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  • I paesi che si affacciano sul Pacifico… (Pacific Rim)

    Pacific Rim locandina di film pornografico omonimo

    NOT ACTUAL POSTER

    OK, titolatori italiani… Che diavolo è il “Pacific Rim”? Avete gettato completamente la spugna? Non ci date nemmeno un sottotitolo tipo “robottoni contro mostri”? Esigo un qualcosa di italiano in un titolo così generico e così anonimo alle orecchie italiote!
    Pacific Rim locandina italiana
    Letteralmente “anello del Pacifico”, Pacific Rim si riferisce ai paesi che si affacciano su questo oceano e che nel film erano vittime di titanici mostri alieni che lì vi apparivano grazie ad un portale inter-dimensionale denominato “la breccia”.

    Ma basta con le spiegazioni e diciamo cosa non va con l’adattamento italiano di questa pellicola: il film vomita continuamente parole anglosassoni senza motivo tormentando le mie povere orecchie! Quasi come se gli adattatori avessero gettato completamente la spugna, esattamente come i titolatori!

    Riporto qui un dialogo dai primi 5 minuti di film, non scherzo:

    -Scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci, quello che chiamiamo drift.
    Attivare il drop, signor Choi.
    Drop attivato signore. Marshal Pentecost a rapporto.
    Pronti per il drop
    Rilascio per il drop
    Gipsy Danger, pronti per il drop.

    Samuel Jackson da Pulp Fiction che sfida a dire drop un'altra maledettissima volta
    [drop significa semplicemente “lancio” in gergo militare, deriva dal fatto che la capsula con i piloti dei robot venisse letteralmente “sganciata” all’interno della testa del robot. Niente di inarrivabile]

    Gypsy Danger, qui parla il Marshal Stacker Pentecoste.

    e poi ancora Marshal qui e Marshal lì… Ma Marshal è un nome o un titolo? Inizialmente mi veniva da pensare ad un nome visto che era in inglese, solo successivamente si capisce che si tratta del grado militare visto che dicono “il Marshal” e che, tra parentesi, in italiano non significa “maresciallo” bensì “comandante in capo” (o Generale). Purtroppo questo grado detto in inglese viene ripetuto continuamente durante tutto il film, tanto per ricordarci che siamo in presenza di una pellicola tradotta nello stile di questo decennio. Questa pagina web conferma ciò che ho supposto, cioè che “Marshal” è proprio il grado militare del personaggio [“Stacker Pentecost was a Marshal in the Pan Pacific Defense Corps“].

    Marshal” non è il suo nome! Perché dunque me lo lasciate in inglese come avete fatto con Captain America? Canaglie! Cos’è questa nuova moda di non tradurre i gradi militari? Vogliamo ri-titolare “Salvate il private Ryan“?

    Vignetta con Marshal Pentecoste che scorreggia e fa un drop nelle mutande
    L’adattamento di questo film è di Fabrizio Manfredi che conoscevo meglio come doppiatore (Fry in Futurama è uno dei suoi tanti personaggi), ma non per lavori di adattamento. Posso solo sperare che l’inutile persistenza di termini inglesi non tradotti sia stata un imposizione dall’alto e non una sua scelta.
    I termini in inglese purtroppo non finiscono qui, ne manca ancora uno alla lista: quando uno scienziato, dopo essersi connesso al cervello di uno dei mostri, scopre che questi sono stati inviati da creature aliene che hanno creato quei mostri ad hoc per distruggere l’umanità, suddetto scienziato esordisce con:

    Questi esseri, questi Master sono dei colonizzatori.

    I creatori dei mostri sono subito definiti come “master“!? Cosa sono, dei master universitari? Questa parola non viene mai più pronunciata per il resto del film, era troppo chiedere che venisse tradotta/adattata? Perché tutto è in inglese, anche le cose stupide? Perché queste insensate imposizioni sugli adattamenti italiani? (per presunte che siano, non voglio credere che un adattatore italiano “scelga” di lasciare termini banali in inglese). Vi piace “dominatori” al posto di “Master”? Così era in “I dominatori dell’universo” (Masters of the Universe, 1987). È un’idea. Se ne possono pensare tante prima di arrendersi a lasciarli come “Master”.

    Drift” è l’unico termine che avrei accettato in inglese poiché si riferisce ad un elemento della trama inventato ed è subito spiegato in maniera piuttosto chiara “E scoprimmo di avere la capacità di interconnetterci. Quello che chiamavamo drift.” e poi “ll drift… Due piloti mescolano le menti attraverso i ricordi con il corpo di una macchina gigante“.

    Un termine in inglese sì, può andare anche bene, ma a dozzine no! Ripetuti poi fino alla nausea.

    Nausea da eccesso di inglese
    In breve, una traduzione da bocciare. Non si può sentire “Marshal” al posto di “Generale” ogni due minuti, né “drop” ripetuto un milione di volte nei primi 10 minuti del film. Adesso che mi sono sfogato vado a “dropparmi” sul divano, “drifto” tra i cuscini e vaffanculo!

    Maresciallo Rocca

  • L’invasione delle salsicce volanti (Due nel mirino, 1990)

    Due nel mirino 1990, battuta sulla salsiccia volante

    Eccovi una piccola chicca post-natalizia: nel film “Due nel mirino” (Bird on a wire, 1990) con Mel Gibson e Goldie Hawn, i due protagonisti sono braccati continuamente e in un punto del film Goldie Hawn nota in lontananza un elicottero e Mel Gibson si ricorda di quando vederono delle salsicce volanti (?).

    Due nel mirino, e le salsicce volanti

    Le battute proferite nel film sono le seguenti:

    Goldie Hawn: Ti ricordi quando ho visto le salsicce volanti?
    Mel Gibson: si, avevamo fumato parecchio quel giorno, roba di classe.
    Goldie Hawn: strano, anche adesso ne vedo una.

    Salsicce volanti? Ma che si erano fumati i doppiatori? Controllo il copione originale scoprendo ciò che già sospettavo, in originale si parlava di “dischi volanti” (flying saucers):

    Goldie Hawn: Remember the time I saw that flying saucer?
    Mel Gibson: We were smoking some pretty heavy stuff back then.
    Goldie Hawn: I think I see another one.

    Chiamo il mio collaboratore Leo, pronto per farmi due risate ma Leo cade dalla sedia e rimane incredulo e con il culo per terra; con voce tombale proclama: quei cretini hanno capito “flying sausagesinvece di “flying saucers“.

    Il bello è che questa battuta per arrivare in sala doppiaggio ha dovuto passare varie fasi, da quella di traduzione del testo originale, il suo adattamento (dialoghi di Ruggero Busetti per la Gruppo Trenta, dice Antoniogenna), almeno una revisione, poi infine la registrazione in sala doppiaggio, evidentemente a nessuno è mai venuto un dubbio in tutti questi passaggi. A noi rimangono le salsicce volanti.

    Salsicce volanti non identificate

    Se non mi credete (perché io non mi crederei!), ho caricato la clip video su YouTube. Se non me la rimuovono potrete sentire con le vostre orecchie. Ecco la clip:

  • Non avete mai sentito parlare del Falcone Millenario? Shame on you!

    Guerre Stellari, prima edizione 1977 Oscar Mondadori
    Parti del libro di Guerre stellari dove si parla di un Falcone Millennario invece di Millenium Falcon o Falcone Millenario
    Quando ho letto questa frase sulla versione romanzata di Guerre Stellari ho avuto la stessa reazione di Obi Wan Kenobi. Ma cominciamo dal principio…

    “Novelization”… ma che è?

    Sapete quei mercatini che si trovano nelle città balneari italiane del centro Italia dove accanto al banco ricolmo di attrezzature militari dall’ex-unione sovietica (in realtà robaccia prodotta in Cina) c’è sempre, ma dico sempre, almeno un banchino che vende libri usati a 1-3 euro? Quei banchini sono la cosa che più adoro dell’andare in vacanza. In uno di questi, anni fa, acquistai in un sol colpo la versione romanzata di Guerre stellari e di Alien (entrambi scritti da Alan Dean Foster) spendendo 2 euro in totale. In inglese si chiamano “novelization“, in italiano “trasposizione letteraria” e sono forse più celebri all’estero che in Italia. In pratica sono romanzi (“novel” in inglese significa proprio “romanzo”) che si basano sulla sceneggiatura dell’omonimo film e che escono in concomitanza con quest’ultimo (spesso uscivano persino prima!). Adesso non se ne producono quasi più di questi libri ma negli anni ’70-’80 andavano molto di moda.

    “Novelization”… ma a che pro?

    Se pensate che leggersi un libro basato su un film sia inutile (avete già visto il film, no? Perché rileggersi la stessa storia?) sappiate di essere in grave errore. Il bello di queste trasposizioni letterarie è che spesso venivano scritte mentre il film era ancora in lavorazione, quindi si basano quasi interamente sulla sceneggiatura piuttosto che sul prodotto “visivo” finale. Il vantaggio di ciò è che questi libri possono contenere “scene tagliate” o battute alternative, altrimenti come credete fosse possibile che negli anni prima di Internet i fan di Guerre stellari potessero sapere di scene tagliate che Lucas ha tirato fuori solo adesso, nel 2012? La risposta è: proprio grazie alle trasposizioni letterarie.

    L’unica pecca delle “novelization” è che non tutti sono capaci di scrivere una buona trasposizione, fin ora ho letto soltanto le opere di Alan Dean Foster (che è uno scrittore almeno capace) ma ce ne sono altri a dir poco dozzinali; ad esempio mi capitò di sfogliare l’adattamento letterario de’ I predatori dell’arca perduta che ho chiuso con rabbia dopo le prime due righe, questo perché lo scrittore, invece di farne una “trasposizione letteraria”, aveva optato per una “trasposizione grafica” dove venivano descritti come prima cosa i vestiti del protagonista, il cappello in particolare. Foster è invece un genio. Cioè, uno che riesce a scrivervi di Alien senza mai descrivere l’alieno ma comunque mantenendo viva l’attenzione fino all’ultima riga non può essere definito altrimenti. Non che potesse fare altrimenti, la novelization di Alien la stava scrivendo mentre il film era ancora in lavorazione e l’alieno non era visibile a nessuno eccetto che a Ridley Scott e all’artista Giger, e la sceneggiatura non lo descriveva. Non solo questo, ma Foster ha l’ardire di infilare nel romanzo anche questioni e riflessioni non trattate nel film e che rendono il libro stesso appunto un “libro” e non una cronaca delle scene del film. Questo è il genio, scrivere la storia di un film senza cadere nell’errore di descriverlo in maniera visiva. Il libro è un mezzo che non deve essere visivo, per quello basta il film.

    Perle rare: la “novelization” di Guerre stellari

    Foto della copertina del libro o novelization di Guerre stellari della Oscar MondadoriEbbene qualche tempo fa mi sono finalmente letto Guerre stellari, pubblicato nel 1977 da Oscar Mondadori. Pensavate di conoscere Guerre Stellari e invece ecco che Foster vi catapulta in una versione letteraria inaspettatamente gradevole e non priva di sorprese, anzi densa di elementi e dettagli nuovi anche per i conoscitori del film di lunga data come me.

    Ah, so che state pensando “ma lì c’è scritto che l’ha scritto George Lucas! Non Alan Dean Foster“, ebbene Lucas, da megalomane che è sempre stato, ha voluto il suo nome anche sul libro perché, dice, “è una sua idea“, anche se la penna non lo è. Ditemi voi. Invece, chissà perché, nella versione romanzata di THX-1138 (anche questa ben scritta, opera di Ben Bova e ben tradotta in italiano per Urania) e degli stessi seguiti di Guerre stellari il suo nome non appare.

    Comunque, ritornando all’adattamento letterario di Guerre stellari, la curiosità maggiore riguarda la sua traduzione italiana evidentemente realizzata prima del doppiaggio italiano, indipendentemente (o almeno in parte). L’adattamento ne è risultato infatti diverso seppur in maniera “curiosa”…

    Tanto tempo fa, in un’Italia lontana lontana…

    Il Falcone Millenario, o meglio Millennario

    I nomi sono rimasti identici a quelli originali, quindi abbiamo Han Solo e non Jan Solo, Darth Vader e non Darth Fener, R2-D2 al posto di C1-P8, etc…; questo non scioccherebbe minimamente se poi non leggessimo altri nomi tradotti in italiano come ad esempio il “Falcone Millennario” (Millennium Falcon, rimasto invariato nel doppiaggio del film dato che si tratta del nome di una nave). Altre cose hanno invece trovato un adattamento parallelo: “sand people” per esempio è stato tradotto come “insabbiati” al contrario dei “sabbipodi” del doppiaggio, in entrambi i casi hanno lavorato di fantasia anche se insabbiati è più comico, è come se chiamassero gli Ewok “imboscati” perché vivono nel bosco.

    Tradurre la Guerra dei cloni

    Poi arriviamo alla nota dolente, arriviamo fino alle radici stesse del mio blog…
    Quando ho iniziato a leggere il libro e ho visto che i nomi erano riportati all’inglese mi sono detto: “ah, una traduzione indipendente… beh, almeno per la versione letteraria AVRANNO azzeccato correttamente questa benedettissima guerra dei cloni! Devono averlo fatto!”…

    Tratto dal libro di Guerre stellari: tu servisti la vecchia repubblica nelle guerre di Clone

    “nelle guerre di Clone”

    Per citare Gene Wilder con la voce di Oreste Lionello in Wagons-Lit con omicidi: “PORCA PUTTANA!”

    Pagina del libro romanzato di Guerre stellari dove si parla della guerra dei cloni o guerra dei quoti
    Sorpresa sorpresa, non ci azzeccarono! Anche qui c’è un grave errore, “Clone Wars” è stato infatti tradotto come: le guerre di Clone.

    Cioè possiamo presumere che ci sia un pianeta o un sistema nella galassia che si chiama Clone e sul quale si sono combattute tante guerre intergalattiche, un po’ come secoli fa quando paesi in guerra si davano appuntamento su determinati campi di battaglia per decidere il possesso di altre regioni (diverse e lontane da quelle in cui si combatteva). Oppure potremmo pensare che ci fosse un tizio di nome Clone, signore della guerra, che ha dato battaglia a mezza galassia?

    Lasciatemi esclamare un iperbolico ma liberatorio: MA CHE CAZZO!

    “Clone Wars” tradotto come “guerre di Clone”? Ma se fosse stato veramente “guerre di Clone” in inglese avrebbe letto “the Wars of Clone”. La Guerra delle due Rose si chiama difatti The Wars of the Roses, non “the Rose Wars”. Clone Wars non è così difficile da comprendere: la guerra… dei cloni. È così davvero così difficile per un traduttore professionista? Nei libri difficilmente si altera qualcosa, era l’occasione per dargli una traduzione corretta almeno nel libro.
    Similmente noterete in un immagine successiva come anche “Jedi Knight” sia stato tradotto come “cavaliere di Jedi”, anche qui si potrebbe obiettare che “Templar Knights” si traduca come “cavalieri templari” e non “cavalieri di Templar”, e i “Teutonic knights” non sono “i cavalieri di Teutone”. Per il resto, il libro è tradotto molto bene.

    Nel romanzo di Guerre Stellari Obi Wan non mente

    Cambiando argomento, tra le altre curiosità che emergono dal romanzo, eccovi l’ennesima conferma che l’idea di Darth Vader come padre di Luke Skywalker arrivò soltanto nella scrittura del secondo film (L’impero colpisce ancora) e non faceva già parte di una pianificatissima trama dove tutto era già stato deciso, quasi scena per scena, dai tempi del college, come ci vorrebbe farci credere Lucas a posteriori nelle sue architettatissime interviste degli anni 2000:

    Pagina del libro Guerre stellari in cui si rivela che Darth Vader non era il padre di Luke Skywalker
    Obi Wan non vuole mentire a Luke e gli dice che il padre di Luke fu tradito e assassinato da Darth Vader. Vienicelo a ridire dopo aver visto L’impero colpisce ancora. Per fortuna di Foster, non ha dovuto scrivere la versione romanzata dei seguiti.

    Nuove traduzioni, nuovi orrori

    In occasione dell’imminente minaccia fantasma, nel 1999 vengono ripubblicate in un unico volume le tre trasposizioni della vecchia trilogia con notevoli alterazioni della trama e dei dialoghi in modo da far combaciare meglio le battute con il copione del film, eliminando cose scomode come Obi Wan che sostiene di dire la verità riguardo al padre di Luke e cose del genere. I nomi vengono riportati alla loro versione italiana. Addio ai dialoghi ben scritti di Alan Dean Foster e benvenuti nuovi dialoghi sciattamente ricopiati pari-pari dal film e dove Obi Wan fa persino riferimento ad un mynock, quelle creature che rosicchiano il Millennium Falcon nel L’impero colpisce ancora. Non ci credete? Lo capisco, non mi crederei neanche io ma parlo sempre “fonti alla mano”. Ecco qui:

    Nuova traduzione del romanzo di Guerre Stellari in cui si parla di mynock

    Tante guerre dei cloni e mai una giusta

    La versione italiana ha un diverso traduttore rispetto ai precedenti e, ovviamente, una nuova traduzione dove Clone Wars diventa (finalmente) Guerre dei cloni… peccato che “Episodio II: L’attacco dei cloni” parlerà invece di una “guerra dei cloni” al singolare (come è giusto che sia). Quindi a tutti gli effetti non c’è NESSUNA traduzione italiana in cui “guerra dei cloni” venga tradotta correttamente fino al 2002: nel film si parla di guerre dei Quoti, nella trasposizione letteraria del 1977 di guerre di Clone, nella riedizione del 1999 di guerre dei cloni.

    Nuova traduzione del romanzo di Guerre Stellari in cui si parla di Guerre dei Cloni invece di Guerra dei cloni
    Se vi siete interessati alla versione romanzata di Guerre stellari recuperatevi la versione Mondadori del 1977 (non costano molto su eBay), è una buona lettura estiva. Evitate ovviamente la riedizione moderna che, proprio come il film, ha subito numerosi ritocchi che l’hanno rovinata. Obi Wan che parla di mynock a caso… è pura spazzatura e non gliela perdono! Viva gli insabbiati, abbasso le Guerre di Clone.

    Vi lascio con la copertina del mio primissimo articolo su questo blog:

    Guerra dei quoti o guerra dei cloni

  • Benvenuti a Zombieland

    Valerio Scanu in Benvenuti a Zombieland

    Oggi vi parlo di Bevenuti a Zombieland (titolo originale: Zombieland) commedia horror che mi ha piacevolmente sorpreso. La trama parla di un protagonista “mezzo fesso” che si unisce ad una macchietta ed insieme viaggiano attraverso gli Stati Uniti d’America (ormai allo sbando dopo la solita infezione zombi) alla ricerca di un twinkie. Avendo visto il film in inglese la curiosità era troppa per non correre a verificare l’adattamento italiano:

    Le voci italiane

    La scelta dei doppiatori è più che adeguata e scusate se è poco, di questi tempi non è cosa ovvia. Manlio De Angelis come voce di Bill Murray è, parere personale, semplicemente perfetto. Tra l’altro De Angelis aveva doppiato Murray egregiamente in un film che adoro, S.O.S. Fantasmi (Scrooged), quindi era un abbinamento già testato con successo. Dopo tutto, Oreste Rizzini (voce di Murray nei Ghostbusters) è dal 2008 che non c’è più e qualcun altro doveva pur rimpiazzarlo. De Angelis ne è un degno sostituto.
    [vorrei ricordare che Manlio De Angelis era anche la voce dello sceriffo nel film Lo squalo, Joe Pesci in Quei bravi ragazzi, e tantissimi altri ruoli memorabili oltre che direttore di doppiaggio]

    Anche l’adattamento è stato fatto in maniera discreta con battute memorabili anche in italiano: ad esempio dopo aver trovato una Hummer con tante armi automatiche nel sedile posteriore il nostro eroe tamarro esclama “grazie a Dio! Nel gippone del texano cafone abbiamo trovato un bel cannone“. La battuta originale era meno creativa seppur memorabile: “thank God for rednecks!!! This is a really big truck and these are really big guns” (grazie Dio per aver creato i bifolchi! … il resto traducetevelo da soli 😉 ). Fa piacere vedere che negli adattamenti moderni c’è ancora chi si sforza d’essere creativo.

    Scena di Egon con il twinkie o plumcake secondo il doppiaggio di Ghostbusters 1984
    Twinkie, snowball… e Valentino Rossi

    Nel film vengono nominati un paio di prodotti dolciari americani, twinkie e sno ball. All’inizio ho provato sollievo nel sentire i loro nomi originali perché, si sa, in ambiti alimentari si finisce spesso per sentirne di tutti i colori… ma ben presto possiamo renderci conto che questa scelta, in linea con il modo di adattare oggi, non sia stata questa poi grande pensata. Ad un certo punto del film vediamo infatti una scena presa dal film Ghostbusters, quando Egon spiega l’entità del pericolo fantasma con l’ausilio di un twinkie. Nel doppiaggio di Ghostbusters, questo “twinkie” fu tradotto nel 1984 come “plum cake” ed è celebre la battuta “un bel plum cake!” (“that’s a big twinkie!”). In Benvenuti a Zombieland dunque hanno dovuto ridoppiare tale battuta con “un gran bel twinkie!“.

    Ora, cari non-fan degli Acchiappafantasmi, ridoppiare battute così celebri e familiari è piuttosto grave ma mi rendo conto che probabilmente non avessero l’autorizzazione ad utilizzare estratti audio del doppiaggio italiano di Ghostbusters. A questo punto avrei preferito che durante l’intero film la ricerca dei twinkie fosse stata adattata in italiano come “la ricerca dei plum cake” perché diciamocelo chiaramente, ‘sti twinkie non sono altro che merendine spugnose ripiene di crema che hanno l’aspetto di un plum cake e se mia madre ne vede uno penserebbe che si tratti di un plum cake. Alla fin fine anche “sno ball” poteva essere tradotto come “palla di neve”, nella scena è chiaro che ci si riferisce alla merendina (tra l’altro nel Regno Unito si chiamano proprio “snowballs”). Insomma mi è sembrata una forzatura lasciare simili prodotti in lingua originale perché comunque ci si sente un po’ spaesati nel sentirli nominare, tanto vale tradurli come “plum cake” e “palle di neve”… e bon!

    Bill Murray in Benvenuti a Zombieland che dice che c'entra il twinkie
    Non mi innervosirei tanto verso queste merendine non-tradotte se poi nello stesso film non sentissi “Evil Knievil” adattato come “Valentino“. Non solo il confronto non sussiste ma, se mi hai lasciato “twinkie” e “sno ball” in inglese per mantenerne la contestualizzazione culturale, poi non mi puoi andare ad alterare un riferimento ad un famoso motociclista stuntman degli anni ’60-’70 traducendolo come “Valentino (Rossi)”. Che senso ha una battuta simile? Siamo ai livelli di “Mike Bongiorno” citato in Flash Gordon. Dovremmo forse pensare che un americano nominerebbe Valentino Rossi, chiamandolo solo per nome, tanto è famoso negli Stati Uniti? Se un americano dice Valentino pensa allo stilista e basta.

    Infine, il titolo Zombieland adattato come Benvenuti a Zombieland… funziona. Un film molto divertente la cui unica pecca nell’adattamento italiano è limitata ad un paio di battute, tutto sommato un buon prodotto.

  • MUMBO JUMBO! MUMBO JUMBO! (La Nona Porta)

    La frase Mumbo jumbo dal film La nona porta. La vignetta legge quisquilie e pinzillaccheri
    Mumbo jumbo! Mumbo jumbo!! Mumbo jumbo!!!

    Così recita un personaggio nel film La nona porta di Roman Polanski. Se non avete idea del perché queste parole vengano pronunciate (NdA: la pronuncia è “mambo, giambo”) e quale sia il loro significato non temete, non è colpa vostra ma dei traduttori che non hanno pensato a “localizzare” un po’ meglio questa frase.

    Il significato di “mumbo jumbo”

    In inglese “mumbo jumbo” è un’espressione molto diffusa che viene usata anche per esprimere scherno e/o disprezzo verso rituali e credi religiosi. Se non credete nella macumba o nel vudù allora per voi i loro rituali e le loro credenze sono nient’altro che “mumbo jumbo”, mi spiego? Fandonie. Tutte sciocchezze.

    Nel film un personaggio irrompe ad una festa/rituale urlando “Mumbo jumbo! Mumbo jumbo! Mumbo jumbo!” anche se in italiano avrebbe forse dovuto dire qualcosa tipo TUTTE SCIOCCHEZZE! TUTTE SCIOCCHEZZE! (oppure “fandonie, soltanto fandonie!” o simili) dato che per noi italiani il mambo è soltanto un ballo e il “jumbo” è soltanto un tipo di aeroplano. Qualcuno su internet ancora si chiede il perché di questa frase, spero quindi di aver chiarito le idee a qualcuno. [Detto tra parentesi, questa frase nel film era recitata meglio in Italiano che in originale a mio modestissimo parere.]

    Un’espressione usata in maniera simile, ovvero come sinonimo di sciocco o ridicolo quando si parla di credenze e superstizioni, è “hocus-pocus” (che ha un equivalente nel nostro “abracadabra”). Nel film I predatori dell’Arca perduta, Marcus suggerisce ad Indiana Jones cautela riguardo all’arca dell’alleanza, al che Indy risponde:

    “Oh, Marcus. What are you trying to do, scare me? You sound like my mother. We’ve known each other for a long time. I don’t believe in magic, a lot of superstitious hocus pocus. I’m going after a find of incredible historical significance, you’re talking about the boogie man. Besides, you know what a cautious fellow I am.”

    “Marcus, ma che tenti di fare, di spaventarmi? Mi sembri mia madre. Ci conosciamo da anni, io non credo nella magia, sono solo un mucchio di stupide superstizioni. Io cerco un reperto di inestimabile significato storico… tu parli dell’uomo nero. E poi lo sai quanto sono prudente no?”

    Insomma avrete capito ormai ciò che voglio dire. Quando si sentono certe traduzioni (o meglio… certe non-traduzioni) come nella scena de’ “La nona porta” non resta che da alzarsi dal divano e urlare contro il televisore: MUMBO JUMBO! MUMBO JUMBO! MUMBO JUMBO!

    Stessa cosa quando sentite parlare di apparecchi prestanti, maschi alfa caucasici e di rumori inteso come rumors (pettegolezzi), cominciate a urlare “mumbo jumbo! Mumbo jumbo! Mumbo jumbo!”. Vi garantisco che è un ottimo mantra.

  • Chicche quotidiane (19) – Spock è siliconato

    Capitano Kirk di Star Trek che punta il phaser su Horta un mostro di silicio, chiamato silicone nel doppiaggio italiano. La vignetta legge: fermati, aborto di chirurgia estetica!
    Per la chicca quotidiana di oggi, epico è stato l’episodio di Star Trek (serie classica) trasmesso da Rai4 nel pomeriggio di ieri e durante il quale sono stato testimone di un abuso che potremmo definire storico, l’ormai celeberrima traduzione di silicon come silicone (invece di silicio). La parola è ripetuta così spesso che l’intero episodio ne risultava gravemente ridicolizzato… come se i fondali di cartapesta, l’ombretto sul Dottor McCoy e il mostro reminiscente di Pizza Margherita in Balle Spaziali non fossero già mortificanti a sufficienza.

    Nello stesso episodio (stagione 1, episodio 26: “Il mostro dell’oscurità“, Devil in the Dark (1967), prima TV italiana datata 10 novembre 1981), tanto per girare il coltello nella piaga, Spock ci spiegava anche di come l’asbesto (anche noto come amianto) fosse costituito da silicone. Basta Spock, per Dio, non dire altro!
    La traduzione italiana è molto più recente di quanto ci potremmo aspettare ma già in passato il silicio è diventato silicone, ad esempio nel film Alien del 1979, una delle sue poche pecche a dir la verità.

    Ormai questo errore silicon=silicone è così noto anche ai non addetti ai lavori che solitamente neanche lo nomino nel mio blog, ma il suo abuso in questo episodio era difficile da non notare visto che la parola “silicone” viene pronunciata una trentina di volte in tutto l’episodio.

  • Stargate – la porta delle stalle


    A breve capirete la battuta della vignetta, ma fatemi partire da più lontano per il momento… chi mi legge con una certa regolarità potrebbe immaginarsi che io adesso vada a tirare fuori qualche strafalcione nell’adattamento italiano oppure qualche frecciatina al titolo. Invece no, non ricordo di aver trovato strafalcioni nell’adattamento di questo film che, tra parentesi, ha sempre un posto nel mio cuore, da affezionato della fantascienza che sono, nonostante la sua trama colabrodo, s’intende. È di quei film che guardo ogni lustro ma ogni volta lo ritrovo esattamente come lo ricordavo. Indubbiamente è invecchiato molto bene rispetto a molti altri suoi contemporanei ma anche rispetto a film più recenti.
    In questa pellicola non ci sono neanche problemi con il titolo per quanto mi riguarda. A proposito, il titolo ovviamente non è “Stargate – La porta delle stelle“, soltanto “Stargate“, ma ce lo avrei visto bene anche con un bel sottotitolo esplicativo visto che nel 1994 la parola non era proprio chiara a tutti (anche se poi era spiegata nel film come “porta delle stelle” appunto). Comunque sia non sono qui a discutere neanche del titolo perché c’è poco da dire in merito.
    C’è da dire molto invece sui sottotitoli. Mi direte voi… quali sottotitoli? Per chi non lo sapesse o non se lo ricordasse, questo film ha alcune scene in una lingua aliena che sono ovviamente sottotitolate per noi terrestri. Ora, ho avuto modo di osservare almeno due diverse serie di sottotitoli. La prima era quella che vidi nei primi passaggi Mediaset e che posso supporre fosse la versione cinematografica italiana, la si riconosce per un italiano un po’ più ricercato e in generale meglio tradotto. Nel film in DVD e nei più recenti passaggi televisivi (con molta probabilità presi brutalmente dal DVD) ho trovato altri sottotitoli, un po’ più sempliciotti, chiaramente ritradotti alla buona. Ma basta annoiarvi con tutte queste parole e mettiamo le mani in pasta. Le scene che seguono sono tutte prese dal DVD e quindi hanno i nuovi sottotitoli:

    Veniamo alla differenza più grande che tra l’altro si riflette anche sulla trama stessa! In una parte del film Ra svela il suo malvagio progetto di rimandare sulla terra l’ordigno atomico insieme ad un carico del loro minerale milleusi. Questo minerale, dice Ra, avrebbe moltiplicato la potenza della bomba di… 100 VOLTE!

    Cento volte??? Tutto qui? In italiano per i sottotitoli del DVD per fortuna hanno ovviato a questa carenza aumentando la potenza ad un migliaio di volte, così rendendo un po’ di giustizia al personaggio di Ra che da cattivo ingenuo diventa un cattivo temibile, bastava un fattore di dieci in più per fare la differenza.

    Adesso la minaccia fa già più paura. Grazie sottotitolatori.

    Per incutere ancor più timore nei protagonisti e nello spettatore Ra conclude poeticamente così:


    Cento volte la potenza di quella bomba atomica non distruggerà di certo la “nostra” civiltà, semmai una bella regione di uno stato degli USA. Ma forse Ra credeva che la civiltà umana fosse ancora limitata all’area del Nilo e che da lì venissero i nostri eroi? Per chi non avesse visto il film ci tengo a precisare che l’ordigno nucleare era molto piccolo (vedi foto più in giù nell’articolo) e neanche di grande potenza visto che il suo scopo sarebbe stato solo quello di distruggere lo stargate, non certo una fetta del pianeta in cui si trovava. Ho stimato che il potenziamento di 100 volte di tale ordigno al massimo avrebbe distrutto un’area dal raggio come da Roma a Tivoli… a stento si può affermare che distruggerebbe la civiltà umana. Nonostante il danno sicuramente gravissimo che avrebbe provocato è proprio quel fattore di cento oggi che giorno non sembra così impressionante.
    Resto convinto che Ra credesse davvero che la nostra civiltà fosse ancora ubicata intorno al Nilo.
    La prima versione dei sottotitoli traduceva correttamente “cento volte” ma resto convinto che “un migliaio di volte” abbia un impatto psicologico maggiore sullo spettatore in quanto è difficile anche solo immaginarsela una piccola bomba atomica moltiplicata per 1000. Chi ha ri-sottotitolato questa scena per l’edizione DVD si dev’essere reso conto che qualcosa non quadrava e che quel “100 volte una piccola bomba” sembrava un po’ pochino, di certo non abbastanza da spaventare lo spettatore più di tanto… anche se ammetto che nel 1994 già la sola parola “bomba atomica” terrorizzava di per sé.
    La prima volta che vidi il film in inglese, memore del “migliaio di volte”, pensai: “Solo cento volte? Così poco? Ma non era migliaia di volte?”. Quindi complimenti all’adattamento italiano che aggiusta quello che io considero come uno dei tanti buchi della trama. Non spazzerà via la vita sul pianeta ma direi che mille volte una bomba atomica di piccole dimensioni fa certamente più paura di una dalla potenza moltiplicata “soltanto” cento volte.

    La mini bomba atomica che minaccia d’esser potenziata 100 volte!

    Purtroppo il guaio è che in una scena successiva il protagonista, Jackson, riporta agli altri la cattiva notizia e gli dice proprio “100 volte“… e così nel DVD abbiamo Ra che dice a Jackson della bomba potenziata 1000 volte e Jackson che riporta agli altri soltanto 100 volte. Forse cercava di minimizzare!
    (Potete vedervi questa scena seguendo QUESTO LINK.)

    Peccato dunque che non abbiano cambiato in 1000 anche quella battuta perché, grazie a quella piccola modifica, in italiano il film avrebbe più senso che in inglese e la minaccia di Ra sembrerebbe ben più consistente.
    I miei complimenti verso i nuovi sottotitoli però terminano qui. Difatti accennavo inizialmente all’esistenza di due versioni dei sottotitoli, una più vecchia e meglio tradotta e quella nuova con una traduzione un po’ banale (nonostante l’eroico tentativo di migliorare la trama correggendo il 100 in 1000).
    Ecco quindi un piccolo esempio di quanto i nuovi sottotitoli siano banali: sempre nella scena dove Ra parla della bomba atomica, l’alieno-faraone comincia il discorso dicendo:

    You have advanced much… harnessed the power of the atom.

    Nella prima e per me più memorabile versione dei sottotitoli questa frase era stata tradotta come:

    Vi siete molto evoluti… avete imbrigliato l’energia dell’atomo.

    Una perfetta traduzione. Nella nuova versione dei sottotitoli invece la traduzione ha molto meno effetto:

    Avete fatto molti progressi nel controllo dell’energia atomica.

    Questa frase è piuttosto ridicola e sembra una frase che avrebbe potuto dire un ispettore dell’ONU durante una visita in medio oriente: prima di tutto ignora il linguaggio di Ra che descrive tecnologie moderne con termini non contemporanei (parlando di imbrigliare l’energia dell’atomo), proprio nel lessico sta l’errore, come può Ra parlare di “energia atomica”? Non ha senso che Ra abbia un termine equiparabile al nostro linguaggio moderno e comunque non lo aveva nella versione inglese del film dunque perché dovrebbe averlo nella versione italiana? Non so se mi spiego. Poi avrei da ridire anche sull’uso del termine “controllo” riferito all’energia atomica (specialmente se si parla di una bomba atomica)… insomma, una frase tradotta proprio male e che banalizza in un attimo il personaggio.

    Questo era solo un esempio tra tanti perché i nuovi sottotitoli sono strapieni di errori: un altro esempio lo si trova quando parlano dello Stargate chiamandolo cancello, mentre nella vecchia versione dei sottotitoli si parlava di passaggio oppure più giustamente di Stargate dato che il significato di questa parola era già stato spiegato all’inizio del film (la battuta dal film era: “porta delle stelle, Stargate!” e non “cancello per le stelle” come invece leggono i nuovi sottotitoli sul DVD). Una volta spiegato il significato della parola è ridicolo continuare a leggere “cancello” nei sottotitoli mentre i dialoghi, sia in italiano che in inglese, dicono “Stargate”, a quel punto del film sappiamo tutti cos’è uno “stargate”, non ha più bisogno di traduzioni. Come diceva il protagonista in una scena del film “chi diavolo l’avrà tradotto?”


    Un’ultima curiosità per i patiti dei particolari inutili e per gli aspiranti critici del doppiaggio italiano: in una scena del film il protagonista dice di essere convinto di poter decifrare i simboli sull’altro Stragate, al che Kurt Russel si gira e prima di andarsene dice al generale “he’s full of shit” (traducibile come “è un pallone gonfiato” o anche “tutte balle!”). In italiano invece si sente Kurt Russel che dice “decida lei“. Questo non è propriamente un errore in quanto la versione originale del film (quella proiettata al cinema) aveva proprio la frase “it’s your call” che appunto vuol dire “decida lei”. Nell’edizione speciale del film questa battuta venne sostituita da “he’s full of shit”, per scelta dal regista. Si suppone che la prima versione fosse volutamente priva di volgarità per evitare inutili rischi di censura; difatti, al contrario dell’Italia dove abbiamo solo VM14 e VM18, in America possono vietare la visione dei film a vari scaglioni d’età a seconda del contenuto in parolacce, sesso e violenza: si va dal divieto ai minori di 12 anni, al divieto per 13enni e su fino ai 18. Pertanto, precludere certi scaglioni d’età in America vuol dire perdere anche molti potenziali spettatori paganti ed ha senso che la versione home video riporti la battuta originariamente voluta dal regista.
    La nuova frase in inglese rende ancora più chiaro l’iniziale astio tra i due co-protagonisti e anche le scene tagliate (presenti nella versione “director’s cut”) mostrano ulteriori momenti di tensione tra i due mentre nella versione edulcorata per le sale cinematografiche (quella in cui dice “decida lei”) si ha solo l’impressione che i due non abbiano molto in comune, ma niente di più.

    Acquistai questo film nel Regno Unito per un regalo ad un mio amico, l’edizione speciale con le scene aggiunte era all’epoca solo disponibile nel Regno Unito e miracolosamente conteneva persino la traccia audio italiana! Le scene aggiunte sono ovviamente sottotitolate in quanto nel 1994 non furono doppiate e, come le scene tagliate di Terminator, sono tutte interessantissime, direi persino necessarie! Ovviamente questo DVD era a prezzi molto competitivi rispetto alla versione regolare venduta in Italia che invece aveva la solita copertina da quattro soldi, zero contenuti speciali ed un prezzo da capogiro. È stato uno dei miei regali più azzeccati. Lo si può persino perdonare per i sottotitoli che chiamano lo Stargate “cancello per le stelle”! Forse il settimo simbolo era il leone della FAAC.

  • L’anatomia umana secondo i traduttori (Radio Killer, 2001)

    Scena del film Radio Killer in cui il poliziotto indica la mandibola ma nel doppiaggio italiano parla di mascelle
    È possibile che molti di voi non conoscano il film Radio Killer (Joy Ride, 2001) che al contrario di quanto possa far credere il titolo italiano è molto più thriller che horror. Non è ben chiaro perché certi film diventino subito noti mentre altri, seppur buoni, passino in sordina… comunque, qualche giorno fa mi sono rivisto con piacere questo Radio Killer.
    Non ve ne parlo per lamentarmi del titolo italiota, che tra l’altro non mi dispiace nonostante sia un titolo inglese che sostituisce un titolo in inglese (abitudine di solito deprecabile) e neanche ho da lamentarmi del suo adattamento che non aveva alcunché di sbagliato… semmai devo lamentarmi (di qualcosa uno si deve pur lamentare, no?) dell’uso dell’italiano riguardo ad una singola parola pronunciata diverse volte nel film.

    Mascelle per mandibole

    Nel film viene ripetuto mascella tre (o più) volte riferendosì però alla mandibola. Questo è un errore comune per molti e una volta sola sarebbe anche perdonabile ma se deve essere ripetuto per diverse volte nello stesso film è basilare controllare prima, non vi pare?
    A scopo didattico insegno un po’ di anatomia sul mio blog:

    immagine anatomica del cranio con varie componenti ossee indicate, mascella e mandibola tra queste
    Come è possibile vedere, la mascella (o osso mascellare) è parte integrante del cranio e su di essa si trovano i denti dell’arcata superiore. Non è un osso mobile.
    La mandibola invece è un osso mobile, articolato con l’osso temporale. Sulla mandibola si trovano i denti dell’arcata inferiore.
    Secondo il poliziotto interpellato nel film, la vittima di questa scena “non ha più le mascelle, gliel’hanno strappate via” (in originale: ripped his jaw… clean off).

    Scena del film Radio Killer, una vittima di Chiodo Arrugginito a cui è stata trappata la mandibola anche se l'adattamento italiano parla di mascelle
    A quanto sembra di vedere però direi che sia la mandibola ad essere stata strappata via, non “le mascelle” che, essendo parte del cranio, non si può dire che possano essere “rimosse”. Tra l’altro non so neanche perché abbiano scelto il plurale per mascella… sì, è costituita da due ossa fuse insieme ma proprio per questo si usa il singolare.

    Che mascella per mandibola lo dicano comunemente molti italiani a digiuno di anatomia umana non mi scandalizza affatto (basti pensare agli attori con in volto molto squadrato e zigomi prominenti che vengono definiti “mascelloni”), al massimo mi limito, con delicatezza, a correggerli. Persino il dizionario inglese-italiano non aiuta: se cercate “jaw” è probabile che vi dica “mascella”, in realtà nell’inglese comune si indica con “jaw” sia la mascella che la mandibola, quest’ultima indicata anche come “lower jaw”. Ma che tali errori dell’italiano siano perpetrati da chi traduce film per il grande pubblico è piuttosto scoraggiante. Questo non vuol dire non saper tradurre, vuol dire non sapere l’italiano e continuare a diffondere ignoranza e confusione invece di approfittare dell’occasione per correggere modi di dire sbagliati.
    Più in là nel film l’assassino spiega cosa fanno ai corpi non identificati e, tanto per ribadire il fatto, ritornano queste fantomatiche mascelle:

    Fanno così, tagliano via tutte le dita. Tutte e dieci. E strappano via le mascelle. Tolgono via le mascelle alle persone… e poi mettono tutto in un vaso.

    In inglese la parola era nuovamente “jaw” (inteso come “lower jaw” ovviamente), neanche al plurale dunque. Per il resto niente da obiettare, l’adattamento del film è azzeccato: il soprannome di “caramellina” è memorabile tanto quanto il suo corrispettivo inglese “candy cane” (bastoncino di zucchero).

    Un titolo inglese con varianti… in inglese

    DVD ukdi Joy Ride con titolo RoadkillUna nota sul titolo del film. Quello originale era “Joy Ride”, ovvero qualcosa di simile a “viaggio di piacere”, che è del resto quello che facevano i protagonisti prima che si trasformasse in un incubo. Nel Regno Unito invece è stato distribuito al cinema con un titolo diverso “Road Kill” (che vi tradurrò molto liberamente come “vittime della strada”), difatti nel Regno Unito il “joy ride” è quello che fanno i delinquenti che rubano automobili per farci un giro e poi le abbandonano una volta che il divertimento è terminato (come del resto faceva il protagonista di Arancia Meccanica insieme ai suoi drughi). A volte l’inglese stesso necessita d’essere adattato. Seppur dal significato diverso, il titolo italiano suona molto simile a quello britannico Road Kill–>Radio Killer e finisce per essere alla fin fine quello che preferisco di più, poiché sensato per un film in cui l’assassino comunica proprio attraverso una radio (a onde corte).

    Per vostra informazione esiste anche un Radio Killer 2 – fine della corsa (Joy Ride 2 – Dead End) ma fa pena perché perde la sua veste da thriller per diventare un banale e noioso “slasher movie” pieno di scene sanguinolente mentre nel primo i momenti “orridi” erano comunque limitati all’inquadratura delle “mascelle” strappate (la scena raffigurata qui sopra) e qualche sobbalzo dovuto a telefoni particolarmente squillanti.

  • Uno, due e tre… Freddy stanotte viene per te! – La filastrocca di Nightmare


    Se devo essere onesto non sono mai stato attratto più di tanto dalla serie Nightmare ma questa estate mi sono fatto coraggio e ho tentato una maratona (un film ogni sera) per colmare questa carenza cinematografica ma purtroppo non ho retto fino all’ultimo, fermandomi circa al quinto. Dico “circa” perché mi sono pure addormentato… tanta era la paura.
    Ebbene il primo era decente, niente di più e niente di meno di quanto ricordassi (era difatti l’unico che vidi molti anni fa); il secondo film della serie evidentemente è stato prodotto dalla New Line Cinema solo per far soldi in fretta e furia perché è totalmente fuori dai canoni della serie e contraddice molte delle “regole” del film precedente al punto che non lo considero un vero seguito ma semplicemente uno stravagante esperimento (persino l’aspetto di Krueger è molto differente in questo film).
    Il vero seguito del primo Nightmare è il terzo film che, tra parentesi, è anche il migliore della serie: continua la storia del primo aggiungendo dettagli sulla vita (e la nascita) di Freddy e riporta in scena la ragazzina del primo film, adesso cresciuta.
    Se i produttori si fossero fermati lì, questa serie sarebbe forse diventata una leggendaria trilogia (con la sola pecca del secondo film). Invece hanno deciso di scadere nel ridicolo con tutti i successivi sequel, uno più noioso dell’altro. Se nel terzo episodio Freddy ritornava perché le sue ossa non erano state ancora propriamente seppellite, nei successivi episodi l’esistenza, anzi, la persistenza di Freddy è del tutto immotivata: semplicemente diventa un essere che ritornerà sempre e che non potrà mai essere veramente sconfitto. Una volta resosi conto di questo, uno si potrebbe chiedere perché guardarli affatto dato che non esiste alcun modo di sconfiggere Freddy se non temporaneamente! Difatti non c’è ragione al mondo che vi costringa a guardare altro che il primo e il terzo film (che vale come secondo) e fermarvi lì.
    Bene, dopo questa mia pseudo-recensione della serie di Freddy passiamo all’analisi del doppiaggio italiota dei film.

    LA FILASTROCCA DI FREDDY KRUEGER

    Proprio come la trama della maggior parte dei film di Nightmare, anche il loro doppiaggio manca di coerenza, a partire dalla filastrocca che accompagna ogni capitolo e che in inglese recita invariabilmente:

    One, Two: Freddy’s coming for you;
    Three, Four: Better lock your door;
    Five, Six: Grab your crucifix;
    Seven, Eight: Gonna stay up late;
    Nine, Ten: Never sleep again!

    In italiano ne esistono versioni diverse, quasi una diversa per ciascun film:

    La filastrocca nel primo Nightmare:

    “L’uomo nero non è morto
    ha gli artigli come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    apri gli occhi, resta sveglia
    non dormire questa notte.

    In questa traduzione manca completamente la componente numerica della conta, tipica di molte filastrocche, ma devo dire che almeno è attinente al personaggio anche se non lo nomina direttamente come nella versione inglese (One, two: Freddy is coming for you mentre qui abbiamo L’uomo nero non è morto).

    La filastrocca in Nightmare 2 – La rivincita:

    “Uno e due, viene per te
    Tre e quattro, chiudi la porta
    chiudila a chiave
    non aprire
    afferra il crocefisso e difenditi”

    Questa è la più sciatta, come del resto il film stesso.

    La filastrocca in Nightmare 3 – I guerrieri del sogno:

    “Uno, due, un due tre, Freddy arriva e cerca te!
    Due tre, tre e quattro, chiudi la porta o scappa il gatto!
    Quattro cinque, sei e sette, un crocefisso tengo a mani strette.
    Sette otto, non andremo a letto,
    nove dieci, dieci! Non dormiremo più!”

    La parte che dice “o scappa il gatto” è la mia preferita. Una grande preoccupazione rispetto al pensiero di un mostro che ti uccide nel sonno! Vuoi mettere se ti addormenti e ti scappa il gatto? Che sciagura, non solo muori, ma hai pure perso il gatto!
    Potevano dire chiudi la porta o entra il matto se volevano incutere timore sui generis. Che il gatto scappi è solo un inconveniente domestico.
    Eccetto per il particolare del gatto, questa risulta la filastrocca più vicina all’originale.

    La filastrocca di Freddy Krueger negli altri film

    “Uno, due e tre, Freddy stanotte viene per te!
    Due, tre e quattro, chiuditi dentro che quello è matto!
    Quattro, cinque e sei, dì le preghiere già che ci sei!
    Sette, otto, non guardare di sotto!
    Nove, dieci, viene a prendere te!”

    Mi domando a cosa alluda il non guardare di sotto e perché dovrebbe far paura? Ma soprattutto come si collega a Freddy Krueger? Avessero detto sotto il letto magari. Forse chi l’ha scritta soffriva di vertigini e quella era la sua più grande paura e incubo.

    “Uno, due, tre, Freddy viene per te.
    Quattro, cinque, sei, al sicuro non sei,
    Sette e otto, il crocefisso tieni stretto
    Otto e nove, se t’addormenti poi non sai dove
    Otto, nove e dieci, apri gli occhi e accendi le luci”

    Non capisco bene quella del “se t’addormenti poi non sai dove”. Non sai dove cosa? Non sai dove vai, non sai dove ti trovi… mi lasciate una frase tronca così? Vabbé, lasciamo perdere.

    “Uno due tre, Freddy viene da te
    Quattro cinque sei, dimmi dove sei
    Sette otto nove, Freddy fa le prove
    Fa paura la sua voce
    Finiremo sulla croce”

    “Freddy fa le prove”? Ma quali prove? Osteria numero nove! (paraponziponzipò!) Freddy Krueger fa le prove! Etc, etc… È Freddy Krueger all’osteria numero nove che fa le prove contro il muro per veder chi l’ha più duro?
    E poi perché le sue vittime dovrebbero finire sulla croce? Ma chi l’ha pensata questa traduzione, un bigotto dal passato goliardico? Non potevano semplicemente rifarsi ad una delle precedenti versioni? Oppure ci sono i copyright anche sulla traduzione di filastrocche?
    Scena da Nightmare - Nuovo incubo dove il figlio guarda in tv il primo Nightmare. Nella vignetta la madre chiede: ma come, ancora non ti sei addormentato guardando Nightmare?
    Nel settimo film (“Un Nuovo Incubo“) il bambino brutto, tormentato dalla presenza di Freddy, viene trovato dalla madre (protagonista del primo film) in piedi a tarda notte a guardarsi proprio il primo film di Nightmare. In una scena successiva il bambino orribile si mette a cantare:

    “Uno due tre, Freddy viene da te
    Quattro cinque sei, dimmi dove sei
    Sette otto nove, Freddy fa le prove
    Fa paura la sua voce
    Finiremo sulla croce” etc…

    Al che la madre preoccupata gli chiede se ha sentito quella canzone nel primo film di Nightmare… se siete confusi riguardo a questi meta-riferimenti sappiate che il “Nuovo Nightmare” parla dell’attrice che aveva recitato nel primo film e di come Freddy Krueger si stia manifestando nella vita reale, dove Robert Englund è soltanto un attore e tutti interpretano se stessi… Wes Craven adora il metacinema. Tornando al discorso, dicevamo che la madre, preoccupata per il figlio che canta la filastrocca di Krueger, gli chiede se egli possa aver sentito tale canzoncina nel film.
    Ma il bello è che in italiano il bambino NON PUÒ aver sentito tale filastrocca nel primo film dato che nel primo Nightmare la filastrocca in italiano recitava:

    “L’uomo nero non è morto
    ha gli artigli come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    apri gli occhi, resta sveglia
    non dormire questa notte.”

    …e non quella di Freddy Krueger che fa le prove.
    Nel remake di Nightmare del 2010 ritorna la prima versione della filastrocca anche se leggermente perfezionata sulla parte del corvo:

    “L’uomo nero non è morto
    Freddy arriva come un corvo
    fa paura la sua voce
    prendi subito la croce
    —?
    —?

    Difatti in questo caso Freddy “arriva come un corvo” invece di avere “gli artigli come un corvo”. Chissà poi come arrivano i corvi… volando immagino(?). Inudibili le ultime due battute.
    In un certo senso ho apprezzato il “riprendere” la prima versione per questo “remake”, del resto ha senso ai fini del rifacimento, rimane meno sensato che il titolo sia stato cambiato rispetto all’originale titolo italiano visto che per il pubblico di lingua inglese rimane identico.

    IL TURPILOQUIO DI FREDDY E LA CENSURA ITALIANA

    Freddy Krueger animated gif saying kung fu this, bitch!
    Le parolacce per cui Freddy è diventato famoso nel mondo anglosassone (una caratteristica molto nota del personaggio è quella di chiamare le donne bitch!) sono state eliminate dai primi tre film con il doppiaggio italiano ma ritornano abbondantemente nei successivi: nel quinto (Il mito) abbiamo Bon appétit, puttana! e Ben arrivata puttanella! La festa è appena cominciata!). Poi nel sesto (“La fine”) abbiamo Solo il mio è il vero Kung Fu, puttana! (in originale “kung fu THIS, bitch!”).

    A seguire potrete leggere altre alterazioni dei dialoghi che mi sono saltate all’occhio:

    Nel primo Nightmare la famosa scena del telefono-lingua viene privata dell’elemento “divertente”, ovvero la volgarità di Krueger:

    in inglese
    Nancy: Hello?
    Freddy Krueger: I’m your boyfriend now, bitch!
    in italiano
    Nancy: Pronto?
    Freddy Krueger: Ora sono io il tuo ragazzo, Nancy!

    Nel secondo film c’è una frase che mi fa scoppiare dalle risate quando Krueger irrompe nel mondo reale e “rovina” la festa in giardino:

    Adolescente: Just tell us what you want allright? I’m here to help you.
    Freddy: Help yourself, fucker! [e lo uccide]

    Nella traduzione italiana questo dialogo diventa un monologo:

    Adolescente: Dimmi solo quello che vuoi ok? Io voglio solo aiutarti.
    Freddy: [non dice niente e lo uccide]

    Quel “help yourself, fucker!” (serviti da solo, stronzo!) ha un doppio significato visto che il ragazzo offriva il suo aiuto (“help”) e Freddy gli risponde “help yourself”, che significa letteralmente “aiutati da solo” ma in inglese è usato anche per dire “serviti da solo” riferendosi al cibo. La frase è ironica poiché un secondo dopo Freddy lo scaraventa sul barbecue.
    Nel terzo film c’è un altro esempio di ilarità volgare di Freddy: mentre la madre parla con sua figlia sentiamo il padre dal piano di sotto che chiede alla moglie dove sia il Bourbon (in italiano: “dove tieni il Whisky?”). Pochi istanti dopo Freddy acchiappa la madre e le ri-domanda…

    Freddy: I said, where’s the fuckin’ Bourbon? (ti ho chiesto dove cazzo sta il Bourbon)

    In italiano c’è meno ironia:

    Freddy: Ti ho chiesto dove tieni il Whisky. Vuoi rispondermi?

    Non mi è chiaro se il personaggio sia stato creato intenzionalmente divertente o se le sue volgarità in momenti così tesi del film sono poi finite per diventare involontariamente spassose, fatto sta che più si va avanti nella serie e più i produttori si sono resi conto che, da incubo, Freddy era diventato una barzelletta e in ogni film cercava di inventarsi qualche nuova battuta da fargli dire, purtroppo non sempre con successo. In italiano ahimé tutto ciò è molto diluito da inutili censure.

    Vignetta con scritto: Freddy Krueger, making nightmares funny since 1984

    Freddy Krueger, trasforma gli incubi in burle dal 1984

  • E tu saresti un traduttore? Qualche volta (Indiana Jones 4)


    Dopo l’articolo su Bastardi senza gloria e l’insoddisfacente doppiaggio della sua celebre scena degli italiani rivolgo brevemente la mia attenzione ad un altro film doppiato dalla stessa compagnia (la PUMAISDUE, ex Gruppo Trenta a quanto leggo su Wikipedia).
    Il film in questione è Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (che abbrevierò chiamando Indy 4 o Indiana Jones 4 perché la vita è breve e gli impegni sono tanti).
    Se il film già di per se è molto criticabile e palesemente molto distante dai canoni della trilogia di Indiana Jones (non vi nascondo che come fan di Indiana Jones io lo abbia in tutta onestà detestato dopo i primi 10 promettenti minuti), alcune piccole scelte di doppiaggio hanno se possibile contribuito ad allontanare maggiormente questa pellicola dalla vecchia trilogia.
    Voglio partire con una nota positiva però. Posso dirvi che siamo stati fortunati che Harrison Ford abbia ottenuto nuovamente la voce di Michele Gammino. Fortunati perché nel recente ridoppiaggio della trilogia con cui Sky ha “omaggiato” i fan, la nuova voce di Indy era di Pino Insegno. Questa cosa ha scatenato un vero e proprio finimondo (giustamente). Mi pare che ci sia ancora il dubbio su quale doppiaggio ritroveremo nella versione Bluray; io intanto mi tengo strettissimo il primo cofanetto DVD (che è anche esente da piccole alterazioni digitali introdotte successivamente). Scusate la digressione.
    Gammino aveva già doppiato Ford in I Predatori dell’arca perdutaL’Ultima crociata (i due capisaldi dell’intera serie) ma le nostre fortune purtroppo si sono fermate lì.
    La recitazione di Gammino in questo film secondo me lascia un po’ il tempo che trova. Non ce l’ho con lui per carità, già è un miracolo che Harrison Ford non lo abbia doppiato qualcun altro ma insomma, si poteva fare di meglio.
    Karen Allen, che ritorna nel ruolo di Marion Ravenwood (la Indy girl del primo film), non ha ricevuto lo stesso magnanimo trattamento di Ford e gli è stata affibbiata una nuova doppiatrice. Paila Pavese, perfetta come voce della Allen nei Predatori, è stata infatti sostituita per Indiana Jones 4 da Chiara Salerno, una voce più “soft” ma non riconoscibile e caratteristica come quella della Pavese.
    (Se, come mi è sembrato di leggere da qualche parte, la Paramount ha messo bocca nella scelta dei doppiatori direi che si dovrebbero fare una vagonata di ca**i loro e lasciarci la Pavese a doppiare Karen Allen.)
    L’accento russo di Emanuela Rossi mi ha convinto poco ma devo dire che anche quello di Cate Blanchett non era un gran che (anzi, a tratti anche un po’ imbarazzante), quindi niente peggioramenti qui ma certo c’era spazio per delle migliorìe, invece si è optato per un doppiaggio-fotocopia come si suol fare di questi tempi.
    Infine… ciò che mi ha più tormentato: l’unica battuta divertente del film viene annichilita nell’adattamento italiano.
    [dopo che Indy fa fuori un assalitore, il personaggio di Shia LaBeouf scopre che Indiana non è il tipico professore e gli chiede stupefatto…]
    LaBeouf: You’re a teacher?
    Ford: Part-time.
    LaBeouf: E tu saresti un professore?
    Ford: Qualche volta.
    La risposta italiana di Indy non ha senso e non fa ridere. “Qualche volta”? Come fa uno ad essere un professore solo “qualche volta”? Di tutte le possibili alternative a “part-time” il “qualche volta” penso sia tra le peggiori. “Non a tempo pieno” o “non sempre” sarebbero state già delle valide alternative che avrebbero anche permesso di mantenere un velo d’ironia soprattutto se recitate nel modo giusto.
    Da notare che nel videogioco Lego Indiana Jones c’è un livello chiamato [“Sei un insegnante?” “Part-time”]. Evidentemente chi ha tradotto il videogioco ha fortunatamente ignorato l’adattamento italiano del film. Anche qui però si tratta di una traduzione soltanto mezza riuscita. Difatti la domanda “E tu saresti un professore?” è più corretta come traduzione di “You’re a teacher?” rispetto a “Sei un insegnante?” (visto il contesto e il modo in cui veniva detto, s’intende).
    Anche quel “porca miseria, ho calcolato male!” (damn! I thought it was closer!) poteva essere adattato meglio.
    Nota finale. Ho avuto l’impressione che i dialoghi di questo film siano stati mantenuti volutamente “puliti” per favorire un pubblico anche molto giovane. Che fine hanno fatto i “brutto figlio di puttana” dei Predatori? Adesso diventa “figlio di buona donna” e persino i “damn!” diventano “porca miseria“, ovvero la denaturazione completa del personaggio di Indy; porca miseria lo dico io! C’era modo e modo per rendere questo mediocre film almeno memorabile nei dialoghi italiani, invece ho sentito solo bubbole e scempiaggini. Nessuna frase che colpisce o che rimane, niente di niente. Un lavoro di adattamento non certo all’altezza delle aspettative.