• [VIDEO] Non comprate quel biglietto #19: "Alien: Covenant"

    Per coloro che seguono le nostre discussioni di svago cinematografico, è arrivato il nuovo episodio della rubrica non comprate quel biglietto, oggi dedicata ad Alien: Covenant.
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    Dell’adattamento e del doppiaggio italiano di Covenant invece ho già parlato nel mio ultimo articolo Alien Covenant e gli idiotismi della traduzione italiana moderna.
    Altri articoli e recensioni “aliene”:
    Alien (1979) – L’alieno è siliconato (articolo sull’adattamento italiano di Alien)
    Aliens – scontro finale (1986) (articolo sull’adattamento italiano di Aliens)
    Videocommento a PROMETHEUS  (dalla nostra serie  “i videocommentatori”)
    Alien Covenant – La recensione nuclearizzata (recesione del film sul blog Il ZinefiloViaggi nel cinema di serie Z)
    e per chi sa leggere l’inglese, questa splendida e comica disamina del film dal blog Cinewipe che vi consiglio caldamente:
    Alien: Covenant review – An ungodly hybrid

  • "Alien: Covenant" e gli idiotismi della traduzione italiana moderna

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    Cari lettori…

    Quando un nuovo film di Alien girato da Ridley Scott si rivela essere la più grande stronzata da quando l’uomo inventò l’alieno[*], puoi solo sperare che il doppiaggio italiano lo deturpi in maniera ridicola, così da farsi due risate almeno su questo blog. Invece no, il disappunto con Alien: Covenant è totalizzante: la versione italiana non fa schifo. Hanno fatto un buon lavoro.
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    C’è soltanto un piccolo particolare…
    Colombo
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    È vero, di inglesismi stupidi o inutili non ce ne sono in Alien: Covenant, ad esempio non si parla mai di “airlock” bensì ritornano le vecchie care (e familiari) “camere stagne” e vi assicuro che di questi tempi il non sentire certe parole in un doppiaggio italiano è un autentico sollievo. Da qualche anno infatti sembra che la parola airlock abbia cominciato a farsi strada nel doppiaggese (quell’italiano che sentiamo solo nei film doppiati ma che nessun concittadino userebbe mai nella vita reale) senza però un valido motivo. Se i blaster dell’adattamento italiano dei nuovi Star Wars possono rifarsi ad un linguaggio presente tra i videogiocatori e che quindi qualcuno troverà familiare (e di quanto sia triste e culturalmente abietto ne ho già parlato fin troppo in passato), non si può certo dire che “airlock” sia tra le parole straniere attualmente in uso nella cultura popolare del momento. Eppure, con le giustificazioni più varie, airlock si sta insinuando sempre più spesso (e più insidiosamente) nel cinema doppiato senza alcuno sforzo per renderlo comprensibile a tutti (Interstellar e The Martian rei convinti e, più di recente, anche Life non è stato da meno nonostante il resto del film fosse adattato perfettamente).

    Già nel 2014 introducevo Interstellar con questa vignetta che mi pare adatta all’occasione:
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    aliens-vignetta

    …come non disse mai nessuno nella saga di Alien.


    Il mio commento sotto quelle vignette continua ad essere valido: la saga di Alien, Covenant incluso, rimane priva di “airlock” per il momento… per fortuna! La parola “airlock” non porta con sé nessun concetto ignoto o inesprimibile in lingua italiana e se l’equivalente italiano risultasse troppo lungo per il labiale di certe scene vuol dire che bisogna fare qualche salto mortale in più. Se sono riusciti ad infilarci un equivalente nostrano per 70 anni, non vedo come improvvisamente possa diventare un problema insormontabile del doppiaggio italiano, tanto da dover lasciare la parola in inglese. Ma va be’, “airlock” non c’era nei dialoghi doppiati di Covenant. [*Piccolo applauso*]

    Idiotismi alieni

    La versione italiana di Covenant, per quanto nel suo complesso ottima (quindi valutate la mia critica con il dovuto peso) purtroppo non è esente da strascichi di esigenze aziendali moderne, quelle che impongono un’inventiva pari a zero da parte dei dialoghisti e, per l’amor di Dio, di non azzardarsi mai ad adattare niente. Il testo originale è sacro e inviolabile, anche a costo di tradurlo alla lettera e quindi, paradossalmente, anche a costo di renderlo meno comprensibile in italiano.
    E qui voglio puntare il dito su eventuali figure estere che supervisionano i doppiaggi italiani perché quando sentiamo questa frase della buonanotte “non farti mordere dai ragni“, il bilingue che è in me si domanda se possano realmente aver avuto il coraggio di tradurre alla lettera il detto “don’t let the bed bugs bite” (letteralmente: non farti mordere dalle cimici dei letti) che nel mondo anglosassone è una frase rituale della buonanotte, in rima (la frase intera è: Goodnight/Sleep tight, don’t let the bed bugs bite) e che in Italia ha equivalenza solo con “buonanotte e sogni d’oro”, cioè la nostra tipica frase da coperte rimboccate. Diversa concettualmente? Certo che sì, origina da una cultura diversa dalla nostra! Non possiamo certo aspettarci di poter ricavare l’italiano ritraducendo alla lettera una lingua estera. Poco importa che abbiano cambiato il parassita di riferimento (ragni invece di cimici. Quali ragni? Quelli rossi domestici con cui abbiamo più familiarità qui in Italia?), la frase è comunque tradotta alla lettera ed è insensata. Punto.
    Con questo esempio appare molto evidente il limite della traduzione letterale, tanto amata dai supervisori americani al doppiaggio e da alcuni ignoranti che popolano il web. In inglese si tratta di una frase di rito che come tale viene percepita dal pubblico anglosassone, il personaggio di Michael Fassbender la usa per dare la buonanotte e non sta realmente consigliando alla protagonista di non farsi mordere dalle cimici del letto durante il sonno, né tanto meno da ragni. Le espressioni idiomatiche di solito funzionano proprio così.

    idiomatismo definizione

    Ve la stampate sul muro, per favore?


    Trasporre questa frase in maniera letterale vuol dire ribaltare la percezione della stessa. Per il pubblico italiano infatti non può che risultare come uno stravagante consiglio che sbuca letteralmente dal nulla (non farti mordere dai ragni? Che c’entrano i ragni? QUALI RAGNI?), di certo non è una frase che può essere percepita dal pubblico italiano come una tipica buonanotte.
    Già ce lo vedo il supervisore americano che inorridisce quando scopre che le “cimici del letto” possano diventare “sogni d’oro” in italiano. Giammai! Ed ecco dunque che traducendo alla lettera in modo da rispettare la (sacra) fonte si è stravolto lo scopo della frase originale, ottenendo l’effetto opposto.

    Se qualcuno venisse dirmi che in inglese l’androide-Fassbender stava facendo un velato riferimento ai mostri che si attaccano alla faccia per impiantare embrioni alieni (noti tra i fan come “facehuggers“) si aspetti un mio ceffone, virtuale.
    Una traduzione più accettabile di “goodnight, don’t let the bed bugs bite” sarebbe potuta essere “dormi bene e non fare brutti sogni” (altra frase plausibile nel contesto), non certo “non farti mordere dai ragni”, a meno che non si voglia alienare il pubblico italiano. ALIEN-are, capito? ALIEN-… capito? [*Flauto a coulisse*]

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    Mater è morta, stronzo.

    L’aderire a tutti i costi alle fonti non di rado manda a puttane la continuità con altri film della stessa saga. Lo abbiamo visto con tutti i nuovi Guerre Stellari e lo troviamo anche qui, sebbene limitato ad una singola scelta: il computer di bordo adesso si chiama Mother (come in inglese) e non più Mater come accadeva nella versione doppiata di Alien.

    mater

    eh già.


    Poco male se la discontinuità nell’adattamento si limitasse ad un singolo caso ma forse si sono dimenticati che in Alien – La clonazione (Alien: resurrection, 1997) il computer di bordo, Father, era stato adattato in Pater (“Pater è morto, stronzo” cit.), una scelta di Tonino Accolla che era rispettosa dell’adattamento del primo film e dei fan, dava coerenza al tutto. Ah, la coerenza… [*Silenzio*].
    A proposito di coerenza, una brevissima nota sul titolo dato da Scott a questo seguito di Prometheus. Per chi non avesse visto il film, il titolo rimane in inglese perché “Covenant” è il nome della nave presente nel film, esattamente come accadeva in Prometheus, solo che lì non veniva preceduto dal marchio registrato “Alien”. Speriamo che alla fine della nuova trilogia quel rincoglionito di Scott non andrà a ri-titolare tutti i film così da avere “Alien: Prometheus”, “Alien: Covenant”, “Alien: Nostromo”, “Alien: Sulaco”, etc… fine della parentesi sul titolo (che niente ha a che vedere con l’adattamento italiano).
    Per farla breve, Mother e la buonanotte aracnoidea mi puzzano di imposizione dall’alto ma posso soltanto tirare ad indovinare.

    Tutto qui? Solo due errori, Evit? Be’, che io ricordi, sì. Se vogliamo proprio andare a scavare, potrei anche aggiungere che la pronuncia del cognome di Robinson Crusoe (“un Crusoe, per intenderci” cit.) è la prima volta che la sento dire all’inglese (Crùso… /’kruzo/) e, per carità, è tecnicamente corretta ma certamente non la più familiare per il pubblico italiano. Crusoe è sempre stato pronunciato in moltissimi modi, da Crusò a Crusoè con più varianti della ricetta per la pastiera napoletana. Teoricamente parlando potremmo sostenere che, essendo britannici sia l’autore sia il personaggio, la cosa più corretta da fare sarebbe quella di pronunciarlo all’inglese (Crùso) e se tale romanzo fosse stato scritto l’anno scorso vi darei pienamente ragione. Ma con personaggi entrati nella cultura italiana da qualche secolo è un po’ più difficile fregarsene, perché dovremmo anche ignorare lo storico adattamento italiano che da 217 anni (prima edizione italiana è del 1800) lo vede nominato come Robinson Crusoè (pronuncia: /robinˈsɔŋ kruzoˈɛ*/), come ci ricorda anche la voce del dizionario di ortografia e di pronunzia della Rai. Chi siamo noi per ignorare oltre 200 anni di pronuncia italianizzata? È dunque un errore? Non esattamente ma quando sento “un crùso, per intenderci“, da italiano con 217 anni di Crusò/Crusoè alle spalle, diciamo che rimango spiazzato per un ventiquattresimo di secondo.
    Mi piace immaginare il robot David (che si era studiato tutte le lingue del mondo) come una sorta di talebano della letteratura con momentanei slanci di estro filologico che solo in pochi possono apprezzare.
    (Come suggeritomi dal lettore “Napoleone Wilson”, a voler essere estremamente pignoli, in Italia in genere se si vuole fare un paragone con il personaggio di Defoe si usa direttamente il nome proprio Robinson. Sarebbe stato più chiaro e immediato che dire “un crùso”.)

    Nazi vs grammar nazi


    Solo due-tre errori allora? Per coloro che valutano la qualità di un adattamento soltanto come una somma algebrica, sì, solo due-tre errori in tutto, per il resto si trattava di un adattamento quasi invisibile, ovvero il massimo complimento che si possa fare ad un adattamento. Io però spero di fornirvi altri metri di giudizio e spunti di riflessione in merito ad elementi sui quali molti sorvolano pericolosamente. Vedere una traduzione letterale di “don’t let the bed bugs bite” nel 2017 fa più male al cuore di un silicon che nel 1979 viene tradotto ingenuamente come silicone invece che come silicio (vedi Alien (1979) – L’alieno è siliconato), ma sono certo che non rifletta il livello di bravura o le mancanze del dialoghista di turno, piuttosto un modo di fare comune da parte dei committenti che mettono bocca in quella che alla fine continua ad essere una vera e propria arte, la traduzione.
    L’ossessione della fedeltà al testo originale da parte dei supervisor talvolta è così estrema e dettata da tale ignoranza che porta ad insensate traslitterazioni di frasi idiomatiche. Nel mondo della traduzione non c’è niente di più grave.
    Se passasse l’idea che dopotutto non si tratta poi di chissà quale reato linguistico, magari presto o tardi cominceremo anche a tagliare gli angoli per risparmiare, a perdere la nave, a sedere sullo steccato, a prendere le cose con un pizzico di sale e ad attraversare i ponti. Perché questa è la strada intrapresa dal doppiaggio italiano: traduzioni dirette e termini inutilmente lasciati in inglese perché tanto… che fa?
    Se poi si dovesse trattare davvero di un errore umano commesso dal traduttore o dal dialoghista mi sentirei molto più sollevato.
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    Disse Ridley Scott in livornese parlando della saga.


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    Se volete una recensione del film e non solo del suo adattamento, vi rimando all’autorevole articolo del blogger Lucius Etruscus. Non dimenticate anche la nostra discussione pre-film
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    …e il nostro episodio della serie “non comprate quel biglietto
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  • [Video] Prequel-sequel-reboot 2017

    In preparazione alla visione di Alien: Covenant e di dozzine di altri film tra sequel e reboot (seguiti e rifacimenti) tra i quali Blade Runner 2049, IT, The War – Il pianeta delle scimmie (qualcuno alla distribuzione italiana la deve proprio detestare questa nuova serie sul pianeta delle scimmie perché ogni singolo titolo è sbagliato o stupido), abbiamo pubblicato una breve conversazione di svago cinematografico a tema.
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    Seguiranno articoli sui loro adattamenti italiani se necessario.

  • Fi-Pi-Li horror festival 2017 – L’evento toscano che non dovreste perdervi

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    Alla sua sesta edizione, il festival cine-letterario “Fi-Pi-Li” ritorna ad occupare uno spazio di rilievo nel panorama dei corti, degli autori emergenti, delle proiezioni inedite e degli ospiti speciali legati al cinema.
    Non sono nuovo ad eventi internazionali organizzati dal basso, quelli nati per iniziativa di pochi privati i quali, con un dispendio di energia pari soltanto alla passione che li guida (e sempre con una bella dose di rischio economico), riescono a riproporre con costanza uno spazio culturale molto più significativo di dozzine di altri festival che invece nascono per volontà politica con finanziamenti a pioggia e comparsate di personaggi dell’amministrazione pubblica in cerca di visibilità o, ancora peggio, di fiere create dal nulla soltanto per sfruttare modelli commerciali che in altre città si sono dimostrati di grande successo finanziario. Eppure il Fi-Pi-Li horror festival mi ha lasciato profondamente stupito.
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    Il bello degli eventi nati dal basso è che riescono a mantenersi a misura d’uomo, il contatto tra visitatori, artisti e organizzatori avviene in maniera semplice, organica, senza forzature.
    Ad esempio, entri al nuovo teatro delle commedie di Livorno di domenica mattina e ti ritrovi subito davanti un’artista che con il suo lavoro ha influito in maniera incalcolabile sulla distribuzione cinematografica italiana. Magari non lo hai mai sentito nominare perché non sei un esperto di artisti della cartellonistica italiana ma basta fare quattro passi alla sua destra, dove gli organizzatori del Fi-Pi-Li festival hanno allestito una piccola mostra con alcuni dei poster cinematografici dell’artista, e sai già che lì seduto a quel modesto tavolino c’è il tuo nuovo eroe che fino ad un minuto prima non sapevi di dover ringraziare.

    Se la piccola mostra di locandine ti ha incuriosito, cerchi su internet altri lavori dello stesso artista per avere il quadro completo della sua carriera e l’ultrasettantenne lì seduto ascende automaticamente a livello divinità… ed è lì a due passi da te. Ti avvicini, lo scopri persona modesta e affabile, gli fai tante domande, ti togli tante curiosità. È proprio questo il bello dei festival a misura d’uomo, come semplice visitatore puoi fare esperienze inimmaginabili che in eventi più grandi, più sponsorizzati, più blasonati, più tutto, potresti solo sognare… oppure che puoi mettere in atto grazie ad un comodissimo “pass VIP” che ti costringe ad imbarazzanti e fugaci interazioni forzate per la modica cifra di 40 euro+prevendita.
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    Al Fi-Pi-Li l’interazione con gli artisti è alla portata di tutti, si possono fare incontri straordinari e se come me possedete una certa curiosità per le testimonianze dirette, magari potreste togliervi anche qualche dubbio storico: i soggetti delle locandine che venivano disegnate in quegli anni (spesso sconnesse dal film stesso) seguivano indicazioni precise del distributore italiano oppure erano a libera interpretazione? Chi decideva che La Casa (Evil Dead) fosse ben rappresentato da una riproposizione della casa di Psycho con tanto di madre di Norman alla finestra? Se siete curiosi di conoscere la risposta che mi è stata data, i suoi disegni erano tutti di libera interpretazione basata unicamente sul titolo e su una vaga descrizione della trama, a volte neanche quello. Ciò non gli impediva di creare opere che sarebbero diventate incontestabilmente iconografiche e non di rado superiori alla locandine estere.
    Sono stato anche felice di sapere che la moda attuale di pubblicare copertine Blu-Ray in stile “old-new”, retro-nostalgico, sta cominciando a riportare il lavoro nelle mani dei veri artisti della cartellonistica come Sciotti, a scapito di insipidi (e spesso maldestri) collage in Photoshop che dall’avvento del formato DVD ci fanno rimpiangere le vecchie VHS!

    Enzo Sciotti era lì con i suoi poster in vendita a prezzi auto-concorrenziali (inferiori a quelli presenti sul suo stesso sito) ma l’acquisto non era necessario, potevi anche solo fermarti a chiacchierare con lui e farti una foto insieme. Inimmaginabile un incontro simile ad un festival con tappeti rossi o alle fiere i cui nomi terminano in “-omics”.
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    Allo stesso tempo Sergio Stivaletti, creatore di effetti speciali per Argento, Bava, Salvatores e molti altri, conduceva un suo corso (“workshop”) di trucco (“make-up”) e per un conflitto di orari non mi è riuscito di incontrarlo, peccato perché volevo raccontargli di come la scena della rimozione degli occhi cibernetici in Nirvana di Salvatores aveva fatto scappare via due anziani dalla sala, nel lontano 1997.

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    Nirvana (1997)

    Dire che all’epoca quella scena fece schifo anche a me penso sia un buon complimento da fare ad un creatore di effetti speciali.

    Nel primo pomeriggio sono riuscito a guardare alcuni corti internazionali dalla Scozia, dalla Spagna e dalla Francia, quello scozzese sottotitolato in francese, quello spagnolo sottotitolato in inglese, quello francese in swahili. Scherzo ovviamente, almeno quello francese era sottotitolato in italiano. Il mio coinvolgimento da spettatore però è terminato lì per via di altre attività in programma nelle quali ero coinvolto in prima persona. La giornata di domenica 23 infatti era dedicata al regista John Carpenter ed ha portato una serie di sorprese inedite.

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    Frusciante che parla di Carpenter. Sulla sinistra io che rido alla sua descrizione di E.T.

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    Ad un’introduzione di Federico Frusciante dedicata a Carpenter è seguita la mia presentazione di due audiovisivi a sorpresa:

    1. il prologo apocrifo a Per un pugno di dollari, andato in onda solo una volta per la televisione americana nel 1977 e chiara fonte di ispirazione per il film 1997: Fuga da New York. Per la prima volta viene proiettato in Italia, a questo festival, con sottotitoli da me curati.
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    2. A questa curiosità è seguita la versione italiana restaurata di 1997: Fuga da New York che dopo 36 anni torna ad essere proiettata così come appariva nei nostri cinema nel 1981, con titoli di inizio fedeli alla pellicola italiana, audio stereofonico originale e, per la prima volta nella storia del film, con oltre 220 fotogrammi ripuliti individualmente. Un lavoro di preservazione storica cinematografica che mi ha tenuto impegnato per svariati mesi e che supera in qualità qualsiasi versione attualmente esistente.

    Vi ricordo il mio articolo sull’adattamento e il doppiaggio di Fuga da New York reperibile qui.
    La giornata dedicata a Carpenter è arrivata a conclusione grazie al creatore del blog John Carpenter Italia, presente anche su Facebook con la pagina Il Seme della Follia, il quale ha portato al festival un’altra proiezione inedita, Captain Voyeur, il primo corto del regista statunitense, girato nel 1969 quando era ancora studente dell’università di cinema in California e ritrovato da un archivista solo nel 2011, per caso. Il corto di 8 minuti presenta elementi che poi ritroveremo nei film di Carpenter, in particolare Halloween, ed è stato considerato di importanza storica dal National Film Preservation Foundation.

    Il giorno successivo mi sarei perso Maurizio Nichetti (spero che qualcuno abbia registrato il suo intervento intitolato “da Roger Rabbit a Volere volare“) e Ruggero Deodato, ma il festival è così ricco in tutti i suoi quattro giorni che risulta difficile riuscire a godere a pieno di tutte le cose che riesce ad offrire.
    Il mio profondo ringraziamento agli organizzatori Alessio Porquier e Ciro Di Dato sia per l’ottima organizzazione dell’evento sia per l’invito e lo spazio che hanno messo a mia disposizione.

    Trofei della giornata

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    Foto con l’amministratore di “Il seme della follia”

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    Federico Frusciante sempre emozionato dal farsi le foto con me

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    A memoria della mia partecipazione

  • Fi-Pi-Li horror festival – 22-25 aprile 2017

    FIPILI2017
    A Livorno dal 22 al 25 aprile si terrà la 6ª edizione del Fi-Pi-Li horror festival, evento cine-letterario dell’horror e del fantastico al quale sono stato invitato. Sarò presente tra gli ospiti della giornata di domenica 23 aprile durante la quale Il Seme della Follia – il fan club dedicato all’opera del maestro dell’orrore John Carpenter – insieme allo staff del FIPILI Horror Festival, organizzerà il primo raduno nazionale dei suoi fan italiani.
    Durante la giornata verrà proiettato il primo cortometraggio di Carpenter – Captain Voyeur, girato nel 1969 e ritrovato negli archivi dell’Università di Cinema di Los Angeles solo nel 2011 – e ci sarà anche un’altra proiezione a sorpresa.
    Se volete venire a salutarci saremo lì anche per i corti in concorso.
    Tra gli ospiti della giornata, speciale rilevanza avrà l’ultimo dei videotecari, Federico Frusciante, noto su YouTube per le sue recensioni di critica cinematografica e per le approfondite monografie sui registi (qui una delle mie preferite su George Romero).

    Frusciante489 Un Frusciante visibilmente emozionato dal farsi la foto con me.

    Alcuni orari di domenica 23 aprile ai quali sarò certamente presente:
    11.00 – 1° raduno nazionale dei fan di Carpenter, ritrovo e presentazione degli eventi.
    17:45 – Conversazione/analisi su Fuga da New York con Evit.
    19:30 – “L’angolo del Frusciante” su John Carpenter con proiezione del cortometraggio Captain Voyeur.
    Troverete il programma intero qui.
    Nella stessa giornata sarà presente anche il creatore di effetti speciali Sergio Stivaletti che gli amanti di un certo genere di film magari potrebbero non riconoscere per nome ma sicuramente per i titoli: Demoni, Vendetta dal futuro, Dellamore Dellamorte, Nirvana… fino a Dracula 3D (!), la lista è veramente senza fine, a tratti epica.
    Non posso parlarvi di altri ospiti speciali presenti al festival perché non sono stati ancora resi ufficialmente noti quindi rimando solo alla sezione “news” del loro sito www.fipilihorrorfestival.it.
    Vista la giornata carpenteriana del 23 aprile, voglio ricordarvi anche i miei articoli di approfondimento sull’adattamento e doppiaggio di due suoi film:

    1997: Fuga da New York – Jena, non Snake. Psicologia di un nome

    Cosa? L’adattamento e il doppiaggio di “La Cosa” (1982)

  • [Video] Speciale SCATOLA DELLA VIDEOTORTURA n°3

    Terzo episodio speciale della serie di svago cinematografico “i videocommentatori” che raccoglie i nostri commenti durante visioni private di film di dubbio gusto.


    Tra le curiosità, nel film visionato si sente Mino Caprio che doppia un personaggio affine a quello che interpreterà in una pellicola dalle simili premesse (non faccio nomi per non rovinare la sorpresa a chi vorrà vedere l’episodio)… in ogni caso si tratta di un film dal doppiaggio al momento non documentato (sebbene abbia molte voci note).
    Per chi mi segue per gli articoli del blog, la prossima analisi di adattamento e doppiaggio non tarderà ad arrivare. Tenete duro, sto facendo alcune ricerche.

  • Speciale SCATOLA DELLA VIDEOTORTURA (+aggiornamenti blog)

    La nostra serie di svago cinematografico che pubblichiamo su YouTube ritorna con un secondo episodio speciale in cui l’estrazione casuale da una scatola misteriosa determinerà la visione del prossimo film brutto. La chiamiamo: la scatola della videotortura.
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    Il film da noi visto è stato anche trattato nel blog Il Zinefilo dove l’autore, Lucius Etruscus, spiega anche un paio di curiosità sul doppiaggio.
    Approfitto di questa notifica per qualche breve aggiornamento riguardante l’attività sul blog. Ebbene sto lavorando su ben due articoli di film degli anni ’80, intanto l’opera di restauro e preservazione di Fuga da New York con titoli in italiano (qui accennata) dopo tanti mesi di lavoro da miniatore giunge finalmente al termine, una copia Blu-Ray sarà disponibile per i soli possessori di copia originale. Probabilmente ne riparlerò a breve più nello specifico.
    Per chi segue la nostra serie di intrattenimento su YouTube, buona visione.