO fa riferimento ad un backup quando dicenel suo backup. [C’era anche un qualche “iperscan a indicator termico” ma questa la dovrò verificare con esattezza.]
    Quelli che mi conoscono già stanno alzando gli occhi al cielo fino a mostrare solo la sclera (attenti che poi passa l’angelo e dice “Amen”).
    LO SO che backup fa parte dell’italiano noto a tutti, ma la trovo un tantino dubbia come scelta lessicale per un film che prosegue una trilogia adattata negli anni ’70-’80. L’italiano evolve, certo, ma a poco vale questa giustificazione quando vi andrete a fare una maratona dove non solo i nomi cambiano nel corso della storia, ma anche il lessico usato. E non è che i vecchi film abbiano un italiano degli anni ’30 da giustificarne un radicale rinnovamento.
    Questa è una lamentela minima, non volevo neanche portarla in tavola perché È NIENTE rispetto a ciò che viene dopo…
    Star-Wars-The-Force-Awakens-trailer-screenshots-3
    Sempre parlando di droidi, mi domando come si sia classificato il nuovo droide rotolante BB-8. Che abbia raggiunto la serie A o sia rimasto in B? Quando la pseudo-protagonista gli dice “ah, sei classificato” forse alludeva al fatto che anche i robot sono stati classificati nei taxa di un Linneo galattico? Oppure il robottino si era classificato terzo nel campionato regionale di pispola a bocca da richiamo?
    Certamente non sarà stata la traduzione del termine inglese “classified“, vero? Perché nessuno può essere così ignorante in un film di tale entità, nessuno!
    Classified = classificato fa scattare il…
    Darth-Vader-gif
    Visto che sarebbe tornata utile questa gif animata?
    A chi già vorrebbe correre a dirmi che “classificato” lo usa anche il nostro governo a livello ufficiale consiglio di leggere questo articolo della linguista Licia Corbolante che spiega bene l’uso contestualizzato di “classificato” come traduzione di “classified” e la distinzione tra parola e termine, che non sembra essere chiara a tutti. L’uso che se ne fa in questo film lo pone alla stregua di un “falso amico”, un brutto calco dall’inglese. La sola presenza nel dizionario di “classificato” come traduzione di “classified” di per sé non basta ad eleggerla automaticamente a scelta ideale. Saper contestualizzare è essenziale nel lavoro di traduzione e adattamento.
    In breve, un adattamento che lascia il tempo che trova… così come il film stesso.
    lucascorna

    _____________________

    Conclusione (il rimbambito ha quasi finito di blaterare)

    Alle chiassose minoranze, ai percentili, mi congratulo con voi! Sarete felici finalmente di sentire Dart Fener “finalmente” pronunciato Dart Veider nel doppiaggio italiano. Il coronamento di un sogno malato di chi non si decide a imparare l’inglese ma non si decide neanche a rinunciare al doppiaggio italiano, bensì persevera nell’esigere traduzioni che non sono traduzioni, doppiaggi che non sono doppiaggi e adattamenti privi di una coerenza interna, adattamenti insomma che non adattano un bel niente… perché, tanto, il film è mejio in inglese (coi sottotitoli).

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    yourfather

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  • Abortiamo o lo teniamo? L'adattamento italiano di "Sopravvissuto – The Martian"

    sopravvissuto1
    Rispondo subito alla domanda che vi gira per la testa, sì, il titolo Sopravvissuto non mi dispiace di per sé, ma ahimè questo non è il titolo del film, infatti dovrei dire che Sopravvissuto non mi dispiacerebbe se fosse il titolo del film, ma il titolo del film è Sopravvissuto – The Martian ed è sbagliato per molte ragioni.
    Vogliamo partire dal fatto che mettere il titolo originale come sottotitolo sia una brutta abitudine in voga nell’ultimo decennio? Brutta abitudine semplicemente per via della nostra poca familiarità con questa forma di titolazione, s’intende. Certo non ci sono regole scritte su come titolare un film per la distribuzione italiana e, negli ultimi anni, abbiamo visto questi tentativi post-moderni di reinventare lo stile di titolazione, con un titolo italiano seguito da quello originale che viene però usato come sottotitolo… questo contro la consuetudine e, perché no, la logica, che vorrebbe un titolo solamente in italiano oppure, in alternativa, il titolo originale seguito da un esplicativo sottotitolo in italiano.
    themartianVogliamo sottolineare come il titolo del romanzo pubblicato in Italia fosse L’Uomo di Marte? Non mi pare per niente un brutto titolo.
    Vogliamo evidenziare come il tentativo di dare al film un titolo italiano (“Sopravvissuto”) venga totalmente vanificato dalla scelta di lasciare il titolo originale (“The Martian”) come sottotitolo? Vanificato perché tutti parleranno di questo film chiamandolo solamente “The Martian”, e quindi il “Sopravvissuto” a che serve se non a fare un autogol verso la coraggiosa scelta commerciale di dargli anche un titolo italiano? Coraggiosa per essere nel 2015, intendiamoci. Non avrebbe avuto più senso allora chiamarlo solo Sopravvissuto? Era l’occasione buona di rispolverare antiche tradizioni, ma si sa, ai tempi dell’internet sulla tazza del cesso poi si rischia di confondere i bambini di tutte le età che si solleverebbero al grido di “perché non chiamarlo semplicemente Il Marziano? Mapecché in Italia cambiano sempre i titoli? Pecchépecché??? Maledetti!”.
    Insomma tutta questa smenata ve l’ho scritta per dire semplicemente che è inutile e controproducente proporre un titolo come Sopravvissuto – The Martian, dove un coraggioso titolo IN ITALIANO (ripeto, coraggioso per il 2015) viene vanificato dall’uso del titolo originale come sottotitolo. A questo punto o usate solo quello originale, “The Martian”, o solo quello italiano, “Sopravvissuto”, oppure la più familiare e logica forma moderna del titolo originale e sottotitolo italiano: The Martian – Sopravvissuto. L’inverso non serve assolutamente niente.

    L’adattamento

    Passiamo alle note dolenti, l’adattamento del film. Qui vado a memoria perché l’ho visto qualche giorno fa al cinema e non ho intenzione di rivederlo almeno per i prossimi due anni, non perché sia un film brutto ma semplicemente non è di quei film che esigono una seconda visione, quindi non sarà una recensione dettagliata sull’adattamento di Massimo Giuliani (che ritroviamo sia ai dialoghi che alla direzione del doppiaggio) ma solo una breve osservazione pesata.
    Sorvolo rapidamente sul fatto che alcune delle voci scelte per il doppiaggio italiano siano state a mio parere scelte male o, probabilmente, solo “dirette” male (e si vocifera che sia Ridley Scott stesso ad avere l’ultima parola sulla scelta dei doppiatori). Sorvolo su questo argomento perché, e chi mi segue da molto tempo lo sa bene, tendo il più possibile ad evitare opinioni puramente estetiche e personali sul doppiaggio, limitandomi agli errori contenuti negli adattamenti (questi sì incontrovertibili). Quindi che Edoardo Purgatori faccia un pessimo accento teutonico sul suo personaggio tedesco è opinione puramente personale! Che la voce di Rossa Caputo sulla donna in sala controllo della NASA sia troppo adolescenziale, anche quello è puramente personale!
    Avevo altre lamentele puramente personali ma adesso me le sono dimenticate. Meglio così.
    Ciò che invece non ricade nell’opinione personale ma nella triste verità è l’uso, anzi, il NON uso dell’italiano. Perché quando nei primi minuti sento cose come…

    A che livello si abortisce?
    Abortiamo, è un ordine!

    …beh, questo non è italiano.
    Non è italiano neanche quando sentiamo:

    Alle 7 Central Standard Time
    Alle 7 Central Time.

    Certo, quando si parla della NASA e volendo dare un realismo al film (come del resto accadeva anche in Apollo 13), è accettabile e normale che si sentano parole come Mission Control, ma l’ora nel fuso orario americano “CST” che senso ha? E, soprattutto, è davvero necessaria? Ancora peggio poi, l’uso di parole come “abortire” come traduzione di “abort” che, invece, esige di essere tradotto come “annullare” o “interrompere“! Cos’è, gli astronauti nel futuro prossimo parlano per senso figurato?
    Se già l’adattamento di Interstellar di Marco Mete ci aveva abituati all’idea che, per ragioni più o meno giustificabili, persino i migliori, nel mezzo di doppiaggi altrimenti immacolati, possono finire per usare parole come airlock, Mad Max Fury Road di Valerio Piccolo ci aveva rimesso sulla retta via, ricordandoci la filosofia fondante di questo mio blog, ovvero che il buon doppiaggio italiano si… può… FA-RE! e dobbiamo esigerlo, sempre.
    E anche se si trattasse di quel solo caso sopra menzionato, un buon doppiaggio non può avere ben due battute sull’abortire una missione. Non può.
    abortiamo

  • Il Silenzio degli Innocenti – Una traduzione iniqua

    silenziodegliinnocenti

    Critica all’adattamento di Il Silenzio degli Innocenti

    Il Silenzio degli Innocenti del 1991 è un capolavoro innegabile, che lo si guardi in italiano o in inglese. La scelta dei doppiatori e il lessico, ancora reminiscente dei doppiaggi anni ’80, sono i veri punti di forza della versione italiana, con determinate battute che vi rimarranno impresse a vita (tra queste ogni singola frase di Anthony Hopkins). Immaginare questo film con un doppiaggio moderno è impossibile, sento l’odore della tua fica non lo ritroverete mai in nessun doppiaggio moderno.
    Con un’introduzione così magniloquente vi domanderete… dove hanno toppato? Semplice, nella traduzione di moltissime frasi.
    Il doppiaggio di questo film fu affidato alla società “Cinema Cinema” che suppongo fosse dello stesso Tonino Accolla perché lo ritrovo costantemente alla direzione di qualsiasi film doppiato da questo studio, spesso circondato da un entourage di collaboratori che oserei dire “storici”, molti dei quali ritrovate anche nei Simpson (Mario Milita e Ilaria Stagni ad esempio). Non è un caso che le prime 3 stagioni dei Simpson, dal ’91 al ’94 in Italia, fossero doppiate proprio dalla società “Cinema Cinema”.
    La cosa più lampante della direzione di Accolla è che egli si accolla (perdonate il voluto gioco di parole) un numero “notevole” di ruoli minori, forse per economizzare sul costo di produzione ma più probabilmente per una ragione pratica… infatti, quando sei un interprete eclettico come lo era Accolla nel 1991, è quasi normale pensare “vabbè, queste tre battute faccio prima a farle io che mettermi a trovare qualcuno apposta, farlo venire fin qui a registrare, etc… etc…”. Così ci ritroviamo Accolla in almeno tre ruoli! Forse non ci avete fatto mai caso, ma si sa, il doppiaggio degno di nota è quello che non si nota (cit. Mario Paolinelli, dialoghista).

    tutti i ruoli di Tonino Accolla nel Silenzio degli Innocenti

    tutti i ruoli di Tonino Accolla nel film: il multiplo Miggs, l’entomologo ed uno dei poliziotti sul finale.


    Veniamo dunque al problema di questo adattamento: gli errori di traduzione (e i presunti tali).

    Errori nel doppiaggio e considerazioni

    Il film inizia con Clarice Starling (Jodie Foster), recluta FBI, a cui viene offerto l’incarico di interrogare criminali incarcerati che possano dare una mano in casi ancora irrisolti. La domanda che il capo pone a Starling è:

    SotL-spook

    Do you spook easily, Starling?

    ovvero, letteralmente, “ti impressioni facilmente, Starling?”, che nel doppiaggio italiano è invece…

    Tu parli con facilità, Starling?
    Non ancora, signore.

    Questo errore viene citato un po’ ovunque ed è probabile che origini dalla vicinanza tra “spook” e “speak” ma anche dalla logica del discorso, infatti la frase precedente era stiamo interrogando tutti gli assassini recidivi già in prigione per compilare un loro profilo psico-comportamentale […] la maggioranza è stata felice di parlare con noi. La differenza è che, nella risposta originale, Clarice Starling dimostra di essere spavalda come qualsiasi recluta, dichiarando di non spaventarsi facilmente. In italiano invece la sua risposta non è segno di spavalderia ma di franchezza (e di celata vulnerabilità): non avendo lei alcuna esperienza sul campo, ammette di non saper ancora parlare con facilità con i detenuti.
    Le implicazioni di questa alterazione onestamente non sono gravi, tutt’altro. La risposta nella versione italiana comunque rispecchia una caratteristica della psicologia del personaggio di Clarice Starling che poi ritroveremo anche successivamente nel corso del film, quindi il danno è veramente limitato. L’unica cosa che forse viene a mancare è l’ironia dello sceneggiatore che nelle prime scene del film sceglie di far dire a Clarice di non spaventarsi facilmente mentre durante l’intero film si spaventerà più volte (dal ritrovamento della testa nel barattolo fino alla sequenza finale nella casa del killer Buffalo Bill).
    Trovo più strana una frase successiva, quando il capo le dà il suggerimento credimi, non crearti nessun problema per Hannibal Lecter mentre in originale la stessa frase era molto più chiara: believe me, you don’t want Hannibal Lecter inside your head (equivalente di “credimi, è meglio se eviti che Hannibal Lecter ti entri nella mente”).
    Personalmente reputo più fastidiosa una frase di dubbia comprensione come quella del “non crearti nessun problema”, rispetto ad un alterazione come “tu parli con facilità?” che, per quanto errata, rimane sensata.

    SotL-yourself

    Un’altra insensatezza l’abbiamo durante le investigazioni di Starling basate sulla comprensione degli indovinelli di Lecter:

    ho pensato che il riferimento “dentro te” nascondesse qualcosa di molto vicino a Lecter, così ho immaginato che poteva riferirsi a Baltimora, ho guardato nell’elenco telefonico e c’è un locale chiamato “Dentro il tuo magazzino”, appena fuori dal centro della sua città.

    Magari non avete visto il film o non ricordate il contesto ma, anche seguendo il film, questa frase sembra non avere un senso logico.
    Vi riassumo l’essenza di ciò che accade SECONDO I DIALOGHI ITALIANI: Hannibal usa l’espressione “dentro te” quando dice a Clarisse “guarda dentro te e il resto di te stessa” –> Clarice pensa che “dentro te” possa riferirsi a qualcosa di vicino a Lecter (perché mai?) e quindi alla città di Baltimora (??) –> Clarice usa questa intuizione per cercare sull’elenco telefonico e trova un “locale” (forse era meglio tradurre “una ditta”) chiamato Dentro il tuo magazzino, il quale si trova fuori (???) dal centro di Baltimora (quindi non era neanche “dentro” Baltimora!).
    Cioè “Dentro te” = “a Baltimora”? Ma che cazzo di sequenza logica è? Diciamo che c’è arrivata per puro caso.
    La sequenza logica in inglese è molto più semplice e comprensibile: Hannibal usa l’espressione “look deep within yourself” (letteralmente “guarda a fondo dentro te stessa”) –> Clarice intuisce che si tratta di un indovinello perché la frase suona troppo forzata e innaturale per un raffinato come Hannibal –> così cerca sull’elenco telefonico la parola “yourself” trovando una ditta chiamata Your Self Storage (carino gioco di parole basato sulla fusione di “yourself” con “self storage”), et voilà, la frase “guarda a fondo dentro te stessa” assume immediatamente un nuovo significato, ovvero: guarda a fondo dentro un luogo letteralmente chiamato “te stessa”, Your Self.
    Non so come fosse tradotto questo indovinello nel romanzo, ma nel film fa schifo!

    SotL-chair

    Altro errore di traduzione è quando Barney, il secondino, dice a Clarice:

    Metto fuori una sedia per lei.

    mentre in realtà l’originale I put out a chair for you equivale ad un le ho (già) messo lì una sedia. La confusione deriva dal verbo mettere che al presente fa put e nelle forme passate rimane sempre e comunque put. Sebbene si tratti di un umano errore di traduzione sulla carta, al momento di registrare qualcuno forse si sarebbe dovuto fare qualche domanda, avendo capito il contesto della frase. Difatti Clarice trova già la sedia quando arriva davanti alla cella di Lecter, perché Barney gliel’aveva già sistemata lì.

    SotL-fly

    Ovviamente rimane intraducibile il fatto che Starling (il cognome della protagonista) sia anche il nome di un tipo di uccello (lo storno). Quindi la battuta vola di nuovo a scuola ora, piccola Starling. Vola, vola, vola in italiano non può altro che essere interpretata come facente parte dell’eccentricità del personaggio di Lecter e niente più. Non abbiamo mai detto che il doppiaggio non abbia i suoi limiti invalicabili. Nel seguito di Ridley Scott questo riferimento ai volatili ritorna in un aneddoto di Lecter.

    SotL-spara

    Quando la piccola Clarice chiede al padre sceriffo se ha “preso degli uomini cattivi”, il padre le risponde che sono tutti scappati via, Clarice allora replica: e tu spara!. Non so se fosse una battuta intenzionale o l’ennesimo errore di comprensione della lingua inglese. In originale difatti la bambina diceva oh, shoot! che non vuol dire “spara”, bensì è l’equivalente del nostro “e che cacchio!”.

    SotL-disturb

    Continuiamo con i piccoli errori: la promessa I won’t disturb anything, I promise fatta al proprietario del magazzino (che si preoccupava della riservatezza dei suoi clienti), in italiano diventa non darò alcun disturbo, prometto mentre avrebbe dovuto dire “non toccherò niente, prometto”. Il disturb in questo caso si riferisce allo spostare oggetti dalla loro posizione, non all’arrecare disturbo ad una persona. Del resto Clarice aveva già disturbato il proprietario facendolo venire ad aprire il magazzino nel bel mezzo della notte. La frase italiana dunque è insensata.

    SotL-six-way

    Mi serve un collegamento con la sei. Chicago, Detroit…

    I sottotitoli italiani sul DVD, che per una volta sono tradotti “abbastanza” decentemente, suggeriscono una versione più accurata: Voglio un collegamento a sei stazioni. Chicago, Detroit… . Non so a cosa pensavano quando hanno tradotto “con la sei” per il doppiaggio, evidentemente l’hanno buttata un po’ lì.

    SotL-officers

    Scusatemi? Scusatemi signori. Signori e ufficiali, ascoltate!

    L’errore di traduzione che odio forse di più al mondo: tradurre “officers” come “ufficiali”. Qui però si perde anche qualcosa di più. Difatti Clarice, con quella frase, (secondo me) si prende una sua piccola vendetta sui poliziotti che prima l’avevano fissata insistentemente cercando di metterla a disagio solo perché donna. La presa in giro sta nel chiamarli “officers and gentlemen”, come il titolo del film Ufficiale e gentiluomo  di una decina di anni prima.
    Spero di non averci sentito più di quanto dovuto in quella frase. Chi ha tradotto i sottotitoli del DVD l’ha riportata come “Scusate? Scusate, signori. E voi, agenti” ma lei si rivolgeva soltanto agli agenti di polizia nella stanza e a nessun altro, per questo reputo che “officers and gentlemen” fosse una piccola presa in giro, non un richiamo per agenti e non agenti.
    In mano mia avrei optato per farle dire “Scusatemi? Scusatemi signori. Signori agenti, ascoltate!”, così da mantenere la forma e il significato della frase originale, ma anche quel pizzico di presa di culo, reso nella mia versione dal chiamare un agente di polizia “signor agente”.
    Sì, se qualcuno mi pagasse lo farei anche come lavoro.

    In ogni caso, qualsiasi cosa va bene purché non si senta “officers” tradotto come “ufficiale” invece di “agente”.

    SotL-iniqua

    Una morte iniqua.

    Durante l’autopsia di una delle vittime, viene pronunciata una delle frasi più esilaranti in italiano: una morte iniqua. Tanto che viene da chiedersi se simili espressioni, a dir poco poetiche, siano la norma nei rapporti stilati dall’FBI.
    Inutile dire che si tratta dell’ennesima traduzione insensata di questo film! Con “wrongful death“, Starling e il dottor Akin facevano uso di un termine legale che potremmo tradurre molto semplicemente come “omicidio“. Erano molto semplicemente arrivati a confermare il fatto che il cadavere difronte a loro fosse stato ucciso, non stavano certo a filosofeggiare arricchendo il loro rapporto ufficiale con frasi ad effetto. Vi ho detto che anche i dialoghi sono di Accolla?

    SotL-drugstore

    Una notte sorprese due ladri che uscivano dal retro di un drugstore.

    Mi domando cosa li abbia spinti a lasciare questa parola in inglese, drugstore. Conoscendo gli italiani del 1991, dubito che in molti abbiano capito di cosa si trattasse. Solo a logica si può intuire che si tratti di un qualche tipo di negozio.

    SotL-fellatio

    Non tutte le alterazioni vengono per nuocere (questa frase in realtà dovrebbe essere il motto del blog), difatti trovo più apprezzabile la frase “Perché, Clarice? Il proprietario ha preteso delle attenzioni?” di quella originale che vedete nell’immagine qui sopra. Devo tradurvela? La parola fellatio mi pare eloquente.
    Lo smorzamento dei toni non influisce sul personaggio in alcun modo dato che, nella successiva domanda, Hannibal (sia in italiano che in originale) chiede se il proprietario l’avesse sodomizzata.

    Una lista di altre piccole curiosità

    Un poliziotto ordina ad un collega di prendere il comando invece del giubbotto antiproiettile come in originale (get the vest), suppongo per stare nei tempi della battuta.
    ardeliamappLa doppiatrice che dà la voce al personaggio di Ardelia Mapp, la collega di Clarice interpretata da Kasi Lemmons [nella foto a sinistra], fa un lavoro a mio parere pessimo. Non so chi sia ma le poche battute che ha sono mal recitate e la voce non si addice al volto giovanile dell’attrice. Per come recita sembra quasi che voglia interpretare una “straniera”, dandole un leggero accento. Mancava solo che le facessero dire “bongo bongo bongo, stare bene solo al Congo”. – Qui il video.
    AGGIORNAMENTO 11/02/2018: abbiamo una conferma autorevole sull’identità della doppiatrice di Kasi Lemmons, è l’attrice francese Leila Lasmi, all’epoca fidanzata di Tonino o forse addirittura moglie, come specifica Repubblica in questo articolo del 1989. La stessa era anche assistente al doppiaggio di Accolla nella prima stagione dei Simpson e in altri film diretti da Torino in quel periodo. Non ci ero andato lontano quando avevo pensato che Tonino avesse fatto doppiare quelle poche battute “alla prima che capita”, purtroppo la differenza con il resto del cast di doppiatori è evidente. E con questa esclusiva di Doppiaggi Italioti si chiude un altro mistero su doppiatori mai identificati prima!
    Scena da "Quei bravi ragazzi" con vignetta che legge "adeso va' ad aggiornare il Genna, che manca roba"
    Accolla non è il solo ad interpretare più di un ruolo: Mario Milita, noto come voce di nonno Simpson, in questo film interpreta due personaggi: prima il signor Lang, proprietario del deposito, e poi il Dr. Akin, nella scena dell’autopsia.
    Gli anagrammi del dottor Lecter sono resi in italiano grazie all’alterazione dei nomi che, suppongo, origini dalla versione italiana del romanzo. Non sono sempre perfetti ma sufficientemente funzionali.
    L’amica di Fredrica che Clarisse incontra in un bar-gelateria le dice “Freddie was so happy for me when I got this job at the bank” che è stato tradotto un po’ troppo alla lettera come “Freddie era così contenta per me quando ho avuto questo posto in banca” ma in italiano nessuno direbbe così, dovrebbe dire semplicemente “quando ho avuto il posto in banca“. La traduzione alla lettera fa pensare che l’amica di Fredrica sia sul posto di lavoro (in banca) mentre le parla, quando è evidente che si trovi in una generica gelateria/bar/drogheria [grazie all’utente “Baby Luigi”].

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    Citazioni dal film da riutilizzare nella vita reale

    Incontro tra Angela Merkel e Putin
    Sai cosa mi sembri con la tua borsetta pulita e le scarpette a buon prezzo? Mi sembri una campagnola… un’energica campagnola ripulita con poco gusto.

    Considerazioni finali

    Nonostante la moltitudine di errori e alterazioni poco giustificabili nel doppiaggio di questo film, rimango lontano dallo sconsigliarne una visione in italiano perché in ogni caso la bravura degli interpreti oscura quasi completamente gli errori di cui è costellato; Dario Penne su Hopkins è talmente azzeccato che poi ne diventò la voce “ufficiale”.
    A chi è in grado di goderselo in inglese, tuttavia, ne consiglio la visione in lingua originale almeno una volta nella vita, anche per cogliere un elemento essenziale che fino ad ora non avevo citato, ovvero il modo di parlare di Buffalo Bill (interpretato da Ted Levine)! Tra i personaggi forse più imitati nel mondo anglosassone, con parodie, omaggi e citazioni. Ogni sua frase (ed il modo di recitarle) è rimasta impressa nel pubblico di lingua inglese diventando un piccolo fenomeno culturale, dal would you fuck me? (mi scoperesti?), detto a sé stesso allo specchio, al put the fucking lotion in the basket (“metti quella fottuta lozione nel cesto!”) urlato alla ragazza nel pozzo.

    L’influenza culturale del personaggio di Buffalo Bill è intuibile da questa ridottissima lista di esempi che vi propongo qui:

    • nel film Clerks II di Kevin Smith viene inscenata la sequenza del “mi scoperesti?”
    • idem in un episodio dei Griffin dove è Chris ad imitarlo (a dir la verità sono numerose le scene del Silenzio degli Innocenti riproposte nei Griffin)
    • il personaggio di Mr. Plinkett delle celebri (tranne che in Italia) recensioni di Star Wars di RedLetterMedia trae origine in gran parte da Buffalo Bill
    • gli autori del canale YouTube Legolambs realizzarono un brano in stile musical con le frasi del film (in particolare put the fucking lotion in the basket), questo adesso è diventato un vero e proprio musical a Broadway!
    • Non dimentichiamoci inoltre che la voce del camionista assassino in Radio Killer è proprio di Ted Levine in inglese (Ennio Coltorti in italiano).

    In Italia la voce di Buffalo Bill (di Paolo Scalondro), per quanto “abbastanza” simile all’originale, non rimane molto impressa, né ha avuto alcun tipo di impatto culturale. Questo è l’unico vero motivo per cui ne consiglio, almeno una volta nella vita, la visione in lingua originale.

  • Ehi, ma che cazzo è? È Terminator Genisys

    Non sapete quanta voglia io abbia di parlare nuovamente di Terminator Genisys… spero che la mia ironia sia palese, siamo tra il “così me lo tolgo dai piedi” e il “lo faccio perché mi è stato chiesto da uno sull’internet“; siccome qualcosa da dire dopotutto ce l’ho, ecco l’articolo su Genisys ed il suo adattamento italiano. Contenti, no? Parliamo ancora di Genisys! Fate cadere i palloncini.
    scena della festa di capodanno nel parco di Grattachecca e Fighetto, dai Simpson
    Terminator Genisys, per come è ideato, ci mette davanti ad una situazione curiosa per il doppiaggio italiano: il misto tra alcune battute adattate 31 anni fa ed il resto delle battute adattate oggi, nel 2015; Genisys infatti ripropone tantissimi dei dialoghi originali mettendoli in bocca a nuovi attori, dalle frasi più famose fino a quella del monnezzaro che impreca contro il suo camion.
    Scena dal film Terminator dove Bill Paxton vestito da punk urla in facci al robot minacciandolo con un coltello. La vignetta legge: sciacquati la bocca con il sapone quando citi Terminator del 1984
    In particolare, la sequenza del monnezzaro della versione americana di Genisys fa leva su un’imitazione della frase del primo film mentre la versione italiana, tristemente, reinterpreta in chiave “moderna” ma ci ritorno su questa scena, eh se non ci ritorno!
    Ciò che mi ha subito sorpreso dei dialoghi presi dal primo film e qui “riproposti” è stato il coraggioso rispetto delle fonti. Difatti i dialoghi italiani che originano dal primo Terminator, quelli creati dalla Letizia Ciotti Miller, sono riportati fedelmente in questo adattamento di Terminator Genisys a cura di Fabrizio Pucci, il quale Pucci troviamo sia ai dialoghi che alla direzione del doppiaggio.
    Oggi giorno, tale fedelissima attenzione è cosa abbastanza rara e l’unico comprensibile cambiamento pare sia avvenuto per la storica “I’ll be back” che in questo film diventa “tornerò” (mentre nel doppiaggio del 1984 era stata tradotta con il tanto lamentato “aspetto fuori“), ma non è neanche un vero cambiamento in realtà! Potremmo infatti sostenere che “tornerò” sia stata presa dal doppiaggio del secondo capitolo della saga, altro film citato in Genisys, e quindi che omaggi T2 più che Terminator nello specifico.
    Anche non ricordando precisamente i dialoghi italiani del 1984, potrete facilmente identificare le battute “storiche” della Ciotti-Miller perché sono le uniche frasi che stonano leggermente con il resto dell’adattamento moderno; del resto in 31 anni lo stile e i metodi di lavoro nel mondo del doppiaggio sono cambiati in maniera totale e in questo film si scontrano verbalmente, se avete le orecchie per farci caso.

    Nuova versione della scena dei punk in Terminator Genisys

    Fate click sull’immagine per vedere la scena


    Un’altra occasione unica per gli appassionati del doppiaggio è stata quella di ritrovare Alessandro Rossi che va a ridoppiare Schwarzenegger anche nelle sequenze del 1984, regalandoci un grandissimo “ma se…?”: ma se Rossi avesse doppiato Schwarzenegger anche nel primo Terminator al posto di Glauco Onorato? Queste sono occasioni rare per i fanatici del doppiaggio.
    Sapete già dal mio articolo sull’adattamento di Terminator che la voce di Onorato su Schwarzenegger in quel film non mi è mai andata a genio, per le ragioni che ho già spiegato nell’articolo stesso, quindi ritrovare Rossi nelle sequenze del 1984 è stato certamente… interessante.
    Purtroppo i miei complimenti a Genisys terminano qui.

    MONNEZZARO 1984 vs. MONNEZZARO 2015

    Il monnezzaro di Terminator (1984)

    Fate click sull’immagine per vedere le scene a confronto


    versione 2015 in inglese : What the hell?
    versione 1984 in italiano: Ehi, ma che diavolo gli prende a questo maledettissimo figlio di puttana? Ehi, ma che cazzo è? (voce di Carlo Marini IDENTICA a quella originale)
    versione 2015 in italiano: Ma che cazzo è (con tono molto rabbioso, assente in inglese, e voce impostatissima)
    Tale scena viene riproposta in Genisys leggermente abbreviata, così non mi sorprende scoprire che, sia in inglese che in italiano, abbiano mantenuto unicamente il secondo “what the hell?” (quello che in italiano era “ehi, ma che cazzo è?“). La lieve differenza è che quel “ma che cazzo è” era riferito ai lampi e non al camion che smette di funzionare. Ad ogni modo, quella che è a tutti gli effetti una frase insignificante del film originale, per me rimane immortale sia in inglese sia per come fu resa identicamente in italiano da Carlo Marini e il sentirla banalmente riproposta con la tipica voce rabbiosa e molto impostata che oggi giorno mettono su CHIUNQUE, si tramuta nell’ennesimo promemoria su come il nuovo modo di recitare sia spesso tremendamente standardizzato, stereotipato, piatto e neanche necessariamente fedele all’originale come si potrebbe credere.
    Se al lettore occasionale questa sull’esclamazione del monnezzaro può sembrare una critica puntigliosamente inutile, sicuramente non mi conosce ma forse non si rende neanche conto che tale minuscola espressione presente in Genisys è tremendamente rappresentativa di come si doppia oggi; che se mettiamo un doppiatore della “vecchia scuola” accanto ad un doppiatore “odierno”, questi due strideranno da morire. Non è solo la mia opinione ma lo era anche del fu-Glauco Onorato in questa intervista del 2011 (dal minuto 10:02) e di Michele Kalamera in questa lunghissima intervista (da 3:52:40 a 3:56:38).

    IL MESSAGGIO DI JOHN ALLA MADRE

    versione 1984

    Grazie Sarah per il tuo coraggio negli anni oscuri. Io non posso aiutarti in quello che presto dovrai affrontare se non dicendoti che il futuro non è deciso. Tu devi essere più forte di quanto immagini tu possa essere. Tu devi sopravvivere, altrimenti non potrò esistere.

    versione 2015

    Grazie Sarah per il tuo coraggio negli anni oscuri. Io non posso aiutarti in quello che dovrai affrontare ma il futuro non è deciso. Non c’è alcun fato se non quello che creiamo noi stessi. Devi essere più forte di quanto immagini tu possa essere. Tu devi sopravvivere, altrimenti io non potrò esistere.

    La vera differenza sta nella frase sul fato, aggiunta nei dialoghi originali (in inglese) per far riferimento, a posteriori, anche a Terminator 2.Altre alterazioni sembrano più dovute a questione di “tempi” che a scelte stilistiche.

    John Connor stringe la mano a Kyle Reese e nella vignetta gli dice salutami a mammeta

    I DIALOGHI DEL TERMINATOR

    Non l’ho ucciso. Fra poco il T-1000 scopre la nostra posizione.

    Dopo oltre 30 anni il Terminator non ha ancora imparato la lingua sufficientemente bene da poter dire “fra poco scoprirà la nostra posizione”? Sempre questione di tempi? Chi sa. Non è propriamente un errore, ma neanche ciò che direbbe naturalmente una persona in… “italiano”. La scusa che si tratti di un robot non regge come giustificazione. Anzi, sembra che nonostante la trentina d’anni passati a contatto con gli umani, il terminator si sia rincoglionito ancora di più, specialmente quando poco dopo esclama cose tipo…

    Terminator che esclama: siamo stati recuperati

    Fate click sull’immagine per vedere la scena

    we’ve been reacquired

    che in italiano diventa incomprensibilmente…

    siamo stati recuperati

    …quando il T-1000 li raggiunge con l’automobile.
    Sebbene comprendo che si volesse rendere in qualche modo il dialogo simil-militare del terminator che parla di essere stati “riacquisiti”, trovo che l’uso della parola “recuperati” sia una scelta piuttosto ambigua e confusionaria. Il termine “re-acquired” difatti deriva dal termine militare del “target acquisition” che in italiano si traduce con “localizzazione dei bersagli”; con una traduzione meno bella questo potrebbe diventare “acquisizione dei bersagli” (termine che comunque è stato anche usato in passato), ma certamente è difficile da ricondurre ad un “recupero dei bersagli”, che indicherebbe piuttosto la cattura dei bersagli e non la loro individuazione.
    Una battuta che trovo più divertente in italiano è la seguente:

    Kyle: Sei già stato qui?
    T-800: Mi sono infiltrato tra gli operai che ci hanno lavorato.
    Sarah: Hai un lavoro nell’edilizia?
    T-800: Sono un esubero.

    In inglese alla richiesta “hai lavorato nell’edilizia?”, Schwarzenegger rispondeva semplicemente “until I was laid off”, ovvero “finché non mi hanno licenziato”. La scelta della parola “esubero” è particolarmente azzeccata perché negli Stati Uniti, patria del licenziamento senza giusta causa, c’è differenza tra “laid off” e “fired”.
    Mentre “fired” si usa quando una persona viene licenziata per ragioni personali (non lavora bene, ha offeso il capo, ruba o simili)…

    Scena da Ritorno al Futuro 2 con Marty McFly che guarda il fax di licenziamento con scritto YOU'RE FIRED

    (Ritorno al Futuro 2)


    …”laid off” viene usato invece quando si perde il lavoro per via della situazione economica dell’azienda (recessione, tagli al personale)…
    Scena dal film Chi ha incastrato Roger Rabbit nella quale vediamo la scritta laid-off

    (Chi ha incastrato Roger Rabbit?)


    …ovvero in tutti in quei casi in cui si viene licenziati per un eccedenza di personale rispetto alle necessità/disponibilità economiche dell’azienda (e di solito si finisce in cassa integrazione).
    Quindi “laid off” vuol dire letteralmente “licenziato per eccedenza di personale”, che poi è l’esatta definizione di esubero. Chapeau!

    I DIALOGHI DI KYLE REESE

    Kyle Reese che chiede chi è il lavoro in pelle? Ovvio riferimento a Blade Runner

    Reese: Chi è il lavoro in pelle?

    Questa battuta era identica in inglese purtroppo (“skin job”) quindi non possiamo dare la colpa all’adattamento italiano in questo caso. Con questo termine non viene fatto riferimento ad un precedente capitolo della saga di Terminator ma ad un altro film di culto degli anni ’80, Blade Runner. Starete pensando “cavolo, Genisys si appiglia così tanto alla nostalgia anni ’80 che comincia a citare anche altri film di quel periodo!”. A me invece piace pensare che sia un intenzionale indizio per farci presagire l’orrore che si presenterà a noi tra un paio di anni… ebbene sì, l’ennesimo seguito non richiesto dell’ennesimo film di culto anni ’80: Il Secondo Tragico Blade Runner. Abbiate paura, abbiate molta paura.
    Ad ogni modo, i fan accaniti di Blade Runner non hanno apprezzato la strizzatina d’occhio fuori luogo.
    Continuiamo con le frasi di Kyle Reese:

    Skynet è soltanto un programma. Finché è in sviluppo, è bloccato. Ma appena viene caricato sul server… non può più essere fermato.

    Dato che non sono proprio ignorante del mondo del computer e conoscendo la trama del film, quel “appena viene caricato sul server” mi puzzava un po’ quando lo sentii al cinema. Skynet caricato SUL server? Quale server? Su un solo server? Quindi sono andato a verificare e in originale diceva:

    Skynet is a computer program. As long as it’s still being coded, it’s contained. Once is uploaded from the servers… it can’t be stopped.

    Come volevasi dimostrare, la situazione è la seguente:

    1. ci si dovrebbe riferire ai server al plurale;
    2. Skynet (sotto forma di sistema operativo “Genisys”) si trova nei server della Cyberdyne in attesa di essere rilasciato, quindi l’upload dovrebbe avvenire “DAI server” e non “SUL server”.

    Un “ma una volta messo in rete” sarebbe stata una soluzione di gran lunga più elegante ma avrebbe voluto dire omettere la parola “server”, allontanandosi TROPPO dalla frase originale secondo gli standard odierni… e tale pratica sappiamo che è diventata tabù nel mondo del doppiaggio moderno dove la creatività viene disincentivata (solitamente dai supervisori americani) in cambio di frasi-fotocopia.
    Scena dal film Fantozzi quando al ristorante cinese gli implorano di non chiedere pane. Nella vignetta si dice che la creatività è proibita
     

    ERRORI DEL 1984 INCONTRANO QUELLI DEL 2015 E SI RICONOSCONO

    Abbiamo un poliziotto anziano che cerca di convincere un giovane agente del 2017 che l’apparizione di Kyle e Sarah in una sfera di luce sia la prova di ciò che sostiene da oltre trent’anni, ovvero che esistono dei viaggiatori del tempo. Questo a riprova di quanto vide nel 1984 da giovane poliziotto di pattuglia che era.
    Per questo la battuta…

    è la prova di quello che ti dico da ormai… da 30 anni

    …puzza pure questa di errore. Che TI dico? Come fa ad averglielo detto per 30 anni se collega a cui si rivolge ne dimostra appena 35 e non è suo parente?
    Difatti in inglese diceva:

    this is proof of what I’ve been talking about for 30… whatever years.

    cioè è la prova di quello che l’anziano poliziotto cerca di dire da 30 anni e passa… ma non è indirizzato a nessuno in particolare. Curioso che siamo nel 2015 e vengono commessi errori PRATICAMENTE IDENTICI a quelli che si commettevano nel 1984 (quando Kyle Reese diceva “tu ancora non mi credi” invece di “voi ancora non mi credete”); solo che nel 2015 si hanno molte meno scuse di 30 anni fa.
    Scena del film Terminator Genisys. Un poliziotto cerca di convincere altri due

    IL FINALONE

    – Papà! Credevo che fossi morto!
    – No, solo app-gradato!

    Ed Evit in lacrime dalle risate, tanto ormai…
    In un film dove sono stati sempre attenti a non cadere nella trappola dei termini informatici (“caricato” al posto di “uploaded” ve ne dà un’idea), un trattamento di cui non tutti i film moderni possono vantarsi (pensate all’osceno “posso uploadarmi nel mainframe della nave” di L’Uomo d’acciaio), ecco che si presenta sul finale una battuta dove hanno optato di far dire ad Alessandro Rossi quel termine italianizzato: upgradato (che tra l’altro suona proprio come “app gradato” a me che non ho l’abitudine di pensare “giovane”).
    Ad ogni modo, visto che la frase era comunque una battuta, direi che sono riusciti nello scopo di farmi ridere (sebbene non per lo stesso motivo per cui si ride in lingua originale). Quasi comprendo la necessità di optare per “upgradato” ma non la giustifico, né la approvo, né la apprezzo. Peccato sciupare un record invidiabile per un film di fantascienza altrimenti scevro da inglesismi e neologismi. Proprio sul finale… ce l’aveva quasi fatta.
    Foto sul set: un uomo da indicazioni ai membri della troupe. La vignetta parla di una supercazzola di Amici Miei

    In conclusione, un film adattato discretamente bene rispetto alle mie iniziali aspettative (insomma non è Captain America 2) con la curiosa “intromissione” di frasi adattate invece 30 anni fa e che stanno lì a sottolineare (per i più attenti e sensibili all’argomento) come siano cambiati i tempi anche per il doppiaggio italiano. In ogni caso si tratta di una invidiabile prova di fedeltà verso le fonti che probabilmente riflette proprio una volontà dei produttori americani, visto che l’intero film altro non è che una massiccia “operazione nostalgia”.
    Resta la presenza di alcuni errori nell’adattamento di Genisys i quali, seppur numericamente inferiori agli errori dell’adattamento del primo film del 1984, sono ancor meno giustificabili di quelli di trent’anni fa.

    Però ce l’aveva quasi fatta.

    Foto dal set, Schwarzenegger guarda le foto della sua copia digitale e la vignetta ricorda Johnny Stecchino con la sua battuta storica: non mi somiglia per niente