• Home
  • Category Archives: Chicche quotidiane
  • TRAILER per il ritorno di Blade Runner al cinema – Uno sparo… nell'elio?

    blade runner space cinema
    In occasione del prossimo ritorno di Blade Runner al cinema (nella versione “Final Cut”), il 6 e il 7 del mese prossimo, la Warner ha caricato un trailer su YouTube.
    Qualche amico di questo blog dalle orecchie allenate ci ha invitato a guardarlo suggerendoci che forse ci fosse qualcosa di strano in questo trailer.
    Dopo attenta analisi, ho considerato alcuni fatti… ma per rendere più leggera la digestione della disquisizione che segue, suggerisco di immaginarla con la voce di Peppino Rinaldi che doppia Peter Sellers in “Uno Sparo Nel Buio”:

    “Fatti, Ercole. Fatti.”

    1. Questi ritorni al cinema avvengono in maniera quasi globale, quindi i trailer moderni sono sempre creati in massa, da montatori che lavorano per la casa di distribuzione (in questo caso la Warner).
    2. L’elemento video è sempre identico per tutti, cucito a tavolino, con le scritte che cambiano a seconda del paese. Fin qui niente di strano.
    3. L’elemento audio? Come accade spesso viene creata apposta una traccia musica/effetti e a questa vengono applicate le battute del film, in diverse lingue a seconda del paese di destinazione.
    4. Le battute ovviamente vanno montate nei punti giusti, in corrispondenza con quelle originali

    Ora, fatte queste considerazioni, ti aspetti che tutto fili liscio. Ecco invece cosa ho trovato quando sono andato ad ascoltare con attenzione il suddetto trailer:

    1. Le orecchie ci dicono, e i grafici d’onda sonora confermano, che il missaggio è stato eseguito in maniera SUINA! Ovvero pompando musica, voci e soprattutto SUPERMEGABASSI in stile dubstep. Ma su questo potremmo sorvolare perché tanto è un trailer, non riflette il missaggio del film.
    2. Cosa è successo alle voci? Anche chi non conosce il film, come il sottoscritto, noterà immediatamente che le voci degli attori sembrano passare attraverso una densa cortina di elio!

    Le voci sono accelerate!
    Come mai? Sappiamo che è soltanto un trailer e quindi non ci aspettiamo la stessa cura che si deve applicare al missaggio del film. Ma allo stesso tempo ci si chiede come, in che modo, si possa commettere un errore così balzano. Si potrebbe capire se avessero semplicemente preso la traccia audio del DVD ed usato quella, che essendo in formato PAL è già accelerata del 4% (per chi ne sa di musica, quasi tre quarti di tono più su).
    Ma la cosa è più strana, perché apparentemente (giudico soltanto dalla battuta finale del trailer, “io ne ho viste cose“) la traccia audio è stata accelerata del doppio! Come se avessero preso del materiale già in formato PAL e lo avessero accelerato nuovamente per PAL, ottenendo così un comico 8% rispetto alla pellicola originale. Quindi praticamente un tono e mezzo più alto del normale!
    Perché tutto questo?
    Siamo sempre sul piano delle supposizioni perché non sappiamo dove vengano eseguiti questi missaggi né chi li esegua. Immaginiamo comunque che siano cose fatte in fretta e furia e senza interesse, come d’altronde è inevitabile che sia, in ciò che è diventato ormai questo business devastante che è il “prodotto audiovisivo”. C’era probabilmente l’interesse a riallineare la battuta, perché era chiaro che non rientrava per intero nei pochi secondi prima del cartello finale del trailer (manca infatti una pausa tra “io ne ho” e “viste cose”, certamente tagliata proprio per quel motivo).
    In conclusione, visto che la “Final Cut” di Blade Runner è già uscita in Bluray, e nessuno si è lamentato perché gli attori avevano voci da scoiattolo, è facilmente intuibile che questo scempio lo troverete soltanto in questo indecente trailer montato alla buona, e che al cinema non ci saranno sorprese.
    Nel frattempo, prendiamo l’audio di questo trailer come uno dei tanti esempi di un semplice, ma importante concetto: l’espressione “professionista pagato” non significa quello che pensate!
    Forse non significa proprio un beneamato accidente.
     

    “Attento, salame! M’hai rotto la stecca, non ho più niente per indicare!”

  • Trailer di Mission Impossible 5: CGIL CISL e UIL in pericolo

    RENZI ALLA LEOPOLDA

    Renzi alla Leopolda


    Il 20 agosto 2015 uscirà in Italia il quinto capitolo di Mission Impossible, forse l’unica serie al mondo dove l’ultimo capitolo sembra migliore dei film precedenti. Difatti, dopo il primo film (decente parto degli anni ’90), il secondo episodio cambia stile e diventa un’oscenità unica sotto la direzione di John Woo (ancora rimpiango di averlo acquistato in DVD, mai più rivisto); il terzo era un vero e proprio aborto su pellicola, da chiedere il rimborso del biglietto anche se lo avevate scaricato pirata; il quarto non lo ricordo con disprezzo, anzi mi era sembrato niente male. Che il quinto segua l’andazzo e sia un film addirittura migliore?
    Sebbene non ricordi assolutamente niente dell’adattamento dei precedenti capitoli e, ovviamente, non sappia niente dell’adattamento di questo quinto, un’occhiata al trailer appena uscito mi ha strappato una bella risata.
    Eccovi le frasi più spassose dal nuovo trailer di “Mission Impossible 5“.

    -“l’AI-EM-EF è ben addestrata e motivata.”
    -“So che è sulla tracce del Sindacato. Come mai la CIA non ha mai avuto alcuna informazione sul Sindacato?”
    -“il Sindacato esiste”
    -“un anti AI-EM-EF
    -“Vuoi sgominare il Sindacato? È impossibile”

    C’è da sottolineare come spesso i trailer abbiano soltanto un doppiaggio provvisorio che non rispecchia sempre il prodotto finale, qualcuno ricorderà forse il trailer di Star Wars: Episodio 1 – La minaccia fantasma. Forse anche in questo caso il doppiaggio sarà più buono da Sergio. Si spera.
    Ciononostante viene da chiedersi… Ethan Hunt combatterà la CGIL quest’anno? Non c’era altro modo di tradurre “Syndacate”? Davvero nello stesso film dovremo sentirci sigle americane pronunciate in italiano (CIA) accostate ad altre pronunciate in inglese (I.M.F.)? Coerenza, questa sconosciuta. Ma che senso ha avere un’organizzazione che nella lingua italiana viene chiamata “Il Sindacato”? A meno che tale organizzazione non si camuffi come, appunto, un sindacato dei lavoratori e abbia un suo senso all’interno della trama, altrimenti non si capisce perché dovrebbero avere tale nome e avrebbe più senso lasciargli il nome in inglese a quel punto (“Syndacate”), rispetto al “Sindacato”.
    Non ho visto il trailer in inglese ma non ne ho bisogno! Posso scommetterci entrambe le palle e tutti i miei averi che in originale il nome di questa organizzazione è proprio Syndacate, se ho torto potete farvi avanti per reclamare tutto ciò che possiedo.
    Per la cronaca, con “syndacate” in America si intende un’associazione a delinquere (solitamente è un termine usato per riferirsi alla mafia), mentre il sindacato dei lavoratori nella lingua inglese si chiama “union”. Inutile che andate su un dizionario e venite a scrivermi nei commenti “ma Evit… gnegnegné, c’è scritto che syndacate si traduce anche come sindacato…”, perché il sindacato dei lavoratori in inglese è Union…
    …e basta!
    febbre da cavallo
    O faccio sgomberare il blog!
    Ci aggiorniamo ad agosto in merito.

  • Interstellar – a domanda, Marco Mete risponde

    Vignetta con scene dal film Alien (1979) dove la parola airlock viene lasciata in inglese
    Vignetta con scene dal film Aliens (1986) dove la parola airlock viene lasciata in inglese

    …come nessuno disse mai nella saga di Alien.

    Avrei voluto parlare di Interstellar dal primo giorno di proiezione nelle sale cinematografiche, quando cominciai ad abbozzare questo articolo, e se lo lasciavo un altro po’ a frollare nella sezione “incompiuti” avrebbe fatto in tempo ad uscire in Blu-Ray. Scusate per l’attesa.
    Voglio perdere un po’ di tempo a sottolineare come finalmente Christopher Nolan abbia diretto un film che mi garba assai dopo quelle cagate fascistoidi di Batman che sembrano piacere a tutti tranne che a me, dopo The Prestige il quale si basava interamente sullo svelare i barbatrucchi di due illusionisti in competizione, salvo poi scoprire, sul finale, che la magia esiste per davvero, la magia della scienza…

    Per poter riprodurre questo video, devi prima accettare i cookie di YouTube, in questo modo potrai accedere ai suoi contenuti. Doppiaggi italioti non raccoglie dati su di te ma YouTube potrebbe, per sapere come YouTube usa i tuoi dati puoi leggere la loro informativa sulla privacy.

    Se accetti, la tua preferenza sarà salvata e la pagina ricaricata.

    Infine c’è Inception, carino ma alla stregua di un libro best-seller, di quelli che vengono spalmati su 4000 pagine per far sentire gli ignoranti di tutto il mondo molto intelligenti ad aver letto un libro così “grosso”. La gratificazione del qualunquista aiuta sempre le vendite. Lascia perdere che poi i caratteri di stampa usati hanno dimensioni da abbecedario.
    Quest’anno invece arriva Interstellar che vado a vedere da appassionato di fantascienza che sono, nonostante le molte riserve visto il mio scarso amore per Nolan e, miracolo, non fa schifo! Anzi, finalmente un film di fantascienza che non prende gli spettatori per imbecilli come faceva Gravity (da subito “capolavoro amatissimo” dal popolo). Perché solitamente i film che si spacciano per fantascienza “realistica” come Gravity poi mi fanno esclamare…
    Scena dell'estintore dal film Gravity Scena di George Clooney appeso ad una fune nello spazio, nel film Gravity
    Vignetta dal film L'allenatore nel pallone dove Lino Banfi esclama: mi avete preso per un coglione
    Gli spettatori con un istruzione scientifica alle spalle non si sentono presi per il culo da Interstellar e, mentre  guardo il film, già sospetto che in America possa essere un mezzo flop perché non ci sono robot che impazziscono e che mettono in pericolo i protagonisti, non ci sono rientri sulla navetta usando l’estintore (alla Gravity), né gente appesa ad un appiglio e che rischia di cadere nel “baratro” dello spazio così come in un burrone (sempre alla Gravity). In compenso, i dialoghi di Interstellar toccano tematiche le cui basi scientifiche sono completamente ignote allo spettatore medio americano, lo stesso spettatore medio che solitamente fa un tifo indiavolato da stadio quando va a vedere l’ultimo film della Marvel.
    Quindi gli americani, riassumo per voi il responso del pubblico e della critica USA, hanno detto: bello a vedersi ma è pieno di buchi nella trama, dove i “buchi nella trama” sono in realtà soltanto gli elementi del film che non avevano capito perché a digiuno di qualsiasi nozione di fisica; gli appassionati di scienza (e fantascienza) a cui non è piaciuto il film invece si sono concentrati di più a lamentarsi della scarsità di trama e degli archi narrativi, il che ha più senso.
    Apparentemente questo è un film soltanto per uno dei due tipi di nerd in esistenza…

    Scena da un quiz televisivo dove il presentatore chiede di completare la frase: che la forza sia...; il concorrente risponde: la massa per l'accelerazione

    DUE TIPI DI NERD: “Che la forza sia…” “la massa per l’accelerazione”

    Interstellar – un film destinato ad esser criticato

    In Italia la gente è molto più particolare, con critici che scopiazzano il sentimento generale del pubblico americano e ripetono a pappagallo “bello a vedersi ma pieno di buchi nella trama” senza tuttavia elencarli mai perché non sanno neanche loro quali siano, ma hanno sentito dire che ce ne sono… da qualcuno… sull’internet. Nel blog i400calci non sono stati da meno questa volta, suggerendolo nel titolo ma delegando poi l’impresa di elencare questi eventuali “buchi” ad un link in lingua inglese dove infatti non viene elencato alcun buco della trama.
    Insomma, coloro che elencano buchi della trama in realtà spesso li confondono con ciò che non hanno capito di fisica. I più vaneggiano di “supercazzole scientifiche” o “spiegoni” per via di un paio di dialoghi “realisticheggianti” tra astronauti, mentre erano rimasti pressoché muti davanti alle supercazzole che in italiano ci siamo sorbiti con Captain America 2 e Pacific Rim, due film di ben altro genere e spessore, mi rendo conto, ma con recensioni molto più positive di Interstellar nonostante i loro dialoghi italiani fossero a tratti incomprensibili. In Interstellar invece, i dialoghi con una dose di realismo tra astronauti professionisti sono percepiti come “supercazzole”, mentre i momenti resi comprensibili ai più (come l’omaggio a Event Horizon), in cui si cerca di far capire almeno le basi al pubblico più becero americano, allora lì gli italiani parlano di spiegazioni “facilone”… lamentandone l’estrema semplicità. Mah!
    Scena dal film Interstellar dove Matthew McConaughey piange mentre una vignetta parafrasa il film Amici Miei: le senti le emozioni? Le senti come stuzzicano e prematurano anche?
    Interstellar, in breve, è uno di quei film di cui va di moda parlarne automaticamente male perché 1)non è Batman, quindi viene meno l’opinione del pubblico a cui piace vedere il fascinema, viene meno l’opinione del pubblico di 13enni e anche degli eterni 13enni; 2)non fa sentire intelligenti gli scemi così come faceva Inception, qui viene meno il pubblico degli spettatori più mediocri a cui piace credere di aver capito un film “difficilissimo”.
    [Non sto offendendo in modo generico coloro a cui piace Inception ma solo quelli che lo reputano un filmone “difficilissimo” e si compiacciono di essere riusciti a seguirlo tutto. Anche a me è piaciuto Inception alla prima visione, non vuol dire che mi aspetto una medaglia per essere riuscito a seguirlo dal sogno più superficiale a quello più profondo. Leggo di certa gente invece che si sente intelligentissima perché “ha capito” Inception, pensando che altri possano non essere riusciti a seguirlo altrettanto argutamente… se non siete tra questi illusi, le mie parole non si riferiscono a voi.]

    Vignetta basata su una scena dal film Interstellar dove un attore di colore dice: nello spazio ho visto cose da farla diventare bianco! Così parafrasando una battuta di Ghostbusters - Acchiappafantasmi

    Nei primi 20 minuti di visione di Interstellar mando un messaggio scherzoso al mio amico Petar “sono al cinema, sto guardando Contact 2” [Contact è quel film che vorremmo amare ma è strapieno pieno di messaggi stupidi sulla fede ed ha una risoluzione insoddisfacente con connotati da zimbello galattico], ma in realtà è un mio scherzone da cinefilo perché so già che Petar apprezzerà tantissimo questo Interstellar, così come lo hanno apprezzato altri laureati in fisica come lui.

    NOTA CURIOSA: Il cognome di Matthew McConaughey si legge “meccònahi”, adesso ne sapete di più di qualsiasi giornalista in TV e potete andare a fare gli sboroni con gli amici.

    Il film attira subito la mia attenzione con un futuro dove nella scuola pubblica americana si insegnano teorie complottistiche degne di Alieni: nuove rivelazioni e dove ovunque nel mondo si respira un’aria pesante come quella di mille scorregge in un sacco a pelo (perché questo è ciò che accadrà realmente in un futuro abbastanza prossimo), immaginate di andare nel Parco Nazionale d’Abruzzo e respirare ovunque un’aria viziata tipo ufficio postale in inverno all’ultimo del mese… un incubo quasi peggiore dei complottisti che insegnano nelle scuole pubbliche.
    Quasi.
    Comunque non voglio raccontarvi niente della trama, dico solo che questo film (e non quella baracconata di Gravity) si sarebbe dovuto chiamare Gravity. Gravity invece dovrebbe chiamarsi “Momento Angolare – Una serie di inverosimili eventi” per rendere veramente giustizia alla pellicola.
    Finto poster del film Gravity intitolato: Momento angolare


    L’adattamento italiano di Interstellar

    Parliamo invece del doppiaggio (ma più in particolare dell’adattamento italiano) che è l’unico motivo che mi ha spinto a scrivere di Interstellar, del resto è di questo argomento che si parla qui a Doppiaggi Italioti.
    Tutto procedeva bene (splendida la scelta dei doppiatori, specialmente sui robot) finché non sono spuntati alcuni termini anglosassoni (in realtà soltanto due). Me li segno lì per lì e attendo i titoli di coda per scoprire Marco Mete ai dialoghi e alla direzione del doppiaggio. Decido quindi di interrogare direttamente il signor Mete (perché quando posso, lo sapete, vado sempre alla fonte) e attraverso minacce, estorsioni e raccomandazioni riesco a farmi dare la sua e-mail, il suo numero di telefono, indirizzo della casa al mare, codice fiscale, il 730…
    Questo è un estratto dal nostro scambio di e-mail:

    Evit: Nel film ho sentito parole anglosassoni in tre o quattro momenti del film e volevo chiederle se queste sono state imposte dal committente americano, suggerite dagli esperti che lei ha consultato per l’adattamento del film oppure se sono state scelte personali dovute ad esigenze di labiale/tempi. Le frasi “incriminate” sono:
    “…quando ti espello dall’airlock
    “se apre il portello, l’airlock si depressurizza”
    e
    Override!

    La risposta di Marco Mete

    Mete: Per quanto riguarda Interstellar e le parole in inglese, le confesso che neanch’io, in genere, sono un estimatore della moda di recepire tali termini nella nostra lingua senza cercare un termine italiano equivalente. In questo caso specifico ho ritenuto, con il conforto degli esperti e della distribuzione, di lasciare “airlock” in originale perché la traduzione è molto più lunga e macchinosa e anche perché si legge sul computer del Dottor Mann quando tenta di sbloccare il portello. Per quanto riguarda “override”, come vedrà nella pagina allegata, non sono stato l’unico ad avere avuto il problema di trovare un termine sintetico. Dal momento che viene ripetuto più volte in un momento di grande concitazione, ho ritenuto più semplice lasciarlo in originale. Le confesso che comunque la traduzione e l’adattamento (e anche la direzione del doppiaggio) di Interstellar, hanno obbligato me e i gentilissimi consulenti, a una grandissima attenzione per poter riprodurre fedelmente, nei tempi del labiale, un linguaggio estremamente tecnico e dai significati complessi.
    Spero di aver soddisfatto la sua curiosità. La ringrazio comunque per il suo interesse e per l’attenzione e lo stimolo che il suo blog offre al mondo del doppiaggio. E non esiti a contattarmi se dovesse avere altri quesiti.

    Fa piacere confermare Mete un estimatore della lingua italiana ma non avevo dubbi che lo fosse perché, se ci pensate, DUE vocaboli anglosassoni in un film doppiato della durata di tre ore, oggi, nel 2014, è quasi da medaglia al valore.
    Mentre sull’ordine “override!” in realtà non ho avuto molti problemi (del resto era detto una sola volta, urlato velocemente al computer, ed è effettivamente un termine tecnico informatico adottato dalla lingua italiana) non sono altrettanto contento di “airlock“.

    La (non-)traduzione di “airlock”

    Mi rendo conto che gli equivalenti italiani di “airlock” sono più lunghi (“camera d’equilibrio”, “camera stagna” o, come tradusse Maldesi in Alien, il meno adeguato “serbatoio d’aria”) ma avrei preferito che l’equivalente italiano fosse stato possibile integrarlo nella frase, magari alterando la lunghezza di altre parole nella stessa per farcelo entrare, così come accadeva negli anni ’70 e ’80 nei vari Alien, Aliens, eccetera.
    Comprendo anche le motivazioni degli interpellati sulla scelta di lasciare la parola “airlock” in inglese: i docenti universitari di ingegneria sicuramente utilizzano termini anglosassoni che trovano nei libri di testo americani (in ambito scientifico universitario funziona così) ed il committente, difronte alla scelta “lascio in inglese o traduco?”, sceglierà sempre “lascia in inglese”. Rimane soltanto la fetta di pubblico italiano che non mastica l’inglese o che non conosce la parola “airlock” e non vedo come possa comprendere tale vocabolo che non è spiegato all’interno film né risulta di facile comprensione dal contesto concitato delle scene in cui emerge.

    Un adattamento e un doppiaggio d’altri tempi

    A parte questo “airlock”, ripetuto solo due volte, voglio sottolineare come sia forse l’unica occasione nel 2014 in cui io sia riuscito a vedere un film senza storcere il naso durante i dialoghi doppiati. La scelta delle voci era adeguata, i dialoghi adattati non distraevano ricordandoci di stare guardando un film nato originariamente in un’altra lingua… potremmo dire di trovarci davanti ad un adattamento e doppiaggio vecchio stile, con rarissimi (uno o due) momenti controversi. Insomma, un prodotto ottimo.
    Conclusa questa mia personale considerazione, ringrazio infinitamente Mete per la sua disponibilità e gentilezza, si sentiva che ci teneva particolarmente a rispondere a questa domanda e spero di risentirlo presto in merito a tanti altri capolavori di doppiaggio da lui diretti e/o doppiati.
    Vignetta dal film Interstellar con il protagonista che abbraccia la figlia che piange perché nel doppiaggio ha sentito la parola airlock

  • Padre Vostro… Doppiaggio nostro!

    Per parlare di questo recente film croato mi sono dovuto affidare a qualcuno che sapesse effettivamente il croato (oltre che l’italiano), quindi vi lascio con una recensione che Petar K. ha scritto gentilmente per me. Come diceva il Joker in Batman: “ragazzi, acculturiamoci un po’!”.

    Vostro affezionatissimo,

    Evit

    Introduzione

    Padre Vostro è uno di quei film che sicuramente i puristi della lingua originale apprezzerebbero in lingua originale, in modo da rafforzare le loro conoscenze di croato, oltre che apprezzarne tutte le sfumature (a titolo di curiosità è una lingua parlata da meno di 6 milioni di persone, quanto gli abitanti della Campania). E’ anche, a modo suo, la riprova di quanto siano ridicole, nei doppiaggi, le intromissioni dall’esterno che esigono che questo o quel termine siano lasciati in lingua originale: klape, partizanska borba, SDP, HDZ e Hrvatska, sarebbero potuti essere degli ottimi candidati ad essere lasciati tali e quali nel doppiaggio italiano, ad onore e rispetto dell’idea più generale che rappresentano e che si potrebbe voler sdoganare oltreconfine grazie a fantomatici “supervisor” croati, anzi grazie ai nadzornici. Un termine che tutti dovreste imparare.
    Per chi non avesse inteso, stiamo facendo dell’ironia.
    D’altro canto c’è anche da dire che spesso, al doppiaggio di questi film dell’est, viene dedicata poca cura, e non solo perché oggi le traduzioni vengono googlate, ma anche perché c’è bisogno di un vero e proprio adattamento (e quindi immagino tempo e costi) che di sovente risulta un po’ eccessivo per film che comunque restano di nicchia: così già in Papà… è in viaggio d’affari, film dell’85, si potevano sentire frasi come “testa di donna”, tradotte letteralmente dalla locuzione serbo-croata “ženska glavo”, che è un modo un po’ maschilista per apostrofare una donna “testa di coccio”.
    Per fortuna questa volta non è stato così, e non abbiamo sentito nessuno essere chiamato “cavallo” o “scimmia” solo perché il traduttore non aveva voglia di trovare un’offesa alternativa per noi culturalmente comprensibile.
    D’altro canto però, come per ogni traduzione che si rispetti, anche qui ci sono dei tradimenti.
    L’adattamento è stato affidato allo STUDIO P.V. di Milano, che a quanto pare ha lavorato principalmente sul doppiaggio e post-produzione audio di cartoni animati, annoverando però tra i suoi lavori anche film quali E.T., Il colore viola e Rocky. Ma procediamo con ordine.
    locandine

    Il titolo

    Cominciamo dal titolo che in originale sarebbe I figli del prete (Svećenikova djeca) e che l’Osservatorio sui Balcani, in un primo momento, aveva supposto sarebbe stato tradotto come Scherzi da prete (immagino che non si trattasse di una pura supposizione ma che invece qualcuno della distribuzione italiana glielo avesse spifferato), tale titolo però avrebbe avuto un omonimo nostrano del 1978 diretto da Pingitore. Quindi pare la scelta sia ricaduta su Padre Vostro, che personalmente trovo ancora più divertente del titolo originale. Sia perché fa eco al celeberrimo “Padre Nostro”, sia perché imposta i toni su un umorismo più sardonico che comico (un umorismo che difatti è tipico della cinematografia ex-jugoslava).
    Lo stesso lo si potrebbe dire della locandina, che nella versione croata vede il prete protagonista in mezzo ad un’orda di neonati, mentre in quella italiana gli si vede reggere in mano un preservativo, alludendo così al fatto che non si tratterà semplicemente di una commedia latte-e-miele. Nello specifico in Italia è stata utilizzata la locandina croata che era servita da teaser per il film, non la versione “finale” con cui poi è uscito nelle sale cinematografiche in Croazia.
    Inoltre, sempre a proposito del titolo, è anche curioso notare come il medesimo gioco di parole sarebbe stato impossibile in lingua originale a causa delle declinazioni, per cui “Oče naš” (Padre Nostro) sarebbe dovuto diventare “Otac vaš” (Padre Vostro), perdendo l’assonanza diretta.

    Declinationes damnates

    Sempre le declinazioni sembra abbiano dato non pochi grattacapi agli adattatori, tanto che si ha l’impressione che gli sia arrivata una traduzione bell’e pronta e non siano stati seguiti da qualcuno che conoscesse realmente il croato, dovendo così cercare di indovinare come si potessero pronunciare le parole non tradotte e nello specifico i nomi (scriverne la pronuncia giammai!).

    [nota di Evit: strano ma vero, in croato si declinano anche i nomi di persona]

    A titolo di esempio il caso più eclatante e comico è quello del coprotagonista Petar, chiamato come si deve una sola volta in tutto il film! Il nome si dovrebbe leggere tale e quale come è scritto, mentre nella maggior parte dei casi lo si sente pronunciare come: Petr, Petre, Petra, Petir. Petru. Quasi tutte effettivamente declinazioni del medesimo nome. Adesso mi immagino i doppiatori in sala di regia che si scervellavano sulla pronuncia giusta e la andavano a pescare da momenti a caso nel film, dove effettivamente lo si poteva sentir chiamare “Petre”, declinato in vocativo.

    [nota di Evit: Sarebbe bastata una sola consulenza per evitare simili errori, come vedete nel mondo del doppiaggio si fanno sempre due pesi e due misure: mentre i film croati non meritano neanche una singola consulenza linguistica, le sale doppiaggio di altri film come Captain America sono presidiate da stupidissimi supervisor amaragani]

    Queste sono state le primissime idee che mi erano venute vedendo il film e dalle quali ero partito con Evit per la stesura di questo articolo. Ma c’erano anche altre cose che non mi tornavano, sia perché mi era difficile immaginare come potessero suonare effettivamente in originale, sia perché a volte sembravano quelle traduzioni raffazzonate da compito di latino, dove lo studente cerca di mettere insieme delle parole sperando che al professore vada bene (tipo la statua di Atena era circondata da statue e colonne – chissà com’era il testo originale?). A tale scopo però ho dovuto procurarmi una versione in croato, che per pura fortuna aveva perfino i sottotitoli in italiano e – sorpresa delle sorprese – erano tradotti meglio di quanto non avessero fatto gli adattatori per la versione cinematografica (ricordo che il film è uscito in Croazia il 3 di gennaio).

    Anzitutto bando alla volgarità…

    In generale difatti sono state ridotte alcune volgarità, tanto che nel momento in cui Petar spiega a don Fabijan l’uso dei diversi tipo di preservativo, non si capisce bene il perché dell’invito da parte del parroco ad un linguaggio più trattenuto. In italiano infatti parole come “cazzo” o “pompino” e battute come “fottere nel culo” (sto traducendo alla lettera), sono state sostituite da “pisello” o “prenderlo in bocca” e “sesso anale”, certamente inappropriate da menzionare di fronte ad un prete, ma non certo così oscene. Il risultato è che quando alla fine Petar decide di utilizzare la parola “pene” il sollievo da parte dell’ecclesiastico ne risulta un po’ indebolito.
    Sempre nella medesima scena è curioso come i preservativi per “cazzi piccoli fino a 9 cm”, siano diventati preservativi per “quelli che ce l’hanno piccolo a partire da 9 cm”. A partire in che senso? Da 9 cm in giù o in sù? Mentre il preservativo righettato per il sesso anale, diventa semplicemente lubrificato (vade retro a qualunque perversione, anche quando si parla di perversioni).

    Piccole sviste

    Seguono una serie di sviste curiose, a mio avviso dettate dalla fretta, che hanno invece alterato leggermente il senso di alcune battute del film.

    • Nella scena in cui don Fabijan e Marin vanno a salvare la trombettista sequestrata da Luka, Marin spiega che conosceva la soffitta di quest’ultimo perché ci veniva ad essiccare i prosciutti (tra l’altro un’attività piuttosto comune in Dalmazia), mentre nella traduzione dice semplicemente di esserci stato una volta – mancando così il fatto che Marin e Luka si conoscessero (per non dire che fossero amici).
    • Nella versione italiana il vescovo dice a don Fabijan che don Jakov andrà via a seguito di una promozione, omettendo il fatto che verrà trasferito al Kaptol –la sede della Chiesa Cattolica a Zagabria– elemento che poi si ricollega al finale (sarebbe anche bastato dire che andava nella capitale).
    • Quando Petar (o forse dovremmo dire Petr) va a comprare dei sonniferi da Marin (il farmacista) vi è un tripudio di “traduzioni creative”. Anzitutto però facciamo una premessa: a questo punto del film abbiamo visto il farmacista Marin propinare vitamine al posto degli anticoncezionali (oltre che bucare i preservativi), intanto Petar si è ritrovato in casa il bambino abbandonato da Ana “la pazza” e adesso vuole abbandonarlo a sua volta contro il volere della moglie, per evitare dunque l’intralcio della moglie Petar tenta di addormentarla con un sonnifero. Nella versione croata Petar entra in farmacia e chiede dei sonniferi, mentre Marin gli dice che non può darglieli senza una prescrizione medica, al che il primo ne deride l’eccesso di zelo, facendogli notare che fino ad un attimo prima somministrava senza troppi problemi vitamine al posto di anticoncezionali. I sonniferi però sono in pasticche, allora Petar domanda se non vi fossero anche in polvere e il farmacista ribatte che gli sarà sufficiente frantumarli, se proprio non riesce ad ingoiare le pillole.
      Nella versione italiana invece il dialogo si svolge in modo un po’ diverso: anzitutto al rifiuto da parte del farmacista, Petar, anziché alludere alla vicenda degli anticoncezionali, gli dice semplicemente che potrebbe vendergli i sonniferi facendo finta che fossero vitamine. La battuta lascia a dir poco perplessi, essendo anche abbastanza priva di senso, dal momento che il problema di Marin non era certo morale, ma probabilmente amministrativo (alla fine dava via un medicinale senza la dovuta prescrizione). Come se non bastasse, alla richiesta di un sonnifero in polvere il farmacista replica che potrà frantumarli con un martello (addirittura!).
      Altra confusione arriva a proposito del giuramento fatto dalla pazza Ana. Nella versione italiana infatti si capisce che lei avrebbe fatto voto di camminare in ginocchio per un anno se il figlio non si “fosse ammalato”, omettendo di aggiungere un “come lei”, che invece c’era nella versione originale, lasciando intendere che la madre pregava perché il figlio non diventasse pazzo come lo era diventata lei. In italiano sembra invece che si preoccupi semplicemente per la sua salute – può sembrare una piccolezza, ma personalmente trovo piuttosto ironico che una malata mentale riconosca la propria malattia.

    Passate le traduzioni alla “pene di cane” arriviamo ad alcuni spezzoni che erano difficilmente adattabili perché troppo legati alla lingua e alla cultura croate, per cui non possiamo farne colpa ai nostri traduttori.

    • Sempre a proposito dei nomi ad un certo punto viene introdotto un tale Jose, che Marin, il farmacista, addita ad essere un nome serbo, mentre il prete protagonista suggerisce poter essere José, un nome spagnolo. Qui purtroppo c’era poco da fare e in italiano si perde l’ironia sul fatto che il nome Jose non esiste nemmeno in serbo, come andava supponendo il paranoico nazionalista Marin.
    • Nella parte dedicata all’invalido Mikula e alla sua ex-ragazza Verica c’è invece una piccola curiosità (qui il doppiaggio poteva veramente poco): in croato “essere fidanzati” viene detto come “camminare con qualcuno”, mentre quando si porta in giro una ragazza-trofeo allora la si “guida in giro”. Quindi Mikula, che era sulla sedia a rotelle, “guidava” Verica che lo aveva lasciato e non “camminavano” più insieme. Una battuta a dir poco contorta (il coito sulla carrozzina in corsa completava il tutto).
    • Stessa cosa la si può dire quando Petar investiga sull’insegnante Vinko che “va con gli animali”, laddove in croato c’era un gioco di parole sul verbo voljeti che significa sia amare che voler bene (nel senso che gli piacevano gli animali domestici).

    Tessiamo qualche lode…

    Altre parti, come da tradizione del doppiaggio italiano, sono state migliorate o semplicemente adeguate alla nostra cultura.
    Così quando don Fabijan e Luka passano davanti alla casa di Petar, che giustifica il pianto del figlio-clandestino con dei gatti in calore, don Fabijan anziché dire che “non ha idea di cosa stia succedendo”, suggerisce di “affidarsi alla volontà del Signore”, mentre le sigle dei partiti SDP e HDZ, sono state sensatamente tradotte come “socialisti” e “cristian-democratici”, tanto per citare alcuni esempi.
    E infine un’ultima curiosità sull’arrivo del presunto “politico o mafioso” (se non avete visto il film, vi lascio indovinare di chi potrebbe trattarsi): in croato al posto di “politico” c’era tajkun (letteralmente il tycoon), un tema molto caro nei Balcani dove la gente è ancora, in modo quasi comunista, ossessionata più dai ricchi che dai politici (come lo siamo da questa parte dell’Adriatico). Anche in questo caso buona trovata da parte degli adattatori.

    Il verdetto di parte

    Insomma, a leggere tutte queste critiche si potrebbe pensare che alla fine non sia rimasto molto soddisfatto da questo adattamento, ma per come poteva andare direi che sia andato bene. L’adattamento col labiale era ottimo e se consideriamo che film di medesima origine, doppiati venti o trenta anni fa, avevano “orrori” anche peggiori, credo che alla fine si possa dire che sia stato fatto un buon lavoro. Parola di croato!

    Curiosità finali sul film

    Concludo con alcune curiosità, che benché esulino dal doppiaggio, potrebbero risultare interessanti alla comprensione del film (o diciamo del suo adattamento):

    • Il tedesco che muore affogando nel mare a dicembre fa una duplice ironia sia sulle frotte di turisti tedeschi che ogni anno finiscono vittime di sconsiderati incidenti marittimi, sia sul rapporto tra Germania e Croazia: il tedesco infatti arriva nell’isola pensando di trovare un terreno fertile (metaforicamente per i suoi affari) e invece ci lascia le penne.
    • La pazza Ana per tre volte dice profeticamente il vero, tornando ad un tema caro a Brešan, dove i malati di mente sembrano gli unici a dire cose sensate, mentre gli altri non prestano loro alcuna attenzione: anzitutto avverte Petar che era lui ad essere sterile e non la moglie (alludendo al suo seme come acqua), poi avvisa don Fabijan che non dovrebbe sostituirsi a Dio (è Cristo che guarisce non tu!) e infine apostrofa il vescovo come “un nuovo Gesù”, visto che camminava sull’acqua, ma con l’aiuto di una barca.
    • Le scene finali sono girate a Zagabria e la chiesa in cui corre don Šimun è quella di San Marco, nell’omonima piazza.
    • Il regista fa un’apparizione nelle vesti del medico che visita la trombettista dopo l’incidente nella soffitta.
    • Le scene delle interviste televisive e del telegiornale sono state realizzate con i veri giornalisti e speaker della televisione pubblica HRT (benché questa non abbia contribuito alla realizzazione del film).
    • In Croazia durante i matrimoni, specialmente in Dalmazia, si vedono di sovente bandiere nazionali (avevo notato che al cinema in Italia questa cosa aveva suscitato ilarità – magari qualcuno pensava si trattasse di un’esagerazione del film).
    • Durante il funerale del figlio di Luka, ucciso da un orso, il sindaco del posto allude a come i croati non siano minacciati solamente dalle mine lasciate dai cetnici serbi, ma anche da orsi, lupi e cinghiali; qui Brešan fa riferimento ad una celeberrima poesia per ragazzi di Branko Ćopić, intitolata La casa del porcospino, dove appunto il lupo, l’orso ed il cinghiale non hanno una tana e se l’avessero la venderebbero per poco, finendo col fare un’orrenda fine; la metafora originale era chiaramente riferita a quelli, che nell’ambito del non-allineamento jugoslavo, avrebbero preferito vendersi all’Unione Sovietica o al capitalismo occidentale, per trarre dei benefici momentanei a dispetto della propria indipendenza.
    • La madre di Jure, l’anziana che minaccia di gettarsi in mare, rievoca il personaggio di Bepina (dell’autore Miljenko Smoje), molto popolare in Croazia, che minacciava di uccidersi in mare se il marito non l’avesse sposata
    Nel frattempo in Croazia

    Nel frattempo in Croazia

  • TITOLI ITALIOTI: Noah cioè Noè

    Noah
    Che ci sia un piano ben strutturato per far passare i supereroi nei cinema italiani con il loro nome inglese (Spider-man, Captain America, The Avengers, etc…) sembra essere cosa ormai consolidata. L’effetto di questi titoli lasciati in inglese (e lasciati in inglese sono spesso anche i nomi che sentiamo nel doppiaggio, disgraziatamente) è estraniante per lo spettatore italiano che l’inglese non lo sa.
    I neo-snob italioti in parte apprezzano il sentirsi vomitati addosso una valanga di vocaboli, lasciati in inglese forse per questioni di marketing (o perché in inglese è più cool), in parte però disprezzano il doppiaggio in sé, vivendo così in un mondo tutto loro dove gli piacerebbe che i film fossero sempre in lingua originale ma sottotitolati, altrimenti non capirebbero niente. (Nota: non sapere l’inglese è lecito, dire di saperlo quando invece non lo si sa è da capre ignoranti)
    I pochi che l’inglese lo sanno anche troppo bene, soffrono per gli improvvisi cambi di registro dove all’interno di una frase compare, in modo del tutto arbitrario, una parola in inglese laddove non se l’aspettavano minimamente; questo provoca un tilt di pochi millisecondi, quanto basta per far fallire l’illusione del doppiaggio ed estraendoli completamente dall’esperienza cinematografica. [è chiaro di cosa parlo?]
    Il resto degli italiani subisce e basta, senza sapere bene perché. Perché al cinema esce un film che parla di Noè e si chiama Noah? La risposta, tanto semplice quanto insensata, è questa: perché in inglese il film si chiama “Noah”, testoni!
    La stupidità di lasciare i titoli dei film sempre e comunque in inglese è palese quando poi una giornalista del TG1 ci presenta questo film chiamandolo “Noà”, a dimostrazione che è inutile lasciare i titoli in inglese se poi la gente comune non sa neanche come pronunciarli. Per vostra curiosità personale Noah si legge “nòa” e non “noà”.
    Resta da vedere se anche nel film doppiato avranno l’ardire di chiamare il personaggio con il nome di NOAH! In tal caso ne sentirete riparlare in questo blog.
    PICCOLA CURIOSITA’
    Luca Ward non doppia Russell Crowe nel film (nonostante lo abbia doppiato nel trailer); a detta sua non c’entra né la Universal, né lui, né Russell Crowe, ma qualche intrigo di palazzo qui in Italia. C’è anche da dire che come voce del drago nel film Lo Hobbit: La desolazione di Smaug Luca Ward era riuscito solo a metà, l’altra metà era mal recitata, amatoriale quasi… quindi boh, godetevi Russell Crowe con la voce di Fabrizio Pucci per ora. Luca Ward si sta adagiando troppo sugli allori, del resto il Gladiatore era pur sempre 14 anni fa e L.A. Confidential ben 17 anni fa!
     

  • Captain America 2: non ci resta che piangere

    Non ci resta che piangere
    Nella mia recente ed esaustiva recensione sull’adattamento italiano di Captain America – The Winter Soldier ho omesso un piccolo dettaglio, semplicemente perché lo avevo visto di sfuggita e credevo di dover aspettare l’uscita in home video per verificarlo… ed invece, per fortuna, tale dettaglio è già disponibile sul web. Parlo di pochi fotogrammi nei quali appare una lista di cose da vedere/scoprire in possesso di Capitan America, è semplicemente un taccuino sul quale lui annota tutto ciò che si è perso dal 1944 ad oggi (secondo i suggerimenti che riceve da colleghi e amici).
    Sembra che ogni paese abbia avuto la sua versione “localizzata”, vediamo perché ciò che poteva essere una cosa carina finisce invece per diventare l’ennesima putta… insensatezza di questo adattamento italiano:

    clicca per ingrandire

    USA – Gran Bretagna – Italia

    La lista italiota di Captain America

    1)
    Versione USA: I Love Lucy, una serie televisiva qui nota come Lucy ed io.
    Versione GB: non bene identificabile a causa dell’inquadratura, forse Sherlock Holmes (altra serie televisiva).
    Versione ITA: Finale di coppa del mondo (presumibilmente di un anno in cui abbiamo vinto noi contro la Germania, ma non è leggibile dall’inquadratura). Mentre nelle versioni inglese e americana al primo posto viene elencata una serie televisiva, per l’Italia la prima scelta era ovvia, CALCIO! Al secondo posto cosa metteranno… Valentino Rossi? Scopriamolo…
    2)
    Versione USA: allunaggio
    Versione GB: allunaggio
    Versione ITA: Vasco Rossi
    Beh, ma è ovvio. Con tutto il rispetto per Vasco Rossi, vorrebbero farmi credere che qualcuno negli Stati Uniti abbia suggerito a Captain America, tra le cose indispensabili del XX secolo, di andarsi a scoprire Vasco Rossi? Qui non parlo di gusti personali, dico solo che non ha senso in questa lista. Di solito le localizzazioni sono fatte per farci capire qualcosa in più, non per confonderci le idee.

    3)
    Versione USA: muro di berlino (costruzione e abbattimento)
    Versione GB: I Beatles
    Versione ITA: muro di berlino (costruzione e abbattimento)
    Ha senso che per i britannici ci siano i Beatles, ma in realtà avrebbe senso che i Beatles compaiano nella lista di qualsiasi paese. Voglio i Beatles al posto di Vasco Rossi e di I Love Lucy!
    4)
    Versione USA: Steve Jobs (Apple).
    Versione GB: Finale di coppa del mondo (1966).
    Come potrete immaginarvi, quell’anno l’Inghilterra vinse contro la Germania dell’Ovest. Vorreste farci credere che ad un americano fregherebbe una beneamata del “calcio” che giochiamo in Europa? OK potrebbe averglielo suggerito un collega britannico ma Captain America se lo sarebbe davvero annotato? Se voi vi svegliaste in Italia nel 2010, dopo essere stati ibernati sin dal 1944, ed un indiano vi dicesse “devi assolutamente vederti la finale del campionato mondiale di cricket del 1988, India Vs. Australia” voi cosa gli direste?
    mo' me lo segno
    Versione ITA: Roberto Benigni
    Ok a questa ci posso credere, dopo il successo a Hollywood de’ La Vita è Bella posso anche credere che qualcuno gli abbia detto di vedersi il film e le reazioni di Benigni ai due oscar. Vada per Benigni. Del resto se c’è Steve Jobs in quella lista può esserci anche Benigni. Avrebbe avuto più senso se fosse stato indicato Roberto Benigni (La Vita è Bella).
    5)
    Versione USA: musica “disco” (anche se sembra più che ci sia scritto “pisco”)
    Versione GB: Sean Connery
    Un po’ stiracchiata questa; Sean Connery lo conoscono tutti ma da qui a suggerirlo ad un americano che si è appena risvegliato dopo oltre 50 anni la vedo dura. Non ce lo vedo il garzone che porta il caffé a Captain America e gli dice “oh, per quella lista, devi assolutamente scoprire Sean Connery!“. Ma “Sean Connery” in generale??? Fosse un film specifico di Connery lo capirei, o almeno la dicitura “i film di Sean Connery”, ok, ma non il nome dell’attore e basta!
    Versione ITA: vittorie della Ferrari al Gran Prix di Formula 1
    OK, adesso mi avete offeso. Ma ci prendete per il culo? Mi sarei offeso meno a leggere “pizza, spaghetti, mandolino” nella lista di Captain America, sarebbe stata una annotazione molto più credibile. Ma chi diavolo è che in America direbbe ad un americano “devi assolutamente vederti le vittorie della Ferrari in Formula 1!“? Lo stesso film “Rush” non ha ricevuto grande attenzione proprio perché negli Stati Uniti se ne sbattono della Formula 1.
    La localizzazione serve a tradurre su schermo cose che originariamente erano scritte in inglese, così anche noi potremmo leggerle e capirle. Non significa alterare i riferimenti culturali in modo da rispecchiare quelli della propria nazione, in maniera poi molto terra terra. Ma cos’è questo Captain America 2, una puntata de’ La Tata? Qualcuno avrà detto “ah se lo ha fatto Kubrick in Shining funzionerà anche in Captain America!“? Ma questo non è oro in bocca, è merda in bocca!

    6) cucina tailandese
    e
    7) Guerre Stellari / Star Trek
    sono rimasti invariati in tutti e tre i casi. L’unica differenza è che nella versione americana Guerre Stellari è già stato depennato, quindi Captain America se lo è già visto… purtroppo per lui è arrivato a vederlo dopo troppe alterazioni della pellicola in questione, ma questa è un’altra storia.
    Anche 7 (la band “Nirvana”), 8 (Rocky e forse Rocky II) e 9 (la colonna sonora di “Detective g) sono rimaste invariate nelle tre lingue eccetto che io qui vi ho tradotto cosa c’era scritto, in realtà anche nella nostra versione italiana i riferimenti erano comunque scritti in inglese (“Coppa del Mondo” è scritta “World Cup” per intenderci).
    Allora fatemi capire, negli “Studios” in America decidono che ogni paese debba avere una lista “localizzata”, anzi diciamo “personalizzata”, di cose che Captain America dovrebbe scoprire e che gli sono state suggerite. Si prendono la briga di alterare riferimenti culturali (scelta insensata dal punto di vista della trama, specie per un personaggio che si chiama Captain AMERICA) ma allo stesso tempo lasciano le scritte in inglese (scelta insensata se stai compiendo una “localizzazione”)!? Ma che senso ha? Più ripenso a questo film e più il suo adattamento mi fa incazzare a morte. Ma uno che l’inglese non lo sa come li recepisce i riferimenti “personalizzati per l’Italia”, a parte quel “Vasco Rossi” che arriva allo spettatore come un pugno nell’occhio? E se uno l’inglese non lo sa e quindi questi riferimenti non li può leggere, cosa li cambiate a fare?
    La risposta è semplice: è un adattamento dedicato ai nuovi snob italioti, quelli che capiscono qualcosina di inglese (solo se la vedono scritta) ma si sentono dei madrelingua solo perché ne sanno più della vecchia zia che ha la quinta elementare, ESIGONO che tutto il materiale video proveniente dall’estero sia in lingua originale (pensando ovviamente che fuori dall’Italia esistano prodotti esclusivamente in inglese)… e poi a Londra non sanno ordinare una Coca Cola. L’adattamento di questo film è per questa gente qui.

    Vasco esprime ciò che penso dell’adattamento di questo film


    Peccato l’ultima nota della lista di Captain America non fosse “vedi Napoli…”

  • Captain America 2: brrr… l'inverno dell'italiano

     

    Poster "italiano"

    Il poster “italiano” del film


    Primo problema: il titolo.
    Vi ricordate quando tre anni fa parlai dell’oscenità di lasciare “Captain” in inglese sia nel titolo che nei dialoghi del film? Ce ne fu di cui lamentarsi all’epoca ma pensai che perlomeno il sottotitolo era stato tradotto in italiano da “first avenger” a “primo vendicatore”. Almeno qualcosa di italiano c’era nel titolo! Quello accadeva nel primo film.
    Captain America: The first avenger –> Captain America – Il primo vendicatore
    Captain America: The winter soldier –> Captain America – The winter soldier
    Con il secondo film si perde anche la continuità con il sottotitolo, adesso lasciato in inglese pure quello. I DVD/Bluray di questi due film avranno proprio un bell’aspetto sugli scaffali degli appassionati!
    In un mondo ideale, anzi negli anni ’80, lo avrebbero certamente intitolato “Capitan America e il soldato d’inverno“, ma siamo nel 2014 e i bimbiminkia poi se ne lamenterebbero sui social media. In inglese è più cool. Poi vanno a Londra con Ryanair e non sanno ordinare una Coca Cola, ma procediamo…

    _______________

    Secondo problema: ci risiamo con l’inglese ovunque!
    Nick Fury all'ospedale
    Sono al cinema con la mia partner Christine (nome di fantasia, la privacy inglese è sacra a Giove). Christine è una ragazza britannica, ormai capisce la nostra lingua abbastanza bene da non avere troppi problemi a vedersi film al cinema in italiano, inoltre le piace il doppiaggio italiano in generale e se la trama si complica troppo a livello linguistico le spiego brevemente cosa sta succedendo e il film prosegue senza problemi (praticamente l’opposto dell’esperienza di Leo Ortolani). Nei primi 20 minuti del film avviene la nostra prima interazione che non fosse a base di “cara, passami il paninazzo salsiccia-e-cime di rapa” oppure “vuoi che ti passi degli anacardi?” (perché io vado al cinema come ad uno stravagante picnic):

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO:
    – Tu vorresti congedarti?
    – No. Non lo so. A dire il vero non saprei cosa fare se lasciassi.
    ]

    crunch, crunch…
    [DALLO SCHERMO: Ultimate Fighting?]
    crunch cr…
    Evit: che ha detto?
    Christine: ultimate fighting.
    crunch… crunch…
    Evit: Christì… ma cos’è l’ultimate fighting?
    Christine: è tipo cage fighting.
    Evit: eh?
    Christine: immagina il wrestling, ma per davvero, in un gabbione.
    Evit: Ah, come nel film Virtuality con Russel Crowe?
    Christine: What film???
    Evit: Virtua…ehm Virtuosity.
    Christine: Mai sentito. Zitto che non mi fai capire niente, mangiati i pop corn and shut up!
    crunch, crunch…
    crunch, crunch…
    Evit (tra sé e sé): dopo me lo cerco su Wikipedia.
    crunch, crunch…

    In questa epoca lo spettatore medio italiano deve affidarsi alla presenza di uno straniero vicino a sé per capire i riferimenti che vengono vomitati in lingua inglese. OK, lo so che ci sarà qualche espertone di combattimento che mi verrà a dire “ma Evit… ma come? Tu quoque? Non sai cos’è l’Ultimate Fighting Championship? E’ un famosissimo evento sportivo trasmesso in tutto il m… etc“. Sì sì, adesso lo so anche io, grazie a Wikipedia. Il problema sta proprio qui! La battuta si perde perché il riferimento è poco noto al pubblico italiano in generale.
    Spiego la scena: Capitàn America riflette sulla possibilità di abbandonare il suo “lavoro” ma ha dubbi riguardo a che cos’altro potrebbe fare nella vita. Con la risposta “datti all’Ultimate Fighting” in pratica gli viene suggerito (per scherzo) di dedicarsi alla carriera di lottatore professionista. Tutto qui. Anche se avesse detto wrestling, per quanto errato rispetto alla frase originale, avrebbe portato a termine la battuta. Invece no, lasciate “ultimate fighting” che mio padre ultrasessantenne sicuramente capirà al volo.
    Del resto si chiama adattamento proprio perché si dovrebbero adattare riferimenti culturali in modo che le frasi abbiano lo stesso impatto nel pubblico italiano così come in quello americano pur senza stravolgere la battuta originale. Nel 2014 non c’è più bisogno di adattare niente a quanto pare, tanto ve lo cercate su wikipedia in diretta, sul vostro cellulare. Portatevi l’iPad al cinema, così leggete anche meglio. Ignorante tu, Evit, a non sapere cosa sia l’Ultimte Fighting.
    Me tapino!
    Chi avesse lamentele in merito (e ci sono in giro quelli che dicono “e ringrazia che te lo doppiano pure, Evit, non dovrebbero fare manco quello! Almeno così lasciano i riferimenti originali. Ignorante chi non li capisce. Solo in Italia stiamo messi così! Va che in Olanda sottotitolano tutto e tutti conoscono l’inglese!“) si vada a guardare Demolition Man in inglese quando Stallone va a mangiare da “Taco Bell”. Oh, scusate, dimenticavo… non conoscete “Taco Bell”!? Fa niente! Neanche la regina Elisabetta lo conosceva, infatti nel Regno Unito (e in altri paesi europei) se lo sono fatti doppiare con una battuta alternativa in cui si parla di “Pizza Hut” (battuta poi tradotta così anche in italiano, con tanto di Ferruccio Amendola che aggiunge “me la faccio volentieri una bella capricciosa” e noi italiani ce la ridiamo di gusto esattamente come gli americani con la loro versione). Se Demolition Man fosse stato tradotto adesso, nel 2014, avreste certamente udito il riferimento (non adattato) a “Taco Bell” e avreste quasi potuto percepire l’adattatore ai dialoghi che da dietro lo schermo vi fa l’occhiolino come a dire, sottovoce, “raga, siamo nel 2014… andatevelo a cercare su wicchipedia! Così dopo non mi devo sentire le lamentele dei marmocchi che se lo vedono in DVD e vanno sui forum a piangere dicendo che la battuta originale non era così e che li dovrebbero impiccare quelli che adattano i film in italiano“.
    Buon Dio, sono finito a parlare di Demolition Man. Ritorniamo a noi
    Pararescue
    Non avrete mica pensato che i termini in inglese si limitassero a “Captain” e all’Ultimate Fighting Championship… oh come siete ingenui!

    [DALLO SCHERMO: Non mi avevi detto che era un pararescue.]
    Christine: Un che?
    Evit: ha detto “un pararescue”.
    Christine: e che cos’è?
    Evit: immagino qualche reparto di paracadutisti che operano nelle operazioni di soccorso. Sono sicuro che wikipedia ci illuminerà… aspetta che guardo, ah ecco! GUARDA!
    Christine: Shhhhhh! E spegni ‘sto coso che dai fastidio agli altri!

    Il film prosegue con i soliti “Captain” alternato a “capitano”, sempre per ricordarci che siamo in mano a scelte linguistiche decise negli States e poi ad un certo punto mi è piombata addosso una scarica di inglese che non può non strappare lo spettatore fuori dall’esperienza cinematografica. Era una cosa del tipo:

    [DALLO SCHERMO: blade server… blà blà blà… carrier… blà blà blà… bersagli insight…]
    Christine: Blade server? Eh? Per un attimo mi sono dimenticata di stare guardando un film in italiano. Cos’erano tutte quelle parole inglesi una dopo l’altra?
    Evit: Mi hanno perso ad helicarrier. (che poi era la portaerei volante, ma lasciamo perdere.)

    Ho capito solo successivamente che “insight” si riferiva al nome di un certo progetto facente parte della trama anche se non viene mai presentato formalmente allo spettatore, il “progetto insight“, anzi scusate, in un attimo di defaiance stavo quasi per sostituirmi agli adattatori, il “project insight“. L’ho capito dopo ma solo perché appariva scritto fugacemente su un monitor, nel film. Riguardo alla lista di termini anglosassoni potrei sbagliarmi su alcuni, perché nel giro di pochi secondi ne sono stati sparati così tanti che un po’ confusione era inevitabilmente subentrata. Frustrato torno a guardare il film sperando di potermelo godere in pace senza dover sentire altre inutili nefandezze e per fortuna, per lungo tempo, questo non accade (salvo i soliti “Captain, aiutaci tu!“, in forte contrasto con altre frasi tipo “chiedetelo al Capitano!“)… poi verso la fine, quando stavo per rilassarmi, speranzoso che non ci sarebbero state altre parole in inglese… BOOM!]

    [DALLO SCHERMO: Una bomba EMP]
    Evit si alza dalla poltrona: QUESTA LA SO!!!
    Christine: Shhhhhhhhh!!!!!!! E siediti!
    Evit: EMP! Questa la so! L’hanno spiegata nel film Matrix.

    Nel 1999 ancora le spiegavano le sigle inglesi.

    _______________

    Concludiamo…
    Ebbene queste erano tutte le frasi non tradotte del film “Captain America 2 – La vendetta“, no scusate “Captain America – Il soldato d’inverno“… no, scusate ancora “Captain America – The winter soldier” ecco! Titolo che ovviamente nel trailer italiano per la televisione viene pronunciato in maniera maccheronica: “SOLDIER” invece di “SOLGER” (ˈsōl-jər); a riconferma che dovrebbero tradurli e basta che tanto poi non sanno neanche pronunciarli.
    Siamo molto lontani dai livelli di Pacific Rim, ma il problema persiste. Se distribuite i film in italiano, adattateli pure in italiano, altrimenti lasciateli in inglese e sottotitolateli per gli appassionati della lettura. Le vie di mezzo non funzionano.
    Riguardo la trama del film non voglio assolutamente dirvi niente, il rischio spoiler è troppo alto. Siamo molti passi avanti rispetto a quella patacca mostruosa e cartonesca del primo film con un nemico che usciva direttamente da I Dominatori dell’Universo, anche se purtroppo non mancano le scopiazzature da dozzine di altre pellicole e serie tv.
    Visivamente abbiamo scene che ricordano Brazil, Atto di Forza, Capitan Harlock, Eagle Eye, la serie televisiva Lost, Mission Impossible, etc. Poi abbiamo una trama rubata a piene mani dalla serie Person of Interest, per dirne una. Vuol dire che è un brutto film? Assolutamente no, l’antipasto in attesa di “Avengers 2” (altro titolo che poteva tranquillamente diventare “I Vendicatori“) è più che digeribile, il suo adattamento potrebbe rimanervi incastrato tra i denti però.
    Coincidenze?

  • Lei… quella lì, la tizia che doppia Scarlett Johansson!

    Her
    Siamo all’alba di una nuova uscita cinematografica, “Lei” (Her, 2013) di Spike Jonze. All’alba per modo di dire perché in America era già uscito a novembre 2013 e non mi sorprenderebbe sapere che negli Stati Uniti sia già disponibile in Bluray. La chiave del successo di questo film: pagare Scarlett Johansson per qualche ora in uno studio di registrazione e far diventare la sua sola voce co-protagonista. Risultato: un’intelligenza artificiale di cui ci si potrebbe innamorare soltanto attraverso le parole… dolce, fragile e molto umana.
    Il film arriva in Italia con il solito ritardo di 4-5 mesi (ma se non altro con un titolo tradotto) e ancora prima di uscire fa scandalo…
    articolo su Lei1

    POLEMICA SUL DOPPIAGGIO: l’attrice Michaela Ramazzotti doppia Scarlett Johansson, ma la versione italiana del film di Jonze non funziona

    Intitola così “il Venerdì” senza neanche aver ancora visto il film in italiano. Lo sanno che Johansson è “stonata” anche in inglese? L’hanno sentita la voce originale oppure si basano solo su delle ricerchine nei gruppi Facebook? L’album di Scarlet Johansson “Anywhere I lay my head” ha ricevuto recensioni contrastanti e sullo scarso andante… ma questa è un’altra storia.
    Lo ammetto! Anche io, appena sentito che la voce di Scarlett Johansson è stata doppiata da Michaela Ramazzotti, ho subito pensato: chi diavolo è Michaela Ramazzotti nel mondo del doppiaggio? Può eguagliare la bravura della Johansson? Ebbene dopo aver visto il solo trailer (e sottolineo il solo trailer) un po’ mi sono pentito di tale pensiero. Almeno da ciò che si può udire nell’anteprima, l’interpretazione della Ramazzotti parrebbe essere quasi una FOTOCOPIA della voce di Scarlett Johansson! Per quello che mi riguarda potrebbe essere tranquillamente la Johansson che ha imparato l’italiano e doppia se stessa. Un discorso simile in realtà vale anche per chi doppia Joaquin Phoenix. Tutti gli attori sono stati ben caratterizzati a livello vocale… sempre per quanto mi è dato di sentire nel trailer italiano e avendo già visto il film in inglese, mesi or sono.
    Micaela Ramazzotti e Scarlett Johansson in due foto a confronto, entrambi voci doppiatrici nel film Lei di Spike Jonze
    Dato che il mio giudizio si basa unicamente sul trailer per ora, staremo a vedere se la qualità è mantenuta anche durante tutto il resto del film. Vero è però che io almeno ho giudicato sulla base di un trailer, molte riviste (online e cartacee) invece già si erano scagliate sulla scelta della Ramazzotti ancor prima di averla sentita, per partito preso, e forse a seguito di opinioni scovate su alcuni forum e gruppi Facebook dove diversi internauti, che hanno visto ed apprezzato il film in lingua originale (pur non capendola se non con l’ausilio di sottotitoli), non hanno potuto sopportare l’idea di altre interpretazioni vocali che non fossero quella originale!
    C’è invece anche chi ha visto il trailer e ha avuto un’opinione diversa dalla mia:

    La moglie di Virzì, stando a quanto si sente dal primo trailer pubblicato dalla BIM in anteprima su La Repubblica, non è in grado di reggere il peso di un’interpretazione così alta, come quella della Johansson, che pur non comparendo nemmeno per un istante in video, è ben più presente di molte altre attrici in altri film. Ma aspettiamo di vedere il film completo, in sala, per dare giudizi.

    A ciascuno la sua opinione, l’importante è che sia sempre basata sull’ascolto e non sulle voci di corridoio.
    La Ramazzotti mesì fa aveva già messo le mani avanti per evitare una crocifissione in sala mensa dicendo:

    È la mia prima volta al doppiaggio di un film così importante. La difficoltà principale è stata quella di doppiare solo una voce, perché Scarlett nel film non appare mai. Parla e basta. Una vera sfida, insomma. Io ce l’ho messa tutta.

    Sempre giudicando solo dal trailer (il che vuol dire tutto e niente) il risultato sembra ottimo per questa doppiatrice che potrebbe essere considerata quasi al pari di una “guest star” dei Simpson. Rimando ad una visione completa del film per poter giudicare, che è più di quanto hanno fatto molti a priori.
    Le doppiatrici che in passato hanno dato la voce alla Johansson sono state intervistate da Rai3 in merito alla scelta di Michaela Ramazzotti:
    Ilaria Stagni ha detto: “buon per lei“.
    Domitilla D’Amico considera la Ramazzotti “un talent” (e non è un complimento).
    Andando poi a cercarsi su internet l’opinione di chi ascolta i film doppiati senza pregiudizi sembra che il doppiaggio sia risultato decente, l’adattamento eccellente, che la Ramazzotti si sia rivelata non male e che sia riuscita a provocare le stesse emozioni che provocava la voce di Scarlett Johansson nello spettatore, persino nelle sue piccole imperfezioni comunque presenti anche nel personaggio in inglese.

    Non mi resta che RI-vedere Lei, questa volta in italiano, e giudicare per conto mio… quando uscirà il home video però. Esecuzione rimandata.

  • Oblivion – l'oblio dell'italiano


    È un peccato che mi ritrovi a parlare male di Oblivion, un film che comunque mi ha intrattenuto piacevolmente e che certamente riguarderò in futuro. Ciò che mi ha fatto stingere i pugni e stridere i denti non è la trama che sembra un collage di tanti classici della fantascienza moderna (dagli anni 70 in poi), un collage per altro fatto con gusto e senza pretese e per tanto non solo perdonabile ma persino apprezzabile, ciò che mi ha tormentato sulla poltrona è stato invece l’adattamento che manteneva inspiegabilmente alcuni vocaboli in inglese, vocaboli ripetuti molto spesso tra l’altro.
    Il protagonista (provate a leggere questo paragrafo ad alta voce) si trova a fronteggiare gli “Scavenger” che ad un certo punto installano un “beacon”. Non appena questo “beacon” degli “Scavenger” va “on-line” fa precipitare un’astronave dalla quale il protagonista recupera il “flight recorder”… Che fatica ragazzi!
    Alcune parole anglosassoni sarebbero state perdonabili, come “on-line” che ormai credo faccia parte dell’italiano di base di molti, giovani e meno giovani, e ancora ancora trovo perdonabile il soprannome degli invasori chiamati Scavenger (anche in Waterworld ricorderete che i nemici si chiamavano all’inglese: “Smokers” senza uno sforzo di trovare un corrispettivo italiano). Rimango però basito quando sento “il beacon Scavenger”, un dialogo che manca proprio di adattamento e traduzione e che ricorda semmai i sottotitoli di qualche videogioco tipo Mass Effect (che comunque era adattato meglio di questo film).
    Beacon sarebbe il “radiofaro” ma può essere tradotto in molti altri modi a seconda dell’occorrenza. Questo vocabolo lo troviamo in Guerre Stellari (1977), in Aliens – scontro finale (1986) e molti altri film, ma non era mai stato lasciato in inglese prima d’ora.
    Anche la parola Scavenger avrebbe giovato di un adattamento… Ma il caso da crocifissione in sala mensa, quello da punizione dantesca, quello da far inginocchiare qualcuno sui ceci è “flight recorder“, altresì noto come “registratore di bordo” o ancora meglio come “scatola nera”, sciaguratamente lasciato in inglese! Una scelta di (non)adattamento che varrebbe forse la pena investigare. Ma pecché? Pecché???
    Rimando come al solito all’esempio dei miei genitori che hanno superato i 50 e 60 anni e che guardando questo film si ritroveranno certamente un po’ spiazzati nel sentire parlare di un “beacon Scavenger” e non li biasimo.
    La cosa più triste è che un filmetto tutto sommato carino e guadabile sia stato macchiato per sempre da scelte di adattamento infelici che probabilmente in futuro ci faranno ripensare a quel periodo 2010-2015 “quando andava di moda lasciare molte parole in inglese” nonostante i corrispettivi italiani fossero ben noti a tutti. Possiamo solo sperare in un caso isolato. Possiamo solo sperare.

  • Prometheus – il dopo sbornia


    Innanzitutto una domanda: avete già letto la mia recensione del film che pubblicai a giugno? No? Ciò che dissi in quella sede è ancora valido, c’è solo da aggiungere qualcosina in più, alcune considerazioni che emergono dopo una seconda e terza visione e che riguardano la trama. Se non avete ancora letto quella recensione correte a farlo adesso perché qualcuno l’ha addirittura definita…

    😉
    Invece il domandone dell’anno che in molti mi pongono è: allora, com’era Prometheus?
    Di solito non rispondo, rido beffardo e cambio argomento. Vedrete che anche in questa sede non risponderò personalmente. E’ come se qualcuno mi chiedesse “perché non credi in Dio?”… io penso “da dove incominciare?”.
    Dire che è un brutto film sarebbe una menzogna. Dire che è un film bellissimo sarebbe anche questa una menzogna. La verità sta nel mezzo, è bello e brutto allo stesso tempo (in merito a questo tema non perdetevi questa perla: PROMETHEUS Vs IL CONTE DI MONTECRISTO sul blog Nerds’ Revenge). Il brutto non è così brutto da sciupare completamente il bello e il bello non è così bello da nascondere efficacemente il brutto. Si apprezzano determinate cose, si soffre per altre.
    Il problema è la trama ovviamente (vi avevo detto nella mia famosa recensione che la trama sarebbe tornata a tormentarmi… e infatti). Parlerei per ore lamentandomi della trama quindi con un’astuta mossa padronale evito di perdere tempo e vi lascio con l’email che il mio amico Fibrizio mi inviò dopo aver visto il film e nella quale espresse molto bene (o almeno in maniera più sintetica di quanto farei io) lo stato delle cose:

    Alla fine ieri sera sono andato a vedere Prometheus alla modica cifra di 6,20€ e non era nemmeno in 3D (ed era mercoledì! alla faccia dello sconto).
    Alcune cose mi sono piaciute molto e visivamente era molto bello. Vedendolo certe critiche alla fine le ho trovate un po’ forzate, tipo il finto-vecchio-Weyland che non era piaciuto ai più, mentre non ci stava così male, anzi! Chissà che cure ossessive si era fatto per arrivare ad avere quell’aspetto orrendo (tant’è che sembrava tanto un Berlusconi del futuro, pieno di soldi e senza voglia di andarsene). Alla fine persino il geologo-abbestia poteva passare, si vede che nel futuro la geologia è roba per figli-di-papà strafatti che sono interessati solo ai soldi (o all’oro magari).
    Purtroppo però la trama faceva acqua da tutte le parti e il fatto che ci fosse un tema a cui indottrinarci la rendeva insopportabile (e varrebbe per qualsiasi tema, anche se non fosse stato religioso), acuendo così il senso critico.
    In tutto e per tutto mi ricordava Contact: tutte le domande che ti sorgono sono sarcastiche e poche sono di autentica curiosità, e poi c’era questo mal riuscito tema della fede, reiterato fino al ridicolo.
    Un vero peccato, perché altre idee erano stupende (ma è anche vero che discendono direttamente da Alien, per cui nulla di nuovo all’orizzonte): tipo le astronavi aliene, le loro tute e la tecnologia aliena (il flauto per manovrare la nave era fascinoso a dir poco), e perfino il Voldemort-culturista dell’inizio era bellino (si erano sacrificati per diffondere la vita, e poi in stile Ra [cit. Stargate] hanno deciso di distruggerla? Insomma qui il tema sarebbe ricchissimo di domande, peccato che nel film nessuno se ne preoccupi).
    Infine la conclusione m’era parsa un po’ tirata via, tanto che lascia proprio l’amaro in bocca.
    Per fortuna è costato “solo” 6,20€…

    =================================

    Rimane comunque un film che si lascia guardare (me lo sono pur visto tre volte e lo rivedrò certamente in futuro), esteticamente affascinante e indubbiamente un nuovo punto di riferimento per il cinema di fantascienza sotto molti punti di vista. Insomma non è Battleship! Tantissime idee erano buone, molte altre seppur interessanti sono state sprecate purtroppo. Se solo avesse avuto dei migliori sceneggiatori sarebbe stato una nuova pietra miliare di Ridley Scott, invece rimane soltanto l’impressione di un’occasione mancata per un film che poteva essere un vero capolavoro.
    Un’ultima considerazione scritta qualche settimana addietro e che non c’entra niente… mentre qui Prometheus è al cinema, nel Regno Unito esce il Blu-ray con una cofanata di scene aggiuntive (inclusi una versione alternativa dell’inizio ed un finale esteso)… bello no? E pensare che io ancora non l’ho visto in italiano.