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  • Godzilla (2014) – La vita è un pattern

    pattern
    Durante i primi 5 minuti del film ho scherzato con il mio amico Fibrottolo dicendo che forse ogni inquadratura di questo film è stata rubata da un altro film campione di incassi (ma principalmente Jurassic Park, il Mondo Perduto e molti altri di Spielberg). Sebbene si tratti di un esagerazione, guardandovelo con questa idea in testa potreste sorprendervi… e non è una cosa buona.
    hai presente jurassic park (2)
    Non so quale sia il consenso generale riguardo questo film ma dopo la morte di Bryan Cranston (al minuto 40 su 123′) direi che il film, da piattamente promettente, si trasforma in una catastrofe di insensatezze ad ascesa logaritmica che fanno sembrare Prometheus e Independence Day due capolavori di sceneggiatura.
    Purtroppo, al contrario di questi due film, Godzilla 2014 non incuriosisce né diverte.
    hai-presente-prometheus
    Ho un interesse pari a zero per quanto riguarda i film della serie Godzilla, onestamente non ho mai capito come gli americani ne siano tanto affascinati; ricordo ancora un Godzilla del 1998 unicamente perché fu tra i primi titoli ad uscire in DVD in Italia e nessuno lo voleva comprare, gli italiani se lo sono visto esclusivamente sui Sony Trinitron esposti nei negozi quell’anno, incuriositi dalla nuova tecnologia video più che dal film stesso. Persino il video musicale di Jamiroquai era più memorabile di quella scemenza. Dopo tale video, il gruppo Jamiroquai è scomparso dalle scene… per sempre. Non aggiungo altro!
    hai presente lo squalo
     
    Sono stato quasi obbligato a guardare questo film dopo che un lettore affezionato mi disse una cosa tipo: hai visto Godzilla? Durante l’intero film viene continuamente detto “è un pattern!” ma a parte questo non c’era altro mi pare.
    Automaticamente ho pensato che in un film dove si urla senza vergogna “è un pattern!” non può non esserci “altro”. Così mi sono sottoposto a questo film (coinvolgendo crudelmente il mio amico Fibrottolo, che poi è colui che realizza materialmente le locandine all’Amatriciana) e, senza neanche troppa sorpresa, ecco che vi trovo… “altro”.
    hai-presente-pacific-rim
    Siamo ai livelli di Pacific Rim dove in momenti casuali del film vengono vomitate frasi francamente al limite della comprensione. Ormai è una situazione tristemente comune in molti “blockbuster” dove si sente la mano pesante dei cosiddetti “supervisor” americani, i quali frustano (e frustrano) i direttori di doppiaggio.
    A questo punto non mi arrabbio neanche più. Godetevi questa lista di nefandezze, costellate da pochi commenti perché credo che si commentino da sole. Anzi, lascerò che sia Wikipedia a commentare per me.
    hai presente jurassic park 2

    ______________

    È UN PATTERN! È UN PATTERN!

    pattern

    Io faccio l’ingegnere, non mi piace un pattern di frequenza anomala.
    No, i terremoti sono diversi, irregolari. Questo è ritmico e in crescita. Questo è un pattern.

    Ritengo che sia d’uopo lasciare, per tutti coloro che non navighino quotidianamente in ambito scientifico, una piccola spiegazione che certamente non ci viene dal film doppiato:

    Wikipedia
    Pattern è un termine inglese, di uso diffuso, che può essere tradotto, a seconda del contesto, con disegno, modello, schema, schema ricorrente, struttura ripetitiva e, in generale, può essere utilizzato per indicare una regolarità che si riscontra all’interno di un insieme di oggetti osservati (per esempio, le macchie di un ghepardo o la ripetizione di una determinata sequenza all’interno di un insieme di dati grezzi) oppure la regolarità che si osserva nello spazio e/o nel tempo in determinati fenomeni dinamici (per esempio, la danza delle api o la circolazione delle masse d’aria calda e fredda nell’atmosfera)

    Nella trama del film questo “pattern” significa tutto e niente, come spesso accade con il “gergo scientifico” usato nel cinema. Lasciarlo in inglese non aggiunge niente alla trama, semmai detrae qualcosa dalla comprensione di molti spettatori italiani.

    Mostri diversamente udenti

    hai presente jurassic park

    Questo è il nostro ago in un pagliaio gente. MUTO: Massivo Organismo Terrestre Non Identificato.

    Capisco che abbiano voluto tenere l’acronimo (anche se spiegandolo in italiano non torna) ma io me ne sarei inventato un altro pur di evitare di sentire questi discorsi semi-comici:

    Secondo le immagini il muto procede verso est.
    Al momento Godzilla sta ancora seguendo il muto.
    Lei pensa che stia cacciando il muto?
    Ma se il muto è la sua preda, allora…
    Il muto stava chiamando qualcun’altro… il pattern!

    Povero muto!
    Max-von-Sydow-300x198

    Ci risiamo con i maschi alfa caucasici

    Un antico predatore alfa.

    Ne avevo già parlato di questi dannatissimi esemplari “alfa”! Vi rimando semplicemente a Wikipedia:

    Wikipedia
    Un superpredatore (talvolta chiamato predatore alpha o alfa o predatore dominante) in zoologia è quel predatore che, una volta giunto all’età adulta, si trova in cima alla catena alimentare nel suo ambiente naturale.

    Si sentiva proprio il bisogno di chiamarlo “predatore alfa”? Ah già, perché in Italia mezzo secolo di Super Quark non ci ha affatto abituato culturalmente a parole come “superpredatore” o “predatore dominante”, proprio no!

    Rutto atomico

    Rutto atomico

    Riferimenti di cui potevamo fare a meno

    Non si può signore, è una missione ad alto rischio e quel treno è una proprietà nazionale, non è dell’Amtrak.

    Per chi non conoscesse la Amtrak (e vi perdonerei se non la conosceste)…

    Wikipedia
    Amtrak è il nome commerciale della National Railroad Passenger Corporation, creata il 1º maggio 1971 come sistema di trasporto extraurbano su ferrovia negli Stati Uniti.

    C’era davvero bisogno di lasciare il nome “Amtrak”? Dire “ferrovie” o “non è un treno pubblico” avrebbe fatto perdere i soldi della pubblicità occulta? Che cosa ci rappresentano questi riferimenti culturali esteri?
    Fosse solo per Amtrak poco male, è l’abbinamento a tutto il resto che rende pesante anche queste piccole cose.

    S.I.P.I. – Sigle in Inglese Pronunciate in Inglese

    ennio

    Ad eccezione di FBI, quale altre sigle americane pronunciamo in lingua inglese? CIA? VIP? WWW? UFO? Non molte in verità. Una che ci rifilano molto frequentemente nei doppiaggi moderni è quella dell’EMP (electro-magnetic pulse), l’impulso elettro-magnetico. L’avevamo già vista nella recensione Captain America 2 – Rompiamoci i coglioni insieme!.
    Vi ricordo ancora una volta che in Matrix lo presentavano come “impulso elettromagnetico, IEM”. Ma se sentite la necessità di usare a tutti i costi l’acronimo americano, almeno pronunciate le lettere all’italiana così come facciamo con il DNA… non è che diciamo Di-EN-EI!
    Invece…

    – Ci ha colpito con un I-EM-PI, perdiamo energia!
    – L’impulso ha fritto tutti i circuiti.
    Prima che lo perdessimo di vista era diretto a est nel pacifico e aveva emesso abbastanza disturbi I-EM-PI da creare il caos sui nostri radar e i nostri satelliti.
    Scorra ancora, verso la fine, prima degli I-EM-PI.
    Siamo a portata del suo I-EM-PI.

    Per approfondire…

    Wikipedia
    Vedi impulso elettromagnetico.

    Proseguiamo.

    A giudicare dall’involucro di quei minut-men-AI-SI-BI-EM direi che il modulo digitale sia stato bypassato e state preparando una modifica analogica.

    deaf
    Per questa sequenza ho dovuto recuperare il trascritto del film perché onestamente non ci avevo capito niente dall’ascolto della traccia italiana. Eccovi dunque qualche spiegazione, da Wikipedia ovviamente, perché questo è un film da guardare con Wikipedia alla mano:

    Wikipedia
    Il Minuteman III è un ICBM, cioè un missile balistico intercontinentale in grado di trasportare testate nucleari fino alla distanza di quasi 10.000 chilometri.
    Il nome Minuteman viene dal nome dato ai membri della milizia delle Colonie Americane, che dovevano essere pronti per la battaglia con un preavviso di un solo minuto.

    La mia pazienza era giunta a zero dopo questo sconosciuto “minutman ai-si-bi-em” ma, a denti stretti, mi sono detto: va be’, andiamo avanti!
    Nella stessa scena poi sento:

    Ho capito, è un artificiere I-Oh-Di.
    Il tenente Brody è l’unico operatore I-Oh-Di sopravvissuto.




    facepalm-Bud-Spencer
    Questo è il momento in un film di Bud Spencer in cui cominciano a volare gli sganassoni.
    BASTA sigle, tutte concentrate in una singola scena, pronunciate in inglese e mai spiegate!
    Prendiamo nuovamente Wikipedia…

    Wikipedia
    Artificiere militare: Explosive Ordnance Disposal (Artificiere con Qualifica EOD), interviene su ordigni regolamentari in servizio presso la Forza Armata nazionale e la NATO, su ordigni esteri e sui residuati bellici. Alcune particolari abilitazioni vengono conseguite per operare su ordigni esplosivi che possono avere caricamenti chimici e biologici.

    Adesso so cosa sia un “I-O-Dì”, nozione inutile numero 249 che dimenticherò domani azzerando il contatore mentale delle menate che sento quotidianamente in TV.

    Abbiamo un treno con un carico VIP diretto alla costa.

    Ah, però VIP me lo dite “vip” e non “Vi-Ai-Pi”!

    Ecco perché effettueremo un incursione “helo“.

    Continua questo lessico da videogiochi perché se non vi specificavano “incursione HALO” non sarebbe stata la stessa cosa, vuoi mettere?
    Torniamo per l’ennesima volta su Wikipedia:

    Wikipedia:
    HALO è un acronimo che sta per High Altitude Low Open (Alta Altitudine Bassa Apertura).  È una tecnica di lancio paracadutistico militare da incursione usato dai corpi speciali per infiltrarsi in zone nemiche senza essere avvistati
    Nel linguaggio militare italiano spesso ci si riferisce a questa tecnica con l’acronimo T.C.L. (Tecnica Caduta Libera).

    La cosa che fa riflettere è che se mi dicono incursione “helo” o incursione “pimpa”, per me è la stessa cosa. Ovviamente il problema non sta tanto nell’adattamento (o meglio nel “non adattamento”, che comunque è problematico per le orecchie italiane) ma sta proprio all’origine, dove gli autori del film sanno di rivolgersi ad un pubblico prevalentemente di videogiocatori, abituati a certe definizioni. Non è certo il modo di fare cinema. Merda nella vostra barba (!), sceneggiatori di Hollywood che scrivete stronzate per un pubblico adolescenziale!

    hai presente 2001

    Dovreste sentire la colonna sonora in questa scena (in stile “l’alba dell’uomo“) per capire la battuta. Ad ogni modo questi sono gli incursori “helo”.

    Nomi in codice

    Snake Eyes, this is Bravo to November.
    Snake Eyes, qui è Bravo due November.

    Ammetto che non è chiaro se dica “Bravo 2” o “Bravo to”. Se fosse la seconda perdonerei comunque chi ha tradotto come “due” in quanto è facile confondersi.
    Vanno sicuramente bene “Bravo” e “November” in quanto facenti parti di un codice NATO che insegnano anche in Italia dagli anni ’60 (se intraprendete una scuola militare). Il nome in codice “Snake Eyes” poteva godere invece di una sua italianizzazione non necessariamente fedele all’originale, cose tipo “occhio di lince” avrebbero alleggerito la pillola.
    [In inglese “Snake Eyes” vuol dire “doppio uno” ai dadi.]

    Evit a metà film

    Evit a metà film

    Conclusione

    Alla fine, quella di “pattern”, è la parola lasciata in inglese che disturba meno e che, se non altro, è detta da un ingegnere; è ovvio che in tempi moderni si parli così in ambito scientifico. Non tolgo che, in ogni caso, un minimo sforzo di traduzione anche in questo caso avrebbe facilitato molto la comprensione da parte di un pubblico che vada oltre il tipico fan club di un qualsiasi youtuber italiano famoso.
    Siamo ancora una volta di fronte ad un film che va visto con Wikipedia a portata di mano e possibilmente sottotitolato (sì, anche se lo state guardando in italiano) perché è facile perdersi con cose tipo “minut-men AI-SI-BI-EM bypassati”.
    Godzilla 2014 si aggiunge alla lista di film tradotti ma non adattati. Se li dovete presentare così, non ha neanche senso che li doppiate.
    artificieri EOD pattern
    ICBM
    pellicola
     

  • Interceptor (Mad Max, 1979) – Intercettatemi Mad Max

    buona la mela sana la pera
    Togliamoci subito di torno l’argomento titolo! Ne parlai brevemente (ma esaurientemente) agli esordi di questo blog, più di tre anni fa, nell’articolo TITOLI ITALIOTI: La serie di Mad Max (Interceptor), il titolo italiano prende il nome dall’automobile che guida Max. Oggi parliamo del film… vale la pena guardarselo in lingua originale? Come sono doppiaggio e adattamento italiano? Risponderò a questa e ed altre domande.

    L’inglese australiano e il ridoppiaggio americano

    La cosa più stramba di guardarsi Mad Max in lingua originale è certamente l’accento australiano che per molti (me incluso) è così inusuale da rendere la visione in lingua originale un’esperienza molto alienante. Direte voi: vabbè Evit ma noi siamo italiani, ovvio che ci sentiamo alienati, è normale. L’accento australiano era alienante persino per gli americani a quanto pare, dato che, nel 1980, la casa distributrice, la Warner ritenne indispensabile farlo RIDOPPIARE da attori americani (sì, avete letto correttamente, ridoppiare), alterando molto dello slang e dei termini locali come “Oi!” che diventava “Hey!“, perché “Oi!” non è abbastanza awanagana.

    I cittadini statunitensi non avrebbero mai visto la versione in lingua “originale” del film fino all’uscita dello stesso in DVD nel 2000, vent’anni dopo, Pensate un po’! Vi lascio solo immaginare il livello qualitativo del ridoppiaggio americano (noto solo per il suo “comedy value“, ovvero per il “fattore comico” non intenzionale), considerando che gli americani non doppiano mai niente e quando lo fanno, come con l’animazione giapponese, questi prodotti risultano così pessimamente recitati che qualsiasi statunitense amante degli anime vive secondo il motto: “solo lingua originale con sottotitoli in inglese, please“. Noi invece abbiamo ancora bravi attori di teatro e persino delle scuole di doppiaggio di tutto rispetto, pensa che stronzi (semi-cit.).

    Apocalisse domani… quando ci saranno più soldi

    Strade del futuro nel film Interceptor (Mad Max)

    Attenzione ragazzi, siamo nel futuro post-apocalittico! Lo dicono i cartelli.

    Il primo film della serie Mad Max soffre di un budget così risicato che dovrete lavorare di fantasia per comprendere che si tratta di un film post-apocalittico e non semplicemente di un’eccentrica versione australiana di Hazzard dove i poliziotti vestono in pelle nera e si divertono a correre dietro a dei teppisti sulle autostrade del deserto australiano, a bordo di vecchie automobili pompatissime. Pensate, il budget era così risicato che alcune comparse venivano pagate a suon di familiari di Peroni gelate, e molti degli oggetti di scena (come i cartelli pubblicitari e le insegne) venivano “rubati” all’alba, dall’esterno di veri negozi, e rimessi al loro posto prima dell’apertura, ad insaputa degli esercenti locali.

    Locandina italiana di Interceptor - Mad MaxIl film è figlio della crisi petrolifera del 1973 e solo nel seguente Interceptor – Il guerriero della strada si parlerà di un conflitto nucleare che, ci narra Mario Milita (nonno Simpson), è avvenuto cronologicamente tra il primo e il secondo film. Fosse stato per il regista, egli avrebbe inserito la storia del conflitto nucleare anche nel primo film, ma non c’erano i soldi per ricreare i costumi e le ambientazioni tipiche del filone post-apocalittico. La tematica della scarsità di carburante è tuttavia preservata dal primo all’ultimo capitolo della serie e nel terzo film si accenna persino ad energie alternative come unica via di salvezza per l’umanità. Vi ho già detto che adoro la serie di Mad Max?

    Vista la grande attenzione del film verso le automobili, chi lo ha distribuito in Italia deve aver pensato che il protagonista fosse non tanto Mel Gibson, all’epoca sconosciuto persino in America (figuriamoci in Italia), bensì la sua automobile da inseguimento, la “Interceptor“. Una scelta poco lungimirante vista la piega che avrebbe preso la trama nei successivi film: nel secondo la sfasciano nella prima mezz’ora, nel terzo film è solo un rottame trainato da cavalli… quindi praticamente l’auto del titolo italiano scompare dalle scene relativamente presto, questo diventerà un problema soltanto nel secondo film. Per l’Italia del 1980 era un titolo stiloso perfetto.

    Interceptor è un film strano. Sulla carta è un film di vendetta (revenge movie), ma è fuori dai canoni dei filoni a cui fa capo. Non è sufficientemente “fantascientifico” da essere palesemente un film post-apocalittico, eppure lo è, le indicazioni in merito sono velate, mooolto velate. Non ha neanche la struttura tipica dei film di vendetta americani, difatti l’antagonista non è neppure l’ultimo ad essere ucciso. Inoltre, il mondo rappresentato è così lontano dalla nostra cultura di base che risulta difficile distinguere quanto sia finzione fantascientifica e quanto invece possa ricadere nella normalità della vita delle piccole comunità rurali australiane. Per quanto ne so io dell’Australia (e per quanto ne sapevamo tutti noi nel 1979), poteva anche darsi che nell’arida campagna australiana vi fossero realmente delle prepotenti bande di motociclisti a fare il bello e il cattivo tempo! [Direte voi “eh, esagerato!” eppure tra le curiosità del film possiamo leggere che una vera banda di motociclisti, i Vigilantes, erano stati assunti per il film. Un po’ come furono assunte delle vere gang di strada per il film “I guerrieri della notte“] Ma qui a Doppiaggi italioti parliamo di adattamento. Parliamo dunque di adattamento iniziando da…

    Le alterazioni degne di nota nell’adattamento italiano

    Il doppiaggi italiano di questo film, per quanto ben recitato, soffre di alcune scelte un po’ stravaganti nell’adattamento. Ecco alcune alterazioni degne di nota:

    L’auto da inseguimento supercarburata

    V8 supercarburata

    Il film inizia con un folle e la sua compagna, membri di una gang, che hanno rubato un’auto da inseguimento della polizia. In una comunicazione via radio sentiamo in lingua originale:

    What’s he driving?
    That’s what hurts. It’s one of our V8s. Pursuit Special on methane. Super hot!

    Questa frase diventa:

    Che macchina ha?
    Qui sta la fregatura. Una nostra V8 veloce, supercarburata per inseguimento di emergenza.

    Questa delle V8 supercarburate la sentirete spesso durante tutto il film, pur non derivando da nessuna parola in particolare del copione originale. L’hanno aggiunta solo perché fa figo. Potrebbe essere la traduzione molto libera di quel “super hot!“. Per quanto poco ne sappia io, supercarburato non vuol dire assolutamente niente nel campo dei motori. Però fa figo, lo ammetto.

    Via dell’Anarchia… all’incrocio con piazza Libertà

    Anarchie Road, Mad Max Interceptor. Tradotto come via dell'anarchia

    We’re about half a mile off Anarchie Road. You’ll see him any minute now. Siamo a un chilometro da Via dell’Anarchia. Dovreste avvistarlo tra poco.

    La mia reazione ovviamente…

    Reazione alla traduzione di via dell'anarchia in Interceptor Mad Max
    Curioso che abbiano tradotto “Anarchie Road” (pronunciato ovviamente come “Anarchy road”) direttamente come “via dell’Anarchia” ma non credo che si possa considerare un vero e proprio errore di traduzione! Sto scherzando… riprendete i monocoli che vi sono caduti. VIA DELL’ANARCHIA??? CANAGLIE!

    Seguendo la trama ci rendiamo conto che il governo australiano ha perso completamente il controllo dell’area in cui si svolge la storia (del resto dell’Australia e del mondo non ci è dato sapere) e solo un gruppo di poliziotti, spericolati e molto “al limite della legge”, cerca di arginare la dilagante piaga delle bande di motociclisti che in quelle zone spadroneggiano. Ha senso all’interno della trama che la strada sia stata ribattezzata “Anarchie Road” ma non ha molto senso sentirla tradotta in italiano, in quanto solitamente i nomi delle strade non si traducono (a meno che non si tratti di un fantasy). Fosse stato un “nomignolo” informale avrei capito e avallato questa scelta di adattamento, ma lo vediamo scritto persino su un cartello stradale!

    I nomi? Li cambiamo tutti!

    Scena di Interceptor dove Nightrider chiama Toecutter come Teocotter

    INGLESE: Do you see me, Toecutter?
    ITALIANO: Dove sei TEO-COTTER!?

    e qualche momento più tardi…

    Lo sa TEOCOTTER chi sono io? Io sono il Night Rider!
    (in originale: The Toecutter… he knows who I am. I am the Nightrider!)

    Sentire per credere. “Toecutter” è il soprannome del crudele capo banda di questi motociclisti nomadi, letteralmente significa “tagliatore di dita dei piedi” il quale, per estensione, potremmo ribattezzare “tagliapiedi”. In ogni caso è rimasto in inglese per scelta di chi ha adattato i dialoghi e va bene così, ma almeno pronunciatemelo bene! Chi è Teo-cotter? L’elicottero di Teo, il teocottero? Più tardi anche Mad Max dirà “tu e io dovremo fare un discorsetto su Teocotter“. È chiaro che ci dev’essere stato un tentativo di italianizzare un po’ quel nome per renderlo meno ostico alle nostre orecchie italiote (“tò-càrher” non il più immediato dei nomi da comprendere per l’orecchio italiano). Tanto valeva tradurlo con il mio “Tagliapiedi” e farla finita con queste vie di mezzo dove si tiene il soprannome originale (perché di soprannome si parla, quindi traducibile con un suo equivalente italiano) ma lo si pronuncia in maniera più chiara, alterandone parte delle lettere. Un discreto abominio.

    Ma torniamo un attimo alla scena di prima:

    The Nightrider, that is his name. Il Night Rider, questo è il nome dell'eroe della notte.

    Inglese: The Nightrider, that is his name.
    Italiano: Il Night Rider, questo è il nome dell’eroe della notte.

    Il pazzo drogato al volante continua a canzonare i poliziotti via radio urlando:

    Nightrider che canzona i poliziotti

    (non udibile) Night Rider! L’eroe della notte, che passa alla velocità della paura! Statemi a sentire tutti… Sono io il Night Rider, l’eroe della notte. Sono una macchina suicida che ha fatto il pieno. Mi sentite bronzi? Mi sentite piedipiatti?

    In originale I am the Nightrider, cruising at the speed of fright! (non udibile)… I am the Nightrider and I ain’t never coming back! I’m a fuel-injected suicide machine! Do you hear me, pigs? Do you hear me, Bronze?

    Lo so che state per zompare al collo per quel “Night Rider” lasciato in inglese, ma rileggete bene la frase che avevo elencato prima, diceva “The Toecutter… he knows who I am“, ovvero “il Tagliapiedi” (da me ribattezzato). È chiaro che Nightrider e Toecutter sono soprannomi che si sono dati i membri di questa gang di teppisti come evidenziato anche da un telegiornale che (solo in originale, non riportato nel doppiaggio) diceva:

    Montazano, who called himself the Nightrider, …“.
    (traduzione: Montazano, che si faceva chiamare il Night Rider)

    Per capirci, tradotto alla lettera Nightrider significherebbe “colui che guida (la moto) nella notte”, un “motociclista della notte”. È comprensibile il perché non sia stato tradotto così, sembra un nome molto scemo e anche una scelta bizzarra. In inglese “rider” è usato per definire chi va a cavallo (cavaliere), in bicicletta (ciclista) e in motocicletta (motociclista) e da non confondere con “raider” (incursore, raziatore, predone), quindi in inglese quel “Night Rider” suona proprio come un “cavaliere della notte”. Possiamo forse capire come siano arrivati a quel “eroe della notte” nei dialoghi italiani, che è un’ottima idea per adattare Nightrider in questo caso.

    Il dialoghista (o forse il direttore di doppiaggio stesso, poi rivelatoci essere nientemeno che Emilio Cigoli) evidentemente scelse di lasciare questi soprannomi in lingua originale, una scelta lecita ma un po’ buffa quando poi nello stesso film mi traducono “Anarchie Road” come “via dell’Anarchia”; posso solo dire che almeno sui soprannomi sono stati coerenti… o quasi, come vedrete dopo. Se solo fossero almeno pronunciati bene!

    Un altro soprannome pronunciato a caso infatti è “Mudguts” (pronuncia originale “madgats”) il quale viene pronunciato (leggete le vocali all’italiana): Mudgut. “Mudguts” secondo il blog Becoming Aussie è un sinonimo di diarrea nello slang australiano, così era soprannominato il membro più mingherlino della gang di motociclisti. Pur non conoscendo lo slang australiano, la parola è comprensibile ai parlanti inglese in quanto composta da “mud” (fango) e guts (intestino/budella). Un altro membro della gang, Cundalini, diventa poi Cundilini e persino il cognome di Max, Rockatansky, lo sentiamo pronunciato Rockatesky dal capo della polizia… ma che gli avranno fatto di male quei nomi? Ma non è finita qui. Si continua con Bubba Zanetti, chiamato Bubba Zanovich in italiano, e “Johnny the Boy” che diventa “Johnny il ragazzo“. Ma come, avete lasciato tutti gli altri soprannomi in inglese ma “the boy” era da tradurre? Posso anche accettarlo, ma attenetevi alle vostre stesse regole!

    Il dialetto australiano… che comunque non capirete mai

    Un vantaggio della traccia italiana è che quasi tutti i dialoghi, specialmente quelli via radio, sono ben udibili. Cosa che non avviene sulla traccia australiana originale in cui spesso i rumori dei motori, della natura o la musica (insomma qualsiasi cosa) disturbano lo spettatore non permettendogli di udire bene, o affatto, molti dei dialoghi. Di questo se n’erano lamentati anche gli americani quando nel 2002 scoprirono che la traccia originale, pur essendo migliore dal punto di vista recitativo, aveva questo difettuccio (chiamatelo da niente!).

    Ma anche mettendo i sottotitoli potreste avere dei problemi di comprensione davanti a frasi come questa…

    Due poliziotti all'inseguimento in Interceptor Mad Max

    Understand this. That scag and his floozy, they’re gonna die!

    Ovvero: “sia chiaro: quel drogato e la sua puttana moriranno!” ma reso in maniera più divertente in italiano da:

    Sia chiara una cosa. Quell’aborto e quella mignotta devono morire!

    Capite dunque che non sempre basta “conoscere l’inglese” per potersi guardare film “in lingua originale”. Se non avete vissuto in Australia troverete difficili i dialoghi originali di Mad Max in ogni caso.

    In Australia non si bestemmia

    Come al solito poi, le frasi un po’ ambigue risultano essere sempre il parto di dialoghisti nostrani che si allontanano dal testo originale, rendendo dubbie certe reazioni o certi scambi di battute. In questo caso un poliziotto urla al collega di fargli posto alla guida:

    Una scena con i due poliziotti, uno dice all'altro: tu spadroneggi sempre

    – E allora togliti dalle palle!
    – Tu spadroneggi sempre. Io non voglio avere a che fare con te.

    Perché dovrebbe rispondere “non voglio avere a che fare con te”? La frase non ha molto senso nel contesto e suona fuori posto. In originale infatti recitava altro:

    – For Christ’s sake, shove over!
    – You’re blaspheming again. I don’t have to work with a blasphemer.

    Ovvero: “Cristo Santo, spostati!” / “Stai bestemmiando di nuovo. Non voglio lavorare con un bestemmiatore“. Da bestemmiatore passa a prepotente e ci può anche stare ma il botta e risposta suona innaturale. Difficile comprendere le motivazioni di questa piccola alterazione.

    Errori umani

    In tantissimi film doppiati possiamo trovare alterazioni che non sono dovute a scelte del direttore o del dialoghista, bensì a semplici errori nel processo di traduzione/adattamento/doppiaggio, e qui a Doppiaggi italioti, sappiamo che errare è umano, quindi perdoniamo le seguenti pecche:

    1) L’uomo del ministero degli interni in giacca, cravatta e soprabito da samurai parla di Max con il capitano di polizia:

    l'uomo del ministero (vestito da samurai)

    Originale: Your top pursuit man wants to quit the road and we have to seduce him with candy? People don’t believe in heroes anymore.

    Doppiato: Tu sei il più bravo di tutti ma vuoi andartene e me tocca sedurre quel moccioso con roba del genere. La gente agli eroi non ci crede più ormai.

    L’errore è probabilmente a monte, una svista. L’uomo del ministero avrebbe dovuto dire (riferendosi a Max e non al capo della polizia): “È il più bravo di tutti ma vuole andarsene e a noi tocca sedurlo con roba del genere?

    2) Un altro errore è:

    borgata gerusalemme

    Originale: We have incident at Wee Jerusalem.
    Doppiato: Segnalazione di rissa a via Gerusalemme.

    Purtroppo qui non si parla di una “via” bensì di un minuscolo centro urbano chiamato “Piccola Gerusalemme” che, essendo un nome di città, poteva anche rimanere “Wee Jerusalem” (“wee” è sinonimo di “little”, piccolo) e ancora una volta nomi geografici sono stati tradotti. Ad aggiungere stranezze arriva una frase successiva dove la stessa voce alla radio parla di “borgata Gerusalemme”. La traduzione con il termine borgata può essere fraintesa oggi pensando alle borgate dei grandi centri urbani, ma è assolutamente giusta! Il suo primo significato sul dizionario Treccani è infatti il seguente:

    borgata s. f. [der. di borgo]. – 1. Centro abitato di piccole dimensioni (di norma allungato ai lati d’una strada o riunito a un incontro di strade), connesso con zone a base economica essenzialmente rurale, di cui costituisce il centro di raccolta più o meno elementare.

    “Borgata” definisce alla perfezione quell’agglomerato urbano comune nell’Australia rurale, quindi è chiaro che stato capito il senso della battuta originale. Ma perché allora prima si parlava di “via” Gerusalemme? Borgata Gerusalemme era su via Gerusalemme? Possibile. Rimane però la domanda già posta in precedenza: perché tradurre Jerusalem visto che è il nome di una cittadina? Perché tradurre i nomi geografici ma non i soprannomi?

    Fa niente, capita a tutti di fare errori. Io vi perdono

    scena da Schindler's list in cui Ralph Finnes fa il gesto del perdono

    Altre considerazioni sull’adattamento italiano

    Mel Gibson in Interceptor si mangia cotognata e miele

    Cotognata e miele” era davvero nella versione doppiata, al posto di “peanut butter and honey” (ovvero burro d’arachidi e miele). Adesso mi è venuta voglia di cotognata.

    In generale il film denota un livello di adattamento italiano di alta qualità tipico dell’epoca, dove anche gli attori-doppiatori secondari sono bravi attori, dove le voci sono ben associate ai volti (Carlo Marini è azzeccatissimo sul Mel Gibson degli esordi) e dove i testi non sono pedissequamente tradotti! Al contrario, venivano reinterpretati dove necessario (ciò che poi si chiama “a-dat-ta-mén-to”).
    Per farvi un esempio la battuta:

    You’d better send a meat truck. Charlie’s been hurt bad

    (ovvero: “è meglio che mandiate il furgone della carne”)

    diventa in italiano

    mandate un’ambulanza subito, Charlie è stato ferito gravemente

    dimostrando che gli adattattori, all’epoca, avevano inteso il significato della battuta e, invece di tradurre alla lettera quel “furgone della carne“, hanno giustamente usato la parola “ambulanza“. Non mi sorprenderebbe se oggi giorno una battuta simile possa essere tradotta come “camion della carne“, con il supervisor che ordina “lasciate tutto alla lettera! TUTTO!” e con i traduttori che pensano “boh, dice così, lasciamolo così“.

    Curiosità: la battuta del furgone della carne origina dall’esperienza maturata dal regista nei suoi anni da studente di medicina, quando vedeva molte vittime di incidenti stradali arrivare senza molta speranza all’ospedale, diciamo che arrivavano perlopiù “a pezzi”.

    Un’altra battuta ben resa è l’ironica “odio le armi”:

    “I hate guns!”.
    “Ahh! Aborro i fucili!”.

    Qualsiasi adattamento che contiene la parola “aborro” è automaticamente buono. Tra l’altro, il linguaggio, a volte ricercato, usato dall’antagonista “Teocotter” nel doppiaggio italiano è più che corretto sul personaggio. In lingua originale, infatti, l’attore che lo interpreta (Hugh Keays-Byrne) ne dà un’interpretazione molto teatrale portando nel film quella che era la sua esperienza maturata in anni di spettacoli teatrali per la Royal Shakespeare Company. Anche in lingua originale (inglese australiano) dunque il personaggio si esprime in modo teatrale e questo è reso bene da momenti come “aborro i fucili” che oggi diventerebbero automaticamente “io odio le armi”.

    Considerazioni finali: meglio in italiano o in inglese?

    Vale la pena dunque vederselo in lingua originale? Secondo me… no! OK, via dell’Anarchia è abbastanza scema come scelta ma lo slang australiano è piuttosto oscuro anche ai madrelingua di altre parti del globo, inoltre molti dei dialoghi si perdono, affogati dalla musica o dagli effetti sonori. Ad esempio, gran parte delle scene con il “Nightrider” sono quasi incomprensibili in lingua originale, sempre per via dei dialoghi affogati da musica e suoni; al contrario i dialoghi italiani sono sempre chiari e piuttosto memorabili.

    Quindi, a meno che non stiate preparando una tesi sulla cinematografia australiana, non vedo perché complicarsi la vita ascoltandosi un film che solo sulla carta è in inglese, ma di cui non capirete molto. Se poi, per motivi tutti vostri, sapete già che in australiano “barbie” non è una bambola della Mattel, bensì il “barbecue”, e se sapete anche cosa significhino “scags” e “floozies”, allora questo film in lingua originale potrebbe fare per voi. E dunque non venitemi a dire “ma Evit, non hai ancora imparato che in originale è sempre meglio!?“.

    Figlio di Mad Max che gioca con la pistola
    Infine, come accennavo prima, la scelta dei doppiatori è stata, come è da aspettarsi, adeguata all’aspetto dei personaggi. In particolare Toecutter, in “australiano”, non ha una voce particolarmente minacciosa, nonostante l’aspetto da violento selvaggio e il corpo da vespasiano. Anzi, in originale suona più come una checca isterica (e forse la cosa è voluta). L’unica cosa che forse rimane un peccato è che non siano stati tradotti i soprannomi dei motociclisti nomadi, fosse stato per me avrei tradotto quelli in italiano, mentre avrei lasciato in inglese le varie “roads” e i nomi delle città.

    Ecco una pratica tabella di tutti i nomi alterati (e di cosa avrei proposto io in alternativa):

    Nome o soprannome in inglese

    Nome pronunciato in italianoAdattamento dei soprannomi
    (proposto)
    Max RockatanskyMax Rockatesky
    “Toecutter”“Teocotter”“Tagliapiedi”
    “Nightrider”“Nightrider” / “Eroe della notte”“Eroe della notte”
    Bubba ZanettiBubba Zanovich
    Johnny “the Boy”Johnny “il ragazzo”
    “Mudguts”“Mudgut”
    (vocali lette all’italiana)
    Un sinonimo colloquale qualsiasi di “diarrea”
    CundaliniCundilini

     

    Reazione di Toecutter ai nomi alterati

  • RoboCop 3 (1993) – La legge di Murphy


    Ebbene, siamo arrivati al terzo articolo sull’adattamento italiano della serie di RoboCop. Sappiamo tutti cosa succede nei terzi capitoli delle saghe famose: o finisci nel Far West, o rasato a zero su un pianeta-prigione, oppure gli orsetti del cuore ti aiutano a sconfiggere il malvagio impero galattico… in questo film voli con un jet pack per difendere una dozzina di cittadini da alcuni punk, l’unica cosa di questo film che poi credo sia rimasta impressa a tutti.

    La legge di Murphy applicata alla cinematografia

    Se un terzo seguito potrebbe fare schifo, sicuramente farà schifo.

    Peter Weller

    Robocop che vola con jetpack e dice vi cago in testa gente, dal film Robocop 3
    Il terzo infausto episodio di RoboCop non è poi così male come dicono tutti in realtà. Ha molti problemi come film a sé (c’è una bambina hacker di 8 anni; il capo della OCP è adesso un buffone vittima delle circostanze; c’è una bambina hacker di 8 anni; RoboCop non uccide più nessuno, anzi nessuno uccide più nessuno, quasi, e infine c’è una bambina hacker di 8 anni! Lo avevo già detto?) e sembra più l’episodio pilota di una serie TV o un film girato per la televisione (infatti dubitavo che in Italia fosse uscito al cinema, ma mi è stato confermato che, sì, uscì anche al cinema – un momento di silenzio per chi pagò qualche migliaio di lire per vederlo) ma tutto ciò mi tocca poco (se non consideriamo la bambina hackerdi 8 anni). Il problema maggiore lo trovo invece nella sua versione italiana che è del tutto incurante dei precedenti adattamenti!

    Bambina hacker di Robocop 3
    Se i precedenti film mi avevano sorpreso e divertito in italiano con l’adattamento di Pino Locchi, dove erano state migliorate persino alcune scene (vedi precedenti articoli su Robocop e Robocop 2), il doppiaggio di questo terzo film (a cura di Manlio De Angelis, sempre per la C.D.C.) fa incazzare già dal minuto uno quando sentiamo parlare di una ditta chiamata fantozzianamente La Superprodotti, nonostante sia palesemente accompagnata dal simbolo, ormai familiare, della OCP.
    Al quindicesimo minuto avevo già abbozzato quasi tutto l’articolo sulle note del mio cellulare.
    Sarò il più possibile telegrafico perché questo film non merita approfondimenti eccessivi. Ecco una lista di cose OK e di cose “non OK”.

    Le note positive del doppiaggio di Robocop 3

    Iniziamo elencando ciò che è “OK” in questo film.

    • Nonostante la sostituzione dell’attore principale, la voce italiana rimane la stessa (Alessandro Rossi), facilitando lo spettatore ad abituarsi al nuovo aspetto di Murphy, non proprio uguale ai precedenti film.

    La nuova faccia di Murphy in Robocop 3
    Questo è decisamente un vantaggio dell’avere i film doppiati. Il nostro RoboCop suona più familiare a noi di quanto potrà mai suonare alle orecchie degli americani. Difatti il problema della voce è nella lista degli 8 errori di RoboCop 3 da non ripetere in futuro (la numero 5 è appunto “get the voice right!“, ovvero “dategli la voce giusta!“). Lo potete ritrovare negli archivi di internet, dovesse mai sparire.

    •  L’ED-209 riprogrammato che dice:

    mangiate piombo scemi, robot ED da Robocop 3

    Eat lead, suckers!
    Mangiate un po’ di piombo, scemi!


    Potrebbe trattarsi forse un simpatico omaggio al doppiaggio del primo RoboCop dove “creep” era tradotto in “scemo“? Ahimè no, è una semplice coincidenza, come dimostrato da una successiva battuta dove “creep” viene appunto tradotto in “verme”. Comunque il robot che chiama le sue vittime scemi ha lo stesso valore comico di “suckers“.
    “Scemo” non lo si usa più a sufficienza nei dialoghi doppiati perché non esiste una corrispondenza diretta in inglese e dato che sempre più doppiaggi moderni sono fatti su traslitterazioni quasi alla lettera, difficilmente lo ritroverete e questo è un peccato.

    • Un lessico non comune in molte parti d’Italia, ma correttissimo, fa la sua comparsa quando il generale dice:

    Find a manhole!
    Trovate un chiusino!

    Nel 2014, considerando la qualità media delle traduzioni recenti, questa è da applauso e lacrime agli occhi. Il chiusino mi ha commosso.

    Non “OK”

    • La OCP viene chiamata Superprodotti Corporation (o “la Superprodotti” in breve) durante tutta la durata del film, peccato che il simbolo stranoto della OCP compaia stampigliato, tipo, …OVUNQUE!!!

    La OCP di Robocop 3
    Riqualificatori della OCP in Robocop 3
    Logo della OCP da un telegiornale in Robocop 3
    Schermata di computer con il nome della OCP dal film Robocop 3
    Logo dela OCP su una porta, dal film Robocop 3
    OCP Oppressive Capitalist Pigs, graffiti da Robocop 3
    Per non parlare poi del gigantesco logo aziendale su parete dove, sotto alla sigla, appare anche il nome scritto per intero (Omni Consumer Products) in caratteri tridimensionali.

    Omni Consumer Products logo nel quartier generale OCP di Robocop 3
    Bravi. Buona idea quella di cambiare il nome della società. Nessuno ci farà mai caso.

    • Dopo che la polizia ha investito la macchina di un fighetto e l’agente Lewis gli chiede se stia bene, il tizio si lamenta per la distruzione della sua auto sportiva “d’epoca”:

    Incidente automobilistico in Robocop 3
    In inglese:
    OK? What are you, a comedian? I traded in a brand new SUX for this classic. Now look at it! It’s garbage.

    In italiano:
    Bene? Che cos’è una battuta? Che cazzo di domande, l’avevo appena comprata e adesso guardala! È un rottame.

    Insomma, addio riferimenti alla celebre SUX, probabilmente per una questione di tempi della battuta.

    • RoboCop si lancia nella sua battuta preferita:

    Robocop avvolto dalle fiamme, dal film Robocop 3
    Nice try, creeps.
    Bel tentativo, vermi.

    Come era avvenuto in RoboCop 2, si perdono i riferimenti al primo film dove l’adattamento aveva alterato comicamente creep in scemo. La battuta originale che ricorre in tutti e tre i film, ovvero quella di chiamare i criminali “creeps“, in italiano è ricorrente solo negli ultimi due film (dove viene tradotta con “vermi”).

    • Nello scambio di battute tra il sergente del distretto di polizia e l’avvocato di un omone nero vestito da donna con in mano un lecca lecca gigante (devo specificare che è di colore per il modo in cui la battuta si è trasformata in italiano):

    Scena al distretto di polizia in Robocop 3

    In inglese:
    Avvocato:  This is entrapment! My client was visiting close friends in that motel.
    Sergente: Hey, buddy. Your client’s friends were a non-union video crew and a German shepherd. Avvocato: That’s prejudicial.

    In italiano:
    Avvocato: Questa è prevaricazione. Il mio cliente era andato a trovare degli amici in quel motel.
    Sergente: Ehi avvocato, gli amici del tuo caro cliente erano delle comparse non iscritte al sindacato e un predicatore tedesco.
    Avvocato: Questo è razzismo.

    La battuta sul pastore tedesco in Robocop 3
    Ma avranno capito cosa volesse dire la frase originale o è stata volutamente alterata per poter vendere il film anche ai “giovini”? Il sergente del distretto diceva con ironia che gli amici del cliente erano un cameraman non in regola (“non iscritti al sindacato” indica che non erano professionisti o che comunque operavano in nero e in maniera losca) e un pastore tedesco (un cane, non un predicatore!). Vi lascio immaginare da soli cosa stessero filmando questi loschi cameramen in una stanza di motel con un cane ed un travestito.

    • Quando il sergente risponde al telefono dice “centrale West” (originale: “Metro West“) ma si sono dimenticati che nel primo film Murphy si presenta alla centrale di polizia dicendo “Murphy, trasferito qui dal Metro Sud“, non aveva certo detto “Metro South” (pronunciato “sauth”). Adesso invece si mantengono i termini in inglese? La battuta originale è ancora più memorabile in quanto si tratta della prima frase pronunciata dal protagonista.
    Distretto di polizia Metro West di Robocop 3

    Pronto, Centrale West(er).

    A dirla tutta, mi sembra che il sergente in questa scena neanche dica “centrale West” in realtà, bensì “Centrale Wester“, qualunque cosa questo possa significare. Che l’abbiano scambiata per (o alterata in) un nome di persona?
    Per il rispetto della continuità con i precedenti adattamenti avrebbe dovuto dire “Metro Ovest” o al massimo “centrale Ovest” (intendendo “centrale Metro Ovest”).

    •  Manca di continuità anche la traduzione del nome della divisione “Security Concepts” della OCP

    Insegna Security Concepts sull'auto della OCP da Robocop 3
    …che nel primo film era tradotta come “comitati di sicurezza” ma nel terzo assume il nome di “progetto sicurezza” e poi, sempre nello stesso film, di “reparto sicurezza“.
    Va bene anche “reparto”… ma perché mai “progetto“? Non era un progetto, ma un reparto della società.

    • Dopo il fallito tentativo di appropriarsi di un’area cittadina per farne una mostruosa speculazione edilizia chiamata “Delta City”, il presidente in carica della OCP – scusate, della Superprodotti – tenta di scusarsi con i finanziatori giapponesi e propone una nuova destinazione d’uso per quel quartiere degradato:

    luna park

    In inglese:
    Let’s gentrify this neighborhood! Build strip malls, fast-food chains. Lots of popular entertainment! What do you think?

    In italiano:
    Trasformiamolo in un luogo di divertimenti. Zucchero filato, catene di fast-food. Palloncini per bambini! Che ne pensa?

    In italiano sembra che voglia costruirci un luna park (esasperando ancor di più la sua immagine di buffone del film, qualcuno avrà forse riconosciuto nell’attore lo Zed di “Men in Black”), invece la proposta reale era quella di riqualificare il quartiere degradato, riportando in esso servizi e attività commerciali che avrebbero attratto un nuovo (e più benestante) vicinato. Questa è la cosiddetta “gentrification” (tradotto spesso come “imborghesimento”), termine che qualche anno fa si era conquistato la fama grazie ad una pessima figura della Canalis a San Remo.

    • Infine manca la lettura ad alta voce di tutto ciò che appare su schermo.

    directives
    Chi nel 1993 non sapeva l’inglese si sarà perso informazioni relativamente importanti che apparivano sul monitor di RoboCop, incluse le famose tre direttive. Una mancanza abbastanza importante nella scena in cui RoboCop decide di difendere i cittadini dall’abuso della OCP dopo averli guardati in faccia con le tre direttive che gli apparivano in sovraimpressione tipo reclame della Eminflex.
    Va bene, va beeeeene! “Protect the innocent” lo avranno capito tutti nel 1993, ma “uphold the law” e “serve the public trust” non sono alla portata di gran parte del pubblico italiano persino oggi.

    Insomma che pastrocchio che hanno combinato con questo adattamento! Forse l’unica cosa veramente fastidiosa è quella del cambio di nome della OCP in Superprodotti, motivato da qualcosa che sicuramente mi sfugge, ma qualunque fosse l’idea dietro questo cambiamento, si è rivelata una pessima scelta. Per la miseria, RoboCop ha “OCP” stampato persino sull’elmetto!
    Il resto delle alterazioni sono soltanto da imputare alla svogliatezza; chi ha mai voglia di andare a ripescare i precedenti film per rinfrescarsi la memoria su come avevano tradotto “creep” e “security concepts“, su cosa fosse una SUX o su come fosse stato tradotto “Metro West” in passato?

    Curiosità poco curiose sul doppiaggio dei vari RoboCop

    Locandina di Robocop 3

    Lo slogan del film che compare sulla locandina sotto al titolo RoboCop 3 è: “È TORNATO PER RISTABILIRE LA LEGGE“. Al contrario di quanto è successo di recente con il primo RoboCop, questa frase non è stata scambiata per il sottotitolo del film.

    La voce di Michele Gammino, genericamente elencata su Antonio Genna tra le “altre voci”, è la prima che sentiamo nel film; Gammino doppia infatti il narratore della pubblicità di Delta City. In RoboCop e RoboCop 2 aveva doppiato, rispettivamente, il negoziante che viene rapinato e l’avvocato della OCP.

    Uno dei pochi personaggi che ritornano in tutti e tre i film è l’attore di colore che interpreta il vice-presidente Johnson. In ciascun film però è stato doppiato da un doppiatore diverso: Giorgio Lopez nel primo film, Cesare Barbetti nel secondo e Lucio Saccone nel terzo.

    Anche il Sergente Reed della stazione di polizia ha avuto tre voci diverse: Sergio Rossi nel primo film, Fabrizio Pucci nel secondo e Sandro Sardone nel terzo.

    Gli unici personaggi che hanno doppiatori fissi sono stati RoboCop (Alessandro Rossi), la sua collega Lewis (Anna Rita Pasanisi) e “il Vecchio” (Giorgio Piazza) il quale, però, non compare nel terzo film.

    Grazie a RoboCop, Alessandro Rossi è diventato la voce robotica italiana per eccellenza andando successivamente a doppiare: Schwarzenegger sia in Terminator 2 che in Terminator 3 (non il primo che invece era di Glauco Onorato), Optimus Prime nella serie cinematografica dei Transformers, Dolph Lundgren in Universal Soldiers – I nuovi eroi e in Johnny Mnemonic, Ving Rhames ne’ Il mondo dei replicanti, il robot di Lost in Space, il robot “Pero” nel film d’animazione Metropolis… ne ho dimenticato qualcuno?

    Me lo compro io per un dollaro, da Robocop 3
    Anche in questo film torna lo sketch “me lo compro io per un dollaro” di cui avevo parlato approfonditamente. Nel secondo film questo personaggio non era ricomparso, forse per via di una scena poi tagliata sul finale del primo RoboCop dove, al telegiornale, rivelano che il famoso comico ha subito una condanna per immoralità dopo essere stato pizzicato a richiedere favori sessuali in cambio di apparizioni televisive nel suo show “It’s not my problem“. Si presume dunque che durante gli eventi del secondo film, egli fosse ancora agli arresti e che fosse tornato in libertà soltanto successivamente, in tempo per apparire all’inizio del terzo film. Lo vediamo per un brevissimo momento alla televisione mentre in casa avviene una violenta incursione della polizia per sfrattare dei poveracci; la pronuncia del suo tormentone “lo compro io per un dollaro“, con una vena quasi perfida (sia in italiano che in inglese), sta quasi a sottolineare, con amara ironia, l’ingiustizia dell’incursione.

    E adesso abbiamo terminato con l’analisi degli adattamenti del vecchio RoboCop. Sono libero!

    TO BE CONTINUED???

  • La caccola è caduta, ripeto, la caccola è caduta (Attacco al potere – Olympus has fallen)

    Locandina italiana di ATTACCO AL POTERE - Olympus has fallen

    Ammettiamolo, se si fosse chiamato “TRAPPOLA ALLA CASA BIANCA”, con protagonista Steven Seagal, sarebbe stato un “direct-to-DVD”

    Nel 2013 il super-blockbuster White House Down, diretto dal celeberrimo Emmerich, compete con un film concettualmente identico ma con meno referenze, Olympus has fallen. Paradossalmente, Olympus, pur essendo progettato per essere una copia economica dell’ennesimo filmone “per famiglie” di Emmerich, è finito per superarlo praticamente in tutto, a partire dalla data di uscita nelle sale. Il successo di Olympus has fallen è dovuto ad un idea tanto semplice quanto geniale: riciclare al pubblico del 2013 una trama degli anni ’90, ovvero l’intero film Trappola in Alto Mare (1992), ma sostituendogli Gerard Butler a Steven Seagal, ambientandolo alla Casa Bianca e aggiungendo qualche idea presa da Die Hard – Trappola di Cristallo (1988)… i regazzini non se ne sono accorti. A chi piace sia Trappola in alto mare che Trappola di cristallo sicuramente apprezzerà anche questo Attacco al potere che, visto che c’erano, potevano chiamarcelo Trappola alla Casa Bianca.

    Il titolo italiano

    In Italia i due film sono presentati con un titolo dal formato identico:

    Attacco al potere – Olympus Has Fallen
    Sotto assedio – White House Down

    Spicca all’occhio la rottura del classico formato “titolo originalesottotitolo italiano” in favore di un molto meno comune “sottotitolo italiano titolo originale“… questo per entrambi i film, tanto per ricordare al pubblico italiota che uno vale l’altro, anzi se ve li andate a vedere tutti e due ci fate guadagnare anche di più.
    Siete pronti dunque ad immergevi nell’analisi dell’adattamento di questo divertente polpettone pieno zeppo di patriottismo americano melenso e coltelli conficcati in testa?

    Alberto Sordi nella famosa scena del macarone in Un americano a Roma, usata per introdurre l'articolo.

    Cominciamo…

     

    Get out of this monkey suit, sit by the fire, watch Breaking Bad. Fine by me.
    Mi tolgo il vestito da scimmia, mi metto al camino e mi guardo un bel film. È perfetto.

    Aspettate. Rinfoderate i coltelli. In teoria potrei anche lamentarmi di questa alterazione, del resto nel 2013 la serie tv Breaking Bad era già alla conclusione dopo ben cinque “stagioni” e non era affatto inaudita in Italia… ma onestamente neanche così celebre come lo è stata in America. Inoltre una battuta simile non può che rendere il film datato entro breve tempo. Vi immaginate se un film del 2002 facesse riferimento alla serie X-Files? A rivederlo oggi avrebbe subito un sapore di stantio, quindi bravi gli adattatori (suppongo si tratti del dialoghista Anton Giulio Castagna, o forse Claudia Razzi alla direzione del doppiaggio? Chissà) che hanno mollato tale riferimento per un più generico e condivisibile “mi guardo un bel film“. Bravi, così si fa. Piuttosto avrei riflettuto meglio su quel “monkey suit” che non è un “vestito da scimmia” bensì “da pinguino”.

    Una nota molto minore (prima di passare alle note gravi) riguarda i nomi in codice tipo Mustang e Big Top… se questi sono effettivamente dei nomi in codice usati dai servizi segreti allora va bene, altrimenti non vedo nessun problema ad adattarli in italiano così da non farci uscire momentaneamente dall’esperienza del film doppiato. Se poi li lasciate perché fa più “amaragano”, in questo caso, considerato il tema del film, posso anche perdonarlo. Sono ancora più evidenti tuttavia quando ne sentiamo altri che invece sono stati tradotti, come ad esempio il figlio del presidente, denominato “il candelotto” (spark plug). Decidetevi, o tutti tradotti o nessuno!
    Passiamo alle note dolenti:

    Il politichese

    Scena dal film Attacco al potere con vignetta dove Angela Bassett punta il dito su Morgan Freeman e gli dice: portavoce, lei adesso è presidente, Morgan Freeman risponde: non può farlo qualche altro passacarte?
    Riporto, come riferimento, questa prima battuta correttamente tradotta:

    The guy that told the Speaker of the House to go fuck himself.
    Quello che ha detto al Presidente della Camera di andare affanculo

    Peccato che sia la prima e ultima volta che sentiamo questa giusta traduzione. Soltanto poche scene dopo leggiamo infatti nelle scritte in basso a sinistra (vedi immagine seguente)…

    Speaker of the House Allan Trumbull

    tradotto come…

    Portavoce della Casa Bianca Allan Trumbull

    Vignetta con Morgan Freeman che dice: che cavolo dici, Willis?
    Il problema è che il vero “portavoce” della Casa Bianca si chiama “White House Press Secretary“. Lo Speaker of the House, come invece tradotto bene nei dialoghi di qualche minuto prima, è il Presidente della Camera. Venti secondi dopo, una che passa accanto allo “Speaker” dice “buongiorno Signor Portavoce” (Hello Mr. Speaker). Allora tiriamo fuori Wikipedia…

    Da Wikipedia:
    Il Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d’America chiamato anche Speaker è la persona incaricata di condurre le sedute della Camera dei rappresentanti.
    Il presidente si trova al secondo posto nella linea di successione presidenziale, dietro al vicepresidente degli Stati Uniti e prima del presidente pro tempore del Senato. Normalmente delega il compito di presiedere le sedute ad altri esponenti del proprio partito.

    Infatti nel film non si capisce come al “portavoce” possa venire affidato l’incarico di Presidente degli Stati Uniti pro tempore. Per tutto il resto del film “Mr. Speaker” sarà purtroppo “il Signor Portavoce”, sostituto Presidente degli Stati Uniti.
    Chapeau!

    Il militarese

    Scena dal film Attacco al potere, schermi di puntamento missili anti-aereo

    “Uomo nero sotto tiro”

    Purtroppo è il linguaggio militare, dopo quello politico, a dare più grattacapi quando ad esempio sentiamo un pilota militare dire “have bogey in sight“. Il riferimento è al veicolo nemico non identificato che nel linguaggio breve dell’aeronautica americana si indica appunto con la parola “bogey” (un termine molto frequente nel film Top Gun). Nel doppiaggio italiano sentiamo “ho l’uomo nero sotto tiro” e suppongo che abbiano confuso bogey con bogeyman, che significa appunto “uomo nero”. La traduzione corretta di bogey sarebbe dovuta essere qualcosa tipo “bersaglio sconosciuto sotto tiro“, o “bersaglio nemico” se vogliamo semplificare le cose, anche se quest’ultimo sarebbe indicato come “bandit” in inglese. Avete visto? Ho fatto i compitini a casa. Ci sono voluti una cosa tipo 2 minuti netti, più di quanto ci abbia dedicato chi ha tradotto i dialoghi del film in italiano.
    [Per curiosità, nel film Top Gun i “bogey” erano tradotti semplicemente come “nemici”… gli anni ’80 erano tempi più semplici, e non c’era neanche Wikipedia.]
    Battuta successiva:

    Mr. President, we have confirmation that the bogey is down, sir.
    Signore, ci hanno confermato che l’uomo nero è stato abbattuto.

    Bogey non è l’uomo nero!!! Non avendolo mai visto in inglese, dai dialoghi italiani questo fantomatico “uomo nero” potrebbe essere interpretato semplicemente come l’ennesimo nome in codice usato dalla CIA, così come lo era “il candelotto” sopra citato. Sarebbe stato allora più appropriato usare il nome in codice “caccola” (bogey nel Regno Unito significa proprio caccola) piuttosto che “uomo nero”.
    Scherzo, ovviamente.
    Scena dal film Attacco al potere, casse con arma segreta Hydra 6
    Il prossimo dubbio di natura militare deriva dal nome dell’arma segreta “Hydra 6” che ci viene presentata con molta enfasi dal protagonista:

    Devi interrompere la missione. Hanno preso l’AIDRA SIX!

    Non ho alcun problema nel sentire “Hydra” pronunciato all’inglese (haidra) perché è il nome di un’arma americana e, come accade con tutte le armi (anche quelle di pura finzione), i loro nomi non vengono tradotti. Ciò che viene tradotto invece è il numero che identifica il modello. Difatti per la pistola Glock 17 non è che in italiano diciamo Glock “seventiiin”, così come gli americani non dicono Beretta “novantadue” nella loro lingua, diranno Beretta ninety-two. Quindi dire Hydra Six è una stronzata colossale, scusate.
    Vignetta su una scena del film Attacco al potere dove il pilota dice: dalla base dicono non correte troppo e ci chiedono se ci siamo portati il maglioncino
    Poco dopo l’avvertimento che i terroristi avevano il controllo di quest’arma segreta, sentiamo una trasmissione radio di un pilota della squadra di incursione SEAL che in inglese recita:

    All birds, be on the lookout for possible advanced weaponry.

    traducibile più o meno come “a tutte le aquile, state in guardia per possibili armamenti avanzati”. La battuta italiana invece recita:

    A tutte le aquile, fate attenzione, avanziamo verso l’obiettivo.

    Praticamente in italiano gli incursori non sono avvertiti del possibile pericolo, cosa che non ha senso. Invece si lasciano andare con un generico “fate attenzione”. E non ha neanche senso che durante l’azione reìterino quel vago “avanziamo verso l’obiettivo”, era già chiaro che stessero avanzando. Nelle operazioni militari (specialmente nell’aviazione) non si perde tempo nel dare ai piloti dei generici “non correre papà” e queste aggiunte mi hanno sempre infastidito nel doppiaggio italiano. Potrebbe sembrare forse una curiosità da poco ma quando vidi il film in italiano pensai proprio “ma perché non li avvertono del fatto che i terroristi abbiano in mano quest’arma tecnologicamente avanzata?”. Invece glielo dicono… in inglese.
    Quando poi gli elicotteri dei SEAL cominciano ad essere abbattuti uno per uno sentiamo:

    Tiger 6 is down!

    tradotto come

    Tiger 6 a terra!

    Forse potrò essere un po’ pignolo ma “is down” significa “abbattuto/precipitato“. Quando si dice che un velivolo è “a terra” in italiano vuol dire semplicemente che ancora non è in volo. Poi se c’è qualche esperto di linguaggio militare che vuole smentire sentitevi liberi di dirlo nei commenti. Personalmente “è a terra” mi è sempre sembrata una traduzione frettolosa e imprecisa di “is down“. È sicuramente corretto quando invece traducono “officer down!” come “agente a terra!” perché il suo significato non è equivoco dal momento che normalmente una persona non vive “per terra”. È ovvio che nella scena in questione la comprensibilità del film non viene turbata da quel “a terra”… ma visto che sono qui ad elencare tutto, fatemi elencare tutto.
    Vignetta di una scena del film Attacco al potere dove un militare ordina la ritirata e gli viene risposto: ricevuto, andiamo avanti
    I dialoghi procedono con:

    Tiger 5 is going down.
    Tiger 5 precipitato.

    OK, meglio.
    Dopo l’abbattimento dei due elicotteri segue il comunicato radio…

    – Reset formation. Tiger 1 taking lead.
    – Roger that.

    Traducibile come “cambio di formazione. Tiger 1 prende il comando” ma nel film doppiato  tradotto invece come

    – A tutte le aquile, tornate indietro.
    – Ricevuto.

    Non si capisce infatti perché la frase successiva dei piloti sia “ci servono rinforzi” (need backup) visto che in teoria hanno deciso di “ritirarsi”. Seguendo i dialoghi italiani risulta ancora meno chiaro quando, in una scena successiva, il “portavoce” ordina la ritirata.
    Vignetta su una scena del film Attacco al potere dove una donna viene strozzata dal cattivo che le dice: il prossimo film me lo traduci meglio, ok?
    Concludo con una frase che suona male nelle mie orecchie italiote:

    Your country will be a cold, dark nuclear wasteland.
    Questo paese sarà una fredda, oscura, desolata, terra nucleare.

    Un po’ alla lettera e un po’ troppo frettolosa per farci entrare quella parola in più… non so, dico solo che negli anni ’80 non l’avrebbero traslitterata pedissequamente, Bob insegna.

    Conclusione

    Seppure io apprezzi come siano stati gestiti molti dei dialoghi (non ho citato difatti tante piccole migliorie, troppo insignificanti per essere nominate ma che nel complesso migliorano il dialogo prima che questo venga presentato alle orecchie italiane) purtroppo le carenze in un linguaggio settoriale come quello militare si sentono e sono piuttosto seccanti quando andate a verificarle. Nessuno degli errori da me elencati è imputabile ad esigenze di labiale, inoltre avrebbero giovato alla traduzione un paio di ore in più da dedicare a semplici ricerche su Wikipedia (per quanto riguarda le cariche politiche) e su un paio di forum settoriali per il lessico militare.
    Sappiate infine che NON recensirò “Sotto Assedio – White House Down” perché francamente è da trattamento Ludovico, come lo sono tutti i film più recenti di Emmerich.

    Foto di una macchina fotografica caduta in acqua con vignetta che recita: cazzo, mi è caduta la Olympus!
    Un ringraziamento speciale va ad “andreasperelli2k”, lettore di lunga data di questo mio blog, il quale è stato fonte di ispirazione per l’articolo. Al suddetto era sembrato giustamente strano che un “portavoce” della Casa Bianca potesse essere la terza carica negli USA!

  • Padre Vostro… Doppiaggio nostro!

    Per parlare di questo recente film croato mi sono dovuto affidare a qualcuno che sapesse effettivamente il croato (oltre che l’italiano), quindi vi lascio con una recensione che Petar K. ha scritto gentilmente per me. Come diceva il Joker in Batman: “ragazzi, acculturiamoci un po’!”.

    Vostro affezionatissimo,

    Evit

    Introduzione

    Padre Vostro è uno di quei film che sicuramente i puristi della lingua originale apprezzerebbero in lingua originale, in modo da rafforzare le loro conoscenze di croato, oltre che apprezzarne tutte le sfumature (a titolo di curiosità è una lingua parlata da meno di 6 milioni di persone, quanto gli abitanti della Campania). E’ anche, a modo suo, la riprova di quanto siano ridicole, nei doppiaggi, le intromissioni dall’esterno che esigono che questo o quel termine siano lasciati in lingua originale: klape, partizanska borba, SDP, HDZ e Hrvatska, sarebbero potuti essere degli ottimi candidati ad essere lasciati tali e quali nel doppiaggio italiano, ad onore e rispetto dell’idea più generale che rappresentano e che si potrebbe voler sdoganare oltreconfine grazie a fantomatici “supervisor” croati, anzi grazie ai nadzornici. Un termine che tutti dovreste imparare.
    Per chi non avesse inteso, stiamo facendo dell’ironia.
    D’altro canto c’è anche da dire che spesso, al doppiaggio di questi film dell’est, viene dedicata poca cura, e non solo perché oggi le traduzioni vengono googlate, ma anche perché c’è bisogno di un vero e proprio adattamento (e quindi immagino tempo e costi) che di sovente risulta un po’ eccessivo per film che comunque restano di nicchia: così già in Papà… è in viaggio d’affari, film dell’85, si potevano sentire frasi come “testa di donna”, tradotte letteralmente dalla locuzione serbo-croata “ženska glavo”, che è un modo un po’ maschilista per apostrofare una donna “testa di coccio”.
    Per fortuna questa volta non è stato così, e non abbiamo sentito nessuno essere chiamato “cavallo” o “scimmia” solo perché il traduttore non aveva voglia di trovare un’offesa alternativa per noi culturalmente comprensibile.
    D’altro canto però, come per ogni traduzione che si rispetti, anche qui ci sono dei tradimenti.
    L’adattamento è stato affidato allo STUDIO P.V. di Milano, che a quanto pare ha lavorato principalmente sul doppiaggio e post-produzione audio di cartoni animati, annoverando però tra i suoi lavori anche film quali E.T., Il colore viola e Rocky. Ma procediamo con ordine.
    locandine

    Il titolo

    Cominciamo dal titolo che in originale sarebbe I figli del prete (Svećenikova djeca) e che l’Osservatorio sui Balcani, in un primo momento, aveva supposto sarebbe stato tradotto come Scherzi da prete (immagino che non si trattasse di una pura supposizione ma che invece qualcuno della distribuzione italiana glielo avesse spifferato), tale titolo però avrebbe avuto un omonimo nostrano del 1978 diretto da Pingitore. Quindi pare la scelta sia ricaduta su Padre Vostro, che personalmente trovo ancora più divertente del titolo originale. Sia perché fa eco al celeberrimo “Padre Nostro”, sia perché imposta i toni su un umorismo più sardonico che comico (un umorismo che difatti è tipico della cinematografia ex-jugoslava).
    Lo stesso lo si potrebbe dire della locandina, che nella versione croata vede il prete protagonista in mezzo ad un’orda di neonati, mentre in quella italiana gli si vede reggere in mano un preservativo, alludendo così al fatto che non si tratterà semplicemente di una commedia latte-e-miele. Nello specifico in Italia è stata utilizzata la locandina croata che era servita da teaser per il film, non la versione “finale” con cui poi è uscito nelle sale cinematografiche in Croazia.
    Inoltre, sempre a proposito del titolo, è anche curioso notare come il medesimo gioco di parole sarebbe stato impossibile in lingua originale a causa delle declinazioni, per cui “Oče naš” (Padre Nostro) sarebbe dovuto diventare “Otac vaš” (Padre Vostro), perdendo l’assonanza diretta.

    Declinationes damnates

    Sempre le declinazioni sembra abbiano dato non pochi grattacapi agli adattatori, tanto che si ha l’impressione che gli sia arrivata una traduzione bell’e pronta e non siano stati seguiti da qualcuno che conoscesse realmente il croato, dovendo così cercare di indovinare come si potessero pronunciare le parole non tradotte e nello specifico i nomi (scriverne la pronuncia giammai!).

    [nota di Evit: strano ma vero, in croato si declinano anche i nomi di persona]

    A titolo di esempio il caso più eclatante e comico è quello del coprotagonista Petar, chiamato come si deve una sola volta in tutto il film! Il nome si dovrebbe leggere tale e quale come è scritto, mentre nella maggior parte dei casi lo si sente pronunciare come: Petr, Petre, Petra, Petir. Petru. Quasi tutte effettivamente declinazioni del medesimo nome. Adesso mi immagino i doppiatori in sala di regia che si scervellavano sulla pronuncia giusta e la andavano a pescare da momenti a caso nel film, dove effettivamente lo si poteva sentir chiamare “Petre”, declinato in vocativo.

    [nota di Evit: Sarebbe bastata una sola consulenza per evitare simili errori, come vedete nel mondo del doppiaggio si fanno sempre due pesi e due misure: mentre i film croati non meritano neanche una singola consulenza linguistica, le sale doppiaggio di altri film come Captain America sono presidiate da stupidissimi supervisor amaragani]

    Queste sono state le primissime idee che mi erano venute vedendo il film e dalle quali ero partito con Evit per la stesura di questo articolo. Ma c’erano anche altre cose che non mi tornavano, sia perché mi era difficile immaginare come potessero suonare effettivamente in originale, sia perché a volte sembravano quelle traduzioni raffazzonate da compito di latino, dove lo studente cerca di mettere insieme delle parole sperando che al professore vada bene (tipo la statua di Atena era circondata da statue e colonne – chissà com’era il testo originale?). A tale scopo però ho dovuto procurarmi una versione in croato, che per pura fortuna aveva perfino i sottotitoli in italiano e – sorpresa delle sorprese – erano tradotti meglio di quanto non avessero fatto gli adattatori per la versione cinematografica (ricordo che il film è uscito in Croazia il 3 di gennaio).

    Anzitutto bando alla volgarità…

    In generale difatti sono state ridotte alcune volgarità, tanto che nel momento in cui Petar spiega a don Fabijan l’uso dei diversi tipo di preservativo, non si capisce bene il perché dell’invito da parte del parroco ad un linguaggio più trattenuto. In italiano infatti parole come “cazzo” o “pompino” e battute come “fottere nel culo” (sto traducendo alla lettera), sono state sostituite da “pisello” o “prenderlo in bocca” e “sesso anale”, certamente inappropriate da menzionare di fronte ad un prete, ma non certo così oscene. Il risultato è che quando alla fine Petar decide di utilizzare la parola “pene” il sollievo da parte dell’ecclesiastico ne risulta un po’ indebolito.
    Sempre nella medesima scena è curioso come i preservativi per “cazzi piccoli fino a 9 cm”, siano diventati preservativi per “quelli che ce l’hanno piccolo a partire da 9 cm”. A partire in che senso? Da 9 cm in giù o in sù? Mentre il preservativo righettato per il sesso anale, diventa semplicemente lubrificato (vade retro a qualunque perversione, anche quando si parla di perversioni).

    Piccole sviste

    Seguono una serie di sviste curiose, a mio avviso dettate dalla fretta, che hanno invece alterato leggermente il senso di alcune battute del film.

    • Nella scena in cui don Fabijan e Marin vanno a salvare la trombettista sequestrata da Luka, Marin spiega che conosceva la soffitta di quest’ultimo perché ci veniva ad essiccare i prosciutti (tra l’altro un’attività piuttosto comune in Dalmazia), mentre nella traduzione dice semplicemente di esserci stato una volta – mancando così il fatto che Marin e Luka si conoscessero (per non dire che fossero amici).
    • Nella versione italiana il vescovo dice a don Fabijan che don Jakov andrà via a seguito di una promozione, omettendo il fatto che verrà trasferito al Kaptol –la sede della Chiesa Cattolica a Zagabria– elemento che poi si ricollega al finale (sarebbe anche bastato dire che andava nella capitale).
    • Quando Petar (o forse dovremmo dire Petr) va a comprare dei sonniferi da Marin (il farmacista) vi è un tripudio di “traduzioni creative”. Anzitutto però facciamo una premessa: a questo punto del film abbiamo visto il farmacista Marin propinare vitamine al posto degli anticoncezionali (oltre che bucare i preservativi), intanto Petar si è ritrovato in casa il bambino abbandonato da Ana “la pazza” e adesso vuole abbandonarlo a sua volta contro il volere della moglie, per evitare dunque l’intralcio della moglie Petar tenta di addormentarla con un sonnifero. Nella versione croata Petar entra in farmacia e chiede dei sonniferi, mentre Marin gli dice che non può darglieli senza una prescrizione medica, al che il primo ne deride l’eccesso di zelo, facendogli notare che fino ad un attimo prima somministrava senza troppi problemi vitamine al posto di anticoncezionali. I sonniferi però sono in pasticche, allora Petar domanda se non vi fossero anche in polvere e il farmacista ribatte che gli sarà sufficiente frantumarli, se proprio non riesce ad ingoiare le pillole.
      Nella versione italiana invece il dialogo si svolge in modo un po’ diverso: anzitutto al rifiuto da parte del farmacista, Petar, anziché alludere alla vicenda degli anticoncezionali, gli dice semplicemente che potrebbe vendergli i sonniferi facendo finta che fossero vitamine. La battuta lascia a dir poco perplessi, essendo anche abbastanza priva di senso, dal momento che il problema di Marin non era certo morale, ma probabilmente amministrativo (alla fine dava via un medicinale senza la dovuta prescrizione). Come se non bastasse, alla richiesta di un sonnifero in polvere il farmacista replica che potrà frantumarli con un martello (addirittura!).
      Altra confusione arriva a proposito del giuramento fatto dalla pazza Ana. Nella versione italiana infatti si capisce che lei avrebbe fatto voto di camminare in ginocchio per un anno se il figlio non si “fosse ammalato”, omettendo di aggiungere un “come lei”, che invece c’era nella versione originale, lasciando intendere che la madre pregava perché il figlio non diventasse pazzo come lo era diventata lei. In italiano sembra invece che si preoccupi semplicemente per la sua salute – può sembrare una piccolezza, ma personalmente trovo piuttosto ironico che una malata mentale riconosca la propria malattia.

    Passate le traduzioni alla “pene di cane” arriviamo ad alcuni spezzoni che erano difficilmente adattabili perché troppo legati alla lingua e alla cultura croate, per cui non possiamo farne colpa ai nostri traduttori.

    • Sempre a proposito dei nomi ad un certo punto viene introdotto un tale Jose, che Marin, il farmacista, addita ad essere un nome serbo, mentre il prete protagonista suggerisce poter essere José, un nome spagnolo. Qui purtroppo c’era poco da fare e in italiano si perde l’ironia sul fatto che il nome Jose non esiste nemmeno in serbo, come andava supponendo il paranoico nazionalista Marin.
    • Nella parte dedicata all’invalido Mikula e alla sua ex-ragazza Verica c’è invece una piccola curiosità (qui il doppiaggio poteva veramente poco): in croato “essere fidanzati” viene detto come “camminare con qualcuno”, mentre quando si porta in giro una ragazza-trofeo allora la si “guida in giro”. Quindi Mikula, che era sulla sedia a rotelle, “guidava” Verica che lo aveva lasciato e non “camminavano” più insieme. Una battuta a dir poco contorta (il coito sulla carrozzina in corsa completava il tutto).
    • Stessa cosa la si può dire quando Petar investiga sull’insegnante Vinko che “va con gli animali”, laddove in croato c’era un gioco di parole sul verbo voljeti che significa sia amare che voler bene (nel senso che gli piacevano gli animali domestici).

    Tessiamo qualche lode…

    Altre parti, come da tradizione del doppiaggio italiano, sono state migliorate o semplicemente adeguate alla nostra cultura.
    Così quando don Fabijan e Luka passano davanti alla casa di Petar, che giustifica il pianto del figlio-clandestino con dei gatti in calore, don Fabijan anziché dire che “non ha idea di cosa stia succedendo”, suggerisce di “affidarsi alla volontà del Signore”, mentre le sigle dei partiti SDP e HDZ, sono state sensatamente tradotte come “socialisti” e “cristian-democratici”, tanto per citare alcuni esempi.
    E infine un’ultima curiosità sull’arrivo del presunto “politico o mafioso” (se non avete visto il film, vi lascio indovinare di chi potrebbe trattarsi): in croato al posto di “politico” c’era tajkun (letteralmente il tycoon), un tema molto caro nei Balcani dove la gente è ancora, in modo quasi comunista, ossessionata più dai ricchi che dai politici (come lo siamo da questa parte dell’Adriatico). Anche in questo caso buona trovata da parte degli adattatori.

    Il verdetto di parte

    Insomma, a leggere tutte queste critiche si potrebbe pensare che alla fine non sia rimasto molto soddisfatto da questo adattamento, ma per come poteva andare direi che sia andato bene. L’adattamento col labiale era ottimo e se consideriamo che film di medesima origine, doppiati venti o trenta anni fa, avevano “orrori” anche peggiori, credo che alla fine si possa dire che sia stato fatto un buon lavoro. Parola di croato!

    Curiosità finali sul film

    Concludo con alcune curiosità, che benché esulino dal doppiaggio, potrebbero risultare interessanti alla comprensione del film (o diciamo del suo adattamento):

    • Il tedesco che muore affogando nel mare a dicembre fa una duplice ironia sia sulle frotte di turisti tedeschi che ogni anno finiscono vittime di sconsiderati incidenti marittimi, sia sul rapporto tra Germania e Croazia: il tedesco infatti arriva nell’isola pensando di trovare un terreno fertile (metaforicamente per i suoi affari) e invece ci lascia le penne.
    • La pazza Ana per tre volte dice profeticamente il vero, tornando ad un tema caro a Brešan, dove i malati di mente sembrano gli unici a dire cose sensate, mentre gli altri non prestano loro alcuna attenzione: anzitutto avverte Petar che era lui ad essere sterile e non la moglie (alludendo al suo seme come acqua), poi avvisa don Fabijan che non dovrebbe sostituirsi a Dio (è Cristo che guarisce non tu!) e infine apostrofa il vescovo come “un nuovo Gesù”, visto che camminava sull’acqua, ma con l’aiuto di una barca.
    • Le scene finali sono girate a Zagabria e la chiesa in cui corre don Šimun è quella di San Marco, nell’omonima piazza.
    • Il regista fa un’apparizione nelle vesti del medico che visita la trombettista dopo l’incidente nella soffitta.
    • Le scene delle interviste televisive e del telegiornale sono state realizzate con i veri giornalisti e speaker della televisione pubblica HRT (benché questa non abbia contribuito alla realizzazione del film).
    • In Croazia durante i matrimoni, specialmente in Dalmazia, si vedono di sovente bandiere nazionali (avevo notato che al cinema in Italia questa cosa aveva suscitato ilarità – magari qualcuno pensava si trattasse di un’esagerazione del film).
    • Durante il funerale del figlio di Luka, ucciso da un orso, il sindaco del posto allude a come i croati non siano minacciati solamente dalle mine lasciate dai cetnici serbi, ma anche da orsi, lupi e cinghiali; qui Brešan fa riferimento ad una celeberrima poesia per ragazzi di Branko Ćopić, intitolata La casa del porcospino, dove appunto il lupo, l’orso ed il cinghiale non hanno una tana e se l’avessero la venderebbero per poco, finendo col fare un’orrenda fine; la metafora originale era chiaramente riferita a quelli, che nell’ambito del non-allineamento jugoslavo, avrebbero preferito vendersi all’Unione Sovietica o al capitalismo occidentale, per trarre dei benefici momentanei a dispetto della propria indipendenza.
    • La madre di Jure, l’anziana che minaccia di gettarsi in mare, rievoca il personaggio di Bepina (dell’autore Miljenko Smoje), molto popolare in Croazia, che minacciava di uccidersi in mare se il marito non l’avesse sposata
    Nel frattempo in Croazia

    Nel frattempo in Croazia

  • Direct to schifio – L’uscita italiana di The Raid – Redenzione

    Scena da film The Raid, un personaggio chiede: ho fatto qualcosa di sbagliato, ufficiale? L'altro risponde: sì, hai detto ufficiale, imbecille. Dai dialoghi italiani del film doppiato
    In una piccola casa di distribuzione cinematografica in Italia:

    -- Regaz, ci hanno appena assegnato un film indonesiano da doppiare e distribuire!
    -- Ma noi l’indonesiano non lo sappiamo!
    -- E chissene! Prendiamo il DVD americano sottotitolato in inglese e traduciamo tutto dall’inglese.
    -- Ma noi non sappiamo nemmeno l’inglese.
    -- Annamo bene, proprio bene!

    Dopo l’inatteso successo americano di Serbuan maut (2011), un film d’azione indonesiano del genere “mazzate-e-pistole” il cui titolo dovrebbe stare a significare “irruzione mortale” (anche se distribuito negli Stati Uniti come “The Raid -- Redemption“), e sopratutto dopo tantissime sfavillanti recensioni di chi già se lo è visto piratato e sottotitolato, era solo questione di tempo prima che arrivasse anche in Italia “direct-to-video” e doppiato.
    Già, il doppiaggio… questo terno al lotto.

    Locandina del film The raid - redenzione con il protagonista di spalle che guarda un grattacielo davanti a lui. La vignetta legge: dieci piani di morbidezza

    Il doppiaggio italiano di The Raid -- redenzione

    Mi chiederete a che titolo adesso io venga a parlarvi del doppiaggio di un film indonesiano visto che, come potrete forse immaginarvi, io l’indonesiano non lo conosco. Come potrò dare un giudizio su quanto bene possa essere stato adattato il dialogo indonesiano originale? Semplicissimo! Non importa conoscere l’indonesiano per capire che questo “adattamento” italiano è stato eseguito a partire dai dialoghi in inglese del doppiaggio americano, passati poi attraverso Google Translator e infine rigirati talis qualis ai doppiatori italiani. Insomma si vola alto con questo doppiaggio, altissimo!

    Scena d'azione dal film The Raid dove una persona viene scaraventata via tenendola per un piede ma il fotogramma dà l'illusione che stia volando. La vignetta legge tienimi: non lasciarmi volare via!
    Sono fortemente ignorante di film marziali quindi non so esattamente cosa ci sia di così epico in questo film (arrivo a vederlo dopo un anno di recensioni che lo descrivono come la seconda venuta di Cristo, se Cristo prendesse la gente a mazzate), forse il fatto che sia tecnicamente ben realizzato nonostante evidenti limiti economici (sicuramente vero), forse perché le mazzate sono incredibilmente realistiche e costanti, e forse l’elogio tessuto dal blog i400calci, che, si sa, questi film li mangiano a colazione, avrà attirato l’attenzione giusta sul film giusto… ad ogni modo The Raid -- Redemption (titolo americano) arriva con li dovuto ritardo anche in Italia, tradotto come The Raid -- Redenzione. Parliamone…

    Iniziamo dal titolo

    In primis mi prendete un titolo americano di un film indonesiano, che è un po’ come prendere il film Eternal Sunshine of the Spotless Mind, tradurlo in Se mi lasci ti cancello e ridistribuirlo altrove come If you leave me I’ll erase you. E va be’, sorvoliamo!
    In secundis se state a tradurlo non fatelo a metà, chiamatelo “Il raid -- redenzione” con l’articolo determinativo in italiano e completate l’opera, del resto “raid” è una parola presente anche nel nostro dizionario. Invece no, fanno le cose a metà: The Raid -- Redenzione. A questo punto è quasi meglio il titolo originale in stile Steven Seagal, “irruzione mortale”.

    I maledettissimi dialoghi italiani

    Ci sono alcuni pervertiti come me che, quando guardano qualche film doppiato, si divertono ad indovinare quale fosse la battuta originale. Quando questo gioco funziona troppo bene allora vuol dire che all’adattamento abbiamo nientepopodimenoche il Sig. Google Translator.

    Facciamo un gioco semplicissimo… io vi faccio un paio di esempi di cosa ho sentito nel doppiaggio di questo film, poi vi chiedo secondo voi quale potrebbe essere la presunta battuta originale ed infine “come invece avrebbero dovuto tradurla” (queste ultime due scelte saranno scritte di colore bianco su sfondo bianco quindi per scoprirle dovrete evidenziare il testo).
    Se non vi va di giocare, allora evidenziate da subito ciò che segue (così da scoprire anche le parole “nascoste”) e potete considerarlo come un mio normale articolo.

    Indovina la frase originale

    Esempio n°1

    Cosa ho sentito nel doppiaggio?
    Ho fatto qualcosa di sbagliato, ufficiale?

    Quale era (quasi sicuramente) la battuta originale?
    Have I done something wrong, officer?

    Come avrebbero dovuto tradurla?
    Ho fatto qualcosa di sbagliato, agente?

    Questa è quasi la prova provata che Google Translator è stato invero utilizzato. Oppure che alle traduzioni ci mettono i cuggini raccomandati, come del resto mi raccontava Luca Dal Fabbro.

    Esempio n°2

    Cosa ho sentito nel doppiaggio?
    -- Tony, Ang, andate con lui.
    -- Sto bene da solo.
    -- Con lui… arrivano.
    [Ma Tony e Ang erano già lì accanto, chi è che “arriva”??? Questa battuta non ha senso]

    Quale era (quasi sicuramente) la battuta originale?
    -- Tony, Ang, go with him.
    -- I’m fine alone
    -- Go with him… they’re coming (with you).

    Come avrebbero dovuto tradurla?
    -- Tony, Ang, andate con lui.
    -- Sto bene da solo.
    -- Con lui…
    vengono con te.

    Questi erano tra gli esempi più lampanti. Nel doppiaggio di The Raid -- Redenzione ce ne sono tanti altri, seppur molto minori, sparsi per tutto il film; inoltre molte delle frasi di questo film risultano meglio comprensibili se si vanno a leggere i sottotitoli italiani (che traducono più fedelmente quelli inglesi di quanto faccia il doppiaggio) perché con tutte le libertà che si sono presi nel doppiaggio italiano viene meno persino la comprensione di determinate battute, vi rendete conto? Non che ci sia una trama complicata da capire ma se in quel poco che parlano andate pure a confondere le idee allora diventa tutto inutile.

    Alcuni esempi:

    Doppiaggio: Di nuovo. Chi ha ordinato questo schifo?
    Sottotitoli: Lo chiedo per l’ultima volta, chi ha ordinato il raid?

    Doppiaggio: Un’altra volta. Non sono ancora morto.
    Sottotitoli:
    Un’altra volta forse. Prima mi gioco le mie chance qui.

    Doppiaggio: Bastardo!
    Sottotitoli: Accomodati!

    Vecchia pubblicità di uno spray per insetti di nome Raid

    Guardatevelo in originale, cioè in indonesiano

    Al momento non mi è dato sapere di chi sia doppiaggio di The Raid -- redenzione, a naso direi che possa trattarsi di un doppiaggio torinese, un po’ per via degli interpreti da videogioco doppiato e un po’ per gli strafalcioni nei dialoghi. Di certo è molto lontano dalla qualità dei film solitamente doppiati per uscite cinematografiche, non si capisce perché l’home video debba essere afflitto da simili prodotti anche se ce lo possiamo facilmente immaginare: costerà meno.
    Proprio per questo ve ne consiglio una visione in lingua originale con i sottotitoli italiani che traducono quelli inglesi. Almeno non vi confonderete con frasi che semplicemente non funzionano o che non hanno molto senso e non vi faranno capire molto. Il doppiaggio americano poi evitatelo come la peste, non sembra neanche che le voci escano dalle bocche degli attori. Un piccolo promemoria su quanto siano inesperti gli americani nel campo del doppiaggio.

    In conclusione vi lascio con una vignetta dal blog Pensieri cannibali.

    Scena dal film The Raid, due indonesiani con facce urlanti mentre si picchiano

    “Ahia!”
    “Ahia, tu!”
    (eletto all’unanimità come miglior dialogo del film)

  • Captain America 2: rompiamoci i coglioni insieme!

    L'arresto di Captain America
    INTRODUZIONE
    Qui a Doppiaggi Italioti il film Captain America 2 sta diventando un po’ l’emblema dei brutti doppiaggi degli ultimi anni, in parte per la stronzaggine di lasciare quel “Captain” non tradotto (causa tra l’altro di molti sputi in faccia al momento della pronuncia) e in parte per l’eccesso di termini che sono stati sciaguratamente lasciati in lingua originale. A molti, questo TERZO articolo potrà sembrare un vile accanimento su di un film che dopotutto è destinato ad essere dimenticato tra meno di un mese e forse lo è un accanimento… anzi nessun forse, è un accanimento a tutti gli effetti! Ne voglio punire uno per educarne tanti. Questo film rappresenta tutto ciò che non si dovrebbe fare con un adattamento italiano. Capito Disney Character Voices International Inc.? Capito Dubbing Brothers Inc.? Capito Marco Guadagno? A chi di voi dovrei rivolgermi?
    PREMESSA
    Nei film doppiati lo spettatore italiano non dovrebbe mai avere coscienza, neanche per un solo istante, di quale sia la lingua parlata dai personaggi. I concetti dovrebbero arrivare direttamente al cervello dando così l’illusione di sentire ciò che i personaggi di un altro paese dicono, pur non conoscendo la loro lingua. Questo non vale solo per l’Italia, se gli americani si guardano Schindler’s List sentiranno i personaggi che parlano inglese ma lo spettatore sa inconsciamente che i veri protagonisti avranno parlato polacco nella realtà. Nei doppiaggi fatti bene vi arrivano al cervello solamente i concetti, così come arrivano al pubblico parlante altre lingue in altre parti del mondo. Tutta questa fine illusione crolla quando si riempie il film di termini anglosassoni tanto inutili quanto fugaci, ci si perde a pensare “cos’è che ha appena detto?” oppure “e che significa questa parola?”. L’effetto è quello di una supercazzola alla Amici Miei: ti disorienta, fai finta di aver capito e vai avanti col tarapia tapioco.
    Mi spiego ancora meglio: pensate ad un qualsiasi film della vostra infanzia, prendo come esempio il target di quelli nati negli anni ’70-’80. Avrete quasi certamente visto La Storia Infinita e ricorderete il Fortunadrago. Quando il Fortunadrago si presenta come tale, non è che pensate “ah già, siamo in presenza di un film doppiato perché in tedesco il nome vero è Glücksdrachen“. Invece questo è esattamente ciò che accade in Captain America 2 (e molti altri film moderni) dove viene deciso di non tradurre alcuni termini, un esempio è quello della frase “Non mi avevi detto che era un Pararescue“. Questa frase è l’equivalente, nella Storia Fantastica, di sentire il Fortunadrago che dice “avere un Glücksdrachen con te è il solo modo di andare in missione, andrà tutto bene, non arrenderti e la fortuna verrà da te“.
    TUTTO CIO’ CHE TU FA È MALE
    Come abbiamo visto nei precedenti due articoli (Captain America 2: brrr… l’inverno dell’italiano e Captain America: non ci resta che piangere) questo film pecca nel suo adattamento italiano sotto ogni punto di vista, si salvano soltanto le interpretazioni dei doppiatori professionisti ma buone voci su un copione di merda finiscono soltanto per essere sprecate. Facciamo la spunta dei problemi prima di passare alle minuzie che non avevo trattato nei precedenti articoli:

    • Titolo lasciato in inglese
      Captain America
      c’è
    • Sottotitolo lasciato in inglese
      The Winter Soldier (che il 99% degli italiani pronunceranno così come lo vedono scritto)
      c’è
    • Rango militare lasciato in inglese
      “Captain” che sentiamo anche nei dialoghi italiani
      c’è
    • Parole lasciate in inglese nonostante ne esista una nota traduzione italiana
      Carrier al posto di portaerei
      c’è
    • Parole lasciate in inglese senza lo sforzo di trovare una traduzione italiana
      “Non mi avevi detto che era un pararescue
      c’è
    • Sigle anglosassoni non spiegate
      Come “bomba EMP”.
      c’è
    • Riferimenti alla cultura americana per noi sconosciuti
      il suggerimento scherzoso di iscriversi all’Ultimate Fighting.
      c’è
    • Incoerenza nella scelta tra termini inglesi e italiani
      A volte si parla di Capitano a volte di Captain.
      c’è

    TUTTI I PROBLEMI DI QUESTO ADATTAMENTO
    In questo ultimo articolo voglio proprio eviscerare l’adattamento di questo film una volta per tutte e dunque ecco a voi tutte le minuzie che non vi avevo detto sul doppiaggio italiano di Captain America: The Winter Soldier… e poi basta, non se ne parla più! Lo prometto. Per l’occasione mi prodigherò persino in suggerimenti per un adattamento migliore.
    I deboli di intelletto, i neo-snob italioti e gli impazienti si fermino qui e non leggano oltre. Per tutti gli altri… iniziamo:
    Tarapia tapioco, o scherziamo?
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    Doppiaggio ufficiale:

    Captain America: In quale unità stai?
    Anthony Mackie: cinquattottesima pararescue.

    Le prima di tante supercazzole presenti nel film [la sua pronuncia è “pàra-rèschiu”]. Sparata poi in questo modo c’è da chiedersi se noi italiani dovremmo conoscere e capire questa parola? È certo che in molti non saprebbero neanche come scriverla. Già potete immaginarvi il pensiero di colui che adatta quando si viene a trovare davanti alla compagnia “Pararescue” dell’aviazione americana: “è il nome proprio di un corpo militare, va lasciato così“. Il problema è che, a differenza dei Marines, nessuno in Italia lo ha mai sentito nominare prima, ecco quindi che viene a crearsi inutile confusione dove l’orecchio italiano percepisce “pàra-” ma non lo intende come diminutivo di “paracadutisti” come farebbero gli americani, bensì come sinonimo di “pseudo-“. La parola “rescue” poi non è nota a nessuno a meno che non appia scritta, forse. Ecco dunque il mio suggerimento per un adattamento più comprensibile (in questo caso un suggerimento vale l’altro, basta che ci si faccia capire)
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: In quale unità stai?
    Anthony Mackie: cinquattottesima aerosoccorritore.

    Avete visto? C’è una traduzione persino di “pararescue”. Passiamo oltre…
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    Doppiaggio ufficiale:

    Captain America: Che cosa fai?
    Scarlett Johansson: Un backup dell’hard drive. Sempre meglio avere delle copie.

    Vi ricordate che Captain America è stato scongelato di recente dagli anni ’40? Il capitano potrà sicuramente comprendere backup perché in inglese è un termine comune ma l’illusione svanisce quando lo sentiamo anche nei dialoghi doppiati in italiano. Per noi backup è un termine molto recente, copia o copia di salvataggio avrebbe risolto l’inghippo, invece no, meglio tenere sempre a mente che state guardando un film dove le voci sono state sostituite nella vostra lingua in uno studio di registrazione. Addio magia del cinema.
    Hard drive è anche peggio! Per anni questo componente è stato conosciuto come disco rigido, solo successivamente è divenuto noto nella sua abbreviazione anglosassone hard disk (da “hard disk drive” o HDD). Troppo inglese in troppe poche parole e rivolte alla persona sbagliata, ovvero uno che fino all’altro ieri combatteva contro i nazisti negli anni ’40 e gli spettatori che, in teoria, non dovrebero rendersi conto che il film è stato tradotto e doppiato (per i motivi spiegati nella premessa).
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: Che cosa fai?
    Scarlett Johansson: Una copia di tutti i dati. Sempre meglio andare sul sicuro.

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    Doppiaggio ufficiale:

    Samuel L. Jackson: Questo è il progetto Insight. Tre helicarrier di nuova generazione sincronizzati con una rete di satelliti da rilevamento.

    Primo problema: dalle casse audio esce la parola insight e la mente italiana sente inside. Già qui sarebbe stato ideale tradurre/adattare il nome del progetto Insight dato che non si tratta di nessun progetto realmente esistente e quindi non ha necessità di rimanere in inglese.
    Il secondo problema sono gli helicarrier. Fino a “heli” ci arriviamo, del resto viene dal greco ἕλιξ [helix] che vuol dire spira, spirale, e lo troviamo in parole come “elicottero”. Carrier invece è la portaerei, termine fin troppo noto in italiano. Vi suona male “eliportaerei“? A me suona peggio “helicarrier“, guarda un po’! E vi garantisco che sentirete la parola “carrier” dozzine e dozzine di volte.
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Samuel L. Jackson: Questo è il progetto Insight. Tre eliportaerei di nuova generazione sincronizzate con una rete di satelliti da rilevamento.

    (ho lasciato il nome del progetto Insight come in orignale ma, come dicevo, sarebbe ideale un suo adattamento.)
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    Doppiaggio ufficiale:

    Samuel L. Jackson: e credo che tu non potrai non rispettare il programma, Capitano.

    Ah, quando volete voi lo chiamate Capitano, in altri momenti invece è Captain? CANAGLIE!
    Doppiaggio ufficiale:

    Un simbolo per la nazione, un eroe per il mondo. La storia di Captain America è fatta di onore, coraggio e sacrificio.

    Questo è uno degli altri momenti. La regola generale, se di regola si può parlare, è che quando viene nominato come “personaggio/simbolo” allora è “Captain America”. Se ci si riferisce soltanto all’effettivo rango di Steve Rogers allora può essere tranquillamente “capitano“. L’idea più stronza mai sentita da tanti anni a questa parte.
    Basta supercazzole
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    Doppiaggio ufficiale:

    Anthony Mackie: tu vorresti congedarti?
    Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    Anthony Mackie: Ultimate Fighting?

    E gli spettatori italiani dissero: “eh? cosa?”
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Anthony Mackie: tu vorresti congedarti?
    Captain America: No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    Anthony Mackie: Wrestling?

    E gli spettatori italiani avrebbero almeno sorriso, i più avventurosi si sarebbero lanciati in adattamenti ancora più spinti tipo “lotta greco-romana” (sempre con in testa l’obiettivo di strappare una risata) ma Wrestling è già un buon compromesso. Invece ci becchiamo l’ennesima supercazzola, l’Ultimate Fighting. Il tempo che ci mettete per trovarla su Wikipedia e l’effetto della battuta è già svanito. Questo argomento è già stato sviluppato in un precedente articolo.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Voce computer: Sistema di propulsione offline.

    “…va bene, dai Evit, adesso esageri! “Off-line” fa parte anche dell’italiano”. Indubbiamente! È che a questo punto del film sono già così saturo di inglese inutile che anche offline mi infastidisce un po’. Fosse stato il solo termine anglosassone del film non avrei battuto ciglio. Invece adesso già pondero su alternative come “sistema di propulsione disattivo“. Quale significato profondo avrebbe stravolto un “disattivo” al posto di “offline”? Nessuno. Nessuno, cazzo!
    (Difatti nella versione ispanica era desactivados)
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: …siamo precipitati in un dirupo. Riuscì a salvarlo ma il soldato d’inverno era là.

    Ah quindi il Captain America del titolo rimane in inglese anche nei dialoghi mentre il Winter Soldier viene tradotto? Andiamo bene!
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: Il drive ha un reindirizzamento “livello 6”.

    Dedicato ai non-più-giovani: nel film ci si riferiva ad una banalissima “memory stick” o “penna USB”. Il termine italiano che traduce “drive” è “unità di memoria di massa”. Ovviamente, dato che “drive” è un termine importato dall’inglese e sempre più comune nella nostra lingua, direi che non è di uso improprio in questo caso, ma vista la esuberante abbondanza di termini in inglese durante l’intero film direi che si poteva optare per un approccio più nazionalistico. Quindi mi da fastidio anche drive perché si tratta dell’ennesimo caso di: “usiamo l’inglese che tanto anche in italiano si dice drive, c’è scritto su uichipidia, e poi è più cool“. Più in là nel film il Capitano Rogers dirà “cosa c’è sul drive?“. Forse sul drive c’è il dizionario inglese-italiano/italiano-inglese che avevate lasciato a casa!

    Scarlett Johansson: Lancio un programma tracer. L’ha sviluppato lo SHIELD per rintracciare dei software infetti ostili. Perciò se non riusciamo a leggere il file forse possiamo scoprire da dove è venuto.

    A tracer la vena sulla mia fronte potrebbe scoppiare quindi lo ignoro (la prima volta al cinema manco l’avevo sentita questa parola, l’ennesima supercazzola). Passiamo invece a software e file. Lo so, lo so, lo so! Sono termini ben noti anche in italiano ma l’abuso di inglese nel resto della pellicola rende fastidioso persino questi! Inoltre mi sarei aspettato una qualche battuta di Captain America (questo dalla sceneggiatura originale, non certo dai doppiatori) dove si evidenziava come egli non capisse niente di tutto questo gergo moderno, un po’ come John McLane in Die Hard 2 si trovava in difficoltà persino dinnanzi ad un Fax (data: 1990). Invece niente, possibilità comiche sprecate perché altrimenti i bimbiminkia di tutto il mondo non potrebbero identificarsi con il protagonista. Ma questo esula dal tema dell’adattamento italiano, ritorniamo a noi.
    Basta inglesismi inutili!
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson davanti ad un vecchio monitor di computer: vogliamo giocare? …Lo dicevano in un film molto popolare.
    Captain America: Lo so, l’ho visto.

    I traduttori evidentemente non lo hanno rivisto. L’allusione era a Wargames – Giochi di guerra (1983) e la battuta non era “vogliamo giocare?” bensì “vogliamo fare una partita?“. Ho controllato il labiale e ci poteva anche stare. Sospetto semplicemente che non abbiano capito quale film venisse citato in quella scena, ma la citazione di Pulp Fiction non l’hanno mancata, quella no.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: non mi avevi detto che era un pararescue.

    Per i motivi detti sopra e in un predecente articolo il mio doppiaggio/adattamento suggerito è:

    Scarlett Johansson: non mi avevi detto che era un aerosoccorritore.

    (mi piace anche aviosoccorritore, fate vobis)
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    Doppiaggio ufficiale:

    Captain America: Useremo lui per bypassare le scansioni DNA e accederemo agli helicarrier.

    Che fine hanno fatto termini come “eludere” ed “aggirare”? Specialmente quando non si parla né di un circuito elettrico (in quel caso parleremmo di una “derivazione” al posto di “bypass”) né di una sostituzione di un tratto di vaso sanguigno (bypass è noto soltanto in ambito medico praticamente). Inoltre quello “scansioni DNA” mi sembra troppo una traduzione diretta di “DNA scans”.
    Doppiaggio/adattamento suggerito:

    Captain America: Useremo lui per eludere le scansioni DNA e accederemo alle eliportaerei.

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    Doppiaggio ufficiale:

    Scarlett Johansson: ho visto l’operazione, il cuore non batteva più.
    UOMO MISTERIOSO: Tetrodotoxin B, rallenta il battito fino a uno al minuto.

    Sapete, traduttori, la tetrodotossina è molto nota in medicina e in particolare in fisiologia. Detta così mi ricorda il fantomatico “Trioxin gas” del Ritorno dei Morti Viventi… Ah no, aspettate, perché persino quello era tradotto in italiano (come Triossina)! E pensare che quella era una sostanza immaginaria. Quindi perché non tradurla? Perché il supervisor americano avrà detto ai traduttori/doppiatori “awanagana, questa me la lasci alla americà“.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Donna qualsiasi: quando gli helicarrier raggiungeranno quota 900 metri, si triangoleranno con i satelliti Insight e diventeranno dei carri armati volanti.
    Samuel L. Jackson: dobbiamo intercettare quei carrier e rimpiazzare i loro blade server di targeting con i nostri.
    Donna qualsiasi: uno o due non basteranno, dobbiamo collegare tutti e tre i carrier perché funzioni.
    Samuel L. Jackson: dobbiamo neutralizzare tutti quelli a bordo dei carrier, inserire questi blade server e forse, dico forse, riusciremo a salvare…

    wat?

    Visto cosa avete combinato a lasciare tutti questi termini in inglese? Carrier, blade server, targeting… tutte queste parole anglosassoni in un’unica frase, sparate a mitraglietta sul pubblico italiota TA-TA-TA-TA-TA!!! Ma vi siete bevuti il cervello?
    Come dissi nella prima recensione, questa parte del film fu così veloce e piena di supercazzole in inglese che persino sul momento fu difficile fare il punto di ciò che era stato detto solo pochi secondi prima.
    Inoltre, da quando in quando targeting rimane all’inglese invece di essere tradotto in “puntamento”? Ma chi è che il responsabile (anzi l’irresponsabile) di queste scelte? Non voglio credere che sia Marco Guadagno, non voglio proprio crederlo! Qui c’è lo zampino pesante, anzi la zampa d’orso bruno marsicano di qualche supervisor americano che impone delle scelte insensate in sala di doppiaggio. Ma dategli un calcio in culo quando vi chiedono di recitare una frase dove su 5 parole 3 sono in inglese!
    [La frase originale era: we need to breach those carriers and replace their targeting blades with our own.]
    Eccovi dunque il mio doppiaggio/adattamento suggerito:

    Samuel L. Jackson: dobbiamo penetrare in quelle portaerei e rimpiazzare le loro unità di puntamento con le nostre.

    Ditemi se questa frase non vi sembra di più umana comprensione, pur senza detrarre niente dal significato originale della frase.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Uomo: molto presto un’arma radiologica distruggerà Mosca o una bomba EMP friggerà Chicago [EMP letto all’inglese, ovvero I-EM-PI]

    Dovremmo sapere cosa sia una bomba i-em-pi? Ve lo spiego io ma non dovrei perché questo è compito degli adattatori… la bomba EMP sarebbe una “bomba elettromagnetica” o “a impulso elettromagnetico” (dall’inglese ElectroMagnetic Pulse o in breve E.M.P. appunto).
    Vediamo cosa dicevano in Matrix (1999) di questo genere di dispositivo…

    TANK: Tutto spento. I.E.M. armato. E pronto.
    NEO: I.E.M.?
    TRINITY: Impulsi elettromagnetici. Distruggono ogni circuito elettrico nell'onda d'urto. L'unica arma che abbiamo contro le macchine.

    Tutto chiaro Trinity, grazie. Erano tempi in cui ancora si adattavano i dialoghi dei film per un pubblico italiano.
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    Doppiaggio ufficiale:

    Uomo: siamo a 900 metri. Prossimità link satellitare.

    Oh davvero? Link satellitare? Collegamento satellitare è un termine vetusto? Avrete capito che a questo punto tutto ciò che è stato lasciato in inglese mi fa innervosire. Sapete tra l’altro cosa dicevano in inglese al posto di “prossimità link satellitare”? Dicevano “Satellite coming on-line now“, quindi questa parola “link” non c’era neanche nel copione originale. Si sostituisce inglese con inglese adesso? È l’inglese per il gusto dell’inglese? Qui sta il problema principale del film, un uso assolutamente smodato della lingua inglese che si intromette in un copione tradotto nell’ottica che se una cosa la dici in inglese fa più tendenza. Questa ingiustificabile filosofia di adattamento dovrebbe essere assolutamente bandita.
    Mi sono dimenticato di citare il caso del taccuino dove appare Vasco Rossi, i mondiali di calcio e le finali di Formula 1… i curiosi troveranno tutti questi scabrosi dettagli nel mio precedente articolo. Per quanto mi riguarda ho terminato con Captain America e con il suo non-adattamento… se alcuni miei punti di vista vi sono sembrati esagerati è perché questo film è esasperante a sentirsi, con i loro blade server e i loro carrier, e i Captain che a volte sono capitani altre volte no, i winter soldier, i tracer… (respiro profondo). Consideratelo uno sfogo di parte e niente di più.
    Adesso attendiamo Avengers 2 che, sono sicuro, non ci deluderà… purtroppo.

  • Captain America 2: non ci resta che piangere

    Non ci resta che piangere
    Nella mia recente ed esaustiva recensione sull’adattamento italiano di Captain America – The Winter Soldier ho omesso un piccolo dettaglio, semplicemente perché lo avevo visto di sfuggita e credevo di dover aspettare l’uscita in home video per verificarlo… ed invece, per fortuna, tale dettaglio è già disponibile sul web. Parlo di pochi fotogrammi nei quali appare una lista di cose da vedere/scoprire in possesso di Capitan America, è semplicemente un taccuino sul quale lui annota tutto ciò che si è perso dal 1944 ad oggi (secondo i suggerimenti che riceve da colleghi e amici).
    Sembra che ogni paese abbia avuto la sua versione “localizzata”, vediamo perché ciò che poteva essere una cosa carina finisce invece per diventare l’ennesima putta… insensatezza di questo adattamento italiano:

    clicca per ingrandire

    USA – Gran Bretagna – Italia

    La lista italiota di Captain America

    1)
    Versione USA: I Love Lucy, una serie televisiva qui nota come Lucy ed io.
    Versione GB: non bene identificabile a causa dell’inquadratura, forse Sherlock Holmes (altra serie televisiva).
    Versione ITA: Finale di coppa del mondo (presumibilmente di un anno in cui abbiamo vinto noi contro la Germania, ma non è leggibile dall’inquadratura). Mentre nelle versioni inglese e americana al primo posto viene elencata una serie televisiva, per l’Italia la prima scelta era ovvia, CALCIO! Al secondo posto cosa metteranno… Valentino Rossi? Scopriamolo…
    2)
    Versione USA: allunaggio
    Versione GB: allunaggio
    Versione ITA: Vasco Rossi
    Beh, ma è ovvio. Con tutto il rispetto per Vasco Rossi, vorrebbero farmi credere che qualcuno negli Stati Uniti abbia suggerito a Captain America, tra le cose indispensabili del XX secolo, di andarsi a scoprire Vasco Rossi? Qui non parlo di gusti personali, dico solo che non ha senso in questa lista. Di solito le localizzazioni sono fatte per farci capire qualcosa in più, non per confonderci le idee.

    3)
    Versione USA: muro di berlino (costruzione e abbattimento)
    Versione GB: I Beatles
    Versione ITA: muro di berlino (costruzione e abbattimento)
    Ha senso che per i britannici ci siano i Beatles, ma in realtà avrebbe senso che i Beatles compaiano nella lista di qualsiasi paese. Voglio i Beatles al posto di Vasco Rossi e di I Love Lucy!
    4)
    Versione USA: Steve Jobs (Apple).
    Versione GB: Finale di coppa del mondo (1966).
    Come potrete immaginarvi, quell’anno l’Inghilterra vinse contro la Germania dell’Ovest. Vorreste farci credere che ad un americano fregherebbe una beneamata del “calcio” che giochiamo in Europa? OK potrebbe averglielo suggerito un collega britannico ma Captain America se lo sarebbe davvero annotato? Se voi vi svegliaste in Italia nel 2010, dopo essere stati ibernati sin dal 1944, ed un indiano vi dicesse “devi assolutamente vederti la finale del campionato mondiale di cricket del 1988, India Vs. Australia” voi cosa gli direste?
    mo' me lo segno
    Versione ITA: Roberto Benigni
    Ok a questa ci posso credere, dopo il successo a Hollywood de’ La Vita è Bella posso anche credere che qualcuno gli abbia detto di vedersi il film e le reazioni di Benigni ai due oscar. Vada per Benigni. Del resto se c’è Steve Jobs in quella lista può esserci anche Benigni. Avrebbe avuto più senso se fosse stato indicato Roberto Benigni (La Vita è Bella).
    5)
    Versione USA: musica “disco” (anche se sembra più che ci sia scritto “pisco”)
    Versione GB: Sean Connery
    Un po’ stiracchiata questa; Sean Connery lo conoscono tutti ma da qui a suggerirlo ad un americano che si è appena risvegliato dopo oltre 50 anni la vedo dura. Non ce lo vedo il garzone che porta il caffé a Captain America e gli dice “oh, per quella lista, devi assolutamente scoprire Sean Connery!“. Ma “Sean Connery” in generale??? Fosse un film specifico di Connery lo capirei, o almeno la dicitura “i film di Sean Connery”, ok, ma non il nome dell’attore e basta!
    Versione ITA: vittorie della Ferrari al Gran Prix di Formula 1
    OK, adesso mi avete offeso. Ma ci prendete per il culo? Mi sarei offeso meno a leggere “pizza, spaghetti, mandolino” nella lista di Captain America, sarebbe stata una annotazione molto più credibile. Ma chi diavolo è che in America direbbe ad un americano “devi assolutamente vederti le vittorie della Ferrari in Formula 1!“? Lo stesso film “Rush” non ha ricevuto grande attenzione proprio perché negli Stati Uniti se ne sbattono della Formula 1.
    La localizzazione serve a tradurre su schermo cose che originariamente erano scritte in inglese, così anche noi potremmo leggerle e capirle. Non significa alterare i riferimenti culturali in modo da rispecchiare quelli della propria nazione, in maniera poi molto terra terra. Ma cos’è questo Captain America 2, una puntata de’ La Tata? Qualcuno avrà detto “ah se lo ha fatto Kubrick in Shining funzionerà anche in Captain America!“? Ma questo non è oro in bocca, è merda in bocca!

    6) cucina tailandese
    e
    7) Guerre Stellari / Star Trek
    sono rimasti invariati in tutti e tre i casi. L’unica differenza è che nella versione americana Guerre Stellari è già stato depennato, quindi Captain America se lo è già visto… purtroppo per lui è arrivato a vederlo dopo troppe alterazioni della pellicola in questione, ma questa è un’altra storia.
    Anche 7 (la band “Nirvana”), 8 (Rocky e forse Rocky II) e 9 (la colonna sonora di “Detective g) sono rimaste invariate nelle tre lingue eccetto che io qui vi ho tradotto cosa c’era scritto, in realtà anche nella nostra versione italiana i riferimenti erano comunque scritti in inglese (“Coppa del Mondo” è scritta “World Cup” per intenderci).
    Allora fatemi capire, negli “Studios” in America decidono che ogni paese debba avere una lista “localizzata”, anzi diciamo “personalizzata”, di cose che Captain America dovrebbe scoprire e che gli sono state suggerite. Si prendono la briga di alterare riferimenti culturali (scelta insensata dal punto di vista della trama, specie per un personaggio che si chiama Captain AMERICA) ma allo stesso tempo lasciano le scritte in inglese (scelta insensata se stai compiendo una “localizzazione”)!? Ma che senso ha? Più ripenso a questo film e più il suo adattamento mi fa incazzare a morte. Ma uno che l’inglese non lo sa come li recepisce i riferimenti “personalizzati per l’Italia”, a parte quel “Vasco Rossi” che arriva allo spettatore come un pugno nell’occhio? E se uno l’inglese non lo sa e quindi questi riferimenti non li può leggere, cosa li cambiate a fare?
    La risposta è semplice: è un adattamento dedicato ai nuovi snob italioti, quelli che capiscono qualcosina di inglese (solo se la vedono scritta) ma si sentono dei madrelingua solo perché ne sanno più della vecchia zia che ha la quinta elementare, ESIGONO che tutto il materiale video proveniente dall’estero sia in lingua originale (pensando ovviamente che fuori dall’Italia esistano prodotti esclusivamente in inglese)… e poi a Londra non sanno ordinare una Coca Cola. L’adattamento di questo film è per questa gente qui.

    Vasco esprime ciò che penso dell’adattamento di questo film


    Peccato l’ultima nota della lista di Captain America non fosse “vedi Napoli…”

  • Captain America 2: brrr… l'inverno dell'italiano

     

    Poster "italiano"

    Il poster “italiano” del film


    Primo problema: il titolo.
    Vi ricordate quando tre anni fa parlai dell’oscenità di lasciare “Captain” in inglese sia nel titolo che nei dialoghi del film? Ce ne fu di cui lamentarsi all’epoca ma pensai che perlomeno il sottotitolo era stato tradotto in italiano da “first avenger” a “primo vendicatore”. Almeno qualcosa di italiano c’era nel titolo! Quello accadeva nel primo film.
    Captain America: The first avenger –> Captain America – Il primo vendicatore
    Captain America: The winter soldier –> Captain America – The winter soldier
    Con il secondo film si perde anche la continuità con il sottotitolo, adesso lasciato in inglese pure quello. I DVD/Bluray di questi due film avranno proprio un bell’aspetto sugli scaffali degli appassionati!
    In un mondo ideale, anzi negli anni ’80, lo avrebbero certamente intitolato “Capitan America e il soldato d’inverno“, ma siamo nel 2014 e i bimbiminkia poi se ne lamenterebbero sui social media. In inglese è più cool. Poi vanno a Londra con Ryanair e non sanno ordinare una Coca Cola, ma procediamo…

    _______________

    Secondo problema: ci risiamo con l’inglese ovunque!
    Nick Fury all'ospedale
    Sono al cinema con la mia partner Christine (nome di fantasia, la privacy inglese è sacra a Giove). Christine è una ragazza britannica, ormai capisce la nostra lingua abbastanza bene da non avere troppi problemi a vedersi film al cinema in italiano, inoltre le piace il doppiaggio italiano in generale e se la trama si complica troppo a livello linguistico le spiego brevemente cosa sta succedendo e il film prosegue senza problemi (praticamente l’opposto dell’esperienza di Leo Ortolani). Nei primi 20 minuti del film avviene la nostra prima interazione che non fosse a base di “cara, passami il paninazzo salsiccia-e-cime di rapa” oppure “vuoi che ti passi degli anacardi?” (perché io vado al cinema come ad uno stravagante picnic):

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO:
    – Tu vorresti congedarti?
    – No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    ]

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO: Ultimate Fighting?]
    crunch cr…
    Evit: che ha detto?
    Christine: ultimate fighting.
    crunch… crunch…
    Evit: Christì… ma cos’è l’ultimate fighting?
    Christine: è tipo cage fighting.
    Evit: eh?
    Christine: immagina il wrestling, ma per davvero, in un gabbione.
    Evit: Ah, come nel film Virtuality con Russel Crowe?
    Christine: What film???
    Evit: Virtua…ehm Virtuosity.
    Christine: Mai sentito. Zitto che non mi fai capire niente, mangiati i pop corn and shut up!
    crunch, crunch…
    crunch, crunch…
    Evit (tra sé e sé): dopo me lo cerco su Wikipedia.
    crunch, crunch…

    In questa epoca lo spettatore medio italiano deve affidarsi alla presenza di uno straniero vicino a sé per capire i riferimenti che vengono vomitati in lingua inglese. OK, lo so che ci sarà qualche espertone di combattimento che mi verrà a dire “ma Evit… ma come? Tu quoque? Non sai cos’è l’Ultimate Fighting Championship? E’ un famosissimo evento sportivo trasmesso in tutto il m… etc“. Sì sì, adesso lo so anche io, grazie a Wikipedia. Il problema sta proprio qui! La battuta si perde perché il riferimento è poco noto al pubblico italiano in generale.
    Spiego la scena: Capitàn America riflette sulla possibilità di abbandonare il suo “lavoro” ma ha dubbi riguardo a che cos’altro potrebbe fare nella vita. Con la risposta “datti all’Ultimate Fighting” in pratica gli viene suggerito (per scherzo) di dedicarsi alla carriera di lottatore professionista. Tutto qui. Anche se avesse detto wrestling, per quanto errato rispetto alla frase originale, avrebbe portato a termine la battuta. Invece no, lasciate “ultimate fighting” che mio padre ultrasessantenne sicuramente capirà al volo.
    Del resto si chiama adattamento proprio perché si dovrebbero adattare riferimenti culturali in modo che le frasi abbiano lo stesso impatto nel pubblico italiano così come in quello americano pur senza stravolgere la battuta originale. Nel 2014 non c’è più bisogno di adattare niente a quanto pare, tanto ve lo cercate su wikipedia in diretta, sul vostro cellulare. Portatevi l’iPad al cinema, così leggete anche meglio. Ignorante tu, Evit, a non sapere cosa sia l’Ultimte Fighting.
    Me tapino!
    Chi avesse lamentele in merito (e ci sono in giro quelli che dicono “e ringrazia che te lo doppiano pure, Evit, non dovrebbero fare manco quello! Almeno così lasciano i riferimenti originali. Ignorante chi non li capisce. Solo in Italia stiamo messi così! Va che in Olanda sottotitolano tutto e tutti conoscono l’inglese!“) si vada a guardare Demolition Man in inglese quando Stallone va a mangiare da “Taco Bell”. Oh, scusate, dimenticavo… non conoscete “Taco Bell”!? Fa niente! Neanche la regina Elisabetta lo conosceva, infatti nel Regno Unito (e in altri paesi europei) se lo sono fatti doppiare con una battuta alternativa in cui si parla di “Pizza Hut” (battuta poi tradotta così anche in italiano, con tanto di Ferruccio Amendola che aggiunge “me la faccio volentieri una bella capricciosa” e noi italiani ce la ridiamo di gusto esattamente come gli americani con la loro versione). Se Demolition Man fosse stato tradotto adesso, nel 2014, avreste certamente udito il riferimento (non adattato) a “Taco Bell” e avreste quasi potuto percepire l’adattatore ai dialoghi che da dietro lo schermo vi fa l’occhiolino come a dire, sottovoce, “raga, siamo nel 2014… andatevelo a cercare su wicchipedia! Così dopo non mi devo sentire le lamentele dei marmocchi che se lo vedono in DVD e vanno sui forum a piangere dicendo che la battuta originale non era così e che li dovrebbero impiccare quelli che adattano i film in italiano“.
    Buon Dio, sono finito a parlare di Demolition Man. Ritorniamo a noi
    Pararescue
    Non avrete mica pensato che i termini in inglese si limitassero a “Captain” e all’Ultimate Fighting Championship… oh come siete ingenui!

    [DALLO SCHERMO: Non mi avevi detto che era un pararescue.]
    Christine: Un che?
    Evit: ha detto “un pararescue”.
    Christine: e che cos’è?
    Evit: immagino qualche reparto di paracadutisti che operano nelle operazioni di soccorso. Sono sicuro che wikipedia ci illuminerà… aspetta che guardo, ah ecco! GUARDA!
    Christine: Shhhhhh! E spegni ‘sto coso che dai fastidio agli altri!

    Il film prosegue con i soliti “Captain” alternato a “capitano”, sempre per ricordarci che siamo in mano a scelte linguistiche decise negli States e poi ad un certo punto mi è piombata addosso una scarica di inglese che non può non strappare lo spettatore fuori dall’esperienza cinematografica. Era una cosa del tipo:

    [DALLO SCHERMO: blade server… blà blà blà… carrier… blà blà blà… bersagli insight…]
    Christine: Blade server? Eh? Per un attimo mi sono dimenticata di stare guardando un film in italiano. Cos’erano tutte quelle parole inglesi una dopo l’altra?
    Evit: Mi hanno perso ad helicarrier. (che poi era la portaerei volante, ma lasciamo perdere.)

    Ho capito solo successivamente che “insight” si riferiva al nome di un certo progetto facente parte della trama anche se non viene mai presentato formalmente allo spettatore, il “progetto insight“, anzi scusate, in un attimo di defaiance stavo quasi per sostituirmi agli adattatori, il “project insight“. L’ho capito dopo ma solo perché appariva scritto fugacemente su un monitor, nel film. Riguardo alla lista di termini anglosassoni potrei sbagliarmi su alcuni, perché nel giro di pochi secondi ne sono stati sparati così tanti che un po’ confusione era inevitabilmente subentrata. Frustrato torno a guardare il film sperando di potermelo godere in pace senza dover sentire altre inutili nefandezze e per fortuna, per lungo tempo, questo non accade (salvo i soliti “Captain, aiutaci tu!“, in forte contrasto con altre frasi tipo “chiedetelo al Capitano!“)… poi verso la fine, quando stavo per rilassarmi, speranzoso che non ci sarebbero state altre parole in inglese… BOOM!]

    [DALLO SCHERMO: Una bomba EMP]
    Evit si alza dalla poltrona: QUESTA LA SO!!!
    Christine: Shhhhhhhhh!!!!!!! E siediti!
    Evit: EMP! Questa la so! L’hanno spiegata nel film Matrix.

    Nel 1999 ancora le spiegavano le sigle inglesi.

    _______________

    Concludiamo…
    Ebbene queste erano tutte le frasi non tradotte del film “Captain America 2 – La vendetta“, no scusate “Captain America – Il soldato d’inverno“… no, scusate ancora “Captain America – The winter soldier” ecco! Titolo che ovviamente nel trailer italiano per la televisione viene pronunciato in maniera maccheronica: “SOLDIER” invece di “SOLGER” (ˈsōl-jər); a riconferma che dovrebbero tradurli e basta che tanto poi non sanno neanche pronunciarli.
    Siamo molto lontani dai livelli di Pacific Rim, ma il problema persiste. Se distribuite i film in italiano, adattateli pure in italiano, altrimenti lasciateli in inglese e sottotitolateli per gli appassionati della lettura. Le vie di mezzo non funzionano.
    Riguardo la trama del film non voglio assolutamente dirvi niente, il rischio spoiler è troppo alto. Siamo molti passi avanti rispetto a quella patacca mostruosa e cartonesca del primo film con un nemico che usciva direttamente da I Dominatori dell’Universo, anche se purtroppo non mancano le scopiazzature da dozzine di altre pellicole e serie tv.
    Visivamente abbiamo scene che ricordano Brazil, Atto di Forza, Capitan Harlock, Eagle Eye, la serie televisiva Lost, Mission Impossible, etc. Poi abbiamo una trama rubata a piene mani dalla serie Person of Interest, per dirne una. Vuol dire che è un brutto film? Assolutamente no, l’antipasto in attesa di “Avengers 2” (altro titolo che poteva tranquillamente diventare “I Vendicatori“) è più che digeribile, il suo adattamento potrebbe rimanervi incastrato tra i denti però.
    Coincidenze?

  • I paesi che si affacciano sul Pacifico… (Pacific Rim)

    pacific rim

    NOT ACTUAL POSTER


    OK, titolatori italiani… Che diavolo è il “Pacific Rim”? Avete gettato completamente la spugna? Non ci date nemmeno un sottotitolo tipo “robottoni contro mostri”? Esigo un qualcosa di italiano in un titolo così generico e così anonimo alle orecchie italiote!
    Pacific Rim - Poster italiano
    Letteralmente “anello del Pacifico”, Pacific Rim si riferisce ai paesi che si affacciano su questo oceano e che nel film erano vittime di titanici mostri alieni che li vi apparivano grazie ad un portale inter-dimensionale denominato “la breccia”.
    Ma basta con le spiegazioni e diciamo cosa non va con questa pellicola: il film vomita continuamente parole anglosassoni senza motivo tormentando le mie povere orecchie! Quasi come se gli adattatori avessero gettato completamente la spugna, esattamente come i titolatori!
    Dai primi 5 minuti del film, non scherzo:

    -Scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci, quello che chiamiamo drift.
    Attivare il drop, signor Choi.
    Drop attivato signore. Marshal Pentecost a rapporto.
    Pronti per il drop
    Rilascio per il drop
    Gipsy Danger, pronti per il drop.

    Drop drop drop
    [drop significa semplicemente “lancio” in gergo militare, deriva dal fatto che la capsula con i piloti dei robot venisse letteralmente “sganciata” all’interno della testa del robot]

    Gypsy Danger, qui parla il Marshal Stacker Pentecoste.

    e poi ancora Marshal qui e Marshal lì… Ma Marshal è un nome o un titolo? Inizialmente mi veniva da pensare ad un nome visto che era in inglese, solo successivamente si capisce che si tratta del grado militare visto che dicono “il Marshal” e che, tra parentesi, in italiano non significa “maresciallo” bensì “comandante in capo” (o Generale). Purtroppo questo grado detto in inglese viene ripetuto continuamente durante tutto il film, tanto per ricordarci che siamo in presenza di una pellicola tradotta nello stile di questo decennio. Questa pagina web conferma ciò che ho supposto, cioè che “Marshal” è proprio il grado militare del personaggio [“Stacker Pentecost was a Marshal in the Pan Pacific Defense Corps“].
    Marshal” non è il suo nome! Perché dunque me lo lasciate in inglese come avete fatto con Captain America? Canaglie!!! Cos’è questa nuova moda di non tradurre i ranghi militari? Vogliamo ri-titolare “Salvate il private Ryan“?
    marshal
    L’adattamento di questo film è di Fabrizio Manfredi che conoscevo meglio come doppiatore (Fry in Futurama è uno dei suoi tanti personaggi), ma non per lavori di adattamento. Posso solo sperare che l’inutile persistenza di termini inglesi non tradotti sia stata un imposizione dall’alto e non una sua scelta.
    I termini in inglese purtroppo non finiscono qui, ne manca ancora uno alla lista: quando uno scienziato, dopo essersi connesso al cervello di uno dei mostri, scopre che questi sono stati inviati da creature aliene che hanno creato quei mostri ad hoc per distruggere l’umanità, suddetto scienziato esordisce con:

    Questi esseri, questi master sono dei colonizzatori.

    I creatori dei mostri sono subito definiti come “master“!? Cosa sono, dei master universitari? Questa parola non viene mai più pronunciata per il resto del film, era troppo chiedere che venisse tradotta/adattata? Perché tutto è in inglese, anche le cose stupide? Perché queste insensate imposizioni sugli adattamenti italiani? (per presunte che siano, non voglio credere che un adattatore italiano “scelga” di lasciare termini banali in inglese)
    Drift” è l’unico termine che avrei accettato in inglese poiché si riferisce ad un elemento della trama inventato ed è subito spiegato in maniera piuttosto chiara “E scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci. Quello che chiamavamo drift.” e poi “ll drift… Due piloti mescolano le menti attraverso i ricordi con il corpo di una macchina gigante“.
    Un termine in inglese sì, può andare anche bene, ma a dozzine no! Ripetuti poi fino alla nausea.
    Nausea da eccesso di inglese
    In breve, una traduzione da bocciare. Non si può sentire “Marshal” invece di “Generale” ogni due minuti, né “drop” ripetuto un milione di volte nei primi 10 minuti del film. Adesso che mi sono sfogato vado a “dropparmi” sul divano, “drifto” tra i cuscini e vaffanculo!
    Maresciallo Rocca