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  • Robocop 2 (1990) – La salute pubblica ha un nuovo paladino

    Robocop 2
    In un precedente articolo vi avevo raccontato di quanto fosse eccellente l’adattamento del primo film di RoboCop, dove eventuali alterazioni dalle frasi originali erano da imputare unicamente ad una ricerca molto attenta della sincronia labiale, che in quel film infatti brillava di luce propria! Nonostante ciò, il doppiaggio italiano non mancava di magagne, in primis la pronuncia del nome “Murphy”, prevalentemente e fastidiosamente pronunciato come MERFI, anche se poi ciascun doppiatore si lanciava in interpretazioni tutte personali, quindi nello stesso film sentivamo MERFI ma anche MARFI e “Murphy” pronunciato correttamente all’inglese. La mancanza di coerenza interna allo stesso film è molto peggio della mancanza di coerenza tra film diversi della stessa serie.

    Corretti i vecchi errori

    Il secondo film della serie è adattato persino meglio, difatti sono state corrette alcune delle problematiche emerse dal doppiaggio del primo RoboCop, una grande prova di auto-critica da parte della compagnia di doppiaggio! Non è mai troppo tardi per migliorare. Gli errori più lampanti che sono stati corretti dal primo adattamento sono i seguenti:

    • La OCP non è più chiamata “Prodotti dei Consumatori OMNI” come avveniva nel primo film ma per fortuna viene citata con il suo nome originale “Omni Consumer Products” come è logico che sia (da quando in qua si traducono i nomi di aziende americane, pur se immaginarie?).
    • Non ci sono più alterazioni dei nomi come era avvenuto nel primo film per il cattivo Boddicker (diventato “Baddigher” in italiano).
    • Anche “Murphy” viene finalmente pronunciato all’americana, come è giusto che sia. Non più “merfi” a vocali ben scandite dunque, come nella sciagurata frase di chiusura che nel precedente film vi tirava uno schiaffo sulle orecchie prima dei titoli di coda.

    Battute migliorate

    Anche in questo secondo film, così come accadeva nell’adattamento del primo, troviamo i soliti dialoghi alterati per rispettare il labiale, pur mantenendo il senso della frase e spesso migliorandone l’impatto sul pubblico (del resto è questo che vuol dire “adattamento”). La naturalezza che trovavamo nel primo film infatti è mantenuta anche qui. Alcuni esempi:

    Non si spara ai ragazzini, poliziotto. Scena da RoboCop 2

    “Non si spara ai ragazzini, poliziotto!”

    Il ragazzino criminale che dice a RoboCop:

    Can’t you shoot a kid, can you, fucker?

    letteralmente “non puoi sparare a un ragazzino, vero, stronzo?” ma che diventa:

    Non si spara ai ragazzini, poliziotto!

    Questa è una frase che, accompagnata da un colpo calibro .45 in testa, fa scattare in RoboCop la memoria di suo figlio che gli dice “spara forte papà” durante un allenamento di baseball. In originale era “throw it home, dad!” che, per quanto ne capisca di baseball, dovrebbe essere “falla finire fuoricampo, papà!” ma, per estensione, anche “tira forte” va bene in questo caso (se la tiri molto forte potrebbe finire fuori campo a vantaggio di chi batte la palla). È quel ritocco di cambiare “tira” con “spara”, interpretabile come un plausibile modo di dire adolescenziale, che raffina la scena.

    Quindi, dopo aver sentito un bambino che dice “non si spara ai ragazzini” (e un colpo in testa), a RoboCop torna alla memoria suo figlio grazie a un nesso (la parola “spara“) che troviamo solo in italiano.
    Altri adattamenti ben riusciti sono:

    Il moccioso viene con me!

    “Il moccioso viene con me!”

    The baby’s coming with me!
    Il moccioso viene con me!

    Ma anche il sindaco disperato che minaccia di portare in tribunale il presidente della OCP:

    Scena del sindaco in Robocop 2

    We will sue your asses!
    Give it your best shot.
    Fuck you! You old, senile bastard!

    Letteralmente: “Vi porteremo in tribunale! / Faccia del suo meglio / “affanculo! Vecchio bastardo rimbambito!
    Ma tradotto con più colore e più memorabilmente come:

    Ci rivedremo in tribunale!
    Non le impedisco di sognare.
    Vaffanculo! Stupido vecchio rimbambito!

    Poi ancora, RoboCop impartisce una “lezione” ai bambini-teppisti dopo che la OCP ha fatto al robopoliziotto il lavaggio del cervello…

    Bambini arrestati da Robocop nel film Robocop 2

    “(pensate a mamma e papa) voi fate sanguinare il loro cuore”

    Al posto di “che tipo di lezione gli state dando?” (traduzione letterale) abbiamo un ben più rincoglionito e ben più riuscito “voi fate sanguinare il loro cuore“, una frase degna della famiglia Flanders (e seguita da “e ora un consiglio dietetico…“).

    consigli dietetici di Robocop, buona la pera, sana la mela

    No, non era questo il consiglio dietetico impartito da RoboCop ma non ho saputo resistere.

    Sempre riguardo i ragazzi…

    Robocop che chiede Non dovreste essere a scuola?

    “Non dovreste essere a scuola?”

    Una traduzione fatta oggi, nel 2014 avrebbe quasi certamente visto una traduzione alla lettera del tipo “oggi non è un giorno di scuola?“.

    Torniamo un momento indietro, all’arrivo sulla scena di un crimine dove il ladro apre il fuoco su RoboCop e collega…

    Scena da Robocop 2, Lewis si fa scudo con Robocop

    “Avanti, arrestalo!”

    Sconvolgente che in inglese la collega dica a RoboCop di “farlo fuori” (take him out). Preferisco la frase italiana “avanti, arrestalo!“. Questi piedipiatti di Detroit hanno il grilletto un po’ troppo facile.

    Al ritorno di RoboCop e partner alla stazione di polizia, i colleghi in sciopero se la prendono con loro…

    Sciopero dei poliziotti in Robocop 2

    “Te la faremo pagare, sei uno sporco crumiro!”

    Al posto di una frase traducibile liberamente come “Il sindacato si segna i nomi, questa non ce la dimentichiamo!” (riferito a RoboCop e collega che vanno a lavoro nonostante lo sciopero della polizia) abbiamo un “Te la faremo pagare, sei uno sporco crumiro“, tra l’altro riferita soltanto a RoboCop, non alla collega, la quale in realtà penso fosse la principale accusata… dubito possano farla pagare a RoboCop in alcun modo. Ciò non toglie il fatto che anche RoboCop sia uno sporco crumiro. Una battuta molto divertente.

    Quando sul finale i dirigenti della OCP pianificano di far ricadere le colpe sulla psicologa arrivista che aveva messo in moto il fallimentare progetto “RoboCop 2”, il vice-presidente dice che il capro espiatorio potrebbe essere…

    Robocop 2 una donna dalla dubbia moralità

    “una donna dalla dubbia moralità… che ha tradito la nostra fiducia”

    Quella della “donna dalla dubbia moralità” batte di gran lunga la “donna che non fa gioco di squadra” (ovvero che operava per conto suo, fuori dagli schemi della OCP).

    Ma la battuta alterata più sfiziosa deve ancora arrivare! Dopo l’uccisione di molti innocenti, per colpa di Robo-Cain (sfuggito al controllo della OCP), si profila uno scenario di denunce senza fine per la compagnia. Il presidente ordina subito di preparare il migliore ufficio stampa che hanno a disposizione. In italiano invece dice…

    Presidente della OCP in RoboCop 2

    “dobbiamo comprare la stampa al più presto!”

    Dobbiamo comprare la stampa al più presto!“. Com’è che queste battute re-inventate in Italia, prese nel contesto del film, hanno anche più senso di quelle originali? Che gli adattatori abbiano capito il film meglio degli sceneggiatori stessi? Lo so, sono provocatorio ma adoro questi adattamenti ben fatti.

    I dialoghi meno riusciti

    Purtroppo anche questo film non manca di scelte più discutibili. Poche per la verità ma ci sono! Cose come:

    Robocop che dice ripensaci

    “Sei in arresto, verme!”

    Think it over, creep.

    Sei in arresto, verme.
    (e spara subito al fuggitivo che non si arrende)

    Non sarei “Evit di Doppiaggi italioti” se non cominciassi una filippica su una frasina apparentemente innocua.

    Nella precedente recensione avevamo visto che RoboCop, nel primo film, chiamava “creep” (verme) uno stupratore; la frase era precisamente “your move, creep” diventata poi, per esigenze di labiale e di impatto della battuta, “non ti muovere, scemo“. Personalmente, ho ben voluto questa alterazione che funziona nel labiale e faceva anche ridere.

    Nel secondo film, una delle prime frasi di RoboCop è appunto “think it over, creep” (letteralmente: “pensaci bene, verme!“). Il problema è che avrebbero dovuto mantenere lo “scemo” al posto di “creep” per preservare la continuità dal primo film e farci capire che a RoboCop piace ripetere questa specifica battuta.
    Cambiandola, però, nessuno in Italia può fare il collegamento con la frase del primo film. Peccato! Avrei decisamente preferito il ritorno del “pensaci bene, scemo“.

    Ci sono poi alcune frasi che lasciano molti dubbi quando vengono udite in italiano e, non sorprendentemente, si scoprono poi essere frasi alterate (male) in fase di adattamento o di doppiaggio.
    Ad esempio…

    Poliziotto corrotto in Robocop 2

    “Vicino al fiume, dentro la vecchia fabbrica!”

    Il “River Rouge” è riferito all’omonimo fiume di Detroit; la sua alterazione in “vicino al fiume” quindi va benissimo. È “la vecchia fabbrica” ad essere una frase stupida. Il primo pensiero che viene in mente infatti è questo: basta quella vaga indicazione per trovare un luogo specifico di una grande città? Riformulo la domanda: vicino al fiume di una metropoli industriale fatiscente come la Detroit del film esiste davvero un’unica e inconfondibile, “vecchia fabbrica“?
    La risposta è no, questa frase esiste solo in italiano. In inglese, il poliziotto corrotto fa invece riferimento ad una fabbrica in particolare, quella del trattamento dei liquami (sludge plant).

    L’alterazione ancora una volta è stata fatta sicuramente per rispettare il labiale e la brevità della battuta, o almeno così sembra, però ha poco senso in italiano, a meno che sul fiume “Rouge” di Detroit non esista effettivamente UNA SOLA “vecchia fabbrica”, ben nota a tutti gli abitanti del luogo.
    La morale è, se una frase puzza, andatevela a controllare in originale (se possibile).

    Un’altra battuta sospetta in italiano riguarda il presidente della OCP che tira fuori un cilindrone di droga (la “Nuke”) dichiarando che si tratta di una quantità sufficiente per 100 dosi e forse più. Questa battuta non ha molto senso dato che ciascuna dose di “Nuke” era contenuta in piccolissime fialette monodose di collirio e dubito che un cilindro così grande potesse contenere Nuke solo per 100 dosi.

    Presidente della OCP che tiene in mano la droga Nuke

    “…contiene Nuke per cento dosi e forse più.”

    Come potete vedere la battuta originale era “contiene abbastanza Nuke per rendere dipendenti gli abitanti di un intero isolato“, altro che 100 misere dosi. In italiano potremmo affermare che il Vecchio non fosse molto forte in materia di droga, vivendo nella sua torre d’avorio, al centesimo piano del grattacielo OCP.

    Le “direttive primarie” cambiano da un film all’altro

    Le direttive primarie (“prime directives”) di RoboCop sono sempre le stesse:

    1. SERVE THE PUBLIC TRUST
    2. PROTECT THE INNOCENT
    3. UPHOLD THE LAW

    …solo che cambiano continuamente quando vengono enunciate nel doppiaggio italiano. Nel primo film avevamo sentito:


    Bob Morton: Quali sono i tuoi obiettivi?


    RoboCop:
    1. L’ordine pubblico totale.
    2. Proteggere gli innocenti.
    3. Far rispettare la legge.

    L’unico dei tre degno di nota è certamente quell’ordine pubblico totale! Qualcuno poteva forse sospettare che RoboCop mirasse ad un ordine pubblico soltanto parziale? In realtà quel “totale” andava a sopperire al labiale della parola “trust” (nella scena vediamo un primo piano di RoboCop che parla), ciò non toglie però che l’effetto lievemente comico rimane quando sentiamo gli assolutismi italioti di RoboCop.

    Nel secondo film, RoboCop vede su schermo le sue direttive e in italiano ce le legge per aiutare la nostra comprensione (grazie Robo, nel 1990 in pochi conoscevano l’inglese o almeno non facevano finta di saperlo come accade oggi):
    Direttive primarie 2

    “Direttive primarie…
    Servire la salute pubblica.
    Proteggere gli innocenti.
    Difendere la legge.

    Tenendo a mente che in questo caso non c’era alcun labiale da rispettare, mi sorgono alcune domande:
    RoboCop serve anche la Salute Pubblica? Davvero? Vuol dire che ha il compito di: “tutelare la salute collettiva, intervenendo nella prevenzione delle malattie infettive diffusive, nonché dei fattori di rischio connessi con l’inquinamento ambientale o presenti negli ambienti di vita“?

    Molto interessante, non lo avrei mai sospettato! Curioso che ciò che è racchiuso in questa definizione sarà esattamente quello che, ad un certo punto del film, gli programmeranno gli stronzi della OCP per degradare la sua immagine pubblica.

    Anche il “difendere la legge” in fondo non ha poi molto senso, a meno che non faccia parte di un modo di parlare del 1990 che ho dimenticato. Da che mondo e mondo, i poliziotti fanno “rispettare” la legge, non la “difendono”, quello al massimo è compito dei politici.
    La prima traduzione delle tre direttive era decisamente la più azzeccata, pur con quella cosa divertente dell’ordine pubblico TOTALE che, come ho detto, era giustificato dalla necessita di una sincronia con il labiale. Nel secondo film non ci sono scuse, non c’erano necessità di labiale nella scena delle direttive quindi “salute pubblica” e “difesa della legge” se le sono tirate fuori dal deretano.

    Robocop 2 Fumare uccide, grazie per aver smesso.

    – Thank you for not smoking.
    – Fumare uccide, grazie per aver smesso.

    Interpreti italiani

    Il cast di doppiaggio di RoboCop 2 è molto simile a quello del primo film. Oltre alle voci dei personaggi principali, di cui sono pressoché invariati gli interpreti, c’è forse da notare che i doppiatori “secondari” (quelli bravi che nel primo RoboCop avevano dato voce a personaggi molto poco importanti o micro-ruoli) siano tornati a riempire gli spazi vuoti. La ditta di doppiaggio è chiaramente la stessa (la C.D.C.) e suppongo che i membri, anche famosi come Gammino, fungessero come una sorta di “jolly”, o un tappabuchi, venendogli affibbiato qualsiasi ruolo rimasto disponibile. In questo caso Michele Gammino (che nel primo film interpretava un negoziante con pochissime righe di dialogo) dà la voce ad un avvocato della OCP.

    Ahimè Sergio Rossi non ritorna sul “Sergente” del distretto di polizia, sostituito da Fabrizio Pucci e, in ogni caso, il “Sergente” appare molto meno di quanto facesse nel primo film.

    Aggiunte azzeccate

    Anche in questo caso, come ho fatto per il primo RoboCop, chiudo l’articolo con una scena migliorata in italiano perché ci tengo a non lasciare una brutta impressione riguardo a questo adattamento. Difatti RoboCop 2 è adattato decisamente meglio del primo, soltanto che risulta meno memorabile perché sono le battute originali stesse ad essere meno memorabili. Ebbene, questa scena non sarà al livello di “hai finito di rompere il cazzo, Bob” ma aggiunge sicuramente qualcosa in più!
    Tenete presente che il “Robo-Cain” non parla mai, terrorizza solo con la sua mole corazzata e mastodontica e per il cervello psicopatico che lo governa. Soltanto sul finale (e solamente in italiano) Cain si apre ad un’unica parola, sforzata, quasi come il mostro di Frankenstein degli horror classici…

    Nu…uuke! Nu..uuuke!

    La droga Nuke da Robocop 2

    “Nu…uuke! Nu..uuuke!”

    La parlata del mostro è così inattesa per lo spettatore che subito puzza di aggiunta italiana per migliorare una scena finale ad alta tensione e che, tra l’altro, ben si accompagna ai tanti effetti cartoneschi che abbiamo visto e sentito fino a quel momento: la caduta del robot da un palazzo di 100 piani con suono alla Wile E. Coyote, il cazzottone estensibile come uno dei martelli ACME di Roger Rabbit, il flauto a coulisse che accompagna una momentanea sconfitta del robottone… ebbene, i doppiatori ci hanno visto bene, dopo tutti questi effetti comici, volutamente inseriti, “far parlare il mostro” sul finale, come un cliché alla Frankenstein (ma più in stile Frankenstein Junior), va benone! Hanno capito tutto e sono riusciti nell’intento. Bravi!

    Robocop che impugna il cervello di RoboCain


    Così termina la mia serie di articoli sull’adattamento italiano dei film di RoboCop! Spero che abbiano spinto qualcuno ad andarsi a rivedere questi capolavori che sono rimasti troppo a lungo nel dimenticatoio. Inoltre ho ben pochi motivi per suggerirvi di vederveli in lingua originale, anzi, il primo RoboCop (1987) senza quel “hai finito di rompere il cazzo, bob” non è proprio la stessa cosa, per non parlare del Frankenstein-Cain che mugola “Nuke! Nuke!” nel secondo film.

    A seconda dei gusti personali potrebbe piacere il primo ma non il secondo, o vice versa. Io sono di bocca buona e mi piacciono entrambi per motivi diversi. Riguardo al recente rifacimento (RoboCop, 2014), dal punto di vista dell’adattamento c’è da dire veramente poco quindi direi che con questa serie ho veramente finito.

    Vignetta finale da RoboCop 2

    TO BE CONTINUED?

  • Tutti gli sketch di "me lo compro io per un dollaro!" (da RoboCop)

    Nel precedente articolo sull’adattamento italiano di RoboCop ho parlato tanto dello sketch “I’d buy  that for a dollar” dimenticandomi tuttavia di pubblicare una clip italiana dello stesso. Sono “défaillances” che capitano dopo aver lavorato troppo a lungo allo stesso articolo! Per farmi perdonare, non ho inserito solo la scena più famosa ma vi delizierò con una vera e propria raccolta di tutti gli “I’d buy  that for a dollar” in italiano.
    Data la facile reperibilità della versione in inglese (basta cercare su YouTube), non ho realizzato un vero e proprio video-confronto tra la versione originale e quella italiana, ma ho lasciato comunque i sottotitoli in inglese.
    Cliccate sull’immagine per vedere il video:
    uuuuuh... queste me le comprerei IO per un dollaro!
    Sembra che la voce di Bixby Snyder sia di Romano Ghini” (grazie Luke)

  • Robocop (1987) – Una recensione piena di parolacce


    Inutile che cominci a parlarvi di RoboCop descrivendone l’impatto culturale, le sue metafore, le curiosità e tutto ciò che viene ormai snocciolato dal 1987 ad oggi da parte di critici cinematografici e appassionati vari. Vi dirò soltanto che è un vero film di culto degli anni ’80, ancora oggi largamente apprezzabile e per molti versi profetico.

    Personalmente, non vedevo i film di RoboCop da quando ero moooolto più giovane e ricordavo di averli adorati all’epoca ma poi, dopo la metà degli anni ’90, non li ho più rivisti fino ad un mese fa. Contro ogni mia aspettativa li ho ritrovati migliori di quanto mi ricordassi e di quanto mi aspettassi.
    Sono affezionato anche al secondo film, nonostante i suoi momenti cartoneschi (i fan della serie si dividono su questo film, chi lo ama e chi invece accetta solo il primo), ma non ho avuto il coraggio di rivedere il terzo film né la serie TV, quindi ignorerò questi ultimi per ora e vi parlerò dell’adattamento italiano del primo RoboCop.

    L’uscita del recente rifacimento, infatti, mi ha stimolato a rivedere i primi due film per poi affrontare il nuovo a denti stretti (a denti stretti perché mi aspettavo un disastro). Già, perché dal 2014 hanno “resettato” la serie proponendo un “remake” del primo film! Com’è il nuovo RoboCop, vi starete chiedendo? Sorprendentemente ben fatto… nonostante vi abbia spinto a pensare l’opposto con la vignetta di apertura. Per alcune cose, piccole trovate, persino migliore dell’originale (pur piazzandosi tranquillamente tra “l’anonimato più totale” e il “per niente memorabile”)! Non avrei mai immaginato di potermi spingere a dire tanto. Non so come abbiano risposto pubblico e critica al remake ma so che per molti il mio complimento a “RoboCop 2014” sarà una bestemmia! Eh be’… ‘sti cazzi.


    Ma parliamo di RoboCop del 1987 di Paul Verhoeven… partendo dal titolo.

     

    Il falso titolo italiano: RoboCop – Il futuro della legge

    Titolo di apertura di RoboCop del 1987

    Secondo i siti web IMDb e Wicchipidia (che sicuramente si rifà alle informazioni trovate su IMDb) il titolo italiano del primo RoboCop sarebbe ufficialmente: RoboCop – Il Futuro della Legge.

    *Pausa riflessione*

    Voi negli anni ’90 lo avete mai sentito con questo “sottotitolo“? Nemmeno io. Difatti non è un sottotitolo, bensì un semplice slogan stampato sulla locandina del film e scambiato, a posteriori, come facente parte del titolo. L’errore, quasi sicuramente, origina dal fatto che lo slogan sia stato messo così vicino al titolo da sembrare, effettivamente, parte di esso ed è evidente che di errore si tratta quando andiamo a vedere l’identica locandina americana, il cui motto è appunto: “The future of Law Enforcement“.

    Robocop (1987) Locandina italiana e locandina originale a confronto
    Il motto in questione, tra l’altro, è una citazione dal film stesso, origina da una frase che nel doppiaggio italiano è stata tradotta come “il futuro dell’applicazione della legge“. A conferma di ciò che dico, cioè che il titolo italiano non ha mai incluso “il futuro della legge” c’è il sito ItaliaTaglia.com dove sono consultabili i visti censura di tutti i film arrivati al cinema, incluso il titolo ovviamente, lì potrete trovare conferma che il titolo italiano ufficiale è semplicemente “RoboCop”, senza futuri.
    Cari disinformati di IMDb e cari pappagalli che scrivete su Wikipedia, già che ci siamo, perché non lo ri-titoliamo così…

    RoboCop – Il Futuro della Legge… Parte uomo, parte macchina, tutto poliziotto

    Sembra un titolo anni ’70 che potrebbe ricordare un po’ Cyborg anno 2087 metà uomo metà macchina… programmato per uccidere.

    Adattatemi tutto, ma non il mio Breil

    Telegiornale dal film Robocop del 1987

    Nei primi minuti del film, la multinazionale O.C.P. ci viene presentata durante un telegiornale:

    il sindacato di polizia accusa il “Prodotti dei Consumatori Omni“, l’OCP, l’azienda che recentemente…

    la frase originale era…

    Police union leaders blame “Omni Consumer Products“, OCP, the firm which recently…

    Sebbene io apprezzi sempre gli sforzi di adattamento che venivano proposti fino agli anni ’90, trovo che tradurre “Omni Consumer Products”, ovvero il nome di un’immaginaria azienda multinazionale, sia non solo una scelta discutibile (dovremmo davvero credere che una mega corporazione americana abbia un nome in italiano? Sarebbe come tradurre “Burger King”) ma anche controproducente dato che, per capirla, potrebbe essere necessario un bel “rewind” (impossibile al cinema), tanto era veloce nell’enunciazione da parte del giornalista! La prima cosa che la mente dello spettatore capisce nel sentire quella frase è che “il sindacato di polizia accusa i prodotti dei consumatori (?)” e poi una lista di altre parole apparentemente slegate – omniocpl’azienda…!

    Nel secondo film, al telegiornale dicono “Vogliono forzare la mano alla “Omni Consumer Products”, la OCP“. Questa è una traduzione non solo corretta ma anche più comprensibile.

    Una scelta di adattamento che invece apprezzo e che non vedrete mai più (perché adesso va di moda il “tutto-in-inglese! Tutto-in-inglese!“) è il nome del robot ED-209 che, in inglese, viene presentato come “Enforcement Droid series 2-0-9“, mentre in italiano è stato adattato in “Elemento Droide serie 2-0-9“. In tempi come i nostri, dove persino Capitàn America viene chiamato CAPTEIN AMERICA per rispettare il nome originale, questi piccoli dettagli da adattamento anni ’80 fanno quasi commuovere.

    NUK'EM

    “NUCLEARIZZALI!”… Un gioco per famiglie! (non è una citazione dal film)

    Cose che in italiano non capirete

    Sebbene in molti non siano destinati a capire l’ironia di certe pubblicità che compaiono in RoboCop, come ad esempio la reclame dell’automobile SUX 6000 che vanta consumi da 3,5 km per litro e che in inglese si legge “sucks” (ovvero “fa schifo“), c’è ancora tanto da apprezzare nel doppiaggio italiano dei primi due film della serie. Questi, infatti, sono così pieni zeppi di satira e ironia che, anche perdendosi alcuni riferimenti e battute, se ne può ancora apprezzare tranquillamente il resto senza che l’impatto culturale del film nel suo complesso ne venga edulcorato.

    Ma, invece di elencare quel che c’è di buono nella versione doppiata di RoboCop (e ce n’è tanto), mi imbarcherò in una piccola lista di cose che probabilmente non avete capito in italiano e, posso preannunciarvi già da adesso, finirò l’articolo con un solo, unico, lampante, incontrovertibile e inoppugnabile motivo per il quale, nonostante piccoli difetti, questo film (in italiano) è superiore alla versione in lingua originale… ebbene sì! Tutto ciò esclusivamente per una scena sola. Ma non andate a sciuparvi il finale come avete fatto con l’ultimo libro di Harry Potter. arrivateci per gradi.

    Questa è una lista di piccole cose che potrebbero esservi sfuggite:

    1) Stronzo, di nome e di fatto
    Uno dei “cattivi” del primo RoboCop è Richard Jones, il vice-presidente della OCP, che tutti chiamano con il suo abbreviativo, “Dick” Jones (in inglese Richard diventa Dick, così come a Napoli il nome Raffaele viene abbreviato in “Lello”). Questo abbreviativo è sempre stato fonte di ironia per gli americani in quanto “dick” vuol dire anche “cazzo”, come nell’offesa “testa di cazzo” (dick-head).

    Basti pensare ad una battuta abbastanza memorabile nei dialoghi originali di “Die Hard 2” dove la moglie del protagonista si rivolge con ironia all’arrogante giornalista “Dick” Thornburg dicendogli: “Listen, Dick. That is your name? …Dick.“, che in inglese sa tanto di offesa e strappa una risata, diventando anche una degna citazione ed un momento molto atteso dagli americani che si riguardano il film. Il nostro “Senta Dick. È così che si chiama… Dick?” purtroppo manca di quel doppio senso che equipara l’abbreviativo di un nome ad un’offesa in stile “cazzone!”.

    Una battuta identica c’è anche in RoboCop, quando il giovane dirigente Bob Morton si confronta con Dick Jones e gli dice “il vecchio credeva che fosse abbastanza importante… Dick!
    Detto poi con questa faccia da schiaffi:

    Cazzone!

    Bob Morton che da del “cazzone” al signor “DICK” Jones

    Dick Jones (la cui foto è a seguire) è memorabile proprio per questo suo nome. Nessuno ricorda il vero nome dell’attore! Dal 1987 lui è conosciuto come “Dick Jones”, lo stronzone Jones, e ritornerà pochi anni più tardi in un altro film di Paul Verhoeven, Atto di forza, in un ruolo quasi identico, quello dello stronzone.

    2) Se il caldo non vi piace…
    Sempre Dick Jones compare in un’intervista televisiva dove risponde alle accuse rivolte all’OCP da parte del sindacato di polizia dopo la morte di alcuni agenti:

    Dick Jones, personaggio di Robocop (1987)

    “Stronzone” Jones

    Chi si arruola è consapevole che vi sono alcuni rischi inerenti al lavoro svolto sul territorio. Qualsiasi poliziotto ve lo dirà… e se il caldo non vi piace non state in cucina.

    Quest’ultima battuta è risultata a me chiara solamente dopo aver ascoltato il dialogo originale: “If you can’t take the heat, stay out of the kitchen“. Si tratta di una vecchia frase idiomatica statunitense (attribuita al Presidente degli Stati Uniti Truman) il cui significato è riassumibile con un “chi non sa reggere sotto pressione, non dovrebbe trovarsi in quella posizione, ma dovrebbe togliersi dai piedi”.

    Dubito che in Italia questa battuta di Truman sia nota ai più e tanto valeva adattarla diversamente, in maniera da renderla un po’ più comprensibile, invece di tradurla alla lettera (per curiosità, l’aforisma è storicamente tradotto come “se non tolleri il calore, stai alla larga dalla cucina“). Difatti alla parola “calore” o “caldo” in Italia non associamo di certo concetti come “tensione” oppure l’essere “sotto pressione”, quindi quel “se il caldo non vi piace, non state in cucina” mi è sempre sembrata una battuta fuori contesto e senza molto senso, se avesse detto “buona la mela, sana la pera!” avrei riso ugualmente. Ancora meglio: “se non tolleri il calore, stai alla larga dal radiatore“.

    Ma in fin dei conti, sia in italiano che in inglese si ride quasi per lo stesso motivo, il sentire un importante dirigente che risponde ad una serie di gravi accuse con una frase da saggezza popolare spicciola del calibro di “chi ha il pane non ha i denti” o, nel caso dei dialoghi originali, con un aforisma storico decontestualizzato.

    Dick Jones che dice buona la mela, sana la pera
    3) La schifomobile deluxe
    Il film è celebre anche per alcune finte reclami e la più memorabile di queste è proprio quella dell’automobile SUX 6000 di cui parlavo prima. Nella pubblicità vediamo un dinosauro che sparge terrore in città finché non viene fermato dalla vista dell’auto SUX 6000 che, in realtà, solo per quella scena, viene chiamata “6000 SUX”. Il motivo di questa variazione sembra essere una voluta presa di giro nei confronti della Pontiac 6000 che all’epoca era in diretta concorrenza con la Ford Taurus, ovvero il modello della Ford utilizzato nel film per le auto della polizia di Detroit. La pubblicità “6000 SUX” è da leggere praticamente come “la 6000 fa schifo” (6000 “sucks”!). Sembra che alla General Motors, produttrice della Pontiac, non abbiano apprezzato per niente la battuta.

    Pubblicità della SUX 6000 con il dinosauro in stop-motion, dal film Robocop 1987
    Un altra cosa che in italiano forse alcuni non potranno apprezzare è l’affondo alla società americana di fine anni ’80, i cui sogni di benessere capitalista erano crollati insieme alla borsa:

    It’s back. Big is back. Because bigger is better. 6000 S-U-X, an American tradition.

    Letteralmente è traducibile come: “è tornata! La moda del “grande” è tornata. Perché più grande è meglio!“. Nella versione doppiata in italiano la pubblicità recita invece:

    È tornata. La grande è di nuovo qui! Più grande e più bella che mai. La S-U-X seimila, una tradizione americana.

    Sebbene apparentemente molto simile (e forse più in linea con ciò che uno si aspetterebbe dai dialoghi di una vera pubblicità), ritengo che la versione italiana non riesca a portare lo stesso messaggio del “grande” che torna di moda, in puro stile americano. In realtà sarebbe bastato leggere al pubblico italiano quel “8,2 miglia con un gallone” (8.2 MPG), ovvero “3,5 km con un litro“, perché l’ironia della schifomobile sta tutta lì: enorme, volgare, trinca-benzina… “una tradizione americana”!
    [Poi magari si scopre che la copia distribuita nei cinema italiani era sottotitolata e mi sono lamentato per niente]

    4) Le “Guerre Stellari” di Ronald Reagan
    Tra le notizie più divertenti del telegiornale di Detroit c’è la seguente:

    10,000 acres of wooded residential land were scorched in an instant when a laser a board of the Strategic Defence “Peace” Platform misfired during routine start-up tests

    10.000 acri di terreno boschivo in un’area residenziale sono stati oggi distrutti dal fuoco per un errore di mira di un cannone laser montato sulla piattaforma in orbita “Peace” nel corso di normali esercitazioni.

    Scudo missilisitco Guerre Stellari dal film RoboCop 1987
    La satira di questa notizia sta nel diretto riferimento al progetto “Guerre Stellari” di Ronald Reagan che, difatti, in inglese fu battezzato “Strategic Defence Initiative” (SDI) e tradotto in Italia come “iniziativa di difesa strategica“, ma più popolarmente noto con il nome “scudo spaziale”, “scudo missilistico” o, appunto, progetto “Guerre stellari“.

    L’ironia della notizia sta nel nome in codice della piattaforma appartenente allo scudo (“Peace”) e nel fatto che, per un piccolo errore durante un test, un suo cannone laser abbia distrutto una grande area della California e che tra le vittime ci fossero anche due ex-presidenti (viene facile pensare che uno dei due potesse essere proprio Ronald Reagan, ironicamente vittima della sua stessa opera). Sarà che ho le orecchie poco buone o forse che la mia copia di RoboCop sia un po’ datata e di scarsa qualità nel compartimento audio, ma onestamente quel nome in codice “Peace” (piiis) non lo avevo capito fino a quando non ho tirato fuori la versione inglese per un confronto.

    Una traduzione meglio contestualizzata forse avrebbe dovuto citare lo “scudo spaziale”, ma si sono rifatti con l’adattamento del secondo film quando viene nominato il progetto “Guerre stellari”.

    Battute non altrettanto memorabili

    Mentre alcune frasi del film sono diventate famose in Italia così come negli Stati Uniti (l’esempio più lampante è il “vivo o morto, tu verrai con me“), ce ne sono altre che purtroppo nella versione doppiata del film non hanno lasciato il segno come le originali.

    Well? Give the man a hand!
    Be’? Dategli una mano.
    (dopo aver fatto esplodere la mano di Murphy con un colpo di fucile)

    Battuta dategli una mano, dal film Robocop 1987
    …e la più famosa di tutte in assoluto!

    I’d buy that for a dollar!
    Queste me le comprerei io per un dollaro.

    Pubblicità queste me le comprerei IO per un dollaro! dal film Robocop 1987

    “uuuuuh… queste me le comprerei IO per un dollaro!”

    Sono tutte frasi che per un motivo o per un altro non hanno lasciato il segno nel pubblico italiano come le originali hanno fatto nel mondo anglosassone. La frase “I’d buy that for a dollar!” in particolare è diventata parte integrante della cultura popolare in America e sono sicuro che molti neanche si ricorderanno o sapranno da dove origina. È la sciocca battuta ad effetto (o “tormentone” che dir si voglia) che, al termine tutti i suoi sketch, ripete continuamente il protagonista di un seguitissimo, quanto decadente, show televisivo dove questa sorta di Benny Hill, circondato da prosperose ragazze, dichiara che si comprerebbe qualsiasi cosa per un dollaro.

    La versione italiana della battuta è a mio parere altrettanto divertente per il modo in cui è recitata ma non ha avuto lo stesso effetto sul pubblico nostrano, forse per il riferimento ad una valuta monetaria straniera o per via di una fraseologia culturalmente differente, difficile a dirsi. Un’immaginaria versione italiana dello stesso programma avrebbe proclamato “queste me le comprerei io per due lire!“. È una battuta che dovrebbe far pensare “ma va?!”, “e chi non lo farebbe?”.

    Bixby Snyder nello sketch televisivo di Robocop 1987

    “Mi compro anche quello per un dollaro! Ahahah”

    La stessa battuta stupida viene ripetuta da Bob Morton, uno dei dirigenti della OCP (a dimostrazione che quel programma spazzatura era visto e apprezzato davvero da qualsiasi classe sociale), quando dice ad un collega: “Mi piacerebbe tanto ma ho un impegno, un paio di modelle  vengono a casa mia, sai com’è!” e la risposta in inglese è “I’d buy that for a dollar!“, tradotta in “certo che lo so, ci puoi scommettere“.

    allora vi compro io per un dollaro! Sketch televisivo da Robocop 1987

    “allora vi compro io per un dollaro!”

    Come avrete forse capito, questo tormentone televisivo di “I’d buy that for a dollar!“, tanto amato dai cittadini della futura Detroit, sembra essere un’esclamazione un po’ goliardica usata per descrivere qualcosa di formidabile o sorprendente di cui si è testimoni, specialmente se di natura sessuale. Qualcosa che “non ci dispiacerebbe affatto avere”. Questo è un esempio suggerito dal sito Urban Dictionary: «alla fuoriuscita del seno dal costume di Janet Jackson, avvenuta sul palcoscenico, qualcuno dal pubblico avrebbe potuto esclamare “I’d buy that for a dollar!“». C’è anche chi ha sviluppato un’intera teoria sull’origine e il significato della frase in questione.

    Meme di RoboCop

    Un costume originale del film RoboCop indossato da Peter Weller? …Me lo comprerei io per un dollaro.

    L’esclamazione è talmente radicata nella cultura popolare americana che si sono assicurati di farne cenno anche nel remake del 2014 quando un addestratore, osservando l’iniziale lentezza di riflessi del nuovo RoboCop, esclama che non se lo comprerebbe per un dollaro (I wouldn’t buy that for a dollar!).
    Infine vi lascio con una “compilation” di tutti gli “I’d buy that for a dollar” in italiano:

    La pronuncia dei nomi

    Il primo film della serie pecca gravemente in una vecchia abitudine italica, la storpiatura accidentale dei nomi stranieri. In questo film, infatti, sembra quasi che i doppiatori stessero ancora sperimentando (mentre lo doppiavano) quale pronuncia fosse la migliore per le orecchie italiane.

    Il caso più emblematico è quello del protagonista, Alex Murphy, che diventa (perlopiù) mérfi nel primo film. Credo che la scelta della vocale “e” sia avvenuta per una questione di labiale anche se non posso esserne certo. Del resto dovevano scegliere una vocale e in questi casi una vale davvero l’altra, dato che la pronuncia americana di “Murphy” è un misto tra “merfi”, “marfi” e “murfi”. Il problema è che in alcune scene dello stesso film la sua collega lo chiama marfi. Decidetevi!

    Quella che dà più i brividi comunque è la battuta finale del film in cui RoboCop, alla frase “spari bene figliolo. Come ti chiami?“, risponde “MERFI” con una pronuncia italianissima, oggi un po’ imbarazzante.
    Sia nel primo che nel secondo film, a volte è pronunciato correttamente (all’inglese), molte altre volte è mérfi, in alcuni casi è marfi. Nel remake del 2014 se non altro viene chiamato in maniera corretta, costantemente. Che sia la prima opera buona compiuta da un “supervisor“?

    Il cattivo Clarence Boddicker viene presentato come “baddigher“. Questa è l’alterazione che più mi irrita in realtà. Suona bene, per carità, ma perché cambiare un nome che comunque sarebbe stato chiaro alle orecchie italiche in ogni caso? Che problema avranno avuto a dire “boddicher”, lo sanno solo loro! Forse non suonava abbastanza amaragano awanagana?

    I doppiatori

    Agente Lewis con un omogenizzato in mano

    Gianni Marzocchi è perfetto nei panni del cattivo Boddicker (non “baddigher”). Come urlava lui “stronzo!” non me lo dimenticherò facilmente (video qui). Marzocchi era lo stesso che in Apocalypse Now doppiava Robert Duvall e di cui è celebre la frase “mi piace l’odore del Napalm di mattina“. Ha spesso doppiato i “cattivi” in molti film (da Skeletor nei Dominatori dell’Universo a svariati personaggi della serie 007) e, per la cronaca, era anche la voce di Calboni nel primo film di Fantozzi (nei successivi film, invece, l’attore che interpretava Calboni ha doppiato se stesso).

    Alessandro Rossi, mi voglio azzardare a dire che forse, dal punto di vista della voce, è leggermente più bravo e memorabile di Peter Weller. Sarà il fattore nostalgia a influenzare la mia opinione? Può essere.

    Tutti gli altri doppiatori!
    In puro stile “doppiaggio anni ’80”, anche personaggi minori e semplici comparse hanno la voce di doppiatori di primo piano. Chi ha familiarità con i nomi dei professionisti di questo mestiere si sorprenderà nel sentire che… Michele Gammino (voce di Harrison Ford) interpreta, in RoboCop, un venditore che avrà sì e no due battute; Marco Mete (famoso come voce di Robin Williams) è l’impiegato OCP che viene smembrato in meno di un minuto dall’ED-209; Giorgio Lopez (forse lo conoscete come la voce di Danny DeVito) è un altro degli impiegati OCP che, nel primo film, ha solo un paio di battute. Poi ci sono Pino Locchi, Francesco Pannofino e tanti altri nomi celebri del settore, sempre in ruoli più o meno piccoli. Insomma la lista di talenti vocali non è limitata ai pochi attori di rilievo, bensì si estende ad ogni singola persona parlante che compare nel film. Una cosa che oggi giorno non accade più, per svariati motivi.

    Piccoli errori del doppiaggio di RoboCop (1987)

    In una scena del film il sindaco e membri della giunta comunale sono tenuti in ostaggio da un dipendente scontento del comune. Durante le trattative quest’ultimo chiede una macchina veloce e che abbia un rapporto litri-chilometri penoso (“Something […] that goes fast and gets shitty gas/mileage“). È l’emblema della decadenza della società capitalista (uno dei tanti messaggi del film) dove tutti, come poi scopriamo nel corso del film, sognano di possedere e sfoggiare la schifomobile della reclame in TV, la SUX-6000, che vantava di percorrere 3,5 km per litro in “puro stile americano”.

    In italiano questa battuta è stata forse erroneamente tradotta in “una […] velocissima e che faccia un sacco di miglia con poca benzina“. Sarebbe anche una battuta divertente: il dipendente comunale in crisi di nervi che ha fatto la follia di prendere in ostaggio il sindaco e adesso avanza richieste impossibili, ovvero un’auto sportiva veloce ma che consumi poco! Peccato che qualsiasi mia interpretazione giustificativa venga vanificata dall’immediata risposta del negoziatore: “che ne dice di una SUX-6000?“. Cioè l’esatto opposto di una macchina che percorre molte miglia con poca benzina, come abbiamo visto prima.

    Alterazioni gradevoli

    Prima di passare all’unico, solo e inconfutabile esempio che decreterà la vittoria assoluta della versione doppiata in italiano su quella originale, vi delizio con alcune piccole migliorìe che troviamo nei dialoghi nostrani:

    Omni Consumer Products, what a bunch of morons!

    che diventa, nel doppiaggio italiano:

    OCP, Oh-Che-Palle! Un branco di imbecilli!

    Poi c’è lo scambio di battute che più tardi porterà ad un alterco tra il vice-presidente Dick Jones e Bob Morton, il giovane dirigente che gli vorrebbe fare le scarpe grazie al progetto RoboCop.

    I hear that Jones was plenty pissed.
    He’s got this killer rep, but it’s a smokescreen.

    La traduzione sarebbe all’incirca: “Ho sentito che Jones era parecchio incazzato” / “Ha la reputazione del vero killer ma è tutto fumo negli occhi”. Il doppiaggio italiano però ci regala qualche sorriso in più:

    Dicono che Jones sia proprio incazzato.
    Ha la fama del vero killer, ma più che incazzato è una testa di cazzo.

    E poi…

    Where is that metallic motherfucker?
    Dov’è quel rotto in culo di latta?

    E poi ancora…

    Scena da Robocop 1987. Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Ehi bamboccio, che stai leggendo?

    Scena da Robocop 1987. Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Che vai al college, bello di mamma, eh?

    Un adattamento dello stesso dialogo, nel 2014, avrebbe portato quasi sicuramente a dialoghi piatti del calibro di:
    “Ehi, amico. Che stai leggendo lì?” / “Sei uno studente del college o cosa?”

    E infine lei…

    LA BATTUTA CHE VINCE TUTTO!

    Una frase-tormentone che vi garantisco vi rivedrete almeno due volte. Quando lo spietato vice-presidente della OCP, “Stronzone” Jones, decide di far eliminare il suo avversario Bob Morton gli manda un video-messaggio insieme al killer che lo farà fuori. Il video-messaggio si conclude con la frase:

    I’m cashing you out, Bob

    Traducibile, nel contesto della scena, come: “Sei liquidato, Bob“. Il doppiaggio nostrano, per adattarsi ad un labiale in primo piano, visivamente chiaro e che lasciava poco spazio “di manovra”, va a cambiare completamente la battuta, trovandone una molto più divertente eppure perfetta nel contesto (come non di rado accadeva in quegli anni). La sincronia del labiale in questa scena doppiata è a dir poco perfetta… non vi dico la battuta per non rovinarvi la sorpresa, godetevi la clip video e venitemi a dire se non fa ridere molto di più in italiano, rispetto ad una eventuale “ti sto liquidando, Bob“:

    Clicca per vedere il video

    Clicca per vedere il video

    Solo per questa riuscitissima battuta, ignorerò qualsiasi piccola bega dell’adattamento (che comunque erano davvero poche) e metto RoboCop nella lista dei film “migliorati dal doppiaggio in italiano” senza alcun dubbio!
    È proprio il labiale il pezzo forte dell’adattamento di RoboCop e del resto non poteva essere altrimenti, in un film in cui il protagonista espone solamente la bocca. È evidente che l’attenzione e la professionalità c’erano tutte quando hanno lavorato a questo doppiaggio, la riprova sta proprio nel fatto che ogni battuta (in particolar modo le parolacce) sembra nata in italiano e non tradotta da un’altra lingua; impossibile immaginare quale fosse l’originale senza andarsi a ricontrollare la traccia inglese.

    Questo, come già avevo detto in un recente articolo, è la riprova di un adattamento di qualità elevata, dove la maggior parte delle modifiche al testo originale sono quasi sempre giustificate da una ricerca attenta della sincronia voce-bocca che, in questo film, è lodevole. Forse anche più di molti altri degli stessi anni.

    Esempi riuscitissimi (vedere per credere) sono anche: “your move, creep” che diventa “non ti muovere, scemo“, il consiglio ai bambini “stay out of trouble” che diventa “non siate indisciplinati“, la reclame di un gioco di guerra dove il bambino dice “Pakistan is threatening my border” (cioè, “il Pakistan minaccia il mio confine”) alterata in “il Giappone sta invadendo il mio territorio” per una questione di stacco (un po’ fuori tempo dalla precedente battuta), ma soprattutto la mia preferita… “hai finito di rompere il cazzo Bob!“, laddove sembra proprio di leggere “cazzo” nel labiale in primissimo piano di “Stronzone” Jones.

    Fine. Ho finito di rompervi il cazzo con questa recensione, miei cari “Bob”! Andate a rivedervi RoboCop! Adesso siete culturalmente preparati e saprete apprezzarlo, soprattutto per il lavoro di sincronia e di adattamento al quale tanti grandi interpreti italiani hanno contribuito decenni fa (che nel mondo del doppiaggio equivalgono a secoli fa !)… quando ancora “officer” era tradotto come “agente” e non “ufficiale”.

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    me lo comprerei io per un dollaro

  • Padre Vostro… Doppiaggio nostro!

    Per parlare di questo recente film croato mi sono dovuto affidare a qualcuno che sapesse effettivamente il croato (oltre che l’italiano), quindi vi lascio con una recensione che Petar K. ha scritto gentilmente per me. Come diceva il Joker in Batman: “ragazzi, acculturiamoci un po’!”.

    Vostro affezionatissimo,

    Evit

    Introduzione

    Padre Vostro è uno di quei film che sicuramente i puristi della lingua originale apprezzerebbero in lingua originale, in modo da rafforzare le loro conoscenze di croato, oltre che apprezzarne tutte le sfumature (a titolo di curiosità è una lingua parlata da meno di 6 milioni di persone, quanto gli abitanti della Campania). E’ anche, a modo suo, la riprova di quanto siano ridicole, nei doppiaggi, le intromissioni dall’esterno che esigono che questo o quel termine siano lasciati in lingua originale: klape, partizanska borba, SDP, HDZ e Hrvatska, sarebbero potuti essere degli ottimi candidati ad essere lasciati tali e quali nel doppiaggio italiano, ad onore e rispetto dell’idea più generale che rappresentano e che si potrebbe voler sdoganare oltreconfine grazie a fantomatici “supervisor” croati, anzi grazie ai nadzornici. Un termine che tutti dovreste imparare.
    Per chi non avesse inteso, stiamo facendo dell’ironia.
    D’altro canto c’è anche da dire che spesso, al doppiaggio di questi film dell’est, viene dedicata poca cura, e non solo perché oggi le traduzioni vengono googlate, ma anche perché c’è bisogno di un vero e proprio adattamento (e quindi immagino tempo e costi) che di sovente risulta un po’ eccessivo per film che comunque restano di nicchia: così già in Papà… è in viaggio d’affari, film dell’85, si potevano sentire frasi come “testa di donna”, tradotte letteralmente dalla locuzione serbo-croata “ženska glavo”, che è un modo un po’ maschilista per apostrofare una donna “testa di coccio”.
    Per fortuna questa volta non è stato così, e non abbiamo sentito nessuno essere chiamato “cavallo” o “scimmia” solo perché il traduttore non aveva voglia di trovare un’offesa alternativa per noi culturalmente comprensibile.
    D’altro canto però, come per ogni traduzione che si rispetti, anche qui ci sono dei tradimenti.
    L’adattamento è stato affidato allo STUDIO P.V. di Milano, che a quanto pare ha lavorato principalmente sul doppiaggio e post-produzione audio di cartoni animati, annoverando però tra i suoi lavori anche film quali E.T., Il colore viola e Rocky. Ma procediamo con ordine.
    locandine

    Il titolo

    Cominciamo dal titolo che in originale sarebbe I figli del prete (Svećenikova djeca) e che l’Osservatorio sui Balcani, in un primo momento, aveva supposto sarebbe stato tradotto come Scherzi da prete (immagino che non si trattasse di una pura supposizione ma che invece qualcuno della distribuzione italiana glielo avesse spifferato), tale titolo però avrebbe avuto un omonimo nostrano del 1978 diretto da Pingitore. Quindi pare la scelta sia ricaduta su Padre Vostro, che personalmente trovo ancora più divertente del titolo originale. Sia perché fa eco al celeberrimo “Padre Nostro”, sia perché imposta i toni su un umorismo più sardonico che comico (un umorismo che difatti è tipico della cinematografia ex-jugoslava).
    Lo stesso lo si potrebbe dire della locandina, che nella versione croata vede il prete protagonista in mezzo ad un’orda di neonati, mentre in quella italiana gli si vede reggere in mano un preservativo, alludendo così al fatto che non si tratterà semplicemente di una commedia latte-e-miele. Nello specifico in Italia è stata utilizzata la locandina croata che era servita da teaser per il film, non la versione “finale” con cui poi è uscito nelle sale cinematografiche in Croazia.
    Inoltre, sempre a proposito del titolo, è anche curioso notare come il medesimo gioco di parole sarebbe stato impossibile in lingua originale a causa delle declinazioni, per cui “Oče naš” (Padre Nostro) sarebbe dovuto diventare “Otac vaš” (Padre Vostro), perdendo l’assonanza diretta.

    Declinationes damnates

    Sempre le declinazioni sembra abbiano dato non pochi grattacapi agli adattatori, tanto che si ha l’impressione che gli sia arrivata una traduzione bell’e pronta e non siano stati seguiti da qualcuno che conoscesse realmente il croato, dovendo così cercare di indovinare come si potessero pronunciare le parole non tradotte e nello specifico i nomi (scriverne la pronuncia giammai!).

    [nota di Evit: strano ma vero, in croato si declinano anche i nomi di persona]

    A titolo di esempio il caso più eclatante e comico è quello del coprotagonista Petar, chiamato come si deve una sola volta in tutto il film! Il nome si dovrebbe leggere tale e quale come è scritto, mentre nella maggior parte dei casi lo si sente pronunciare come: Petr, Petre, Petra, Petir. Petru. Quasi tutte effettivamente declinazioni del medesimo nome. Adesso mi immagino i doppiatori in sala di regia che si scervellavano sulla pronuncia giusta e la andavano a pescare da momenti a caso nel film, dove effettivamente lo si poteva sentir chiamare “Petre”, declinato in vocativo.

    [nota di Evit: Sarebbe bastata una sola consulenza per evitare simili errori, come vedete nel mondo del doppiaggio si fanno sempre due pesi e due misure: mentre i film croati non meritano neanche una singola consulenza linguistica, le sale doppiaggio di altri film come Captain America sono presidiate da stupidissimi supervisor amaragani]

    Queste sono state le primissime idee che mi erano venute vedendo il film e dalle quali ero partito con Evit per la stesura di questo articolo. Ma c’erano anche altre cose che non mi tornavano, sia perché mi era difficile immaginare come potessero suonare effettivamente in originale, sia perché a volte sembravano quelle traduzioni raffazzonate da compito di latino, dove lo studente cerca di mettere insieme delle parole sperando che al professore vada bene (tipo la statua di Atena era circondata da statue e colonne – chissà com’era il testo originale?). A tale scopo però ho dovuto procurarmi una versione in croato, che per pura fortuna aveva perfino i sottotitoli in italiano e – sorpresa delle sorprese – erano tradotti meglio di quanto non avessero fatto gli adattatori per la versione cinematografica (ricordo che il film è uscito in Croazia il 3 di gennaio).

    Anzitutto bando alla volgarità…

    In generale difatti sono state ridotte alcune volgarità, tanto che nel momento in cui Petar spiega a don Fabijan l’uso dei diversi tipo di preservativo, non si capisce bene il perché dell’invito da parte del parroco ad un linguaggio più trattenuto. In italiano infatti parole come “cazzo” o “pompino” e battute come “fottere nel culo” (sto traducendo alla lettera), sono state sostituite da “pisello” o “prenderlo in bocca” e “sesso anale”, certamente inappropriate da menzionare di fronte ad un prete, ma non certo così oscene. Il risultato è che quando alla fine Petar decide di utilizzare la parola “pene” il sollievo da parte dell’ecclesiastico ne risulta un po’ indebolito.
    Sempre nella medesima scena è curioso come i preservativi per “cazzi piccoli fino a 9 cm”, siano diventati preservativi per “quelli che ce l’hanno piccolo a partire da 9 cm”. A partire in che senso? Da 9 cm in giù o in sù? Mentre il preservativo righettato per il sesso anale, diventa semplicemente lubrificato (vade retro a qualunque perversione, anche quando si parla di perversioni).

    Piccole sviste

    Seguono una serie di sviste curiose, a mio avviso dettate dalla fretta, che hanno invece alterato leggermente il senso di alcune battute del film.

    • Nella scena in cui don Fabijan e Marin vanno a salvare la trombettista sequestrata da Luka, Marin spiega che conosceva la soffitta di quest’ultimo perché ci veniva ad essiccare i prosciutti (tra l’altro un’attività piuttosto comune in Dalmazia), mentre nella traduzione dice semplicemente di esserci stato una volta – mancando così il fatto che Marin e Luka si conoscessero (per non dire che fossero amici).
    • Nella versione italiana il vescovo dice a don Fabijan che don Jakov andrà via a seguito di una promozione, omettendo il fatto che verrà trasferito al Kaptol –la sede della Chiesa Cattolica a Zagabria– elemento che poi si ricollega al finale (sarebbe anche bastato dire che andava nella capitale).
    • Quando Petar (o forse dovremmo dire Petr) va a comprare dei sonniferi da Marin (il farmacista) vi è un tripudio di “traduzioni creative”. Anzitutto però facciamo una premessa: a questo punto del film abbiamo visto il farmacista Marin propinare vitamine al posto degli anticoncezionali (oltre che bucare i preservativi), intanto Petar si è ritrovato in casa il bambino abbandonato da Ana “la pazza” e adesso vuole abbandonarlo a sua volta contro il volere della moglie, per evitare dunque l’intralcio della moglie Petar tenta di addormentarla con un sonnifero. Nella versione croata Petar entra in farmacia e chiede dei sonniferi, mentre Marin gli dice che non può darglieli senza una prescrizione medica, al che il primo ne deride l’eccesso di zelo, facendogli notare che fino ad un attimo prima somministrava senza troppi problemi vitamine al posto di anticoncezionali. I sonniferi però sono in pasticche, allora Petar domanda se non vi fossero anche in polvere e il farmacista ribatte che gli sarà sufficiente frantumarli, se proprio non riesce ad ingoiare le pillole.
      Nella versione italiana invece il dialogo si svolge in modo un po’ diverso: anzitutto al rifiuto da parte del farmacista, Petar, anziché alludere alla vicenda degli anticoncezionali, gli dice semplicemente che potrebbe vendergli i sonniferi facendo finta che fossero vitamine. La battuta lascia a dir poco perplessi, essendo anche abbastanza priva di senso, dal momento che il problema di Marin non era certo morale, ma probabilmente amministrativo (alla fine dava via un medicinale senza la dovuta prescrizione). Come se non bastasse, alla richiesta di un sonnifero in polvere il farmacista replica che potrà frantumarli con un martello (addirittura!).
      Altra confusione arriva a proposito del giuramento fatto dalla pazza Ana. Nella versione italiana infatti si capisce che lei avrebbe fatto voto di camminare in ginocchio per un anno se il figlio non si “fosse ammalato”, omettendo di aggiungere un “come lei”, che invece c’era nella versione originale, lasciando intendere che la madre pregava perché il figlio non diventasse pazzo come lo era diventata lei. In italiano sembra invece che si preoccupi semplicemente per la sua salute – può sembrare una piccolezza, ma personalmente trovo piuttosto ironico che una malata mentale riconosca la propria malattia.

    Passate le traduzioni alla “pene di cane” arriviamo ad alcuni spezzoni che erano difficilmente adattabili perché troppo legati alla lingua e alla cultura croate, per cui non possiamo farne colpa ai nostri traduttori.

    • Sempre a proposito dei nomi ad un certo punto viene introdotto un tale Jose, che Marin, il farmacista, addita ad essere un nome serbo, mentre il prete protagonista suggerisce poter essere José, un nome spagnolo. Qui purtroppo c’era poco da fare e in italiano si perde l’ironia sul fatto che il nome Jose non esiste nemmeno in serbo, come andava supponendo il paranoico nazionalista Marin.
    • Nella parte dedicata all’invalido Mikula e alla sua ex-ragazza Verica c’è invece una piccola curiosità (qui il doppiaggio poteva veramente poco): in croato “essere fidanzati” viene detto come “camminare con qualcuno”, mentre quando si porta in giro una ragazza-trofeo allora la si “guida in giro”. Quindi Mikula, che era sulla sedia a rotelle, “guidava” Verica che lo aveva lasciato e non “camminavano” più insieme. Una battuta a dir poco contorta (il coito sulla carrozzina in corsa completava il tutto).
    • Stessa cosa la si può dire quando Petar investiga sull’insegnante Vinko che “va con gli animali”, laddove in croato c’era un gioco di parole sul verbo voljeti che significa sia amare che voler bene (nel senso che gli piacevano gli animali domestici).

    Tessiamo qualche lode…

    Altre parti, come da tradizione del doppiaggio italiano, sono state migliorate o semplicemente adeguate alla nostra cultura.
    Così quando don Fabijan e Luka passano davanti alla casa di Petar, che giustifica il pianto del figlio-clandestino con dei gatti in calore, don Fabijan anziché dire che “non ha idea di cosa stia succedendo”, suggerisce di “affidarsi alla volontà del Signore”, mentre le sigle dei partiti SDP e HDZ, sono state sensatamente tradotte come “socialisti” e “cristian-democratici”, tanto per citare alcuni esempi.
    E infine un’ultima curiosità sull’arrivo del presunto “politico o mafioso” (se non avete visto il film, vi lascio indovinare di chi potrebbe trattarsi): in croato al posto di “politico” c’era tajkun (letteralmente il tycoon), un tema molto caro nei Balcani dove la gente è ancora, in modo quasi comunista, ossessionata più dai ricchi che dai politici (come lo siamo da questa parte dell’Adriatico). Anche in questo caso buona trovata da parte degli adattatori.

    Il verdetto di parte

    Insomma, a leggere tutte queste critiche si potrebbe pensare che alla fine non sia rimasto molto soddisfatto da questo adattamento, ma per come poteva andare direi che sia andato bene. L’adattamento col labiale era ottimo e se consideriamo che film di medesima origine, doppiati venti o trenta anni fa, avevano “orrori” anche peggiori, credo che alla fine si possa dire che sia stato fatto un buon lavoro. Parola di croato!

    Curiosità finali sul film

    Concludo con alcune curiosità, che benché esulino dal doppiaggio, potrebbero risultare interessanti alla comprensione del film (o diciamo del suo adattamento):

    • Il tedesco che muore affogando nel mare a dicembre fa una duplice ironia sia sulle frotte di turisti tedeschi che ogni anno finiscono vittime di sconsiderati incidenti marittimi, sia sul rapporto tra Germania e Croazia: il tedesco infatti arriva nell’isola pensando di trovare un terreno fertile (metaforicamente per i suoi affari) e invece ci lascia le penne.
    • La pazza Ana per tre volte dice profeticamente il vero, tornando ad un tema caro a Brešan, dove i malati di mente sembrano gli unici a dire cose sensate, mentre gli altri non prestano loro alcuna attenzione: anzitutto avverte Petar che era lui ad essere sterile e non la moglie (alludendo al suo seme come acqua), poi avvisa don Fabijan che non dovrebbe sostituirsi a Dio (è Cristo che guarisce non tu!) e infine apostrofa il vescovo come “un nuovo Gesù”, visto che camminava sull’acqua, ma con l’aiuto di una barca.
    • Le scene finali sono girate a Zagabria e la chiesa in cui corre don Šimun è quella di San Marco, nell’omonima piazza.
    • Il regista fa un’apparizione nelle vesti del medico che visita la trombettista dopo l’incidente nella soffitta.
    • Le scene delle interviste televisive e del telegiornale sono state realizzate con i veri giornalisti e speaker della televisione pubblica HRT (benché questa non abbia contribuito alla realizzazione del film).
    • In Croazia durante i matrimoni, specialmente in Dalmazia, si vedono di sovente bandiere nazionali (avevo notato che al cinema in Italia questa cosa aveva suscitato ilarità – magari qualcuno pensava si trattasse di un’esagerazione del film).
    • Durante il funerale del figlio di Luka, ucciso da un orso, il sindaco del posto allude a come i croati non siano minacciati solamente dalle mine lasciate dai cetnici serbi, ma anche da orsi, lupi e cinghiali; qui Brešan fa riferimento ad una celeberrima poesia per ragazzi di Branko Ćopić, intitolata La casa del porcospino, dove appunto il lupo, l’orso ed il cinghiale non hanno una tana e se l’avessero la venderebbero per poco, finendo col fare un’orrenda fine; la metafora originale era chiaramente riferita a quelli, che nell’ambito del non-allineamento jugoslavo, avrebbero preferito vendersi all’Unione Sovietica o al capitalismo occidentale, per trarre dei benefici momentanei a dispetto della propria indipendenza.
    • La madre di Jure, l’anziana che minaccia di gettarsi in mare, rievoca il personaggio di Bepina (dell’autore Miljenko Smoje), molto popolare in Croazia, che minacciava di uccidersi in mare se il marito non l’avesse sposata
    Nel frattempo in Croazia

    Nel frattempo in Croazia

  • Il pì-che…??? BATMAN (1989) – La guida visiva al doppiaggio perfetto

    Vignetta sul doppiaggio di Batman 1989
    Batman! Un film che adoro in italiano e di cui ne tesserò le lodi, così, perché posso! Ma prima…

    UN PREAMBOLO LUNGHISSIMO

    Nel 1984 il direttore di doppiaggio Mario Maldesi perse il suo collaboratore di lunga data, Roberto De Leonardis, il quale, per decenni, aveva adattato i dialoghi dall’inglese all’italiano, regalandoci lavori di classe così ben fatti da risultare difficile anche soltanto indovinare le battute originali in inglese. Sì, perché quando nel sentire le frasi di un film doppiato risulta facile immaginarsi la battuta originale in inglese, allora potete stare sicuri che chi si è occupato dell’adattamento si è limitato a tradurre i dialoghi piuttosto che ad adattarli per il pubblico italiano.
    Difatti, sfido chiunque non abbia mai visto Guerre Stellari (1977) in lingua originale ad ascoltare questa frase doppiata:

    È la spada laser di tuo padre. Questa è l’arma dei cavalieri Jedi. Non è goffa o erratica come un fulminatore.

    …ed indovinare quale fosse la battuta originale! Quali parole tradurranno “goffa”, “erratica” o persino “spada laser”? Laser sword? Erratic?
    La frase originale era:

    Your father’s lightsaber. This is the weapon of a Jedi Knight. Not as clumsy or random as a blaster.

    e se dovessimo immaginarla tradotta oggi, nel 2014, allo stesso modo in cui doppiano cose brutte come Captain America 2, avreste certamente udito cose tipo:

    È la lightsaber di tuo padre. Questa è l’arma di un cavaliere Jedi. Non è brutta o imprecisa come un blaster.

    Roberto De Leonardis, a mio parere, ha creato, dal dopoguerra agli anni ’80,un vero e proprio standard qualitativo nell’adattamento italiano che è anche facilmente verificabile da tutti coloro che sanno un po’ di inglese con questo mio TEST DI QUALITÀ DELL’ADATTAMENTO:

    Istruzioni: provate a ritradurre in inglese frasi particolari del film doppiato (non avendolo mai sentito in lingua originale)! Se la frase ritradotta in inglese risulta poi essere molto vicina o addirittura identica alla frase originale vuol dire che il lavoro di adattamento fa schifo!

    Con questo facile test, anche voi che sapete poco di doppiaggio o di adattamento come me, potrete valutare la qualità di quest’ultimo grazie a quello che si potrebbe definire “retroingegneria dell’adattamento“.
    De Leonardis era così bravo che è difficile (se non impossibile) immaginare le battute originali sentendo “lupo ululà, castello ululì” oppure “Brutto idiota, presuntuoso, strapezzente e cafone!“. Alcuni dei suoi adattamenti li ho già esplorati in passato come per Alien, Arancia meccanica, la trilogia di Guerre stellari (questa adattata insieme a Maldesi), Frankenstein Junior (anche questo insieme a Maldesi), ma il suo repertorio completo, dai cartoni Disney alla lista di film su cui ha lavorato è veramente lunga e variegata.

    Nel 1984, all’età di 71 anni, De Leonardis purtroppo viene a mancare lasciando un vuoto che però Maldesi, fortunatamente, riesce a colmare da subito “unendosi” a Sergio Jacquier, sceneggiatore, traduttore e dialoghista meno noto alle orecchie del grande pubblico. Nonostante il suo cognome francese, Jacquier è un mio compaesano, di Firenze. Di soli 10 anni più giovane di De Leonardis, Jacquier si trasferisce a Roma dove si dedica alla traduzione e all’adattamento di film stranieri (era l’adattatore fisso di Woody Allen) e ci regala, negli anni ’80, alcuni tra gli adattamenti più divertenti e memorabili come Ghostbusters – Acchiappafantasmi (sia il primo che il secondo film). Voglio solo ricordare, tra i tanti, Aliens – Scontro finale (da me in parte criticato per un paio di scelte di traduzione un po’ confusionarie), Danko (immortalato dalla battuta “– Danko. – Nato stanco“), Dracula – Morto e contento (con perle tipo “-Lei è Nosferatu. – Lucy era sarda?“) e infine… Batman!

    Alla fine ci siamo arrivati. Batman!

    Locandina di Batman 1989

    La locandina si presenta da sola.

     

    BATMAN: IN ITALIANO È PIÙ MEGLIO!

    L’unico Batman che mi piace veramente, quello del 1989, con l’unico Joker che su schermo funziona, Nicholson, con l’unica voce che su Nicholson funziona, quella di Giancarlo Giannini. Infatti voglio ribadire come qualsiasi battuta del Joker in questo film sia più divertente e/o memorabile in italiano grazie proprio a Giannini —e alla sua risata! Quasi tutte le risate di Nicholson sono rimpiazzate da quelle di Giancarlo, a differenza di molti altri film dove spesso lasciano l’audio originale— ma è il film nel suo complesso ad essere leggermente migliorato dal doppiaggio, grazie anche ad un cast di professionisti assolutamente formidabile. Purtroppo per voi, miei affezionati lettori, questo non sarà un articolo di critica con vignette spassose ma di elogio, mi dispiace.

    Vediamo insieme, in ordine cronologico, tanti momenti lievemente migliorati in italiano. Vi presento la guida visiva alle battute italiane di Batman (riportate nella didascalia sotto ciascuna immagine) che sono meglio delle originali (o almeno in pari):

    Con l’American Express ti ci pulisci…

    American Express... non uscire di casa senza. Ti ci pulisci il culo! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: American Express… “non uscire di casa senza”.
    Ti ci pulisci il culo!

    La prima sequenza del film vede due ladri di strada derubare una famigliola che si era persa tra i vicoli malfamati di Gotham. Dopo l’aggressione i due furfanti sono su un tetto a spartirsi il bottino quando uno tira fuori dal portafoglio appena rubato una carta di credito e dice:

    American Express card. “Don’t leave home without it”… hey, get out of here!

    Il doppiaggio italiano recita:

    La carta American Express. “Non uscite di casa senza”… ti ci pulisci il culo!

    Credo che l’intenzione fosse quella di dire al suo partner “non ci pensare neanche”, appena l’altro fa per prenderla. Non a caso i sottotitoli del Blu-Ray (che traducono il testo inglese) riportano “ehi, giù le mani!“.
    Non è chiaro in realtà se lo faccia perché effettivamente non avrebbero potuto usufruire della carta (inutilizzabile se il proprietario ne denuncia il furto) oppure, più probabilmente, perché uno dei due non voleva condividere con l’altro parte del bottino. In ogni caso la risposta “ti ci pulisci il culo” risulta più divertente e memorabile di un generico “ma fammi il piacere!“/”te lo scordi!“.

    Il pi…che???

    il pi-che? Battuta dal doppiaggio di Batman 1989
    Incredibile come alcune piccole battute che ricordo da quando ero giovane risultino invece assolutamente immemorabili e piatte in inglese. Uno dei due malviventi racconta di essere preoccupato dopo quello che è successo ad un loro conoscente, tale Johnny Gobbs:

    – Johnny Gobbs era fatto ed è volato da un tetto, va bene? Capirai, che perdita.
    – Non è quello che ho sentito io. È stato il pipistrello.
    – Il pi-che???

    È ovvio che si tratta di un trucco, dato che sarebbe stato difficile far entrare la frase “il pipistrello” al posto di “the bat”. Questi accorgimenti creativi, in mano a Jaquier-Maldesi, diventavano un occasione per aggiungere battute memorabili oggi probabilmente impossibili.

    Si bevono… COSA?

    Bevono lo Sturanex. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Bevono lo “Sturanex”

    Poco dopo vediamo Eckhardt, il tenente corrotto della polizia di Gotham, sulla scena del crimine mentre dei paramedici portano via i due delinquenti appena malmenati Batman. Alla domanda di un collega che gli chiede come mai tutti i criminali di Gotham descrivono lo stesso mostro alato tipo pipistrello, lui risponde:

    They’re drinking Drano

    Nel doppiaggio italiano:

    Bevono lo Sturanex

    Non è chiara l’origine di questo Sturanex, che fosse un prodotto veramente in vendita in Italia all’epoca oppure più probabilmente un nome di fantasia coerente con il nome di altri prodotti chimici immaginari citati nel film come lo “Smilex” del Joker? Questo non ci è dato sapere ma, in ogni caso, il Drano della battuta originale è un prodotto tutt’ora molto comune negli Stati Uniti, l’equivalente del nostro “idraulico liquido”; i sottotitoli del Blu-Ray lo traducono con “trielina“, sostanza molto tossica, al bando dagli anni ’70.

    Nota: All’utente “Luke” va il premio per aver riconosciuto la parola pronunciata, difatti il personaggio doppiato da Ennio Coltorti purtroppo si trascina molto le parole, come del resto esige il suo personaggio.

    Spinelli per pipistrelli

    Spinelli per pipistrelli. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Questi due hanno preso spinelli per pipistrelli

    Mentre l’ambulanza porta via i due ladri malmenati da Batman, il giornalista Knox domanda a Eckhardt se si tratta di un altro avvistamento del pipistrello, al che il poliziotto risponde ironicamente:

    Sorry Knox, these two slipped on a banana peel.

    Ovvero, “scusa Knox, questi due sono scivolati su una buccia di banana. Il doppiaggio italiano recita più creativamente:

    Scusa Knox, questi due hanno preso spinelli per pipistrelli.

    Anche qui trovo più divertente la battuta nostrana.

    Sono io… tette di zucchero

    Sei tu, tette di zucchero? Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Sei tu, tette di zucchero?

    Non credo che abbia bisogno di spiegazioni. Da oggi l’unico modo di chiamare la vostra dolce metà.

    Le risate di Giannini

    Joker che ridacchia tenendo un drink in mano. Da Batman 1989

    Eheheh!

    Come avevo già detto, Giannini in questo film ci mette tutto se stesso, doppiando persino le risate di Nicholson e migliorando ancora di più il personaggio del Joker, dandogli una stravagante teatralità ed una risata contagiosa che in inglese semplicemente non esistono o non sono equiparabili. Nicholson non esagera abbastanza nella sua recitazione per avere la faccia che ha. Paradossalmente risulta più credibile nel suo personaggio con la voce di Giannini.

    La scena sopra è solo un piccolissimo esempio che rappresenta ciò che sto cercando di dire. Al ritorno a casa di “tette di zucchero” Nicholson è seduto sul divano a bere un drink e le dice “tesoro, non crederai mai a quello che mi è successo oggi“, la donna sviene alla sua vista e Joker si fa una risatina prima di bere un sorso del suo drink… risatina che ancora oggi, nel 2014, ripeto quando se ne presenta l’occasione. In inglese questa risatina a stento si sente, in originale manca sempre qualcosa!

    Rotelli… il mafioso corso

    Antoine Tony Rotelli da Batman 1989
    Questa è una parte del film che mi ha sempre dato qualche grattacapo da quando lo vidi in inglese. Nel doppiaggio italiano questo personaggio viene chiamato solamente Antoine e parla con un pesante accento francese, nessun dubbio fin qui.
    I dubbi vengono quando andiamo a sentire i dialoghi originali dove, tra l’altro, il personaggio non ha alcun accento. Nicholson prima lo chiama Tony, poi Rotelli (cognome) e, una volta sola, Antoine.

    Beh, Antoine... Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Be’, Antoine…

    Antoine prende subito fuoco per un nonnulla! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Antoine prende subito fuoco per un nonnulla!

    Prima eri una tigre di carta Antoine... Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine…

    Parto dal presupposto che il suo cognome sia Rotelli e che il suo personaggio sia quello di un capo della criminalità organizzata di Gotham, negli Stati Uniti. Automaticamente viene da pensare che sia un mafioso italo-americano di nome Tony Rotelli oppure, originariamente, Antonio Rotelli. Quell’Antoine, detto una sola volta da Joker dopo averlo fatto fuori, spiazza ma finisce per dare il nome al personaggio che troverete ovunque riportato come “Antoine Rotelli”. Questo secondo me è un errore che si trascina dal 1989 e a seguire vi elencherò le mie argomentazioni:

    1. Nel copione originale il nome era Carmine Rotelli. Il nome è stato cambiato all’ultimo momento. Chiaramente, almeno in origine, il personaggio era un mafioso italo-americano.
    2. Non si è mai sentito di un mafioso franco-italiano in America, in ogni caso sembra una scelta troppo curiosa per la sceneggiatura di un personaggio che appare sullo schermo per un minuto insieme ad altri mafiosi italo-americani.
    3. Joker potrebbe averlo chiamato Antoine solo a dispetto (lo chiama così solo dopo averlo carbonizzato).
    4. Nicholson, leggendo la battuta sul copione, potrebbe aver scambiato “Antonio” per “Antoine” (la differenza è solo nella posizione della “i”) e lo ha chiamato così, Tim Burton poi potrebbe aver deciso di lasciare la scena così com’era vista la poca importanza del nome.

    Qualunque sia la verità, in Italiano, Jaquier lo ha trasformato in un personaggio ancora più macchiettistico, con pesante accento francese e che viene chiamato soltanto “Antoine” (mai Tony, né Rotelli) per semplificare le cose e, in questo modo, rendendo la scena ancora più comica.

    Altre battute celebri di questa scena sono…

    Oh ma che stretta calorosa! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Oh, ma che stretta calorosa!

    I sottotitoli italiani hanno invece tradotto la battuta originale in “questo fa scintille!“.

    Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Oh, che notte di fuoco vicino a te Antoine, che notte infuocata!

    Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei... carta carbone! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Prima eri una tigre di carta Antoine e adesso sei…
    …carta carbone!

    Al posto di una traduzione più diretta tipo “sei un feroce bastardo, Rotelli. Sono contento che tu sia morto“, Jacquier ci delizia con un’altra perla che rimarrà memorabile per molti italiani praticamente a vita:

    prima eri una tigre di carta, Antoine, e adesso sei… CARTA CARBONE! Ahahahah

    E non dimentichiamoci mai del nostro numero uno: Bob.

    e Bob, ricorda... tu sei il mio numero uno... UNO! Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: e Bob, ricorda… tu sei il mio numero uno… UNO!

    Zio Grock

    Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Grock. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Ciao Vinnie, sono io, il tuo zio Grock.

    In inglese, Joker, prima di uccidere il suo avversario, dice “Ciao, Vinnie. Sono io, tuo zio Bingo” (seguito da “è ora di saldare il conto“). Anche a chi ha sottotitolato il Blu-Ray evidentemente era sfuggito l’eventuale riferimento culturale, così come era sfuggito a me, visto che hanno tradotto questa frase semplicemente come “Ciao, Vinnie. Sorpresa!“.
    In italiano Bingo (tipico nome da clown nella cultura anglosassone) viene cambiato in Grock e si riferisce ad un famoso circense svizzero.

    [Sempre l’utente “Luke”, nei commenti, ha scritto che il nome pronunciato da Giannini è Grock (non Brock) e ne ha spiegato il riferimento.]

    Gesù marimba!

    Mi punge la vezza. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting.

    Quando, nella vita, potrete trovare occasione di dire “mi punge vaghezza di fare un po’ di fotting“? Non tanto per il “fotting” che ancora compariva in film italiani anni ’90, quanto per il “mi punge vaghezza”. La stessa scena si apre con l’espressione di sorpresa “Gesù marimba!” quando il Joker posa gli occhi su Vicki Vale.

    La pubblicità del Joker

    gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: gli inquirenti non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza

    In italiano viene aggiunto un tocco di ironia molto sottile. La frase originale era “non hanno scartato l’abuso di droga” (come ipotesi della causa di morte di due modelle). In italiano invece è stata alterata la frase inserendo una battuta umoristica: “non hanno scartato la possibilità di crisi di astinenza“… come se una crisi di astinenza potesse portare a questo:
    modelle uccise dai prodotti del Joker nel film Batman 1989
    A questa scena seguono:
    la pubblicità pirata del Joker che, grazie alla sua marca di prodotti, porta “il ghigno, il ghigno e il righigno“…

    però con la nuova marca Joker torna il ghigno... il ghigno... e il righigno. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: però con la nuova marca Joker torna il ghigno… il ghigno… e il righigno

    …le valutazioni artistiche del Joker…

    cacca... cacca... cacca... Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: cacca… cacca… cacca…

    …e gli scherzi da burlone…

    mi strucco aiutatemi mi strucco. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Mi strucco! Aiutatemi, mi strucco!

    …che, come potete vedere, in inglese era “mi sto sciogliendo!” (dopo che gli era stata gettata dell’acqua in faccia). Trovo più gradevole l’alterazione italiana che ignora il riferimento al film Il mago di Oz, in Italia assai meno noto, amato e conosciuto di quanto lo sia negli Stati Uniti; per altro, prima di rivederlo, ricordavo erroneamente che la battuta fosse “mi sciolgo!” quindi è andata comunque a segno nonostante l’alterazione comica.

    Le persone normali fanno colazione nel tinello

    tu sai che una persona normale si alza... ...scende nel tinello... ...fa colazione. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: tu sai che una persona normale si alza…
    …scende nel tinello…
    …fa colazione…

    Per coloro i quali non mangiano nel tinello perché non sanno cos’è…

    TINELLO: Ambiente prossimo alla cucina e con essa comunicante, o apposito spazio della cucina stessa, adibito alla consumazione dei pasti e utilizzato anche come soggiorno, arredato per lo più in stile rustico o con mobili semplici e funzionali: mangiare in (o nel) tinello.
    (Treccani)

    L’ultima volta che avete sentito “tinello” in un doppiaggio italiano? Appunto, nel 1989.

    bambino cattivo, malerba, fa del male. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: …bambino cattivo, malerba, fa del male

    …e l’ultima volta che avete sentito “malerba” in un doppiaggio italiano? Appunto.
    Nei sottotitoli hanno tradotto “bad seed” come “seme cattivo“, alla lettera. Cani.

    Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Danzi mai col diavolo nel pallido plenilunio?

    Forse la frase più memorabile del film, seguita dalla battuta…

    mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro (...là dove sei in veste di rabarbaro) Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: mai rubare rabarbaro in barba a un barbaro
    (…laddove sei in veste di rabarbaro)

    Non solo hanno riportato il gioco di parole a base di rabarbaro, ma lo hanno anche migliorato, facendolo diventare un vero e proprio scioglilingua.

    Modi di dire italioti

    tu e io soli in singolar tenzone. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: tu e io soli, in singolar tenzone

    Nella sottotitolatura inglese c’è stato un errore perché il Joker dice “mano e mano”, non “mano a mano”, ma effettivamente il termine giusto è “mano a mano” e non deriva dall’italiano come il mio titolo vi ha suggerito, bensì dallo spagnolo. La traduzione è ben fatta, niente da aggiungere qui.

    Vola vola vola... topo uccello. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Vola vola vola… topo uccello

    Questa piccola battuta del Joker dall’alto di un elicottero detta per schernire Batman è forse la più rappresentativa della qualità del lavoro di adattamento del duo Jaquier-Maldesi per questo film.
    In lingua originale, infatti, si tratta dell’ennesimo richiamo alla cultura americana dove “Into the air, Junior Birdman!” è una canzone popolare che viene cantata per prendere in giro i piloti inesperti (Junior Birdman of America era un’associazione di aeromodellisti del 1934); nel film “All’inferno e ritorno” (1955) alcuni soldati di fanteria canzonano gli aviatori cantandogli questa “Into the air Junior Birndman!“, all’epoca molto popolare (sono andato a controllare il doppiaggio italiano di quella scena e mi dispiace dirvi che l’hanno lasciata in inglese, quindi in Italia nel 1955 nessuno avrà capito che fosse una canzonatura, bensì avranno pensato all’ennesimo “musicarello”).
    Come rendere la canzonatura in italiano? Semplice, trovando una canzone che si riferisse al “volo”… e quindi invece di “lu cardille” ci hanno messo “topo uccello“, storpiandola comicamente. Tanto di cappello!

     Altre scene/battute che mi piacciono

    Non necessariamente migliori in italiano, solo memorabili.

    strippa strippa strippa, money money money. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: strippa strippa strippa, money money money

    “Hubba hubba hubba, money money money”

    (nota: hubba non appare nei sottotitoli) che diventa in italiano:

    “strippa strippa strippa, money money money”

    Bob? Pistola. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Bob? Pistola

    Cara, condurti io devo per tempo al tempio. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Cara, condurti io devo per tempo al tempio

    (Nella prossima scena Batman e Vicki Vale sono appesi al cornicione e il Joker da sopra li schernisce con varie battute:)

    Ehi, bat-mancato. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Ehi, bat-mancato!

    Vi saluto, cascamorti. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Vi saluto, cascamorti!

    La battuta intera era:

    “It’s time to retire. Feel free to drop in”

    Doppiata come:

    “È ora di ritirarsi. Vi saluto, cascamorti!”.

    Sottotitolata in italiano come: “È ora di ritirarsi, fate pure un salto da me“.
    Credo che non si possa battere il “vi saluto, cascamorti” (altra battuta abusata da me per anni senza che nessuno la capisse).

    Qualche volta va a finire che mi ammazzo. Battuta dal doppiaggio di Batman 1989

    Doppiaggio: Qualche volta va a finire che mi ammazzo

     

    Conclusione, ultime osservazioni e curiosità

    E così finisce la mia guida visiva alle frasi del film rese alla perfezione (o migliorate) in italiano. Questo è un film che guardo esclusivamente in italiano perché nella sua lingua originale lo trovo meno interessante, vengono meno certe battute che per me sono dei veri capisaldi (grazie Sergio Jaquier e certamente anche Maldesi). Non c’è niente per cui valga la pena di fare lo sforzo di guardarselo in inglese se non si è a proprio agio con la lingua, non vi perdete assolutamente niente.

    Il personaggio di Joker in inglese ha un impatto leggermente diverso, non è che Giannini sia veramente molto più bravo di Nicholson come ho provocatoriamente detto in precedenza, sono semplicemente due interpretazioni leggermente diverse ma tra le due preferisco quella che dà Giannini, da pazzo euforico! La sua risata è contagiosa ed è sempre esagerata, sopra le righe, come del resto il personaggio richiede. Inoltre, tutte le sue frasi sono recitate perfettamente con una teatralità comica che può venire solo da un attore che ha tanto teatro alle spalle. In inglese è semplicemente Nicholson che fa Nicholson, quindi o siete abituati al suo modo di recitare o potreste trovarlo “sottotono”.
    La mia “partner” britannica (grande apprezzatrice di Giannini, tra l’altro) mi faceva notare come in lingua originale il suo personaggio dia perfettamente l’idea di uno psicopatico pericoloso proprio per il suo modo relativamente “contenuto” di recitare che potrebbe ricordare più un serpente che un pagliaccio. In italiano, in confronto, la recitazione di Giannini forse risulta leggermente più cartonesca ma io credo che questo giovi al personaggio; difatti sappiamo già dalle sue azioni che Joker è uno psicopatico schizzato, se ci aggiungiamo una recitazione teatrale e sopra le righe si arriva al coronamento di un personaggio.

    Vignetta sul Joker di Giancarlo Giannini in Batman 1989
    Una parola sugli altri doppiatori

    Paila Pavese è assolutamente perfetta nel ruolo di Vicki Vale, riuscendo, come sempre, nella caratterizzazione della “damigella in pericolo” (un po’ come la sua “Marion Ravenwood” in I predatori dell’Arca perduta). Peccato che non le diano più molti ruoli, immagino sia sempre molto impegnata a teatro. Luca Biagini è ottimo come Batman… ma potrei andare avanti così a lungo, sono infatti tutti ottime scelte; tra i vari nomi famosi del doppiaggio abbiamo, sul Commissario Gordon, nientepopodimenoché Silvio Spaccesi (già sentito nei panni di Yoda della vecchia trilogia, l’eremita Abelardo in Frankenstein Junior, lo scrittore in Arancia Meccanica), abbiamo poi, sul giornalista Knox, Stefano De Sando (voce attuale di De Niro ma qualcuno potrebbe ricordarlo come il Prof. Alan Grant in Jurassic Park) e poi… e poi basta, inutile continuare ad elencarli, ogni singolo doppiatore in questo film è famoso e memorabile per altri ruoli e quindi consiglio ai curiosi di questo argomento di dare un’occhiata al cast sul sito di Antonio Genna; peccato solo che manchi in lista il doppiatore di Bob, la cui gracchiante voce, ad oggi, non è stata ancora identificata.

    Sul sito sopra menzionato troverete anche una curiosità:

    Il trailer del film fu diretto da Mario Maldesi per la Kamoti Cinematografica e doppiato una mattina di maggio 1989 alla Intarnational Recording. Le voci dei personaggi principali, esclusa quella del protagonista, Batman, furono diverse da quelle poi utilizzate nel film. Al trailer partecipò attivamente con una piccola caratterizzazione anche lo stesso direttore Maldesi. Il film promozionato per tutta l’estate, uscì nelle sale a metà ottobre dello stesso anno ed ottenne un grandissimo successo di pubblico.

    Ecco le voci del trailer:
    Bruce Wayne – Luca Biagini
    Joker – Ennio Coltorti
    Vicki Vale – Cinzia De Carolis
    Alexander Knox – Stefano Pietrosanto-Valli

    Un’ultima curiosità ve la aggiungo io. Il doppiatore di Alfred cambia dal primo al secondo film… io non me n’ero mai accorto, ma c’è anche da dire che il secondo è già meno gradito e raramente lo guardo in TV. I fan della trilogia di Sergio Leone apprezzeranno di scoprire chi doppia il primo Alfred.

    NOTA GRAVE SUL BLU-RAY DI BATMAN

    L’unica pecca del Blu-Ray è che proprio sul finale troviamo una frase tronca: Il signor Wayne mi ha detto di dirle che potrebbe tardare un… Che fine gli avete fatto fare a po’ ? Ricorda tanto una di quelle storie sui DVD della Disney (era il Re Leone?) dove c’erano parti mancanti sui finali delle frasi. Questo per colpa dei lavori sul sonoro che fanno all’estero, con orecchie estere. Merdacce.

  • Tutte le curiosità sul doppiaggio della vecchia saga di Guerre Stellari


    Siete tra quelli che si lamentano perché Darth Vader in italiano è stato cambiato in Dart Fener? Allora distogliete subitaneamente il vostro sguardo da questo articolo, non è per voi. Il cambiamento di Darth Vader in Dart Fener non è un errore di traduzione, si tratta invece di adattamento… e un adattamento coi fiocchi. Ma in questo articolo non vi parlerò del lavoro di adattamento di Guerre stellari che, salvo pochissime eccezioni, trovo ottimo, come del resto ho già espresso in passato.
    Voglio invece condividere con voi una serie di curiosità, generalmente poco note, riguardo al doppiaggio e all’adattamento della saga di Guerre stellari che, insieme a molte altre curiosità generali, mi piacerebbe inserire nel disco bonus del progetto di preservazione della trilogia originale attualmente in lavorazione, se mai ne realizzeremo uno. Godetevi dunque queste chicche in anteprima.

    GUERRE STELLARI (1977)

    Lo scrittore nell’ombra

    La “novellizzazione” del film (ovvero l’adattamento del film nella forma di romanzo), pubblicata in Italia nel 1978 da Oscar Mondadori, fu scritta da Alan Dean Foster nonostante la firma sulla copertina sia del megalomane George Lucas.
    L’adattamento italiano del romanzo differisce per molti versi da quello del film: vengono mantenuti per esempio i nomi originali dei personaggi mentre altri tipi di nomi (navi, civiltà, etc…) hanno traduzioni alternative, come ad esempio “sand people” che nel film veniva tradotto come “sabbipodi” e nel libro come “insabbiati“, oppure traduzioni superflue come la nave di Ian Solo che nel libro si chiama “Falcone Millennario” (doppia elle, doppia enne). Non sto scherzando, ho il libro alla mano! Ma di questo avevo già parlato in dettaglio in questo prcecedente articolo.

    Guerre stellari


    Un modesto inizio

    Mark Hamill nel 1976 al Comicon di San Diego per pubblicizzare Star Wars

    Salve, sono la star di un nuovo film dove interpreto un contadino

     

    Comic-Con di San Diego nel 1976 dove pubblicizzavano Star Wars Guerre Stellari

    La scritta “FILMS SUPER 8” e il cartello NO SMOKING ci ricordano che siamo negli anni ’70

    Al Comic-Con di San Diego nel 1976 uno sconosciuto Mark Hamill ed un modesto tavolino con volantini e qualche spilla pubblicizzavano un film in arrivo l’anno seguente, un film chiamato “Star Wars“. Il logo che appariva sulle spille era ancora provvisorio ed in uno stile anni ’30, come il Flash Gordon a cui si è ispirato, così come provvisorio era il poster in vendita al banco. Il poster era opera dall’artista Howard Chaykin.
    Credo di aver sognato che anche in Italia ci fossero locandine preliminari con il titolo provvisorio di “Guerre delle stelle” ma forse ho fatto confusione mentale con il titolo francese, quindi prendete questa informazione come leggenda non verificata probabilmente falsissima.


    Che lo sforzo sia con voi

    Spaceballs Lord Casco e Stella Solitaria
    Esistono tanti ridoppiaggi comici di questo film. Tra i più famosi in Italia (e forse l’unico ben riuscito) c’è Star Whores di CarlettoFX, il fondatore della band musicale GemBoy, e i piccoli spezzoni comici dei Nido del Cuculo. Tra le parodie cinematografiche ricordiamo inoltre il film di Mel Brooks “Balle spaziali” (Spaceballs, 1987) nel quale “la Forza” viene ribattezzata “lo Sforzo”, adattando splendidamente l’originale “the Schwartz”.


    Un gruppo di doppiaggio di tutto rispetto

    Han Solo e Jabba De Hutt nell'edizione speciale

    Tu ridoppi me? TU… RIDOPPI… ME?

    L’adattamento italiano è stato curato da Roberto De Leonardis, mentre il doppiaggio è stato diretto da Mario Maldesi. Le scene aggiunte per l’edizione speciale del 1997, invece, sono state doppiate sotto la direzione di Tonino Accolla.
    Nelle scene aggiunte del ’97 Stefano Satta Flores (deceduto nel 1985) è stato sostituito da Angelo Maggi per Ian Solo mentre Francesco Prando ha sostituito Claudio Capone su Luke Skywalker, nonostante Capone fosse ancora vivo e attivo nel 1997.

    Tutte le scene sottotitolate (quelle di Jabba nel Ritorno dello Jedi e quelle del cacciatore di taglie Greedo nel primo Guerre stellari) sono state ritradotte nuovamente ignorando l’adattamento originale e quindi non riportano le stesse frasi della prima versione uscita al cinema. È facile notare infatti come le risposte di Ian Solo non corrispondano bene alle frasi sottotitolate del cacciatore di taglie nel primo film, e la traduzione nei sottitotli di Jabba nel Ritorno dello Jedi è molto più banale, mancando di parole come immaginoso.


    Pronto, ma chi parla?

    Caramellina? Qui “chiodo arrugginito”…

    Nel film sono presenti alcuni errori di doppiaggio, durante l’attacco alla Morte Nera, il personaggio di Davish Krail (Oro Cinque, dei Caccia Ala-Y) è stato scambiato per Garven Dreis (il Capo Rosso dei Caccia Ala-X) e quindi doppiato da Vittorio Congia. Ad un certo punto Krail si rivolge a Dreis affermando di essere “Capo Rosso” e chiamando l’altro “Oro 9”. Quest’ultimo si ritrova ad avere così un altro doppiatore, dopodiché, quando il personaggio di Krail viene tolto di scena, Garven Dreis ritorna a parlare con la voce di Congia (e riafferma a sua volta di essere “Capo Rosso”). Altro errore è stato quello di affidare a due doppiatori diversi il doppiaggio di Jon Vander, il Capo Oro dei Caccia Ala-Y: il primo doppiatore non è noto, mentre il secondo è Sergio Di Giulio, che doppia solo le ultime tre battute del personaggio.

    (Dal sito Antonio Genna)

    Questi errori sono giustificabili dal fatto che, in inglese, alle comunicazioni radio tra i vari caccia è stato aggiunto un disturbo audio tanto caro a Lucas (e molto utilizzato anche nel suo L’uomo che fuggì dal futuro). L’effetto fu ottenuto registrando le conversazioni attraverso radio a onde corte, questo disturbo intenzionale purtroppo non rende sempre ben riconoscibile la voce dei vari interlocutori.
    Nel doppiaggio italiano manca questo effetto sonoro (sostituito probabilmente da una generica “mano sulla bocca”) che quasi sicuramente è all’origine della confusione nel doppiaggio di alcuni attori.


    Sottotitoli problematici

    Sottotitoli originali sul cacciatore di taglie alieno Greedo in Guerre Stellari (1977)

    “Miodddddio, negli anni ’70 non sapevano come tradurre l’inglese!!1!! Devo correre a lamentarmene su Bloopers.it”

    Un altro dettaglio che potrebbe essere scambiato per un errore di traduzione compare nella pellicola italiana del 1977 dove Greedo parla di “ogni Bounty Killer della galassia”. Bounty Killer non significa altro che cacciatore di taglie, esiste nel dizionario italiano ed appartiene al lessico cinematografico (e dei fumetti) del genere western. Dato che Guerre stellari è stato più volte definito come “un western nello spazio” si può intuire il perché di questa scelta. In inglese i sottotitoli leggevano “every bounty hunter in the galaxy“.

    Strano ma vero, nell’Italia degli anni ’70 dove in pochi conoscevano l’inglese, un “bounty hunter” era noto proprio come “Bounty Killer”, come dimostrato per esempio dal titolo di un libro “Se sei vivo, spara! Storie di pistoleri, banditi e bounty killers nel western all’italiana (1942-1998) di Gianfranco Casadio (Angelo Longo Editore, 2008) o da questo cartone animato, oppure ancora da questa copertina di Zagor n°325.
    Questo a dimostrazione che anche ciò che potrebbe sembrare un umano errore dell’inarrivabile Roberto De Leonardis poi alla fine non si rivela mai tale (aspettate solo di leggere l’ultima curiosità in questo articolo e capirete a cosa alludo). Insomma, un altro presunto errore sfatato ancor prima che potesse emergere su siti come Bloopers.it. Dopotutto in pochi hanno visto o ricordano la pellicola originale.

    La traduzione dei sottotitoli fu alterata in tutte le successive riedizioni di Guerre stellari tranne che nella videocassetta del 1995 dove i sottotitoli non compaiono affatto! Nell’edizione speciale del 1997 invece la nuova traduzione dei sottotitoli non combacia perfettamente con le risposte di Ian Solo.

    [Nota: l’immagine usata sopra proviene dal nostro progetto di preservazione della versione cinematografica di Guerre stellari in HD, bella vero?]


    Guerre stellari l’audiolibro

    Guerre stellari. La storia, le musiche e le foto originali del film. L’audiolibro in formato 45 giri abbinato ad un book illustrato (Buena Vista, 1980)
    © Foto Cristina Caudano

    Nel gennaio 1980 la Disney (Buena Vista) produsse un audiolibro in formato 45 giri sulla scia del successo della trilogia. Il disco era abbinato ad un libretto con 24 pagine illustrate e riguardanti la trama del film. Il doppiaggio italiano fu affidato però ad una diversa società di doppiaggio, la DEFIS, e da qui i dialoghi furono completamente riadattati (ma non i nomi dei personaggi) e il cast vocale cambiato: Claudio Sorrentino su Luke Skywalker, Mario Bardella su Lord Fener, Laura Gianoli sulla principessa Leila, Dario Penne su Ian Solo (che curiosamente aveva già doppiato Lando Calrissian nel film L’Impero Colpisce Ancora) e infine Antonio Colonnello come voce narrante.


    Guerre stellari: lo show televisivo

    SWHS (2)
    Nel 1978 fu prodotto uno show per la televisione intitolato The Star Wars Holiday Special.
    Questo spettacolino della durata di 97 minuti che fu trasmesso negli Stati Uniti per la prima e unica volta il 17 novembre 1978 dall’emittente statunitense CBS, non è mai stato distribuito in nessun formato e le uniche copie disponibili sono quelle registrate su VHS durante quell’unica messa in onda. Inutile dire che una cosa così rara non è mai neanche arrivata in Italia.

    La storia principale del “film” vede come protagonista Ciubecca e Ian Solo in visita su Kashyyyk, pianeta natale di Ciubecca, per celebrare il “Life Day” ovvero “la giornata della vita”, una sorta di Natale spaziale. Lo show introduce per la prima volta tre membri della famiglia di Ciubecca (suo padre Attichitcuk, la moglie Mallatobuck o Malla per gli amici, e il figlio Lumpawarrump o Lumpy) e contiene inoltre diversi elementi televisivi, inclusi siparietti comici, canzoni, balli coreografati e uno spezzone animato nel quale viene introdotto per la prima volta il famoso personaggio di Boba Fett.

     Boba Fett cartone animato nello Star Wars Holiday Special

    Boba Fett a cavallo di un dinosauro nel cartone animato nello Star Wars Holiday Special

    Uno spettacolo insomma che potrebbe ricordare lo special di natale che giravano nel film S.O.S. Fantasmi con Bill Murray.
    Lucas ha finito con l’odiare questo prodotto televisivo, tanto che è possibile vederlo solo attraverso copie amatoriali registrate all’epoca, ed ha affermato che, se solo potesse, distruggerebbe tutte quelle che sono ancora in circolazione.
    Uno sketch comico realizzato per il blog Redlettermedia.com mostra George Lucas (interpretato da Rich Evans) che ad una convention del 2011 acquista tutte le copie dell’Holiday Special per poi distruggerle sistematicamente.


    L’IMPERO COLPISCE ANCORA

    Il piano B di Lucas

    La Gemma di Kaiburr
    Oltre a scrivere la “novellizzazione” di Guerre stellari, Alan Dean Foster fu allo stesso tempo incaricato di scrivere un secondo romanzo da sfruttare per un eventuale seguito a basso costo di Guerre stellari, nel caso quest’ultimo fosse andato abbastanza bene al botteghino da poter pensare ad un Guerre stellari 2; tuttavia, alla pubblicazione del libro nel 1978, il successo mondiale del film era già evidente e così la trama del libro fu abbandonata da subito in favore del seguito non a basso costo che piaceva a Lucas.
    La trama del romanzo La gemma di Kaiburr si concentra principalmente su Luke e Leila alla ricerca di un cristallo che incrementa i poteri della Forza. Ian Solo e Ciubecca sono soltanto nominati ma non compaiono nella storia, difatti i due pirati spaziali erano originariamente solo personaggi secondari del primo film, evidentemente non era ancora chiaro che tipo di successo avrebbero avuto. Le ambientazioni contemplate nella storia erano molto limitate così da poter mantenere il budget ai minimi termini nel caso di un film basato sul romanzo, queste ambientazioni avrebbero previsto il riutilizzo di materiale avanzato dal primo film. Alcuni elementi della storia inoltre si rifanno a concetti di Lucas in seguito abbandonati (come i cristalli che amplificano la Forza) ma ripresi successivamente nel cosiddetto “universo espanso” che comprende i videogiochi, fumetti e romanzi derivativi.


    Il cacciatore senza nome


    Ci avete mai fatto caso? Nel L’Impero colpisce ancora nessuno chiama mai il cacciatore di taglie Boba Fett per nome. Si fa riferimento a lui soltanto come “cacciatore di taglie”. Inoltre in molte scene in italiano sembra avere una voce quasi robotica, caratteristica mai presente in inglese. Una caratteristica che nella nostra lingua aumentava inutilmente il mistero sull’identità di questo personaggio… dovevamo forse credere che fosse un robot?


    Tanti interpreti… un solo personaggio. Tutte le voci italiane dell’imperatore di Star Wars

    Trucco dell'imperatore di L'impero colpisce ancora
    La voce dell’imperatore appartiene all’attore teatrale Clive Revill; il volto, invece, pur coperto da una maschera, è di Elaine Baker, la moglie di un truccatore (come a dire “prendete la prima persona qualsiasi che si trova a passare di lì”).
    Successivamente, nel Ritorno dello Jedi, l’attore scozzese Ian McDiarmid fornì sia la voce (in italiano doppiato da Alvise Battain) che il volto dell’imperatore e ritornò al suo ruolo anche per i “prequel”.

    In italiano la voce dell’ologramma dell’imperatore ne’ L’Impero colpisce ancora si suppone appartenere al doppiatore Roberto Villa e successivamente sostituita, nella versione “ritoccata” del 2004, da Carlo Reali che intanto aveva dato la propria voce a Ian McDiarmid nei primi due prequel.
    Dico “si suppone” perché il nome del doppiatore dell’ologramma dell’imperatore non compare da nessuna parte, ho dunque chiesto ad orecchie esperte. Un ringraziamento per aver riconosciuto Roberto Villa va a “Swann” del blog dvdessential.it. Non troverete questa informazione altrove! È un’esclusiva di doppiaggiitailoti, se la riportate altrove aggiungeteci alle citazioni.

    Riassumendo cronologicamente, nel ruolo dell’imperatore abbiamo:

    Impero Colpisce Ancora (1980)
    Clive Revill (voce)… Roberto Villa (voce italiana)

    Il Ritorno dello Jedi (1983)
    Ian McDiarmid (attore e voce)… Alvise Battain (voce italiana)

    Episodio I (1999)
    Ian McDiarmid (come senat. Palpatine)… Carlo Reali (voce italiana)
    Ian McDiarmid (come Darth Sidious)… Gianni Bonagura (voce italiana)
    [in Italia ci piace dare da mangiare a più persone. C’è anche una recensione di doppiaggi italioti sull’adattamento italiano di Episodio I]

    Episodio II (2002)
    Ian McDiarmid… Carlo Reali (voce italiana sia di Palpatine che di Darth Sidious)

    Impero Colpisce Ancora (scena alternativa dal 2004, in DVD e Blu-Ray)
    Clive Revill (voce)… Claudio Reali (voce italiana)

    Episodio III (2005)
    Ian McDiarmid… Francesco Vairano (voce italiana)

    Aggiunta a posteriori:
    Episodio IX (2019)
    Ian McDiarmid… Francesco Vairano (voce italiana)


    IL RITORNO DELLO JEDI

    Grammatica Jedi

    il ritorno dello jedi titolo italiano

    Solo per questo episodio è stato cambiato, per questioni di sonorità, l’utilizzo dell’articolo con cui ci si riferisce ai Cavalieri Jedi. Ad esempio “un Jedi” è diventato “uno Jedi”, e anche il titolo del film è passato dall’essere “Il ritorno del Jedi” a “Il ritorno dello Jedi”.

    (Da Antonio Genna)


    Ai bambini piaceranno…

    Ewok dal film il ritorno degli Ewoks

    Non si sa cosa sia peggio… la capigliatura anni ’80 su un infante oppure gli occhi sgranati del pupazzo

    Il successo di Il ritorno dello Jedi e dei personaggi introdotti nel film, gli Ewok, tra gli spettatori più piccoli ha dato vita a due opere televisive derivative (spin-off) di scarso successo:

    LavventuradegliEwoks

    Ogni allusione al poster del cartone del Signore degli Anelli è puramente casuale

    L’avventura degli Ewoks (The Ewoks Adventure, USA, 1984)
    e
    Il ritorno degli Ewoks (Ewoks: The Battle for Endor, USA, 1985)

    Entrambi sono ambientati sulla luna boscosa di Endor, dove si era svolto in larga parte il terzo film della trilogia originale, e sono collocati cronologicamente tra L’Impero colpisce ancora e Il ritorno dello Jedi. Esiste anche una serie a cartoni animati chiamata semplicemente “Ewoks” trasmessa da Rete 4 nel 1987 e pubblicata anche in VHS.


    Un adattamento di classe

    Lando Calrissian che dice sparate a punto in bianco

    …e, di punto in bianco, Lando Calrissian disse: “sparate a punto in bianco!”

    Durante l’attacco alla Morte Nera Lando Calrissian ordina di sparare sulle astronavi imperiali “a punto in bianco“:

    DOPPIAGGIO: Sì ho detto più vicino! Accorciate le distanze e sparate sulle torpediniere stellari a punto in bianco.

    IN ORIGINALE: Yes! I said closer! Move as close as you can and engage those Star Destroyers at point-blank range.)

    Questa battuta è spesso considerata un esempio di cattiva traduzione poiché confusa con il gergale “di punto in bianco” che invece significa “all’improvviso” e non “a distanza ravvicinata”.
    A punto in bianco” invece, nel gergo militare della balistica, significa proprio a distanza così ravvicinata da non essere necessario prendere la mira, ovvero a bruciapelo. (Fonte Treccani)

    Illustrazione di galeoni che sparano a punto in bianco

    Galeoni che sparano a punto in bianco

    Proprio quando pensavate di aver trovato un errore grave di traduzione ecco che De Leonardis e Maldesi vi cagano in testa… e mi riferisco a colui o coloro che hanno segnalato questo presunto errore sul sito Bloopers.it e ai pappagalli che hanno riportato questa informazione senza le verifiche del caso. Volete raccontarla proprio a De Leonardis che prima di diventare adattatore aveva studiato all’Accademia Navale per seguire le orme del padre ammiraglio? C’è da sparargli a punto in bianco a questi qui!

    Foto del dialoghista Roberto De Leonardis con vignetta che legge vi caga in testa anche dalla tomba

  • Alien (1979) – L’alieno è siliconato

    Alien seduto, vignetta riporta toc toc toc, l'alieno risponde occupato!
    Silicon” (silicio) per silicone e “nitrogen” (azoto) per nitrogeno sono due tra gli esempi più classici di “falsi amici” e di errori di traduzione ed entrambi sono presenti nel film Alien del 1979!
    Adesso che ho attirato l’attenzione dei più lagnosi di voi, vediamo nel complesso com’è l’adattamento italiano di Alien, quali magagne e quali pregi contiene. Considerate questo come un “prequel” del precedente articolo sull’adattamento di Aliens – Scontro finale.

    La pronuncia del nome “Ripley” nel doppiaggio italiano di Alien

    L’errore di adattamento più grave di questo film è probabilmente la pronuncia errata del cognome della protagonista, Ripley; infatti questa, durante l’intero film, viene chiamata RÀIPLI invece di RÌPLI. Chissà quale fosse la ragione di questa modifica italiota, forse “ripli” non suonava abbastanza americano? Questa malefatta è stata corretta in tutti i film successivi lasciando quindi il capostipite della serie come unico caso strano a sé stante. Ma cosa gli era venuto in mente?

    Il caro vecchio nitrogeno e il tanto amato silicone

    Alieni siliconati, silicone traduzione errata di silicon invece di silicio
    Ebbene sì, in questo film abbiamo uno di quei famosi esempi di errori di traduzione:

    NITROGEN che diventa NITROGENO

    L’errore sta nel fatto che “nitrogen” si traduce con azoto, come già dissi in questo precedente articolo, anche se ormai “lo sanno anche i gatti per la strada” (qui cito una mia vecchia professoressa e i suoi balzani modi di dire). La cosa curiosa è che in questo film chi parla di nitrogeno è proprio l’ufficiale scientifico il quale, alla domanda “hai l’analisi dell’atmosfera?“, risponde:

    -“It’s almost primordial. There is inert nitrogen, high concentration of carbon dioxide crystals, methane…
    -“È quasi primordiale. È nitrogeno inerte, con un’alta concentrazione di cristalli di ossido di carbonio, metano…”

    Il bello è che in una scena successiva lo stesso ufficiale scientifico ci propone l’ennesimo errore classico già sentito dai tempi di Star Trek la serie classica e molto lamentato da chi spesso si lagna del doppiaggio italiano in generale:

    SILICON che diventa SILICONE

    Ha la strana abitudine di disfarsi delle sue cellule e rimpiazzarle con silicone polarizzato“.

    In questa scena in particolare non c’era neanche l’esigenza del rispettare un labiale in quanto non si tratta di un primo piano e in più la bocca a stento si muove. Insomma non ci sono scuse e lo dichiaro quindi un errore bello e buono. Lo stesso vale per “nitrogeno” che nel labiale comunque non combacia con “nitrogen” quindi non vi era alcuna esigenza di forzare l’italiano con arcaicismi da alchemia medievale.

    Mother, il computer parlante… in italiano.

    Computer MATER nel film Alien

    L’amore di Mater

    Una delle tante cose memorabili di Alien è la voce del computer di bordo chiamato “Mother” che si rifiutava meschinamente di rivelare a Ripley il disgraziato piano che la Compagnia aveva in mente per recuperare l’alieno (faccio toppo spoileraggio? Andiamo ragazzi, questo film ha quasi quarant’anni!). Il suo secco “non computa” era qualcosa di più di una semplice risposta computerizzata, c’è vera e propria malizia nella voce di Mother la quale, non volendo rispondere alle domande di Ripley, si nasconde dietro un gergo informatico, “non computa“!

    In inglese Mother non parla e quelle scene in lingua originale sono semplicemente… ARIDE! Ecco, l’ho detto.
    Un dettaglio spesso ignorato è che il nome del computer di bordo Mother è stato in realtà adattato in italiano, perlomeno da quanto si evince dai dialoghi. Il suo nome nella versione italiana infatti è Mater. Ha senso, no?
    Del resto lo trovate scritto anche nei titoli di coda localizzati in italiano, ma assenti nelle versioni home video. (aggiunta del 28/07/14)

    Titoli di coda di Alien da pellicola italiana
    Un’ulteriore curiosità è che “Mother” è in realtà il nomignolo che l’equipaggio della Nostromo ha dato al computer di bordo “MU-TH-UR 6000”, il nome originale si può notare in questa scena del film (un po’ scura lo so):

    MU TH UR serie 6000

    MU-TH-UR serie 6000

    L’equivalente in italiano potrebbe essere qualcosa tipo “MA-TH-ER 6000”, tanto per intenderci. Inoltre, nel quarto film della saga (Alien la clonazione, 1997) sentiremo che il nome del computer di bordo è “FATHER”, adattato in italiano come “PATER“; per quanto questo sia concettualmente stupido e improbabile, come stupido e improbabile è il quarto film in generale, se non altro chi ha lavorato alla versione italiana del film ha avuto la decenza (non affatto scontata) di mantenere il nesso con l’adattamento del primo film. Quindi un applauso a chi ha adattato il quarto film [i dialoghi di “Alien 4” sono di Tonino Accolla].

    Ritornando in tema, quella di dare una voce ai computer è stato per anni un trucchetto utilizzato nell’adattamento italiano per evitare di dover sostituire le scritte che apparivano su schermo poiché spesso di difficile riproduzione, specialmente negli anni ’70 quando anche delle semplici parole su schermo di computer erano considerate “effetti speciali”. L’effetto apportato dall’aggiunta di una voce (robotica e immancabilmente femminile) è solitamente migliorativo, il computer ha molta più personalità se “parla“. Siamo nel 2014 e i computer comunemente ancora non parlano. La cosa che più si avvicina a Mater è Siri e Siri al momento è ancora anni luce da Mater.

    Errori… spaziali?

    Mappa di Alien, Zeta Reticuli

    I’ve found it, just short of Zeta II Reticuli.
    Trovato. Vicino a Zeta due sul Reticolo

    Zeta II Reticuli si riferisce al nome di un sistema stellare binario (dove Zeta² è una delle due stelle) nella costellazione australe del “Reticolo”, in latino “reticulum”. Secondo la declinazione latina “reticuli” è genitivo e quindi significherebbe “del reticolo”. Il pianeta su cui si svolge la prima parte del film si trova dunque vicino alla stella Z² della costellazione del Reticolo. Quindi la traduzione corretta sarebbe dovuta essere “Trovato. Vicino a Zeta 2 del Reticolo” (invece che “Zeta due sul Reticolo“).

    Nonostante questo errore venga spesso nominato dagli appassionati, direi che potrebbe anche essere perdonato. Infatti dobbiamo considerare che:

    1. Nel 1979 non c’erano strumenti come Wikipedia a portata di mano quindi se qualcuno al momento della traduzione non fosse stato prontissimo in astronomia lo potrei anche capire.
    2. Anche l’espressione “sul reticolo” può essere intesa come “sul(lla costellazione del) Reticolo” e quindi non è tanto un errore di traduzione quanto un’eccessiva abbreviazione a scapito della comprensione della frase (cosa che è accaduta in maniera moooolto più grave in Aliens – Scontro finale).

    In base a ciò che dicono in italiano si potrebbe fraintendere e pensare che si tratti di una posizione precisa sul reticolo che appare sullo schermo della navigatrice (si vede difatti un “reticolo” sullo schermo proprio mentre la navigatrice ne parla).

    Insomma non c’è da accanirsi più di tanto su questa benedetta stella Z II sulla costellazione del Reticolo (o, in breve, “Z due sul Reticolo”), se avessero detto “KV456 su Orione” si sarebbe capito di cosa parlava, oppure no?

    my lucky star
    Parlando di “stelle”… sul finale del film, quando Ripley si lega alla sedia per aprire il portello e risucchiare l’alieno nello spazio, nella versione originale la sentiamo cantare “You are my lucky star” imitando Gene Kelly e Debbie Raynolds dal film Cantando sotto la pioggia (Singin’ in the rain, 1952). Non tutti sanno che la canzone origina da un musicarello americano ancora più vecchio chiamato Follie di Broadway 1936 (1935). In italiano tale canzone era stata tradotta all’epoca come “Stella mia” (versi originali di A. Freed, versi italiani di A. Bracchi, musica di N. H. Brown) che purtroppo non sono riuscito a trovare per voi.

    In italiano, probabilmente per un problema di limiti del missaggio audio (difatti quelle parole sono coperte spesso da getti di vapore ed altri effetti forse non interamente rimpiazzabili in fase di doppiaggio) i versi della canzone sono rimasti in lingua originale e, per giunta, a stento si riescono a sentire, perlomeno nella versione DVD in mio possesso. Sarebbe stato carino se li avessero tradotti perché, così come sono, ovvero scarsamente intelligibili, possono essere scambiati solo per espressioni di affanno della protagonista e poco altro.

    Visto il riferimento ai musical di Broadway questa gag di Mel Brooks nel film Balle spaziali ha improvvisamente più senso che mai!
    Alien da Balle spaziali di Mel Brooks

    Localizzazione italiana di Alien

    Lanciafiamme impugnato da Yaphet Kotto in Alien
    Che fine hanno fatto i titoli localizzati in lingua italiana? Dall’uscita del DVD si pensava che la versione localizzata in italiano fosse persa per sempre. Nella versione che venne proiettata nei cinema italiani le descrizioni della Nostromo e del suo equipaggio all’inizio del film erano interamente tradotte nella nostra lingua, così come i titoli di coda e quelli di inizio. Tale versione del film esiste solo in pellicola 35mm e non è mai arrivata in home video sebbene, MIRACOLO DEI MIRACOLI,  ogni tanto la si vede passare sul canale TV “Cielo”, come dimostrato da questa immagine:

    descrizione di apertura in italiano nel film Alien del 1979 dove viene presentata la nave Nostromo
    Invece in tutte le versioni VHS/DVD/Bluray viene mantenuta la scritta originale in inglese con buona pace di chi l’inglese non lo sa:
    Descrizione d'apertura del film Alien, presenta la nave Nostromo
    … e chi lo sa poco ma dice di saperlo poi magari potrebbe pensare che “mineral ore” sia “oro minerale” e si domanderà forse cosa possa mai essere un “towing vehicle”, forse un veicolo “a torre”? Non nascondo che progetto in futuro di restaurare questi titoli italiani, in HD, perché sono appassioanto di preservazione storica!

    Il verdetto sulla versione italiana di Alien

    L’adattamento italiano di Alien è in generale egregio se siete disposti ad ignorare alcuni dei piccoli dettagli che vi ho elencato. Cosa potreste perdervi a guardarvelo in italiano invece che in inglese dunque? Beh, gli appassionati delle voci originali sappiano che la ciurma della Nostromo è composta da americani e da inglesi, questo significa che in italiano ovviamente vengono meno i variegati accenti; la recitazione di John Hurt in particolare è abbastanza memorabile nonostante egli sopravviva nel film solo per la prima mezz’ora (scusate per questo ennesimo spoiler in ritardo di quarant’anni).
    Inoltre le orecchie più attente avranno forse notato che in italiano il capitano Dallas parla proprio come Harrison Ford nella trilogia di Guerre Stellari, si tratta difatti di Stefano Satta Flores che a quei tempi dava la voce ad alcuni personaggi cinematografici riflettendo perfettamente il carisma delle interpretazioni originali, è un peccato che Satta Flores non abbia doppiato molto di più prima della sua prematura scomparsa nel 1985.

    Insomma se riuscite a superare il trauma di una protagonista chiamata RAIPLI invece di RIPLI, qualche silicone al posto del silicio e qualche elemento di Nicolas Flamel al posto dell’azoto… direi che è tutto OK! Anzi, in italiano c’è addirittura il vantaggio di sentire la voce di Mater, il computer, che in inglese compare solo alla fine del film durante il conto alla rovescia per l’autodistruzione. In italiano dunque, Mater è un personaggio vero e proprio, con una sua personalità che in inglese semplicemente manca. Insomma il doppiaggio di questo film computa e lo consiglio ai più!

    Finisco con la solita copertina che non c’entra niente con niente…

    Alien e Freud

  • Aliens – scontro finale (1986)

    Kane da Alien 1979
    È cosa poco nota che l’adattamento di questo film soffra, in alcuni (pochi) momenti, di scelte non ben ponderate dove il significato di certe battute risulta chiaro solo con il copione originale alla mano. In questo articolo analizzerò l’adattamento italiano di Aliens – Scontro finale per filo e per segno. Pronti? Via!

    Guardia costiera galattica

    Scena iniziale di Aliens (1986) dove salvano Ripley
    Iniziamo col botto: la primissima battuta di questo film è tradotta male!
    Vediamo la navicella di Ripley alla deriva che viene abbordata da una nave più grande. Strumenti robotici sondano l’interno della navicella mostrandoci che Ripley è ancora ibernata nel tubo criogeno. Entra dunque una squadra di umani a constatare che la nostra protagonista risulta essere ancora viva ed il loro “leader” esclama:

    Well, there goes our salvage, guys.”

    (Traducibile come: “beh, possiamo dire addio al nostro recupero“)
    Nel doppiaggio italiano è stato invece tradotto con la frase:

    …e anche questo salvataggio è fatto“.

    Perché la frase italiana non funziona?

    Per come è messa, lo spettatore è portato a pensare che i salvatori di Ripley appartengano ad una sorta di guardacoste dello spazio che salva i naufraghi alla deriva. Hanno appena salvato l’ennesimo naufrago perso nello spazio, giusto? Così viene da pensare sentendo “e anche questo salvataggio è fatto“!
    In inglese non ci sono dubbi invece, si tratta di una squadra che recupera per profitto relitti abbandonati nello spazio profondo [nell’universo immaginario della serie di Alien vige una sorta di legge marittima e le (astro)navi abbandonate sono di chi le ritrova]. Il fatto che Ripley sia ancora viva dentro il suo tubo criogeno significa che la squadra di recupero non potrà appropriarsi legalmente del relitto e che la loro operazione li ha lasciati a mani vuote per questa volta. C’è del disappunto nelle parole del “leader” della squadra di recupero quando recita la sua battuta.
    In italiano invece c’è un tono di soddisfazione “e anche questo salvataggio è fatto!”.
    Avranno confuso “salvage” con salvataggio? “Salvage” è il relitto da recuperare, più precisamente è “il recupero del relitto” stesso e che, purtroppo per loro, è andato a farsi benedire perché, trovando una persona ancora viva a bordo della nave, significa che non ne potranno reclamare la proprietà. Forse la frase era troppo breve per permettersi di dire altro? Difficoltoso far passare il significato originale in poche parole (la battuta dura infatti mezzo secondo)? Chissà.
    Nella scena successiva verrà rivelato alla protagonista, Ripley, che è stata molto fortunata ad essere stata ritrovata da una “squadra di salvataggio” (“deep salvage team” in originale), forse squadra di “recupero” sarebbe stato più appropriato ma oramai lo spettatore italiano pensa agli eroi della guardia costiera spaziale e perlomeno sono stati coerenti nell’adattamento, il che è sempre cosa da elogiare.

    Questi momenti ambigui lasciano un po’ sorpresi considerando chi ha lavorato a questa pellicola:

    DIALOGHI ITALIANI: SERGIO JACQUIER
    DIREZIONE DEL DOPPIAGGIO: MARIO MALDESI

    Posso solo immaginare che siano stati limitati dalla eccessiva brevità di molti dei termini anglosassoni… deep salvage team non può essere tradotto altrettanto brevemente quando già solo con il termine  “deep” si intende “spazio profondo”, tanto per intenderci.
    Sia chiaro, sono scelte che non alterano la trama in minima parte ma visto che sono qui a fare una dettagliata lista delle alterazioni del doppiaggio di questo film consentitemi di lasciarmi andare alla minuziosità.

    Kane o Krane?

    Il defunto Kane dalla scena tagliata di Aliens 1986
    Quando Ripley parla del defunto Kane (personaggio del primo film interpretato da John Hurt), in italiano il nome è pronunciato “Krane” e letto quindi “crein” invece che “chein”, se non lo ripetesse due volte di fila non ci avrei neanche fatto caso:

    Krane, un membro dell’equipaggio… Krane che entrò in quella nave disse di aver visto migliaia di uova là, migliaia!

    Ma è solo una piccola svista della eccellente doppiatrice di Sigourney Weaver, oppure no? Il nome viene ripetuto errato anche successivamente, in una sequenza completamente diversa del film, quando Ripley racconta la sua storia ai Marines e dice:

    Krane sembrava rimesso“.

    Ma chi è ‘sto Krane? Che ci sia stato un errore di battitura a monte del processo di traduzione? Una volta o due l’errore può scappare, ma TRE VOLTE vuol dire che qualcuno lo ha trascritto male sul copione destinato alla doppiatrice. Purtroppo dubito che qualcuno ne possegga ancora una copia per verificare l’ipotesi del refuso.

    Kane

    Testolina di lisca… per non dire altro!

    il gatto Jonesy, da Aliens 1986
    In italiano, prima di imbarcarsi nella pericolosa avventura che la riporterà sul pianeta alieno, Ripley dice al suo gatto:

    e tu, testolina di lisca… tu resti qui.”

    Una frase che strappa una risata di tenerezza fin quando non andate a sentire la battuta originale:

    and you, you little shit-head, you’re staying here.”

    Chiamare il proprio gatto “testolina di merda” strappa una risata, ma di altro genere. È come se avesse detto “e tu merdina… tu resti qui”. Il gatto la guarda con un’indifferenza che solo i gatti possono sfoderare contro gli umani che li prendono in giro.

    Ripley la drammatica

    Vasquez dal film Aliens 1986
    Durante l’incontro con i Marines coloniali, Ripley descrive la sua esperienza con la creatura aliena ma il discorso si dilunga portandola ad essere emotiva, allora la macho-soldatessa sudamericana del gruppo la interrompe:

    Escucia muchacha, io ho bisogno de sapere solo una cosa… Donde esta!

    Al che Ripley, con espressione greve, le dice: “spero che tu ce la faccia, con tutto il cuore“.
    Ho sempre pensato che questa risposta fosse un po’ esagerata da parte di Ripley, come a dire “spero che tu ce la faccia a sopravvivere”. Per altro tale frase sarebbe anche fuori luogo, perché dovrebbe sperarlo con tutto il cuore dato che non le conosce nemmeno queste persone (i marines)? Mai mi sarei sognato che la frase significasse altro! Difatti scoprendo poi il film in lingua originale, molti anni dopo, ho capito il significato inteso di questa risposta. In inglese:

    Vasquez: “Look man, I only need to know one thing… Where they are!
    Ripley: “I hope you’re right, I really do”

    Tanto per intenderci la risposta di Ripley significa “spero che tu abbia ragione, lo spero davvero”. E per “aver ragione” intendeva “aver ragione sulla facilità con cui i Marines credono di poter affrontare gli alieni”.
    La frase italiana va dunque reinterpretata alla luce di questo dettaglio e significa in pratica “spero che tu ce la faccia (…a fare ciò che hai appena detto di poter fare con tanta facilità)”. Non proprio una frase immediatamente comprensibile se non alla luce del copione originale. Forse l’avremmo capita meglio con qualcosa tipo “spero che sia così semplice”.

    Vasquez, aliena o immigrata clandestina?

    Nella stessa scena dello “spero che tu ce la faccia” c’è una battuta molto celebre e molto citata nel mondo anglosassone in cui il soldato semplice Hudson sfotte Vasquez; in inglese lo sfottò ricade sulle sue origini “clandestine”, in italiano invece sulla sua poca femminilità:

    Hudson: “Somebody said “alien” she thought they said “illegal alien” and signed up!
    Vasquez: “Fuck you, man!

    In italiano:

    Hudson: “qualcuno ha detto “salviamo i coloni“, lei ha capito “vi diamo i coglioni” e si è arruolata subito“.
    Vasquez: “Fatte fottere, amigo!

    In questo caso si tratta di un ottimo adattamento e di un cambiamento giustificatissimo. Negli Stati Uniti illegal alien” significa “immigrato clandestino quindi, secondo lo sfottò di Hudson, Vasquez aveva sentito la parola “alien” nella pubblicità per l’arruolamento nei Marines e, pensando che si riferisse a lei in quanto clandestina, si era arruolata subito (presumibilmente per ottenere la cittadinanza americana, cosa che accadeva normalmente nella guerra di Corea e Vietnam).
    In italiano si mantiene la rima e si cambia necessariamente la battuta. Bravo Maldesi, le battute ti riuscivano sempre bene (Frankenstein Junior docet).

    Bishop, androide a sorpresa ma non più di tanto

    Bishop sanguina liquido bianco, da Aliens 1986
    L’androide Bishop (Lance Henriksen) rivela la sua identità non umana solo dopo essersi accidentalmente tagliato con un coltello, lo scorrimento del freudiano sangue bianco allerta Ripley della sua identità. Se non fosse stato per questo incidente, il pubblico, così come Ripley, non avrebbe avuto altri indizzi per scoprirlo. Agli italiani però piace la pappa pronta e al posto di una voce calda e “umana” come quella che Bishop ha originariamente (a suggerire la natura benevola del personaggio), con il doppiaggio italiano abbiamo invece una fredda voce “metallica” perché, si sa, in Italia niente fa più “robot” di una bella voce metallica o, in alternativa, di una bella recitazione robotica come quella di Boba Fett nell’Impero Colpisce Ancora.

    “On-line” negli anni ’80

    Computer nel film Aliens 1986, informatica degli anni '80
    Durante la sortita dei Marines coloniali nel “nido” alieno sentiamo il controllo missione dire “su linea” come traduzione di “on-line”. Mi sento sciocco e anagraficamente vecchio a doverlo specificare ma questo non è un errore come alcuni credono. Negli anni ’80 e fino agli inizi del 2000 non era insolito sentire tradotti termini informatici che oggi giorno passano direttamente in inglese. Pensate che agli inizi dell’era informatica “domestica” la situazione era quasi opposta, si usava l’italiano a sproposito con traduzioni sconsiderate come “direttorio” per “directory“.

    I punti di forza dell’adattamento italiano

    Dopo le poche lamentele un po’ di elogi. Il film doppiato non manca di brillare in diversi momenti:

    Glauco Onorato doppia il sergente dei Marines

    Glauco Onorato
    Glauco era di quei doppiatori che riusciva a rendere divertente qualsiasi personaggio per il solo modo di recitare. Non a caso ha reso memorabili e ha contribuito alla fama di attori come Bud Spencer in innumerevoli film e Danny Glover in Arma Letale con il suo celebre “ehi Riggs!“. Qualsiasi battuta lui doppiasse diventava automaticamente divertente e la sua interpretazione del sergente in Aliens non è da meno. È curioso come ad Onorato venissero puntualmente assegnati attori di colore: Mister T in Rocky 3, Danny Glover in Arma Letale, Bill Duke in Due nel mirino, Fred Williamson in Dal Tramonto All’Alba, poi ancora Sidney Poitier, O.J. Simpson (sì sì, il famoso O. J. Simpson… ), Yaphet Kotto in 007 e tanti, tanti altri attori di colore.
    Un altro doppiatore da complimentoni è Stefano De Sando che dà la voce al caporale Hudson (Bill Paxton) caratterizzandolo in maniera altrettanto memorabile di quanto lo fosse in originale, quasi tutte le sue battute sono spassose parimenti alle frasi originali.

    Qualche battuta di Aliens risulta più divertente in italiano

    Come ad esempio:

    Sergente Apone da Aliens 1986
    Hudson: “ehi sergente, ti cadono le labbra a fumare quelli” (riferito ai sigari)

    Che in inglese era:

    Hey Sarge! You’ll get lip cancer smoking those!”

    Il “cancro al labbro” fa meno ridere rispetto al “ti cadono le labbra”, la nostra infatti è una battuta molto affine alla cultura linguistica italiana dove la caduta di parti del corpo, di medievale memoria, suscita automaticamente ilarità.
    Successivamente, il sergente (di Glauco Onorato) urla: “scattare, scattare, scattare… Ahhh, assolutamente belve! In gabbia belve!” (aprendo la porta del blindato per far entrare i soldati) che in inglese era “absolutely badasses! Let’s pack them in.“. L’espressione impacchettiamoli (“let’s pack them in”) non continua la battuta che lo precede come accade invece in italiano. Mi è sempre piaciuta quella della gabbia per belve, merito ovviamente dei ritocchi di Jaquier ai dialoghi e di Onorato al doppiaggio del sergente.

    Hudson meme Game Over Man Game-Over from Aliens 1986
    Ce ne sono molte altre di battute che fanno sorridere un pochino di più in italiano e altre che invece sono meno memorabili di quelle originali nel mondo anglosassone (“game over, man!” è certamente più celebre del nostro “fine dei giochi!“, culturalmente parlando), ma in generale rimane il fatto che l’intero film goda di un buon adattamento e di un buon doppiaggio.

    Ripley la dura di comprendonio

    Hicks che urla a Ripley di rallentare, dal film Aliens 1986
    Dopo l’eroico salvataggio dei Marines da parte di Ripley, il caporale Hicks chiede a Ripley di fermre il blindato, ormai distrutto, ripetendo ben quattro volte la frase “ease down!” (tradotto nel film in italiano con “rallenta!“). Il dialogo in inglese mi è sempre sembrato ridondante mentre in italiano è stato “aggiustato” in questo modo:

    Ease down! – Su rallenta per favore
    Ease down! – Rallenta
    Ease down! – (muto)
    Ease down! – (muto)

    Negli ultimi due “ease down!” il caporale è o di spalle o di profilo ma si può comunque notare il labiale. Comprendo l’alterazione del dialogo e anche le frasi omesse poiché in originale fa un po’ ridere che la stessa richiesta sia ripetuta quattro volte senza variazione di formula… lo so che c’era tensione e probabilmente rispecchia ciò che accadrebbe anche nella realtà ma in un film funziona un po’ meno. Ce lo vedo Michael Biehn che legge il copione e guarda Cameron incuriosito: “devo dirglielo QUATTRO volte di rallentare?”.
    Facendo una piccola parentesi che c’entra poco col doppiaggio… da eroe degli anni ’80, Michael Biehn adesso sembra un senza tetto che arrotonda la pensione firmando autografi alle convention di fantascienza, alle quali si presenta non di rado ubriaco e di mal umore. Avrà ricevuto un pugno da Mario Brega che lo ha rispedito a fare il gelataro a New York? Non mi sorprenderebbe di vederlo al Lucca Comics tra pochi anni.

    Alieni fotti-madre!

    Aliens commodore64 get away from her you bitch
    Ricordate il mio articolo sulle traduzioni italiane della parolaccia “motherfucker“? No? Andatevelo a rileggere (Quelle parole intraducibili). Nella famosa sequenza di questo film dove gli alieni irrompono nella stanza dal controsoffito, il soldato Hudson apre il fuoco urlando “die motherfucker, die!!!“, tradotto in “crepa maledetto!” (si può dire che se non altro hanno mantenuto la “m” iniziale). Se avete letto il mio articolo sulla parola intraducibile sapete come la penso in merito: sono traduzioni non solo necessarie ma persino benvenute e che richiedono di essere “adattate” caso per caso e qui il “maledetto” al posto di “motherfucker” ci sta benissimo, non è una traduzione diretta ma ne coglie perfettamente e funzionalmente l’intenzione “finale”.
    Allo stesso modo è stata tradotta la celebre battuta di Ripley la quale, quando affronta la regina, dice:

    Get away from her… you BITCH!

    Nonostante la difficoltà di un labiale spietato, questa frase è stata sostituita in maniera magistrale da:

    Stai lontana da lei… MALEDETTA!

    In questo caso il labiale, necessariamente imperfetto, ha lo strano effetto di intensificare l’espressività dell’esclamazione in italiano, dove Ripley infatti sembra così infuriata da urlare “maledetta” aprendo la bocca poche volte ma mostrando molto i denti. Quando questo genere di “operazione” nel doppiaggio funziona, funziona alla grande. Un esempio simile è il “merda!” alla fine del film Io e Zio Buck dove John Candy in realtà dice “shit!” ma il labiale è così differente da diventare quasi parte di un’espressione comica facciale.

    Il titolo (e il sottotitolo) italiano

    Locandina italiana su VHS di Aliens - scontro finale 1986
    Finiti gli elogi, concludo con una considerazione sul titolo italiano Aliens – Scontro finale. Apprezzo che i titolisti italiani all’epoca abbiano immaginato che questo capolavoro potesse essere il capitolo ultimo della serie (infatti, come continuare la serie se i protagonisti hanno nuclearizzato un area “pari allo stato del Nebraska”, giusto?) ma non avevano fatto i conti con l’avidità di Hollywood che ha inutilmente proseguito una serie che poteva tranquillamente fermarsi in grande stile con il film di James Cameron invece di propinarci seguiti discutibilmente brutti e film derivativi anche peggiori.
    Per me questo secondo film è davvero lo scontro “finale”, i capitoli successivi li considero al pari di un esercizio di immaginazione (Alien3) o non li considero affatto (Alien: La Clonazione). In merito al titolo di questo secondo capitolo vi rimando ad una vecchia puntata di “titoli italioti” dove era stato definito “poco lungimirante” e concludo con una vignetta che, come spesso accade da queste parti, non ha a che vedere con niente di quello che è stato detto…
    Vignetta ma è un malocchio questo creata usando immagini di Aliens - scontro finale 1986

  • I predatori dell’arca perduta (1981)… e ridoppiaggio (2008)

    Vignetta introduttiva, scena dal film i predatori dell'arca perduta all'apertura dell'arca dell'alleanza piena di sabbia
    In passato ho parlato a spizzichi e bocconi di I predatori dell’arca perduta che, non vi nascondo, è uno dei miei preferiti in assoluto. Credo che sia giunta l’ora di imbarcarmi in un riepilogo delle precedenti puntate e aggiungere nuovi dettagli relativi a questo film, al suo doppiaggio e al suo ridoppiaggio.

    Il doppiaggio italiano dei Predatori dell’Arca Perduta

    In un primo articolo, molto tempo fa avevo fatto notare alcune discordanze audio tra la traccia italiana e quella inglese del film I predatori dell’arca perduta. In particolare l’assenza di alcuni suoni (il fischio di Belloq nelle prime scene del film e la risata di Toht, l’agente nazista vestito di nero, mentre seppelliscono vivi i protagonisti), questi mancano sia nella versione VHS che in quella che passa in televisione (Rai). Il fischio è stato ripristinato nell’edizione DVD (ripresa dal missaggio audio americano) ma la risata del malvagio Toht rimane assente dalla scena in cui seppelliscono vivi Indiana Jones e Marion nel “pozzo delle anime”.

    Belloq fischia ai nativi sud americani, nel film i predatori dell'arca perduta Risata di Toth, il nazista nel film i predatori dell'arca perduta

    In un secondo articolo avevo analizzato la questione della celebre battuta “Adios, imbecille!” che in inglese non è così ovvia. Sembra che Ford dica “Adios, sapito” che potrebbe sia essere un errore di pronuncia del nome del personaggio, Satipo (da copione), oppure che volesse dire “stupido“. Le argomentazioni pro e contro le due teorie (entrambe molto valide) sono reperibili nell’articolo intitolato Adios stupido, ehm, Sapito, ehm Satipo insieme al video della scena incriminata. Sappiate che in inglese il dibattito va avanti da anni, c’è chi ci sente stupido, altri ci sentono sapido. De gustibus! Io preferisco comunque “imbecille” (e quindi il suo corrispettivo “stupido“) perché è una chiusura perfetta in linea con il personaggio delineato da Ford nel primo film della serie.

    Indiana Jones dice Adios imbecille a Satipo ma i sottotitoli leggono soltanto Adios.
    Con l’eccezione di questi punti già discussi c’è ben poco da dire sul doppiaggio originale, il solito lavoro di fino dei professionisti del doppiaggio degli anni ’80. Non ci sono differenze memorabili né importanti. Solo dettagli ininfluenti come il “cattivo” Belloq che viene chiamato per nome (René) dal nostro protagonista da un certo punto del film in poi, a dimostrazione che sono diventati quasi vecchi “amici”, in italiano rimane noto come Belloq per tutto il film. Perché complicare le cose, giusto?

    Il ridoppiaggio di Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta

    Vediamo ora l’unica cosa che mi rimane da discutere, il ridoppiaggio di questo film. Eh già, perché anche la serie di Indiana Jones è stata “vittima” del ridoppiaggio. Pino Insegno è la nuova voce di Indiana Jones, ormai questa storia la sapete in molti (e in questo video troverete varie clip a confronto). La prima volta che ne sentii parlare mi dissi che erano solo paranoie internettiane e come tutti mi sono domandato “come si fa a ridoppiare Indiana Jones?”. Poi un dì a casa d’altri vedo sulla programmazione Sky I predatori dell’arca perduta, wow – penso – il mio film preferito! Incuriosito dalla blasonata alta definizione mi misi a vederlo, il risultato sono state due ore di torcibudella, perché mentre si ascoltano i nuovi dialoghi (su quel “nuovi” ci ritorniamo tra un attimo) possono venire in mente soltanto Rain Man e la reazione dello scrittore in Arancia Meccanica.

    Sul fatto che siano “nuovi” dialoghi poi c’è da fare una precisazione che poi è l’unica vera accusa che si può fare a questo prodotto, cioè che nel ridoppiaggio rimangono le stesse battute del doppiaggio originale, ma recitate da altri doppiatori. È proprio dalla scelta dei doppiatori che fa pensare che il nuovo cast sia stato pensato per offrire il minor impatto possibile perché alcune voci ricordano molto da vicino quelle dei loro predecessori, quasi come se alla Paramount sperassero che nessuno ci avrebbe fatto caso. Anche il modo di recitare spesso si avvicina a quello del primo doppiaggio e mi domando se in cuffia non avessero il vecchio doppiaggio invece della traccia in inglese. Quindi è evidente che il nuovo doppiaggio non sia motivato da un miglioramento dei dialoghi ma, suppongo, solo dall’esigenza tecnica di passare ad una nuova traccia multicanale 5.1 rimasterizzata, superando quella in semplice stereofonia degli anni ’80. Questo risponde alla lecita domanda perché hanno ridoppiato Indiana Jones?

    Invariate sono dunque battute come “adios, imbecille” (in originale “adios, Sapito”) e potremmo forse obiettare che poteva essere l’occasione giusta per sistemare un paio di cosette del primo doppiaggio ma chiaramente non era questo lo scopo del ridoppiaggio perché i nuovi dialoghi sono solo un copia e incolla di quelli storici, però con nuove voci.

    Non è un ridoppiaggio pessimo, è soltanto inutile.

    L’adattamento e i doppiatori originali

    La discussione sul ridoppiaggio mi porta a dei dovuti complimenti all’adattamento e al doppiaggio di questo storico film: difatti abbiamo un adattamento dei dialoghi da parte di Alberto Piferi e un doppiaggio dove non solo Gammino fa uno splendido lavoro nel dare la voce a Harrison Ford (che in alcuni casi risulta anche più espressiva dell’originale) ma anche gli altri personaggi del film hanno voci quanto mai azzeccate e splendidamente interpretate. Sallah (doppiato da Renato Mori) è gracchiante come l’originale, Marion (Paila Pavese) sa essere petulante come l’originale, Toth (Sergio Fiorentini) è viscido come quello originale, Belloq (Sandro Iovino, famoso ormai per la voce del Signor Burns nei Simpson) è antipatico quanto l’originale anche se in italiano manca completamente di quel poco di accento francese che aveva originariamente, nel film doppiato difatti sappiamo che è francese solo perché ce lo dicono nel film (l’attore comunque è inglese ed è anche persona molto garbata e modesta, l’ho incontrato di persona un paio d’anni fa). Infatti beccatevi sta foto:

    Belloq e Indiana Jones nel film i predatori dell'arca perduta

    L'autore Evit e l'attore Paul Freeman

    Le tre voci di “Marion” (Karen Allen)

    Nei “Predatori”, Karen Allen è stata doppiata originariamente da Paila Pavese, poi per il ridoppiaggio 2008 la sua voce passa a Chiara Colizzi (riconoscibile al pubblico come voce di Kate Winslet, Uma Thurman e Nicole Kidman).
    Quando nel 2009 hanno distribuito Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo a chi delle due avranno affidato la voce di Karen Allen secondo voi? A nessuna delle due! È andata ad una terza doppiatrice, Chiara Salerno. Non è compito mio stabilire chi di loro abbia fatto un lavoro migliore ma certo mi sarebbe piaciuto molto risentire Paila Pavese su Karen Allen, se il film non ignora che siano passati molti anni dal primo film, perché dovrebbe il doppiaggio?

    IN CONCLUSIONE

    A breve uscirà (se non è già uscito) il cofanetto con i tre… ehm, quattro film in Blu-Ray. Ancora non è chiaro quale doppiaggio ci troveremo all’interno ma suppongo che la Paramount abbia capito che la gente li potrebbe venire a stanare con i forconi se nella traccia audio ci ritroviamo soltanto con la versione neo-doppiata. Loro confermano che saranno presenti entrambe le tracce audio ma ovviamente è una promessa, quindi possiamo solo sperare che la mantengano.
    Questa situazione del nuovo doppiaggio è ancor più ridicola se considerassimo un cofanetto con i primi tre film doppiati da Pino Insegno (nuova voce) e poi un Indiana Jones 4 invece doppiato da Gammino (prima voce di Indy)! Oppure possiamo presumere che avrebbero fatto ridoppiare a Insegno persino il quarto capitolo a neanche quattro anni dall’uscita cinematografica? Sarebbe stato il ridoppiaggio più veloce della storia dei ridoppiaggi!
    Indovinate chi c’è dietro queste geniali pensate? Ma George Lucas, è ovvio! Un megalomane a parer mio più fortunato che capace (sì, l’ho detto una volta per tutte!), che vorrebbe mettere bocca in campi che non gli competono, primo tra tutti l’adattamento e il doppiaggio in altre lingue! Si faccia una vagonata di CAZZI SUOI e la smetta di attentare anche alle nostre versioni dei film! Che ne sa lui di che cosa sia un buon doppiaggio, lui che non sa manco più cosa sia un buon film?

    George Lucas e Harrison Ford sul set di I predatori dell'Arca Perduta con vignetta di Ford che legge: sei proprio un sapito, George

  • Benvenuti a Zombieland

    Valerio Scanu in Benvenuti a Zombieland

    Oggi vi parlo di Bevenuti a Zombieland (titolo originale: Zombieland) commedia horror che mi ha piacevolmente sorpreso. La trama parla di un protagonista “mezzo fesso” che si unisce ad una macchietta ed insieme viaggiano attraverso gli Stati Uniti d’America (ormai allo sbando dopo la solita infezione zombi) alla ricerca di un twinkie. Avendo visto il film in inglese la curiosità era troppa per non correre a verificare l’adattamento italiano:

    Le voci italiane

    La scelta dei doppiatori è più che adeguata e scusate se è poco, di questi tempi non è cosa ovvia. Manlio De Angelis come voce di Bill Murray è, parere personale, semplicemente perfetto. Tra l’altro De Angelis aveva doppiato Murray egregiamente in un film che adoro, S.O.S. Fantasmi (Scrooged), quindi era un abbinamento già testato con successo. Dopo tutto, Oreste Rizzini (voce di Murray nei Ghostbusters) è dal 2008 che non c’è più e qualcun altro doveva pur rimpiazzarlo. De Angelis ne è un degno sostituto.
    [vorrei ricordare che Manlio De Angelis era anche la voce dello sceriffo nel film Lo squalo, Joe Pesci in Quei bravi ragazzi, e tantissimi altri ruoli memorabili oltre che direttore di doppiaggio]

    Anche l’adattamento è stato fatto in maniera discreta con battute memorabili anche in italiano: ad esempio dopo aver trovato una Hummer con tante armi automatiche nel sedile posteriore il nostro eroe tamarro esclama “grazie a Dio! Nel gippone del texano cafone abbiamo trovato un bel cannone“. La battuta originale era meno creativa seppur memorabile: “thank God for rednecks!!! This is a really big truck and these are really big guns” (grazie Dio per aver creato i bifolchi! … il resto traducetevelo da soli 😉 ). Fa piacere vedere che negli adattamenti moderni c’è ancora chi si sforza d’essere creativo.

    Scena di Egon con il twinkie o plumcake secondo il doppiaggio di Ghostbusters 1984
    Twinkie, snowball… e Valentino Rossi

    Nel film vengono nominati un paio di prodotti dolciari americani, twinkie e sno ball. All’inizio ho provato sollievo nel sentire i loro nomi originali perché, si sa, in ambiti alimentari si finisce spesso per sentirne di tutti i colori… ma ben presto possiamo renderci conto che questa scelta, in linea con il modo di adattare oggi, non sia stata questa poi grande pensata. Ad un certo punto del film vediamo infatti una scena presa dal film Ghostbusters, quando Egon spiega l’entità del pericolo fantasma con l’ausilio di un twinkie. Nel doppiaggio di Ghostbusters, questo “twinkie” fu tradotto nel 1984 come “plum cake” ed è celebre la battuta “un bel plum cake!” (“that’s a big twinkie!”). In Benvenuti a Zombieland dunque hanno dovuto ridoppiare tale battuta con “un gran bel twinkie!“.

    Ora, cari non-fan degli Acchiappafantasmi, ridoppiare battute così celebri e familiari è piuttosto grave ma mi rendo conto che probabilmente non avessero l’autorizzazione ad utilizzare estratti audio del doppiaggio italiano di Ghostbusters. A questo punto avrei preferito che durante l’intero film la ricerca dei twinkie fosse stata adattata in italiano come “la ricerca dei plum cake” perché diciamocelo chiaramente, ‘sti twinkie non sono altro che merendine spugnose ripiene di crema che hanno l’aspetto di un plum cake e se mia madre ne vede uno penserebbe che si tratti di un plum cake. Alla fin fine anche “sno ball” poteva essere tradotto come “palla di neve”, nella scena è chiaro che ci si riferisce alla merendina (tra l’altro nel Regno Unito si chiamano proprio “snowballs”). Insomma mi è sembrata una forzatura lasciare simili prodotti in lingua originale perché comunque ci si sente un po’ spaesati nel sentirli nominare, tanto vale tradurli come “plum cake” e “palle di neve”… e bon!

    Bill Murray in Benvenuti a Zombieland che dice che c'entra il twinkie
    Non mi innervosirei tanto verso queste merendine non-tradotte se poi nello stesso film non sentissi “Evil Knievil” adattato come “Valentino“. Non solo il confronto non sussiste ma, se mi hai lasciato “twinkie” e “sno ball” in inglese per mantenerne la contestualizzazione culturale, poi non mi puoi andare ad alterare un riferimento ad un famoso motociclista stuntman degli anni ’60-’70 traducendolo come “Valentino (Rossi)”. Che senso ha una battuta simile? Siamo ai livelli di “Mike Bongiorno” citato in Flash Gordon. Dovremmo forse pensare che un americano nominerebbe Valentino Rossi, chiamandolo solo per nome, tanto è famoso negli Stati Uniti? Se un americano dice Valentino pensa allo stilista e basta.

    Infine, il titolo Zombieland adattato come Benvenuti a Zombieland… funziona. Un film molto divertente la cui unica pecca nell’adattamento italiano è limitata ad un paio di battute, tutto sommato un buon prodotto.