TITOLI ITALIOTI (7^ PUNTATA) – Fritto misto da Jaws a Home Alone

Foto di Giovanni Agnelli e il figlio Edoardo con vignetta che legge il silenzio degli agnelli

Continua la rassegna di titoli di film completamente alterati nella loro traduzione italiana, ciascuno con un mio breve commento. Non si tratta sempre di alterazioni necessariamente sbagliate o non benvenute, ma certamente interessanti nel loro essere diverse.

Altri titoli italiani completamente alterati

The Sound of Music ⇒ Tutti insieme appassionatamente
Praticamente un titolo da karaoke.

Citizen Kane ⇒ Quarto potere
Ovvero il potere che hanno i mass media nell’influenzare l’opinione pubblica; un titolo “abbastanza” attinente con il tema del film (l’uso delle virgolette su “abbastanza” è necessario). Questo è forse tra i titoli oggi più datati visto che gli italiani nati negli ultimi vent’anni non hanno familiarità con la locuzione “quarto potere”, un concetto sociologico che è andato gradualmente scomparendo dalla cultura popolare italiana (quarto rispetto agli altri tre poteri: legislativo, esecutivo e giudiziario).
E la soluzione di una traduzione diretta? È anche difficile immaginare con occhi moderni il problema che sarebbe stato posto nell’Italia degli anni ’40, ’50 e anche ’60, da un titolo tradotto in maniera diretta: “Cittadino Kane”. Vista la conoscenza della lingua inglese all’epoca, sarebbe stato quasi automatico per alcuni cadere nella facile battuta del “Cittadino cane”.
Un titolo così oggi la distrubuzione italiana lo avrebbe lasciato come “Citizen Kane”, ne sono sicuro, titolo inalterato in nome dell’italica grettezza del “tanto si capisce”.

THX-1138 ⇒ L’uomo che fuggì dal futuro
Ho capito che si tratta di un film di fantascienza ma il protagonista non ha una macchina del tempo e non fugge “dal futuro”.
Il titolo è da intendersi in senso lato, ovviamente. Robert Duvall (il nostro “uomo” protagonista) infatti fugge dalla società oppressiva che nel futuro si è venuta a creare. Il titolo italiano fa riferimento al film del 1960 “L’uomo che visse nel futuro”, a sua volta basato sul romanzo “La macchina del tempo” di H. G. Wells. Insomma autocitazionismo tra titolatori italiani.
Il titolo originale di George Lucas ha dato poi il nome al sistema audio “THX” brevettato dall’azienda Lucasfilm e “THX-1138” lo ritroviamo nella targa dell’auto gialla di uno dei protagonisti di American Graffiti, sempre di Lucas.
La trasposizione letteraria del film, scritta da Ben Bova e pubblicata in Italia da Urania nel 1979, lascia il titolo originale “THX 1138” anche in italiano, così perdendo contatto diretto con il titolo del film distribuito nelle nostre sale.

The French Connection ⇒ Il braccio violento della legge
Erano gli anni ‘70 e in Italia certi termini andavano di moda, certo si capisce che è un poliziesco però potevano impegnarsi di più. È un titolo così generico che si potrebbe adattare a molti film di quell’epoca, qualsiasi film dell’Ispettore Callaghan potrebbe essere intitolato “Il braccio violento della legge”. Il titolo in inglese ha senso poichè la trama ruota intorno ad un traffico di droga dalla Francia agli Stati Uniti, quindi c’è un collegamento (o un nesso) con la Francia, un “nesso francese” per così dire. Non voglio certo dire che “Il nesso francese” sarebbe stato un titolo migliore o anche proponibile, dico solo che “Il braccio violento della legge” è proprio uno di quei titoli creato appositamente per attrarre la gioventù rivoluzionaria italiana degli anni ’70 al cinema illudendoli con un titolo che “sa di film impegnato” e invece… tiè, giovani rivoluzionari, vi beccate un normalissimo (seppur eccellente) poliziesco e niente restituzione dei soldi del biglietto!

In un episodio dei Simpson, Homer diventa uno spietato critico gastronomico e tutti i ristoratori si mettono d’accordo per farlo fuori. Lo chef francese che gli prepara una ciambella avvelenata possiede una bancarella che si chiama “The French Confection”, una citazione passata ovviamente inosservata al pubblico italiano.

The Texas Chainsaw Massacre ⇒ Non aprite quella porta
Uno spettatore poco avveduto potrebbe immaginarsi un film basato sulla presenza di un mostro in soffitta o in una stanza specifica di una casa. Forse avrebbe avuto più senso chiamarlo “Non entrate in quella casa”, ma del resto, a film di serie B titoli di serie B, come è giusto che sia (sigh!).
Da questo film è nato un vero e proprio filone di titoli italioti che iniziano per “Non aprite“: si va da “…quel cancello” (The Gate), a “…quell’armadio” (Monster in the Closet), a “…quella tomba” a dozzine di altre varianti e loro eventuali seguiti.

Death Wish ⇒ Il giustiziere della notte
Qui il titolo italiano non stona per niente con il film, il titolo originale deriva da un’espressione idiomatica della lingua inglese “to have a death wish” (letteralmente “avere un desiderio di morte”, potremmo anche pensarla come “istinti suicidi” o più ironicamente “essere votato alla morte”) ma proprio in quanto espressione idiomatica non dovrebbe mai essere tradotta alla lettera. L’idiomatico “death wish” corrisponde banalmente al nostro “te le cerchi?” ed è chiaro che nella nostra lingua non sarebbe facile trasformarlo nel titolo di un film (immaginate un “Te le cerchi 2”, “Te le cerchi 3”, “Te le cerchi 4: adesso mi prudono le mani”).
Nel film il protagonista si aggira nottetempo nei posti più malfamati della città e non vede l’ora di incontrare qualche criminale così da avere la scusa per ucciderlo e vendicarsi in qualche modo di quello che una banda di teppisti ha fatto a moglie e figlia. Di giorno è invece un rispettabilissimo architetto, architetto di giorno, giustiziere di notte insomma. Quindi il “giustiziere della notte” è più che mai azzeccato come titolo.

Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl ⇒ La maledizione della prima luna
Per qualche motivo preferisco il titolo nostrano che lo vorrebbe un film “a sé” non minacciato da orrendi seguiti (che invece arrivarono e altri sicuramente ne arriveranno in futuro). Per me la serie poteva fermarsi al primo episodio, l’unico carino a mio parere.

Airplane! ⇒ L’aereo più pazzo del mondo
Avrebbe funzionato altrettanto bene “Aeroplano!” come titolo italiano? Forse no, o almeno, non con la stessa immediatezza. Che dire dunque, ce lo teniamo così.
Come ho già fatto notare in un mio precedente articolo, dal successo di questo film abbiamo avuto anche il successo della parola “Pazzo” nei titoli di film demenziali: il titolo del secondo “Aereo” è ancora più pazzo, letteralmente.

Falling Down ⇒ Un giorno di ordinaria follia
Splendido titolo italiano con tanto di ossimoro finale (ordinaria follia), in confronto il titolo originale è molto più diretto facendo riferimento con il suo “falling down” ad una “discesa” nella follia, al deterioramento di una condizione, in questo caso mentale.

Slicence of the Lambs ⇒ Il silenzio degli innocenti
Certo “Il silenzio degli agnelli” sembra più il titolo di un film sui segreti della FIAT, però chi sa, magari ci saremmo abituati ugualmente, dopotutto se ci siamo abituati subito anche a titoli del calibro di “Per favore non toccate le vecchiette” (titolo originale: The Producers)!
Inutile dire che il titolo del film si rifà prima di tutto al titolo tradotto del romanzo di Thomas Harris, quindi è una scelta editoriale più che di distribuzione cinematografica ed ha senso che anche al cinema sia arrivato con lo stesso titolo del romanzo.

To Kill A Mockingbird ⇒ Il buio oltre la siepe
“Uccidere un usignolo” o un passerotto, come dicono nel film, è una frase di rilevanza ripetuta un paio di volte e si riferisce al peccato di una morte inutile, il titolo in italiano invece è più metarofico riferendosi al vicino di casa che non hanno mai visto, che non conoscono e che quindi temono. Tuttavia, l’alterazione del titolo, così come per Il silenzio degli innocenti, è da attribuirsi unicamente al romanzo da cui è inspirato, pubblicato in Italia con il titolo “Il buio oltre la siepe” appunto. Sarebbe stato oltremodo scorretto proporne una traduzione diretta.

Monty Python and the Holy Grail ⇒ Monty Python
Una scelta del titolo tanto assurda quanto il suo doppiaggio (di cui già parlai precedentemente). Per l’uscita DVD ci hanno fatto la grazia di chiamarlo “Monty Python e il Sacro Graal” ma ancora attendiamo un ridoppiaggio del film, tra i pochi ridoppiaggi veramente necessari.
Indubbiamente chi lo ribattezzò “Monty Python” per la distribuzione italiana avrà pensato che questo gruppo di comici britannici non avrebbe mai fatto altri film degli di una distribuzione italiana e quindi ci siamo beccati il poco lungimirante “Monty Pythong” che è come prendere “Tre uomini e una gamba” e rititolarlo “Aldo, Giovanni e Giacomo“, sperando che il trio comico non faccia altri film.

Aliens ⇒ Aliens – Scontro finale
Altro titolo poco lungimirante dato che poi sono stati realizzati altri due seguiti diretti; comunque questo film di Cameron avrebbe dovuto davvero essere lo scontro finale, vista la deprimente trama di Alien3 e quell’orripilante film chiamato “Alien: La clonazione”, il cui titolo originale era Alien Resurrection, e se permettete non è la stessa cosa ma in epoca di pecora Dolly immagino che il titolo subito stimolasse la fantasia dei potenziali spettatori.

Kingdom of Heaven ⇒ Le crociate
Peccato rovinare un titolo di Ridley Scott con un banale “Le crociate”. Proprio per questo titolo ricordo di non essere andato a vedermelo al cinema, cosa di cui poi mi sono pentito. Non chiedetemi perchè ma trovo il titolo “Le Crociate” altamente riduttivo, sbrigativo, insignificante e fuorviante. Come chiamare “Il nome della Rosa”… “L’abbazia”, oppure “Salvate il soldato Ryan“, chessò, “Lo sbarco in Normandia“. Possibile che non si sia trovato un titolo più significativo anche per il mercato italiano?

La Boum ⇒ Il tempo delle mele
Ovviamente! Chi non avrebbe tradotto “La Boum” come “Il tempo delle mele”?
Qui sforo nei titoli francesi e per terminare lo sforamento cito anche il film di Truffaut “Domicile Conjugal” che è diventato “Non drammatiziamo… è solo questione di corna”. Il tempo delle “mele” ovviamente si riferisce al periodo della giovinezza… anche se di questi tempi, titoli simili non possono che sfuggire la moderna comprensione.

Home Alone ⇒ Mamma ho perso l’aereo
Molti italioti odiano questo titolo ma io non lo trovo così drammaticamente sbagliato, tutt’altro. Una traduzione diretta di “Home Alone” sarebbe risultata indubbiamente stravagante per una commedia e adatta più ad un film horror (o a pensar male anche ad un film osé). Forse è perché si tratta del primo che io abbia visto al cinema ma, cari titolatori di “Mamma ho perso l’aereo“, come disse Ralph Finnes in “Schindler’s List”, io vi perdono. [Aggiornamento: ho parlato approfonditamente dell’adattamento di questo film in Mamma ho perso l’aereo – Il film che nessuno sente il bisogno di chiamare Home Alone.

Jaws ⇒ Lo squalo
Chissà se FAUCI avrebbe funzionato altrettanto bene, forse no ma una cosa è certa… ancor prima di vedere il film, chiunque in Italia sa che il mostro sarà uno squalo. Una rivelazione non da poco! Altro che spoiler. Ma del resto è anche in locandina quindi poco male. Esiste però “Fauci crudeli” (arrivato in America come “Cruel Jaws”), la scopiazzatura italiana firmata da Bruno Mattei. Nel panorama delle scopiazzature e dei titoli ispirati al film di Spielberg esiste anche L’ultimo squalo di Enzo Castellari, questo arrivato negli Stati Uniti con una traduzione diretta “The Last Shark”, perdendo così il legame con quel “Jaws” così familiare alle orecchie americane. In altri paesi è arrivato proprio come “The Last Jaws”, più fedele alle intenzioni.

Metro ⇒ Uno sbirro tuttofare
Un titolo bruttarello in entrambe le lingue per motivi diversi. Il “metro” originale non fa riferimento al mezzo di trasporto pubblico metropolitana ma alla polizia metropolitana. Inutile dire che anche in inglese, se non accompagnato da una locandina che mostra un poliziotto, difficilmente risulta un titolo immediato. Il titolo italiano “Uno sbirro tuttofare” sembra più adatto ad una sit-com che altro. Troppo ghiotta sarà stata l’idea di assegnare un titolo “divertente” ad un nuovo film di Eddie Murphy, sebbene la pellicola sia molto più seriosa nelle intenzioni e nell’esecuzione. Eddie Murphy accettò questo ruolo perché voleva fare film più “seri” ed ecco la distribuzione italiana che lo spaccia per l’ennesima commedia murphyiana con quel “tuttofare” un po’ a caso che ancora oggi non so cosa c’entri con la trama del film.
Il film è carino e largamente dimenticato dopo essere stato obliterato dalla critica e ignorato dal pubblico. Il titolo certo non avrà aiutato.

Shallow Grave -> Piccoli omicidi tra amici
Il titolo scelto in italiano è molto carino e indubbiamente indica il genere (commedia nera) ma non possiamo proprio dire di avere avuto l’idea per primi. Infatti è identico a quello francese, Petits meurtres entre amis, che ha preceduto l’uscita italiana di un intero anno, essendo arrivato in anteprima al festival di Cannes. Molto probabilmente ne è stata la diretta ispirazione.
Il titolo originale significa letteralmente “fossa poco profonda” e si ricollega alla trama dove i personaggi scavano una fossa per nascondere un cadavere, ma essendo loro inesperti in questo genere di cose non la scavano profonda a sufficienza e il cadavere viene ritrovato.
Complimenti ai francesi… per il titolo italiano. ;D

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

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  • utente anonimo

    13 Febbraio 2011 at 21:29

    MAMMA HO PERSO L'AEREO: lo preferisco al titolo originale
    IL PRINCIPE CERCA MOGLIE: molto meglio di "viaggio in america" che sa di noioso film d'emigrazione
    LEI, IL DIAVOLO: traduzione maccheronica di "she-devil" (La diavolessa)
    IL PICCOLO GRANDE MAGO DEI VIDEOGAMES: decisamente titolo più appetibile per i ragazzini rispetto a "il mago" (the wizard). Se fosse stato per il titolo originale mai l'avrei guardato questo bel film.
    LO SQUALO: meglio di "fauci", potrebbero essere quelle di grizzly, omonimo film del 76 che spegne il cervello del telespettatore dopo i primi minuti di visione.
    IT: per anni pensavo fosse il nome del pagliaccio affetto da turbe psichica. Era molto meglio e appropriato un denigrante "IL COSO".
    UN POLIZIOTTO ALLE ELEMANTARI: titolo simpatico,peccato che manchino invece nozioni elementari sul film e sull'inglese,visto che il film è ambientato all'asilo nido.
    NIGHTMARE-DAL PROFONDO DELLA NOTTE: mah, avrei preferito qualcosa tipo "paura e orrore nella via degli olmi"
    TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE : titolo che suscita reazioni differenti in base al telespettatore…. anche nel videogioco "the movies" viene deriso con una palese citazioni di un titolo analogo tipo "tutti scemi appassionatamente" o qualcosa del genere…non ricordo più.
    FRENZY: all'inizio pensavo fosse il nome del maniaco….
    per ora mi vengono questi

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  • Catoblepa

    6 Luglio 2015 at 11:48

    Continua la mia serie di commenti tardivi (ammazza, qui sono in ritardo di 4 anni)… Di recente ho visto il catastrofico (di genere, non male come film) “Inferno di Cristallo” ed è un titolo tradotto che mi ha dato parecchi spunti di riflessione. Il titolo originale è The Towering Inferno, ma il “torreggiante inferno” ovviamente non avrebbe reso… curioso come il titolo inglese sia un furbo miscuglio dei titoli dei DUE romanzi a cui si è ispirato: “The Tower” e “The Glass Inferno” (sarà stato creato per accontentare tutti gli autori?). I titolisti italiani hanno intelligentemente scelto come base “The Glass Inferno”, sostituendo “vetro” con “cristallo”. Da tutto ciò si arriva palesemente a Die Hard/Trappola di Cristallo, un titolo italiano un po’ truffaldino che potrà anche far discutere (ha reso impossibile dare continuità coi titoli successivi), ma che all’epoca aveva molto senso. Guardando L’inferno di Cristallo mi sono reso conto di quanto il primo Die Hard sia imparentato con il genere dei film catastrofici: gran parte dell’avventura di John McClane consiste nel destreggiarsi tra i pericoli del Nakatomi, tra ascensori, pozzi d’aereazione senza fondo, condotti claustrofobici, vetrate, manicotti antincendio usati come corde di fortuna e altro ancora. I terroristi sono l’elemento che spinge John a mettersi nel pericolo, così come il fuoco nell’Inferno di Cristallo o il livello dell’acqua nell’Avventura del Poseidon… Non dico che Die Hard sia un puro disaster movie, ma è un ingrediente mooolto importante che si è perso con i film successivi. Ci ha provato Renny Harlin con le analogie con la saga di Airport nel secondo, ma tutta l’azione si svolge a terra e non c’è l’elemento “trappola claustrofobica” tipico del genere.

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    • Evit

      6 Luglio 2015 at 12:04

      Troverai un articolo apposito sull’argomento Die Hard (se vedi nel menù, alla voce Di cosa parlo->Film troverai proprio una pagina con la lista dei film di cui ho parlato nei vari anni). Se vorrai andarti a cercare le recensioni dedicate ai titoli che conosci meglio è uno strumento molto pratico, altrimenti 4 anni di blog potrebbero risultare un po’ ostici da navigare!

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