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La trilogia del dollaro di Sergio Leone? Meglio guardarsela in italiano

Christine (partner di Evit) proclama improvvisamente: “Evit, ci vediamo i western di Sergio Leone?“.
Evit si commuove. “Ma certo!” – e corre a mettere il primo film.
Christine dopo un po’: “ma non ce l’hai in inglese?
Evit:

Clint Eastwood che digrigna i denti e dice: in inglese non esistono

Spesso sentiamo dire “i film, meglio in originale“, che “i sospiri degli attori americani sono mejo recitati dei sospiri doppiati” oppure cose tipo “vuoi mettere, sentire la veramente vera voce dell’attore americano?“, quando non si scade poi nei falsi miti che all’estero è tutto migliore (“in Italia siamo nel medioevo. Nel nord europa invece…“) e le solite cose già sentite milioni di volte…

Mario Brega che fa il segno delle corna
…poi tiri fuori nel discorso la trilogia del dollaro di Sergio Leone e qualsiasi teoria su cui si basano i soliti generici pregiudizi immaturi contro il doppiaggio crolla dalle fondamenta e diventa indifendibile (rivelando spesso un infondato fondamentalismo dei sostenitori).
Infatti, nonostante gli attori principali di questi tre film siano americani, guardarsi la trilogia del dollaro di Sergio Leone in lingua inglese non ha alcun senso ed è anzi deleteria per lo spettatore, come vedremo a breve. Provo pietà e compassione per gli americani che non possono godersi questi film in italiano. Li amano tantissimo eppure, per una volta lasciatemelo dire, non possono goderseli appieno.

I film di Sergio Leone ci ricordano sempre che la magia del cinema si compie solamente a film ultimato e, per “ultimato”, intendo dire inclusivo di adattamento e doppiaggio. Poco importa quale lingua parlino gli attori sul set, bensì importa il risultato finale alle orecchie dello spettatore, le emozioni che ne derivano. Questo è un messaggio che può arrivare solo da registi veramente capaci come lo erano Leone e Kubrick, i quali davano eguale importanza alle versioni internazionali dei propri film già a partire dalla fase di pre-produzione e non soltanto come un ripensamento dell’ultimo momento o delegandoli senza importanza a chiunque si offra di produrne una versione estera con il maggior risparmio di denaro.

Sergio Leone dà consigli a Clint Eastwood sul set di Per un pugno di dollari. Nella vignetta che ironizza sul doppiaggio Leone dice: tu parla, parla. Parla come te pare, tanto ti aggiustiamo in italiano.
Ma, mentre Kubrick si avvaleva di De Leonardis/Maldesi per le sue versioni italiane, sfruttando la ben rodata macchina del doppiaggio italiano negli anni ’60, le versioni in inglese dei primi film di Leone, seppur ben adattate, si sono scontrate con tanti problemi come ad esempio l’incapacità degli americani di fare un buon lavoro di doppiaggio e tanti altri di cui parlerò.
Vediamo dunque i motivi per i quali guardarsi la trilogia del dollaro in inglese ha poco senso!


Attori che doppiano se stessi

Come tutti i film italiani dell’epoca, anche questi erano girati senza suono, vuol dire che Eastwood and friends sono dovuti tornare in sala di registrazione a doppiare se stessi. Doppiare, in generale, è una capacità in più che non tutti gli attori del cinema posseggono (le “guest star” italiane nella serie I Simpson dovrebbero darvene una vaga idea, voci totalmente su un altro piano rispetto a chi doppia di professione, oppure le fiction italiane a confronto con i film doppiati). Difatti per doppiare se stessi bisogna saper ricreare l’emozione che da attori avevate espresso sul set… in questo caso però mentre si è davanti ad un leggio, al buio, concentrati ad azzeccare i tempi giusti e magari s’è pure scassato il condizionatore (situazioni vere da sala doppiaggio, non mi invento niente).
Non tutti lo sanno fare e spesso i risultati sono un po’ piatti. È il caso di Eastwood che, sebbene avesse già qualcosa sul curriculum, era alle prime armi come protagonista, e non aveva certo esperienza di doppiaggio. Per fortuna il suo personaggio era stato studiato ad hoc: parla poco e in maniera piatta. Così nessuno se n’è veramente mai accorto. Eli Wallach (il “brutto” del Buono, il brutto e il cattivo) si salva alla grande perché era un attore fenomenale, Lee Van Cleef rimane passabile, Gian Maria Volontè (in inglese) è di un’atrocità senza pari.

Vignetta da Per un pugno di dollari: il mio mulo saprebbe doppiarvi meglio
Quindi la recitazione degli attori americani in questi film di Leone, una recitazione che molti potrebbero definire “reale” o “vera”, non è altro che un prodotto registrato a posteriori in uno studio e non in presa diretta sul set. Per questo non ha senso parlare di “lingua originale” in un film di Leone, si parla invece di versione doppiata in italiano e versione doppiata in inglese… e se le mettiamo a confronto, quella doppiata in inglese ha moltissimi difetti.


Alcune scene sono state doppiate in inglese solo dopo quarant’anni!

Nel caso de’ Il buono il brutto e il cattivo, gli americani hanno sempre visto una versione ridotta, in cui mancavano certe scene. Queste scene sono state reinserite solo per l’edizione DVD del 2004 (ora disponibili anche su Blu-Ray) e doppiate ex novo perché all’epoca non ebbero la lungimiranza di doppiare l’intera pellicola. Questo vuol dire che gli americani, attualmente, si “godono” una versione del film dove, nelle scene aggiunte, i personaggi hanno voci incredibilmente invecchiate (se gli attori erano ancora vivi per doppiare se stessi), oppure completamente nuove nel caso dei personaggi doppiati da imitatori degli attori deceduti.
In questi casi le voci non solo soltanto nuove, sono palesemente nuove… sono tragicamente nuove!

Copertina del Blu Ray di Il buono, il brutto e il cattivo, con aggiunta la scritta: edizione restaurata con voci completamente nuove


Se sono doppiati a posteriori sia in inglese che in italiano, allora non è meglio scegliere il doppiaggio americano che include le “vere” voci degli attori? Cosa cambia?

Cambia il fatto che in America i doppiatori fanno generalmente schifo perché non c’è una grande esperienza/storia/scuola. Non è una questione di “il mio paese è meglio del tuo”, perché negli Stati Uniti fanno bene tante altre cose, ma il doppiaggio non è una di queste e sono loro i primi ad ammetterlo.

Nota: pensate ad esempio ai film di animazione americani che non hanno dei doppiatori”, bensì dei “voice actors“, ovvero interpreti vocali che recitano al microfono le loro battute e dalle quali poi i disegnatori sono in grado di far vivere i personaggi animati dotandoli di un accurato labiale e movimenti espressivi. Il lavoro di questi interpreti vocali è giustamente lodato, perché sanno creare delle performance a volte superiori (a livello recitativo ed espressivo) rispetto ai colleghi attori. Ma non sono doppiatori di post-produzione.
I pochi prodotti doppiati disponibili sul mercato statunitense (classicamente i cartoni giapponesi) sono snobbati dagli stessi americani che preferiscono a quel punto la versione sottotitolata piuttosto che sentirsi le voci del calibro di un dipendente delle ferrovie che vi prenota un posto in treno da dietro lo sportello della biglietteria. Esagero, ma non troppo.

Il risultato finale (nel doppiaggio americano) è un film con gli attori principali interpretati quasi decentemente (almeno quelli che hanno saputo ridoppiare se stessi passabilmente) mentre tutti quelli di contorno sono dei cagnacci che in Italia potrebbero solo passare lo straccio per terra in sala di doppiaggio, oppure hanno modi di recitare piuttosto strani per gli stessi americani, con voci tipiche da trasmissioni radiofoniche o interpreti di audiolibri. Infatti molti vengono proprio dalla radio.
Per non parlare poi della quasi totale mancanza di sincronia labiale di molti personaggi, cosa che nella traccia americana assume connotati tragici, distraendo spesso lo spettatore, il quale penserà di aver acquistato una copia difettata del film.

Scena da Per un pugno di dollari, pistolero che sputa prima di prepararsi ad uno scontro a fuoco. La vignetta legge: sputo d'autore

20 anni di teatro dietro a quello scaracchio

Al contrario, nel nostro paese, il doppiaggio di questi film è stato fatto non solo con cura dei particolari, ma anche in un decennio dove il doppiaggio era ancora una vera e propria arte più che un mestiere. Quindi anche il rumore di uno scaracchio era certamente creato da qualche incredibile attore con anni di teatro alle spalle. Puah!

Non solo!

Come spesso accadeva all’epoca, in sala di doppiaggio in Italia si aggiungevano battute originariamente non in copione, al solo scopo di migliorare il prodotto finale, perché alla fine è solo il prodotto finale che conta quando si giudica un film, non le intenzioni. Prendiamo ad esempio questa battuta di Eastwood, la cui risposta del fuorilegge è assente nella versione americana:

Scena da Per qualche dollaro in più, Eastwood chiede di scegliere vivo o morto e dei pistoleri alle sue spalle rispondono: sceglie vivo, buffone

Nella versione americana manca completamente la battuta “sceglie vivo, buffone“.

Aggiungiamoci poi il dramma di Gian Maria Volonté che non spiccicava una parola di inglese e si è doppiato per la traccia americana con l’ausilio di trascrizioni fonetiche (così almeno dice Wikipedia… una curiosità poi rivelatasi falsa, come spiegato a seguire), il risultato ahimè è piuttosto tragico nella maggior parte delle sue battute e se dovessi scegliere tra un teatrale Nando Gazzolo che doppia Volonté in italiano ed un quasi incomprensibile Gian Maria Volonté in inglese, indovinate chi preferirò?
Questo non toglie niente a Volonté come attore, rimane un fantastico attore italiano, ma in italiano. Anche il più grande attore avrà difficoltà a dimostrare le proprie capacità se costretto a recitare in una lingua a lui sconosciuta. Sempre che si tratti di Volonté! Qualcuno ha posto dubbi su chi doppi effettivamente Volonté e per ora ci dobbiamo accontentare soltanto di resoconti tramandati fino ad arrivare su Wikipedia e difficilmente verificabili oggi…

[AGGIORNAMENTO 7 marzo 2021] ma in soccorso storico arriva Daniele Manno, autore di una tesi universitaria intitolata «Ecco un nuovo attore». L’autonomia artistica di Gian Maria Volonté. Qui riporto alcune parti di un suo commento a questo articolo, parti che ci interessano particolarmente e che smontano (finalmente) alcune delle ipotesi che per anni hanno afflitto Wikipedia e tutt’ora continuano ad essere riportate ovunque.

Perché Gian Maria Volonté non si doppia da solo in italiano?

Come riportato da Mirko Capozzoli nella sua monografia sull’attore (uscita nel 2018 per Add Editore), durante il doppiaggio del film Volonté fu impegnato in una tournée teatrale e non poté quindi partecipare al doppiaggio; pertanto venne doppiato da Gazzolo. Il successo del film fu imprevedibile e inimmaginabile, per cui lo stesso Volonté inizialmente non lo ritenne per nulla importante (come del resto Mimmo Palmara, che aveva rifiutato il ruolo di Ramon a favore di quello nell’oggi assolutamente sconosciuto “Le pistole non discutono” di Mario Caiano).
Oltre allo scarso interesse che Volonté nutriva per l’opera, avrà influito il fatto che i turni per auto-doppiarsi sarebbero stati con ogni probabilità a titolo gratuito.

In un’intervista video del 2011, di Andrea Razza e Gerardo Di Cola (enciclopediadeldoppiaggio.it), Nando Gazzolo parla del suo incontro con Volonté, quando andò a trovarlo a teatro per scusarsi di averlo doppiato “No, no, Nando. Mi hai doppiato benissimo”. Volonté lo definì non ironicamente come “un doppiaggio bellissimo”, il contrario di ciò che si aspettava Nando Gazzolo. Nella stessa intervista Nando spiega che fu Sergio Leone stesso a volere che gli attori fossero tutti doppiati così da farli passare da attori americani agli occhi del pubblico italiano:

“Sergio Leone disse: “guarda, devo fare così perché devo far passare l’attore per un attore americano e siccome tu hai la voce classica di chi doppia molti attori americani, allora è bene che la doppi tu, perché [Gian Maria Volonté] deve passare per americano“. Infatti, all’inizio nel film non c’era il nome di Volonté. C’era il nome di un attore inventato. Poi dopo hanno capito che era un errore, che Volonté era Volonté e allora poi ha recuperato il nome. Però Volonté, che era un uomo simpaticissimo, una persona squisita mi disse no, no, Nando, guarda non mi sono offeso”.

Chi doppia Gian Maria Volonté in inglese?

Volonté sembrerebbe esser stato doppiato in inglese da Bernard Grant, il doppiatore americano di Marcello Mastroianni

Repubblica il 2 luglio 2004 scriveva: “E’ morto in un ospedale di Manhattan Bernard Grant, star delle soap e voce americana di Marcello Mastroianni. Aveva 83 anni e viveva a New York. […] Per gli americani fu anche la voce inglese che doppiò Marcello Mastroianni nell’epoca in cui i film europei arrivavano negli Usa doppiati. Oltre alla star di ‘La Dolce Vita’ e ‘Otto e Mezzo’, Grant doppiò Yves Montand e Jean Gabin e molti ‘spaghetti western’ di Sergio Leone.
Questo trafiletto è una traduzione di un articolo del New York Times dove dicevano “was the English-language heavy for all of Sergio Leone’s spaghetti westerns“, cioè era la voce da cattivo per tutti gli spaghetti-western di Leone doppiati in inglese.

Sul fatto che Bernard Grant doppiasse proprio Volonté non ci sono fonti certissime, tuttavia Daniele Manno aggiunge che la voce inglese sicuramente non è quella Volonté, come invece viene riportato ovunque. Il che porta al prossimo punto da chiarire…

È vero che Gian Maria Volonté si è doppiato in inglese aiutandosi con una trascrizione fonetica delle battute?

Questa informazione, anche se riportata ovunque, sembrerebbe essere falsa, originata dal libro di Christopher Frayling intitolato “Sergio Leone – Danzando con la morte” (Sergio Leone: Something To Do With Death, 2000) dove l’autore sostiene che fosse previsto da contratto che Gian Maria Volonté si doppiasse da solo in lingua inglese (“contractually obligated to dub his own dialogue into English” come riportato da TVtropes), e per farlo, Frayling sostiene che Volonté abbia usato un copione con trascrizioni fonetiche delle battute che doveva dire in inglese.

È sempre il sito TV Tropes nella sezione “common knowledge” che invece nomina Bernard Grant come doppiatore di Volonté per entrambi i film di Leone, aggiungendo che “Volonté non conosceva molto bene l’inglese ed è improbabile che si sarebbe potuto doppiare da solo, contratto o non contratto” (Volonte spoke very little English and likely couldn’t have done so himself, “contractual obligation” or not).

La curiosità emersa dal libro di Frayling per vent’anni è stata copiata e incollata ovunque, fino ad arrivare su Wikipedia (dove l’avevo letta io). Tra l’altro, un utente italiano ha scritto di quel libro: “Frayling è molto minuzioso ma dà troppo rilievo al pettegolezzo”.

Daniele sostiene che dietro il non volersi doppiare in inglese ci potessero essere anche motivazioni politiche

Mi è parso di capire infatti che, per sua scelta, non abbia mai recitato una sola battuta in inglese in vita sua – se si esclude una scena volutamente tragicomica ne “La classe operaia va in paradiso” – mentre ha invece recitato in spagnolo in presa diretta in “Funes”, dichiarando anche di essersi doppiato in “Tirano Banderas”, film in cui aveva recitato in italiano in presa diretta, anche se per vari motivi non è chiaro se la sua prestazione in spagnolo sia stata poi pubblicata, ma non mi dilungo o non finisco più. Su questa storia dell’inglese ebbe perfino una discussione con il suo agente. TVTropes riporta eufemisticamente che Volonté “spoke very little English” e, stando alle cronache, rifiutò sempre di impararlo, addirittura adducendo motivazioni politiche

Chiunque sia a doppiare Volonté in inglese (Grant o altri), la recitazione rimane pessima e il pesante accento non è giustificabile con la sola origine ispanica del personaggio, perché siamo anni luce da come si doppiava Eli Wallach nel Buono, il brutto e il cattivo, che pure era un personaggio messicano.

Joseph Egger nei panni di Profeta, nel film Per qualche dollaro in piùAnche Joseph Egger (il “Piripero” del primo film, il “Profeta” nel secondo), in italiano è assolutamente eccezionale, divertente al solo sentirlo parlare. Chi lo ha doppiato in inglese, invece, credo non abbia mai sentito parlare di sincronia labiale, il suo doppiatore non riusciva ad indovinare un tempo giusto manco a sparargli. Nella scena dei “dannati treni” non sembra neanche che le parole escano dalla sua bocca.
La sua voce italiana è data dal padre del sopracitato Nando Gazzolo, tale Lauro Gazzolo, anche lui tra i membri della CDC, che all’epoca era il punto di riferimento del doppiaggio italiano. Nessun personaggio, insomma, è stato trascurato in fase di doppiaggio italiano e se pensate che mettere padre e figlio nel doppiaggio dello stesso film sia un’operazione tipicamente italiana dovreste ricredervi, sono entrambi così azzeccati nei loro ruoli che l’accusa di raccomandazione familiare è semplicemente impensabile.

Gian Maria Volonté in Per qualche dollaro in più, sfida l'avversario con un orologio a carillon. La vignetta dice: quando faccio partire l'anello, cerca di andare a tempo... se ci riesci!
Quindi per via di doppiatori americani diversamente competenti, la traccia in inglese di tutti e tre i film ha molte meno frasi memorabili. Gli americani infatti citano spesso il terzo film, Il buono il brutto e il cattivo, e qualche battuta dal primo mentre, in italiano, le frasi che rimangono impresse sono molte, molte di più! E da qualsiasi film della trilogia. Questo è il vantaggio apportato da un buon doppiaggio.

Mi sarebbe piaciuto caricare sul mio canale alcune clip ma non vorrei seccature con YouTube. Basta che vi cercate qualsiasi scena con Gian Maria Volontè doppiato da Nando Gazzolo per avere un’idea. Specialmente quella della parabola in “Per qualche dollaro in più”. Poi andatevi a cercare le stesse scene in lingua inglese e venitemelo a raccontare.
Qui trovate la scena della parabola in inglese e in italiano (attenzione, i link potrebbero non durare in eterno).

Scena dal film Per qualche dollaro in più, una vittima viene tenuta per i capelli davanti ad un orologio. Vignetta dice: lo vedi che la battuta parte prima?


Un copione nato in italiano

I copioni di questi film erano sempre scritti in italiano (da Sergio Donati, anche se mai accreditato) e adattati in inglese e ci tengo a precisare che sono stati adattati in inglese benissimo perché molte battute funzionano ugualmente in entrambe le lingue… pur sempre con tutti i limiti del caso. Vediamo dunque il limite del caso, passando direttamente alla scena ESEMPLARE!

Gli americani non sanno che l’ultima battuta in Il buono, il brutto e il cattivo combacia perfettamente con la colonna sonora di Ennio Morricone, un trucchetto che rende ancora più divertente la scena finale del film ma che ha meno senso in inglese.
Mi riferisco a quando Tuco, sul finale, esclama:

Scena finale del film Il buono, il brutto e il cattivo, quando Eli Wallach urla: Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-

Scena in italiano (fate click per vederla)

Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-****

Da qui il pezzo di Ennio Morricone si lega alla “A” della parolaccia interrotta, proseguendola comicamente.
Che questa scena fosse già stata ideata in questo modo, a priori, da Leone o che sia stata creata in post-produzione poco importa. Ciò che importa ai fini di questo articolo è che in inglese la battuta non si lega altrettanto bene alla colonna sonora e viene meno l’effetto comico. Il pezzo musicale suona piuttosto come un banale bip di censura, orchestrato.

Scena finale del film Il buono, il brutto e il cattivo, quando Eli Wallach urla: Ehi Biondo, lo sai di chi sei figlio tu??? Sei figlio di una grandissima PUTTA-

Scena in inglese (fate click per vederla)

Hey Blondie! You know what you are? Just a dirty son of a…***

Per aggiungere ingiuria al popolo anglofono, il labiale di quella scena, così in primo piano, funziona molto meglio (perfettamente direi) nella traccia italiana che in quella americana perché quel “hijo de puta” pronunciato da Eli Wallach mal si adatta alla battuta in inglese. Ma forse dipende dal master usato, mi risulta infatti che la stessa scena sia stata girata per ciascuna lingua doppiata, pensando proprio al doppiaggio che avrebbero dovuto fare per una scena così ravvicinata.

Sulla carta posso capire come volessero unire l’urlo tarzaniano, con cui inizia il pezzo di Morricone, alla “a” di “son-of-a“, ma questo sembra aver funzionato soltanto sulla carta. Nessun madrelingua inglese ha mai percepito che il pezzo di Morricone “proseguisse”, o in qualche modo si “legasse”, alla battuta “son-of-a…“; la scena in inglese risulta moderatamente divertente solo dal contesto, così come potrebbe risultare divertente una qualsiasi brusca interruzione o un bip di censura su una nota parolaccia.


CONCLUSIONE

Non pensavate che ci sarei arrivato, eh? Dunque cosa rende questi film degni di essere visti in inglese esattamente? L’interpretazione non in presa diretta dei protagonisti e le scadenti voci dei personaggi di contorno? Le battute adattate dal copione italiano e che, in un caso specifico, “sciupano” un finale perfetto oppure che risultano sottotono? Le scene restaurate con voci in inglese palesemente diverse da quelle nel resto della pellicola? Una sincronia labiale in alcuni casi così sconnessa da distrarre lo spettatore? Attori radiofonici americani che doppiano in inglese incomprensibile?
Purtroppo non riesco a trovare una buona ragione per consigliarvene la visione in inglese, semplicemente non ne trarreste alcun beneficio. Per questi principali motivi, secondo me, la visione in lingua inglese di questi tre film non ha alcun senso! Del resto queste opere di Leone non hanno una “lingua originale” in quanto nascono essenzialmente muti, e gli americani non sono in grado di fare un doppiaggio qualitativamente all’altezza del film.
Se non concordate, attaccatevi!

Scena di Il buono, il brutto e il cattivo. Eli Wallach guarda il cappio che lo aspetta


Nota a piè di pagina: i nomi “americanati”

Una cosa che fa infuriare dai forum americani (e che poi capita di ritrovare nelle pagine enciclopediche tradotte dall’inglese all’italiano) è la questione del nome del protagonista. Il protagonista non ha un nome e solo perché il vecchietto nel primo film lo chiama “Joe” (nome generico che si da agli americani, come “the average Joe“, ovvero “l’uomo qualunque”) non vuol dire che quello sia il suo “vero” nome. Né tanto meno lo è “manco“, vocabolo spagnolo equivalente al nostro “monco“, il nomignolo che aveva il personaggio di Eastwood quando faceva finta di essere storpio per avere un vantaggio sui nemici. È soltanto un soprannome, non il suo vero nome. Burini americani!
Sono gli stessi che chiamano Leone: liòn, lione o lioni. Se sentite qualche un “esperto” di cinema storpiare il nome di Leone, fategli un favore e correggetelo.

Docente e blogger bilingue con il pallino per l'analisi degli adattamenti italiani e per la preservazione storica di film.

65 Commenti

  • Gian Piero

    13 Marzo 2015 alle 19:43

    In For a few dollar more oltre alla battuta mancante si son pure dimenticati di “doppiare” la pistolata in terra del pistolero colpito da Eastwood.

    Rispondi
  • Rado il Figo

    16 Marzo 2015 alle 17:11

    Infatti, nonostante gli attori principali di questi tre film siano americani, guardarsi la trilogia del dollaro di Sergio Leone in lingua inglese
    Gian Maria Volonté escluso, oppure non lo reputi fra gli attori principali?

    Rispondi
    • Evit

      16 Marzo 2015 alle 17:15

      In quella frase no, non lo consideravo. Comunque sì, anche Volonté è tra gli attori principali. Non è americano, ovviamente, ma anche lui doppia se stesso nella traccia audio americana… ed è pessimo, purtroppo.

      Rispondi
    • Evit

      21 Marzo 2015 alle 19:52

      Economico ma anche pratico. Non dover registrare sul set vuol dire non diversi preoccupare di rumori di fondo (appena passa un aereo c’è da rigirare la scena), e permette di riprendere la scena come vuoi, incluse enormi panoramiche che sono una tradizione Leoniana.

      Rispondi
  • Carmelo

    21 Marzo 2015 alle 20:06

    Chissà anche come facevano i tre attori americani protagonisti del terzo film a interagire con quelli nostrani nelle scene dove dovevano apparire insieme se uno non conosceva la lingua dell’altro…oggi si ricorre all’inglese perchè è la lingua franca per eccellenza, ma chissà allora…

    Rispondi
    • Andrea87

      22 Marzo 2015 alle 01:00

      per le scene più che le battute pronunciavano “numeri” e poi in post produzione doppiavano i copioni nelle varie lingue sotto le indicazioni del regista (i copioni venivano ultimati spesso all’ultimo momento in sala di doppiaggio)
      Il set inoltre era una vera e propria babele, con attori italiani, americani e tedeschi e maestranze spagnole reclutate in loco…

      Rispondi
      • Evit

        22 Marzo 2015 alle 01:22

        Anche mio padre quando io ero piccolo mi raccontava la storia della conta dei numeri e io “ma che dici! Non è vero”. Ovviamente lui si riferiva al cinema anni 50-60 che aveva visto lui, mentre io guardavo prodotti anni ’80.
        Diciamo che nel modo di fare cinema in Italia, ai tempi d’oro di Cinecittà, gli attori erano lì solo per le loro belle facce. Per questo spesso i protagonisti erano stranieri… Tanto il film vero e proprio, a livello sonoro, era fatto praticamente solo in post.

  • Antonio L.

    22 Marzo 2015 alle 14:11

    In Italia il suono in presa diretta è arrivato piuttosto tardi, quasi tutti i film fino agli anni ’70 erano girati muti e poi sonorizzati in post produzione. Pensate che anche Totò quando divenne quasi cieco veniva doppiato in sala da un attore che lo imitava alla perfezione. Qualcuno se n’era mai accorto? 🙂

    Rispondi
    • Andrea87

      22 Marzo 2015 alle 15:57

      il mitico Carlo Croccolo però non lo sminuirei chiamandolo “imitatore di Totò”, essendo stato (o meglio è, dato che mi pare sia ancora tra noi) un grandissimo attore e doppiatore! 😉

      Rispondi
  • Antonio L.

    22 Marzo 2015 alle 20:01

    Non ho detto imitatore di Totò, ho detto ATTORE che lo imitava alla perfezione, tant’è che non se ne accorgeva nessuno. Ho parlato di attore e non di doppiatore proprio per evitare che sembrasse un modo per sminuire il suo lavoro. Imitava in modo così perfetto il timbro e la parlata del principe da poter essere la sua voce nelle registrazioni in sala, non mi sembra di averlo sminuito.

    Rispondi
  • iononsonoio

    25 Marzo 2015 alle 12:36

    Sulla battuta de “Il buono, il brutto e il cattivo” non potevano fargli dire “motherfu…aaaaah!”? Penso che nell’epoca in cui il film è ambientato il termine fosse già in uso e poi la battuta in inglese è preceduta da “You know what you are?” e non “Lo sai di chi sei figlio tu?” come in italiano, quindi non erano obbligati a dire “figlio di…” anche in inglese.

    Rispondi
    • Evit

      25 Marzo 2015 alle 12:49

      Ottima. Non so da quando il termine sia entrato nel lessico americano (ho sempre pensato che fosse anni ’70 ma in passato mi pare di aver letto che è databile molto più indietro nella storia americana), comunque molto divertente come idea.

      Rispondi
  • Matt

    5 Aprile 2015 alle 20:23

    Lo sputo d’autore è geniale! Comunque a dicembre su Iris hanno mandato in onda la giornata Sergio Leone e dato che ne avevo la possibilità ho provato a guardare il Buono il Brutto e il Cattivo in inglese. L’ORRORE!!
    Sarò un po’ esagerato ma mi ha rovinato il film. Che dire: viva Leone e i doppiaggi dei suoi film!

    Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 20:30

      Vedo che concordi con me. L’unico bravo lì era Wallach, pur con tutti i limiti del caso elencati nell’articolo. Per qualche dollaro in più è anche peggio.

      Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 22:59

      Lo credo anche io, ma magari sarebbe riuscito a fare qualcosa di migliore usando gli stessi ausili fonetici che aveva adottato Gian Maria.
      Certo è paradossale che in inglese abbia la voce sua e in italiano sia doppiato da qualcun altro

      Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 23:10

      In inglese Eastwood e Volonté doppiano se stessi. Idem per Cleef nei successivi film e Wallach nell’ultimo. Tutti gli altri sono doppiatori americani cani. Forse Klaus Kinski si era doppiato nel secondo film ma non ne sono sicuro

      Rispondi
    • Evit

      5 Aprile 2015 alle 23:12

      Leone parlava agli italiani in italiano e agli altri in inglese (tramite interprete o con inglese di base). Ciascuno recitava i propri dialoghi nella propria lingua a meno che una certa scena non richiedeva labiale in inglese. Spesso contavano da uno a 100 e basta tanto per muovere le labbra. Bisogna vedere scena per scena.

      Rispondi
  • Riccardo

    17 Settembre 2015 alle 00:02

    Ottimo articolo, davvero esauriente! Grazie davvero!
    Riguardo alla cosiddetta “trilogia del tempo”, invece, qual è la traccia audio più “adatta” per ciascuna delle tre pellicole (C’era una volta il West, Giù la testa, C’era una volta in America)?

    Rispondi
    • Evit

      17 Settembre 2015 alle 00:10

      Credo che la risposta sia sempre l’italiano per i western… c’era una volta il west sbaglio o era co-scritto anche da Dario Argento? Insomma sono copioni nati in italiano, i dialoghi in inglese per quanto ottimi sono sempre derivativi.
      Mi astengo riguardo a C’era una volta in America, quello è perfetto in entrambe le lingue e ne consiglio la visione in entrambe categoricamente, ma se lo vedi in italiano ricorda di stare alla larga dal nuovo doppiaggio (mi pare del 2004 circa), una vera merda secca!

      Rispondi
  • Luigi

    17 Febbraio 2016 alle 19:59

    Secondo me , essendo il personaggio di Tuco presubilmente messicano, secondo me sembra che dica puttana perchè magari Wallach in originale dice hijo de PUTA

    Rispondi
  • SickBoy

    28 Febbraio 2016 alle 14:31

    Ovvero, in questo (ottimo) articoli, dimostri perfettamente il punto di chi sostiene che i film vanno guardati in lingua originale: la lingua originale, nei film di Leone, è l’italiano perché sono film scritti, pensati e progettati in italiano.
    Mentre questo significa che l’errore è di chi pensa che la versione “originale” di questi film sia quella in inglese solo perché gli attori sono (in parte) anglofoni, ciò non toglie nulla al principio secondo il quale (per tutte le ragioni ‘già sentite milioni di volte’ che elenchi all’inizio) guardare un film, adattato e localizzato in una lingua diversa da quella in cui è stato concepito, è una sonora scempiaggine.

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    • Evit

      29 Febbraio 2016 alle 14:00

      L’articolo sta semplicemente a mostrare come non ha sempre senso parlare di “lingua originale” di un film (né tanto meno elogiare a priori una o l’altra versione dunque), specialmente per film che non hanno audio registrato in presa diretta e che quindi “nascono” letteralmente in sala di doppiaggio.
      Ulteriori deduzioni e interpretazioni sono soltanto tue.

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  • Mirianaanaana

    27 Marzo 2016 alle 17:33

    Complimenti per l’articolo perché è fighissimo e tutto, ma su Gian Maria Volonté che si doppia nella versione in inglese non ci metterei la mano sul fuoco: IMDb ti dà ragione, qua invece la fanno lunga sull’argomento ed io, ad esempio, non ci riconosco la voce che Volonté ha negli altri film (della correttezza della pronuncia del doppiatore “inglese” non potrei dire nulla), ma poi boh che ne so.

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    • Evit

      30 Marzo 2016 alle 12:34

      Finalmente ho potuto leggere le curiosità (e ipotesi) che hanno tirato fuori nel forum da te riportato e ti ringrazio per il link. È una discussione molto interessante, gli stessi che ipotizzano che non sia Volontè però non riescono ad accordarsi su chi possa essere il doppiatore, poi si parla di due possibili doppiaggi in inglese… insomma, tutto molto fumoso e senza molti riferimenti se non le proprie orecchie. Ma è possibile, persino probabile!
      In ogni caso, Volontè o non Volontè, nella recitazione in inglese i suoi personaggi hanno un accento veramente “pesante” (a prescindere dalla scarsa conoscenza dell’inglese di un eventuale Volontè oppure di un doppiatore americano che voleva caratterizzare il suo personaggio in quel modo), e l’interpretazione è lontana anni luce da quella teatrale di Gazzolo (al contrario di quanto qualcuno dice nello stesso “thread”), ma suppongo avesse senso per il pubblico anglosassone.

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  • Fiorenza

    31 Agosto 2016 alle 21:28

    Ciao! Complimenti per l’articolo! Molto interessante. Vorrei chiederti una cosa. Ma il doppiaggio in italiano di Volontè non poteva farlo lui stesso. Qual è la ragione per cui non si è doppiato da solo. Eppure le sue capacità di attore sono indiscusse.
    Grazie mille!

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    • Evit

      1 Settembre 2016 alle 00:19

      Ciao Fiorenza, ben trovata e felice che ti piaccia il blog. In merito alla tua (legittima) domanda, la mia risposta non può che essere una mera supposizione… la ragione per cui non si è doppiato da solo è la stessa che vale per qualsiasi altro film dell’epoca dove quasi tutti gli attori venivano assunti più che altro per il bell’aspetto e/o per la loro espressione, più che per le doti recitative (non di rado assenti) che comunque si teneva in conto sarebbero state eventualmente colmate col doppiaggio. È in fase di doppiaggio infatti che si creava realmente il film, visto che in Italia non registravano mai l’audio in presa diretta, e qui era il direttore di doppiaggio insieme al regista che decidevano quale voce sarebbe stata più adatta su un determinato volto. Evidentemente hanno ritenuto (e io qui concordo) che la voce e la recitazione dell’attore di teatro Nando Gazzolo fosse più adatta sul volto di Volontè. Considera poi che è proprio con Leone che Volontè divenne veramente famoso e i suoi ruoli più memorabili (che lo resero noto come attore dalle indiscusse capacità recitative) arrivarono soltanto successivamente, quindi sebbene sia facile a posteriori dubitare di questa scelta di farlo doppiare da qualcun altro, era molto più comprensibile all’epoca dove un direttore di doppiaggio si trovava a scegliere tra un attore con pochi film alle spalle, sicuramente poco pratico di doppiaggio (andare in sincronia è un’abilità che non tutti gli attori hanno), e un doppiatore professionista.
      Ovviamente queste sono supposizioni mie, ma era la norma all’epoca che gli attori italiani venissero doppiati, non mi sorprende che sia capitato anche a Volontè negli anni ’60.
      Dai un’occhiata qui https://it.wikipedia.org/wiki/Gian_Maria_Volont%C3%A9#Doppiatori_italiani

      Rispondi
  • Fiorenza

    3 Settembre 2016 alle 22:57

    Grazie Evit dell’esauriente e precisa risposta. Sono andata a vedere il link e ho visto che Volontè è stato doppiato in un film anche da Gianfranco Bellini. Questo mi stupisce. Adoro la voce e i doppiaggi di Gianfranco Bellini e come esempio a caso, secondo me, non poteva esserci voce migliore per doppiare Hal9000. Non lo vedo però adatto al viso di Volontè. Sicuramente il mio giudizio non sarà in accordo con la reale riuscita del risultato. Sono curiosa perciò ora di vedere quel film di cui non ho mai sentito parlare. Chissà se si trova.
    Nel frattempo tempo mi andrò a leggere altre cose sul blog. Mi piace molto l’argomento e la tua scrittura.
    Ciao e buona serata.
    Fiorenza

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    • Evit

      4 Settembre 2016 alle 00:06

      Spero che troverai anche gli altri articoli interessanti. Cerco sempre di bilanciare intrattenimento e informazione. Troverai una lista di film trattati nel menù “di cosa parlo”-> film-> lista. Quelli dal 2013 in poi rispecchiano più o meno lo stile che adesso è diventato lo standard del blog, con articoli approfonditi su determinati film.
      Sempre su Volonté, io adoro la recitazione che il doppiatore gli ha fornito in “Per qualche dollaro in più”, che è anche il mio preferito della serie: la scena in cui spiega dove è nascosta la cassaforte, oppure quando urla di trovare e uccidere Eastwood e Van Cleef per me sono da antologia del cinema proprio per come sono recitate. Anche io sono curioso degli altri film dove è stato doppiato, non mi pare di averli mai visti, chissà se quella voce funziona bene anche lì.

      Rispondi
      • Adriana

        3 Maggio 2021 alle 18:57

        Ciao, concordo, anche per me “Per qualche dollaro in più” è il preferito dei tre. Quando lo vidi per la prima volta a sedici anni mi presi una vera e propria cotta per El Indio! Nei giorni scorsi mi sono rivista il film sia in italiano sia in inglese con sottotitoli, e non c’è davvero paragone! Anche per quanto riguarda la sceneggiatura, ci sono scene che sono state rese in inglese e non reggono proprio. Nella scena in cui El Indio dice al Monco: “Nessuno ti ha mai visto sparare. Sai che puoi fare amigo? Facci vedere come spari”, e lì la voce di Nando Gazzolo ha un tono così affabilmente sarcastico che rende il tutto, battuta e recitazione, un capolavoro! In inglese hanno tradotto più o meno così “stavo pensando di darti un modo per farci vedere come spari”… Che peccato, che occasione persa!
        Anche la scena in cui El Indio è appena evaso di prigione, e decide di risparmiare una delle guardie perché possa raccontare in giro quello che ha visto: si conclude con la risata diabolica di El Indio, e si collega poi con la vista del manifesto “wanted dead or alive” in cui compare il suo ritratto che ride sguaiatamente. Nella versione italiana la sincronia è perfetta e fa un effetto grandioso, nella versione inglese è quasi patetica, perché manca sincronia e la risata di quello che doppia El Indio non ha paragoni con quella di Nando Gazzolo. Ecco, questo solo per dirti un paio di cose che ho notato guardando questo bellissimo film in entrambe le lingue. Comunque grandissimo articolo, grazie mille!

      • Evit

        4 Maggio 2021 alle 09:18

        Ciao Adriana, grazie per il bel commento e ovviamente concordo con te, sono sempre felice di trovare altri appassionati del secondo film della trilogia. L’esempio della risata che poi si ricollega al manifesto è davvero il migliore, fa capire di quante “rifiniture” possiamo godere nella versione italiana che invece mancano o non sono riuscite altrettanto bene nella versione in inglese.

  • Napoleone Wilson

    6 Novembre 2016 alle 12:42

    Ciao, credo che le stesse valide conclusioni che trai per i film di Leone siano applicabili anche ai film di Spencer&Hill (in particolare quelli scritti da Barboni), recitati in inglese ma adattati dall’italiano.
    Non so se tu sia un loro ammiratore o meno, ma non riesco a immaginare in inglese la stessa forza comica nelle battute legate a giochi di parole ed espressioni squisitamente italiani (in “Due superpiedi quasi piatti” ce ne sono dozzine). Hai mai avuto occasione di vederteli in inglese? Io no.
    Sarebbe interessante sapere come sono stati adattati, magari potrebbe essere uno spunto per un nuovo post.
    Anche se mi rendo conto che questa argomento è più pertinente per un ipotetico blog “Doppiaggi americanioti” 🙂

    Rispondi
    • Evit

      6 Novembre 2016 alle 12:49

      Più volte ho pensato a recensioni americaniote ahah, il solo fatto che manchi Onorato come voce di Bud penso sia un detrimento per qualsiasi versione dei loro film (anche in Italia i film dove Bud si doppiava da solo non ebbero altrettanto successo).
      Ho visto qualche spezzone in lingua tedesca ma quelli non li saprei giudicare perché non ho familiarità col tedesco.
      Non sono un loro grande fan, sebbene ancora oggi ne adori un paio (in primis quello di Trinità, se è quello della battuta dei fagioli “sono quasi cotti”), ma gran parte dei loro film appartengono alle mie visioni d’infanzia per le quali però non ho mai sviluppato una particolare nostalgia. Se le singole scene riviste su youtube possono risultare ancora oggi divertenti, ogni volta che mi capita di vederli in tv mi annoiano dopo poco.

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  • Umberto

    27 Agosto 2020 alle 11:31

    Un’altro esempio per cui(almeno per me) un film ha più senso guardarselo in italiano piuttosto che in inglese, è il “Pinocchio” della della Disney. A parte l’ambientazione e l’ ispirazione ad un romanzo nostrano(che comunque non sono cose da poco), anche se non si capisce se la Disney lo aveva ambientato o in Italia o in Svizzera ma va beh, hanno pure cambiato i nomi a parecchi personaggi. Non mai capito perchè Mangiafuoco lo abbiano chiamato Stromboli, il grillo parlante Jimmy ecc. E comunque quando certi fanatici puristi( e puristi a questo punto non sono) mi dicono che in realtà i nomi della Disney sono quelli veri, mi parte un embolo. I nomi veri dei personaggi sono scritti da Collodi nel suo romanzo nella sua lingua, cioè italiano. è come se tu mi dicessi che il vero nome di R2D2, sia il nostrano C1P8, NO(e sono pure le stesse persone che si lamentano di questo cambio!!!). Certo, mi va bene se per rendere il personaggio più famigliare al pubblico del tuo paese, gli cambi il nome, infatti a me C1P8 mi va benissimo, come mi va bene uno Skeletron invece di Skellington o Babau invece di Boogeyman, ma un po di consapevolezza per Diana!! Tornando a Pinocchio,quelli che davvero dicono che Jimmy è il vero nome del grillo, o Stromboli ecc. e li chiamano sempre e comunque così, sono dei completi ignoranti e vorrei davvero venire da loro e tirargli un water in testa. i nomi “”””originali”””” Disney sono i nomi ADATTATI per la loro versione e loro paese, ma non sono i loro veri nomi, ed è giusto che vadano lasciati agli americani.

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    • Aledownload

      3 Marzo 2021 alle 10:16

      Scusami, ma, premettendo che sono completamente d’accordo con te, mi sento in dovere di segnalare alcuni errori: per prima cosa il Grillo Parlante in Inglese si chiama “Jiminy Cricket”, non “Jimmy”, ed è un nome derivante, se non erro, da alcune vecchie traduzioni del romanzo; per seconda cosa, Stromboli, così chiamato forse per stereotipare l’italiano, che per gli stranieri è sempre campano o siciliano, si chiama così anche nel doppiaggio in Italiano, anche se il nome viene fatto solo una volta (“Stromboli, detto Mangiafuoco!”), ma anche per il più noto nome in Italiano siamo “vittime” di un lieve cambiamento: nel romanzo non si parla di “Mangiafuoco” (nome pià usato nel film), ma del più toscano “Mangiafoco”, senza la “u”. Quelli che ancora non capisco sono la Volpe divenuta “Honest John” ed il Gatto divenuto “Gideon”.

      Rispondi
      • Andrea87

        3 Marzo 2021 alle 17:08

        Il motivo per cui gli animali parlanti (Grillo, Gatto, Volpe…) nel film Disney hanno nomi propri è perché per la Disney non erano abbastanza caratterizzanti per una società abituata ad avere altri “animali antropomorfi parlanti” (sarebbe come chiamare Mickey Mouse “il topo parlante”). Inoltre usare nomi propri pone il marchio sui personaggi (se dici Gatto non puoi farci il copyright, con “Gideon” invece sì!). Non a caso nella versione italiana del Classico Disney (che pure ha cercato di “ri-Collodizzare” ove possibile il copione), il Grillo viene definito Saggio e non Parlante, perché la seconda è una qualità superflua da sottolineare

        Sul perché scegliere PROPRIO quei nomi, non saprei… semplicemente piacevano a chi ci ha lavorato? Ad ogni modo “Jiminy Crickett” è un modo che usano gli americani per non dire “Jesus Christ” (un po’ come il nostro “madosca”)

        PS: in realtà ti correggo: in una storia a fumetti Disney italiana del 1957, “I Sette Nani e il trono di diamanti”, il Grillo Parlante viene utilizzato in una storia coi personaggi di Biancaneve e il nostro autore ha preso quel “Jiminy” e fatto diventare “Jimmy” per mantenere l’iniziale (visto che era costretto a dargli un nome che non sfigurasse accanto agli altri personaggi antropomorfi)

  • antonioantonuccio@libero.it

    18 Novembre 2020 alle 16:04

    Ho visto 5 minuti di “Per un pugno di dollari” (uno dei miei film preferiti) in inglese tramite una mia copia in DVD… Eastwood (con tutto il bene che gli voglio) sembrava avesse l’asma, come se non avesse sufficiente apporto di ossigeno, a differenza dell’ottimo Enrico Maria Salerno, per scandire nel finale : “Bhe che ti succede Ramon, ti trema la mano ?… Al cuore Ramon, al cuore…” _ Ho chiuso subito ed ho fatto finta di non aver visto o meglio di NON AVER SENTITO NULLA !
    Il tuo articolo mi è piaciuto comunque, bravo _

    Rispondi
    • Evit

      18 Novembre 2020 alle 16:10

      “Meglio non aver sentito nulla” ahah. Grazie Antonio. Non sempre gli attori americani riescono a riprodurre con successo la stessa battuta quando vengono poi messi davanti a un microfono e un leggio. Del resto è lo stesso motivo per cui spesso venivano doppiati anche gli attori italiani, almeno all’epoca, quando venivano ingaggiati per l’aspetto, sapendo che avrebbero potuto “aggiustare” anche recitazioni non eccelse con il doppiaggio.

      Rispondi
  • Daniele Manno

    7 Marzo 2021 alle 14:37

    Ciao, avendo incentrato la mia tesi di laurea proprio su Volonté, nel documentarmi mi è naturalmente passato tra le mani anche molto materiale relativo ai due film con Sergio Leone. Di conseguenza, riporto quanto ho personalmente appreso, attingendolo da varie fonti, sulla questione Volonté-Gazzolo.

    Gian Maria Volonté fece il film solamente per soldi (“per un pugno di dollari” come ironizzò, pare, lui stesso), in quanto era perennemente mal messo economicamente, praticamente viveva alla giornata (in seguito litigò anche con il produttore per il compenso del secondo film, e comunque non riuscì a ottenere la somma agognata). Se avesse avuto scelta in quel momento non lo avrebbe fatto: era interessato solamente a opere da lui percepite come di certo impegno civile, politico, sociale, culturale. In seguito ebbe anche modo di dimostrarlo ampiamente, non solo con le sue scelte artistiche, ma anche quando, per dirne una, si propose per pagare personalmente la distribuzione di Actas de Marusia – una bella sommetta…. – pur di farlo proiettare in Italia. Insomma, la stessa scelta di accettare il ruolo di Ramon fu da lui particolarmente sofferta e certo non priva di dubbi. Come riportato da Mirko Capozzoli nella sua monografia sull’attore (uscita nel 2018 per Add Editore), durante il doppiaggio del film Volonté fu impegnato in una tournée teatrale e non potè quindi partecipare al doppiaggio; pertanto venne doppiato da Gazzolo. Il successo del film fu imprevedibile e inimmaginabile, per cui lo stesso Volonté inizialmente non lo ritenne per nulla importante (come del resto Mimmo Palmara, che aveva rifiutato il ruolo di Ramon a favore di quello nell’oggi assolutamente sconosciuto “Le pistole non discutono” di Mario Caiano).
    Oltre allo scarso interesse che Volonté nutriva per l’opera, avrà influito il fatto che i turni per auto-doppiarsi sarebbero stati con ogni probabilità a titolo gratuito. Un attore del calibro di Crhistopher Lee girò diversi film in Italia in quel periodo, rinunciando a doppiarsi (nella traccia inglese) proprio per questo motivo, nonostante la sua caratteristica voce fosse decisamente parte integrante della sua immagine presso il grande pubblico. Lo stesso potrebbe essere accaduto nel caso della versione americana di “Per un pugno di dollari” e “Per qualche dollaro in più”. Volonté sembrerebbe esser stato doppiato in inglese da Bernard Grant, il doppiatore americano di Marcello Mastroianni:http://trovacinema.repubblica.it/news/dettaglio/morto-bernard-grant-doppiatore-di-mastroianni-in-usa/274413/https://www.nytimes.com/2004/07/02/arts/bernard-grant-83-soap-star-and-a-voice-in-dubbed-films.htmlhttp://web.archive.org/web/20190529194005/https://voicechasers.com/database/showactor.php?actorid=7284https://tvtropes.org/pmwiki/pmwiki.php/YMMV/ForAFewDollarsMorehttps://en.wikipedia.org/wiki/Bernard_Grant

    Purtroppo le fonti sono quello che sono (Repubblica e New York Times non specificano il ruolo).
    Christopher Frayling nel suo libro “Sergio Leone – Danzando con la morte” riporta che da contratto Volonté avrebbe dovuto auto-doppiarsi aiutandosi con trascrizioni fonetiche (forse per questo Wikipedia, quando hai scritto l’articolo, riportava quell’informazione), questo è probabilmente il motivo per cui il vero doppiatore (Grant o chi altri) non è accreditato. La voce, in ogni caso, non è sicuramente quella di Volonté.

    Mi è parso di capire infatti che, per sua scelta, non abbia mai recitato una sola battuta in inglese in vita sua – se si esclude una scena volutamente tragicomica ne “La classe operaia va in paradiso” – mentre ha invece recitato in spagnolo in presa diretta in “Funes”, dichiarando anche di essersi doppiato in “Tirano Banderas”, film in cui aveva recitato in italiano in presa diretta, anche se per vari motivi non è chiaro se la sua prestazione in spagnolo sia stata poi pubblicata, ma non mi dilungo o non finisco più. Su questa storia dell’inglese ebbe perfino una discussione con il suo agente. TVTropes riporta eufemisticamente che Volonté “spoke very little English” e, stando alle cronache, rifiutò sempre di impararlo, addirittura adducendo motivazioni politiche, se ben ricordo.
    Poi, come ben dici, con i primi due film della trilogia del dollaro il suo potere contrattuale crebbe a dismisura, e di lì a poco prese parte alle battaglie sindacali per la preservazione del voce-volto, non venendo mai più doppiato dopo il ’68. Al contempo va notato come, con incredibile dedizione, si sia impegnato nel fornire una caratterizzazione vocale sempre differente a ciascuno dei suoi numerosi personaggi! Nei pochi western successivi a quelli con Leone recitò ottimamente con la propria voce.

    Una nota a margine: nel film Stark System del 1979/80, scritto dallo stesso Volonté e purtroppo particolarmente raro – oggi neanche la regista ne possiede una copia! – Volonté è doppiato in alcune scene da Pino Locchi, ma stavolta per ragioni interne al film: Volonté interpreta un attore e Locchi il suo doppiatore, all’interno di un discorso satirico sul cinema di quegli anni che si ricollega proprio a quello che scrivi tu in alcuni commenti a proposito degli attori “sistemati” al doppiaggio.

    A dirla tutta avevo letto e apprezzato il tuo articolo già qualche anno fa, ma ci sono ricapitato per caso e, viste le conoscenze maturate nel frattempo, alla fine mi sono permesso di intervenire. Spero di aver apportato un contributo in qalche maniera utile alla discussione. Un saluto al tuo blog.

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    • Evit

      7 Marzo 2021 alle 17:40

      Ciao Daniele, ti ringrazio per questo intervento che dire interessante è dir poco! Il contributo che mi hai portato è prezioso e hai fatto benissimo a scrivere, da queste parti apprezziamo i dettagli 😉
      Ho aggiornato subito l’articolo con i nuovi dati riportati, citandoti per nome, se vuoi anche dirmi il titolo della tua tesi sei benvenuto. Ci ho messo un’ora ma ce l’ho fatta ahah! Quando vengono fuori nuove informazioni ci tengo sempre ad aggiungerle ai miei articoli, anche se sono passati anni. Grazie infinite!

      Rispondi
      • Daniele Manno

        8 Marzo 2021 alle 12:07

        Ma sei gentilissimo! La cosa mi onora profondamente e mi emoziona… Ti ringrazio tanto, permettimi anche di dire che la tua disponibilità e correttezza nel fare menzione della mia persona, nonché la tua onestà intellettuale nel segnalare gli aggiornamenti, sono veramente da apprezzare.
        Ma certo, il titolo della tesi era il seguente:
        «Ecco un nuovo attore». L’autonomia artistica di Gian Maria Volonté.

        Sono davvero lieto di esserti stato utile al punto da indurti ad aggiungere qualcosa all’articolo, sinceramente non me l’aspettavo.

  • Daniele Manno

    8 Marzo 2021 alle 12:55

    Ti chiedo perdono poi se sul momento mi è sfuggito un particolare, a proposito della questione “Volonté e l’inglese”. Credo che l’unico altro film in cui pronuncia un paio di parole e frasi in inglese, giocando con la nazionalità del personaggio, sia “Lucky Luciano” di Francesco Rosi. Dice: “it’s okay, è nu pàisanu!”, “I got some connections”, e altre due o tre frasi del genere, volutamente pronunciate in maniera rozza. Infatti c’è perfino una sorta di gag in cui, durante una conferenza stampa, Luciano pronuncia il nome di (Harry Jacob) Anslinger così: “Esslinger” (con la ‘g’ dolce), ma un giornalista lo corregge: “Anslinger (con la ‘g’ dura), Harry Anslinger!” e il mafioso in tutta risposta ripete: “Esslinger!”, con la ‘g’ dolce, per poi aggiungere: “Iddu è tedesco, protestante e poliziotto!”. Parla una sorta di idioletto, parte siciliano, parte napoletano, con qualche raro accenno di pseudo-americano. Una specie di sinistra satira di Luciano, talmente somigliante fisicamente che Volonté andò a confrontarsi, già calato nel personaggio, con un ex compagno di cella di del mafioso, ma costui lo scambiò subito per un fantasma e svenne! (Aneddoto confermato anche da Rosi, che era presente). Si era persino fatto “rifare” i denti dal suo dentista, applicandovi una protesi.

    Rispondi
  • Daniele Manno

    8 Maggio 2021 alle 13:14

    Ulteriori dettagli sul doppiaggio italiano di Gian Maria Volonté:
    https://m.youtube.com/watch?v=DnuydNcLHJo

    In questa intervista, Nando Gazzolo affermava di essere stato scelto come doppiatore di Volonté in accordo con la scelta produttiva di accreditare tutti i membri del cast con nomi inventati e farli passare per americani. Pare quindi che, se da una parte Volonté (come sembra) non scalpitava per doppiarsi in “Per un pugno di dollari”, dall’altra questa cosa sembra corrispondesse perfettamente ai piani di Leone/Robertson, dato che Gian Maria Volonté nel film sarebbe diventato “John Wells” e pertanto non avrebbe dovuto essere riconoscibile. Su questo fatto ironizzò lo stesso Volonté quando, diffidente sull’esito del film, parlandone con degli amici si disse certo che non sarebbe mai stato riconosciuto e fiducioso del fatto che, comunque, nessuno sarebbe andato a vederlo…

    Nella gustosa intervista di cui sopra, Gazzolo racconta però che andò a trovarlo a teatro per scusarsi di averlo doppiato (!) ma lui respinse le scuse, dichiarandosi invece grato e complimentandosi per il lavoro svolto al doppiaggio. Un bel gesto di umiltà e amicizia da parte di entrambi.

    Rispondi
    • Evit

      9 Maggio 2021 alle 14:38

      Ancora mille grazie, Daniele. È una testimonianza importantissima che ho subito provveduto ad aggiungere all’articolo. Parafrasando George Lucas: gli articoli non sono mai “finiti”, solo abbandonati. Almeno fino al comparire di nuove informazioni 😉

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