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  • [Italian credits] Il pianeta delle scimmie (1968)

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    Con un colpo di quella “fortuna” che spesso viene chiamata con ben altro nome, in un polveroso mercatino dell’usato sono riuscito a recuperare uno dei rarissimi (forse l’unico?) film distribuiti dalla FOX che abbiano mantenuto in home video i “crediti italiani”.

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    VHS Fox/Mondadori 2002

    Il film in questione è lo storico Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes, 1968) in un’edizione VHS da edicola, numero 26 della collana “Videoteca del Secolo” (Mondadori) in vendita ad € 3,50 in allegato a “Panorama”, “Sorrisi & Canzoni TV”, “CIAK” o “Donna Moderna”.
    L’unica data presente sulla confezione è il copyright della Twentieth Century Fox Home Entertainment Inc: un 2002 compatibile con il prezzo espresso in euro.
    Nel mio blog “Il Zinefilo” ho dedicato un lungo ciclo al Pianeta delle scimmie, presentando tutti i film (classici, reboot e remake), la serie televisiva e anche la parodia porno (Play-Mate of the Apes), così come “Doppiaggi Italioti” ha parlato della saga e nella serie Youtube “i Videocommentatori” hanno detto la loro sui nuovi capitoli della saga. Infine, nel 2016 la Dark Horse Comics si è divertita a trasportare i personaggi di Cornelius e Zira… nella giungla di Tarzan! Tarzan on the Planet of the Apes è la rivelazione a fumetti dell’anno…
    Sembrerebbe già detto tutto, però una piccola parentesi mi sento di aprirla.

    La nascita cine-letteraria

    Piccolo intervallo: per spiegare come gli asiatici diventarono scimmie…
    Pierre BoulleC’era una volta un ingegnere che lavorava in un’industria della gomma in Malesia. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale combatté e fu prigioniero sempre nel sud-est asiatico, tanto che di ritorno in patria decise di scrivere romanzi che raccontassero le persone e le cose incredibili che aveva visto.
    Era anche un agente segreto francese, e il suo nome era Boulle. Pierre Boulle.
    Cominciò a scrivere romanzi di guerra e spionaggio – come William Conrad, la controspia – finché arrivò il successo internazionale con il suo Pont de la rivière Kwaï (1952) – da cui il premiato film omonimo – romanzo che cambia i nomi ma racconta gli incredibili fatti veri di una delle pagine più sporche del secondo conflitto.
    Mumble, mumble, fece il cervello di Boulle: cosa si fa quando un autore diventa famoso? Semplice: si copia qualcuno…
    Secondo piccolo intervallo:
    super_science_stories_194103Sul numero del marzo 1941 di “Super Science Novels Magazine” i trentenni Peter Schuyler Miller e Lyon Sprague de Camp presentano, in pieno conflitto mondiale dove uomini uguali ma diversi si uccidono tra loro, un romanzo in cui gorilla e scimpanzé si fanno la guerra…
    Il romanzo Genus Homo (portato in Italia nell’aprile 1953 da “I Romanzi di Urania” n. 13 con il titolo Gorilla Sapiens) si apre con un pullman che cade in una voragine. La voragine si è aperta per un terromoto (provocato da esplosione nucleare?) e nel pullman tra gli altri viaggiava uno scienziato con un tubo che conteneva la sua ultima invenzione: il tubo si rompe, il gas fuoriesce e i viaggiatori… cadono in letargo. Si risvegliano una milionata di anni dopo e scoprono che l’umanità è scomparsa e la Terra è abitata da mostroni cattivi. Tutte le specie sono più grandi e più cattive, e i poveri viaggiatori vengono rapiti da dei gorilla e finiscono in uno zoo.
    Gorilla sapiensDopo vari sforzi riescono a comunicare con i gorilla, diventano amici e stimati e inizia un lungo e noioso racconto della guerra contro gli scimpanzé, a cui gli uomini partecipano attivamente.
    Il romanzo Le règne du gorille arriva in Francia nel 1951: l’ha letto Pierre Boulle? Probabile, visto che lo ricalca aggiungendo però un altro tipo di sottotesto.
    La planète des singes (portato in Italia nel 1975 dagli Oscar Mondadori) è un romanzo che con uno dei più classici spunti – il manoscritto ritrovato in bottiglia, fluttuante nello spazio! – racconta in prima persona di Ulysse Mérou e del suo viaggio spaziale iniziato nel 2500 alla volta di Bételgeuse, guidato dal professor Antelle. (Il film accenna alle teorie di un certo dottor Hasslein.)
    PlaneteDesSinges1_13082002Atterrati sul pianeta Soror, gli umani incontrano umani primitivi e scimmie parlanti e tutto il resto che si vede anche nel film. Rimasto da solo in gabbia, Ulysse – che ovviamente non capisce cosa dicano le scimmie – racconta della sua prigionia e delle cure della dottoressa Zira, che gli insegna a parlare “scimmiesco”. Convinte le scimmie che lui non è un primitivo bensì un viaggiatore stellare, viene liberato e fa carriera nella società di Soror, partecipando agli scavi archeologici scoprendo alla fine una verità terribile… No, non è quello che pensate!
    Boulle non sta parlando di fantascienza, sta plausibilmente raccontando della sua prigionia nelle galere asiatiche, dove non capiva cosa dicessero e dove si rifiutavano di riconoscere la sua superiorità in quanto francese.
    Il pianeta delle scimmiePerché l’Asia era il giardino di casa della Francia finché non è esploso tutto, ed è questa la “rivelazione” che si scopre nel romanzo: le scimmie erano i servi terrestri che un giorno si sono ribellati e hanno cominciato a guardare negli occhi i loro signori. Gli umani di Soror si sono lasciati andare e le scimmie hanno preso il sopravvento. (Leggi, gli europei hanno sbragato e le scimmie asiatiche hanno alzato la testa.)
    Quando Ulysse decide che non può restare, torna nella sua nave e viaggia fino alla Terra – perché Soror non è la Terra! – ma appena sbarca scopre che (ciao Tim Burton!) nel pianeta natale è successa la stessa cosa: non è difficile vedere dietro questa trovata l’eco delle emozioni provate da Pierre Boulle quando, dopo il tempo passato nelle prigioni asiatiche, è tornato a casa per non ritrovare il Paese padrone dell’Asia che aveva lasciato.
    Tutte le metafore originali vengono cancellate dagli sceneggiatori Michael Wilson e Rod Serling: sì, proprio quel Rod Serling! Sì, proprio l’autore della serie TV Ai confini della realtà. Sì, proprio l’autore dell’episodio 1×15 (I Shot an Arrow into the Air, 1960), in cui un’astronave terrestre atterra nel deserto e i tre membri dell’equipaggio sono convinti di essere su Marte… invece il colpone di scena è che sono sulla Terra. Vi dice niente?

    L'astronauta che cadde su Marte... e scoprì che invece era la Terra!

    L’astronauta che cadde su Marte… e scoprì che invece era la Terra!

    Rod Serling ricicla il suo proprio soggetto – tre astronauti naufragano su un pianeta desertico e alla fine scoprono che è la Terra – e lo amalgama col romanzo pseudo-fantascientifco di Boulle ma… amalgamandolo con ciò che sta succedendo nel mondo in quel periodo.
    Tra le più iconiche immagini della storia del cinema... peccato che Rod Serling la copiò da un suo episodio di "Ai Confini della Realtà"!

    Tra le più iconiche immagini della storia del cinema…
    peccato che Rod Serling la copiò da un suo episodio di “Ai Confini della Realtà”!

    Il film è del 1968 ed è sciabordante di richiami agli scontri con la nascente cultura giovanile dell’epoca, quando invece Heston rappresentava il patriarcato più oltranzista e tradizionale. Appena può Heston si rade, perché tra la sua gente solo i giovani portano la barba lunga; non starò a notare che le scimmie sedano le rivolte con l’uso di idranti e soprattutto che le scimmie protagoniste hanno problemi di razzismo… e hanno i cognomi che finiscono in -us, come i neri… (Chi ha detto Cassius Clay?)
    A fine film, Heston si avvicina al giovane Lucius (Lou Wagner) e gli dice «Continua a spiegarle, le bandiere del malcontento: e non ti fidare di nessuno sopra i trent’anni.» E così il pubblico sessantottino è acchiappato.

    Il doppiaggio

    Le informazioni sono estrapolate dal sito di Antonio Genna.

    Personaggio Attore Doppiatore
    Taylor Charlton Heston Renato Turi
    Cornelius Roddy McDowall Massimo Turci
    Zira Kim Hunter Vittoria Febbi

    Titoli di testa

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    Titoli di coda

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    P.S.
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  • Videocommento a "Apes Revolution – Il pianeta delle scimmie"

    copertinaBlog
    Divagazioni e considerazioni sul film, sempre in chiave comica da parte mia (sono quello a destra) e dell’amico Petar (a sinistra). Dopo il videocommento al primo film di questa nuova serie sul pianeta delle scimmie (con titoli italiani uno più idiota del precedente), ecco il suo seguito commentato in 15 minuti. Come al solito, basta fare click sulla copertina per vederlo.
    Se siete interessati alle altre nostre produzioni video guardate il catalogo qui.

  • Videocommento a "L'Alba del Pianeta delle Scimmie"

    Fate click sull'immagine per vedere il "videocommento"

    Fate click sull’immagine per vedere il “videocommento”


    Premessa: Petar obbliga Enrico (Evit) a rivedere L’Alba del Pianeta delle Scimmie (2011) perché se lo ricordava divertente. Un racconto di prigionia per scimmie abbinato ad un sinistro parallelo storico condiscono questo film delle origini nel quale quasi niente accade.
    Come sempre, fate click sulla copertina per vederlo.

  • [Italian credits] A noi piace Flint (1967)


    Nuova sorpresa dalla Fox Video, nota per non inserire mai localizzazioni italiane nelle VHS dei suoi film: dopo Il pianeta delle scimmie, ho trovato un altro film con splendide scritte italiane, con grafica d’altri tempi. Si tratta di A noi piace Flint (In Like Flint, 1967) di Gordon Douglas, seconda (e per fortuna ultima) avventura dell'”antispione” di James Coburn.
    Essendo io totalmente immune dal fascino di James Bond, mi ritrovo nell’impossibilità di giudicare questo film: mi sembra spaventosamente datato e ridicolo proprio come il Bond di Sean Connery che gli è coevo, solo che quest’ultimo è sopravvissuto ai propri simili.
    Eroi come il Derek Flint di Coburn o il Matt Helm di Dean Martin appartengono tutti alla stessa decade cinematografica, quegli anni Sessanta in cui il femminismo veniva usato per giustificare donnine dai costumi disinibiti, in cui si prendeva in giro la spy story e in cui si faceva sfoggio di arti marziali a casaccio. Coburn era un noto allievo di Bruce Lee, ma temo che neanche il Maestro sia riuscito ad insegnargli nulla, viste le tecniche imbarazzanti e buffonesche in cui l’attore si lancia, voglio sperare con intento parodistico.
    Flint parla coi delfini, abbatte le porte con le lucette, sa ballare al Bolshoi e fa tutte quelle buffonate che gli valgono il titolo di “Austin Powers ante litteram“: non c’è un solo fotogramma serio in questo film, sebbene sia tutto identico ad un qualsiasi James Bond dell’epoca…

    Sex symbol dal pantalone ascellare!


    Arrivato nei cinema italiani il 13 aprile 1967, l’unica VHS di cui ho trovato prove certe risale alla “James Coburn Collection” del 1993! Forse non sono il solo ad aver trovato particolarmente ridicolo questo film…
    In DVD invece il film è presentato dalla Koch Media dal 2010 e dalla collana “Cineclub Mistery” (Golem Video) dal 22 aprile 2015.

    Titoli di testa





















    Titoli di coda




    L.
    P.S.
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  • [Video] Prequel-sequel-reboot 2017

    In preparazione alla visione di Alien: Covenant e di dozzine di altri film tra sequel e reboot (seguiti e rifacimenti) tra i quali Blade Runner 2049, IT, The War – Il pianeta delle scimmie (qualcuno alla distribuzione italiana la deve proprio detestare questa nuova serie sul pianeta delle scimmie perché ogni singolo titolo è sbagliato o stupido), abbiamo pubblicato una breve conversazione di svago cinematografico a tema.
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    Seguiranno articoli sui loro adattamenti italiani se necessario.

  • Remake con titoli differenti… sempre più italioti


    Già parlai di “The Producers” che nella sua prima versione di Mel Brooks fu conosciuto nel nostro paese come “Per Favore Non Toccate le Vecchiette” e di come il remake del 2005 venne presentato al pubblico italiota con il titolo originale “The Producers“; per anni ignorai che fosse un remake di Per Favore Non Toccate le Vecchiette.
    Il caso non è né unico né tantomeno raro. Ecco alcuni simili esempi che mi vengono in mente:
    Assault on Precinct 13 (1976 e remake nel 2005) ha come titoli italiani:
    Distretto 13: Le Brigate della Morte (1976)
    Assault on Precinct 13 (2005)
    Per il remake dunque hanno lasciato il titolo originale. Vattelapesca che è un remake di Distretto 13 di John Carpenter! Poi i titoli in inglese non li riesco ad apprezzare quando sono inutili come in questo caso: “assault” si può capire senza conoscere l’inglese, ma “precinct” non è nel vocabolario dell’italiota qualunque.
    Breve riflessione: l’uso della parola “brigate” nel film del ’76 è decisamente legato agli anni di piombo non trovate?
    A Nightmare on Elm Street (1984, remake nel 2010) ha in italiano questi titoli
    Nightmare – Dal Profondo della Notte (1984)
    Nightmare (2010)
    Onestamente sono entrambi molto opinabili, già il primo era diciamo “ridotto” alla sola parola “Nightmare” con l’aggiunta di un sottotitolo, adesso il sottotitolo viene anche a mancare. Credo che data la fama di questa serie si poteva anche tornare al titolo originale o almeno lasciarlo con sottotitolo “dal profondo della notte”.
    Quando Tim Burton nel 2001 realizzò il remake de’ “Il Pianeta delle Scimmie” potevammo aspettarci che si chiamasse nuovamente (e semplicemente) “Il Pianeta delle Scimmie“? Avrebbe certamente avuto senso ma sempre meglio fare una inutile ripetizione e distribuirlo come “Planet of the Apes – Il Pianeta delle Scimmie“. Similmente Cape Fear diventa nel ’62 Il Promontorio della Paura, e nel remake del ’91 Cape Fear – Il Promontorio della Paura.
    Assai sciocco poi (sempre rimanendo su Burton) che il suo Charlie and the Chocolate Factory sia diventato “La Fabbrica di Cioccolato”
    Considerando i titoli originali:
    Willy Wonka & the Chocolate Factory (1971) –> Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato
    Charlie & the Chocolate Factory (2005) –> direi che ci potevamo aspettarci un “Charlie e la Fabbrica di Cioccolato“… invece solo “La Fabbrica di Cioccolato
    Che dire di The Italian Job, la cui versione del 1969 fu appropiatamente intitolata come “Un Colpo all’Italiana” mentre il remake del 2003 mantiene senza scopo il titolo originale anche in Italia? Quando usciì ignoravo fosse un remake di “Un Colpo all’Italiana”.
    Altri titoli sono stati cambiati in maniera molto più discreta. The Blob è noto come Fluido Mortale (1958) e Il Fluido Che Uccide (1988). Il vecchio Scontro di Titani (1981) nel 2005 è diventato Scontro tra Titani. L’originale è immutabilmente “Clash of the Titans” che personalmente avrei intitolato Scontro dei Titani, ma è mia opinione personale e basta. Favoloso quello dell”81 con scene girate negli scavi di Paestum; ho ignorato volutamente il remake, mi vengono i brividi solo a pensare alla grafica CGI che possono aver usato.
    Per allontanarsi dai blockbuster cito Funeral Party (2007 e remake nel 2010), il primo chiamato Funeral Party anche in Italia e il remake americano di soli 3 anni dopo diventa invece “Il Funerale è Servito” (ad eco di “Signori, il delitto è servito“).
    Il fenomeno non è però relagato soltanto agli anni 2000. Già ci furono casi storici come Invasion of the Body Snatchers conosciuto nella versione del ’56 come L’Invasione degli Ultracorpi (lo so un titolo un po’ sciocco ma che ha fatto storia) mentre il remake del ’78 diventò Terrore dallo Spazio Profondo (a che pro poi? Un titolo così generico andava bene anche per Alien)
    Infine, non mi piace citarlo perchè non considero Scarface del 1983 come un remake vero e proprio dello Scarface del 1932 ad ogni modo è da segnalare che quello del ’32 è noto come “Lo Sfregiato” e il nuovo è stato lasciato in inglese “Scarface“. In questo caso approvo la scelta, prima di tutto perchè durante il film Scarface (1983) si fa accenno alla cicatrice sul volto soltanto una volta (all’inizio del film) e quindi la comprensione della parola “scarface” non è di capitale importanza ai fini della trama. In secondo luogo si parla di emigranti in America e ci si può aspettare in questo caso che gli italioti imparino un nuovo vocabolo inglese (solo uno) con il quale il nostro protagonista Tony Montana è stato soprannominato per via della sua cicatrice sul volto (così come accadde per Al Capone).
    Direi che vi ho annoiato abbastanza. Se ne avete altri in mente postateli pure, mi fa piacere leggere i vostri, chissà quanti me ne sono sfuggiti.

  • TITOLI ITALIOTI (10^ puntata): Titoli di fantascemenza

    Scimmia che rompe le ossa, scena dal film 2001 odissea nello spazio. Vignetta indica le ossa frantumate dicendo: ossa dei distributori cinematografici
    A grande richiesta, miei insaziabili lettori, eccovi la puntuale lista, questa volta dedicata alla fantascienza di serie B (ma anche C e D). Ho ricercato nella mia memoria anche titoli un po’ dimenticati, alcuni veramente oscuri.

    The League of Extraordinary Gentlemen ⇒ La leggenda degli uomini straordinari

    Non è propriamente fantascienza, questo film appartiene più al filone “steampunk” ma è degno della seguente nota:
    i riferimenti alla “lega” (“the league” del titolo) furono eliminati per motivi politici, non sto scherzando. Purtroppo non sono riuscito a trovare articoli del 2003 ma ricordo di averlo letto sui giornali all’epoca dell’uscita del film. Che fosse un tentativo di evitare un aumento di autostima da parte dei leghisti nel sentirsi nominati “protagonisti” di un film? O forse avevano paura che i votanti-sinistra non andassero a vedere il film?
    Ad ogni modo il film è una cagata che nemmeno Sean Connery riuscì a salvare, quindi potevano anche lasciare il titolo “La lega degli uomini straordinari“, sarebbe stato comunque un flop dimenticato da tutti entro pochi anni.

    Soylent Green 2022 – I sopravvissuti

    Nel futuro di questo film il mondo è sovrappopolato e inquinato (lo so, adesso non è più fantascienza), la natura non esiste più, i generi alimentari scarseggiano e l’eutanasia è un diritto garantito a tutti. L’unico alimento in vendita è il Soylent, gallette di cibo industriale di dubbia provenienza. Il Soylent verde in particolare viene pubblicizzato come fatto prevalentemente con plancton ed è il più ambito tra l’affamata popolazione di New York ma il poliziotto Charlton Heston verrà a scoprire la verità che si nasconde dietro ai prodotti Soylent, una verità scioccante che qui non vi dirò perché sarebbe uno “spoiler” troppo grande per coloro che non hanno mai visto il film.

    Per quanto riguarda il titolo italiota, esso non ha alcuna giustificazione. Difatti, eccetto che per la data 2022 (esatta), nella premessa al film non si parla né passati olocausti nucleari né di disastrose epidemie ma solo di inquinamento, sovrappopolazione e scarsità dei generi alimentari, quindi la parola “sopravvissuti” non ha senso, anzi la sovrappopolazione è proprio il fenomeno opposto.
    Per gli amanti della lettura, la storia è tratta dal romanzo “Make Room! Make Room!“, un classico della fantascienza di Harry Harrison. Anche se il Soylent e la sorpresa finale sugli ingredienti dello stesso non viene da questo libro, di cui comunque consiglio la lettura.

    The Omega Man ⇒ 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra

    Dal titolo italiota uno si aspetterebbe che la storia possa parlare di una razza di alieni dagli occhi bianchi venuti dallo spazio a invadere la terra. La storia invece parla di un virus che ha trasformato tutti gli esseri umani in vampiri albini assetati di sangue e Charlton Heston è l’unico uomo che sembra essere immune al contagio.
    Lo stesso film all’estero ha altri titoli come “Le survivant“, “O Último Homem na Terra” o “La última esperanza“. Tutte valide alternative, eccetto quella italiana.

    Inoltre questo film è del ’71, il che dimostra anche la poca lungimiranza nell’aggiungergli una data futuristica prima del titolo.

    La storia su cui si basa questo film è di Richard Matheson, di recente riproposta con il film “Io sono leggenda” ma migliore è il romanzo originale che ha più senso ed è più emozionante di tutti questi filmacci messi insieme. “Io sono leggenda” è ancora più lontano dal romanzo di quanto non lo fosse già “1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra“. Esiste anche una precedente trasposizione cinematografica, tutta italiana, una co-produzione del 1964! L’ultimo uomo della terra, con Vincent Price.

    Neon City Anno 2053 – La grande fuga

    Questo film è una copia di Mad Max venuta veramente male. È del ’91 ma sembra più dell’81. Ancora una volta al titolo fantascemente DEVE essere premesso un anno futuro. Occhio che non è una versione futuristica del film “La grande fuga” con Steve McQueen. Il titolo originale non doveva nemmeno essere tradotto visto che anche in italiano nel film si parla di una città chiamata “Neon City”, la destinazione da raggiungere.

    La serie del pianeta delle scimmie

    Divertente come più si vada avanti con la serie e più i titoli diventino assurdamente distaccati dalla parola “scimmie”, così da confondere lo spettatore e spacciare alcuni di questi film (gli ultimi) quasi come pellicole di fantascienza a sé.

    • (1968) Il pianeta delle scimmie (Planet of the Apes)
    • (1970) L’altra faccia del pianeta delle scimmie (Beneath the Planet of the Apes)
    • (1971) Fuga dal pianeta delle scimmie (Escape from the Planet of the Apes)
    • (1972) 1999 – Conquista della Terra (Conquest of the Planet of the Apes)
    • (1973) Anno 2670 – Ultimo atto (Battle for the Planet of the Apes)

    Gli ultimi due sono davvero fuorvianti, un tentativo disperato dei distributori per trascinare al cinema più gente possibile a vedere questi ultimi pastrocchi inguardabili. Personalmente sono un fan dei primi due film ma il vero premio va al libro di Pierre Boulle (eh sì, un francese, per una volta!) che per i fan della letteratura fantascientifica è un dovere imperativo leggere.

    Cyborg 2087 ⇒ Cyborg anno 2087 metà uomo metà macchina… programmato per uccidere

    Wow, si sentiva proprio il bisogno di allungare il titolo. Questo film del ’66 credo  meriti d’esser menzionato se non altro per il titolo non proprio all’insegna della sinteticità. Da quello che leggo in giro, sembra che la trama sia simile a quella di Terminator (1984), quindi certamente varrà la pena vederselo se non altro per verificare fino a che punto i due film siano simili.

    A Boy and His DogApocalypse 2024

    Capisco che una traduzione diretta del titolo originale non avrebbe mai fatto pensare ad un film post apocalittico però perché mai usare “Apocalypse” invece di “Apocalisse”? Ah, già… solo pochi anni prima era uscito “Apocalypse Now” quindi era di moda.

    Eve of DestructionPriorità assoluta

    Film di fantascienza casereccio (sicuramente cult per qualcuno) che ha di buono praticamente soltanto il titolo originale “Eve of Destruction”  con doppio significato: sia come “vigilia della distruzione”, sia come riferimento al nome della pericolosa donna-robot chiamata “Eve”, ovvero il corrispettivo inglese di “Eva”. In italiano viene abbandonata l’unica trovata buona del film (il titolo) in favore di un anonimo “priorità assoluta” che sicuramente non ha aiutato la diffusione del film.

    Infine…

    Westworld ⇒ Il mondo dei robot
    Futureworld ⇒ Duemila anni nel futuro

    Il primo film aveva un suo senso a chiamarsi Il mondo dei robot dato che la trama ruota intorno ad un parco divertimenti a tema, con robot indistinguibili dagli umani e diviso in tre settori: un mondo medievale, l’antica Roma e il “far west”. Un film scritto e diretto da Michael Crichton che consiglio a molti; è sicuramente il precursore spirituale di Jurassic Park, ovvero l’idea di un parco di divertimenti super tecnologico che sfugge di mano e si trasforma in un incubo. Il doppiaggio di questo film tra l’altro è anche ben fatto e come tanti altri film degli anni ’70 mostra un italiano forbito.

    Il secondo (soporifero) film avrebbe avuto più senso se si fosse almeno chiamato “Il mondo dei robot 2” oppure “Ritorno al mondo dei robot” perché con il titolo italiano viene a mancare totalmente il riferimento al primo film in favore di un generico (quanto fuorviante) “2000 anni nel futuro” che non ha niente a che vedere con la trama. Difatti il primo film sembrava svolgersi in un futuro molto prossimo e il suo seguito continua da dove aveva lasciato il primo film, certamente non 2000 anni nel futuro!

    Se consiglio vivamente di guardare il primo, altrettanto vivamente sconsiglio la visione del “sequel”, buono solo per addormentarsi nel primo pomeriggio.

  • [Italian credits] Verdi dimore (1959)


    Prima di Tarzan, prima dell’esplosione della moda dell'”uomo bianco che vive nella jungla”, a vivere in simbiosi con la natura era una donna: The Bird Girl. Inutile negarlo, “La ragazza uccello” non è proprio la definizione più felice che si possa pensare e può dare adito a varie battutine, meglio chiamarla come poi è stato ribattezzato l’intero genere: Jungle Girl.

    La Hepburn nel ruolo della Jungle Girl


    Sul Zinefilo sto dedicando un lungo speciale a questo tema: dopo il lungo viaggio nei monkey movies (con i sottogeri Pianeti delle Scimmie e King Kong e i suoi fratelli) era scontato passare a Tarzan, e allora perché non ampliare il discorso alla Jungle Girl? Ovviamente sto andando a scovare i titoli più assurdi e impensabili, perché ogni titolo famoso copia da un precedente ignoto: il celebre finale di King Kong (1933), per esempio, si limita a ripetere la stessa scena del Dottor Miracolo (1932), che a sua volta la prende da La figlia della jungla (1925).
    Insomma, dietro a tutto… c’è sempre una donna.
    Il naturalista ed ornitologo William Henry Hudson, americano ma nato e cresciuto nei pressi di Buenos Aires, ha scritto molto ma ha visto diventare celebre solo un suo libro: Verdi dimore (Green Mansions. A Romance of the Tropical Forest, 1904; Bompiani 1945).
    Nel dopoguerra la MGM passa anni ad organizzare un film tratto dal romanzo e sceglie anche la protagonista: l’italianissima Pier Angeli (pseudonimo della cagliaritana Anna Maria Pierangeli). Poi tutto si ferma e la nostra connazionale rimane fregata: quando il progetto riparte la protagonista è Audrey Hepburn e il regista è suo marito, l’attore Mel Ferrer.
    Il film Verdi dimore (Green Mansions, 1959) è un disastro così titanico che Ferrer viene accompagnato alla porta e gli viene data l’esclusiva: è escluso che farà ancora il regista! (Grazie Francesco Salvi per la battuta…)

    Arrivato nelle sale italiane il 16 settembre 1959, il 19 dicembre 1981 inizia sulla RAI la sua non lunga vita televisiva. Ignoto all’home video, nel 2014 due case simili se lo contendono e lo fanno uscire in DVD: A&R Productions il 29 agosto, Golem Video il 24 settembre.
    Per saperne di più sul film vi rimando al mio post sul Zinefilo, mentre dal sito di Antonio Genna scopro che questo è l’unico film in cui la Hepburn è doppiata da Fiorella Betti. Anthony Perkins invece è doppiato dal consueto Gianfranco Bellini.

    Titoli di testa


















    L.
    P.S.
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