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  • Adattamenti… necessari (1): Here’s Johnny di Shining e Hitler in Ghostbusters

    Credo che il titolo di questo articolo non abbia bisogno di molte spiegazioni. È facile accanirsi contro gli adattamenti e il doppiaggio italiano facendo di ogni erba un fascio e ne ho letti di commenti sulla rete dove i miei connazionali si lamentavano dell’alterazione dei dialoghi originali. Molte di queste lamentele erano lecite e giustificatissime. Non mancano però anche i commenti fini a sé stessi di gente apparentemente più impegnata a stilare liste che a proporre critiche sensate.
    Perchò ho deciso di presentarvi alcune scelte di adattamento che potrebbero far lamentare alcuni ma che ritengo siano state necessarie e che abbiano una ragion d’essere. Credo che potrei farne una nuova rubrica visto che di adattamenti italiani “necessari” ce ne sono a bizzeffe. Oggi mi limito a due casi:

    SHINING: Here’s Johnny! Ma chi è Johnny?

    Here's Johnny! Frase di Jack Nicholson in Shining, in italiano è diventata sono il lupo cattivo
    Nella scena in cui Jack Nicholson (nei panni di Jack Torrance) prende ad accettate la porta dietro alla quale si nascondono moglie e figlio, viene pronunciata una frase molto celebre in America “here’s Johnny!” (traducibile come “ecco a voi Johnny!” e a breve scoprirete perché).
    In italiano Nicholson dice invece “sono il lupo cattivo“. Ora, di primo acchito qualcuno potrebbe lamentarsi di questa scelta ma è davvero il caso di farlo? Perché Nicholson, che nel film si chiama Jack, si presenta come Johnny? Chi è questo Johnny?

    Here’s Johnny” deriva da un programma televisivo americano “The Tonight Show” presentato da un certo Johnny Carson che divenne celebre per il tormentone “here’s Johnny!” che lo introduceva. Questo show andò in onda per ben 30 anni (!) avendo un impatto culturale notevole sugli statunitensi, un po’ come il nostro “allegria!” di Mike Bongiorno. È ovvio che in nessun altro paese avrebbe senso tradurre “here’s Johnny” alla lettera (gran parte dei cittadini britannici ne ignorarono il significato per molti anni prima dell’avvento di internet) e tutto sommato il riferimento al “lupo cattivo” in italiano è un’ottima scelta di traduzione visto che nella stessa scena si fa riferimento alla fiaba dei tre porcellini e a Cappuccetto Rosso (anche se quest’ultima è presente solo italiano, in inglese si parla solo della fiaba dei porcellini).

    Considerate anche che chi adattava i film di Kubrick in italiano non era certo l’ultimo venuto (un certo Aragno e un certo Maldesi di cui ho già parlato nel mio blog un paio di volte). Insomma, prima di lamentarsi di un adattamento è bene chiedersi se avrebbe avuto senso una traduzione alla lettera che nessuno in Italia avrebbe compreso.

    GHOSTBUSTERS: J. Edgar Hoover o Hitler?

    J. Edgar Hoover e Hitler messi a confronto con l'uomo della pubblicità dei Marshmallow dal film Ghostbusters
    Nelle scene finali del film una divinità sumera Gozer offre agli acchiappafantasmi di scegliere la forma del mostro che li avrebbe distrutti (Dan Aykroyd sceglierà poi il Marshmallow Man). Prima di tale infausta scelta Bill Murray (nei panni di Peter Venkman) ne approfitta per una battuta satirica:

    Gozer: Choose! Choose the form of the Destructor!
    Peter: Whoa! I get it, I get it. Very cute! Whatever we think of – if we think of J. Edgar Hoover, J. Edgar Hoover will appear and destroy us, okay?

    In italiano:

    Gozer: Scegliete, scegliete la forma del distruggitore!
    Peter: Oh! oh, ho capito ho capito, hoho molto carino. A qualunque cosa pensiamo, se pensiamo ad Adolfo Hitler, Hitler appare e ci distrugge chiaro?

    J. Edgar Hoover è stato il fautore dell’FBI ed il suo primo direttore, forse lo risentirete nominare spesso perché ne hanno fatto un film con Di Caprio di recente. Abusò del suo potere per castigare dissidenti politici, attivisti per i diritti civili e presunti comunisti, accumulò informazioni diffamanti da usare contro avversari politici e ovviamente non volle mai dimettersi dalla sua poltrona (direttore dal ’24 al ’72!); diversi presidenti degli Stati Uniti considerarono l’estromissione di Hoover ma vi rinunciarono per paura di essere infangati (vi suona familiare questo genere di comportamento?). Pensate che ostacolò persino la carriera di molti agenti dell’FBI per gelosìa, nonostante i loro incredibili meriti.

    Nel 1984, anno dei Ghostbusters, Hoover se lo ricordavano ancora in molti, era stato protagonista di quasi cinquant’anni di storia americana. In Italia però il nome era pressoché sconosciuto, è per questo che, dovendo scegliere un’alternativa valida alla frase di Bill Murray su chi temere in caso di un suo ritorno, mi sembra lecita la scelta di Hitler… inoltre suona anche come una cosa che avrebbe realmente potuto dire un americano in tale situazione.

    L’adattamento da Hoover a Hitler è più che giustificato, manca di satira politica (che noi non avremmo comunque compreso) ma ha un suo impatto immediato… che è alla fin fine l’obiettivo dell’adattamento. Perché i film non si traducono solo alla lettera, vanno anche adattati.

  • Si può fare! Frankenstein Junior ci insegna ad esigere di più dal doppiaggio italiano

    si può fare, frase di Gene Wilder nel doppiaggio italiano di Frankenstein Junior di Mel Brooks
    Se mi chiedessero un esempio di film ben doppiato e rappresentativo dell’alta qualità a cui l’Italia può aspirare non potrei che rispondervi Frankenstein Junior (Young Frankenstein, 1974) di Mel Brooks il cui adattamento e doppiaggio a cura di Mario Maldesi non solo è brillante come tutti gli adattamenti di Maldesi (già in passato ho accennato all’adattamento di Arancia meccanica) ma le battute sembrano così azzeccate in italiano che in alcuni casi sono addirittura più divertenti o meglio recitate delle originali (e in tutti gli altri casi sono di pari qualità). Non è un caso che in Italia questo film abbia un numero di appassionati non indifferente e che sia stato l’unico (per quanto ne so) ad avere un’edizione DVD dedicata specificatamente ai fan italiani, la Frankenstein Junior Italian Fans Edition, sebbene rimanga sciocca l’idea di mettere il titolo in inglese per una edizione dedicata proprio ai fan italiani (che ironia!).

    Vi cito la traduzione di alcune, poche, battute-esempio:

    What knockers!
    Mai visti due così!

    con doppio senso sia verso i giganteschi batacchi del portone sia verso i seni prosperosi dell’assistente (knocker difatti vuol dire batacchio ma il plurale, knockers, è più comunemente usato per indicare seni prosperosi).

    Persino la celebre battuta “lupo ulu-là, castello ulu-lì” per quanto non esattamente in pari con il gioco lessicale di werewolf -> where wolf -> there wolf, è pur sempre un coraggioso e astuto adattamento che mantiene persino il “there” (il in ulu) giocando più sul nonsense che sul gioco di pronunce (impossibile da rendere in italiano) ma cavandosela comunque egregiamente; difatti credo che sia una delle frasi più celebri per i fan italiani del film.

    Per chi non ha familiarità con l’inglese, la battuta originale si basa sulla somiglianza di pronuncia tra la parola werewolf (lupo mannaro) e “where wolf?” (traducibile con “dov’è lupo?”, detto come lo direbbe un tedesco alle prime armi con la lingua italiana) alla quale Igor risponde: “there. There wolf, there castle” (che se volessimo tradurre sempre mantenendo il costrutto finto-tedesco verrebbe qualcosa tipo: “lì. Lupo essere lì, castello essere là”).

    – Damn your eyes!
    – Too late. (indicando gli occhi protrudenti)
    che in italiano diventa…
    – Ma questo è un malocchio!
    – E questo no?

    Quest’ultima battuta è persino più divertente in italiano che in inglese. Quando mi capita di vedere il film in inglese questa è la battuta di cui sento più la mancanza.
    In inglese sarebbe qualcosa tipo: “maledetti gli occhi tuoi!” / “troppo tardi” (perché sono già stati colpiti da disgrazia).

    L’adattamento è così curato che persino quando Frau Blücher chiede al barone se necessita di qualcosa da bere prima di andare a dormire, la scelta di bevande è stata leggermente alterata per mantenere riferimenti noti al pubblico italiano. In inglese c’era un brandy, poi del warm milk (latte caldo) e infine Ovaltine (prodotto molto popolare in America, praticamente identico al Nesquik). In italiano invece venivano offerti: brandy, una buona camomilla e infine orzata con latte.

    L’alterazione da latte caldo a camomilla è certamente dettata dall’abitudine più tradizionalmente italiana della camomilla (praticamente sconosciuta nei paesi anglosassoni in cui è più comune il latte caldo prima di andare a dormire), inoltre il movimento della bocca per dire “warm” (wooom) è quasi identico a quello che facciamo per dire “buon”. L’Ovaltine invece non era così noto in Italia anche se suppongo che l’idea dell’orzata con latte venga dal fatto che l’Ovaltine avesse come ingrediente principale l’estratto di malto (il nome italiano difatti è Ovomaltina). Avrebbe potuto dire “Ovomaltina” o “Nesquik con latte” ma nel 1974 il Nesquik era stato solo da poco introdotto (1971) e dubito che godesse già di una diffusa notorietà. Non so neanche se l’Ovomaltina svizzera fosse arrivata in Italia nel 1974. Insomma queste alterazioni sono più che comprensibili e anzi, direi, necessarie.

    Il successo del film non è dovuto soltanto al riuscitissimo adattamento ma anche alla scelta dei doppiatori, eccezionali dal primo all’ultimo. In primis Oreste Lionello (come voce di Gene Wilder) che fa ridere anche a prescindere dal contenuto delle sue battute e ben si associa al volto di Wilder; il formidabile labiale è attestato da quel “si può fare“, una frase che sembra emergere direttamente dalla bocca di Wilder, tanto che molti si domandano quale possa essere la battuta originale. Si può fare nella versione inglese è it could work!, cioè potrebbe funzionare.

    Il povero Lionello è morto nel 2009 lasciando sguarnito Woody Allen di cui era doppiatore ufficiale ma facendoci anche rimpiangere quelle strillanti performance che rendevano Wilder ancor più divertente in alcuni dei suoi film; chi ricorda ancora lo stizzito porca puttana! di Wilder nel film Wagons-lits con omicidi (Silver Streak, 1976)? E il primo “nano-nano” di Robin Williams in Mork & Mindy? Oppure la logorrea di Rick Moranis nei due Ghostbusters? Vi confido che un mio desiderio segreto è quello di riuscire ad imitare Oreste Lionello soltanto per poter usare le sue celebri frasi in ambiti quotidiani (specialmente il “si… può… fa-re!” di Frankenstein Junior). Non è da tutti saper far ridere con il solo modo di pronunciare le parole.

    Silvio Spaccesi che doppia Gene Hackman è un altro degno di nota. Con il suo personaggio dell’eremita cieco, Abelardo (Harold in inglese), ispira ilarità al solo sentirlo recitare.
    Persino la mia ragazza, cittadina del Regno Unito, che è molto affezionata al film originale, trova che i dialoghi italiani siano all’altezza, con parole e frasi altrettanto memorabili (“sigari?“).
    Spaccesi ha doppiato memorabilmente un altro personaggio essenzialmente comico, lo scrittore in Arancia meccanica. Ma lo ricordiamo anche per il suo Yoda nel film L’impero colpisce ancora.

    La morale è che adattamenti e doppiaggi di qualità possono e DEVONO esser fatti.

    Frankenstein Junior ci insegna che non solo è possibile rendere a pieno un film straniero grazie ad un lavoro di adattamento e doppiaggio ben fatto, ma che lo si può persino migliorare in determinati punti (come dimostrato dalla battuta del malocchio).

    Paradossalmente il mio unico dubbio rimane sulla scelta del titolo Frankenstein Junior (essendo l’originale Young Frankenstein) ma non avendone di migliori da proporre non me ne lamento! Essendo “junior” una parola più comune nel mondo anglosassone che in quello italico ho sempre pensato che Frankenstein Junior fosse proprio il titolo originale. La prima volta che lo dissi alla mia ragazza lei spalancò gli occhi e ancora oggi ride di tale curioso titolo! Quindi penso che alla fin fine la scelta del titolo italiano abbia funzionato: se fa ridere… funziona, no?

  • Arancia Meccanica, fior fiore del doppiaggio

    Scena dal film Arancia Meccanica, i drughi sull'auto da corsa Durango 95
    Non credo esista opera scritta in inglese di più difficile traduzione di Arancia meccanica. Il solo fatto che la fruibilità del film (e del libro) sia eguale in italiano come in inglese è a dimostrazione delle elevatissime potenzialità presenti nel nostro paese. Posso in tutta franchezza dichiarare che Arancia meccanica è un vero rappresentante dell’eccellenza italiana nell’adattamento dei dialoghi, nella recitazione e nella traduzione. Già il libro offrì una sfida probabilmente unica nel suo genere, tradurre uno slang futuristico comprensibile solo per associazione di idee ed immagini mentali. L’adattamento italiano di concetti reconditi e di un dialogo intriso di neologismi frammisti a vocaboli dal russo e dal dialetto londinese “cockney” è semplicemente un’impresa senza pari; un tale sforzo lo si poteva soltanto sperare dai professionisti degli anni ’60 e ’70.

    Arancia meccanica, un doppiaggio molto karasciò

    Un esempio che voglio riportare è l’espressione “real horrorshow” tradotto come “molto karascov”. Entrambi le frasi (nella cultura inglese e italiana rispettivamente) portano alla mente lo stesso concetto, “qualcosa di molto piacevole” (se avessero lasciato horrorshow anche in italiano si avrebbe avuto l’effetto opposto, l’idea di qualcosa di negativo).

    L’espressione deriva dal nadsat, la lingua inventata dall’autore Anthony Burgess e usata dai personaggi del suo romanzo, contenente termini ed espressioni in parte inventate e in parte prese dal russo ma con grafie e pronunce inglesi. Così la parola russa khorosho (buono) diventa in inglese horrorshow e in italiano “karasciò”. In entrambi i casi si tratta di una storpiatura della stessa parola russa, tradurlo direttamente dall’inglese non avrebbe avuto senso e da questo punto di vista il dialoghista italiano (Roberto De Leonardis) ha lavorato molto meglio del traduttore del libro che aveva trasfromato horrorshow in cinebrivido, per quanto affascinante come parola di certo è molto lontana dal reale motivo dietro l’uso di horrorshow. Da questo semplice esempio si capisce che gli autori italiani (il trio Aragno all’edizione italiana, De Leonardis ai dialoghi e Maldesi alla direzione del doppiaggio) siano andati all’origine delle singole parole e non si siano fermati ad una semplice traduzione.

    Titoli di coda di Arancia meccanica da VHS, in cui si legge Riccardo Aragno, dialoghi di Roberto De Leonardis, diretto da Mario Maldesi

    Dalla VHS di Arancia Meccanica, cartelli poi scomparsi dal DVD in poi

    Il “dolce su e giù” invece che “the old in-out in-out” (riferito al rapporto sessuale e inteso come abbreviazione di “the good old in-out”, cioè il buon vecchio su e giù) è un altro piccolissimo esempio. “Il vecchio dentro e fuori” non sarebbe stato altrettanto efficace in italiano, comprensibile forse ma non immediato come in-out è per la lingua inglese.

    Pochi in realtà sono gli adattamenti dello slang, la maggior parte dei termini (specie quelli russi) sono mantenuti tali e quali anche nel doppiaggio italiano. Tutto questo lo dobbiamo al grande Riccardo Aragno (1915-2003), curatore di tutti gli adattamenti italiani dei film di Kubrick, al dialoghista Roberto De Leonardis e agli attori di teatro, diretti da Mario Maldesi, che prestarono la loro voce per il doppiaggio del film.

    Malcom McDowel che ispeziona il vino prima di berlo, da una scena del film Arancia meccanica
    Quando voglio guardare Arancia Meccanica sono sempre indeciso se metterlo in inglese o in italiano. La scelta è a suo modo equivalente e alcune frasi sono addirittura più memorabili in italiano, cito ad esempio soltanto “SON BUONI ALMENO???” che chi ha visto il film ricorderà sicuramente (vedi immagine sopra) e in generale tutti i dialoghi del personaggio dello scrittore, doppiato da Silvio Spaccesi (già doppiatore di Yoda e del cieco in Frankenstein Junior, ma per me memorabile anche per il suo ruolo del mago imbroglione nel film Pacco, doppio pacco e contropaccotto).

    Un peccato però che i graffiti sui muri non abbiano (almeno nel mio DVD) la traduzione sottotitolata. Uno in particolare mi ha fatto sempre ridere: quello che recita “IF IT MOVES KISS IT” riferendosi al pene disegnato sulla figura di un anziano (ironia anglosassone da graffiti, ma forse anche tradotta non farebbe ridere gli italiani).

    Brigadieri inglesi?

    Dopo tanto elogi, non sarei me stesso se non avessi qualcosa da far notare. Una sciocchezza in realtà ma che mi fa sempre sorridere. Nel finale, quando la personalità politica viene a trovare il protagonista all’ospedale chiede all’agente di guardia di uscire un momento.

    Just wait outside for a moment, officer
    Per favore vuole aspettare fuori, brigadiere?

    La cosa che può far ridere oggi è l’uso della parola “brigadiere” invece di un più generico “agente”, cioè di una carica che suona assai poco britannica. Forse nel 1971 il ruolo del piantone in ospedale era riservato esclusivamente ai brigadieri? La scelta non è neanche giustificata dal labiale in quanto i personaggi sono ben lontani dalla cinepresa, quindi ci dev’essere una spiegazione che forse sfugge alle orecchie moderne. Una risposta ce la dà la voce relativa a “Brigadiere” su Wikipedia:

    Fino al 1992 il grado di brigadiere era in uso anche nel disciolto Corpo degli agenti di custodia (ora Corpo di polizia penitenziaria), e fino al 1981 era in uso nel Corpo delle guardie di pubblica sicurezza (ora Polizia di Stato); attualmente i due corpi civili usano la corrispondente qualifica di sovrintendente.

    Nel 1971 quindi “brigadiere” indicava esattamente il ruolo del personaggio a cui viene chiesto di uscire dalla stanza di ospedale dove piantonava Alex.

    Anche quello che poteva sembrare un piccolo errore della versione italiana si rivela invece essere l’ennesima riconferma della cura con la quale è stato adattato il film nella nostra lingua. Certo, sentito oggi quel “brigadiere” lascia un attimo interdetti ma se quest’unica battuta è invecchiata maluccio ma non è certo per colpa degli adattatori. Potrebbe quindi sembrare ma non si tratta di traduzione italiota, Arancia meccanica con il suo doppiaggio rimane un esempio di eccellenza.

    VOTO DOPPIAGGIO: 10 !

    Personaggio dello scrittore dal film Arancia meccanica, in preda a una crisi

  • Classe 1999 – doppiaggio e ridoppiaggio

    Bambino del film Classe 1999 che fa il gesto del dito medio. La vignetta legge: al nuovo doppiaggio... tiè!
    Class of 1999, originariamente chiamato 1999 – terrore in classe e poi più fedelmene Classe 1999, è una sorta di sequel spirituale e molto autoironico di Classe 1984 dello stesso regista Mark L. Lester. In questo film, che inizia in stile Fuga da New York e termina in stile Terminator, la criminalità minorile è cresciuta a dismisura e le scuole sono diventate zone smilitarizzate in mano alle gang (non è chiaro chi o cosa obblighi i giovani delinquenti ad andare a scuola ma la premessa non è da prendere proprio sul serio). Per risolvere il problema il Ministero dell’Istruzione e Difesa lancia un programma pilota per rimpiazzare i docenti con dei robot travestiti da insegnanti. Viene fuori che i robot sono difettosi (già precedentemente scartati dall’esercito) ed ingaggeranno una guerra contro gli studenti (non prima però di averne ucciso qualcuno in maniera sempre molto… curiosa).

    Il film è poco pretenzioso e delinea un futuro assai deprimente… cosa che personalmente adoro. Sì, sono un fan della fantascienza a basso costo. Forse qualcuno si ricorderà che passava spesso su TMC (ve la ricordate? Poi sostituita da La7). Dal cambio con La7 il film è scomparso dalla televisione italiana per poi ricomparire in DVD. Tutto OK dunque? Manco per sogno. Come molti altri titoli, è stato ahimè ridoppiato. In meglio? Manco per sogno!
    Con la nuova versione si introduce anche un nuovo livello di bassezza nella qualità del doppiaggio italiano che speravo davvero di non dover sentire mai. Voci milanesi che vorrebbero spacciarsi senza accenti ma che poi cadono in dialettismi regionali incomprensibili nella maggior parte d’Italia come “bigiare la scuola“. Se lo avessero doppiato a Roma allo stesso modo cosa dovevano dire, “fare sega a scuola“? E “fare forca” se lo doppiavano a Firenze?

    Il nuovo doppiaggio inoltre, con le sue voci isolatissime e con pochissime voci di fondo anche in scene affollate, dà proprio l’impressione di essere stato eseguito in uno studio di registrazione, una percezione che lo spettatore non dovrebbe mai avere! Quindi si ha il peggior effetto possibile, quello di esser coscienti di stare guardando un film doppiato in sala di registrazione, ovvero il fallimento della ragion d’essere del doppiaggio stesso che, ripeto, non dovrebbe mai essere coscientemente percepito.
    Ci sono doppiaggi amatoriali su youtube di qualità nettamente superiore a questa che invece non supera mai il livello “telenovela sudamericana di Rete4”, nei momenti migliori.

    Il vecchio doppiaggio ovviamente non era così. Tante piccole cose danno spessore ad un doppiaggio eseguito a regola d’arte. Prima di tutto le voci di fondo! Difatti nelle scene di massa il nuovo doppiaggio sfoggia soltanto due o tre voci dei personaggi dialoganti, il resto intorno è muto o quasi. Nella versione cinematografica si sentivano svariati commenti degli altri studenti come è ovvio che sia (tra l’altro davano anche piccole indicazioni utili alla comprensione della trama e non stonavano con il film in generale, la creatività italiana TALVOLTA aiuta il film e sottolineo “talvolta”).
    Questo mi sembra un punto chiave che può apparire poco importante ma che fa una grandissima differenza.

    Vogliamo parlare dei dialoghi? Parliamo dei dialoghi… quelli del nuovo doppiaggio sono dialoghi che non hanno sempre senso, sicuramente lo avevano in inglese ma qualcosa è stato perduto nella traduzione quasi scolastica e senza fantasia. Le frasi assai poco memorabili poi sono peggiorate da interpretazioni pulite ma piatte, alcune senza emozioni. Se gli dovessi dare un voto da scuola media questo ridoppiaggio si beccherebbe un “gravemente insufficiente”!

    Com’era dunque il vecchio doppiaggio? Beh questo è uno di quei casi dove il doppiaggio italiano migliora il film con battute divertenti e recitazioni memorabili (spesso migliori di quelle originali) ma che soprattutto hanno senso nel contesto e non pedisseque traduzioni dall’inglese lanciate a caso. Il fatto è che non vi accorgerete mai di quanto fosse buono il vecchio doppiaggio fin quando non avrete ascoltato il nuovo.
    Ma non credete a me, ascoltate con le vostre orecchie guardandovi alcuni piccoli pezzi del film con doppiaggi a confronto.

    Il nuovo insegnante di storia

    [youtube https://www.youtube.com/watch?v=wsIl9xPUphw?rel=0&showinfo=0]
    Bigiare la scuola
    [youtube https://www.youtube.com/watch?v=jfKeJCbE8-g?rel=0&showinfo=0]
    L’ora di educazione fisica
    [youtube https://www.youtube.com/watch?v=jf3dnpTxnrw?rel=0&showinfo=0]

    La sequenza più indicativa secondo me è quella della rissa in classe nella quale l’attore che interpreta il robo-professore di storia ruba completamente la scena (nel doppiaggio originale) con battute anche divertenti. La nuova versione ha una traduzione più fedele al copione originale ma quello che dice ha sempre molto meno senso, i dialoghi sono meno naturali (oltre che meno divertenti e memorabili), sebbene la voce scelta sia adeguata al contrario di molti altri personaggi.

    Bene, spero di non avervi tediato con questa filippica contro il nuovo doppiaggio di un film sconosciuto ai più. Era da tempo che volevo parlare di questo film perché quando lo rividi in DVD percepii subito che qualcosa non andava, lo ricordavo semplicemente più spassoso, con battute più memorabili. Poi vado a leggere sulla lista di film ridoppiati et voilà, mistero risolto. Ci rimasi malissimo, con il nuovo doppiaggio il film è semplicemente piatto e immemorabile, mancando di tutto quel poco che lo rendeva interessante. Per fortuna la vecchia versione è ancora recuperabile (non facilmente… ma è recuperabile) e se non avete mai visto questo film ma siete vagamente interessati a vederlo dopo la lettura di questo mio pamphlet, NON GUARDATE ASSOLUTAMENTE LA NUOVA VERSIONE perché vi rovinerebbe completamente il film, per sempre!

    Da notare la solita locandina italiana che è tipicamente più interessante del film stesso. Gli italiani in quanto a locandine non li batte nessuno.

    locandina italiana del film Classe 1999
    Mi sento di segnalare questa recensione sul sito Il cinemaniaco che forse descrive il film in maniera più interessante di quanto abbia fatto io stesso, del resto le mie trame sono solo un incipit per poi passare a parlare di doppiaggi.


    Per finire, ecco alcuni possibili effetti collaterali che possono insorgere dalla visione di Classe 1999 ridoppiato:

    Si va dalla sorpresa, dall’indifferenza e dalla confusione…


    alla nausea…

    all’autoflagellazione

    alla lotta armata…

    ai tentativi di suicidio…

    all’autodistruzione…

    …e, in casi estremi, alla morte.

  • SAY HELLO TO MY LITTLE FRIEND FERRUCCIO!

    Al Pacino in una scena di Scarface dove tiene in mano un fucile d'assalto. Una vignetta gli fa dire: salutatemi i doppiatori italiani, invece di salutatemi il mio amico Sosa, che era la versione italiana di: say hello to my little friend
    Scarface (1983) è indubbiamente uno dei miei film preferiti, soprattutto in lingua originale. Ci sono alcune differenze tra la versione originale in inglese e la versione doppiata in italiano che spesso non vengono fatte notare dai fan ma sono sicuramente degne di nota.

    Frasi cambiate nel doppiaggio italiano di Scarface

    Le parolacce

    All’inizio del film gli agenti dell’immigrazione che interrogano Tony Montana (Al Pacino) non credono al fatto che non sia mai stato in carcere e chiedono molto volgarmente come si è fatto la cicatrice che ha in faccia. In italiano la domanda è:

    Dove te la sei fatta questa cicatrice, giocando con qualche bambola?

    In inglese molto più volgarmente:

    Where’d you get the beauty scar, tough guy? Eatin’ pussy?

    Per il dovere di cronaca ne riporto la traduzione letterale, ovvero: “dove te la sei fatta questa bella cicatrice, osso duro, leccando fiche?
    Si capisce quindi da dove gli viene quel “giocando con qualche bambola”. In questo caso non possiamo che apprezzare l’alleggerimento della volgarità. E pensare che in una versione censurata che passa in TV negli Stati Uniti la battuta è stata cambiata in “Come te la sei fatta questa cicatrice, mangiando ananas?”.
    In inglese gran parte delle volgarità di Tony Montanta comunque si limitano quasi esclusivamente alla parola “fuck” (e sue derivate) che, secondo statistiche ufficiali, viene ripetuta 226 volte nel corso del film con una media di più di una al minuto (su youtube c’è anche un video divertente di più di un minuto che le raccoglie tutte una dopo l’altra).

    Per la versione italiana i doppiatori non si sono concentrati specificatamente su una sola parolaccia portante (“vaffanculo” viene detto 25 volte ma ben lontano dalle 226 volte di “fuck”) ma abbiamo invece una discreta varietà di alternative. Difatti Michelle Pfeiffer ad un certo punto dice:

    (in italiano) Tony per cortesia smettila di dire tutte queste parolacce!

    (in inglese) Can’t you stop saying “fuck” all the time?

    Che tradotta alla lettera vuol dire “puoi smetterla di dire “fuck” in continuazione?”. Impossibile da tradurre alla lettera visto che “vaffanculo” lo diceva solo 25 volte, quindi una soluzione perfetta quella di “tutte queste parolacce”, forse l’unica soluzione possibile.

    Salutatemi il mio amico Sosa

    Sul finire del film arriva la frase di Tony Montana che è diventata una delle battute più celebri della storia del cinema. Mentre gli assassini colombiani al soldo di Sosa assaltano la villa per far fuori il protagonista, Tony Montana tira fuori un fucile con lanciagranate e dice “Say hello to my little friend!” (riferendosi all’arma che impugna) poco prima di sparare una granata sulla porta in risposta agli assalitori.
    In italiano al posto della celebre frase, Tony Montana esclama “Salutatemi il mio amico Sosa!”.

    Scarface gif say hello to my little friend
    Mi sono sempre domandato… che i traduttori abbiano davvero creduto che Tony Montana si riferisse a Sosa (che fino a quel momento era stato suo amico)? Oppure la traduzione letterale di “say hello to my little friend” in riferimento ironico al lanciagranate non funzionava altrettanto efficacemente in italiano? Difficile a dirsi. La battuta in italiano ha un suo senso ma, traducendo in questo modo, ci siamo persi una delle frasi più celebri del mondo anglosassone. Dire “say hello to my little friend” è automaticamente associato a Scarface (provate a ricercarlo su Google images e vedrete se non viene fuori soltanto Al Pacino con il fucile in mano o suoi imitatori). Probabilmente ci sono tante commedie e film di animazione dove questa battuta è usata come occhiolino a Scarface ma che passa inosservata nei suoi adattamenti italiani.

    Il doppiaggio di Ferruccio Amendola

    In ultimo una considerazione sul doppiaggio, che poi è la critica maggiore che mi sento di fare al film in italiano doppiato. In inglese Al Pacino dà al suo personaggio un’interpretazione unica nel suo genere, recitando in un modo del tutto particolare con un esagerato accento cubano. Questa ricchezza di interpretazione (costata a Pacino non poche ore di studio e impegno), mi dispiace ammetterlo, non è soltanto sminuita ma totalmente annichilita dal doppiaggio di Ferruccio Amendola che purtroppo ha dato al personaggio una normalissima voce italiana, senza neanche un vago accento “latino”. Accento che invece ha Manny, l’amico di Tony, anche lui cubano, quindi non si capisce com’è che uno parli perfettamente a l’altro con un accento, sebbene siano sbarcati insieme.
    La logica interna del doppiaggio italiano di Scarface sembra essere stata messa in secondo piano rispetto all’interpretazione, “standard”, forse ritenendo che il pubblico italiano avesse determinate aspettative e che lo strano accento non sarebbe stato accettato su un personaggio principale? Una vera spiegazione ufficiale non c’è, non è stata mai fornita, né è stata mai chiesta prima d’ora.

    Un ridoppiaggio di Scarface?

    Il danno è fatto e Scarface ce lo teniamo così, con Tony Montana che parla come un qualunque altro personaggio americano. Mi auguro che ai distributori non venga mai in mente di ridoppiarlo perché: 1) il ridoppiaggio è una pratica barbara raramente giustificabile; 2) a parte Tony Montana, gli altri personaggi sono doppiati alla perfezione e con le voci giuste, appropriate per il decennio a cui appartiene il film, cosa che sarebbe difficilissimo da ricreare oggi.
    Nel suo complesso il doppiaggio italiano di Scarface dà comunque una buonissima impressione perché, a farla breve, è un ottimo film. Ma se siete in grado di guardarvi un film in lingua originale, non tornerete più indietro dopo aver sentito l’autentico Al Pacino di questo film, memorabile proprio per quel suo modo di parlare che nel mondo anglosassone è diventato subito iconico e riconoscibile mentre in italiano è il “solito” Ferruccio Amendola che non aggiunge niente ai tanti Stallone/De Niro/Dustin Hoffman che abbiamo conosciuto in quegli anni.

    Se possiamo soprassedere sulla battuta dell’amico Sosa, forse non dovremmo fare lo stesso sulla mancata occasione di dare a Tony Montana il suo legittimo accento cubano.